10/12
2007

Il conte di Santarcangelo

"Da qualche parte un giorno,
dove non si saprà,
dove non l’aspettate,
"Luttaz" ritornerà!
"
(Francesco Guccini, "Luttaz Guevara")

"Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanchè in completo sadomaso che li frusta tutti."
(Daniele Luttazzi, 1/12/2007)

Come ormai sanno anche i sassi, La 7 ha deciso di sospendere la trasmissione satirica di Luttazzi, ufficialmente a causa di una rappresentazione un po’ vivida della vita sessuale di Giuliano Ferrara. Alcuni dicono che il vero motivo della sospensione potrebbe essere nel contenuto della puntata successiva, che sarebbe stata dedicata al Vaticano ed alla nuova enciclica di quel buffo tedesco di cui non ricordo il nome. Mah. Ad ogni modo, dispiace non aver più occasione di vedere Luttazzi in televisione, di nuovo. E se è vero che a La 7 stanno per cancellare tutto il materiale girato per Decameron, sia quello trasmesso che quello non ancora andato in onda, si esula dal dispiacere per passare al giramento di coglioni.

A La 7 hanno scoperto che Luttazzi di mestiere fa il provocatore, che non si ferma davanti a niente, tanto meno i comuni limiti del buon senso e del buon gusto. Bella scoperta! E’ per questo che Luttazzi è un genio e la gente lo ama, o lo odia, o ignora la sua esistenza. Non si può chiedere ad un Luttazzi di rinunciare alla sregolatezza e diventare un provocatore spietato e colto ma sottile, allusivo, e beneducato; non sarebbe più Luttazzi, sarebbe un Corrado Augias più giovane, farebbe cose diverse con modi e scopi diversi. Si potrebbe a questo punto aprire l’ennesimo dibattito infinito su cosa sia o non sia satira, su cosa si possa dire o non dire in televisione, se sia più scandalosa l’ipocrisia di Berlusconi o la volgarità di Luttazzi, ma si finirebbe col cadere in una di quelle noiose discussioni senza fine, in cui tutti hanno buone ragioni per non ascoltare quelle degli altri. Cerchiamo piuttosto di trarre da questa storia il prezioso avvertimento che implicitamente contiene: per quanto forte possa essere la tentazione, mai entrare in una vasca da bagno con Giuliano Ferrara.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




