21/7
2008

Romolo, Brontolo, Eolo, Enrico Dandolo, Tarquinio Prisco e Tarquinio il Sostenuto

Non vorrei dare l’impressione che io mi diverta a contraddire tutto quello che dice Bossi. Cioè, sì, in effetti mi diverte, ma non è questo il punto. Ad esempio sul discorso dell’inno di Mameli potrei anche essere d’accordo: "schiava di Roma", via, che esagerazione, per non parlare del successivo "Iddio la creò" e tralasciando tutta quella storia della coorte e della moorte, dell’aquila austriaca ebbra di sangue italiano e le altre fanfaluche ottocentesche. Io, per esempio, lo sostituirei con Bodlèr dei Baustelle: non c’entra molto con la storia patria, ma ha un bel ritmo.

(volendo si può chiedere ai Baustelle di aggiungere una strofa su coso, lì, Cattaneo, e siamo a posto)

Quello che mi fa riflettere, però, è il discorso sui professori.
Nel corso della mia luminosa e brillante carriera scolastica ho avuto modo di confrontarmi con professori di ogni genere e provenienza geografica. Alcuni li sopportavo, con altri mi sono scontrato giorno per giorno, alcuni innegabilmente pensavano solo ad arrivare vivi a mezzogiorno e ad inocularci quel tot di nozioni che il programma ministeriale rendeva obbligatorie, altri ci mettevano anche la cattiveria. A distanza di anni, con l’acredine resa più dolce dal tempo trascorso, non posso fare a meno di ricordarli tutti come gran teste di minchia.
Senza differenza di accento. Non mi considero, pertanto, "martoriato" da quella gente che non veniva dal Nord, ma sfracellato in egual misura da gente proveniente da tutte le direzioni. Ora, grazie a questi leghisti d’assalto, arriva la prima riforma della scuola da almeno tre mesi a questa parte. Imparare i nomi dei dogi della Repubblica Serenissima? Ma stiamo scherzando? Non li ho ancora imparati, i nomi dei sette re di roma, e faccio fatica con i sette nani. Non si potrebbe usare il tempo che i bambini sono costretti a passare a scuola insegnando loro qualcosa di utile? O almeno far loro cucire qualche scarpa da ginnastica, così la smettono di cazzeggiare con youtube?


(Ad ogni modo, "schiava di Bergamo" farebbe veramente pena, ed è la Vittoria ad essere schiava di roma, non l’italia, idiota.)

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




18/7
2008

Ieri c’erano, oggi non ci sono più

Così come aveva promesso il nostro premier Silvio B.(eatoangelico), dopo solo due mesi di interessamento pressante e numerose sue visite, finalmente si può definire risolta l’emergenza rifiuti in Campania. Cosa non si farebbe per toglierselo di torno! Con estrema modestia, i giornali e telegiornali del primo minestro hanno trascurato di sottolineare l’aspetto più importante della notizia: dato che tutti hanno sempre detto che il problema dei rifiuti in Campania è provocato dai forti interessi della camorra, e dato che Silvio B.(estof) ha risolto il problema dei rifiuti in Campania, se ne può logicamente dedurre che
(per dirla con Aristotele)
Silvio B. ha risolto anche il problema della camorra in Campania. Non è favoloso? Ora gli resterà molto più tempo libero per dedicarsi alle altre priorità del suo governo, come sfuggire alla giustizia, costruire la Morte Nera e sfregiare cuccioli con l’acido.

Ad ogni modo, promessa mantenuta: niente più rifiuti per le strade di Napoli. Il Consiglio dei Ministri può tornare a riunirsi a Roma.




15/7
2008

Quanto costano le mele in Abruzzo

La notizia della settimana è un socialista che ruba.

OOOOHHHH! Guarda, un socialista che ruba! Pensavo fossero estinti!

