29/5
2009

If you tolerate this...

A Verona è vietato suonare strumenti musicali dopo le ore 22.00 e ci può o non ci può anche stare, a seconda se abitate a Verona e se dormite con la finestra aperta. Però a Verona se suoni la chitarra in piazza dopo le 22.00 arriva la polizia in tenuta antisommossa, ti multa, ti spranga, se protesti ti porta in questura, e questo non ci può stare. In un paese che si chiama democratico non ci può assolutamente stare, dei cittadini che tengono alla propria libertà non lo possono tollerare.

(Non sarebbe tollerabile neanche per un bongo, per dire.)

Per i balli della rivoluzione la musica è necessaria.

[via DietNam]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




28/5
2009

Gli affideresti il tuo parlamento?

Gli affideresti i tuoi cuccioli?Ieri, folgorato da un’ispirazione divina, il leader dei Biechi Socialdemocratici Franceschini se n’era uscito con il primo slogan efficace di questa campagna elettorale: "Gli affidereste i vostri ragazzi?"
L’idea era a suo modo geniale, ricalcava il celebre motto dell’auto usata impiegato a suo tempo contro Nixon attualizzandolo ai recenti fatti di cronaca ed alla perversa mentalità italiana, secondo la quale puoi rubare, corrompere, mentire, negare di avere rubato corrotto e mentito, ritagliarti leggi su misura per non finire al gabbio, minacciare la costituzione, trombicchiare qua e là senza ritegno e nominare le tue concubine ministro o arcivescovo, ma i figli sono pezzi ’e core, cribbio, all’italiano non toccategli i figli o la mamma altrimenti fa una strage. Insomma, persino l’elettore più sbarazzino del Pelo della Libertà avrebbe qualche remora a lasciare la propria figlia da sola una mezz’ora con il Bifidus Nanus, a meno di avere già in mano un contratto firmato per un posto di meteorina, o almeno una vicesegreteria comunale. Si sarebbe potuta pensare tutta una campagna elettorale su questo argomento, dal "Gli affideresti tua sorella?" al "Lasceresti che tuo figlio mangiasse un gelato con lui?"
Purtroppo, ancora una volta Franceschiello ha avuto paura di affondare il colpo, ed ha ben pensato di battere in ritirata appena il clan reale è scattato in piedi schiumando una studiata indignazione ed accusandolo di infangare il sacro italico valore della famiglia. Franceschini che insulta la famiglia! Al solo pensiero è andato a confessarsi tre volte.




27/5
2009

So why so sad? Vol. 3

Finland?

Ci sono così tanti motivi per cui i manifesti qui sopra sono sbagliati, che non so neppure da che parte cominciare. Così tanto sbagliati, in effetti, che se non facessero piangere farebbero ridere.


A margine, ne approfitto per congratularmi con la stampa e la radiotelevisione italiana, che per una volta non si stanno buttando come piraña sull’ennesima terribile vicenda di stupro di gruppo, ma danno prova di saper attendere con sensibilità e discrezione lo svolgimento delle indagini prima di aizzare la folla al linciaggio dei presunti colpevoli. La mia innata malafede per un attimo mi ha spinto a chiedermi se per caso la ragione di tale silenzio non sia dovuta al fatto che in questo caso la vittima è una prostituta rumena, mentre i bastardi ubriachi che l’hanno violentata, rapinata e scaricata in strada parrebbero essere dei militari americani presumibilmente di stanza alla base NATO di Vicenza, il famigerato Dal Molin. Ma no, certo che no, non può essere questo il motivo per cui la notizia viene tenuta sottotono, in fondo un "efferato delitto" è efferato a prescindere da chi lo compie e da chi lo subisce, ed un "bestiale aggressore" è bestiale a prescindere dalla nazionalità di appartenenza, altrimenti tanto varrebbe accusare i mezzi di comunicazione italiani di essere razzisti e vigliacchi, constatare che anche i blog non servono poi a molto ed infine vomitare per il disgusto, no? No? No?
NO?!




26/5
2009

Sesso! Intrighi! Mistero!

