2/4
2009

Cose turche, vol. 2

Ataturk: Mustafa Kemal, detto Ataturk, è il padre della Turchia (la madre essendo evidentemente la Fata Turchina). Ataturk è il tizio che negli anni ’20, quand’era un Giovane Turco, ha scacciato il sultano, modernizzato il paese e ridimensionato il ruolo della religione nella vita politica e sociale (no, non può venire anche in Italia, è morto). Se entrate in un edificio e non individuate un ritratto di Ataturk nel raggio di cinque metri, probabilmente non siete in Turchia. Mancare di rispetto alla memoria di Ataturk, per esempio chiamandolo Akittemuòrt, è severamente vietato in tutto il paese.

Religione: dopo il culto di Ataturk, la religione più diffusa è l’islamismo. Ciononostante, se vi aspettate che qualcuno vi tagli la gola appena scesi dall’aereo rimarrete delusi: l’islam in Turchia è invasivo sostanzialmente quanto il cattolicesimo in italia. Più o meno: al posto delle chiese ci sono le moschee, al posto dei campanili i minareti, al posto dei preti gli imam e così via. Certo, sul fronte dei diritti civili non stanno messi benissimo, ma abbiate pazienza. Arriveremo presto al loro livello.

Dormire: può essere difficoltoso, se avete bevuto troppi tè. E naturalmente all’alba tutti i muezzin della città si lamentano in filodiffusione.

Albergo: era piccolo, con stanze piccole e scarsamente accessoriate. Il personale però era molto gentile, dalla finestra si vedeva il mare e le tre rampe di scale non mi pesavano quanto quelle del bunker.

il Turco: è una lingua agglutinante, e con questo ho fatto felice Nello ed ho esaurito le mie conoscenze di linguistica. Ho provato per quattro giorni ad imparare a dire "grazie", alla fine ho rinunciato per sfinimento.

i Turchi: in genere sono persone gentili coi baffi, che vogliono venderti qualcosa. Sorridono sempre, cantano sempre e si distinguono dagli italiani perché hanno una tazzina di tè in mano al posto del mandolino. Le donne turche possono avere o non avere un fazzoletto in testa ed avere o non avere una palandrana lunga tipo Morpheus, ma apparentemente anche le donne col capo coperto e la palandrana possono: ridere, frequentare locali pubblici, indossare scarpe da ginnastica e sconvolgenti calzini rosa. Nei bar dove si bevono alcolici, a dire il vero, di donne non se ne trovano, ma considerando che sono due o tre in tutta Istanbul non è così grave come può sembrare.

Fumare come turchi: ad Istanbul, in qualsiasi momento, tutti stanno fumando. Il muezzin canta all’alba per ricordare che sono già passate sei ore dall’ultima sigaretta, ed alla settima si perde la nazionalità. I turisti fricchettoni ciucciano il narghilè ai bordi della strada e si sentono oh mi god so bohemienne!

Bestemmiare come carrettieri ottomani: dopo le prime otto ore di ingorgo, diventa tutto sommato comprensibile.

Fare acquisti: su tutte le guide viene consigliato di contrattare spietatamente ogni acquisto. Uhm, non è proprio così. In alcuni posti, come il gran bazar, la contrattazione è pressoché obbligatoria se volete essere imbrogliati un po’ meno. In altri, pure i turchi si sono scocciati di dover tirare sul prezzo per ogni cartolina e specificano chiaramente che i prezzi sono fissi. Non occorre contrattare ogni caffè che prendete, insomma, e non è neanche tanto gradito. Detto questo, io ed Amormio siamo stati un’ora a contrattare ferocemente il prezzo di alcune lampade con un ragazzo che proprio non voleva mollare, e con un uso sapiente della tecnica "poliziotto buono, poliziotto cattivo" siamo riusciti infine a spuntarla suscitando l’evidente ammirazione del venditore.

Dolciumi: se vi piacciono i dolci, Istanbul è il posto che fa per voi. Se siete dentisti disoccupati, Istanbul è il posto che fa per voi. Il dolce più conosciuto è la baklava, una specie di sfogliatina immersa nel miele. Il secondo dolce più conosciuto è il lokum, un quadratino gommoso ricoperto di zucchero a velo con dentro la nocciola. Una curiosità: se prendete un sacchetto di lokum, lo mettete in valigia e lo lasciate lì per qualche ora in una giornata mediamente calda, otterrete un unico grosso lokum con tante noccioline dentro.

[continua]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




1/4
2009

Cose turche, vol. 1

Il titolo è un po’ pretenzioso, lo so, dato che in fin dei conti io ed Amormio siamo stati solo ad Istanbul. Ma è regola comune tra i turisti che una volta che si sia vista la capitale, si può far finta di sapere tutto di una nazione, no?

Uff, come siete noiosi.

