23/11
2004

Let me fly

L’Unità e Maroni fanno a gara di schizofrenia. Sarà vero che il ministrino si interessa a Volare solo perché è una compagnia aerea del Nord? Buh, parlando di leghismi tutto è possibile. Certo che se non se lo fosse chiesto l’Unità... a me non sarebbe neppure passato per la testa. Nel dubbio, meglio non far sapere a Maroni che sugli aerei di quella compagnia ho visto (con i miei occhi!) diversi meridionali che proditoriamente scavalcavano i confini padani senza che nessuno gli chiedesse i documenti. Perché Maroni è una persona detestabile, ma io a Volare ci sono affezionato: tutte, e sottolineo tutte le volte che ho volato, l’ho fatto con loro. Escludendo le esperienze lisergiche, s’intende. E non è possibile che per attraversare questo paese noi si sia costretti a metterci una dozzina di ore in treno, anche se il treno è romantico e a me piace molto ma
costretti
perché la compagnia di bandiera costa come l’eroina
non mi pare il caso.
Quindi che se la prenda il commissario, che se la prendano i concorrenti, che se la prenda Maroni, che se la prenda l’Unità ma qualcuno rimetta in aria Volare, per favore, che io ci voglio volare ancora.

Ah, e se poi beccaste chi si è imboscato i miliardi, una volta tanto...

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




22/11
2004

Aspettiamo PornoRambo, per favore

Il bello di vivere in un paese in costante stato di allucinazione lisergica è che per quanto rigida ed articolata sia una legge, con un minimo di fantasia si scopre sempre una scappatoia.
Ad esempio.
Al di là del fatto che essere sobri in Veneto costituisce quasi un reato, penso sia capitato a tutti di uscire una sera, bere qualcosa e mettersi al volante con il rischio di essere fermati e sottoposti all’inquietante test dell’alcool. Non proprio a tutti?
Okay, escludiamo astemi e persone prive di patente. Tutti gli altri.
Non occorre certo essere ubriachi marci; bastano, a seconda della serata, del fisico e della sorte*, un paio di birre ed uno spritz, roba che non ubriacherebbe neppure il criceto morto di mia sorella, per dire. Eppure esiste la possibilità che una fastidiosa paletta si frapponga tra te e la tua destinazione e che sadici uomini in divisa, dopo averti fatto soffiare dentro uno sgradevole tubicino di plastica, ti alleggeriscano di patente e soldi offrendoti in cambio un processo penale da affrontare (il che significa tempo ed ancora soldi) e retoriche paternali.

Bene, improvvisamente la minaccia del palloncino si è sgonfiata. A quanto pare è possibile pretendere che al test sia presente anche il proprio avvocato ed attenderlo per tutto il tempo necessario. Nel caso il pulotto non fosse d’accordo, o anche solo si dimenticasse di ricordarvelo, potrete sempre far annullare il test.

Non che sia proprio una rivoluzione per i diritti civili, ad essere sinceri. E non che... ehm... io sia mai stato in vita mia così incosciente da guidare completamente ubriaco, aggrappato al volante e con la vista bizzarramente sdoppiata (e qui parte la vocina: bambini, non fatelo, non c’è niente da ridere). Ma nel caso mai dovesse verificarsi una simile improbabile ipotesi, sarò felice di gustarmi la faccia che faranno quando dirò:
Dobbiamo aspettare il mio avvocato. Se tutto va bene si laurea quest’altr’anno.

Anche perché, conoscendolo, il mio avvocato sarà quasi sicuramente più ubriaco di me e non è escluso che in quello stesso momento sia piegato a vomitare dietro la volante.

* Sì, anche la sorte. Perché alla facciazza della scienza esatta è successo pure che un amico sia stato fermato cotto come una mela alla sagra della geriatria e si sia visto riscontrare un tasso alcolico pari a metà del massimo consentito. E’ stato quindi lasciato proseguire accompagnato dall’amorevole consiglio: "Si ricordi quanto ha bevuto stasera e lo consideri ampiamente dentro il limite."... Stessa persona, settimana dopo, rifacendo il test si è scoperto oltre il suddetto limite per aver mangiato un mon cherì dopo cena. Più o meno.


[Assolutamente sobrio ieri sono invece andato a trovare Joan Mirò. Poche foto dell’evento sono state pubblicate su Reality is a Crime.]




19/11
2004

Punto di vista

Per quanto ateo, anarchico & altro, rimango comunque una persona non priva di coscienza civica e certe forme radicali di lotta sociale non credo riuscirei a compierli serenamente. Non dico che non riesco a comprenderli o ad accettarli, solo che non riuscirei a compierli... non nuovamente, almeno. Del resto, i ventenni li hanno inventati apposta perché facciano quello che i ventisettenni sono troppo pigri per ripetere.