Un socialista che ruba, e Silvio B.(alocco) che accusa i giudici. Ormai è entrato nel loop, li odia così tanto da attaccarli anche quando non è lui a rubare, non riesce a farne a meno. Infatti, dal punto di vista del Lestofante Capo ora si aprono due alternative:

- o viene fuori che effettivamente un pezzo grosso dell’opposizione ha rubato, sputtanando definitivamente quell’aura di integrità morale di cui ancora si fregiavano i partodemocratici;
- o viene fuori che è innocente, fornendo la conferma che i giudici accusano gente a cazzo solo per fare scena.

In ogni caso, non godeva così tanto dall’ultima volta che ha scelto i ministri.




11/7
2008

Una scomoda verità

In Italia, evidentemente, una donna giovane e bella non può diventare ministro pur essendo una stronza micidiale con l’apertura mentale di un babbuino della nuova guinea, a meno che non l’abbia data in giro. Gli uomini, imbecilli fin che vuoi, possono diventare anche papi o dittatori solo grazie alle proprie forze, all’aiuto della malavita, ai soldi e ad una vita passata a scondinzolare dietro qualche essere superiore; le donne no, basta che si inginocchino sotto la scrivania e voilà. A me pare una visione della politica un tantinello maschilista, e (indipendentemente dalla realtà dei fatti, di cui m’importa un fico secco) secondo me la Carfagna ha raggiunto la sua attuale posizione soprattutto a causa delle sue patetiche e retrograde idee politiche, perfettamente in linea con quelle dei suoi complici colleghi ministri.

Che poi, non l’hanno ancora capita che ad ogni accostamento delle parole "Carfagna", "pompino" Berlusconi guadagna sostenitori?




9/7
2008

Non tutto il male viene per nuocere

Massì, in fin dei conti, che continuino a discutere delle norme per salvare il primo ministro, dei decreti per evitargli i processi, degli emendamenti a queste norme, che sviscerino il problema, che lo analizzino, che lo sminuzzino, che propongano modifiche, che lo revisionino, che trovino un punto d’incontro, che cerchino il dialogo, che dialoghino, che litighino, che propongano una nuova norma uguale alla precedenza, tenendo il parlamento occupato a parlare di Silvio B. (assotti) e dei suoi reati ancora per un mese, per sei mesi, per cinque anni, perché con il senso sociale ormai al lumicino e la crisi economica alle porte, anzi, ormai già in cucina, è di gran lunga la cosa meno dannosa che questo governo possa fare.

Figuratevi se si occupassero davvero di economia, politica estera, diritti civili o - la mancanza di dio ce ne scampi - sicurezza. Quei primi quindici giorni sono stati più che sufficienti. Si mantenga pertanto la rotta attuale: processi-giudici-impunità, con un pizzico di gossip sul culo della ministra per ravvivare il discorso. Ad libitum, purché non si arrivi mai a niente, beninteso.

Intanto noi, approfittando della loro distrazione, penseremo a come uscire vivi di qui.




7/7
2008

Per i capelli che portiam

Innanzi tutto, questi giudici come si permettono di giudicare? Chi si credono di essere? Non ammoniva forse il grande Omero "Non giudicare se non vuoi essere giudicato"? Per voler fare il giudice di mestiere uno dev’essere non solo, come ricordava quel nostro grande statista alto e biondo, malato di mente, ma anche piuttosto presuntuoso: con che diritto ti senti superiore ai tuoi simili, tanto da permetterti addirittura di giudicarli, condannando le loro azioni o peggio ancora assolvendole, vanificando il lavoro di tanti bravi poliziotti che loro sì, stanno tutto il giorno sulle strade a rischiare la vita e farsi il mazzo tanto?
In secondo luogo, non dovrebbe la giustizia essere al servizio del popolo, rappresentare il popolo, le sentenze non vengono forse espresse "in nome del popolo italiano" o qualcosa del genere? E allora, non è assurdo che i giudici si permettano di esprimere giudizi in palese contrasto con la volontà popolare? Non lavorano per lo Stato? E lo Stato non siamo noi? E allora, democrazia vorrebbe che i giudici esprimano giudizi che rispettino la pubblica opinione, no? Perché se il popolo ritiene che un qualche comportamento costituisca una minaccia per il proprio convivere pacifico e civile, e desidera che quel comportamento venga sanzionato, esso dovrebbe essere sanzionato, no? Non è questo il fondamento della legge stessa? E se il popolo ritiene che un certo individuo, o una certa categoria di individui, costituisca una minaccia per il proprio convivere eccetera eccetera sanzionato eccetera, no?