Con questo caldo scrivere qualcosa di sensato è impossibile. Par di essere nella testa di un redattore di Libero.
Come potreste avere o non avere notato, persino il bloggo si è già messo il vestitino estivo, gli occhiali da sole ed i sandali. I più noiosi potrebbero puntualizzare che all’estate manca ancora qualche settimana, ma sono probabilmente le stesse persone che disdegnano i consigli del tg2 e se ne vanno ostinatamente in giro a mezzogiorno a capo scoperto e mangiano polenta e osei vestiti come Messner sul K2. Per il resto di noi, invece, è già inequivocabilmente estate, stagione di sole, mare e mojito.
Chiamatelo Papi... Pare confermato che, dopo una lunga serie ininterrotta di Bambini Scomparsi e Misteriosi Omicidi, il giallo dell’estate 2009 sarà la Noemi Connection, ovvero l’ormai famigerato caso della ragazzina partenopea circuita e posseduta (se non altro in senso economico) dal nostro illuminato Lestofante in Capo. Tornano i soliti ingredienti da foulleton ottocentesco: intrighi, complotti, sesso, una misteriosa collana, un festino in Sardegna, ex-fidanzati avvolti nelle tenebre, vescovi e loschi personaggi di potere. Come da copione ogni settimana ci arrivano nuovi indizi e false piste, clamorosi scoop e minacce di querela, e solo sapendo distinguere accortamente gli uni dalle altre riusciremo - tra qualche torbido mese - a venire a capo dell’intrigo e svelarne tutti i retroscena, inseguendo la soluzione puntata dopo puntata. Io, nel mio piccolo di investigatore/lettore, avanzo due ipotesi: la prima è che Berlusconi non avesse alcun interesse di tipo sessuale nei confronti della fanciulletta, ma ne bramasse semplicemente il corpo per uno scambio di cervelli. La seconda (ma è un sospetto già venuto a molti, fuorché a Franceschini) è che tutta questa storia serva a distrarci allegramente mentre spendiamo quel po’ di soldi che ancora ci rimane per noleggiare una sdraio a Jesolo, o attendiamo di sapere se saremo messi in mobilità o in cassintegrazione, o chiacchieriamo con gli altri candidati ad un posto di lavoro precario, sottopagato e sottodignitoso. Perché ormai è chiaro che gli italiani che sostengono quello squallido vecchio bavoso continuerebbero a sostenerlo anche se fosse colto in fragrante mentre sodomizza il papa circondato dal coro dello zecchino d’oro che canta nudo inni a satana, e d’altra parte gli italiani hanno sempre un gran bisogno di distrarsi allegramente dalla tragedia della propria vita, alla quale per qualche strano motivo ritengono di poter solo assistere impotenti e seduti. Ognuno si diverte come può. Io probabilmente non faccio di meglio, mentre sorseggio mojito ed ascolto il primo disco uscito quest’anno che non sia folk, elettro-folk, folk-rock o neo-folk. Ma almeno il mojito me lo preparo da solo.




22/5
2009

So why so sad? Vol. 2

Secondo le informazioni più recenti in mio possesso*, il Triste Borgo Natio è stato fondato svariate migliaia di anni fa da un guerriero celto di passaggio, il quale dopo aver rapito uno sfarfuglione di gatti dai paesi limitrofi decise di fermarsi da queste parti ed aprire una rosticceria. Già allora i celti erano circondati da un alone di mistero, e molti si permettevano di mettere in dubbio le sue origini chiedendogli se fosse sicuro di essere celto, domanda alla quale egli inevitabilmente rispondeva: "Celto! Cos’altlo potlei essele?!" e riprendeva a servire loro della deliziosa anatra all’arancia per pochi spiccioli. Secondo alcuni storici di area ciellina pare che questo guerriero dalla raffinate doti culinarie si chiamasse Ziu Khan, ma nella tradizione popolare il suo nome è spesso evocato nella più comune trascrizione "Djiou Khan".

In seguito alla chiusura della rosticceria da parte di una centuria romana più o meno nello 0 A.C., la storia del Triste Borgo si avvolge nel mistero per quasi duemila anni. Si sa che nel corso dei secoli qualcuno deve avervi costruito un castello, perché su una delle colline ne rimangono le rovine**, ma non si sa chi l’abbia costruito, quando, perché, e chi l’abbia abbattuto, quando e perché, e dove siano finite le macerie rimanenti. Il castello del Triste Borgo, insomma, è un po’ come la statua egizia di Lost, e con questo non voglio dire che dentro ci abiti un tizio che tesse in solitudine le proprie misteriose trame, o che all’ombra della statua egizia abbiano aperto un chiosco estivo per le birre, ma semplicemente che la potenza suggestiva di certe metafore è tale che io proprio non so resistervi, se mi seguite.

