18/12
2007

Cahiers de la révolution

Bisonti della strada occupano la carreggiata Il fermo dei camionisti che la scorsa settimana ha messo in crisi i trasporti in tutta Italia dovrebbe metterci in guardia: è tutto finito, OK, ma come evitare che ricapiti? Ridurre l’incidenza del trasporto su gomma potenziando le linee ferroviarie, certo, la TAV, come no, il trasporto marittimo, sicuro, ma sono tutte strategie di lungo periodo e spesso ecologicamente discutibili. In Italia nessuno prende strategie di lungo periodo, e di ecologia si discute alternando colpi di mano a dichiarazioni d’intenti. Se davvero il trasporto merci, come mi è parso di capire, rappresenta un settore strategico non solo per l’economia nazionale ma per la soddisfazione dei bisogni primari dei cittadini, umilmente propongo una soluzione più drastica ma anche molto più rapida ed efficace: la nazionalizzazione dei tir.

Carla Bruni, passeggiando con Sarkozy domenica pomeriggio, indossava un cappotto nero ed una sciarpa beige e bianca. Il fatto che io ne fossi a conoscenza entro le otto di lunedì mattina è il migliore indicatore che il livello qualitativo del GR2 sta scendendo sempre più in basso.

La parte più difficile potrebbe consistere nell’appropriazione fisica degli automezzi da parte dello Stato, dato che quest’ultimo non brilla per spirito di inventiva ed i camionisti sono tradizionalmente piuttosto incazzusi e gelosi del proprio mezzo. Suggerisco a questo fine di adottare l’antico stratagemma delle chiavi e della puttana meretrice.

Atleti impegnati nella preparazione di un esamePer tutti coloro (uno) che si stessero chiedendo com’è andato il mio esame di Tai-C, sappiano che bene, grazie, l’ho passato in modo indifendibile e insindacabile come una finanziaria con la fiducia. Sempre meglio, peraltro, di una paracostituzione approvata in sordina, visto che almeno nel mio caso c’erano fior fior di testimoni. Quanto all’aura, ancora l’aura non c’è.

Lo stratagemma funziona così: si radunano tutti i camionisti in un luogo molto ampio, al quale non sia possibile accedere con i tir. Uno stadio va benissimo, per esempio, ma anche un palazzetto dello sport o una piscina. Si presenta poi alla folla dei camionisti lì riuniti una meretrice, la quale prometterà i propri favori ad uno di quegli uomini virili, estratto a sorte. Attenzione! Vale la pena di sottolineare che la meretrice, affinché lo stratagemma funzioni, non deve essere in alcun modo imparentata con alcuno dei camionisti presenti. Se non riusciste a trovarne nessuna che soddisfi questo rigido requisito, è possibile usare in vece della meretrice una ragazza morigerata ma discinta, con l’aspetto di meretrice.

papa Benedetto riposa nelle sue stanzeIl famigerato papa Benedetto XXX ha messo in guardia i propri parrocchiani dalla tentazione di fare della felicità un idolo. In altre occasioni, mi pare di ricordare, lo stesso pontefice si era scagliato contro il consumismo. In attesa della vita eterna, al vero fedele pare non restare altro che miseria, morte e terrore: non sarà comunista, il papa? Per dovere di cronaca, pare che in realtà sua eccellenza si riferisse ai pericoli della droga, alla quale sarebbero comunque preferibili i piaceri della tavola. Lo si evince dalla toccante conclusione dell’Angelus, cantata da Benedritto in persona: "felicità è un bicchiere di vino con un panino".

Presentata la meretrice e decantate le sue doti, si chiederà a tutti i camionisti infoiati di mettere le chiavi del proprio tir in un grosso cappello posto al lato del palco, o in un contenitore similare, spiegando che così la fanciulla potrà estrarre con la massima imparzialità quelle del fortunato cui accompagnarsi. Se la meretrice sarà stata coscienziosamente scelta per le sue qualità estetiche, e non per la parentela o l’amicizia con un qualche sottosegretario, pochi si tireranno indietro. E’ fondamentale giocare sull’effetto emulazione e sulla spinta conformista del gruppo, eventualmente sguinzagliando tra la folla degli attivisti che si fingano camionisti e vadano per primi a depositare le proprie chiavi, accusando a gran voce di omosessualità i recalcitranti. Il sistema è infallibile e l’effetto assicurato. Personalmente sconsiglio di impiegare a questo scopo gli attivisti di Sinistra Critica: a parte che son troppo pochi, i camionisti non bevono chinotto e li riconoscerebbero subito come impostori.