Storia: una volta, tipo un milione di anni fa, Istanbul non c’era. Pare impossibile ma è così. C’era solo una strada per cui passavano i greci che andavano in medio oriente a fare a botte e tornavano carichi di bottino. Più raramente succedeva il contrario, che i greci tornassero senza bottino o passassero altri popoli dai nomi meno importanti che andavano a piantar grane in Grecia. Un giorno un tizio di nome Byzàs ebbe un colpo di genio ed aprì una locanda lungo la strada, si fermò sulla soglia e cominciò ad invitare dentro i passanti a mangiare un panino con dentro la pecora o bersi un tè. Inizialmente l’idea non ebbe molto successo, finché Byzàs (che era, appunto, un genio) non pensò di infilare uno spiedo nella pecora e cuocerla un po’ prima di metterla nel panino. A quel punto gli avventori furono così tanti che il locale si espanse, fu necessario organizzare dei turni per potersi sedere a mangiare, costruire degli alloggi per i clienti in attesa, dei bagni e cose così. Era nata una città, conosciuta per un breve periodo come Kebabbopoli e successivamente come Bysanzio.
Nel 300 e rotti dell’era cristiana passò da quelle parti anche l’imperatore di Roma Costantino, quello famoso perché si sognava i crocefissi, e decise di stabilirvi lì la nuova capitale dell’impero. Suo nipote Giustiniano vi fece edificare delle mura e qualche chiesa, e la storia pareva finita lì. Attorno al 1200, però, un inaspettato colpo di scena: un gruppo di crociati che visitava la città durante una gita organizzata dalla serenissima repubblica venne bellamente raggirato da un venditore di souvenir del bazar egiziano e per rappresaglia mise a ferro e fuoco la città, portandosi via tutto quello che poteva entrare nel bagaglio a mano. Neanche il tempo di riprendersi dall’accaduto, ed un paio di secoli dopo arrivano gli ottomani i quali, con la complicità del governo veneziano, conquistano la città, ne fanno la capitale del loro impero e si mettono a costruire moschee a destra e a manca senza ritegno. La costruzione delle moschee si arresta temporaneamente solo negli anni ’20 del Novecento, quando un altro tizio inventa l’alfabeto latino e decide che le donne sono più belle con i capelli al vento. Ora è al potere la Democrazia Musulmana e la costruzione di moschee è ripresa così come quella di fazzoletti per coprirsi il capo.
Unica cosa che non è cambiata in tutti questi secoli di storia è la pecora nel panino.

Geografia: Istanbul è a destra della Grecia e a sinistra della Turchia, con acqua sopra e sotto. Se chiedete informazioni a persone molto anziane, potrebbe essere utile ricordare che prima si chiamava Costantinopoli.

Arrivare: sbarcati all’una di notte dall’aereo, c’era un tizio in aeroporto che aspettava me ed Amormio con un cartello con su scritto "Prinz Lucky". Pure scritto sbagliato. Imbarazzante per me, figuriamoci per lui.

Muoversi: dicono che le strade di Istanbul siano piuttosto trafficate, ma questo non corrisponde affatto alla realtà. Le strade di Istanbul sono infatti intasate in gigantesco ingorgo che ebbe origine nel 1923, quando Mustafà Kemal detto Ataturk parcheggiò un attimo in seconda fila per bersi un tè, ed ora si estende fino alle coste meridionali dell’Anatolia. C’è gente che è nata e morta di vecchiaia senza mai scendere dall’auto di famiglia. Nei rari casi in cui un evento eccezionale provoca il materializzarsi di una strada sgombra, però, per sfogarsi gli istanbullesi pigiano sull’acceleratore per raggiungere il prima possibile l’ingorgo successivo, perciò attraversare la strada è rischiosetto. Vi consiglio di scegliere un albergo che sia sullo stesso lato della strada di tutti i posti dove volete o dovete andare. In alternativa, ci sono i mezzi pubblici, ma qui vi devo mettere in guardia perché presentano delle notevoli differenze rispetto a quelli italiani: funzionano, costano poco ed è molto difficile entrarci senza avere pagato il biglietto.

Mangiare: ad Istanbul si mangia il kebab. Punto. Però esistono circa ottantadue varianti del kebab, alcune delle quali si richiamano a riti antropofagi precristiani (Kokorec o qualcosa del genere) ed altre impastate col napalm, molte con la pecora, alcune con il pollo, con o senza yogurth, con la melanzana, ecc. Noi li abbiamo assaggiati tutti, tranne quello fatto con gli avanzi che vendono in italia, e sono tutti buoni. Inoltre, lungo le rive del Bosforo vendono i panini con dentro il pesce pescato nel Bosforo. Voi mangereste qualcosa che sia stato nel Bosforo? Nemmeno io.