All’alba del diciannovesimo secolo, quando il resto del mondo indossava ancora le pecore vive***, arrivò nel Triste Borgo Natio un personaggio misterioso proveniente da luoghi sconosciuti, forse al di fuori del nostro pianeta. Questa creatura, che per meglio mimetizzarsi con la popolazione locale assunse il nome di Alessandro Rossi, mise le proprie avanzatissime conoscenze nel campo dell’industria tessile ed il suo grande cuore generoso al servizio della comunità, insegnando ai villici locali a sfilare la lana dalle pecore, arrotolarla in fusi, filarla, tesserla e trasformarla in maglioni, il tutto senza danneggiare assolutamente la pecora. Questo prodigio permise al Borgo di compiere uno spettacolare balzo in avanti nel settore industriale e di attirare entro i propri confini alcune delle migliori menti del pianeta, almeno secondo lo standard ovino. Mentre il buono e saggio Alessandro Rossi continuava nella sua opera di civilizzazione, costruendo una ad una tutte le case del Borgo a mani nude, inventando la ruota e l’alfabeto e scoprendo il Brasile dove gli operai che scioperavano nelle sue fabbriche potevano allegramente emigrare, il Borgo diventava esempio per molte altre città in Italia ed all’Estero: è in quel periodo, per esempio, che Manchester inizia a fregiarsi del nomignolo di "Sad Native Suburbia of England". In un momento imprecisato tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo, tuttavia, il prode Alessandro Rossi scomparve e di lui non si seppe più nulla. Secondo alcuni, la sua astronave è venuta a prenderlo per riportarlo sul suo pianeta natio, dove i telai non si fermano mai e gli asili sono ignifughi; secondo altri, invece, egli si è trasformato in una statua di bronzo e continua a vegliare su di noi dall’alto del piedistallo dove l’hanno posto, pronto a riprendere vita quando il Borgo avrà ancora bisogno di lui. Secondo gli storici è morto. Secondo me di sifilide, contratta da uno scoiattolo.

Negli ultimi, diciamo, cento anni il Triste Borgo Natio ha continuato ottusamente la propria operosa esistenza, crescendo fino ad inglobare i paeselli vicini e la voglia di vivere dei suoi abitanti. L’elevatissimo numero di fabbriche diede inizialmente una forte connotazione operaia al Borgo, come ebbero modo di notare con grande disdoro i fascisti che si trovarono a passeggiare da quelle parti tra l’8 settembre del ’43 e l’aprile (o il luglio) del ’45. Molti lavoratori, infatti, non ritennero la bonifica delle paludi pontine un risultato soddisfacente per vent’anni di dittatura, svariate guerre coloniali ed una guerra mondiale e decisero di ritirarsi sulle montagne circostanti a tirare schioppettate alle camicie nere ed ai loro amici tedeschi. Tante gliene ne tirarono che fino a pochi anni fa i fasciobastardi si facevano ben scrupolo prima di mettere il naso fuori di casa, anche se questa condizione è purtroppo venuta recentemente a mancare, costringendo il Borgo già Triste ad assistere per qualche anno alla sfilata di vecchi repubblichini e giovani teste di cazzo venuti a commemorare tutte le botte che si sono pigliati.

In seguito, il Borgo ha continuato ad aumentare il numero di capannoni industriali pro capite ed è stato pressoché costantemente governato da un’amministrazione democrista, presieduta da un cyborg coi baffi o, recentemente, dal suo fido scudiero. E’ stato più o meno in questo periodo che il Borgo Natio si è guadagnato l’aggettivo "Triste". Ma come se questo non bastasse, il degrado è tale che ora il Borgo rischia di cadere nelle mani di un leghista di provenienza ignota e dei suoi famelici sgherri, tra i quali non manca quello stesso meschino che ogni anno ci ammorba passeggiando con le sue scimmiette naziste. Se questo dovesse succedere, quello che era nato come un pacifico circolo di capanne attorno ad un take-away celtico finirà per diventare l’ennesimo avamposto delle forze del Male in questa regione, i diritti umani verranno aboliti ed i taralli saranno confinati nel reparto "cibi etnici" del supermercato.

