15/7
2008

Quanto costano le mele in Abruzzo

La notizia della settimana è un socialista che ruba.

OOOOHHHH! Guarda, un socialista che ruba! Pensavo fossero estinti!

Un socialista che ruba, e Silvio B.(alocco) che accusa i giudici. Ormai è entrato nel loop, li odia così tanto da attaccarli anche quando non è lui a rubare, non riesce a farne a meno. Infatti, dal punto di vista del Lestofante Capo ora si aprono due alternative:

- o viene fuori che effettivamente un pezzo grosso dell’opposizione ha rubato, sputtanando definitivamente quell’aura di integrità morale di cui ancora si fregiavano i partodemocratici;
- o viene fuori che è innocente, fornendo la conferma che i giudici accusano gente a cazzo solo per fare scena.

In ogni caso, non godeva così tanto dall’ultima volta che ha scelto i ministri.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




11/7
2008

Una scomoda verità

In Italia, evidentemente, una donna giovane e bella non può diventare ministro pur essendo una stronza micidiale con l’apertura mentale di un babbuino della nuova guinea, a meno che non l’abbia data in giro. Gli uomini, imbecilli fin che vuoi, possono diventare anche papi o dittatori solo grazie alle proprie forze, all’aiuto della malavita, ai soldi e ad una vita passata a scondinzolare dietro qualche essere superiore; le donne no, basta che si inginocchino sotto la scrivania e voilà. A me pare una visione della politica un tantinello maschilista, e (indipendentemente dalla realtà dei fatti, di cui m’importa un fico secco) secondo me la Carfagna ha raggiunto la sua attuale posizione soprattutto a causa delle sue patetiche e retrograde idee politiche, perfettamente in linea con quelle dei suoi complici colleghi ministri.

Che poi, non l’hanno ancora capita che ad ogni accostamento delle parole "Carfagna", "pompino" Berlusconi guadagna sostenitori?




9/7
2008

Non tutto il male viene per nuocere

Massì, in fin dei conti, che continuino a discutere delle norme per salvare il primo ministro, dei decreti per evitargli i processi, degli emendamenti a queste norme, che sviscerino il problema, che lo analizzino, che lo sminuzzino, che propongano modifiche, che lo revisionino, che trovino un punto d’incontro, che cerchino il dialogo, che dialoghino, che litighino, che propongano una nuova norma uguale alla precedenza, tenendo il parlamento occupato a parlare di Silvio B. (assotti) e dei suoi reati ancora per un mese, per sei mesi, per cinque anni, perché con il senso sociale ormai al lumicino e la crisi economica alle porte, anzi, ormai già in cucina, è di gran lunga la cosa meno dannosa che questo governo possa fare.

Figuratevi se si occupassero davvero di economia, politica estera, diritti civili o - la mancanza di dio ce ne scampi - sicurezza. Quei primi quindici giorni sono stati più che sufficienti. Si mantenga pertanto la rotta attuale: processi-giudici-impunità, con un pizzico di gossip sul culo della ministra per ravvivare il discorso. Ad libitum, purché non si arrivi mai a niente, beninteso.

Intanto noi, approfittando della loro distrazione, penseremo a come uscire vivi di qui.




