12/6
2009

O forse Leopardi era emo e Foscolo goth

E allora, cos’è successo il 25 Aprile del ’45?
Uhm... Hiroshima e Nagasaki?
No. Cos’era la repubblica di Salò?
Beh, è ovvio. C’era questo tipo, Salò...
Il sig. Salò?
E’ giusto?
No. Decisamente no. Salò è un posto.
Ah.
E l’8 Settembre del ’43?
...Hiroshima e Nagasaki?
No. Ma quand’è cominciata la sai?
Uhmm... certo... negli anni Quaranta?
No.
Cinquanta?
No.
Allora negli anni ’30.
Con l’invasione di...?
Hiroshima e Nagasaki?
No.
So meglio la prima.
OK. La battaglia di Caporetto?
E’ stata una battaglia tra gli italiani e i crucchi, ed i crucchi gliene hanno date tante agli italiani, ma poi hanno perso.
Chi ha perso?
I crucchi.
A parte che non erano crucchi...
Austriaci, vabbè.
...il fatto che sia nota anche come "la disfatta di Caporetto" ti dice niente?
Oh. Hanno perso gli italiani?
Così pare. Passiamo alla geografia?
La geografia non la so molto bene.
Beh, dov’è la Calabria?
Ma non ci chiedono le regioni d’Italia! Ci chiedono l’Africa, l’Asia...
OK, dov’è la Nuova Zelanda?
In Asia.
No.
Ah, giusto. In Oceania. Comunque sono lì. Però so tutti i fiumi.
Bene, qual’è il fiume più lungo dell’Africa?
Il Nilo, ovvio.
E dove sono le sorgenti del Nilo?
Ma in Egitto, dai!
No.
No?
No.
Passiamo alla matematica?
Ehm... no. Passiamo alla letteratura. Chi hai fatto?
Leopardi, Manzoni...
Leopardi, cosa sai?
Quella dell’Ermo Colle, "A Silvia", quella della siepe...
La siepe?
Quella della siepe che gli nascondeva il paesaggio.
Ah, è la stessa del colle.
Ah, sì, giusto.
E del Carducci?
Quella cosa di suo padre morto, della cavalla che lo riporta a casa...
Giusto, com’era...? Oh cavalletta cavalletta storna...
Quella.
Aspetta, non era una cavalletta. Era una cavallina. Fosse stata una cavalletta, il cadavere sarebbe caduto a terra subito. E il Pascoli?
Sì, anche il Pascoli.
E cos’ha scritto il Pascoli?
Ehm...
Ma sai che non me lo ricordo neanch’io? So che ce l’aveva con un fanciulletto...
Non mi ricordo.
Neanch’io. Il Pascoli è inutile, poi chi altro c’è?
Quello di Fiume.
Il D’Annunzio. Uno stronzo, lascia stare. Il Foscolo l’avete fatto?
Mi pare... quello che era nato in Grecia e scriveva le lettere?
Sì. Quello era un emo.
Un emo? Ma non era Leopardi un emo?
Mannò, Leopardi almeno aveva una sua dignità, il Foscolo passava le giornate nei cimiteri ad invidiare i morti e lamentarsi.
Comunque Pascoli...
Pascoli era proprio inutile, mi chiedo perché sia finito nei libri di letteratura.



[Mi sento così realizzato, a bullarmi della mia cultura nozionistica terrorizzando un ragazzone di quattordici anni che dovrebbe preparare gli esami. Al terzo Hiroshima e Nagasaki, peraltro, ho cominciato a servirmi pastis ghiacciati, e questo spiega per esempio la cavalletta storna.]