Perplessità da parte del Dalai LamaL’ambasciatore cinese si è duramente lamentato con Bertinotti per la partecipazione del Dalai Lama ad una cerimonia alla Camera dei deputati. Secondo il diplomatico, il Dalai sarebbe uno scassaminchia bugiardo, in quanto nega la propria reiterata istigazione al separatismo tibetano. Zio Berty ha cortesemente risposto che la Camera è sua e ci invita chi vuole, specie un premio nobel per la pace. Tra i tanti venditori di fumo teocratico, quel pacioccone del Dalai Lama è uno dei più simpatici e, ammettiamolo, la sua merce è tra le meno peggio. Almeno gira il mondo, vede gente, non sta sempre in vaticano a mangiare i bambini o in qualche caverna pakistana ad ammaestrare le pulci della propria barba. E poi, se in parlamento ci parla dell’utri, ci può parlare chiunque.

Tutto quello che resta da fare, a questo punto, è sottrarre con agilità il cappello contenente le chiavi mentre la meretrice distrae la folla di camionisti passeggiando sul palco, strusciandosi languidamente su un palo, o facendo le facce buffe. Sgusciare quindi fuori dallo stadio (palazzetto dello sport, piscina) ed impossessarsi dei camion parcheggiati all’esterno. Et voilà! La nazionalizzazione è fatta! Affinché la sua efficacia non si esaurisca nel giro di cinque minuti, però, è bene accertarsi di aver sprangato le porte dello stadio alle vostre spalle.

Una vecchia amica ritornaQuesto è un appunto di etichetta. Un gentiluomo non usa mai il verbo "schedulare". Mai. Assolutamente. E a proposito, un gentiluomo non dice mai neanche "Assolutamente sì". Qualora un gentiluomo senta nella stessa frase una qualsiasi combinazione di queste due espressioni (p.e.: "Assolutamente sì, lo scheduleremo nel prossimo briefing"), il galateo prevede la disfida a duello, o un colpo alla nuca, o entrambi.

La meretrice, per quanto sia brutto dirlo, è da considerarsi sacrificabile: per quanto mi sforzi non riesco a trovare un modo per tirarla fuori dallo stadio senza che i camionisti se ne accorgano. Forse nell’ultima fase la si potrebbe sostituire con una bambola gonfiabile, o una pecora, ma in questo caso se ne lamenterebbero gli ambientalisti. Una pecora di tofu, forse.

P.S.: Ma quanto si divertono quelli del sito di Repubblica a scegliere le foto del papa?

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




17/12
2007

La Del Ponte dà la caccia anche a Prodi

Mi sono perso l’intervista di Repubblica alla Del Ponte, e mi tocca di leggerla riassunta da B92; il pezzo, comunque, è perfettamente in grado di dar conto di quanto imparziali, prive di pregiudizi ed anche modeste siano le idee di questa donna. Per chi non lo sapesse, immagino con suo grande disdoro, Carla Del Ponte è una magistrata svizzera ed è attualmente procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale delle Nazioni Unite; le sue massime aspirazioni sono scrivere il proprio nome nel polveroso tomo della SToria, con la S ed anche la T maiuscole, ed annichilire il popolo serbo.
In questa intervista la Del Ponte si lamenta del fatto che l’Italia sia il principale sostenitore dell’integrazione della Serbia nell’Unione Europea, accusando il primo ministro Romano Prodo ed il ministero degli esteri Minimo D’Alema di pregiudizio pro-serbo*. L’atteggiamento non l’ha stupita particolarmente da parte di D’Alè, che sarebbe sempre stato "più o meno pro-serbo": più quando faceva affari con Milosevic, meno quando dava il via libera ad una guerra illegale contro la Serbia e scaricava bombe in testa alla gente, evidentemente. Prodo, invece, l’avrebbe addirittura sfuggita: è più di un anno che la Carlina lo cerca al telefono, lo fa pedinare, gli dorme sul pianerottolo, ma il primo ministro si nega, non ha trovato neanche due minuti per sentire le sue accuse. "Era ovvio che non voleva occuparsi dei miei fuggitivi, in quando aveva già preso le parti della Serbia**".
Perché è questo il punto, per la Carlona: l’avvicinamento all’Unione Europea va ostacolata perché altrimenti si perderebbe uno strumento con cui ricattare il governo serbo e costringerlo alla consegna dei presunti criminali di guerra, in particolare Karadžić e Mladić che Koštunica e Kusturica tengono attualmente nascosti nei propri rispettivi tinelli. A nulla importa che il governo serbo abbia già estradato al tribunale per i crimini di guerra 44 persone, tra le quali due presidenti della repubblica, e che stia continuando a cercare gli imputati mancanti: per la del Ponte non ci si impegnano abbastanza, non le vogliono consegnare tutti i suoi preziosi fuggitivi, e quanto prima si farebbe e quanto più contenta lei sarebbe se i serbi si consegnassero tutti, legati mani e piedi, alla sbarra degli uranici vincitori. D’Alema, in un momento di rara lucidità ma non meno ipocrita del solito, avrebbe fatto notare che non spetta alla Del Ponte valutare il livello di cooperazione della Serbia, che le minacce devono cessare e far invece proseguire i negoziati. Mai sia! D’Alè di natura è più portato per le trattative macchiavelliche che per le oneste prove di forza, ma per la Del Ponte è vero il contrario: non essendo disposta a discutere con i serbi come se fossero esseri senzienti dotati di diritti e dignità, se le togli la capacità di minacciare non le resta niente. Povera stellina! E se, per quanto improbabile, le trattative del losco D’Alema e dei suoi colleghi riuscissero a scongiurare ulteriori degenerazioni della situazione in Kosovo, allettando i serbi con la carotina dell’Unione Europea? Metti che non scoppino altre guerre nei Balcani per qualche anno, poi lei a chi li farebbe i processi? Rimarrebbe solo Prodi, per uso criminale di segreteria telefonica.