Bere: i turchi bevono principalmente tè e yogurt annacquato. Il tè lo bevono sempre, ovunque, in qualsiasi momento, facendo qualsiasi cosa. In giro per la città è normale trovare bicchierini da tè vuoti, in attesa che qualcuno li ripigli e ci metta del nuovo tè dentro. Lo amano davvero molto. E’ un tè così forte che ci puoi accendere il motorino, ma buono; se ne bevi due non dormi la notte. Lo yogurt annacquato è pure salato, però dopo che l’hai provato un paio di volte non riesci più a farne a meno. Anche perché, mangiando solo carne, hai bisogno di qualcosa che risvegli il tuo intestino di quando in quando.
Oltre a queste due bevande base, i turchi bevono anche il caffè turco, che in italiano si chiama sciaquatura di piatti, ed il raki, che è l’unica bevanda alcolica ammessa nel paese. Una sera siamo entrati in una bettola per assaggiare ’sto raki, perché io ed Amormio siamo persone furbe che il sabato sera vanno nelle bettole di Istanbul ad ubriacarsi, e mentre gli altri avventori discutevano se accoltellarci o darci una botta in testa siamo giunti alla conclusione che si tratta di una specie di pastis amaro, e fa schifino. Lo si beve accompagnandolo con fettine di cetriolo e formaggio di pecora, che è l’equivalente turco delle nostre patatine. Alla fine, dato che abbiamo bevuto e mangiato tutto, a malincuore hanno deciso di risparmiarci.

[Continua]




25/3
2009

Poi torno, eh.

Certe volte mi chiedo cosa passasse per la testa al tizio che ha dato il nome al mar di Marmara. Voglio dire: mar di Mar-mar-a. Non è ridondantissimamente ridondante? Non è come se noi, per pigrizia, avessimo chiamato il Molise Regioregionella?*

Adesso vado a Costantinopoli e se lo trovo, glielo chiedo.

(voi statemi bene)



* Che pure, a ben pensarci, non è neanche un brutto nome.




25/3
2009

Qualcuno mi svegli prima di arrivare a Teheran

Quand’ero giovane, c’era il servizio militare obbligatorio per tutti i maschi apparentemente sani di corpo e di mente. Un divertimento incredibile, se la tua idea di servizio pubblico è imparare a fare la branda e ad uccidere le persone, ma molti di quei maschi sani di mente cercavano tuttavia di evitarlo in ogni modo. Alcuni, tra questi, facevano l’obiezione di coscienza: dichiaravano ufficialmente che le armi gli schifavano e la guerra era una cosa brutta e loro solo a vedere un po’ di sangue se la facevano sotto ed erano refrattari ad eseguire gli ordini e per loro erano tutti amici, anche i nemici, e comunque se i nemici li avessero catturati avrebbero rivelato tutto quello che sapevano ed anche buona parte di quello che non sapevano ed erano pertanto inadatti ad essere impiegati come materiale bellico. Questa era l’obiezione di coscienza, per come la conoscevamo noi ragazzi degli anni ’90, ma non è che ti alzavi la mattina dell’adunata, ti dichiaravi obiettore e tornavi a dormire, ou nou, era una cosa seria, dovevi produrre la tua bella quantità di carte da bollo, c’erano delle condizioni ben precise (basta una denuncia per rissa e l’obiezione di coscienza te l’attaccavi) e soprattutto accettavi la contropartita: mai e poi mai avresti avuto l’opportunità di essere assunto nell’esercito, nelle forze di polizia o in qualunque altro posto di lavoro dove fosse necessario voler sparare a qualcuno, mai e poi mai avresti potuto richiedere un porto d’armi, mai e poi mai, insomma, avresti potuto fare qualcosa di incompatibile con quell’aureola candida che ti eri messo in testa. Mai e poi mai - anche se poi dev’essere uscita qualche legge che rende possibile revocare l’obiezione, ma ai tempi mica si sapeva. Insomma, si evitava il militare, si faceva comunque un’attività di servizio civile per lo stesso tempo o anche più, e si accettava l’impegno di comportarsi per tutto il resto della vita in modo almeno formalmente coerente con questa scelta.

Non è che uno potesse fare obiezione di coscienza ed arruolarsi ugualmente, fare le marce e sparare col fucile e poi al momento in andare a fare le esercitazioni col carrarmato o tirare le bombe a mano tirarsi indietro e fare il tifo. Proprio non si poteva. Fidatevi, mi ero informato.

Allora qualcuno mi spieghi come cazzo mai un medico può rifiutarsi di praticare aborti o prescrivere la pillola del giorno dopo e pretendere di fare il medico lo stesso, o praticare nel proprio studio privato quello che si è rifiutato di fare nell’ospedale pubblico da cui riceve lo stipendio. La sua obiezione di coscienza che valore ha, cosa comporta, a chi l’ha dichiarata ufficialmente, cosa gli costa? Perché a me che ero uno stronzetto diciottenne avete chiesto di firmare carte che mi avrebbero impegnato per tutta la vita e a lui è concesso esercitare a sua discrezione un diritto che non lo vincola in nessun modo? Me lo chiedo perché magari c’è un ottimo motivo ed io non ci sono ancora arrivato ed anche perché, chessò, se uno può fare obiezione di coscienza quando e come gli comoda magari un giorno si sveglia e decide che la sua coscienza gli vieta di somministrare antidolorifici ai moribondi, o di eseguire interventi d’urgenza la domenica, o di effettuare il pap test ad una paziente con la vagina depilata perché indice di deplorevole condotta morale. Esagero, eh, come sempre. A parte che l’ultima pare sia vera.




