6/5
2009

La zanza tigre e il dragone

So che alcuni di voi sono in ansia di sapere com’è andato il mio consueto rendez-vous annuale di tai chi a Jesolo Bay. A dire il vero lo so perché ho avvertito una perturbazione nella Forza, malgrado siate stati tutti così discreti da non chiedermi niente al riguardo.
Non siate in pena, è andato tutto nel migliore dei modi: tre giorni di sole, mare e roulotte, trascorsi a faticare in spiaggia ed in pineta e conclusisi con un faticoso rito di passaggio superato ancora una volta grazie alla clemenza della corte. Son soddisfazioni, anche se ovviamente il piccolo monaco taoista che è in me disdegna di trastullarsi in simili pensieri celebrativi (tutto il resto di me, invece, esulta come una scimmia ubriaca che balla nuda su un albero di banane).

(per dire il contegno)

Approfitto dell’occasione, già che in ’sto periodo non ho molta voglia di scrivere, per dedicare un pensiero alle diverse centinaia di zanze tigri che mi hanno punto mentre io mi impegnavo a bilanciare lo yin con lo yang o a farmi comunque i fatti miei: spero di aver spiaccicicato la maggioranza di voi zoccole, e che Berlusconi vada alla festa di compleanno delle superstiti.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




5/5
2009

Io son quindici anni che ci provo

Gent.le Sig.ra Lario,

ho sentito dire che ha recentemente deciso di porre termine alla Sua relazione con il dott. cav. gran figl. d. putt. Silvio Berlusconi.
Bell’idea, non c’è che dire, ma non faccia la furba e rispetti la fila.

Le meglio cose,

(the blogger formally known as) Lusky




28/4
2009

L’influenza suina è quando Calderoli ha la febbre

Secondo i miei calcoli ed i dati allora diffusi dai principali mezzi di informazione, la Sars avrebbe dovuto ucciderci tutti entro il 20 Settembre 2003. Quindi non starei troppo in ansia per l’influenza suina. D’altra parte, le statistiche parlano chiaro: 152 morti in Messico, nessuno nel resto nel mondo. Anche i contagiati, negli estados unidos o in europa, guariscono, perché c’hanno un anticorpo naturale: i soldi per curarsi.
Perché tanto allarmismo sui giornali, allora, si chiederanno i miei piccoli amici? Il sociologo risponde. Prima di tutto, sta scemando l’interesse per i terremotati, l’abbraccio collettivo si sta allentando, l’euro che abbiamo generosamente donato probabilmente è già servito a pagare il caffè a qualche sottosegretario all’emergenza, nonostante gli aquilani continuino a vivere nel fango delle tende in attesa di un miracoloso g8 o almeno che smetta di piovere. E poi, e soprattutto, dato che come ogni giorno da quando il nonno ha avuto la malsana idea di scendere dagli alberi e guardarsi intorno abbiamo la chiara percezione che il mondo è uno schifo e non si può andare avanti così, noi umani come specie siamo piuttosto eccitati dalla prospettiva che il mondo debba finire, stia per finire, sia praticamente sul punto di finire per colpa del dispetto degli dei o dei nostri peccati o della malizia della natura. La fine del mondo, sì, ci spaventa, e come tutte le cose che ci spaventano ci emoziona ed un po’ ci attira. Fidatevi, Dario Argento ed il parrucchiere di Morgan ci si sono fatti sopra una carriera. A spulciare la storia, millenaristi lo siamo sempre stati, prima c’era Yog Sothoth che doveva divorare il mondo, poi il giudizio universale, poi l’incubo atomico, adesso il riscaldamento globale, la pandemia e l’esaurimento delle risorse. Abbiamo sempre paura, quando cala la notte e le giornate si accorciano, e d’altra parte mai che facciamo seriamente qualcosa per limitare i possibili rischi, per scongiurare la crisi prima che sia troppo tardi. La gente continuava a peccare come bestie, continua ad inquinare e ad ammassare i maiali l’uno sull’altro, e continua ad avere paura. Perché ci piace, la fine del mondo è la nostra massima ambizione. Perché sarà pur vero che l’importante non è la meta ma il viaggio, come dicono i saggi, ma se non c’è un traguardo a noi che importa di viaggiare, che senso ha? Mica siamo saggi, noi.