* Qua ci starebbe bene la risata registrata tipo sit-com anni Ottanta.
** Corsivo mio, aggettivo possessivo suo.




12/12
2007

Un leggero languorino

Essendomi trovato ieri sera ad affrontare la sconsolante mancanza di pasta sfoglia Coop sugli scaffali del supermercato, mi sento anch’io titolato a commentare la protesta degli autotrasportatori, che infiniti lutti sta adducendo agli italici. L’aspetto più interessante di questa vicenda non è la mancanza di polso con cui le istituzioni hanno affrontato il problema, e neanche il modo immondo e violento con cui la protesta è stata messa in atto dai camionisti. Lascio ad altri, per una volta, anche sottolineare come uno dei principali ideatori del fermo dei tir sia un deputato di Forza Italia, anche se questo francamente dà a tutta la faccenda un accento cileno. Non mi soffermo neppure, per quanto sia un tema interessante, sulla constatazione di come il potere ricattatorio degli autotrasportatori derivi dal fatto che in Italia il trasporto merci avviene quasi esclusivamente su strada anziché via treno o con altri mezzi, egemonia che a sua volta dobbiamo a decenni di regali alla Fiat di Agnelli ed ai suoi amici piduisti. Preferisco anche sorvolare sull’allarmismo dei giornalisti, che avendo trascurato di informare per tempo ed adeguatamente i cittadini, hanno poi rimediato incitando il popolo bufalo all’accaparramento selvaggio, a fare scorta di tutto in vista di un inverno senza più benzina, cibo, medicinali, ambulanze e per fortuna che nessuno ha ancora citato la carta igienica. Anche se ci stiamo avvicinando. L’aspetto che più mi ha colpito di questa nuova tragicommedia all’italiana, infatti, è come stiamo reagendo di fronte ad uno di quegli incubi atavici che credevamo di avere rimosso, la fame. Sono sicuro che questi due giorni di blocco autostradale non hanno intaccato minimamente la dieta di nessun italiano, che ci vorrebbero diversi altri giorni prima che supermercati e negozi di alimentari finiscano davvero con lo svuotarsi di ogni sostanza commestibile, e che altri ancora ce ne vorrebbero prima che si esaurisca la riserva di cibo che ciascuno di noi castorini tiene al sicuro in dispensa; neanche il camionista più intransigente potrebbe durare tanto, anche perché se a lui i panini li fornisce paradossalmente la protezione civile, stavolta non c’è la CIA a portargli di che sfamare la moglie, i pargoli ed il nonno malato. Eppure, nel belpaese si respira già un clima da emergenza: non solo tutti sono corsi dopo anni di rabbocchi a fare il pieno di benzina ma tra i commenti della gente ed i carrelli della spesa serpeggia sottintesa l’ansia di accumulare scorte, la paura più antica di tutte, quella di non trovare niente da mangiare. Con la solita compostezza gli italiani si dividono tra quelli che vorrebbero dare l’assalto a Palazzo Chigi per costringere il governo a cedere tutto e subito e quelli che invocano la legge marziale, il napalm sui camionisti; i più tranquilli controllano l’andamento dei negoziati come se si fosse a Cuba nel ’62, i pochi saggi ricordano che non c’è niente da temere, che tutto si sistemerà a breve, che per fortuna hanno fatto la spesa ieri. La preoccupazione, che durerà poco, trascende per una volta classi sociali e simpatie calcistiche o di partito e ci accomuna agli altri animali, costringendoci a guardare in faccia un aspetto della realtà che quotidianamente abbiamo imparato a trascurare: i soldi, tanto quelli belli fruscianti quanto quelli virtuali dei conti in banca, non si mangiano. Siamo nel G8, il PIL è più o meno in linea con quello degli altri paesi, la tredicesima è in arrivo, ma improvvisamente l’importanza che attribuivamo a quel nuovo lettore mp3 o ai cerchi in lega o alla legge elettorale rischia di essere fortemente ridimensionata. Cu-cù, è tornato il fantasma della fame. E’ solo un fantasma, eh, ma è pur sempre fame. La stessa fame che sopprimiamo freneticamente prima ancora che si manifesti ingozzandoci di spuntini ad ogni scampanellìo dello stomaco, la fame che siamo abituati a vedere in televisione, bambini con la pancia gonfia e mosche attorno agli occhi, la fame che commuove alla messa di natale, quella che disprezziamo negli occhi dei mendicanti, la fame che ormai da anni è un problema degli altri, di chi in fondo in fondo se lo merita, la fame dei racconti dei nonni e della guerra, dei rimproveri di quando lasciavamo la roba nel piatto, la fame che ti svuota le vene, la fame che ormai ci è sconosciuta, non il sano appetito di chi ha fatto sport o lavorato intensamente, quella che non deriva da qualche dieta ma dal non mangiare, il non mangiare perché non c’è cibo. Pensavamo di essercelo lasciato alle spalle, questo fantasma, di averlo esportato in paesi lontani assieme alle guerra ed alle scorie nucleari, non lo sappiamo più riconoscere nemmeno quando arriva dal mare sui barconi affollati o nei doppi fondi degli autotreni, eppure basta niente a scoprire che non è mai andato da nessuna parte, che ci siamo limitati a seppellirlo in uno di quei pozzi profondi che ci portiamo dentro, che anche noi popolo di fighetti avvolti in morbidi strati adiposi di fronte ad uno scaffale vuoto siamo solo povere bestie con un’inutile carta di credito ed un brivido freddo lungo la schiena.