20/3
2009

Terra Nostra: sopravvivere alla crisi con i nostri amici brasiliani

In questi giorni, sarà la crisi sarà la primavera, sono stanchissimo ed ho sempre sonno. Il lavoro continua ad interferire fastidiosamente con tutte le cose interessanti che potrei fare nel tempo libero, ma per questo temo di non avere alternative almeno fino a quando le cassiere della coop non accetteranno fumetti usati come buoni-spesa. Inoltre, la mia opera di destabilizzazione della dittatura prosegue un po’ a rilento, del resto non mi aspettavo fosse così difficile trovare dei capelli di Berlusconi per la mia bambolina vudù. Capelli veri* intendo. Il risultato è davanti agli occhi di tutti: cani canaglie, un ministro che paragona le proteste studentesche a moti di guerriglia (il famoso "abbassare i toni" tanto caro alle nostre istituzioni), un papa che ricorda quanti problemi creino i preservativi (il suo segretario una volta ha rischiato di ingoiarne uno), un primo ministro che dice di lasciare in pace il papa, che già ha tanti problemi (con i preservativi), ecc. ecc. in un crescendo fino al nuovo film di Tom Hanks. Perciò oggi pensavo di riposarmi e dedicarmi a risolvere alcuni dubbi sollevati dai miei infedeli lettori, almeno a quanto risulta dalle chiavi di ricerca che hanno raggiunto questo sito. Esatto, proprio come se fossimo ancora nel 2004, quando io avevo più capelli e Berlusconi meno e tutti eravamo felici.

* Da questo punto di vista trafugare i cuscini del Ministro delle Pari Opportunità è stato del tutto inutile, ho trovato solo inservibili filamenti di nylon.


Visto che la maggior parte dei pervertiti arriva qui cercando uno spogliarello integrale, foto di sedicenti sedicenni tettone ed altri riferimenti pornografici (su internet? ma come vi viene in mente?!), oppure vogliono scoprire chi è che urla "e invidiare le ciminiere perché hanno sempre da fumare" (Marco Carta, "Per combattere l’acume") o cosa succede se si sniffa la trielina (qualcosa di molto bello, tu muori e noi abbiamo un idiota di meno a produrre gas serra), opererò una selezione concentrandomi su un argomento che mi sta particolarmente a cuore.

(anche perché su, dai, "erezione dottor manhattan"? non c’è mica così tanto spazio su internet, gente!)

TERRA NOSTRA, L’ESPERTO RISPONDE
Innanzi tutto: "Terra Nostra" è un melodramma seriale televisivo che parla di una cricca di immigrati italiani in Brasile all’inizio del secolo scorso (il Novecento, se siete particolarmente storditi). La storia d’amore e idiozia tra Matteo e Giuliana si intreccia con le vicende di una serie di personaggi più o meno secondari, tutti a vario titolo coinvolti nella coltivazione del caffè. In realtà, un po’ come in Apocalypse Now, la vera protagonista è Rosana, adorabile psicopatica che per amore riuscirà a rovinare la propria vita e quella di quante più persone possibili (tuttavia Rosana in Apocalypse Now aveva un ruolo decisamente minore). Spicca inoltre un’ampia sottotrama dedicata al giovane Barack Obama, dalla sua nascita come figlio di una schiava nelle fazende fino alla sua ascesa alla presidenza degli Stati Uniti.

Di seguito le vs. richieste:

terra nostra figlio nana: a parte che si chiama Nanà, con l’accento, suo figlio è il piccolo Josè Anseo. Verso la fine della telenovela verrà reso noto che il padre del ragazzo è Gumercindo, e questo dapprima creerà un certo scompiglio, ma poi tutti accetteranno il fatto come una delle cose che possono succedere quando ti scopi le schiave nell’amaca. Il piccolo cambierà il proprio nome in Barack Obama e diventerà presidente degli Stati Uniti.

terra nostra gumercindo: un po’ vago, no? Gumercindo è il fazendero che se la faceva con le schiave nell’amaca (ah, Brazil!) ed è il padre di Rosana e Angelica (oltre che di Barack Obama e di un altro marmocchio di cui non ricordo il nome). E’ una persona molto elegante, talvolta un tantino stronza, ma fondamentalmente un drittone. Soprattutto all’inizio della storia dimostra uno spiccato gusto fetish per gli stivali neri tipo nazista.

terra nostra bruno e florinda: la coppia così stupida, ma così stupida, che al confronto la marini e un suo fidanzato a caso sono intelligenti. Ad ogni modo, mi risulta che alla fine si sposino o fidanzino, ma non so come i genitori di lui abbiano preso la notizia.

franceschino terra nostra: questa è difficile... Franceschino (Francesco Maiano Segundo) da quanto ricordo alla fine inspiegabilmente non viene recuperato dall’orfanotrofio dove era stato portato dalla donna delle pulizie, pur essendo stato rintracciato. Spero che la director’s cut chiarisca questo apparente buco narattivo.

