6/3
2009

Analizza questo schizzo, ricercatore democratico

Meeting Art

Secondo alcuni ricercatori, scarabocchiare durante le riunioni di lavoro aiuta a mantenere la concentrazione.

Sarà pure. Ma tra i vari ottimi motivi per cui odio essere chiamato "collaboratore", non trascurerei la mia scarsissima attitudine a collaborare.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




5/3
2009

Il volto simpatico della Chiesa

Finisce su tutti i giornali un prelato tradizionalista con simpatie fasciste ed amicizie negli ambienti politici della destra. La notizia è che non si chiama Ratzinger.

Tanto per, vi faccio notare che questo pretaccio qui è lo stesso che ad ogni prima domenica di Luglio da qualche anno a questa parte viene nel Triste Borgo Natio ad officiare la messa dei repubblichini, commemorare (tra gli altri) Benito Mussolini e sfilare in testa al corteo dei neofascisti e dei naziskin che in quell’occasione ammorba la città. Insomma, prete e fascista, con in più un pizzico di demenza senile.

Se me le fate così facili non mi diverto più.




4/3
2009

Per non parlare della danza del ventre

Venerdì sera in breve escursione etilica con i PornoRambi, trascorsa principalmente a parlare male di Pierpollo. Certo, era più divertente parlare male di Pierpollo con lui presente, ma di Venerdì sera mica si può pretendere di strappare un trentenne laureato (si fa per dire, eh) dalle sue partite coi soldatini di piombo, suppongo. Il tasso alcolico di tutti e tre, sarà la crisi sarà l’età, rimane ad un livello terribilmente basso - ma non così basso da impedire a StefaniaRambo di accennare il motivetto della canzone* vincitrice di SanremoGGiovani ("Serenità... trallalalà. Fine."). Dato che molte delle migliori menti di Internet sembrano apprezzarla, siamo giunti alla conclusione che le migliori menti di Internet abbiano subito traumi in età infantile (probabilmente alle elementari, durante l’ora di musica. Con uno di quei flauti di plastica beige.)

Sabato a zonzo per l’Emilia con Amormio, con felice conclusione nella città di Bo e visita alla cara signorina K., la quale ci ha fatto visitare il suo meraviglioso teatro tirato a lustro per un festival internazionale minorile, ci ha accompagnato a cena in un ristorante abbronzato e ci ha infine ospitato a casa sua per la notte. Credo che in veneto tanta ospitalità sia illegale, per darvi un’idea. Ovviamente siamo fermamente intenzionati a ricambiare quanto prima, mettendo a disposizione la nostra casa con vista sul vuoto cosmico ed intellettuale, una visita guidata alle principali montagne del circondario ed una cena nell’unico locale del Borgo e spero d’Itaglia che ha conservato alcune abitudini tra le più turpi degli anni ’90** (camicia di flanella richiesta).

Ed oggi ancora qui, dopo tre giorni di pioggia, vagabondo sull’Internet a cercare la camera con vista sul mar di Marmara con il miglior rapporto blatte/prezzo, per fuggire almeno per qualche giorno da questo paese sempre più difficile da leggere sui giornali.



* Che poi, Stè, la canzone io l’ho sentita per la prima volta il giorno dopo all’autoradio. A parte che tu la interpretavi meglio, ho resistito esattamente undici secondi prima di spegnere, staccare il frontalino e spezzarlo come un kitkat.

** Ballo sui tavoli, drink card con consumazione obbligatoria, buttafuori ingaggiati dalla mafia rumena e quant’altro serve a riempire cinquanta pagine di un romanzo di Carlotto.




2/3
2009

So why so sad?

Nel Triste Borgo Natio è vietato regalare i propri rifiuti, pena una sanzione di 100 euros.
Sorprendente, vero? Non è mica per caso che lo chiamo "Triste".