L’insegnamento che possiamo trarre da questa storia è che al peggio non c’è mai fine, conviene fare scorta di taralli e possa il grande Djiou Khan proteggerci, giacché lo invocheremo sempre più spesso. Inoltre, le pecore sono animali molto versatili.





* che sono queste, e le sto inventando in questo momento.
** e vabbè, "rovine"... è una licenza poetica. E’ una chiesa, e la chiesa non è sempre una rovina?
*** ad eccezione che ad Istanbul, per ovvi motivi.




20/5
2009

Anche tralasciando tutta la storia di John Locke

Ecco, è stato confermato l’ennesimo reato ad opera del nostro beneamato presidente del consiglio. E adesso?
Prima di dilettarsi nei soliti sogni bagnati su cosa sarebbe giusto che succedesse, su cosa succederebbe in un paese "normale" o anche solo in una democrazia parlamentare media, rispondiamo insieme ad un semplice quesito.

Quale dei seguenti eventi ti sembra più plausibile?

a. Che in questa vita Silvio Berlusconi trascorra anche solo una notte, anche solo una mezz’ora, dietro le sbarre di un meritato carcere.

b. Che un aereo in volo da Sydney a Los Angeles precipiti su un’isola misteriosa in mezzo al pacifico ed un coraggioso gruppo di sopravvissuti viva laggiù qualche mese confrontandosi con un mostro di fumo nero, una francese pazza a cui hanno rubato la figlia ed una popolazione indigena ostile guidata da un tizio con gli occhi da ranocchio che riceve istruzioni da un tizio con l’eyeliner il quale a sua volta esegue gli ordini di un altro tizio quasi immortale di nome Jacob, per poi riuscire a fuggire provocando però degli scompensi spazio-temporali che li obbligano a ritornare, ma nel 1977, quando l’isola è abitata anche da un gruppo di scienziati fricchettoni che bucano le sacche di energia con un trapano gigante giusto per vedere cosa succede dopo, e decidano di provare a mettere una pezza a tutta la faccenda facendo scoppiare una bomba all’idrogeno che una pattuglia americana aveva lasciato sull’isola durante la seconda guerra mondiale e che loro stessi durante un viaggio nel tempo avevano suggerito di sotterrare.


No perché se avete risposto "a" secondo me siete degli illusi.

(poi sognare è sempre lecito e gratuito, ed in fondo in fondo ci accontenteremmo anche delle sue dimissioni e di un ritirarsi a crimini privati, ma di nuovo ci stiamo illudendo)

(finirà tutto in una bolla di sapone, vedrete)

(tutto: la sentenza, la magistratura, la costituzione, l’italia, l’isola, l’universo)

(anche noi)




18/5
2009

Il papa è un bell’uomo, e tu che fai?

Fine settimana trascorso bucolicamente a cazzeggiare presso le sorgenti del Livenza. Mi rendo conto che un buon 99% di voi ipotetici lettori in agguato potrebbe non aver mai sentito nominare il Livenza, o non avere idea che il Livenza delle sorgenti, o non fregarvene comunque un bel piripacchio di niente, del Livenza e delle sue sorgenti o di dove e come io abbia trascorso il fine settimana, ma ciò, tanto non capite niente, e secondo le statistiche la metà di voi è capitata qui cercando "donne nudde". Donne nudde! Con 2 "d"! E poi vi meravigliate che non trovate una concubina!
Però vi voglio bene lo stesso, miei deliziosi lettori fortuiti ed ignorantelli.
Imparate la grammatica, maledetti!
[Talmente bene che vi regalo l’immagine di una "donna nudda".]