terra nostra ultima puntata: è terribile, ma non l’ho vista neanch’io. Fonti affidabili mi informano tuttavia che alla fine tutti i personaggi femminili partoriscono tranne Jeanette (la vecchia malvagia che si fidanza col cocchiere), tutti si sono riconciliati tra loro (persino Matteo e Rosana, unbelievable!) ed infine Gumercindo o Francesco Maiano affidano a Matteo e Giuliana un pezzo di terra dove costruire la propria casa e coltivare la terra senza più stracciare le balle al mondo, Rosana e Massimiliano "Baffetto fatale" Maiano vivono felici e contenti nella loro casetta, Bartolomeo e Leonora mollano la fazenda e vanno a fare il vino a Porto Alegre, Florinda si fidanza o si sposa con Bruno ed i due bambini abbronzati (Barack Obama e suo cugino) vanno entrambi in una scuola da ricconi, sponsorizzati uno da Gumercindo e l’altro da Francesco Maiano. Insomma, va a finire così bene che non mi ha stupito trovare Veltroni tra gli sceneggiatori.

francesco maiano muore? Certo che no, come cazzo ti è venuto in mente? Quello ci seppellisce tutti. In "Terra Nostra 2", ambientato nei primi anni ’90, Francesco Maiano è ancora lì che fabbrica figli con la sua bella pastaia italiana, ed ha ricominciato a giocare a rugby.

(ci sono serie possibilità che io decida di dedicare il blog esclusivamente a questo argomento. Se non fate cadere il governo subito.)




18/3
2009

Tipo il telegiornale, ma con meno donne nude

E’ stata presentata l’alleanza con cui Vendola ed i suoi si candideranno alle prossime elezioni europee. Per una volta non mi dilungherò sul simbolo: è terribile, in linea con la concorrenza. Resto di stucco leggendo che nel cartello elettorale ci sono anche i socialisti. I socialisti?! Ma non l’avete ancora capito che quelli portano sfiga? Poi leggo che sono in corso contatti per includere anche Pannella, e lo stucco non basta più. Per fortuna, pare, Vendola è contrario, ad insistere per l’inclusione di Pannella è Craxi. CRAXI?! Vengo meno. Ascolta, Nichi, io lo so che il partito perfetto non esiste, che a mirare sempre all’ideale perfetto non si raggiunge mai un cazzo, ma se volevi farmi capire che nei tuoi confronti mi ero illuso e che il tuo progetto sarebbe degenerato nell’ennesimo guazzabuglio politichesco all’italiana, non occorreva tutto ’sto casino. Bastava un sms. Craxi, Pannella?! Djiucan! Devo cominciare a digiunare adesso per non vomitare a Giugno.

(Scherzo, Nichi. Sono ancora al tuo fianco, Nichi. Io l’ho capito che il tuo piano è mandarli in Europa per toglierceli dalle palle, Nichi. Sei forte, Nichi. Ni-chi. Ni-chi. Ni-chi. Olè!)

(sigh, che paese.)

[INTERVALLO]
Takashi Miike, il regista psicopatico che ci ha regalato Ichi the killer ed altri capolavori, ha appena presentato in Giappone il suo film su Yattaman. A questo punto ditemi se Watchmen ha ancora un senso. (no)

L’altra sera ho acceso la tivù tre secondi e c’era Prodi. Da quando ha lasciato la politica, sembra ringiovanito di dieci anni e a scanso di equivoci sì, lo voterei di nuovo e me ne pentirei di nuovo. La sua uscita dallo studio è stata accolta con un lungo applauso e dopo di lui è comparsa una persona bassa, antipatica e che faceva ridere. Un classico.

Domenica dopo pranzo ci si annoiava, i nipotinzi non sapevano con cosa giocare, allora io ed Amormio abbiamo loro proposto di darci una mano a spaccare la legna e a trasportare i pesantissimi ceppi di betulla al coperto. Si sono divertiti un casino. Il lavoro minorile è una pacchia, altroché.
[/INTERVALLO]

In visita al sacrario militare di El Alamein, il presidente del senato Schifani si è dichiarato orgoglioso "di far parte di un paese che ha sacrificato migliaia e migliaia di vite umane per difendere il valore della patria". Schifani è protetto dal lodo Al Fano quindi apparentemente può dire qualsiasi cazzata, perciò è anche passabile che paragoni i militari in Afghanistan (professionisti che "portano la pace" in giro per il mondo di propria spontanea volontà ed in cambio di un lauto stipendio) ai soldati, in gran maggioranza coscritti, che hanno combattuto ad El Alamein al seguito degli Afrika Korps di Rommel e che il proprio sacrificio se lo sarebbero probabilmente risparmiato di gusto. Mi chiedo però se lo abbiano narcotizzato durante il viaggio, lo Schifani, perché l’ultima volta che ho controllato El Alamein era in Egitto, quindi a un bel po’ di chilometri dal più vicino confine della patria da difendere. Che si fossero persi?