(chi ha urlato radical chic di merda? Vieni qui se hai coraggio, che ti faccio picchiare dal mio avvocato.)

Certo, andare a mangiare a scrocco all’Harry’s Bar di Venezia non sarebbe una cattiva idea... ma diciamoci la verità, se io solo provassi a mettere piede all’Harry’s Bar mi caccerebbero fuori a calci in culo, altro che famiglia Aspesa. Almeno finché non avrò finito di rinnovare il mio guardaroba anni Novanta. Poi il fatto che il conto sia stato fatto pagare al cameriere, ecco, non mi va giù, anche se i camerieri dell’Harry’s Bar guadagnano di sicuro molto più di quanto guadagni io.

Però.

Però il fatto che l’illustre Pansa tracci un netto rapporto consequenziale tra gli espropri proletari ed il terrorismo (su La Repubblica di Sabato 13 Novembre) mi sembra una vaccata. Il fatto che Pisanu divida il dissenso in tre caste (i "pacifici" dei Social Forum, i "più o meno" dei Disobbedienti ed i terroristi tout court) senza voler ammettere che non avendo mai dato ascolto alle richieste dei primi era inevitabile che qualcuno cercasse di "innalzare il livello dello scontro", è ridicolo. Certo, si tratta di atti incivili ed illegali, come dice il ministro, ma trascura di ammettere un dettaglio che di certo non gli sfugge.

Agli atti civili non è mai stato dato alcun peso, negli ultimi anni (se mai). Si è anzi tenuto a ribadire che gli atti civili sono solo una forma di protesta folkloristica, come ha dimostrato la totale mancanza di considerazione per l’enorme movimento contro la guerra in Iraq che si era sviluppato prima che questa iniziasse (discutibile, certo... ma pacifico, civile e completamente ignorato da chi ci governa). O come dimostrano decine di altri casi, alcuni tuttora in corso. In compenso, moltissimi comportamenti incivili o decisamente criminali sono stati resi legali, difesi ed incoraggiati, purché tornassero comodo a qualcuno.

Ha ragione, ministro Pisanu, qualcuno vuole alzare il livello dello scontro. Qualcuno sta facendo violenza, beffardamente e ripetutamente, spesso senza neppure bisogno di varcare il limite della legge solo perché quel limite lo tiene in mano e lo sposta a proprio piacimento in una direzione o nell’altra. Quel qualcuno mette bombe, insabbia indagini, impedisce i processi, scarcera criminali, picchia i contestatari, se la ride dei cittadini, mente, imbroglia, reprime, se necessario è pronto ad uccidere.

Per quanto non tutte le facce dall’altra parte della barricata ci possano piacere, la frustrazione che scaturisce nelle loro espressioni e nei loro comportamenti è, almeno per me, comprensibile.




11/11
2004

Invece

palestinaNon si alzerà da quel letto, non scaccerà gli sciacalli, non vedrà mai la sua terra libera ma continuerà a sognarla, forse.

E noi qui curiosi di sapere se ne potrà mai venir fuori qualcosa di buono, in fondo, o se come ci aspettiamo saranno solo parole, strette di mano e proiettili di carrarmato.




10/11
2004

Nessun collegamento tra i colpi di scena (alcuni sognati, altri no)

Guardo annoiato fuori dalla finestra. E’ già quasi notte, continua a piovere, mi immagino la faccia che farebbero gli avvoltoi che si affollano attorno a quella stanza d’ospedale a Parigi se Arafat d’un botto si alzasse dal letto e li mandasse sonoramente tutti a fare in culo, urlando altro che funerale di qui o di là. Ecco, non sarebbe male come conclusione per questa storia.

Invece il Presidente continua a sognare, e a noi tocca accontentarsi delle sorprese che passa il convento, come l’ennesima città rasa al suolo dagli americani, i francesi che si scatenano in Costa D’Avorio, i servizi segreti che bloccano le perquisizioni dell’antimafia o, per tenere i piedi fuori dal sangue, la finanziaria (a dir poco squallida) bloccata dall’opposizione grazie a trabocchetti da bambini dell’asilo.

Ecco, sì, questa è politica. Aspettano che la maggioranza sia distratta e si mettono d’accordo con il cellulare per andare tutti a votare in un certo momento, di nascosto. "Trappolone tecnico", lo chiamano. Sul serio, alle elementari mi sarei vergognato a fare una cosa del genere (non c’erano i cellulari quando io andavo alle elementari, ma il concetto spero sia chiaro). E invece loro no, non sono le pensano e le fanno, ma se ne vantano.
Bene, si tratta di salvarci dal Lestofante. Ma poi chi ci salverà da loro?
E poi. La vibrazione del mio cellulare non funziona, mi sentirei comunque discriminato e tagliato fuori dalla (vivace) scena politica del paese.