24/4
2009

Non è una festa per tutti

Il nostro stimatissimo Presidente "Crapa pelada la fa i turtei" ed altri noti esponenti del lodo Alfano hanno recentemente preteso di ricordare come la Liberazione sia una festa di tutti gli italiani. Purtroppo, e non per la prima volta, si sbagliano: oggi come sessantaquattro anni fa ci sono fascisti ed antifascisti, e la Liberazione non è la festa dei fascisti. Uno dei pochi giorni, di questi tempi, in cui non è la festa dei fascisti.

Non dico che la Liberazione sia un monopolio esclusivo della sinistra, antifascisti sono stati e sono anche alcuni cattolici, liberali, conservatori che con la sinistra non hanno nulla a che spartire. Ma di certo antifascisti non sono alcuni esponenti di spicco di questa maggioranza di governo, dalla Mussolini a Borghezio, da La Ruspa a Gasparri, da Alemanno a Gentilin, e di certo antifascista non è quel figlio illegittimo di Licio Gelli che li manovra tutti, ed antifascisti non sono quelli che approvano le parole e l’operato di questi signori. Non è che il Berlusconismo sia esattamente uguale al fascismo, ma di certo tra i suoi sostenitori i fascisti non mancano. La Liberazione non è roba loro, non è una di quelle feste folkloristiche tanto amate dai cioccolatai e dai fabbricanti di panettoni che in fondo in fondo possono andare bene a tutti, non è una generica celebrazione di buoni sentimenti: è il ricordo di un avvenimento ben preciso avvenuto non troppo tempo fa, la liberazione dell’Italia dai fasciobastardi che per vent’anni avevano governato il paese con metodi dittatoriali e dai nazisti che con la loro complicità avevano invaso il paese. Non è la festa di chi ritiene che i repubblichini ed i partigiani avessero pari dignità, di chi ripete che comunismo e fascismo in Italia hanno fatto gli stessi danni, di chi fino a pochi anni fa parlava di abolire la festa della Liberazione, di chi reputa mussolini un grande statista, condivide le sue idee ed i suoi metodi e li ripropone con un nome nuovo. Per questi, il 25 Aprile è il ricordo della sconfitta, e non hanno niente da festeggiare o da celebrare. Disertino pure ogni cerimonia di commemorazione, come hanno sempre fatto finora, ed evitino di schizzare retorica ipocrita sulle tombe dei loro nemici, se ne stiano a casa o nei loro covi segreti a crogiolarsi nel rancore, nel desiderio di vendetta e nei loro piani di distruzione della democrazia. Nel caso improbabile cogliessero l’occasione e trovassero il tempo per vergognarsi almeno un pochettino, mi mandino la foto, gradirei.




23/4
2009

Il carretto passava

Al di là delle intenzioni, delle interpretazioni, delle correzioni di tiro, del fatto che la Consulta, il TAR, i cittadini rigetteranno questa legge come assurda ed inapplicabile, è già demenziale che a qualcuno una legge così sia venuta in mente. Ma questi barbari padagni non si sono mai accorti che una delle cose più belle delle città più belle è la possibilità di prendersi qualcosa al volo e mangiarlo per strada, seduti su una panchina o sul marciapiede, camminando e parlando, che sia un kebab o una fetta di pizza o un panino o un gelato o un pezzo di focaccia o un cartoccio di patate o quel cazzo che hai voglia di mangiarti in quel momento?
Cari liberali miei, c’è chi adora sedersi al tavolino di una gelateria chic a leccare una coppa da otto euro disegnata da uno stilista nuiorchese, c’è chi ha i pantaloni troppo belli per sporcarli su una panchina e mai si rovinerebbe il rossetto con un panino, e c’è chi no. Io sono uno di quelli no. Quando nel pleistocene mi dissero che un tale Berluscojoni, se rammento bene il nome, si era buttato in politica con tutta la potenza di fuoco dei suoi conti in banca e delle sue televisioni, io in quel momento stavo seduto su dei gradini mangiando un panino con la mortadella. Che aneddoto tremendamente naif, non trovate? E mi ricordo che pensai, sarà anche potente e ricchissimo ed avere mille zoccole al seguito, ma lui del piacere di sedersi su degli scalini a mangiare un panino con la mortadella non ne sa nulla. Non poteva saperlo, non può, e non potrà, quindi tutto quel potere in fin dei conti a che gli è servito? Non che lui c’entri con questa storia, poi, solo che ora vi piacerebbe togliere quel piacere anche a me. Peccato. Mi sa che non ci riuscirete.




21/4
2009

Mi son distratto un attimo...

E’ morto J.G. Ballard, un altro grande scrittore di cui non ho (ancora) letto niente. Il mio dolore per questa grave perdita è lievemente mitigato dal fatto che credevo che Ballard fosse morto, tipo, vent’anni fa, come il tizio delle pecore elettriche.