11/12
2007

Aspettando il sole, spunta l’arcobaleno

Qualche settimana non ho risparmiato critiche al nuovo simbolo del cosiddetto Partito Democratico, ma non mi aspettavo che in così poco tempo potesse essere superato in bruttezza. Invece, la scorsa settimana la Sinistra Arcobaleno ha attirato l’attenzione presentando la bozza del proprio marchio. Questo:

Sinistra Arcobaleno

Che dire?
Arcobaleno, è arcobaleno. Sinistro, c’ha un che di sinistro.
Avrebbero dovuto discuterlo in assemblea nel fine settimana, ma non sono riuscito a scoprire i risultati di quella discussione: o che hanno preferito soprassedere, o che i commenti non sono riferibili pubblicamente. Ad ogni modo, stavolta lascio le critiche a chi ha maggiore cognizione di causa, anche perché i motivi di imbarazzo non si fermano qui*. A causa di una certa leggerezza dei media sull’argomento, infatti, molti si staranno chiedendo cosa diamine sia questa Sinistra Arcobaleno: l’unica cosa che si è ben capita è che con buona pace di Ingrao la Sinistra Arcobaleno non è un partito unico ma si costituisce come federazione di partiti, almeno per il momento. I quattro che ci cadono dentro sono: i Verdi, Rifonda, quei vecchi KGB dei Comunisti Italiani e... aspetta, qual è il quarto partito? "Sinistra Democratica"...? Mussi aveva fondato un proprio partito e nessuno mi ha detto niente? Vabòn, prendiamola per buona. Quattro partiti a sinistra del PD che decidono dunque di fondare una propria alleanza. Questa sarebbe la Cosa Rossa che aspettiamo da anni, più o meno, tranne che non è una cosa ma un insieme di tante cose, non è più rossa ma arcobaleno, e si chiama infatti "Sinistra Arcobaleno".
O forse si chiama "La Sinistra l’Arcobaleno", con l’articolo come nel simbolo. Oppure "La Sinistra, l’Arcobaleno", con la virgola. O anche "La sinistra/l’arcobaleno" come nella Dichiarazione d’intenti. Insomma, l’Arcosinistra: molte buone teste, molte buone idee, molto casino. Contemporaneamente sarà anche l’unico soggetto politico che nessuno ammetterà di votare perché ci si vergogna di pronunciarne il nome.
Superando le polemiche puerili sul nome e sul simbolo**, però, la lettura della Dichiarazione d’Intenti contiene parecchi elementi di interesse e princìpi molto validi che condivido, nonostante qualche errore di battitura che fa stridere i denti alla maestrina dalla penna rossa che vive in me. Molti l’hanno giudicata troppo fumosa, troppo retorica, ed in effetti arrivato in fondo alla pagina, a quel "Venite adoremus" conclusivo, mi viene il dubbio che tanta fascinazione possa essere in parte dovuta a quel mio retroterra culturale cattolico così difficile da sradicare. Però bisogna anche considerare che è una dichiarazione d’intenti, mica un programma politico dettagliato; staremo a vedere come si evolve la Cosa (preferisco chiamarla ancora in questo modo), chi la guiderà, cosa ne pensano le basi dei singoli partiti e come i princìpi molto validi si tradurranno in proposte concrete. Dall’unione di comunisti ed ecologisti potrebbero nascere frutti molto buoni, ma staremo a vedere anche se e quanto l’alleanza sarà in grado di tenere botta alle prime dichiarazioni contraddittorie, ai primi sondaggi, alle prime battaglie di principio.
Pregasi infatti notare che, già mentre la Sinistra Baleno si fondava, un’altra scheggia si staccava da Rifondazione Comunista, non approvando lo "scolorirsi della sua soggettività nell’Arcobaleno e la perdita dei suoi riferimenti storici". In altre parole, non erano d’accordo con la decisione della nuova federazione di togliere i riferimenti al comunismo e di continuare ad appoggiare il governo Prodo. Questa scheggia si chiama Sinistra Critica e si costituisce in movimento, proponendo una "fase Costituente per una coalizione anticapitalista". Al momento mi sembrano più che altro degli antitutto che strizzano l’occhio ai movimenti e ai ggiovani, a partire dalla grafica del loro simbolo e dei loro onnipresenti volantini***, però hanno anche loro degli argomenti e li terrò d’occhio.