[Comunque c’è da dire che mentre io lo sottoponevo a questa indegna tortura, lui ha continuato ininterrottamente a scrivere e ricevere sms, probabilmente fidanzandosi con due o tre ragazze o scrivendo un saggio di trecento pagine sulla coltivazione della cannabis, quindi moralmente la vittoria è sua.]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




10/6
2009

L’amico dell’amico del nostro amico

I senatori che protestavano contro l’accoglienza ricevuta dal dittatore libico Gheddafi sono stati accusati da tale Bornacin del PDL di "indignazione a telecomando", il quale ha chiesto perché non si indignassero invece verso la Cina.
Non conoscendo questo Bornacin ed essendo lui oltretutto un senatore del regno non mi permetto di definirlo un idiota in malafede, cosa che potrei anche pensare di lui e che lui del resto potrebbe anche essere ma potrebbe anche non essere, che ne so? Talvolta gli indizi sono fuorvianti. Ad ogni modo, forse il senatore si sarà accorto che domani non parlerà in senato nessun dittatore cinese, e neanche nessuno di quei cinesi modello con i quali ai nostri politici ed impenditori piace tanto fare affari, bensì un dittatore libico che ha trascorso la giovinezza a far transitare mig libici sopra la penisola e forse anche a lanciare di tanto in tanto un razzo libico su Lampedusa e che ora, grazie ai nostri soldi gentilmente sborsatigli da quel vecchio satiro del beneamato Prez si impegna a catturare, imprigionare e torturare i clandestini che passano per il suo paese. Oh bè, è il suo paese, dirà qualcuno, potrà ben torturare chi vuole, mica li possiamo torturare tutti noi, e poi in qualche modo quegli emigranti bisogna pur fermarli prima che arrivino in Italia. Giusta osservazione, se hai il cervello collegato allo scarico delle fogne di Libero. In caso contrario, l’idea di finanziare con i soldi delle tasse e di sostenere con la complicità passiva la prigionia e la tortura di esseri umani che non hanno ammazzato nessuno o rubato niente dovrebbe come minimo darti la nausea. Come minimo, eh. E vedere assieme i due principali artefici di questo patto scellerato che si stringono le mani e fanno i sorrisini in favore di telecamera dovrebbe farti ribollire il sangue nelle vene, o almeno scaldartelo un pochettino, se ancora provi un minimo di senso di appartenenza alla specie umana. E scoprire che il dittatore parlerà al senato, sarà accolto a parlare nel senato della stramaledetta repubblica, che è un po’ come se ciascuno di noi lo accogliesse nel salotto di casa, dovrebbe farti incazzare di brutto e non solo se sei comunista o anarchico o un attivista di amnesty o uno di quei cattolici che hanno da ridire sulle torture e lo stupro, ma anche solo se hai un minimo di affezione all’Italia ed alle sue istituzioni o un briciolo di senso dello Stato o un vago ricordo di cosa è successo quando è passato da quelle parti il dalai lama un paio d’anni fa.
Perciò, ecco, il problema non è che Gheddafi abbia piantato una tenda da beduino da qualche parte a Roma, non è un problema folkloristico o di preservazione del paesaggio come vorrebbero farci credere, è un problema di diritti umani, un colossale problema di diritti umani, e dato che se stai leggendo queste righe ci sono buone possibilità che anche tu sia almeno in parte umano, con buona pace del senatore Bornacin faresti meglio ad informarti, organizzarti ed indignarti assai.




8/6
2009

La maledizione della penisola delle scimmie

Lo ammetto, ho votato, mi sono sentito vagamente ripugnante ma l’ho fatto, ho elargito crocette come se piovessero sia per il sondaggione su Berlusconi travestito da elezione europea che per le amministrative del Triste Borgo Natio. E non c’ho guadagnato una lira, sia chiaro che sono proprio fesso. Nel primo caso ho votato per uno dei pochi politici che mi sembra credere a quello che dice, uno che addirittura spesso mi convince e no, in nome della mia riservatezza non vi dirò chi è, sappiate solo che è un bell’uomo, molto affascinante, porta l’orecchino, ha i capelli brizzolati e sputa quando parla (no, Briatore non è un bell’uomo, pensateci meglio). Nel secondo caso aaargh, possa la mancanza di dio fulminarmi, ho votato per il sindaco uscente, bieco socialdemocratico con tendenze dittatoriali ed una concezione surrealista della viabilità, espressione della casta baronale democrista al potere da quando Djiou Khan preparava ancora gli involtini primavera senza decongelarli, e l’ho fatto solo per evitare cercare pateticamente di evitare che i filibustieri della Bega Nord ed i loro alleati nanisti e fascisti salgano al potere e trasformino quest’anticamera dell’inferno dove vivo nella latrina di satana.