Il presidente iraniano Ahmadinejad provoca scompiglio al summit ONU accusando Israele di essere razzista. Non si capisce come gli sia venuta questa idea: il razzismo non c’entra, in Israele ognuno ammazza i palestinesi per motivi personali. A Sharon, per esempio, piaceva il rumore che facevano quando gli sparava.

(e adesso non mettetevi tutti a criticare Ahmadinejad solo perché parla e si comporta come un nemico di James Bond. Vabbé, è uno psicopatico integralista con un pessimo taglio di capelli e ce l’ha con gli omosessuali. Embè? Gli omosessuali non sono mica una razza, quindi il suo discorso è perfettamente coerente. E poi ce l’ha anche con le adultere, e mica si sente mai nessuno prendere le difese delle adultere, no? Maledette adultere.)

Il ministro della guerra La Ruspa ha dichiarato che i partigiani rossi, pur meritando rispetto, non vanno celebrati come portatori di libertà. E infatti ha ragione, fosse vissuto ai tempi loro lui non sarebbe a piede libero, e forse neanche a piede vivo, ma che ci vogliamo fare? (sospiro) D’altra parte, è pur vero che la Liberazione dal nazifascismo o l’hanno fatta i partigiani, o l’hanno fatta gli americani, o l’hanno fatta insieme, o l’hanno fatta ciascuno per conto proprio, ma sicuro sicuro che non l’hanno fatta gli amici del ministro della guerra La Ruspa.

Nel frattempo, dal suo covo segreto il Pres.delCons. ha annunciato che quest’anno per la prima volta parteciperà alle celebrazioni del 25 Aprile: porterà un fiore a Piazzale Loreto. E ci andrà col carrarmato.

Il fatto che questo governo, così come tutti gli altri precedenti guidati dalla medesima persona, continui a spadroneggiare su reti televisive e testate giornalistiche, persino su quelle pubbliche (seh!) o della concorrenza, imponendo ad alcuni l’adesione alla propria linea politica ed un ossequio servile e da altri ottenendoli senza neanche doverli imporre, bensì per schietto spirito di vassallaggio e furbesca propensione a baciare le mani (le mani, via...), non è una grande novità: il Pres.delCons. ha una lista di proscrizione lunga quasi quanto la sua lista di prescrizioni. L’ultimo a finirci dentro (Vauro è già storia vecchia) è quel vecchio bolscevico del mago Silvan, reo di aver fatto sconvenienti allusioni alla bacchetta magica del Lestofante Capo, e neanche quel genere di allusioni sconce che vi è appena venuto in mente.
Certo che se la censura colpisce i vignettisti ed i maghi prima dei blogger è facile pensare che la causa sia o una o l’altra: o che veramente, ma veramente, quelli sottostimano di brutto l’importanza della Rete quale veicolo di scambio di informazioni e formazione delle coscienze, o che i blogghi ed il loro arsenale di controinformazioni non contano veramente una fava. In ogni caso, approfittiamone.




