C’è una gatta che vive a casa mia. È piuttosto anaffettiva, non sa che farsene di coccole e carezze, non sale in braccio cercando tepore e non chiede, né apprezza, troppe attenzioni. Miagola di rado, schiocca solo nervosamente le labbra quando spia una lucertola al di là del vetro. È molto ignorante, non sa neppure leggere, perciò non sa nulla di questa guerra in arrivo, della crisi degli alloggi, della disoccupazione, dei prezzi del gasolio, ed ha solo una vaga idea di dove si trovi lo Stretto di Hormuz. Forse è incinta. Il suo fratello-fidanzato è capitato per caso a vivere anche lui a casa mia. È un biondone un po’ sciocco, che si intrufola di notte sul mio letto ed interferisce con il mio ciclo veglia-insonnia ronfando rumorosamente. Lui vuole tutto quello che lei disdegna: coccole, carezze, tepore. Si sono innamorati probabilmente per via della comune passione per il cibo che, detto tra noi, è in realtà di qualità piuttosto scarsa. Non so come sia loro venuto in mente di fare dei gattini (forse: non è ancora dimostrato, non erano tanto capaci), nonostante la guerra in arrivo, la crisi degli alloggi, la disoccupazione, il prezzo del diesel. Dev’essere perché sono una ignorante e l’altro sciocco.
Così trascorre per loro la notte, e insieme con essa la vita, piena di pericolo e di pene, ma limpida, incrollabile e dritta. Guidati da antichi istinti ereditari, la scindono e la dividono in momentanee impressioni e in immediate necessità, sperdendosi completamente in esse. Soltanto così, infatti, vivendo ciascun istante separatamente e non guardando Né in avanti né indietro, una vita come questa può essere sopportata, e l’uomo può conservarsi per giorni migliori.
(Ivan Andrić, Il ponte sulla Drina)
Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.