Niente di realmente sorprendente, in fondo.

[Non c’entra, ma nel frattempo il caro PornoRambo ha pubblicato sul photoblog le foto della festa di laurea di Grifo, per chi si chiedesse cos’è un papiro di laurea...]




9/11
2004

Potevamo stupirci con effetti speciali

Finalmente visibile su http://www.starwars.com il trailer del prossimo episodio (e ultimo, ci si augura almeno per i prossimi vent’anni) di Guerre Stellari, che poi adesso si dovrebbe dire StarUors all’americana per questioni di brand marketing. Il tanto atteso filmone uscirà solo a Maggio dell’anno prossimo, ma già ora la Lucas dimostra la propria filantropia diffondendo un primo "assaggio" affinché nessuno si dimentichi di mettere da parte i soldini per andare al cinema.

Mmm... Dovrei avervi già detto in passato che io sono un grande amante di questa saga, almeno per quanto riguarda la vecchia trilogia. Posto che non ve ne fregherà una ciabatta, vi rendo quindi partecipi del fatto che ho visto questo trailer, purtroppo senza audio a causa di problemi contingenti, e che non mi è dispiaciuto ma neppure esaltato particolarmente. C’è semplicemente tutto quello che ci si aspetta di vedere... armature nere, sguardi cupi, duelli, facce incazzate, meno robot e più alieni. Speriamo mantenga queste promesse e non si sciolga nel caramello come i precedenti due episodi, altrimenti davvero il cosiddetto regista dovrà iniziare a guardarsi le spalle.




8/11
2004

Sciopping (prossimamente al cinema)

Sabato mattina, apro l’armadio e ci trovo dentro soltanto il rumore del deserto e l’ego di Bruce Springsteen da me recentemente acquistato su eBay. Dietro, un maglione leggero di cotone acquistato per il matrimonio di mio fratello (anno domini duemila) e mai indossato perché non di mio gusto. Fuori, il nordest decide che può iniziare l’inverno.

Realizzo. Devo andarmi a comprare qualcosa da vestire.
Ragiono. Se il mio guardaroba si è assottigliato tanto, è perché non vado a comprare vestiti da anni, possibilmente.
Consapevolizzo. Io odio andare a comprarmi da vestire.
Ipotizzo. Potrei andare a bussare al convento dei frati e vedere se hanno avanzato qualcosa.
Concludo. Non ho voglia di vedere i kiwi* di sabato mattina, non mi restano alternative.

Mi lancio quindi nell’operazione di shopping, che date le circostanze assume proporzioni bibliche, tocca vette di epicità classica, rischia di tramutarsi in tragedia, scuote le coscienze, si eleva al cielo, sprofonda, santifica, sfinisce e commuove.

Scendo nell’abisso delle jeanserie tra adolescenti trasudanti ormoni non propri, mi perdo tra i labirintici scaffali, mi lascio sedurre da commessi e commesse con consumata indifferenza, ruggisco impotente e rabbioso contro prezzi e colori, lancio scariche elettriche da esaurimento nervoso nel raggio di cinque metri.

Incontentabile e inarrestabile, pur di non dover ripetere l’esperienza prima del prossimo millenium bug.

Arrivo a sera spossato, pieno di ferite economiche e nervose ma ricco di nuove preziose visioni del mondo. Ad esempio, la mia taglia non la tengono più perché negli ultimi anni la gente si è allungata. I cappotti costano come se fossero foderati di foglie di coca, e questo già sarebbe un buon motivo per emigrare verso i mari del sud. Esistono diversi modi di intendere le taglie di pantaloni, camicie, scarpe e tutto il resto; inoltre non è possibile trovare l’esatta combinazione cromatica di mio gradimento, specialmente nel reparto camicie. Tragedie.

La prossima volta che le pecore transiteranno sotto la mia finestra alle sei del mattino, mi dico, calerò una rete da pesca e ne rapirò un paio, così da risolvere almeno il problema dei maglioni.

Il fatto è, semplicemente, che io mi trovavo così bene all’epoca del grunge**.


* Dal dizionario Lusky - Resto del Mondo: I kiwi sono ovviamente i francescani, in quanto marroni e pelosi.

** Perfetto connubio tra gusti musicali, pigrizia e possibilità economiche (comunque non butto via niente, chissà che non torni di moda...)