7/12
2007

Sintomi di un fascismo strisciante

Qualche giorno fa, un consigliere comunale leghista di Treviso ha dichiarato che nei confronti degli extracomunitari bisognerebbe usare gli stessi metodi dei nazisti: punirne dieci per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo. L’unico commento che sono riuscito a fare è che evidentemente ai trevigiani non andava giù di vedersi scippare dai padovani l’ambita palma di più stronzi d’italia, ma la verità è che a sentire tanta violenta idiozia sono rimasto senza parole. "Dovremmo-fare-come-i-nazisti"? Nel 2007? In un consiglio comunale, senza che nessuno sollevi lo scriteriato imbecille dalla poltroncina e gli faccia fare il giro dell’isolato a calci in culo? Mi è sembrato aberrante.
Oggi leggo che quel consigliere comunale ha chiesto scusa, che si è lasciato prendere dalla rabbia, che si è dimesso ed ha annunciato l’intenzione di ritirarsi dalla politica, che è stato fatto oggetto di biasimo dalla comunità ebraica, dall’Anpi, da chiunque a Treviso abbia un briciolo di sale in testa e persino dal governatore del veneto Galan, per una volta stranamente sobrio. Tutto sembra essere tornato a posto, addirittura in modo esemplare.
Rilassiamoci. I leghisti, si sa, dicono quasi esclusivamente stronzate* e sono quasi sempre esagerati, su di giri, mascherano il vuoto di pensiero alzando i toni ed il volume. I trevigiani, poi, te li raccomando, son buoni solo a fare il radicchio. Un leghista trevigiano che invoca i metodi nazisti non è il male che affligge l’italia, è solo un sintomo. Eclatante, certo, come un grosso brufolo, ma schiacciare quel brufolo non elimina la malattia, anzi, paradossalmente la fa sembrare meno grave, qualcosa da cui ci si può liberare con una querela ed una passata di topexan. Si solleva tanto clamore per dimenticare in fretta, mentre l’infezione si espande sotto pelle. Se penso alla mia vita in questo paese, più del rigurgito fascista ad opera del solito legaiolo senza cervello, c’è ben altro di cui mi preoccupo. Si usa spesso, quest’espressione "sono ben altre le cose di cui preoccuparsi", ma forse ogni tanto vale la pena ricordarne qualcuna: per esempio, le interferenze clericali sempre più invadenti, l’accentrarsi di partiti e movimenti attorno a capi e capetti più o meno carismatici, il razzismo telecomandato delle varie emergenze immigrati, l’omofobia sgaiata promossa dalla televisione nazionalpopolare, il diffondersi di forme populistiche di parademocrazia come le varie primarie o i gazebo della domenica, la ricerca di un senso d’identità "occidentale" costruito a tavolino, la distorsione qualunquista del relativismo che porta a tollerare l’intolleranza, l’erosione dei diritti civili, la rimozione della memoria storica, il conformismo servile dei mezzi di comunicazione, la sostituzione delle politiche sociali con politiche di "sicurezza" volte a incrementare, anziché mitigare, la percezione di un rischio costante ed onnipresente. Molti sintomi, per lo più nascosti e poco avvertiti, che rodono l’organismo senza mai esplodere in superficie e quindi passano inosservati. A voler fare una diagnosi, ci sono solo due malattie che provocano tutti questi sintomi. La prima si chiama fascismo: quello vero, quello che se non lo curi bene e per tempo, poi si rischia che torni, mica quello da fumetto degli psicoleghisti.

La seconda, giusto per farvi un piacere, si chiama ipocondria.




* Il "quasi" è messo in ossequio alla legge dei grandi numeri, per la quale non è impossibile che prima o dopo, in qualche posto, un leghista dica qualcosa che non sia una stronzata, probabilmente senza rendersene conto.




7/12
2007

Il sogno esaudito di Clare Boothe Luce

Ieri sera ho visto in tivù una piccola folla ascoltare in tralice Silvio Berlusconi mentre accusava i suoi alleati di aver promosso od ostacolato leggi per interesse personale, mentre denunciava l’attuale governo di aver attaccato i giudici che trova scomodi, ho visto la gente applaudirlo ed inneggiarlo estasiata invece di mandarlo a cagare.

Stamattina, la mattina di un giorno lavorativo invernale, ho visto gente arrivare in corriera, ingorgare le strade, imprecare sui clacson, riempire d’auto i parcheggi, i margini delle strade, persino le aiuole, l’ho vista (la sto vedendo) prendersi ferie, accalcarsi eccitata al freddo anche con tre ore di anticipo. La causa di tanta obnubilazione, quello che per il Triste Borgo Natio potrebbe rivelarsi l’evento dell’anno, è l’inaugurazione di un nuovo ipermercato, una di quelle magnifiche cattedrali contemporanee dove, è bene ricordarlo, non regalano nulla, vendono e basta.

Subito dopo la seconda guerra mondiale, cito a memoria dal Ginsborg, l’ambasciatrice americana in Italia Clare Boothe Luce osservò che per rendere questo paese più facilmente controllabile bisognava fare in modo che gli abitanti prestassero più attenzione alle marche dei detersivi che ai propri politici. Sessant’anni dopo, mi sembra chiaro che la sua non fosse una metafora.