[Con un climax così è impossibile scrivere una conclusione. Chiudete gli occhi ed immaginate per cinque minuti le fiamme infernali che avvolgono il Triste Borgo Natio, il pianto e lo stridore di denti, le campane dell’Ade che suonano a festa, l’odore di zolfo e fegatini.]

[Proseguiamo con l’anticlimax]

Nel primo caso, inutile dirlo, il partito che ho votato non ha raggiunto il quorum e rischia l’estinzione. Bwahahahahah, ormai sono diventato un party-killer, ditemi chi volete eliminare dalla scena politica ed io lo voterò, condannandolo alla disfatta ed all’oblio. Nel secondo caso, bisognerà attendere lo spoglio del pomeriggio prima di sapere se posso cominciare una faziosa campagna denigratoria nei confronti dei miei concittadini o se dovrò attendere due noiose settimane per il ballottaggio.

Ad ogni modo, pare che Ferrero abbia mandato un tizio con il piccone in Puglia, nun se sa a far che.



Concludo con un paio di facezie. Per tutti quelli che avevano il pollice opponibile negli anni Novanta e che ora hanno tanta nostalgia del tempo felice della loro infanzia, si sono riformati i Nirv... no, quasi meglio, stanno per uscire nuovi episodi della saga di Monkey Island. Se vi state chieendo cosa sia Monkey Island, siete pregati di tornare su Facebook ad accudire i vostri cuccioli o a fare quel che fate di solito. Inoltre la Lucasarts, dove ciò che vi è di più sacro al mondo viene calpestato e deriso, ha deciso di rovinare i nostri ricordi facendo uscire una nuova versione pettinata del videogioco originale, e quando dico "pettinata" intendo dire "oh my fucking Commodore, come hanno conciato i capelli di Guybrush?!!"

Non che io avrò mai tempo per giocarci, impegnato come sono a combattere il crimine e salvare il mondo ogni settimana, ma ’nsomma, magari a quelli che non dovranno maledire la giunta rimarrà del tempo libero.

[politica e videogiochi, sì, e venitemi a dire che l’accostamento è poco serio.]




5/6
2009

Il mago di Oz

Ormai ogni volta che sento parlare di Bruscoloni mi viene la nausea, ed il solo pensiero di avere quel filibustiere a capo del governo ancora per altri anni mi fa accapponare la pelle. Bruscoloni che si trastulla con le ragazzine, Bruscoloni che viene mollato dalla moglie, Bruscoloni che fa le feste, Barlusconi che attacca i giornali, Bruscoloni che carica la banda sull’aereo di Stato, Bruscoloni che viene inquisito, Bruscoloni fotografato, Bruscoloni che sequestra le foto, Bruscoloni che mente sui clandestini, Bruscoloni che corrompe Mills, Bruscoloni che accusa i giudici, Bruscoloni che cede il Veneto in vassallaggio a Bossi, Bruscoloni che ci ripensa, Bruscoloni, Bruscoloni, Bruscoloni.
Bruscoloni ha ormai ridotto l’Italia ad una colossale sit-com su Bruscoloni, di quelle con la battuta ad effetto e le risate registrate, mentre fuori dal set la gente vive una vita che Bruscoloni contribuisce a rendere più difficile. Però è anche vero che il protagonismo del tiranno, in fondo, fa comodo a tutti. Fa comodo a chi fideisticamente lo segue e lo sostiene perché ne condivide i disvalori e si identifica in lui, nella sua prepotenza e nella sua arroganza, nella sfacciataggine e nel malcostume, pensando che se il tiranno ruba, corrompe e mente anche il suddito sia legittimato a rubare, corrompere e mentire, se il tiranno s’appropria dei beni dello Stato anche il suddito potrà allungare le mani, se il tiranno disprezza le regole il suddito le potrà ignorare, se il tiranno eleva lo squallore a prestigioso modus vivendi anche il suddito potrà liberarsi degli scrupoli e trovare giustificazione ad ogni impudenza, sopraffazione e violenza, ma il tiranno fa comodo anche a chi lo odia, a chi ne fa monolitico bersaglio di invettive ed attacchi verbali, oggetto lontano di un furore quasi amorevole, perché l’ossessione contro un simbolo incarnato lo libera dalla fastidiosa esigenza di fare i conti con la massa che lo sostiene, di scoprirne i motivi, di fare politica parlando ed interagendo socialmente invece di mugugnare tra simili e delegare la causa di ogni male sociale ad una persona sola, la quale vista obbiettivamente non è altro che un vecchio meschino con troppi soldi e molte turbe psicologiche, un mago di Oz che fa la voce grossa per darci ad intendere di essere potente ed invincibile, mentre è lì che s’incipria il naso ed è terrorizzato dalla calvizie, ha la pancetta e si risolleva l’autostima con l’amore mercenario.
E’ questo l’uomo che sta tenendo per il collo il paese, attorno al quale girano gli interessi e le frustrazioni di giornalisti e gente che finge di esserlo, che ha ridotto la politica ad un dibattito sulle sue malefatte, che ha affidato il governo a neofascisti e demagoghi e ci fa vergognare di essere italiani? Basterebbe un soffio di vento più forte per spazzarlo via dalle stanze del potere e dalle prime pagine dei quotidiani, probabilmente anche per fargli prendere un raffreddore che alla sua età, si sa, non è mica una cosa da ridere. Il problema è che qualcuno ci ha detto che il tiranno è troppo forte, è imbattibile, è un semidio o una catastrofe biblica, che noi comunque non abbiamo abbastanza fiato, che per liberarsi di lui servirebbe almeno un altro tiranno di eguale levatura, e noi in fondo in fondo a queste fesserie un po’ ci crediamo, anche se quel qualcuno che ce le ha raccontate è solo un noto ballista brianzolo.