Sarà l’euforia natalizia, sarà che anche il fondo del barile ha un fondo, ma sembra che almeno a sinistra si muova qualcosa che non sia il solito bolo. Finalmente. Di chiacchiere e distintivi se ne sono già sentite e visti troppi per crederci fino in fondo, ma noi si continua ad aspettare il sole.




* Non che con il Partito Democratico i motivi di imbarazzo si fermassero al simbolo, che anzi è l’ultimo dei loro problemi.
** Che però costituiranno la condanna elettorale di questa federazione se qualcuno non si sbriga a cambiarli. Siamo nella società dell’immagine, cazzo.
*** Apprò, sabato 15 ci sarà una grossa manifestazione a Vincenza e sarebbe bello parteciparvicisi. Tai chi permettendo.


UPDATE: a pochi minuti dalla pubblicazione di questo post, ecco il primo colpo di scena:

logo di Sinistra Critica lattina di Chinò aranciate San Pellegrino
Il logo di Sinistra Critica, che compare per esempio sul loro sito, è quasi identico, direi speculare, a quello del Chinò San Pellegrino. Alla faccia dell’anticapitalismo, dell’antimperialismo e della lotta alle multinazionali! Ecco almeno spiegato perché ogni volta che vedo un loro volantino mi viene sete. ;-)

UPDATE dell’UPDATE: Non è solo il chinotto ad essere di sinistra. Dopo attenta consultazione di materiale informativo/commerciale, ho potuto notare come il logo di Sinistra Critica appaia su tutte le lattine e le bottiglie delle bibite San Pellegrino. Non mi è chiaro se si tratti di una manifesta sponsorizzazione (tipo la Coop per il PD, o Mediaset e la mafia per FI) o di una clamorosa svista da parte dei grafici del movimento politico. Potrebbe anche essere una precisa scelta di campo in opposizione alla Coca Cola yanqui, ma come non notare che la San Pellegrino è a sua volta proprietà della malvagia Nestlé...
A quanto pare, che i partiti siano vecchi o nuovi, non riusciamo a scollarci dalla solita politica da bar sport.

(Questa storiella idiota mi sta divertendo come un matto, non so se si nota.)