7/7
2008

Per i capelli che portiam

Innanzi tutto, questi giudici come si permettono di giudicare? Chi si credono di essere? Non ammoniva forse il grande Omero "Non giudicare se non vuoi essere giudicato"? Per voler fare il giudice di mestiere uno dev’essere non solo, come ricordava quel nostro grande statista alto e biondo, malato di mente, ma anche piuttosto presuntuoso: con che diritto ti senti superiore ai tuoi simili, tanto da permetterti addirittura di giudicarli, condannando le loro azioni o peggio ancora assolvendole, vanificando il lavoro di tanti bravi poliziotti che loro sì, stanno tutto il giorno sulle strade a rischiare la vita e farsi il mazzo tanto?
In secondo luogo, non dovrebbe la giustizia essere al servizio del popolo, rappresentare il popolo, le sentenze non vengono forse espresse "in nome del popolo italiano" o qualcosa del genere? E allora, non è assurdo che i giudici si permettano di esprimere giudizi in palese contrasto con la volontà popolare? Non lavorano per lo Stato? E lo Stato non siamo noi? E allora, democrazia vorrebbe che i giudici esprimano giudizi che rispettino la pubblica opinione, no? Perché se il popolo ritiene che un qualche comportamento costituisca una minaccia per il proprio convivere pacifico e civile, e desidera che quel comportamento venga sanzionato, esso dovrebbe essere sanzionato, no? Non è questo il fondamento della legge stessa? E se il popolo ritiene che un certo individuo, o una certa categoria di individui, costituisca una minaccia per il proprio convivere eccetera eccetera sanzionato eccetera, no?

Mettiamo caso, per esempio, che una certa società ritenga che gli ebrei, o gli omosessuali, o i kulaki, o chessò io i rom, costituiscano un grave pericolo per il proprio convivere pacifico e civile, e desideri che quelle categorie di persone (per così dire) vengano sanzionate in modo proporzionale al pericolo che viene percepito da parte loro, non sarebbe giusto che tali categorie di persone vengano, cough cough, "sanzionate"? Non è il comune sentire popolare? Non è la volontà della maggioranza? Non è la democrazia?

(Non dovrei a questo punto essere sedato e rinchiuso per abuso fraudolento di domande retoriche?)

Certo, sto implicitamente e capziosamente facendo paragoni tra l’attuale società italiana e precedenti dittature nazionali ed estere, fingendo di non sapere che in una dittatura il "comune sentire popolare" viene facilmente influenzato tramite l’omologazione culturale, mentre noi godiamo di una pluralità di opinioni sia politiche che culturali, siamo più civili e maturi e non ci facciamo infinocchiare tanto facilmente, riuscendo per fortuna a distinguere tra le fonti di pericolo reali e quelle additate strumentalmente dai mass media, a loro volta liberi e indipendenti.

A proposito, i pitbull che cinque anni fa ci stavano per massacrare tutti stanno finalmente per tornare a piede (zampa) libero (libera).
Mi chiedo come li abbiano ammansiti.




2/7
2008

Ma solo vaghe e splendide idee sovversive

Ora ditemi
che da dieci anni a questa parte non uscite di casa per paura degli algerini davanti la stazione, degli spacciatori marocchini, dei rumeni in periferia, perché vi schifa l’odore del kebab in centro, perché v’inquieta il fatto di non avere mai visto l’epigrafe di un cinese, per sospetto nei confronti delle barbe indiane, quando in realtà è stata una lunga ininterrotta edizione dell’isola dei fumosi a tenervi i culi flaccidi incollati al divano, a farvi barricare il cuore e le finestre, a nutrirvi di ansia e panico.
La libertà, ve la state svendendo come carampane in cambio di una sicurezza che, comunque, nessuno vi darà mai, perché siete così utili e produttivi quando avete paura.
Pur non avendo alcun preciso piano criminoso in mente, io questa sicurezza non la voglio. Chessifà? Voi siete la maggioranza, io al massimo uno. Faccio parte del vostro problema come voi fate parte del mio?
Però ve lo voglio proprio dire, questa presunta sicurezza mi fa schifo, stiamo scivolando nel razzismo e nel fascismo più becero, le vostre paure sono totalmente strumentalizzate ed aumentano di giorno in giorno in base alle esigenze del palinsesto; in altri termini, per quanto facciate tutti i duri ed agitiate i manganelli, non siete che un branco di cagasotto eterodiretti.