4/6
2009

’nsenepuòpiù

Gent.le Sigr.Ra Taldeitali,

se ritiene che essere prima di tutto sposata e madre di 4 figli nonché laureata in teologia presso l’Università di Sticazzi siano requisiti validi per diventare sindaco, significa che probabilmente conosce bene la fetida cittadina in cui abitiamo ma che tuttavia non conosce affatto bene me e le mie sensibilità politiche, per cui la invito d’ora innanzi a tenere i Suoi volantini luccicosi lontani dal mio parabrezza o dalla mia cassetta delle lettere. Mi premuro di informarla che in caso contrario provvederei immanentemente, qualora dovessi incrociarla per strada, a sputarle in un occhio previo confronto con la foto segnaletica da lei gentilmente inviatami.

Colgo l’occasione per estendere l’invito a tutti quanti ritengono utile e vantaggioso a fini propagandistici specificare nelle informative elettorali il proprio stato civile e la quantità di cuccioli sfornati, a meno che intendano mettermeli a disposizione per riti propiziatori a Chtuluh o altre amenità.

E al tizio con il ridicolo parrucchino, in quanto tale.

Siempre vuestro,

un cittadino.




29/5
2009

If you tolerate this...

A Verona è vietato suonare strumenti musicali dopo le ore 22.00 e ci può o non ci può anche stare, a seconda se abitate a Verona e se dormite con la finestra aperta. Però a Verona se suoni la chitarra in piazza dopo le 22.00 arriva la polizia in tenuta antisommossa, ti multa, ti spranga, se protesti ti porta in questura, e questo non ci può stare. In un paese che si chiama democratico non ci può assolutamente stare, dei cittadini che tengono alla propria libertà non lo possono tollerare.

(Non sarebbe tollerabile neanche per un bongo, per dire.)

Per i balli della rivoluzione la musica è necessaria.

[via DietNam]




28/5
2009

Gli affideresti il tuo parlamento?