16/4
2009

VogliaZero

Santoro, dicono, nella puntata della settimana scorsa ha dato addosso al governo, forse alla protezione civile, ai pompieri, alla madonna di fatima per non aver fatto tutto il possibile per prevenire i danni del terremoto e per aver gestito male l’emergenza. Non l’ho visto, ma me l’immagino, e ne ho letto in giro. E allora? Se ha detto cose false, querelatelo. Se ha detto cose vere, andate a costituirvi. Se è stato ambiguo, chiarite. Sempre che a furia di giocare ai Benito Corleone non abbiate già abolito per decreto la democrazia. Non si può più criticare il governo, sollevare dubbi sul suo operato, scuotersi da quell’abbraccio collettivo e cattolico che ci vorrebbe tutti uniti nella catastrofe? Perché non siamo tutti uniti, via, c’è chi è morto e chi ha avuto morti e la casa distrutta e la vita resettata e chi si sgrava la coscienza donando un euro e chi è pronto a scovare tra le macerie nuove lucrose opportunità di investimento e c’è pure chi si è arricchito costruendo castelli di sabbia e ci sono responsabilità, anche di fronte alla tragedia, ci sono diversi gradi di innocenza e di colpevolezza, c’è chi si è messo in tasca i soldi (e se ne metterà altri) e chi ci ha lasciato le foglie. Non è vero? Non si può dire? Ma perché? Far finta che niente si possa fare per imbrigliare la natura matrigna, che tutto debba essere accettato e subito così com’è, com’è stato, senza porsi dubbi e ringraziando la provvidenza del giorno dopo, far finta che tutto scorra verso il lieto fine come nei proclami del Lestofante Capo o in un serial televisivo da venti puntate, questo sì sarebbe mancare di rispetto ai cadaveri ed ai superstiti, non il contrario. Chiudere la bocca ad uno che dice cose false dimostrando che sono false, è giusto. Chiudere la bocca ad uno che dice cose scomode in modo irritante minacciando di chiudergli la trasmissione, non è giusto, se non è censura l’odore la puzza è la stessa, ed ammonirlo con minacce trasversali (tipo, ti licenzio in tronco il vignettista di fiducia) rasenta la testa di cavallo nel letto.
Tra le varie iatture provocate da questo governo, metto in conto anche questo post. Perché a me Santoro non piace, e per colpa di ’sto governaccio mi tocca difenderlo. Non mi piace perché, pur essendo un giornalista intelligente, conduce delle trasmissioni in cui si urla troppo, si schiamazza, si esagera tutto e si capisce ben poco. E poi è fazioso, vabbé, un filino populista, ma questo può anche starci, ce ne vorrebbero mille di Santoro per riequilibrare la faziosità televisiva della sponda opposta, diciamo che la faziosità è il meno. Il fatto è che Santoro ha sempre diretto quel genere di trasmissione televisiva che io sempre ho odiato, fin da quando ero infante (e la televisione era in bianco e nero, e c’era il muro di berlino, e la calce non si era ancora asciugata bene). E comunque, penso che nessun elettore del Popolo della Loschità attualmente al governo cambierà mai le proprie preferenze politiche dopo aver visto una puntata di AnnoZero, nessuno.
Insomma, io AnnoZero generalmente non lo guardo, dice cose giuste e presenta argomenti validi ma in un modo che non mi piace, mi innervosisce, e lo psicologo dell’FBI che mi sta seguendo ritiene che io sia già abbastanza nervoso. E sapete cosa faccio io allora? Non lo guardo.
Questo non significa che AnnoZero non debba essere trasmesso. Io non guardo il 99% della merda che trasmettono in televisione, perché a dire la verità quasi tutto mi irrita molto più di Santoro. Mi irritano i giornalisti leccaculo i cui nomi conoscete benissimo, mi irritano le ballerine seminude, le presentatrici con il cervello in naftalina, i presentatori che fanno i simpatici, i talk show in cui eminenti idioti vengono elevati ad idolo delle masse, le gare a chi si umilia pubblicamente nel modo più spettacolare, i quiz che fanno sembrare un genio chi conosce i nomi di tutte le ventuno regioni d’italia, le trasmissioni sportive, i programmi di intrattenimento per casalinghe annoiate, i cazzi vostri in piazza, i reality, le televendite, i telegiornali da regime nordcoreano, il maschilismo imperante e l’eterosessualità sfrontata, i frustrati che dibattono su quanto lunga debba essere la coscia di una ballerina, il telethon, i telefilm sulle vite dei santi, dei pulotti, dei preti, dei medici e di garibaldi, le trasmissioni sul paranormale, i programmi coi comici, la diretta da san pietro e le previsioni del tempo quando fa brutto. Tutto questo batte in cattivo gusto Santoro 100 a 1, offende quella cosa molliccia ed indistinta ed in continua evo/devoluzione che chiamo la mia sensibilità e sì, fosse per me, buona parte di ’sta roba non verrebbe trasmessa, o non verrebbe trasmessa negli orari in cui ho tempo di guardare la televisione, così ve la sciroppereste solo voi fuoricorso. Ma dato che sfortunatamente non mi hanno ancora nominato Ministro per la Preservazione della Virtù e la Prevenzione del Vizio, mi limito ad evitare di guardare quello che mi infastidisce ed a guardare quello che mi fa voglia. Lo so, è una scelta di comodo, che vi devo dire, ma ciascuno ha la sensibilità che ha, e se molti trovano interessante vedere un paparazzo ed una carampana scannarsi mentre giocano a fare i contadini, se nessuno obbietta sull’opportunità di pagare il canone dopo aver visto uno speciale sulle lacrime della statua di padre pio o un dibattito di quaranta minuti sull’angolo di visuale del guardalinee, allora siate così gentili da sopportare gli irritanti schiamazzi di AnnoZero, al limite cambiate canale, fate altro, continuate a coltivare la vostra sensibilità in privato e non vogliate privarmi del mio diritto di (non) guardare Santoro.