Mettiamo caso, per esempio, che una certa società ritenga che gli ebrei, o gli omosessuali, o i kulaki, o chessò io i rom, costituiscano un grave pericolo per il proprio convivere pacifico e civile, e desideri che quelle categorie di persone (per così dire) vengano sanzionate in modo proporzionale al pericolo che viene percepito da parte loro, non sarebbe giusto che tali categorie di persone vengano, cough cough, "sanzionate"? Non è il comune sentire popolare? Non è la volontà della maggioranza? Non è la democrazia?

(Non dovrei a questo punto essere sedato e rinchiuso per abuso fraudolento di domande retoriche?)

Certo, sto implicitamente e capziosamente facendo paragoni tra l’attuale società italiana e precedenti dittature nazionali ed estere, fingendo di non sapere che in una dittatura il "comune sentire popolare" viene facilmente influenzato tramite l’omologazione culturale, mentre noi godiamo di una pluralità di opinioni sia politiche che culturali, siamo più civili e maturi e non ci facciamo infinocchiare tanto facilmente, riuscendo per fortuna a distinguere tra le fonti di pericolo reali e quelle additate strumentalmente dai mass media, a loro volta liberi e indipendenti.

A proposito, i pitbull che cinque anni fa ci stavano per massacrare tutti stanno finalmente per tornare a piede (zampa) libero (libera).
Mi chiedo come li abbiano ammansiti.




2/7
2008

Ma solo vaghe e splendide idee sovversive

Ora ditemi
che da dieci anni a questa parte non uscite di casa per paura degli algerini davanti la stazione, degli spacciatori marocchini, dei rumeni in periferia, perché vi schifa l’odore del kebab in centro, perché v’inquieta il fatto di non avere mai visto l’epigrafe di un cinese, per sospetto nei confronti delle barbe indiane, quando in realtà è stata una lunga ininterrotta edizione dell’isola dei fumosi a tenervi i culi flaccidi incollati al divano, a farvi barricare il cuore e le finestre, a nutrirvi di ansia e panico.
La libertà, ve la state svendendo come carampane in cambio di una sicurezza che, comunque, nessuno vi darà mai, perché siete così utili e produttivi quando avete paura.
Pur non avendo alcun preciso piano criminoso in mente, io questa sicurezza non la voglio. Chessifà? Voi siete la maggioranza, io al massimo uno. Faccio parte del vostro problema come voi fate parte del mio?
Però ve lo voglio proprio dire, questa presunta sicurezza mi fa schifo, stiamo scivolando nel razzismo e nel fascismo più becero, le vostre paure sono totalmente strumentalizzate ed aumentano di giorno in giorno in base alle esigenze del palinsesto; in altri termini, per quanto facciate tutti i duri ed agitiate i manganelli, non siete che un branco di cagasotto eterodiretti.




30/6
2008

Capziosa proposta

Nella classifica degli animali più patetici del pianeta, subito dopo il Bifidus ActiRegularis viene Walter Veltroni, il futuro ex segretario della Democrazia Partitica. Non riesco davvero a capire perché voglia interrompere il dialogo con il nostro Short Leader Silvio B. (uffaloni); secondo me non solo dovrebbero ricominciare a parlarsi, ma cominciare ad uscire la sera, sposarsi ed avere dei figli, così almeno l’Anticristo avrà qualcuno con cui confrontarsi.

Nel frattempo, tutto quello che può andare male va peggio. Finalmente un governo che soddisfa le aspettative.


