14/3
2018

Welcome to the tundra

Da un paio di settimane Amormio ha deciso di affittare l’ala ovest della domus, affidandosi tra l’altro ad un un noto sito di prenotazioni online. Non avevamo grandi aspettative, era più che altro un’idea per tirare su due spicci ed utilizzare meglio due stanze che per motivi vari non possiamo affittare per lunghi periodi. Sappiamo che qui nella tundra vicentina nessuno probabilmente viene per turismo, a parte qualche nichilista francese del secolo scorso o qualche straniero che cercandoci sul mappamondo ci reputa sufficientemente vicini a Venezia o altre mete degne di nota; contavamo più che altro su qualcuno che venisse da queste parti in trasferta di lavoro: tecnici, consulenti, cose così.
In effetti, in queste due settimane abbiamo ricevuto diversi ospiti e tutti erano qui per lavoro. In cerca di lavoro, fondamentalmente, o ad accompagnare qualcuno che ha deciso di trasferirsi a qualche centinaio di chilometri da casa per lavorare - nella scuola, in ospedale, in fabbrica. Tutti giovani. Tutti dal centro-sud di questa ingrata penisola, spinti dalla necessità ad abbandonare luoghi più attraenti per venire in questo paesotto dimenticato dagli dei e ultimamente pure dagli uomini, infossato in una tetra umidità perenne e la cui unica attrattiva rimane una baraccopoli di capannoni industriali.
Isolato in questo contesto di corte vedute, io in tutta onestà pensavo che questa migrazione interna fosse in gran parte un ricordo del passato. Penso ai giornali che parlano di disoccupazione in calo e crisi finita, penso ad un paesotto di provincia che la situazione economica e sociale ha spinto pure a dimenticare la propria storia operaia e partigiana, rifugiandosi in un razzismo paranoico che spesso accusa questi stessi ragazzi di essere terroni senza voglia di far niente. Vedo la frustrazione nei loro occhi, la voglia di darsi da fare, di affrontare questo ambiente ostile ma anche di tornare a casa. Penso che queste persone meriterebbero qualcosa di più, che tutto questo paese meriterebbe qualcosa di meglio, e mi sale la solita rabbia e la solita tristezza.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.