Gli affideresti i tuoi cuccioli?Ieri, folgorato da un’ispirazione divina, il leader dei Biechi Socialdemocratici Franceschini se n’era uscito con il primo slogan efficace di questa campagna elettorale: "Gli affidereste i vostri ragazzi?"
L’idea era a suo modo geniale, ricalcava il celebre motto dell’auto usata impiegato a suo tempo contro Nixon attualizzandolo ai recenti fatti di cronaca ed alla perversa mentalità italiana, secondo la quale puoi rubare, corrompere, mentire, negare di avere rubato corrotto e mentito, ritagliarti leggi su misura per non finire al gabbio, minacciare la costituzione, trombicchiare qua e là senza ritegno e nominare le tue concubine ministro o arcivescovo, ma i figli sono pezzi ’e core, cribbio, all’italiano non toccategli i figli o la mamma altrimenti fa una strage. Insomma, persino l’elettore più sbarazzino del Pelo della Libertà avrebbe qualche remora a lasciare la propria figlia da sola una mezz’ora con il Bifidus Nanus, a meno di avere già in mano un contratto firmato per un posto di meteorina, o almeno una vicesegreteria comunale. Si sarebbe potuta pensare tutta una campagna elettorale su questo argomento, dal "Gli affideresti tua sorella?" al "Lasceresti che tuo figlio mangiasse un gelato con lui?"
Purtroppo, ancora una volta Franceschiello ha avuto paura di affondare il colpo, ed ha ben pensato di battere in ritirata appena il clan reale è scattato in piedi schiumando una studiata indignazione ed accusandolo di infangare il sacro italico valore della famiglia. Franceschini che insulta la famiglia! Al solo pensiero è andato a confessarsi tre volte.




27/5
2009

So why so sad? Vol. 3

Finland?

Ci sono così tanti motivi per cui i manifesti qui sopra sono sbagliati, che non so neppure da che parte cominciare. Così tanto sbagliati, in effetti, che se non facessero piangere farebbero ridere.


A margine, ne approfitto per congratularmi con la stampa e la radiotelevisione italiana, che per una volta non si stanno buttando come piraña sull’ennesima terribile vicenda di stupro di gruppo, ma danno prova di saper attendere con sensibilità e discrezione lo svolgimento delle indagini prima di aizzare la folla al linciaggio dei presunti colpevoli. La mia innata malafede per un attimo mi ha spinto a chiedermi se per caso la ragione di tale silenzio non sia dovuta al fatto che in questo caso la vittima è una prostituta rumena, mentre i bastardi ubriachi che l’hanno violentata, rapinata e scaricata in strada parrebbero essere dei militari americani presumibilmente di stanza alla base NATO di Vicenza, il famigerato Dal Molin. Ma no, certo che no, non può essere questo il motivo per cui la notizia viene tenuta sottotono, in fondo un "efferato delitto" è efferato a prescindere da chi lo compie e da chi lo subisce, ed un "bestiale aggressore" è bestiale a prescindere dalla nazionalità di appartenenza, altrimenti tanto varrebbe accusare i mezzi di comunicazione italiani di essere razzisti e vigliacchi, constatare che anche i blog non servono poi a molto ed infine vomitare per il disgusto, no? No? No?
NO?!




26/5
2009

Sesso! Intrighi! Mistero!