Secondo Repubblica, per solidarietà con il resto del paese anche il mercato dell’auto vola verso il baratro:

Mercato dell’auto verso il baratro




26/6
2008

Ma guarda tu sto murales se non sembra viola


MUORE ANDREA PAZIENZA ERA IL POETA DEI CARTOONS

Repubblica — 17 giugno 1988 pagina 36 sezione: SPETTACOLI
MONTEPULCIANO E’ morto improvvisamente ieri notte, all’ età di trentadue anni, Andrea Pazienza, cartoonista simbolo della new wave fumettistica italiana, il più geniale interprete dei disagi e delle intemperanze giovanili dal 1977 (anno della pubblicazione su Alter della sua prima storia a fumetti: Le straordinarie avventure di Pentothal) a oggi. Andrea Pazienza era nato il 23 maggio 1956 a San Benedetto del Tronto, iniziando la sua carriera giovanissimo come pittore. Nel 1975 si era trasferito a Bologna (iscrivendosi al DAMS) iniziando a dedicarsi ai fumetti. Dotato di un segno grafico godibilissimo, in cui era in grado di alternare, in modo totalmente imprevedibile, momenti di realismo a scherzi caricaturali di puro stampo disneiano, Pazienza era capace di sintetizzare tranches de vie estremamente brutali stemperandoli con una irrefrenabile ironia e un superiore distacco. Pazienza ha prodotto una mole impressionante di lavoro per un disegnatore che amava definirsi pigro e inaffidabile. Il suo Zanardi, lupo solitario degli anni Ottanta, è ormai entrato nella storia del fumetto, a fianco dei grandi di tutti i tempi, da Little Nemo a l’ Uomo Mascherato, da Popeye a Corto Maltese. Il talento di Andrea Pazienza lo ha portato ad essere richiesto anche per attività che esulavano da quella fumettistica. E’ stato infatti cartellonista cinematografico (memorabile il poster per il felliniano La città delle donne), ha allestito vetrine di negozi, si è dedicato con successo al cinema d’ animazione. La sua ultima irruzione doveva essere nel campo della recitazione. Doveva interpretare un ruolo nel prossimo film di Sergio Staino, un progetto che lo affascinava. Pazienza lascia la moglie, Marina, e un vuoto incolmabile nel panorama del cartooning internazionale. - o c


"...scherzi caricaturali di puro stampo disneiano", puah.
Avesse potuto immaginare una simile infamata, ci sarebbe andato più piano con la roina.


sarà viola?


Losolosolosò sono in ritardo di dodici giorni e vent’anni ma come si dice in questi casi... Paz!




24/6
2008

Controsantino: Severino Di Giovanni

Severino Di Giovanni, di professione tipografo, nasce a Chieti all’alba del secolo scorso, praticamente già anarchico. A soli vent’anni decide a lasciare l’Italia per evitare le persecuzioni dei fasciobastardi, già allora al potere nella penisola, ed emigra in Argentina con moglie e figli; non rinuncia però alle proprie idee politiche e sociali, elaborandole anzi sia sul piano teorico che attraverso alcune esplosive azioni dirette (alcune delle quali, spiace dirlo, piuttosto grossolane per una persona così elegante). Romantico precursore del libero amore, tra una bomba e l’altra s’innamora ricambiato di una ragazza della media borghesia, America Josefina Scarfò, con la quale instaura un dolce rapporto clandestino che durerà fino alla morte e gli sarà fonte di sollievo nella sua vita agitata. Il 29 Gennaio 1931 la pula argentina circonda la sua tipografia e, malgrado una rocambolesca fuga sui tetti ed una sparatoria coi controfiocchi, lo cattura e lo sbatte in prigione, lo processa e lo condanna a morte nel giro di due giorni.
Dopo essersi accomiatato definitivamente dalla sua amata, chiede come ultimo desiderio un caffè molto dolce. Glielo portano, ma non dolce abbastanza.
"L’avevo chiesto molto dolce," fa notare al secondino, "ma pazienza. Sarà per la prossima volta."

A causa della sua discutibile tendenza a far esplodere cose e persone, Severino viene fucilato il 31 Gennaio 1931 gridando, pare, "Evviva l’anarchia".