5/12
2007

Bad vibes from Kosovo, l’Unione chiede pazienza

Gli albanesi del Kosovo sono impazienti, non vedono l’ora che arrivi il 10 Dicembre: quello potrebbe essere il loro ultimo giorno sotto il governo serbo. Lunedì, infatti, verranno presentati al Segretario generale dell’ONU i risultati dei negoziati finora condotti tra i rappresentanti della regione ed il governo di Belgrado, che però non hanno portato a nessuna soluzione. Gli albanesi del Kosovo, che costituiscono oggi la stragrande maggioranza della popolazione, vogliono l’indipendenza e non si accontentano di niente di meno; la Serbia, cui la provincia del Kosovo storicamente appartiene, ha fatto varie proposte dichiarandosi disposta a concedere praticamente tutto in termini di autonomia, ma non l’indipendenza territoriale e politica. Neppure l’intermediazione della "troika" composta da USA, Russia ed UE è riuscita a risolvere lo stallo, anche a causa della differenza di opinione ed interessi tra gli stessi mediatori: gli Stati Uniti sostengono l’obbiettivo dell’indipendenza, la Russia è contraria, l’Unione Europea propende, con riserve, per l’indipendenza.
L’inconcludente conclusione di questo ennesimo round di negoziati lascia la situazione immutata e le parti in causa esasperate; secondo alcuni, tuttavia, pare probabile che il 10 Dicembre non succederà invece nulla di eclatante. Nonostante gli Stati Uniti si promettano generosi, l’America è lontana e le speranze degli indipendentisti risiedono in gran parte nel riconoscimento da parte dell’Unione Europea, dalla quale per sopravvivere il nuovo Stato dovrebbe essere allattato. Il via libera dell’Unione Europea all’indipendenza kosovara non ritarda solo a causa dell’opposizione russa, né tanto meno per simpatia nei confronti di Belgrado. Si teme anche che riconoscere ed accettare il concetto di una dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte di una regione "etnicamente connotata" possa aprire un numero imprecisato di fronti anche all’interno di nazioni europee apparentemente più stabili: la Spagna ha i baschi, Cipro ha i turchi, l’Italia ha gli altoatesini, la Francia i corsi e via dicendo, ma a dare fuoco alle polveri sarebbe probabilmente la Repubblica Srpska in Bosnia. Se l’Austria come Barroso si auspica che l’Unione mantenga sull’argomento un fronte compatto, la Slovacchia afferma che sarebbe difficile riconoscere un’indipendenza senza l’accordo della Serbia, e sulla stessa linea si pongono altri Stati dell’UE; Prodi, in visita in Albania, si dichiara favorevole all’indipendenza ma raccomanda di non avere fretta e proseguire i negoziati se non si vuole mandare tutto all’aria "in modo irreversibile". Difficile che l’Unione Europea sia disposta a rischiare, oltre all’ostilità russa, anche un indebolimento della propria stabilità interna e la creazione di un nuovo conflitto che potrebbe allargarsi a tutto il sud dei Balcani. Difficile, ma non impossibile: anche ammesso che i politici di Pristina riescano a raffreddare gli entusiasmi che loro stessi hanno scaldato, l’evolversi della situazione in Kosovo dipenderà da quanto peseranno gli interessi economici delle parti coinvolte, che non sono solo gli Stati, gli eserciti ed i potenziali investitori ma anche i signori del traffico d’armi, di droga e di immigrati. Oggi il coperchio è ancora sulla pentola e qualcuno si sta appena accorgendo di aver soffiato troppo sul fuoco, speriamo si riesca ancora ad evitare l’esplosione.