16/3
2009

La generazione senza SIM

Quand’è nato mio nonno, tipo un godziliardo di anni fa, suo padre si è ubriacato così tanto che non è riuscito ad andare a denunciarlo all’anagrafe prima di una settimana e dato che non poteva dichiarare all’impiegato comunale di aver passato una settimana a farsi passare la ciucca, mio nonno per tutta la vita, su tutti i documenti, ha sempre avuto la data di nascita sbagliata di una settimana.
Questo, tuttavia, non ha niente a che vedere con l’articolo 45, comma 1, lettera F del nuovo pacchetto sicurezza in via di approvazione, che di fatto impedirà agli immigrati clandestini di denunciare la nascita di un figlio rendendo necessaria la presentazione del permesso di soggiorno per la richiesta di atti di stato civile. Forse l’idea è che questa norma funga da deterrente, forse i leghisti, che hanno appena scoperto di non avercelo più tanto duro, tentano in questo modo di mettere in atto una sorta di vendetta nei confronti degli immigrati, costringendoli a trombare di meno. Il risultato più probabile (e non ci vuole una sfera di cristallo per capirlo*) è invece che i clandestini continueranno ad essere clandestini, rimarranno incinti, eviteranno di partorire in ospedale per non essere denunciati, si affideranno a privati più o meno medici più o meno abusivi rischiando di farsi male, avranno figli che non denunceranno per non essere denunciati, e questi figli saranno sostanzialmente invisibili alla Stato ed alle sue leggi, il che se da una parte può sembrare meraviglioso, dall’altra vuol dire che non potranno avere documenti, non andranno a scuola, non avranno a loro volta accesso né al servizio sanitario né a nessun tipo di servizio pubblico - ammesso che ne restino - e insomma dovranno impazzire ogni volta che vorranno dimostrare al mondo ed alla sua burocrazia di esistere. Non per essere catastrofista, ma tra dieci, massimo quindici anni questi ragazzi invisibili vorranno comprarsi un telefonino, e la tizia al centro vodafone non glielo potrà vendere perché non hanno la carta d’identità - e loro si arrabbieranno molto perché tutti i loro amichetti ce l’avranno senza problemi. Lo fronteggiate voi un esercito di ragazzi invisibili incazzati? Io no, e scommetto che anche Rorschach avrebbe qualche esitazione. Com’è che si chiamava ’sto pacchetto? "Sicurezza"? Bel pacco.



* Ma se ci vuole, io ce l’ho e l’ho di fatto usata per la stesura di questo post.


P.S.: Se arrivati a questo punto state ancora cercando il collegamento con la storia di mio nonno, siete capitati sul bloggo sbagliato.




12/3
2009

La rivoluzione mi riesce meglio da seduto

Sempre la stessa faccia di ieri
Che poi, io ’sto stronzo non l’ho mica mai votato, e neanche nessuno dei suoi complici, e neanche ho mai fatto finta, e neanche mai ho approvato interiormente o socialmente una delle sue antidemocratiche trovate, e neanche mai mi sono sottratto alla qualsiasi occasione di parlargli o scrivergli contro, sono stato zitto mai, zitto mai non credo, perciò non si potrebbe fare che ve la grattate da soli ed io me ne sto sul divano a sgranocchiare taralli e fumetti fino alla prossima Liberazione?


[che c’ho un sacco di roba da leggere]


Casomai se avete bisogno di qualcosa (chessò, un covo segreto, un deposito per gli esplosivi, una cicca - non in rapida successione) mi chiamate voi con il solito sistema segreto e sono a vostra disposizione (tre squilli su skype, due sms anonimi, tre e-mail che simulano la vendita di prodotti per allungarmi l’argagno).

(ops. Non più così segreto, immagino)

Sul serio, apprezzo tutti gli appelli contro la dittatura che si leggono su internet, sono fantastici ed assolutamente condivisibili, li leggo parola per parola e mi dico che di certo mussolini stesso non sarebbe durato sei mesi se il pcd’i avesse potuto contare sull’acume sferzante di qualche centinaio di blogger, la situazione è gravissima, ma sono certo che i nipoti che non avrò capiranno benissimo che non potevo entrare in clandestinità prima di aver trovato qualcuno che venisse a dare da mangiare alla gatta. Già è magra.




[la rabbia, è sana. l’indignazione, doverosa. l’immaginazione sovversiva, stupenda.
la paura, fosse anche la paura della dittatura, no. la paura è roba loro, territorio di caccia e bordello loro, arma e strumento loro. la sanno usare meglio, ci campano.
io non ci sono proprio tagliato. ho ancora le tasche piene di risate.]




11/3
2009

A proposito di Rorschach

Cosa vedi in questa immagine?

Cosa vedete in questa immagine?