30/6
2008

Capziosa proposta

Nella classifica degli animali più patetici del pianeta, subito dopo il Bifidus ActiRegularis viene Walter Veltroni, il futuro ex segretario della Democrazia Partitica. Non riesco davvero a capire perché voglia interrompere il dialogo con il nostro Short Leader Silvio B. (uffaloni); secondo me non solo dovrebbero ricominciare a parlarsi, ma cominciare ad uscire la sera, sposarsi ed avere dei figli, così almeno l’Anticristo avrà qualcuno con cui confrontarsi.

Nel frattempo, tutto quello che può andare male va peggio. Finalmente un governo che soddisfa le aspettative.


Secondo Repubblica, per solidarietà con il resto del paese anche il mercato dell’auto vola verso il baratro:

Mercato dell’auto verso il baratro




26/6
2008

Ma guarda tu sto murales se non sembra viola


MUORE ANDREA PAZIENZA ERA IL POETA DEI CARTOONS

Repubblica — 17 giugno 1988 pagina 36 sezione: SPETTACOLI
MONTEPULCIANO E’ morto improvvisamente ieri notte, all’ età di trentadue anni, Andrea Pazienza, cartoonista simbolo della new wave fumettistica italiana, il più geniale interprete dei disagi e delle intemperanze giovanili dal 1977 (anno della pubblicazione su Alter della sua prima storia a fumetti: Le straordinarie avventure di Pentothal) a oggi. Andrea Pazienza era nato il 23 maggio 1956 a San Benedetto del Tronto, iniziando la sua carriera giovanissimo come pittore. Nel 1975 si era trasferito a Bologna (iscrivendosi al DAMS) iniziando a dedicarsi ai fumetti. Dotato di un segno grafico godibilissimo, in cui era in grado di alternare, in modo totalmente imprevedibile, momenti di realismo a scherzi caricaturali di puro stampo disneiano, Pazienza era capace di sintetizzare tranches de vie estremamente brutali stemperandoli con una irrefrenabile ironia e un superiore distacco. Pazienza ha prodotto una mole impressionante di lavoro per un disegnatore che amava definirsi pigro e inaffidabile. Il suo Zanardi, lupo solitario degli anni Ottanta, è ormai entrato nella storia del fumetto, a fianco dei grandi di tutti i tempi, da Little Nemo a l’ Uomo Mascherato, da Popeye a Corto Maltese. Il talento di Andrea Pazienza lo ha portato ad essere richiesto anche per attività che esulavano da quella fumettistica. E’ stato infatti cartellonista cinematografico (memorabile il poster per il felliniano La città delle donne), ha allestito vetrine di negozi, si è dedicato con successo al cinema d’ animazione. La sua ultima irruzione doveva essere nel campo della recitazione. Doveva interpretare un ruolo nel prossimo film di Sergio Staino, un progetto che lo affascinava. Pazienza lascia la moglie, Marina, e un vuoto incolmabile nel panorama del cartooning internazionale. - o c


"...scherzi caricaturali di puro stampo disneiano", puah.
Avesse potuto immaginare una simile infamata, ci sarebbe andato più piano con la roina.


sarà viola?


Losolosolosò sono in ritardo di dodici giorni e vent’anni ma come si dice in questi casi... Paz!




24/6
2008

Controsantino: Severino Di Giovanni

Severino Di Giovanni, di professione tipografo, nasce a Chieti all’alba del secolo scorso, praticamente già anarchico. A soli vent’anni decide a lasciare l’Italia per evitare le persecuzioni dei fasciobastardi, già allora al potere nella penisola, ed emigra in Argentina con moglie e figli; non rinuncia però alle proprie idee politiche e sociali, elaborandole anzi sia sul piano teorico che attraverso alcune esplosive azioni dirette (alcune delle quali, spiace dirlo, piuttosto grossolane per una persona così elegante). Romantico precursore del libero amore, tra una bomba e l’altra s’innamora ricambiato di una ragazza della media borghesia, America Josefina Scarfò, con la quale instaura un dolce rapporto clandestino che durerà fino alla morte e gli sarà fonte di sollievo nella sua vita agitata. Il 29 Gennaio 1931 la pula argentina circonda la sua tipografia e, malgrado una rocambolesca fuga sui tetti ed una sparatoria coi controfiocchi, lo cattura e lo sbatte in prigione, lo processa e lo condanna a morte nel giro di due giorni.
Dopo essersi accomiatato definitivamente dalla sua amata, chiede come ultimo desiderio un caffè molto dolce. Glielo portano, ma non dolce abbastanza.
"L’avevo chiesto molto dolce," fa notare al secondino, "ma pazienza. Sarà per la prossima volta."

