9/9
2011

Voyage à Dugongo [2]

Fieri di essere giunti finalmente in Provenza, oltrepassati a passo d’uomo gli orridi borghi vacanzieri di Sén Maxim e Sén Tropè cerchiamo un posto per dormire dalle parti di Le Lavandù. Sfortunatamente, per quanto cercassimo di posti non ce n’erano; il (fottuto) guasto alla pompa della benzina aveva fatto sì che arrivassimo alla vigilia del ponte di ferragosto e tutti i campeggi erano pieni o prenotati o non intenzionati ad ospitare italiani. Dopo una lunga giornata di viaggio, quando ormai stavamo per disperare, Navigator con un’infelice intuizione decide di sbagliare strada e s’infila in un viottolo apparentemente senza uscita e senza spazio di manovra per la roulotte. Disperiamo. La popolazione locale si fa beffe di noi. La Nona comincia ad innervosirsi, quando scatta il colpo di scena: il viottolo si allarga e c’è spazio per parcheggiare, per cui ci arrendiamo e ci fermiamo a dormire lì, lungo la strada vista mare sulla baja di Lavandù.

Il giorno dopo, giriamo i cavalli e ci dirigiamo verso La Londe, dove finalmente troviamo un posto per accamparci. Decidiamo lì per lì di averne le balle piene di girare in macchina e, visti i pochi giorni che ci rimanevano, di tirare un colpo di spugna sulla Camargue ed il 75% del piano di viaggio preparato dalla Glaudia per dedicarci invece ad un po’ di sano non fare un cazo. Davanti a noi la Provénz, tutta da scoprire. Ecco un po’ di cose che abbiamo scoperto:

1. le spiagge sono aperte al pubblico, le strade per arrivarci no. Perciò, a meno che si voglia pagare decine di euro di parcheggio, bisogna cercare la spiaggia libera più vicina a dove si deve andare, lasciare lì la macchina e camminare.
2. la Provénz è bellerrima, con i pini che arrivano fino al mare, l’acqua limpida, le scogliere, i calanchi, e svariate altre cose belle.
3. i cornetti sono minuscoli e costano tantissimo, cosa che ha gettato nel panico il Navigator.

Approfondisco il punto 3. Un mini cornetto costa dai due euro e mezzo ad infinito, a seconda se lo prendi nel baretto del campeggio o al chiosco sulla spiaggia. Per consolare Navigator, goloso consumatore di cornetti in forzata astinenza, abbiamo trascorso intere serate ipotizzando un traffico clandestino di cornetti dall’Italia alla Costazzurra a bordo di pescherecci, valutando l’investimento, il carico ed il consumo di gasolio. Non del tutto soddisfatti, siamo giunti a progettare un ambizioso gelatodotto che attraversasse segretamente il tirreno per portare un flusso continuo di gelati fino alla spiaggia. A nostra parziale discolpa va ricordato che questa conversaizone si è svolta al termine di una serata dedicata al pastis.

Uniche eccezioni ai nostri giorni di bighellonare, andare in spiaggia, fare bagni, ubriacarci di pastis e giocare a ping pong al tavolo del campeggio fino a quando le tenebre non ci impedivano di vedere la pallina o il pastis ci faceva vedere due o tre palline che viaggiano in traiettorie sovrapposte, sono stati un viaggio nell’entroterra alla ricerca di un posto economico per mangiare ed un viaggio a Cassì a vedere i calanchi. Sul primo non c’è molto da dire, volte le spalle al mare apparentemente la Provénz è una vasta e selvaggia foresta in mezzo alla quale ogni tanto si apre un borgo caratteristico, con le casine piccine picciò, gli archi di pietra e le feste di paese. Tutto molto bello, io personalmente sono molto a favore dei borghi caratteristici, ma alla festa di paese di Saix-el-Caessau un (fottuto) piatto di minestrone ce lo vendevano alla modica cifra di QUATTORDICI EURAUX, per cui abbiamo preferito involgerci invece al tipico furgoncino del Lurido (come lo chiamiamo in Cimbria, non so in Francia) che con nostra grande sorpresa vendeva pizza cotta al momento nel forno a legna. Yep. In Francia apparentemente i Luridi sono equipaggiati di forno a legna ed invece di panini col nonno morto vendono pizze, e neanche tanto male.

La gita a Cassì, invece. Avevamo proprio intenzione di andare alle gole del Vernòn a fare quello che si fa di solito nelle gole ma soprattutto per vedere i dugonghi fossili che si trovano da quelle parti. I dugonghi, placide mucche marine, erano stati uno dei motivi principali che hanno spinto tutti noi ed in particolare Navigator ad affrontare il viaggio fino in Provenza. Un giorno ci siamo alzati di buon mattino, ci siamo guardati e ci siamo detti: andiamo a vedere i dugonghi. Abbiamo preso una cartina, verificate le strade, contati i chilometri: centocinquanta. Scartati i dugonghi nel giro di un secondo. Abbiamo optato allora per andare a Cassì, a vedere i famosi calanchi tra i quali, oltretutto, abbiamo incontrato due gigantesche anziane donne nude che a conti fatti erano tali e quali i dugonghi, quindi missione compiuta.

Ormai sono passate due o tre settimane da quando sono tornato e quindi gran parte delle mille e mille avventure che abbiamo vissuto me le sono scordate, preso com’ero a scrivere slash-fiction di Tremonti. Se doveste andare in Provénz, comunque, qualche consiglio velo posso dare:

1. se sentite un fischio fastidioso provenire dal retro della macchina e non soffrite di ipertensione, è la pompa della benza. Siete fottuti.
2. portatevi i gelati da casa.
3. non aspettatevi che i campeggi francesi rispondano alle vostre e-mail, non succederà mai.
4. Mai.
5. non fate stare davanti Navigator, vi farà perdere.
6. non state davanti voi facendo strada a Navigator, si perderà.
7. non affidate la vostra scorta di baguettes a Pornorambo, egli ne è molto goloso e le divorerà tutte.
8. state. nella. corsia. più. a. destra. Non siete in Italia.
9. la Provénz è piena di panifici, aperti tutti i giorni compresi la domenica ed i festivi, anche al pomeriggio.
10. quello precedente non era un consiglio, e neanche questo.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.