Il futuro presidente della repubblica

Lord Voldemort

Un supereroe impegnato a salvare le sorti del Paese

L’uomo che ha corrotto David Mills

Una bellissima farfalla



Ultimamente leggo un sacco di cose interessanti, in giro. Gente amareggiata, gente incazzata, gente disperata. Siamo passati da un governo che apparentemente non riusciva a fare niente ad uno che riesce a fare tutto sbagliato. E dico proprio tutto, eh: finora non c’è stato un solo atto di questo governo che non mi sia sembrato inopportuno, illiberale, scellerato quando non addirittura deliberatamente malvagio. Qualcuno potrebbe pensare che io abbia dei preconcetti, che sia un altro di quei famigerati esponenti della "sinistra del no", come il governo ha efficacemente etichettato l’opposizione. Sticazzi, certo che lo sono, appartengo alla sinistra del noissimo, ma non per questo esagero. Anzi, sono qui pronto con spirito estremamente collaborativo e mentalità aperta a ricredermi non appena quel qualcuno mi farà notare qualsiasi cosa fatta da questo governo che non sia assolutamente deprecabile. Facciamo però che aspetto seduto, ok?
Ci sono dei conti però che non mi tornano. E’ vero, il Lestofante Capo è un corruttore, un fascistoide, un faccendiere in odor di mafia, un demagogo, un piduista, un megalomane, un maschilista, un manipolatore ed un pessimo cantante, su questo non ci piove (nonostante il governo ladro). Alcuni dicono che sia anche un dittatore, o almeno che si sbatta come un dannato per diventarlo. Può essere. Ma non è uno di quei dittatori che spuntano dal nulla cosmico con un esercito alle spalle, fanno un colpo di stato e soggiogano la popolazione inerme, categoria invero piuttosto rara. E’ uno di quei dittatori che prima affabulano, affascinano, indicano all’attenzione generale molti problemi e si propongono come la persona adatta a risolverli. E si fanno eleggere democraticamente ai vertici dello Stato, come il Lestofante ha fatto per ben tre volte. E mentre sfruttano ogni possibile strumento previsto dalla democrazia borghese per restringere le libertà civili ed aumentare il proprio potere, godono ancora di un entusiasta supporto popolare. E fino a quando le libertà civili non saranno così esigue da togliere il respiro ed il loro potere così invadente da risultare insopportabile, un’ampia fetta della popolazione continua a sostenerli e non perché siano mentecatti ipnotizzati dall’idea di un futuro paradisiaco in cui tutti diventano veline o calciatori, ma perché quei dittatori lì in cambio del potere che si prendono e delle libertà che tolgono offrono qualcos’altro che la gente desidera: la sicurezza, il lavoro, i soldi, l’indipendenza nazionale, una tazza di riso. Per inciso, non credo che il nostro attuale presidente del consiglio ricalchi esattamente la figura di un dittatore di questo tipo: lui in realtà non ha assolutamente idea di come fare a mantenere le proprie promesse, per cui può darsi anche che la gente si stufi molto prima di arrivare al dramma.
Al momento, però, il sostegno della maggioranza degli italiani al Lestofante è terribilmente alto, indice che un sacco di italiani continuano a pensarla come lui e a riconoscersi nei disvalori che lui propone ed incarna. Non è un caso, da un lato egli si dedica alacremente e con grande passione a rappresentare i vizi più diffusi nella penisola, dall’altro ha lavorato per decenni con tutti i mezzi a propria disposizione per forgiare un italiano medio che si riconoscesse in lui. Pertanto, se pure - il Santo Padre preghi per scongiurare questa ipotesi - domani un fulmine colpisse il nostro premier sulla zucca non più pelata e lo spedisse all’altro mondo senza possibilità di ricorso in cassazione, avremmo comunque metà nazione costituita da Lestofanti Minori pronti a vendere il proprio voto al prossimo venditore di fumo, che potrebbe persino rivelarsi peggiore dell’attuale (uhmpf, al momento mi viene in mente solo Lucifero, ma non è escluso ce ne siano altri). Tutto questo per dire che sì, accanirsi contro il capo del governo è doveroso e divertente, sollevare l’attenzione contro i suoi misfatti, consapevolizzare la gente, tutto quel che volete, va fatto, è giusto, ma non mi aspetto che si riveli chissà quanto efficace. Magari si potrebbe integrare questa sana e santa opera di demonizzazione del premier con un po’ di sano lavoro alla base, cercando di accelerare la presa di coscienza degli italiani possibilmente senza arrivare (almeno per una cazzo di volta, dai!) alla guerra civile. Lo si potrebbe fare, azzardo, persino fuori da Internet, dove mi dicono viva ancora un sacco di gente. Lo so, è frustrante, tutto quel parlare e parlare con qualcuno che magari ti può interrompere o dire una cazzata e tu non ricordi la data esatta del processo e non puoi neanche andarla a cercare su wikipedia, tutto quel dover ascoltare opinioni diverse dalla tua cercando di non farti confondere le idee e senza neppure moderare i commenti, quel doverti comportare poi coerentemente con quello che hai appena affermato perché qualcuno potrebbe anche farci caso, è dura. Ma se avevi in mente qualcosa di diverso dal far ridere di Berlusconi qualcuno che la pensa già esattamente come te, forse ne vale la pena. In fondo, una volta la maggioranza degli italiani non era proprio così stronza, e se ha cambiato idea una volta può farlo di nuovo.