4/11
2004

Il bizzarro mondo degli umani [3]

Ha vinto Bush, con il pieno sostegno della popolazione americana e con molti meno dubbi dell’altra volta. Possiamo dirci tutti sollevati.
Già, perché sono più di tre anni che andiamo in giro ripetendo che non è con gli americani che ce l’abbiamo, ma con il loro governo. Che gli americani sono un bel popolo. Gli hippies, i rockers, Seattle...
Vaccate. Gli americani sono come Schumacher, per quante belle cose possano fare ci staranno sempre sulle balle, ce li dobbiamo tenere perché non abbiamo scelta e guai a lamentarsi.

Ma oggi no. Oggi è come se Schumacher avesse perso una gara per essersi fermato a fare pipì a bordo pista. Oggi possiamo sputare il veleno che coviamo dentro da anni e senza paura di essere apparentati ai terroristi possiamo affermare: gli americani sono un popolo di merda. Senza ipocrisia, perché è quello che pensiamo da sempre. Certo, alcuni americani sono splendide persone, probabilmente moltissimi americani sono ottime persone, ma il popolo americano nel suo complesso è una merda, ha scelto compattamente ed in modo legittimo e democratico di essere rappresentato da un idiota e come tale merita l’appellativo di popolo-di-idioti. Che sollievo. Avesse vinto Kerry, non meno idiota dell’altro, avremmo dovuto continuare a mentire per altri quattro anni.

Sulla base delle stesse considerazioni ovviamente anche gli italiani sono un popolo di merda, ma questo lo si è sempre potuto dire senza che qualcuno se la prendesse (anzi, si chiama stimolante autocritica mediterranea). Esempio lampante è il nostro presidente Ciappi che va in giro per il nordest a commemorare la prima guerra mondiale, il piave, i ragazzini morti per la patria e le loro eroiche gesta. Quand’è che ci daremo un taglio con questi rigurgiti patriottici? Tra soldataglia e mercenari con le loro frasi storiche appiccicate alle labbra, giornalisti e politicanti che affondano a piene mani nel sacco bisunto della retorica nazionalpopolare e questo inutile vecchio che con il medesimo sguardo da barboncino sente il dovere di sparare fregnacce su ogni episodio bellico della storia italiana, francamente non se ne può più.

In rete le cose non vanno meglio... a quanto pare un tot di bloggatori ha pubblicato un’antologia di racconti a tema. Qualcuno l’ha comprata, qualcun altro no. A qualcuno è piaciuta, a qualcun altro no. Normale. C’è da dire che già da un po’ i blogghisti più celebri sono approdati sulla carta stampata, anche se di solito con raccolte dei propri post: la differenza é che questa volta hanno pubblicato su carta qualcosa di inedito e lo hanno fatto in antologia... almeno, credo che le differenze stiano tutte qui.


veneziasan marco[ora, se siete già saturi dell’argomento, fermatevi pure e guardatevi queste due foto prese a Ve lo scorso fine settimana]




Io questo libro non l’ho letto e non credo che lo leggerò, per il momento. Nessuna battaglia di principio: ho un sacco di roba da leggere, pochi soldi e poco tempo: con queste risorse limitate, preferisco affidarmi al giudizio di qualcuno che l’abbia letto e con i cui gusti mi sono spesso trovato d’accordo (in letteratura e su parecchie altre cose, anche se non su tutto). Un comportamento abbastanza comune, direi. Per essere sincero... di questa antologia non me ne fregava un cazzo già in partenza, figuriamoci dopo tutte queste polemiche. Penso che tutto questo blaterare sui blog ed il bloggare ed i bloggheratori e le bloggheratizers sia decisamente noioso, come avevo già detto... se poi alla prima critica, dura ma assolutamente legittima, ci si deve mettere a fare squadrismo per difendere la categoria...

La cosiddetta blogosfera di cui si blatera da anni non è altro che una lobby di gente che si fa i pompini a vicenda con mucho gusto reciproco. Ci sono migliaia di blog, alcuni mi piacciono e molti no. Di quelli che mi piacciono, alcuni sono seri, alcuni sono scritti bene, altri meno. Ciascuno, immagino, legge quello che gli pare, dentro e fuori la rete. Se quello che legge gli piace può capitare che lo raccomandi a qualcun altro, altrimenti è libero di sconsigliarlo e criticarlo. Punto, direi.
Hanno pubblicato un libro scritto da gente che ha un blog. E allora? Io non leggo quasi nessuno di quei blog, perché un loro libro dovrebbe farmi sentire coinvolto?