10/12
2007

Il conte di Santarcangelo

"Da qualche parte un giorno,
dove non si saprà,
dove non l’aspettate,
"Luttaz" ritornerà!
"
(Francesco Guccini, "Luttaz Guevara")

"Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti."
(Daniele Luttazzi, 1/12/2007)

Come ormai sanno anche i sassi, La 7 ha deciso di sospendere la trasmissione satirica di Luttazzi, ufficialmente a causa di una rappresentazione un po’ vivida della vita sessuale di Giuliano Ferrara. Alcuni dicono che il vero motivo della sospensione potrebbe essere nel contenuto della puntata successiva, che sarebbe stata dedicata al Vaticano ed alla nuova enciclica di quel buffo tedesco di cui non ricordo il nome. Mah. Ad ogni modo, dispiace non aver più occasione di vedere Luttazzi in televisione, di nuovo. E se è vero che a La 7 stanno per cancellare tutto il materiale girato per Decameron, sia quello trasmesso che quello non ancora andato in onda, si esula dal dispiacere per passare al giramento di coglioni.

A La 7 hanno scoperto che Luttazzi di mestiere fa il provocatore, che non si ferma davanti a niente, tanto meno i comuni limiti del buon senso e del buon gusto. Bella scoperta! E’ per questo che Luttazzi è un genio e la gente lo ama, o lo odia, o ignora la sua esistenza. Non si può chiedere ad un Luttazzi di rinunciare alla sregolatezza e diventare un provocatore spietato e colto ma sottile, allusivo, e beneducato; non sarebbe più Luttazzi, sarebbe un Corrado Augias più giovane, farebbe cose diverse con modi e scopi diversi. Si potrebbe a questo punto aprire l’ennesimo dibattito infinito su cosa sia o non sia satira, su cosa si possa dire o non dire in televisione, se sia più scandalosa l’ipocrisia di Berlusconi o la volgarità di Luttazzi, ma si finirebbe col cadere in una di quelle noiose discussioni senza fine, in cui tutti hanno buone ragioni per non ascoltare quelle degli altri. Cerchiamo piuttosto di trarre da questa storia il prezioso avvertimento che implicitamente contiene: per quanto forte possa essere la tentazione, mai entrare in una vasca da bagno con Giuliano Ferrara.




7/12
2007

Sintomi di un fascismo strisciante

Qualche giorno fa, un consigliere comunale leghista di Treviso ha dichiarato che nei confronti degli extracomunitari bisognerebbe usare gli stessi metodi dei nazisti: punirne dieci per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo. L’unico commento che sono riuscito a fare è che evidentemente ai trevigiani non andava giù di vedersi scippare dai padovani l’ambita palma di più stronzi d’italia, ma la verità è che a sentire tanta violenta idiozia sono rimasto senza parole. "Dovremmo-fare-come-i-nazisti"? Nel 2007? In un consiglio comunale, senza che nessuno sollevi lo scriteriato imbecille dalla poltroncina e gli faccia fare il giro dell’isolato a calci in culo? Mi è sembrato aberrante.
Oggi leggo che quel consigliere comunale ha chiesto scusa, che si è lasciato prendere dalla rabbia, che si è dimesso ed ha annunciato l’intenzione di ritirarsi dalla politica, che è stato fatto oggetto di biasimo dalla comunità ebraica, dall’Anpi, da chiunque a Treviso abbia un briciolo di sale in testa e persino dal governatore del veneto Galan, per una volta stranamente sobrio. Tutto sembra essere tornato a posto, addirittura in modo esemplare.
Rilassiamoci. I leghisti, si sa, dicono quasi esclusivamente stronzate* e sono quasi sempre esagerati, su di giri, mascherano il vuoto di pensiero alzando i toni ed il volume. I trevigiani, poi, te li raccomando, son buoni solo a fare il radicchio. Un leghista trevigiano che invoca i metodi nazisti non è il male che affligge l’italia, è solo un sintomo. Eclatante, certo, come un grosso brufolo, ma schiacciare quel brufolo non elimina la malattia, anzi, paradossalmente la fa sembrare meno grave, qualcosa da cui ci si può liberare con una querela ed una passata di topexan. Si solleva tanto clamore per dimenticare in fretta, mentre l’infezione si espande sotto pelle. Se penso alla mia vita in questo paese, più del rigurgito fascista ad opera del solito legaiolo senza cervello, c’è ben altro di cui mi preoccupo. Si usa spesso, quest’espressione "sono ben altre le cose di cui preoccuparsi", ma forse ogni tanto vale la pena ricordarne qualcuna: per esempio, le interferenze clericali sempre più invadenti, l’accentrarsi di partiti e movimenti attorno a capi e capetti più o meno carismatici, il razzismo telecomandato delle varie emergenze immigrati, l’omofobia sgaiata promossa dalla televisione nazionalpopolare, il diffondersi di forme populistiche di parademocrazia come le varie primarie o i gazebo della domenica, la ricerca di un senso d’identità "occidentale" costruito a tavolino, la distorsione qualunquista del relativismo che porta a tollerare l’intolleranza, l’erosione dei diritti civili, la rimozione della memoria storica, il conformismo servile dei mezzi di comunicazione, la sostituzione delle politiche sociali con politiche di "sicurezza" volte a incrementare, anziché mitigare, la percezione di un rischio costante ed onnipresente. Molti sintomi, per lo più nascosti e poco avvertiti, che rodono l’organismo senza mai esplodere in superficie e quindi passano inosservati. A voler fare una diagnosi, ci sono solo due malattie che provocano tutti questi sintomi. La prima si chiama fascismo: quello vero, quello che se non lo curi bene e per tempo, poi si rischia che torni, mica quello da fumetto degli psicoleghisti.