Con questo caldo scrivere qualcosa di sensato è impossibile. Par di essere nella testa di un redattore di Libero.
Come potreste avere o non avere notato, persino il bloggo si è già messo il vestitino estivo, gli occhiali da sole ed i sandali. I più noiosi potrebbero puntualizzare che all’estate manca ancora qualche settimana, ma sono probabilmente le stesse persone che disdegnano i consigli del tg2 e se ne vanno ostinatamente in giro a mezzogiorno a capo scoperto e mangiano polenta e osei vestiti come Messner sul K2. Per il resto di noi, invece, è già inequivocabilmente estate, stagione di sole, mare e mojito.
Chiamatelo Papi... Pare confermato che, dopo una lunga serie ininterrotta di Bambini Scomparsi e Misteriosi Omicidi, il giallo dell’estate 2009 sarà la Noemi Connection, ovvero l’ormai famigerato caso della ragazzina partenopea circuita e posseduta (se non altro in senso economico) dal nostro illuminato Lestofante in Capo. Tornano i soliti ingredienti da foulleton ottocentesco: intrighi, complotti, sesso, una misteriosa collana, un festino in Sardegna, ex-fidanzati avvolti nelle tenebre, vescovi e loschi personaggi di potere. Come da copione ogni settimana ci arrivano nuovi indizi e false piste, clamorosi scoop e minacce di querela, e solo sapendo distinguere accortamente gli uni dalle altre riusciremo - tra qualche torbido mese - a venire a capo dell’intrigo e svelarne tutti i retroscena, inseguendo la soluzione puntata dopo puntata. Io, nel mio piccolo di investigatore/lettore, avanzo due ipotesi: la prima è che Berlusconi non avesse alcun interesse di tipo sessuale nei confronti della fanciulletta, ma ne bramasse semplicemente il corpo per uno scambio di cervelli. La seconda (ma è un sospetto già venuto a molti, fuorché a Franceschini) è che tutta questa storia serva a distrarci allegramente mentre spendiamo quel po’ di soldi che ancora ci rimane per noleggiare una sdraio a Jesolo, o attendiamo di sapere se saremo messi in mobilità o in cassintegrazione, o chiacchieriamo con gli altri candidati ad un posto di lavoro precario, sottopagato e sottodignitoso. Perché ormai è chiaro che gli italiani che sostengono quello squallido vecchio bavoso continuerebbero a sostenerlo anche se fosse colto in fragrante mentre sodomizza il papa circondato dal coro dello zecchino d’oro che canta nudo inni a satana, e d’altra parte gli italiani hanno sempre un gran bisogno di distrarsi allegramente dalla tragedia della propria vita, alla quale per qualche strano motivo ritengono di poter solo assistere impotenti e seduti. Ognuno si diverte come può. Io probabilmente non faccio di meglio, mentre sorseggio mojito ed ascolto il primo disco uscito quest’anno che non sia folk, elettro-folk, folk-rock o neo-folk. Ma almeno il mojito me lo preparo da solo.




22/5
2009

So why so sad? Vol. 2

Secondo le informazioni più recenti in mio possesso*, il Triste Borgo Natio è stato fondato svariate migliaia di anni fa da un guerriero celto di passaggio, il quale dopo aver rapito uno sfarfuglione di gatti dai paesi limitrofi decise di fermarsi da queste parti ed aprire una rosticceria. Già allora i celti erano circondati da un alone di mistero, e molti si permettevano di mettere in dubbio le sue origini chiedendogli se fosse sicuro di essere celto, domanda alla quale egli inevitabilmente rispondeva: "Celto! Cos’altlo potlei essele?!" e riprendeva a servire loro della deliziosa anatra all’arancia per pochi spiccioli. Secondo alcuni storici di area ciellina pare che questo guerriero dalla raffinate doti culinarie si chiamasse Ziu Khan, ma nella tradizione popolare il suo nome è spesso evocato nella più comune trascrizione "Djiou Khan".

In seguito alla chiusura della rosticceria da parte di una centuria romana più o meno nello 0 A.C., la storia del Triste Borgo si avvolge nel mistero per quasi duemila anni. Si sa che nel corso dei secoli qualcuno deve avervi costruito un castello, perché su una delle colline ne rimangono le rovine**, ma non si sa chi l’abbia costruito, quando, perché, e chi l’abbia abbattuto, quando e perché, e dove siano finite le macerie rimanenti. Il castello del Triste Borgo, insomma, è un po’ come la statua egizia di Lost, e con questo non voglio dire che dentro ci abiti un tizio che tesse in solitudine le proprie misteriose trame, o che all’ombra della statua egizia abbiano aperto un chiosco estivo per le birre, ma semplicemente che la potenza suggestiva di certe metafore è tale che io proprio non so resistervi, se mi seguite.