4/12
2007

Sbrogli

Le elezioni parlamentari in Russia, che i commentatori più moderati denunciavano come l’ultimo passo per il ritorno dello zarismo ed i meno moderati come l’ultimo passo per il ritorno di Lucifero, si sono concluse con un risultato sconvolgente: alla Duma non è cambiato niente. Stessi partiti, percentuali simili, poche differenze nel numero di seggi. O non ci sono effettivamente stati brogli, oppure i brogli sono stati più o meno gli stessi delle ultime elezioni. Ma poi, in effetti, perché avrebbero dovuto esserci brogli? La Russia si è ormai convertita ad un sistema democratico di stampo occidentale, e le democrazie occidentali hanno dimostrato negli ultimi anni che i mascalzoni possono vincere le elezioni in modo perfettamente legale. Un esempio? Lo stesso Giorgio Doppio Bush che nel 2000 ha avuto bisogno di "un’aggiustatina" alle schede elettorali in Florida per diventare presidente degli Stati Uniti d’America*, nel 2004 ha vinto di nuovo le elezioni senza che nessuno mettesse in dubbio la legittimità del voto. Dopo aver coinvolto il proprio popolo in un paio di guerre discutibili falsificando prove, mentendo ed attirando l’ostilità di mezzo mondo, è stato riconfermato nella sua carica con un sostegno ancora più ampio di quattro anni prima. Con elettori così, a cosa serve imbrogliare?
Un altro evento politico che avrebbe dovuto rendere questo l’ultimo fine settimana del Mondo Libero era il referendum costituzionale in Venezuela, presentato dallo stesso Chavez come un plebiscito in suo favore. I commentatori erano pressoché unanimi nel dare per scontati i brogli che avrebbero assicurato al dittatore Chavez la vittoria. Risultato: referendum bocciato per uno zero virgola qualcosa, Chavez che ammette la sconfitta**, accetta la volontà del suo popolo, augura a tutti buon natale e, almeno per il momento, buonanotte. Anche in questo caso, o i brogli tanto attesi non ci sono stati, o gli agenti di Chavez non sanno fare i conti, fatto sta che gli stessi giornalisti adesso fanno finta di niente e commentano senza pudore la "disfatta" del presidente venezuelano.
Un week-end tutto sommato tranquillo, quindi, senza l’annunciato trionfo dei grandi imbroglioni, senza fiera dei numeri inventati, senza teatrini spacciati per prove di grande democrazia. Il Nuovo Ordine Mondiale può tirare a campare per un’altra settimana.



Per una singolare coincidenza, proprio questo fine settimana si raccoglievano anche le firme di adesione al nuovo partito di Berlusconi. Non che ci sia qualche attinenza con l’argomento precedente, spero sia chiaro, è solo che non volevo scrivere un nuovo post. Pare che abbia raccolto presso i gazebo ben 1.176.000 preiscrizioni, stabilendo il nuovo record nella storia repubblicana. Il prossimo obbiettivo sarà superare Starace.


* E che ora fa il sostenuto e non vuole congratularsi con Putin.
** E da questo si capisce che no, lui non è il tipico politico democratico occidentale.




4/12
2007

Prigionieri delle religioni

Liberato l’Orsetto Maometto.

Lo Gnù Gesù

Ancora nessuna novità sullo Gnù Gesù.