15/4
2009

Solo contro il mondo e la sua scadente ortografia

SMS da Nello, oggi ore 9.30:
"[...] Ricambio l’abbraccio tra vegliardi, anche se tutto questo affetto mi fa male al peacemaker."

Altro SMS da Nello, 4 ore di silenzio dopo:
"Sono proprio vecchio. "Pacemaker" e non "Peacemaker". Cazziami pure..."

(come se io me ne fossi accorto)

Un uomo chiamato Nello: 29 anni, ed è ancora l’unico che manda messaggi per rettificare i refusi nei messaggi precedenti.
Heppy birthdayz!




7/4
2009

Ovis homini kebab

Mentre medito sulle sciagure naturali e non, sugli sciacalli iscritti all’ordine e non, sui crolli e le perdite, il buonismo e l’ipocrisia e la sfavillante magia degli ospedali antiscismatici, il millenarismo d’avanzo ed il patriottismo da operetta, ma anche su un sacco di altre cose

(fumetti, lampadari e libri turchi, uova di quaglia, fatture, nuvole)

mi passa improvvisamente dinanzi agli occhi un branco di pecore, vagolante crudo per le avenide del Borgo.

beh?

Erdogan ringrazia così la mia sponsorizzazione del turismo in Turchia, per quanto Obama abbia assicurato che era sua intenzione passare comunque.



Non è che a qualcuno avanzano due pezzi di pane e, chessò, una damigiana di yogurt?




3/4
2009

Cose turche, vol. 3

Fauna: ad Istanbul si incontrano prevalentemente 4 specie animali vive ed una morta. Tra quelle vive imperversano i gatti, che proliferano in quantità impensabile grazie forse alla quasi totale assenza di cinesi e vicentini, girano in bande armate e si sono organizzati in una società parallela. Poi i piccioni, che però sono grandi il triplo dei piccioni nostri e fanno la faccia feroce. Infine le meduse, che rendono il Bosforo ormai quasi calpestabile. La specie animale di gran lunga più presente ad Istanbul, però, è morta, farcisce i panini e da viva faceva "beeeh".

Flora: pressoché esclusivamente tulipani.

Mangiare ancora: se il panino con la pecora non vi soddisfa, o volete consumare un veloce snack tra una pecora e l’altra, ad Istanbul esistono diverse felici alternative messe a vostra disposizione da uno stuolo di venditori ambulanti. In primo luogo, delle ciambelle di pane con i semini di sesamo sopra. Poi le pannocchie, a vostra scelta bollite o abbrustolite. Frutta secca, nocciole tostate, mandorle, cose così. Infine, le caldarroste. A Marzo, sì, cosa c’è di strano? Ad Istanbul vendono le caldarroste per strada a Marzo. Non chiedetemi il perché, son cose turche.

Ridere ancora: quella è "Samarcanda", non facciamo confusione.

Aya Sophya: è quella che una volta era la chiesa più grande del mondo, poi è diventata una moschea, poi Ataturk dopo aver brevemente valutato l’ipotesi di renderla sua residenza ufficiale l’ha trasformata in un museo. Peccato che tutto quello che si poteva portar via se lo siano portato via i passanti (soprattutto crociati e mezzalunati), ma resta comunque una gran bella cupolona.

Suoni: in qualsiasi momento, ad Istanbul qualcuno sta gridando. Se non è il muezzin, è il venditore ambulante di pesce fresco, se non è lui è un automobilista che si trova la strada bloccata dal carretto del venditore del pesce, altrimenti è un altro muezzin.

I bagni turchi: il mio era piccolino, con il water, il lavandino e la doccia senza tendina, ma almeno non c’erano blatte. Quasi tutti i bagni di Istanbul, a proposito, avevano il water. La turca è stata ritenuta poco dignitosa per l’identità nazionale da Ataturk nel 1925.

Da vedere: tutto. Ogni passo ad Istanbul è una meraviglia, una gioia per gli occhi, per il palato e per tutti gli altri organi di cui non mi ricordo il nome. Tra tutte le città che io abbia mai visto (tre o quattro, quasi tutte in provincia di Vicenza) è sicuramente di gran lunga la più bella. Certo, ha una cappa di inquinamento sopra che pare il Borgo, ma un rapporto uomo-pecora decisamente migliore e quanta beltà, quanta sana confusione, quanta anarchica mescolanza di idee, quanta poca rottura di balle. Se qualcuno di voi ha una casa in centro ad Istanbul e cerca qualcuno che gliela abiti, mi offro volontario immanentemente.

[o continua o finisce qui, si vedrà]