All’alba del diciannovesimo secolo, quando il resto del mondo indossava ancora le pecore vive***, arrivò nel Triste Borgo Natio un personaggio misterioso proveniente da luoghi sconosciuti, forse al di fuori del nostro pianeta. Questa creatura, che per meglio mimetizzarsi con la popolazione locale assunse il nome di Alessandro Rossi, mise le proprie avanzatissime conoscenze nel campo dell’industria tessile ed il suo grande cuore generoso al servizio della comunità, insegnando ai villici locali a sfilare la lana dalle pecore, arrotolarla in fusi, filarla, tesserla e trasformarla in maglioni, il tutto senza danneggiare assolutamente la pecora. Questo prodigio permise al Borgo di compiere uno spettacolare balzo in avanti nel settore industriale e di attirare entro i propri confini alcune delle migliori menti del pianeta, almeno secondo lo standard ovino. Mentre il buono e saggio Alessandro Rossi continuava nella sua opera di civilizzazione, costruendo una ad una tutte le case del Borgo a mani nude, inventando la ruota e l’alfabeto e scoprendo il Brasile dove gli operai che scioperavano nelle sue fabbriche potevano allegramente emigrare, il Borgo diventava esempio per molte altre città in Italia ed all’Estero: è in quel periodo, per esempio, che Manchester inizia a fregiarsi del nomignolo di "Sad Native Suburbia of England". In un momento imprecisato tra il diciannovesimo ed il ventesimo secolo, tuttavia, il prode Alessandro Rossi scomparve e di lui non si seppe più nulla. Secondo alcuni, la sua astronave è venuta a prenderlo per riportarlo sul suo pianeta natio, dove i telai non si fermano mai e gli asili sono ignifughi; secondo altri, invece, egli si è trasformato in una statua di bronzo e continua a vegliare su di noi dall’alto del piedistallo dove l’hanno posto, pronto a riprendere vita quando il Borgo avrà ancora bisogno di lui. Secondo gli storici è morto. Secondo me di sifilide, contratta da uno scoiattolo.

Negli ultimi, diciamo, cento anni il Triste Borgo Natio ha continuato ottusamente la propria operosa esistenza, crescendo fino ad inglobare i paeselli vicini e la voglia di vivere dei suoi abitanti. L’elevatissimo numero di fabbriche diede inizialmente una forte connotazione operaia al Borgo, come ebbero modo di notare con grande disdoro i fascisti che si trovarono a passeggiare da quelle parti tra l’8 settembre del ’43 e l’aprile (o il luglio) del ’45. Molti lavoratori, infatti, non ritennero la bonifica delle paludi pontine un risultato soddisfacente per vent’anni di dittatura, svariate guerre coloniali ed una guerra mondiale e decisero di ritirarsi sulle montagne circostanti a tirare schioppettate alle camicie nere ed ai loro amici tedeschi. Tante gliene ne tirarono che fino a pochi anni fa i fasciobastardi si facevano ben scrupolo prima di mettere il naso fuori di casa, anche se questa condizione è purtroppo venuta recentemente a mancare, costringendo il Borgo già Triste ad assistere per qualche anno alla sfilata di vecchi repubblichini e giovani teste di cazzo venuti a commemorare tutte le botte che si sono pigliati.

In seguito, il Borgo ha continuato ad aumentare il numero di capannoni industriali pro capite ed è stato pressoché costantemente governato da un’amministrazione democrista, presieduta da un cyborg coi baffi o, recentemente, dal suo fido scudiero. E’ stato più o meno in questo periodo che il Borgo Natio si è guadagnato l’aggettivo "Triste". Ma come se questo non bastasse, il degrado è tale che ora il Borgo rischia di cadere nelle mani di un leghista di provenienza ignota e dei suoi famelici sgherri, tra i quali non manca quello stesso meschino che ogni anno ci ammorba passeggiando con le sue scimmiette naziste. Se questo dovesse succedere, quello che era nato come un pacifico circolo di capanne attorno ad un take-away celtico finirà per diventare l’ennesimo avamposto delle forze del Male in questa regione, i diritti umani verranno aboliti ed i taralli saranno confinati nel reparto "cibi etnici" del supermercato.

L’insegnamento che possiamo trarre da questa storia è che al peggio non c’è mai fine, conviene fare scorta di taralli e possa il grande Djiou Khan proteggerci, giacché lo invocheremo sempre più spesso. Inoltre, le pecore sono animali molto versatili.





* che sono queste, e le sto inventando in questo momento.
** e vabbè, "rovine"... è una licenza poetica. E’ una chiesa, e la chiesa non è sempre una rovina?
*** ad eccezione che ad Istanbul, per ovvi motivi.