3/12
2007

I grandi concerti di KarmaChimico: Procol Harum

L’occasione di riaprire questa rubrica mi viene offerta dall’insolita quanto fortunata decisione dei Procol Harum di concludere il proprio tour europeo suonando proprio nel Triste Borgo Natio; si capisce che il mio ruolo di intellettuale di riferimento non mi permetteva di rimanere a casa, tanto più che non c’era niente in tv.
Giusto per rinfrescarci un attimo la memoria, i Procol Harum sono quella che le riviste di settore definiscono una "storica band inglese", ed a ragione: non solo infatti sono inglesi, ma hanno raggiunto l’apice del successo una decina d’anni prima che io nascessi ed è stata considerata un punto di riferimento per molti gruppi posteriori. Una delle loro canzoni più belle ha fatto da sigla al programma RAI "Avventura", che io non ho mai visto ma con un nome così doveva senz’altro essere ganzissimo, in un’epoca in cui "ganzissimo" aveva un significato. Di un’altra canzone è conosciuta in Italia soprattutto la cover dei Camaleonti. Non si tratta esattamente di una boy band, insomma. Anche se pochi li conoscono per nome, tuttavia, le loro canzoni più belle appartengono ormai all’inconscio collettivo. Provate ad ascoltarle ed inevitabilmente vi ritroverete ad annuire, pensando: "ma io questa la conosco..." ed anche "...ma non era dei Camaleonti?"
Il primo aspetto di questo concerto che ha attirato la mia attenzione è come la squadra del pronto soccorso fosse composta anche da infermieri del reparto geriatria, non tanto per il cantante e tastierista Gary Brooker, unico membro superstite del gruppo originale, quanto per il pubblico. L’eccezionalità dell’evento, infatti, è riuscita ad attirare fuori dalle loro tane un folto gruppo di anziani fan del gruppo, che hanno passato buona parte della serata ad abbracciarsi gli uni con gli altri stupendosi di trovarsi ancora in vita e ricordando i tempi andati com’è usanza dei reduci di ogni tipo, ognuno pensando di essere ancora più in forma degli altri. Al primo sessantenne in giubbotto di pelle mi è venuto un brivido pensando a cosa dev’essere un concerto dei rolling stones.
Gary BrookerA distrarmi da questi futili pensieri è stata la musica dei Procol Harum che, devo ammettere, fino al giorno prima non conoscevo affatto. La definiscono "progressive", non è per niente il genere di musica che ascolto in questo periodo, ma forse proprio per questo tutte le canzoni mi sono piaciute assai. In scaletta si sono alternati pezzi storici, riconoscibili anche dal boato di applausi con cui il pubblico li accoglieva, a brani più recenti e qualche scherzo come la simpatica interpretazione acustica di "O’ sole mio". Mi fa sempre un certo effetto sentire la musica uscire da persone e strumenti anziché dalle casse di un computer, non sono abituato a collegare i suoni alla presenza fisica di qualcuno che canta, preme tasti, pizzica corde, percuote tamburi, e per la maggior parte del tempo sono stato estasiato in apnea, ad ammirare questi signori che sembravano perfettamente a loro agio nel portare la musica dove volevano, come un esperto artigiano tratta i ferri del suo mestiere o come si calza una vecchia ciabatta molto comoda.
In conclusione, prima di salutare il pubblico con la classica "A Whiter Shade of Pale", Brooker (che dal vivo non sembra affatto serio come nelle foto) ha annunciato l’intenzione di ritirarsi in inghilterra per dedicarsi alle freccette, l’unico sport che si può fare tenendo una birra nell’altra mano. Prevedo tuttavia che il suo riposo durerà molto meno del "secolo o due" annunciato: era evidente quanto sia lui che il resto della band si divertissero a stare sul palco ad incantarci. Li ho persino invidiati, perché sembravano persone che hanno trovato quello che amano fare nella vita e che continueranno a farlo senza mollare mai, fino al giorno in cui schiatteranno sul palco esalando l’ultimo respiro di organo Hammond. Se mai vi dovesse capitare l’occasione, vi consiglio di andare ad ascoltarli; personalmente è stata veramente un’esperienza che sono stato molto contento di fare.


P.S.: Per dovere di cronaca, sono tenuto anche a citare la "maschera" o come si chiama la tizia che accompagna gli spettatori ai propri posti quando sono troppo rimbambiti per farlo da soli. Sfruttando una vaga somiglianza con la bionda di sex and the city, questa poverina vestita da sciantosa se ne vagava tutta fiera con la spalla scoperta e lampadata come una melanzana al forno, ma dimenticando una regola base dell’eleganza femminile: non ci si mette mai il calzino sopra la calza di nylon, anche se si ha freddo ai piedi e si indossano stivali. Il bordino spunta sempre un po’ fuori.