A causa della sua discutibile tendenza a far esplodere cose e persone, Severino viene fucilato il 31 Gennaio 1931 gridando, pare, "Evviva l’anarchia".




20/6
2008

Che fine hanno fatto i coniglietti europei?

Si sa che l’unanimità è un bel casino. All’unanimità non si riuscirebbe ad organizzare neanche una pizza di classe, figuriamoci la costituzione europea. Ci hanno provato una volta, si sono beccati una sfilza di "no" che li ha lasciati interdetti e imbarazzati, l’hanno cammuffata da "trattato" e ci hanno riprovato cercando di esporsi al minor rischio possibile di finire infilzati, ma "il minor rischio possibile" non è stato ancora sufficiente: è bastata una manciata di irlandesi per mandare in fumo il loro piano geniale.
Con la delusione in tasca ora provano a ragionarci sù e concludono: non è democratico che uno sparuto gruppuscolo di maledetti bombaroli cattocomunisti tracannatori di birra blocchi il progresso della grande europa. Quanti sono, in fondo, quelli che hanno votato contro l’approvazione del trattato di Lisbona? Lo 0,5% della popolazione dell’unione? Mica è giusto che abbiano tutto questo potere, è la dittatura della minoranza, bisogna trovare un sistema più agevole per prendere le decisioni.
E fin qui, come dargli torto.
Quello che si dimenticano, è che quella sparuta mezza isoletta dai prati verdi e i capelli rossi è anche l’unico stato europeo che ha avuto l’incoscienza di chiedere un parere ai propri cittadini, invece che limitarsi ad approvare il trattato sottobanco tramite i loro rappresentati (democraticamente) eletti. I cittadini, forse, sono troppo suggestionabili ed ignoranti per essere chiamati a decidere su materie delicate come la costituzione europea, meglio che deleghino l’ingrato compito a raffinati statisti come Bossi o la Carfagna. Del resto, non è che i cittadini abbiano la più vaga idea di cosa sia il trattato di Lisbona, di cosa contenga o di chi l’abbia redatto; non è che se ne parli poi tanto, di questa nostra inevitabile costituzione, ed anche a volerla leggere non è che se ne capisca poi molto. Ma è previsto, almeno, che qualcuno la legga? In effetti, hanno un concetto un po’ strano di democrazia, e poi si sa che le costituzioni migliori nascono dalle rivoluzioni, dalle guerre, da situazioni di grande partecipazione sociale, mica vengono scritte a tavolino da una commissione di colletti bianchi e poi presentate in powerpoint alla folla.
L’Unione Europea, che anni fa sembrava il sogno un po’ fricchettone di un continente libero e senza barriere dove persone e coniglietti potevano saltellare spensieratamente di qua e di là dei confini, si è ormai concretizzata in un club di paesi ricchi con una macchinosa struttura istituzionale, un poderoso assetto burocratico ed un amore interessato per le proprie multinazionali. Da molti anni, ormai, l’Unione viene proposta come un valore in sè, un fine a cui tendere continuamente, un obbiettivo fuori discussione, senza che nessuno si degni di spiegare ai noi comuni mortali cosa sia rimasto di affascinante in questo mostro senza faccia. Poi si offendono se qualcuno la prende come capro espiatorio, o mette i bastoni tra le ruote del suo carro trionfale. Bisogna entrare in europa. Bisogna restare in europa. Bisogna approvare la costituzione europea. Bisogna approvare il trattato di lisbona. Niente in contrario, va là, ma provate almeno a ricordarci perché dovremmo essere d’accordo invece di limitarvi a sbatterci in faccia l’imperativo categorico e la minaccia dell’assedio cinese. Al momento il motivo migliore è sempre che i leghisti sono contrari, ma non durerà mica per sempre.