Quest’oggi, mentre l’omino che legge i giornali al mattino leggeva i giornali, io & Amormio siamo rimasti particolarmente basiti da un titolo in prima pagina su il Foglio (il Foglio, quel quotidiano così smuffo che se vi avvolgi l’asiago diventa istantaneamente gorgonzola) che recitava: "L’America è diventata antiabortista, e l’Italia che fa?"
A parte che la risposta è "Puzza", il giulianone o il suo sgherro articolista deducono che l’america sarebbe diventata antiabortista dal fatto che il presidente Barack "Cuoremio" Obama è stato fischiato mentre parlava contro le leggi antiabortiste in un’università cattolica ameregana. Il fatto che Obama venisse contestato, in quel luogo e su quegli argomenti, era così scontato che l’articolo è stato scritto evidentemente prima che i fatti succedessero, a meno che qualcuno nella redazione del Foglio sia dotato di macchina del tempo. Ed è piuttosto evidente che il fatto che Obama sia stato contestato in quel contesto (l’ho fatto apposta) non indica assolutamente che "l’America" sia "diventata" antiabortista. Se fosse antiabortista, l’America non avrebbe eletto presidente un tizio che è decisamente meno antiabortista del suo predecessore, e comunque ci vuole qualcosa di più di una contestazione in una scuola cattolica per trarre conclusioni sull’orientamento etico di una nazione di qualche centinaio di milioni di abitanti.
Su un altro quotidiano, in prima pagina campeggiava invece il titolone: "Nella Treviso leghista il miglior esempio di convivenza tra italiani ed immigrati." E insomma, ci chiedevamo, ma uno sul giornale può scriverci qualsiasi stronzata gli passi per la testa? Non c’è nessuno che controlli, e magari verifichi che ci sia un minimo di veridicità nelle informazioni stampate? Perché va a finire che magari uno legge il giornale e magari crede a quello che legge perché sai, c’è scritto sul giornale, e allora si convince che l’america sia diventata antiabortista o che Treviso sia un posto civile o che gli italiani non siano mai stati cattivi con nessuno oppure se legge "Lolla continua", il giornale immaginario che dirigo, potrebbe trovarsi in prima pagina il titolo "Il papa è diventato musulmano, e tu che fai?" e convertirsi all’islam per continuare ad essere un bravo cattolico. Ciò che voglio dire non è tanto che il papa è diventato musulmano (cosa che comunque è vera) quanto che un conto è esprimere liberamente la propria opinione, un altro è fare affermazioni completamente false per tirare acqua al proprio mulino, approfittando del fatto che la maggior parte della gente ha il cervello sintonizzato su Guida al campionato.

Scorpioni molesti
[Not this kind of scorpions.]
Il Livenza, dicevamo. Esso sorge in un luogo bucolicissimo, da una pozza color smeraldo nella quale persero la vita innumerevoli schiere di sub, immersa nelle campagne furlane. Nei suoi pressi sorge un rustico ripettinato dove questo fine settimana ha avuto luogo un campionato internazionale di Badmington (vinto nettamente dalla Serbia) ed una gara di caccia allo scorpione, o caccia-l’urlo-quando-vedi-lo-scorpione, giacché questi luoghi incontaminati e lontani dalla rete 3G dei principali operatori telefonici sono ancora patria di alcune specie animali moleste. Ma tanto, a voi interessano solo le donne nudde, al limite donne-scorpione nudde, quindi che ve lo dico affà.

(Mi state un po’ demotivando, rigàz.)