La seconda, giusto per farvi un piacere, si chiama ipocondria.




* Il "quasi" è messo in ossequio alla legge dei grandi numeri, per la quale non è impossibile che prima o dopo, in qualche posto, un leghista dica qualcosa che non sia una stronzata, probabilmente senza rendersene conto.




7/12
2007

Il sogno esaudito di Clare Boothe Luce

Ieri sera ho visto in tivù una piccola folla ascoltare in tralice Silvio Berlusconi mentre accusava i suoi alleati di aver promosso od ostacolato leggi per interesse personale, mentre denunciava l’attuale governo di aver attaccato i giudici che trova scomodi, ho visto la gente applaudirlo ed inneggiarlo estasiata invece di mandarlo a cagare.

Stamattina, la mattina di un giorno lavorativo invernale, ho visto gente arrivare in corriera, ingorgare le strade, imprecare sui clacson, riempire d’auto i parcheggi, i margini delle strade, persino le aiuole, l’ho vista (la sto vedendo) prendersi ferie, accalcarsi eccitata al freddo anche con tre ore di anticipo. La causa di tanta obnubilazione, quello che per il Triste Borgo Natio potrebbe rivelarsi l’evento dell’anno, è l’inaugurazione di un nuovo ipermercato, una di quelle magnifiche cattedrali contemporanee dove, è bene ricordarlo, non regalano nulla, vendono e basta.

Subito dopo la seconda guerra mondiale, cito a memoria dal Ginsborg, l’ambasciatrice americana in Italia Clare Boothe Luce osservò che per rendere questo paese più facilmente controllabile bisognava fare in modo che gli abitanti prestassero più attenzione alle marche dei detersivi che ai propri politici. Sessant’anni dopo, mi sembra chiaro che la sua non fosse una metafora.




5/12
2007

Bad vibes from Kosovo, l’Unione chiede pazienza

Gli albanesi del Kosovo sono impazienti, non vedono l’ora che arrivi il 10 Dicembre: quello potrebbe essere il loro ultimo giorno sotto il governo serbo. Lunedì, infatti, verranno presentati al Segretario generale dell’ONU i risultati dei negoziati finora condotti tra i rappresentanti della regione ed il governo di Belgrado, che però non hanno portato a nessuna soluzione. Gli albanesi del Kosovo, che costituiscono oggi la stragrande maggioranza della popolazione, vogliono l’indipendenza e non si accontentano di niente di meno; la Serbia, cui la provincia del Kosovo storicamente appartiene, ha fatto varie proposte dichiarandosi disposta a concedere praticamente tutto in termini di autonomia, ma non l’indipendenza territoriale e politica. Neppure l’intermediazione della "troika" composta da USA, Russia ed UE è riuscita a risolvere lo stallo, anche a causa della differenza di opinione ed interessi tra gli stessi mediatori: gli Stati Uniti sostengono l’obbiettivo dell’indipendenza, la Russia è contraria, l’Unione Europea propende, con riserve, per l’indipendenza.
L’inconcludente conclusione di questo ennesimo round di negoziati lascia la situazione immutata e le parti in causa esasperate; secondo alcuni, tuttavia, pare probabile che il 10 Dicembre non succederà invece nulla di eclatante. Nonostante gli Stati Uniti si promettano generosi, l’America è lontana e le speranze degli indipendentisti risiedono in gran parte nel riconoscimento da parte dell’Unione Europea, dalla quale per sopravvivere il nuovo Stato dovrebbe essere allattato. Il via libera dell’Unione Europea all’indipendenza kosovara non ritarda solo a causa dell’opposizione russa, né tanto meno per simpatia nei confronti di Belgrado. Si teme anche che riconoscere ed accettare il concetto di una dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte di una regione "etnicamente connotata" possa aprire un numero imprecisato di fronti anche all’interno di nazioni europee apparentemente più stabili: la Spagna ha i baschi, Cipro ha i turchi, l’Italia ha gli altoatesini, la Francia i corsi e via dicendo, ma a dare fuoco alle polveri sarebbe probabilmente la Repubblica Srpska in Bosnia. Se l’Austria come Barroso si auspica che l’Unione mantenga sull’argomento un fronte compatto, la Slovacchia afferma che sarebbe difficile riconoscere un’indipendenza senza l’accordo della Serbia, e sulla stessa linea si pongono altri Stati dell’UE; Prodi, in visita in Albania, si dichiara favorevole all’indipendenza ma raccomanda di non avere fretta e proseguire i negoziati se non si vuole mandare tutto all’aria "in modo irreversibile". Difficile che l’Unione Europea sia disposta a rischiare, oltre all’ostilità russa, anche un indebolimento della propria stabilità interna e la creazione di un nuovo conflitto che potrebbe allargarsi a tutto il sud dei Balcani. Difficile, ma non impossibile: anche ammesso che i politici di Pristina riescano a raffreddare gli entusiasmi che loro stessi hanno scaldato, l’evolversi della situazione in Kosovo dipenderà da quanto peseranno gli interessi economici delle parti coinvolte, che non sono solo gli Stati, gli eserciti ed i potenziali investitori ma anche i signori del traffico d’armi, di droga e di immigrati. Oggi il coperchio è ancora sulla pentola e qualcuno si sta appena accorgendo di aver soffiato troppo sul fuoco, speriamo si riesca ancora ad evitare l’esplosione.