18/6
2008

Cronache di Weimar, vol. 3 (credo): broccoletti e Broccoloni

Solo lunedì, Uolter Ueltroni ammoniva Broccoloni che se il governo avesse continuato a fare il monello anche questa settimana lui avrebbe forse preso in considerazione l’ipotesi di poter eventualmente valutare l’interruzione del dialogo tra maggioranza ed opposizione. In seguito devono avergli fatto notare che se pressapoco in un mese di pioggia e malgoverno Broccoloni era riuscito a portare in parlamento due norme a suo favore, mandare l’esercito per le strade, proporre il reato di clandestinità e promettere nuova carne da cannone a bush, in una settimana con ogni probabilità potrebbe dichiarare guerra all’iran o rendere reato l’uso della parola "Veltroni", costringendolo ad involuti giri di parole ogni volta che dovesse presentarsi a qualcuno. Ieri ha quindi pensato di aggiustare il tiro e, stringendo la boccuccia come un bravo bambino offeso, ha annunciato che il dialogo ormai è da considerarsi finito, non per colpa sua, ma di quel briccone del primo ministro che si fa gli affari suoi e insulta i magistrati e si rimangia le promesse, salvo naturalmente ripensamenti, ché lui a quel dialogo con la maggioranza ci teneva davvero, perché è una persona costruttiva e pensa positivo. Ha dichiarato che "la tela del dialogo è stata strappata", bene, e adesso? Farà cadere il governo? Ops. Gli piacerebbe (forse).
Alcuni gaglioffi del Piddì affermano con faccia seria che "sta tornando il Broccoloni del 2001". Sveglia! Non esistono un Broccoloni del 2001 ed un Broccoloni del 2008! E’ sempre la stessa persona! Con gli stessi interessi, gli stessi amici, gli stessi hobby e sogni nel cassetto! E’ con lui che vogliono dialogare per il bene del paese, o è solo una mossa per tenerlo occupato mentre i carabinieri lo circondano? Maddai. E’ uno spreco di forze anche cercare di metterlo in galera, perché tanto non ci riusciranno mai: le prigioni sono riservate ai criminali sotto una certa soglia di reddito, la gente come Broccoloni, in italia, non va in carcere, non c’è mai andata, non ci andrà mai. Al massimo, a voler portare molta pazienza, finisce a guardare le pompe di benzina a testa in giù, ma solo dopo averci fatto tribolare per decenni. Broccoloni al momento sta esattamente dove si merita di stare: sulla poltrona di primo ministro. Perché lui rappresenta come nessun altro potrebbe tutti gli interessi dell’italiano medio: calcio, soldi, televisione, illegalità, sfrontatezza, volgarità, bigotteria, cattolicesimo di maniera, nepotismo, maschilismo, furbizia. Lui è tutto quello che gli italiani desiderano al momento, anche perché ha contribuito non poco a far sì che gli italiani desiderino proprio e solo questo. Gli italiani lo sanno che è un figlio di puttana (pace all’anima sua), lo adorano per questo e lui sa che lo sanno e sa che lo adorano. Pensate che perderà il sonno per gli ammonimenti ed i musetti lunghi di Veltroni? Lui andava alle riunioni di Cosa Nostra quando Uolter si scazzava ai dibattiti sul neorealismo polacco, quindi permettetemi di dubitarne.
Un po’ di opposizione, comunque, non sarebbe male.