14/5
2009

E’ che li disegnano così

Quest’oggi sulla prima pagina di Libero, quel fogliaccio che se lo usi per raccogliere la merda del gatto la merda s’indigna, campeggia il titolone: "Finalmente cattivi". L’idea, a quanto si evince da quella parte di articolo che si può leggere a scrocco, sarebbe che noi italiani, noti nel mondo come un popolo di bonaccioni capaci solo di suonare la pizza e mangiare il mandolino, finalmente ci scuotiamo dall’atavico torpore e reagiamo contro le orde di clandestini che invadono il bel suolo patrio e con virile fermezza poniamo fine alla loro pacchia, al loro ciondolare per il Paese, al loro intortare i nostri canuti anziani per convincerli a sposare giovani fanciulle di oscura provenienza. Finalmente smettiamo di rincorrere le sirene buoniste facendoci prendere per i fondelli da mezzo mondo, addirittura dopo Africa ed Europa persino la Società delle Naz... ehm, l’ONU ci ha trattato da imbecilli e razzisti. Fi-gu-ra-te-vi. Razzisti a chi, a noi? A noi! Da non crederci, noi che da una vita ci beviamo il montenegro senza problemi.
Se proprio dovessi trovare una cosa che mi lascia perplesso di questo articolo di Sallusti, ma proprio proprio cercandola col lanternino, è l’affermazione iniziale secondo cui "Nei secoli noi italiani non lo siamo mai stati [cattivi], neppure coi nemici più ostici e mascalzoni."
Insomma, "mai"? Anche trascurando bazzecole come la repressione del brigantaggio, Bava Beccaris, la guerra di Libia, il colonialismo, i gas in Abissinia, il fascismo, le prime leggi razziali, la seconda guerra mondiale, le stragi di stato ed il finanziamento collusivo a vari dittatoruncoli, non possiamo negare che la provocazione di Materazzi ai danni di Zidane è stata quantomeno maleducata*. Ad ogni modo, il senso si capisce: finalmente noi italiani la smettiamo di voler fare i buoni a tutti i costi, mediando e sopportando e perdonando tutto come muli pazienti, finalmente con uno scatto di orgoglio e dignità alziamo la testa e facciamo valere i nostri diritti, raddrizziamo la schiena e la smettiamo di subire ingiustizie ed accettare ingiusti privilegi, anche a costo di passare per cattivi. Sarebbe perfettamente condivisibile, se secondo Libero questo principio non andasse applicato solo contro gli immigrati e non dovessimo invece accettare supinamente le ingerenze vaticane, pendere dalle voluttuose labbra del premier ad ogni sua illuminante esternazione ed accettare senza discussioni (tantomeno manifestazioni o scioperi) ogni decisione del nostro generoso governo. Insomma, la condotta proposta è quella di essere "buoni" con i forti e "cattivi" con i deboli, il che francamente non mi sembra poi così rivoluzionario in italia.
E’ anche vero che Libero è un quotidiano con una linea editoriale ben precisa, definita da Goebbels negli anni ’40, si rivolge ad un pubblico specifico e, come qualsiasi giornale, cerca di accontentare quel pubblico per continuare a vendere. Se quello che vogliono sentirsi dire i lettori di Libero sono banalità qualunquiste ed affondi razzisti, quei lettori, anche a costo di passare per cattivi, vanno accontentati. Anche i giornalisti devono campare, non possono mica passare il giorno a ciondolare in piazza come clandestini o ad intortare vecchi come giovani fanciulle! Io devo ammettere che se pure per i giornalisti di Libero non ho il massimo della stima, mi sembrano comunque migliori dei loro lettori. Ho una visione estremamente banale e stereotipata di chi legge Libero, me li immagino tutti ignorantelli ma pieni di soldi, che ciondolano tra le loro fabbrichette o lo studio in centro e la beauty farm, che vanno al night a vedere lo spogliarello con gli amici, che guidano pesanti SUV e mi tagliano la strada e poi parcheggiano sul marciapiede, che guardano vespa, che si fanno un tiro di coca ogni tanto e tentano di trombarsi la segretaria e trattano male i dipendenti. Per amore del bon-ton non dirò che me li immagino anche tutti cornuti. Ecco, spero che qualcuno righi a tutti loro il SUV, che al night ci trovino la moglie (avvinghiata al palo) (di un altro), che la polvere che credevano cocaina si riveli dixan capi delicati, che la segretaria abbia la gonorrea e l’estetista confonda la bottiglia del balsamo al pino mungo con quella della soda caustica. Questo auguro loro, e mille e mille altre sventure. Così, per cattiveria. Ma anche perché se le meritano.




* Le parole esatte dell’insulto, ha ricordato Zidane, erano "Tua sorella è abbonata a Libero".




12/5
2009

Lasciatela miagolare

Dopo aver assistito ai vergognosi tentennamenti della cosiddetta opposizione persino su un tema importante come il destino degli immigrati e dopo aver spulciato le liste dei candidati alle elezioni europee, sono giunto alla conclusione che l’unica scelta sensata per ridare una speranza di civiltà al paese fosse convincere la mia gatta a candidarsi. Eccola qui:

Movimento Miaoista

Intervistata sul tema della crisi economica e su una prospettiva di azione concertata a livello europeo, la gatta ha risposto: "Miao". Un punto di vista nuovo. Riguardo il tema della sicurezza e della gestione mediatica delle periodiche emergenze nazionali, ha osservato concisa: "Miao". Non del tutto soddisfatto, ho infine chiesto il suo parere sulla famosa questione dei barconi rispediti in Libia, ed ancora una volta mi sono sentito rispondere, con maggior forza, "Miao!" Non c’è dubbio, forse si attiene un tantinello troppo alla linea ideologica del suo partito, ma la coerenza non le manca.
Qualcuno potrebbe obbiettare che, eletta al Parlamento Europeo, continuerebbe a dormire la maggior parte del tempo. Giusto! Ma almeno ci potrebbe andare, non avendo problemi di incompatibilità di cariche. Magari non ha una grande esperienza politica, ma non ha neppure procedimenti penali in corso, e l’unico avviso di garanzia gliel’ho dato io a voce quella volta che si è fregata un’ala di pollo intera (non luogo a procedere per sparizione del corpo del reato). Infine, ma non è poco, l’unico fondoschiena che ha dovuto leccare per ottenere questa candidatura è stato il proprio.
Insomma, ammettiamolo, persino una gatta scontornata male e con un programma politico di 4 lettere è preferibile alla maggior parte dei candidati umanoidi. E probabilmente riuscirebbe anche a riunire la sinistra.