Mica è Natale

Il fatto è questo: per riequilibrare il karma del mortifero inceneritore, sono presenti in giro per il borgo delle graziose ecostazioni dove portare tutti quei rifiuti che non si può o non si riesce a far entrare nei bidoncini dell’umido, nei sacchetti del mistomare o nei cassonetti del solo il cazzo sa cosa. Quando dico "ecostazione" non dovete pensare ad una discarica, ma ad un centro di raccolta pulito come la lobby di una banca svizzera, con tanti container differenziati per colore e contenuto: in uno ci vanno i vetri, in un altro i legni, nel terzo il materiale edile, nel quarto gli operai usati ed in uno degli ultimi tutto quello che non ci stava dalle altre parti.
Dato che viviamo pur sempre in una società del consumo con molti scarti, alcuni intraprendenti stranieri si dovevano essere accorti che assieme all’immondizia la gente buttava via un sacco di cose che potevano essere riutilizzabili, o riparabili: vecchi televisori, mobilio, vestiti usati, scarpe, specchi, ciarpame assortito. Si erano organizzati, in tre-quattro, eh, mica un’orda, per avvicinare ogni auto che si fermava o attendeva paziente in coda, ispezionandone il carico e cercando di accaparrarsi eventuali reperti vagamente utili, che accatastavano da una parte e portavano via a fine giornata. Qualcuno si sarà anche chiesto se magari la rivendessero, la roba che recuperavano a gratis. Ma era (è) comunque monnezza, oggetti che non servivano più ai loro proprietari e che stavani per essere buttati via, e poi non è che questi ti saltassero sul cofano o ti minacciassero con il coltello per avere il tuo vecchio tavolino del soggiorno, alla peggio ti facevano perdere trenta secondi con le loro inquisizioni assillanti, allungando il collo per spiare negli scatoloni e qualche volta le mani.
Non dubito che qualcuno potesse trovarli fastidiosi, qualcuno deve persino aver pensato che il loro spirito d’iniziativa rendesse quegli angoli di borgo pallidamente simili alla periferia di Bombay, e non aiutava certo il fatto che la maggior parte di loro avesse una pigmentazione della pelle piuttosto scura. E poi, in fin dei conti, non producevano nulla e si appropriavano di qualcosa che non avevano comprato, per non parlare del fatto che ai borgonativi in genere non piace che uno sconosciuto rivolga loro la parola. Di conseguenza, un bel giorno esce questa ordinanza comunale e bang! Spariti di colpo i molestatori dalle ecostazioni, multe a chi chiede e a chi consegna i rifiuti, e più nessuno a salvare la monnezza dal proprio ineludibile destino.
Può sembrare paradossale, con tutti i discorsi che si fanno sulla necessità di ridurre la produzione di rifiuti, riciclare e riutilizzare, può sembrare un controsenso irragionevole impedire che qualcuno recuperi gli scarti del consumo e rimandi il momento della loro distruzione, ma suppongo risponda ad una qualche logica profonda difficile da comprendere per chi vive lontano da queste aride lande, un problema più di senso del possesso che di ordine pubblico, del tipo che, uhmpf, i nostri rifiuti sono nostri, esclusivamente nostri, li abbiamo fatti noi, e guai a chi ce li tocca.




26/2
2009

Al cinema con KarmaChimico: Milk

Il titolo che avevo in mente, ma non ci stava, era:


Al cinema con KarmaChimico: Milk, di Gus Van Sant, con Sean Penn ed altri tizi che ti piacerebbe non trovare attraenti


Di cosa parli "Milk" ormai lo sanno tutti, è la storia di due lattai omosessuali nella San Francisco degli anni ’70. Epica la battuta "Ma questo non è latte!", con la quale vi ho appena fatto vomitare. Ops, scusate, ho fatto confusione con una barzelletta del ’92, errore mio. "Milk" in realtà è il nome del protagonista, tale Harvey Milk che negli anni ’70 a San Francisco ha vinto l’oscar per la migliore interpretazione di Sean Penn (quando gli oscar si consegnavano a San Francisco, c’erano categorie strane). Il film io l’ho visto un paio di settimane fa e m’è piaciuto assai, anche se di Van Sant preferisco sempre quello in cui nascondeva una telecamera sotto il cappello di un tizio e poi lo mandava a scuola a sterminare tutti i suoi amici (tratto da una storia vera).

(Van Sant fa scherzi del genere)

Di seguito invece la trama della versione censurata di Milk, quella che la Rai in un lontano futuro trasmetterà in seconda serata, preceduta dal disclaimer "Attenzione! Questo film potrebbe farvi provare il pruriginoso desiderio di abbassare lo sguardo sulla persona accanto a voi in spogliatoio. Non guardatelo, lo trasmettiamo solo per impedire ad altri di farlo."

Milk: the vatican edition
Harvey Milk ed un suo amico si trasferiscono a San Francisco per aprire un negozio di sviluppo fotografico. A causa del loro essere forestieri, gli abitanti del quartiere inizialmente li accolgono con una certa ostilità, ma in breve tempo attorno al loro negozio si raccoglie un nutrito gruppo di fotoamatori provenienti da tutto il paese. Milk decide allora di impegnarsi in prima persona contro la violenza e le discriminazioni subite da lui e dai suoi amici riuscendo infine, nonostante l’avversione della maggioranza non-fotografa, la titubanza di una parte dello stesso ambiente fotoamatoriale e le numerose sconfitte che si succedono negli anni, a farsi eleggere come consigliere comunale, diventando la prima persona manifestatamente appassionata di fotografia a ricoprire una carica pubblica negli Stati Uniti e ad ottenere il riconoscimento di importanti diritti civili. Alla fine, purtroppo, verrà comunque ucciso da un ritrattista represso a causa del suo terribile taglio di capelli.