2/12
2007

Per uno sbirro grasso e felice

Un esempioANSIA: Migliaia di poliziotti, carabinieri, guardie di finanza e sbirri di varia natura hanno manifestato ieri in molte città d’italia chiedendo maggiori risorse in finanziaria e più tutele per il loro lavoro. A Roma e Milano si sono verificati scontri tra i manifestanti e reparti mobili del Black Block in tenuta antisommossa, intervenuti per sedare i disordini.

Seriamente: Prodi, molla la plata. Anche gli sbirri sono lavoratori, e se si sentono tutelati nei propri diritti, percepiscono uno stipendio adeguato e vedono riconosciuta la propria dignità non solo lavorano meglio, ma è anche meno probabile che s’intaschino bustarelle, si procurino sottobanco benefits di ogni tipo e spranghino la gente qua e là. Davvero, vale per qualsiasi attività umana. Inoltre, gli sbirri rilassati e ben pasciuti fanno più fatica a correre dietro ai manifestanti.




30/11
2007

Scandalosamente normale

La vicenda di Marko Ahmetovic, un rom 22enne che ad Aprile, guidando ubriaco, ha investito ed ucciso quattro giovani ragazzi, sta suscitando su Internet e nel mondo dei vivi l’ennesima polemica ipocrita e farlocca. Pare infatti che Ahmetovic abbia fatto da testimonial per una linea di abbigliamento, già sparita da eBay a causa delle clamore suscitato, incassandone una cospicua ricompensa. Lui nega, il suo vero o presunto manager conferma, la guardia di finanza non rilascia dichiarazioni. Pare anche che abbia scritto o almeno firmato un’autobiografia, dallo stucchevole titolo "Anche io sono un essere umano", in libreria per natale se la casa editrice non si caga sotto. Tutti a chiedersi come sia possibile, in che mondo viviamo, dove sono la legge e la giustizia, io le avevo messe lì, prova a vedere nel primo cassetto della sala, ecc. ecc.
Marko Ahmetovic è stato processato e condannato a sei anni e rotti di arresti domiciliari, dove al momento si trova. L’ultima volta che ho sfogliato il codice penale (era nel 2002, cercavo il posto dove PornoRambo nasconde il fumo) non era vietato lavorare mentre si è agli arresti domiciliari, e neanche ricevere compensi per il proprio lavoro. Avete presente Callisto Tanzi? Scommetto che anche lui sta facendo quello che nel suo ambiente si chiama "lavorare", qualsiasi cosa sia. Se prendiamo per buono che il concetto di "lavoro" comprenda anche posare per delle fotografie pubblicitarie o firmare libri che non si sono scritti, beh, allora deve essere valido anche per Ahmetovic. E’ ripugnante che qualcuno (lui e/o il suo agente) approfitti di un drammatico fatto di cronaca per diventare ricco e famoso, ma non è il primo caso e non sarà l’ultimo. Siamo caduti in basso, ma questo non è neanche il peggio che si sia mai sentito, suscita clamore solo perché il protagonista è un rom ed è facile istigare associazioni mentali con delitti ed assassini che con questo non hanno nulla a che fare. L’agente pubblicitario, tale Alessio Sundas, si difende dalle polemiche sostenendo che non si vergogna, che creare star è il suo lavoro, che non è lui ad essere cattivo, ma la società che lo ha disegnato così. Fa schifo, ma non mente. Inutile appellarsi alla legge, fare inchieste, chiedere indagini ministeriali: tutto è avvenuto secondo le regole di un mondo progettato scientificamente per farti sentire una merda, e la decenza non si impone per decreto. Basterebbe che quella linea di abbigliamento restasse invenduta nei magazzini, che il libro accumulasse polvere in libreria, e la prossima volta i cacciatori di star ci penserebbero sopra due volte prima di fare business sulle tragedie. Purtroppo, però, questo non succederà: sarebbe necessario qualcosa che agli italiani manca, come la dignità ed il buon gusto. Non dimentichiamoci che questo è lo stesso paese in cui due anni fa migliaia di giovani andavano in giro con scritto a chiare lettere "De puta madre" sul torace. Pagando. Questo è anche il paese dove un tizio, dopo essere stato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa (un esempio tra i tanti), non solo ha girato uno spot pubblicitario per una compagnia telefonica, non solo ha scritto diversi libri, ma è stato anche candidato alla presidenza del senato. Ha fatto molta più strada di un rom che vende abbigliamento tamarro su eBay, eppure a tutti sembra perfettamente normale.