8/5
2009

Solo nostrum

Secondo il ministro Maroni, il fatto di aver rispedito in Libia un paio di centinaia di clandestini prima ancora che riuscissero a sbarcare in italia è un risultato storico. Grazie a questo nuovo modello di "contrasto in mare", infatti, poniamo fine al rimpallo di responsabilità tra noi, Malta e la madonna di lourdes, risparmiamo un sacco di posto nei nostri centri di permanenza eterna e ci evitiamo persino il fastidio di doverli identificare e valutare eventuali richieste di asilo politico. Certo, la Libia ci fa pagare il servizio piuttosto salato, ma il Bifidus Nanus non bada a spese quando si tratta di mettere al sicuro i propri voti cittadini e non sta certo a fare lo schizzinoso riguardo i metodi di accoglienza e stoccaggio messi in atto dall’amico Gheddafi.

(Gheddafi, proprio quello dell’86, non è un omonimo.)

Insomma, non possiamo mica accoglierli tutti noi, ’sti barboni abbronzati. C’è la crisi, si fa fatica ad arrivare alla fine del mese, un sacco di gente è in cassintegrazione, già non c’è abbastanza lavoro per gli italiani, già c’è troppa delinquenza in giro. Ma ’sti disgraziati non li vedono i telegiornali? Dovremmo spendere soldi pubblici (i nostri soldi) per accoglierli, sfamarli, pulirli, vestirli, dargli un tetto sopra la testa e magargli anche trovargli un lavoro per evitare che si mettano a spacciare droga ai nostri figli o a violentare le nostre donne? Non scherziamo, che la vita è dura per tutti. Ora, grazie al ministro Maroni, finalmente la capiranno che in italia non c’è posto per loro, che non è il caso neanche di partire, e chissà che passino parola. Ammesso naturalmente che riescano a sopravvivere per la seconda volta al tenero abbraccio della polizia libica, a riattraversare il deserto e a tornare nei paesi del terzo o quarto mondo da cui provengono, e a cavarsela tra guerre, carestie e le occasionali pestilenze abbastanza a lungo da passare parola. Ma si sa, la vita è dura per tutti. Davvero, non possiamo mica accoglierli tutti noi, le risorse sono limitate, e se l’alternativa è che crepino, magari dopo essere stati violentati e torturati e rapinati di ogni avere e di ogni dignità, che crepino pure lontano da qui. Perché crepano, eh, c’è questa cosa da considerare: anche se per comodità giornalistica li si continua a chiamare "clandestini", o come preferiscono i più pucci "migranti", anche se gli attacchiamo l’etichetta della nazione di provenienza, "curdiraqchenietiopisomali", anche se li contiamo a decine o a centinaia, ciascuno di quei maledetti potenziali delinquenti è un uomo o una donna, una stupida scimmia senza pelo proprio come me, come Aristotele e come ogni farabutto leghista, dorme e si sveglia, mangia e caga, ama, odia, sogna, ha desideri e paure, fa figli, seppellisce genitori, se lo feriscono sanguina, se gli fanno il solletico ride, da qualche parte è nato e da qualche morirà, magari in mare mentre cerca di raggiungere quello che crede un posto migliore, magari in libia dove lo hanno ricacciato. Ma naturalmente ciascuno di noi crepa, vero? La vita è dura per tutti, per chi è rimasto disoccupato e per chi è stato seviziato dalla polizia, per chi ha problemi a saldare il mutuo e per chi non ha mai avuto una casa, per chi non arriva a pagare la rata dell’auto nuova e per chi non arriva neppure a toccare Lampedusa.
Siamo tutti sulla stessa barca. Se alcuni tornano in libia, ci torniamo tutti.