Durata: 42’.




25/2
2009

una trascurabile digressione

Il paese è ancora in crisi, la democrazia ancora in pericolo, lo spettro dell’olocausto nucleare incombe su di noi, ma non c’è ragione di preoccuparsi: ieri è uscita la beta pubblica di Safari 4 per windows e mac, un nuovo giochino con cui tenersi distratti.

Sempre in prima linea nello sperimentare le novità più inutili, anch’io ho messo da parte Opera* e sto provando questo nuovo browser. La novità più eclatante, dicono, sta sotto il cofano e riguarda il coso, lì, quello che fa cosare le pagine web, che le cosa più velocemente. Ma dato che hanno ben pensato di metterla sotto il cofano, ’sta cosa, a noi che ci importa? Lasciamocela. Non apro il cofano della mia auto dal 2006, figuriamoci quello del browser. Di primo acchito invece si nota che Safari 4 ha:
- la paginona con i siti preferiti (tipo Opera)
- le cartelline (tab) in cima alla pagina invece che sotto la barra dei menu (tipo Chrome)
- la gestione dei preferiti e della cronologia con le miniature (come iTunes)
- la ricerca intelligentissima nella cronologia (e qua non ce n’è)
- un’interfaccia smilza

Più altre centoquaranta novità probabilmente irrilevanti, ma che non ho ancora avuto tempo/voglia di guardare. Nel complesso direi che Safari è molto migliorato rispetto alla versione precedente, ma non saprei se è abbastanza per farmelo usare regolarmente. Prima di tutto mancano ancora le mouse gestures di Opera, alle quali ormai mi sono abituato e che trovo indispensabili**. Poi per sincronizzare i preferiti tra due computer diversi serve un costoso abbonamento, o un plug-in, e non un abbonamento gratuito come con Opera. Poi non c’è la bacchetta magica per salvare le password, anche se immagino che uno possa trovare strumenti alternativi. Poi non c’è il programma di posta integrato, che io non uso mai ma Amormio sì. E poi - ultimo ma proprio ultimo - quella barra degli strumenti grigia che non si può modificare in nessun modo agevole, che tristezza. Però mi piacciono molto l’interfaccia senza tanti fronzoli, la gestione dei preferiti, la pagina di ingresso che si aggiorna da sola, la ricerca intelligente e qualche altra menatina. Insomma, è il browser che più si avvicina alla vetta di Opera e l’unico che lo superi in qualcosa, potrei persino pensare di usarlo per qualche tempo. Giusto per cambiare un po’, nell’attesa di Opera X.


* Per quanto tempo, è tutto da vedere.
** "Indispensabili" nel senso internettiano del termine. Non nel senso "cacciatore-raccoglitore".




24/2
2009

C’è ancora gente che ci casca

Sembra incredibile ma c’è gente che ci casca

[Uno dei motivi per cui odio questa idea delle ronde: possono generarsi spiacevoli equivoci.]

Ora vorreste lasciare le strade in appalto ai fasciopadagni da combattimento, nell’illusione che vi liberino di spaccini e disperati, facendo pure finta che queste ronde possano davvero essere apartitiche, apolitiche (in Itaglia!) e disarmate. Insomma, non vi bastava avere una telecamera puntata verso il vostro culo ad ogni angolo di strada, ci tenete proprio ad avere qualcuno che vi controlli appena mettete il naso fuori di casa. Abdicate, con gioia, al vostro diritto di muovervi liberamente. E potete ben dire che quando il mondo era un posto migliore voi uscivate più spesso, ma potrebbe essere vero anche il contrario: quando uscivate più spesso, il mondo era un posto migliore.