Ma sia ben chiaro, per duecentocinquanta euro l’avrei fatto anch’io. Per duecentocinquanta euro scriverei pure gli articoli di fondo di Le Ore. L’etica è un concetto così novecentesco... Ma io non ho grandi ambizioni da scrittore professionista: quello che mi piace lo faccio gratis, sono le cazzate a dover essere pagate in contanti.




2/11
2004

A Venezia con l’acqua alla gola

Venerdì sera. Non appena l’orologio scatta dalle 17.30 alle 17.31 chiudo in rapida successione tutte le finestre di windows, spengo il computer con una secchiata d’acqua ed esco di corsa dal luogo di quotidiano sfruttamento lavorativo. In programma: fine settimana a Venezia. Il treno parte alle 18.53 e fino a quel momento tutta la mia organisescion per il viaggio si riassume nel chiedere via sms se fossero necessari gli stivali per l’acqua alta. Sms che a causa degli squilibri ormonali avevo pure inviato alla persona sbagliata, oltre tutto.
Salgo in auto ed esco dal parcheggio sgommando come Sciumacher. Dopo 5 metri mi trovo imbottigliato in un ingorgo che si snoda assai lentamente dalla zona industriale fino al pianerottolo delle mie scale, provocato dalla pioggia e dal bradipo che occupa la strada con un sit-in di protesta contro la firma della Costituzione Europea, dalla quale risulta assente ogni riferimento alle radici bradipesche del vecchio continente.
Entro in casa alle 18.05. Doccia, barba e valigia fatta alla rinfusa gettandoci dentro tutto quello che teoricamente mi sarebbe potuto servire in due o tre giorni di vita veneziana (dimentico però il caricabatteria del cellulare, che negli ultimi mesi è diventato per me un equivalente del pacemaker). Esco di casa alle 18.25, corro a casa di qualcun altro a recuperare un sacco a pelo, un ombrello ed un passaggio in auto fino alla stazione.
Lungo la strada per la stazione incappo in un altro ingorgo: il bradipo avvolto in una kefiah palestinese sta bruciando pupazzi di sharon in mezzo alla carreggiata. Arrivo alle 18.50, faccio il biglietto, salgo in treno, mi accorgo che non ho obliterato il biglietto, scendo, oblitero, risalgo e mi rilasso (mi informano che da ieri a salire in treno senza biglietto si rischiano 25 euro di multa ed una notte d’amore con bondi). Il resto del viaggio è tranquillo.

A Venezia mi aspetta solo l’amico Giulio; gli altri caballeros sono troppo impegnati a riflettere sulla squisita decadenza del mondo occidentale, inseguire diciassettenni o studiare. Noi perdigiorno preferiamo invece immergerci come gentiluomini d’altri tempi nella bolgia veneziana, dedicandoci principalmente alla cultura ed all’arte -- in primis enogastronomica, ma pure ad un paio di mostre per ammazzare il tempo nei momenti di sobrietà. L’acqua alta tende ad isolarci dal resto del mondo tutte le mattine, condannandoci ad oziare svogliatamente ed a fumare nervosamente... questo perché naturalmente io sono infine partito senza stivali di gomma. Rileviamo con una certa indignazione una differenza sostanziale tra le due tipologie di locali che frequentiamo con più assiduità: i bar ed i musei. Nei bar veneziani, infatti, il cameriere tende a parlare dignitosamente tre o quattro lingue, tra le quali non è necessariamente incluso l’italiano; persino nei musei più importanti, al contrario, i custodi spesso non sanno spiccicare una parola di inglese ed elargiscono spiegazioni o insulti sempre rigorosamente in italiano. Ah, Venezia...

Altre cose da ricordare, in attesa di eventuali foto:

- Il suggestivo quadretto di una signora che canta graziosamente al balcone per salutare il mio arrivo a Ve;
- Il suggestivo quadretto di me che sposto la schedina della omnitel dal mio telefono a quello di Giulio una media di sessanta volte al giorno, non appena mi si è esaurita la batteria;
- Il suggestivo quadretto di Giulio che mi presta il cellulare dicendo "Tanto a me non mi chiama mai nessuno" (sì, eravamo due gentiluomini d’altri tempi allegri come cipressi il primo novembre);
- La mezza serata trascorsa al tavolo del pub con una serba, una greca, un’ungherese, un irlandese ed un finlandese, e questo spiega almeno perché i camerieri possano fottersene dell’italiano;
- La silhouette notturna del veliero Amerigo Vespucci ormeggiato in laguna;
- Carlo ed i suoi 15.823 modi di usare la forcola, alcuni dei quali citati anche nel kamasutra;
- troppe sigarette...