29/11
2007

26) Come bisogna lasciarlo cantare, l’italiano?

Buongiorno Italia gli spaghetti al dente
e un partigiano come Presidente
con l’autoradio sempre nella mano destra
e un canarino sopra la finestra.

(Eugenio Montale)


Dopo l’ordinanza anti-sbandati di Cittadella, ecco un altro microcomune padovano che ha deciso di adottare una linea di rigore nei confronti di questa forsennata immigrazione che sfrutta e svilisce le italiche virtù: si tratta di Teolo, ottomilacinquecento e rotti abitanti, in cui l’unico divertimento sembra sia fermarsi in piazza a bere dalla fontanella. Persino la descrizione del mio quartiere occupa più spazio su wikipedia, ed è tutto dire.
Teolo sembra essere il primo comune italiano dove, per iniziativa del sindaco di AN, un cittadino straniero è stato sottoposto ad un serio esame prima di ottenere la cittadinanza italiana. Anzi, una cittadina: Yenisheidi "Jenny" Rodriguez, fino a due giorni fa cubana, da ieri felicemente italiana. Se interpreto correttamente le mie fonti, pare che questo esame sia effettivamente previsto dalla legge, ma che di solito venga trascurato o ridotto a semplice formalità: ci si accontenta del fatto che il richiedente soddisfi i requisiti minimi di base (che sia in Italia da tot, o sposato con un/a italiano/a da tot, che non abbia ucciso nessuno, o che non sia possibile dimostrarlo, che non appartenga ad Al Qaeda, o che abbia almeno restituito la tessera), che abbia fatto domanda in cinque copie, che abbia appiccicato l’adeguato importo in marche da bollo e che il ministero, con tutto il tempo che reputa necessario, abbia dato il via libera. Al sindaco di Teolo questo non è bastato, ha voluto sottoporre Jenny anche ad un colloquio per verificare la sua conoscenza della lingua e della cultura italiana, pare anche con qualche domanda sulla Costituzione, concedendole infine una senz’altro meritata "promozione" ed accogliendola come concittadina. Facile immaginare cosa succederà quando invece di una cubana lo stesso sindaco si troverà di fronte una donna in burqa, ma per una volta non voglio assumere pregiudizialmente una posizione contraria all’iniziativa solo perché viene da un esponente di Alleanza Nazionale, o da un padovano. In fondo, stavolta sembra essersi trattato solo di applicare una legge, mica di inventarne di nuove con il solo preciso scopo di scassare le palle al mondo, poteva andare molto peggio. Mi limito solo a proporre un piccolo e quasi insignificante miglioramento a questa legge, dato che comunque si dovrà riprendere a parlarne in parlamento: venga sottoposto allo stesso esame, una breve batteria di domande sulla lingua italiana, la Costituzione ed il repertorio di Toto Cutugno, anche chi cittadino italiano lo è già per nascita. Ogni dieci anni, per esempio. La bocciatura potrebbe comportare, chessò, l’ineleggibilità a cariche pubbliche, oppure qualche rituale di pubblica umiliazione, ma di quelli che non comportano la possibilità di diventare famosi. I promossi potrebbero invece non solo mantenere la cittadinanza così com’è, ma partecipare magari anche all’estrazione di un viaggio-premio a Teolo, a visitare la fontanella.