23/2
2009

Una scelta coraggiosa: Franceschini segretario del PD-BR

Come senz’altro anche i più sordi di voi avranno sentito, Sabato il PD ha eletto un nuovo segretario che dovrà traghettarli oltre lo scoglio delle elezioni europee, e poi darsi alla macchia il più velocemente possibile. Alcune parole di presentazione sul fortunato prescelto:
Alberto Franceschini nasce da qualche parte intorno alla fine degli anni ’40, cazzeggia fino al 1970 anno in cui partecipa alla fondazione delle Brigate Rosse assieme alla Cagol e a Curcio. Onde evitare il servizio militare, che avrebbe interferito senz’altro con le sue ambizioni rivoluzionarie, Franceschini è il primo brigatista a diventare ufficialmente latitante; va sottolineato però che mancano cifre esatte riguardo i latitanti che non ci tenevano a farlo sapere. Arrestato nel 1974 assieme a Curcio grazie ad un’infamata, Franceschini è anche l’unico capo delle BR che nessuno mai si sogna di far evadere, facendosi quindi 18 anni di buia sui sessanta e rotti ai quali era stato condannato per costituzione di bandarmata, sequestro, oltraggio, rivolta carceraria ed un totale di trecentododici multe per divieto di sosta. A causa del lungo periodo di solitudine e della sostanziale indifferenza dimostrata dal mondo sovversivo nei suoi confronti, Franceschini ha avuto modo di sviluppare e di esporre ripetutamente una sua machiavellica teoria secondo la quale le Brigate Rosse erano in realtà una specie di gruppo di auto-aiuto per marxisti depressi, almeno fino all’infiltrazione da parte di Mario Moretti il quale però era un agente della CIA supportato dal KGB con l’aiuto dei savi di Sion. O qualcosa del genere, comunque è una teoria così bella che ci hanno fatto un film.
Pur non condividendo alcune delle posizioni ideologiche e di prassi adottate dal Franceschini nel corso della sua vita politica, non posso che accogliere con piacevole stupore un così evidente segno di discontinuità rispetto alla precedente gestione del PD: finalmente hanno dimostrato di saper ascoltare le richieste della base di un maggior orientamento a sinistra, contraddicendo tutte le accuse che piovevano loro addosso da mesi. Figuratevi se avessero eletto un ex-democristiano!




20/2
2009

Kosovo, the year after

E’ passato solo un anno dalla sciagurata dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, e questo narcostaterello non potrebbe essere più lontano dall’attenzione dei media e dell’opinione pubblica occidentale. Se lo sono filato così poco, l’anniversario, che pareva la sentenza del processo Mills. Eppure è strano, visto che il Kosovo è sembrato per un certo periodo il caput mundi attorno al quale ruotava la politica internazionale e si giocavano gli equilibri delle superpotenze e supercoalizioni. Quante parole si sono spese per appoggiare il sogno di libertà dei poveri kosovari, quante lacrime si sono versate sui cadaveri e sui profughi in fuga, quante bombe si sono sganciate sulle teste dei civili serbi per assicurare dignità a quel sogno ed asciugare quelle lacrime. Si mangiava Kosovo col pane a colazione, pranzo e cena nel ’99, noi che avevamo il pane e la tivù. E poi, un silenzio che dura ormai da dieci anni, interrotto ogni tanto da un colpo di singhiozzo in occasione di qualche scontro più cruento, subito messo a tacere per non suscitare dubbi inquietanti su chi stia attaccando chi. L’anno scorso, infine, una dichiarazione unilaterale di indipendenza accompagnata da qualche clamore, qualche timore e poi il nulla. Un silenzio di tomba.

In molti casi si dice: nessuna nuova buona nuova. E’ questo il caso? Dipende dai punti di vista. La maggior parte degli osservatori, non si a che distanza dai fatti, concordano che la situazione in Kosovo ora è abbastanza tranquilla, se si escludono bombe antiserbe come quelle del mese scorso, che comunque sono molto diminuite rispetto a qualche anno fa. E se si esclude che la parte nord di Mitrovica, abitata in prevalenza da serbi, è ancora isolata dal resto del Kosovo ed ha stabilito delle proprie autorità parallele che continuano a far riferimento al governo serbo. E se si ignora che la disoccupazione tra i giovani ha raggiunto il 75%, l’inflazione è altissima ed il potere di acquisto dei salari continua a scendere, mentre la gente comincia a chiedersi cosa ci ha poi guadagnato, da tutto sto po’ po’ di indipendenza. Inoltre pare che la missione dell’Unione Europea non solo non sia ancora riuscita a mettere piede a Mitrovica Nord, ma si stia inimicando anche gli albanesi andando a ficcare il naso nei loro traffici di droga ed armi, comunque più di quanto facesse in precedenza la missione ONU. Però è appena stato fondato un corpo di polizia kosovaro, nel quale possono entrare anche i serbi, e per l’anniversario dell’indipendenza sono state fatte un sacco di feste e parate. Insomma, a me che sono totalmente inesperto di politica internazionale il Kosovo sembra un barile di nitroglicerina in groppa ad un toro meccanico, ma gli osservatori dicono che la situazione è tranquilla ed il presidente-terrorista Thaci è ottimista.