(Vabbè, ’sto pezzo è uscito così lungo che nel tempo che ci hai messo ad arrivare fin qui potrebbe essere già caduto il governo, e noi vivere tutti in un mondo libero e democratico e pieno di coniglietti che cagano gattini. Speriamo.)




9/3
2009

Al cinema con KarmaChimico: Watchmen

La recente proiezione di "Watchmen" in quel di Vincenza mi ha offerto l’occasione di una rimpatriata tra amici precedentemente dispersi, e se non altro per questo il film potrebbe essere da condannare.

(scherzo, raga, siete simpa, vvtb)

Circa...Molti avranno letto il fumetto di quel genio schizzato di Alan Moore da cui è stato tratto il film, ed altri avranno visto il cartone animato, perciò potrebbe sembra inutile dilungarsi sulla trama. Ed è inutile, in effetti, ma dato che non sono un critico cinematografico di cosa volete che scriva, delle inquadrature, della fotografia? Non scherziamo. Ad ogni modo neanche voi ne capireste niente, quindi tanto vale.
Watchmen, dicevamo, è ambientato in un 1984 molto simile al nostro, se non per un piccolo dettaglio che ad un certo punto ha fatto prendere alla storia un binario decisamente differente: Nixon è ancora presidente, gli Stati Uniti hanno vinto la guerra del VietNam, la tensione nucleare con l’Unione Sovietica è alle stelle e le ronde padane sono già una realtà - anche se hanno scelto come divisa degli elaborati costumi in lattex. Se per voi, quindi, così come per me, il 1984 è stato un anno piuttosto felice, pieno di sole ed amici con cui divertirsi e droga a buon mercato e fidanzate sessualmente disinibite, dovete solo ringraziare di non essere nati nell’universo di Watchmen: lì la terza elementare sarebbe stata molto più dura.
La storia inizia quando il membro di una delle suddette ronde di giustizieri mascherati, il Comico, viene fatto volare da una finestra ed un altro di loro, Rorschahrhahhch, inizia ad investigare temendo che qualcuno voglia farli fuori tutti (tipico pensiero paranoico che si rivelerà essere una grossolana stima per difetto del problema). Rorschahrhahhch, va detto, è una specie di Calderoli dotato di senso dell’umorismo, e non brilla pertanto né per lucidità di pensiero né per efficacia comunicativa. Nessuno dei suoi ex-camerati è disposto a dargli retta, o anche semplicemente a vederselo intorno: non Gufo Notturno, un ciccione che non riesce ad avere un’erezione decente se non quando è vestito da uccello, non il Dr. Manhattan, un fisico nucleare che ha portato il concetto di Grande Puffo alle estreme conseguenze, non Spettro di Seta, l’inutile fidanzata di quest’ultimo, e neanche Ozymandias, un biondino dalla pettinatura improbabile che si ritiene l’uomo più intelligente del mondo. Insomma, l’unico che crede a Rorschahrhahhch è Rorschahrhahhch stesso. Ma dato che Rorschahrhahhch ha il codice morale di Torquemada, una maschera bellissima ed una spiccata propensione a frantumare le ossa di chiunque sia anche solo lontanamente sospettato di avere commesso un crimine, egli prosegue senza esitazioni la propria indagine fino a rivelare una complessa macchinazione volta a liberare il pianeta da un peso ingombrante. il dirompente carisma del dr. manhattanE quel peso [SPOILER] è l’enorme batacchio blu del Dr. Mahnattan, che ad ogni passo ondeggia a destra e a sinistra provocando pericolosi spostamenti dell’asse terrestre. Ricordate quando dicevo che nel mondo di Watchmen la storia aveva preso un binario differente a causa di un piccolo dettaglio che lo distingueva dal nostro? Il pendolo del Dr. Mahnattan è quel dettaglio, e non è affatto piccolo come dicevo. E’ lui che ha messo in fuga i vietnamiti, è lui che terrorizza i sovetici, è lui che in qualche modo non del tutto chiaro ha contribuito alla rielezione di Nixon. Ora però quella preziosa risorsa è diventata un problema, perché ogni volta che appare dal nulla in tutta la sua magnificienza (il più delle volte con il Dr. Mahnattan appeso dietro) il batacchio provoca un forte senso di imbarazzo e di inadeguatezza nei leader mondiali, i quali per compensare devono continuamente ampliare il proprio armamentario missilistico mettendo a repentaglio la pace nel mondo. Il Dr. Manhattan si è persino disegnato un cerchietto sulla fronte per costringere gli interlocutori a guardarlo in faccia, ma non c’è niente da fare: il batacchio sembra possedere misteriose proprietà ipnotiche. Un problema molto grosso ed apparentemente insolubile (oltre che incommensurabile), che qualcuno pensa di eliminare spedendo il pitone blu su Marte. E pensare che a tagliarlo si sarebbe eliminata la fame nel mondo. Per fortuna, quando tutto sembra perduto, arriva il buon Rorschahrhahhch a sistemare le cose.
E tutto è perduto.