4/12
2007

Sbrogli

Le elezioni parlamentari in Russia, che i commentatori più moderati denunciavano come l’ultimo passo per il ritorno dello zarismo ed i meno moderati come l’ultimo passo per il ritorno di Lucifero, si sono concluse con un risultato sconvolgente: alla Duma non è cambiato niente. Stessi partiti, percentuali simili, poche differenze nel numero di seggi. O non ci sono effettivamente stati brogli, oppure i brogli sono stati più o meno gli stessi delle ultime elezioni. Ma poi, in effetti, perché avrebbero dovuto esserci brogli? La Russia si è ormai convertita ad un sistema democratico di stampo occidentale, e le democrazie occidentali hanno dimostrato negli ultimi anni che i mascalzoni possono vincere le elezioni in modo perfettamente legale. Un esempio? Lo stesso Giorgio Doppio Bush che nel 2000 ha avuto bisogno di "un’aggiustatina" alle schede elettorali in Florida per diventare presidente degli Stati Uniti d’America*, nel 2004 ha vinto di nuovo le elezioni senza che nessuno mettesse in dubbio la legittimità del voto. Dopo aver coinvolto il proprio popolo in un paio di guerre discutibili falsificando prove, mentendo ed attirando l’ostilità di mezzo mondo, è stato riconfermato nella sua carica con un sostegno ancora più ampio di quattro anni prima. Con elettori così, a cosa serve imbrogliare?
Un altro evento politico che avrebbe dovuto rendere questo l’ultimo fine settimana del Mondo Libero era il referendum costituzionale in Venezuela, presentato dallo stesso Chavez come un plebiscito in suo favore. I commentatori erano pressoché unanimi nel dare per scontati i brogli che avrebbero assicurato al dittatore Chavez la vittoria. Risultato: referendum bocciato per uno zero virgola qualcosa, Chavez che ammette la sconfitta**, accetta la volontà del suo popolo, augura a tutti buon natale e, almeno per il momento, buonanotte. Anche in questo caso, o i brogli tanto attesi non ci sono stati, o gli agenti di Chavez non sanno fare i conti, fatto sta che gli stessi giornalisti adesso fanno finta di niente e commentano senza pudore la "disfatta" del presidente venezuelano.
Un week-end tutto sommato tranquillo, quindi, senza l’annunciato trionfo dei grandi imbroglioni, senza fiera dei numeri inventati, senza teatrini spacciati per prove di grande democrazia. Il Nuovo Ordine Mondiale può tirare a campare per un’altra settimana.



Per una singolare coincidenza, proprio questo fine settimana si raccoglievano anche le firme di adesione al nuovo partito di Berlusconi. Non che ci sia qualche attinenza con l’argomento precedente, spero sia chiaro, è solo che non volevo scrivere un nuovo post. Pare che abbia raccolto presso i gazebo ben 1.176.000 preiscrizioni, stabilendo il nuovo record nella storia repubblicana. Il prossimo obbiettivo sarà superare Starace.


* E che ora fa il sostenuto e non vuole congratularsi con Putin.
** E da questo si capisce che no, lui non è il tipico politico democratico occidentale.




4/12
2007

Prigionieri delle religioni

Liberato l’Orsetto Maometto.

Lo Gnù Gesù

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