Nel frattempo, la lista degli Stati che hanno ufficialmente riconosciuto il Kosovo sale a 55, grazie alle sempre preziose Maldive. Nell’elenco salta all’occhio - oltre a quella di grossi calibri come Russia, Cina ed India, di paesi dell’UE come Spagna, Slovacchia e Romania o ex-jugoslavi come la vicina Serbia e la Bosnia - l’assenza di quasi tutti i paesi musulmani e del Vaticano, che solitamente è celerissimo nel riconoscere i nuovi stati appena forgiati ed i governi sbarazzini - ma forse in questo caso non vogliono pestare i piedi a qualche pope. I serbi sperano addirittura che alcuni paesi arrivino a disconoscere il Kosovo dopo le prossime elezioni nazionali, ed hanno fatto ricorso alla Corte internazionale di giustizia affinché venga riconosciuta l’illegalità della secessione kosovara. Insomma, più tranquilli di così, onestamente, non si potrebbe, quindi direi che non c’è da preoccuparsi. Anche perché mi pare evidente che del Kosovo tanto amato ormai non interessi più un cazzo a nessuno, tanto meno a quanti dall’Italia hanno contribuito a "liberarlo" a mano armata.




19/2
2009

La vita nei campi

Roma, 2009:

Doppio cordone di sicurezza 24 ore su 24: dentro e lungo il perimetro del campo. All’ingresso dei villaggi sarà istituito un presidio di sorveglianza composto da vigili o da guardie private, possibilmente con l’ausilio di telecamere, mentre lungo il perimetro saranno disposte forze dell’ordine e militari. Obbligo di identificare chiunque entri: sia i residenti, cui verrà rilasciato un tesserino con fotografia e dati anagrafici, sia i visitatori occasionali. Obbligo di annotare tutti gli ingressi su due registri appositi. I residenti nei campi dovranno seguire precise regole di condotta. Fra cui: divieto di ospitare persone non registrate o comunque non autorizzate; divieto di accendere fuochi fuori dalle aree appositamente attrezzate e comunque mai bruciare materiale inquinanti o pericolosi; divieto di accesso, parcheggio e transito di veicoli e motoveicoli; pagare le bollette dell’acqua, della corrente e del gas, nonché il canone mensile per l’utilizzo della piazzola di sosta e per i rifiuti; usare solo elettrodomestici a norma. Gli ospiti dei campi dovranno terminare entro le 22 ogni attività all’aperto che possa recare disturbo al riposo. Inizialmente era prevista entro le 22 anche l’uscita obbligatoria di parenti o visitatori occasionali, norma poi lasciata alla discrezione dei singoli comuni che potranno reintrodurla per motivi di sicurezza. Perderà il diritto a vivere nel campo chi viola i doveri e le regole di condotta sopra elencati; abbandona la struttura assegnata all’interno del villaggio per un periodo superiore a tre mesi, salvo non sia stato espressamente consentito; rifiuta più volte l’inserimento lavorativo; viene condannato, con sentenza definitiva, a oltre 2 anni di carcere per reati contro il patrimonio o la persona; tiene comportamenti che creano grave turbamento alla sicura e civile convivenza.

[Da qui e qui, per esempio.]

Una via di mezzo tra un campeggio particolarmente esclusivo ed il ghetto di Cracovia; del resto alle novità bisogna abituarsi a piccoli passi. Come al solito rispetto agli scopi dichiarati (sicurezza, sicurezza, SICUREZZA!) sfuggono un paio di dettagli. Ad esempio, dove li andrebbero a trovare tutti questi sbirri per sorvegliare 24 ore su 24 tutti i campi nomadi del Lazio? Immagino che presto o tardi la componente privata della sorveglianza, già prevista, farà la parte del leone - con tutti i rischi del caso. Ma soprattutto, se non possono entrare nei campi, dove andranno a finire i nomadi condannati in via definitiva o che creano turbamento alla civile convivenza? Mica possiamo farceli stare tutti in parlamento. Quindi si mette dentro e sotto sorveglianza chi non ha fatto niente e fuori, da qualche parte che nun se sa, chi ha commesso reati. Sticazzissimi.

[Sì, ora è ufficiale: a Roma servono requisiti più rigorosi per entrare in un campo nomadi che nel consiglio dei ministri. Direi che è una bella presa di coscienza.]

[Fossimo in vena di facile umorismo {non lo siamo} si potrebbe dire che è più difficile entrare in un campo che scendere in campo.]