29/11
2007

Ritorna Forza Italia, non facciamoci prendere dal panico

Porchetta LiberaIeri Berlusconi ha annunciato che Forza Italia non si scioglierà. So cosa state pensando, anche a me pareva di aver capito il contrario, ma da quando controlla solo Mediaset il suo pensiero non mi giunge più così limpido come una volta.
Il nuovo partito si costituirà quindi come un "partito-rete" (non si capisce se rete nel senso di rete televisiva, o rete nel senso di rete fatta dal Milan) di cui faranno parte i partiti della Cdl, i circoli della Brambilla ed altri gruppi di auto-aiuto; anche sul nome non vi sono più certezze, potrebbe chiamarsi "Partito della Libertà" o "Popolo della Libertà" a seconda di quanto gli esperti di marketing del capo decideranno di far risultare da un apposito referendum. Esclusa, senza neanche una reale discussione, la mia proposta di chiamarlo "Porchetta Libera": evidentemente questa è gente nonostante le pretese retoriche non riesce ad emanciparsi dagli schemi e dai linguaggi della vecchia politica. Alcuni osservatori, confusi dall’apparente* cambiamento di opinione del fine stratega di Arcore, si chiedono come reagiranno i suoi sostenitori, se si stancheranno finalmente di seguire la banderuola o se invece si identificano a tal punto nell’uomo-simbolo da continuare a seguirlo a prescindere da qualsiasi strunzata dica o faccia. I più, tuttavia, preferiscono non interrogarsi sul grande mistero italiano rappresentato dall’elettorato di Forza Italia e preferiscono concentrarsi sui presunti alleati del lampadato, i quali hanno l’aria di essere a loro volta quanto meno perplessi.
Mi consola il fatto che anche Fini, uno che conosce Berlusconi molto meglio di me avendoci pure scopato, sembra aver sofferto le mie stesse incomprensioni; dopo settimane di scazzi reciproci ieri sera il presidente di Alleanza Nazionale ha ironizzato sul salto della quaglia del plasticoso alleato e sui suoi cangianti riferimenti geografici in merito alla riforma della legge elettorale**, ricordando come non sia scontato che Berluscaccio, in caso di caduta del governo Frodi, ritorni automaticamente ad essere leader della Casa della Libertà. Casini, al momento, sembra allineato sulla linea Fini. Bossi già da tempo va dove gli dicono di andare, dice quello che gli dicono di dire, si siede a sbavare in un angolo, incassa e se ne va.
E’ facile prevedere che lo strappo verrà ricucito e gli attuali dissapori, per quanto aspri, verranno presto dimenticati in nome della realpolitik; oggi come oggi, però, il fronte compatto della destra sembrerebbe essersi spaccato, alcuni dicono addirittura spacciato, e comincia a farsi sentire anche a sinistra la tentazione di sciogliere le camere ed andare a votare il prima possibile, approfittando del momento di debolezza dell’avversario, senza lasciare a Fini il tempo di inghiottire l’ennesima umiliazione della sua vita tristanzuola tornando tra le accoglienti braccia del Banana. Alcuni risibili dettagli come la grave crisi interna al centrosinistra, la precarietà delle sue alleanze, la legge elettorale che continua a fare schifo, la mancata risoluzione del conflitto d’interessi, la necessità di alcune riforme urgenti possibilmente prima delle elezioni (tra tutte, quella della Rai), paiono diventare sempre più trascurabili di fronte all’improvvisa possibilità di mettere alle corde l’avversario e capitalizzare l’entusiasmo per la cosiddetta novità del Partito Democratico. Aleggia nell’aria l’idea che un tempestivo harakiri consentirebbe di infliggere un altro colpo al nano malefico e contemporaneamente di incoronare il buon Uoltér, beniamino di grandi e piccini, nuovo re di Tàlia. Probabilmente questo esecutivo, nonostante la noiosa serietà ed efficienza applicata da Prodi al risanamento dei conti pubblici***, non ha né i numeri né le idee per governare bene o per attuare tutte le grandi riforme che avevano promesso; non lusinghiamoci tuttavia per l’ennesima volta con l’illusione che sia arrivato il "momento buono", che il nobile fine di salvare l’Italia dal galletto mafioso giustifichi qualsiasi mezzo, compreso imitarlo nelle sue politiche di sputtamento delle istituzioni e svilimento della democrazia. Sono consapevole che persino un governo di democristi affaristi sarebbe preferibile al ritorno al potere dell’unico corleonese con accento brianzolo, ma ugualmente credo che per Prodi e compagnia danzante sarebbe più saggio, oltre che più onesto e di sinistra, prepararsi dopo tanta agonia ad un sereno trapasso portando a compimento almeno gli atti di governo indispensabili, con serietà e dignità: quel poco che resta, almeno, dell’unico capitale che a Berlusconi palesemente manca.



* "Apparente", perché lui nega di aver mai cambiato idea. E’ lo stesso principio per cui le religioni monoteiste attribuiscono alla divinità l’immutabilità: ciò che muta ammette la propria imperfezione, ciò che è perfetto non può che essere sempre uguale a se stesso.
** Riassumibili in: "Germania o Spagna purché se magna".
*** E a poco altro, bisogna ammettere. Ma è già qualcosa di più del governo precedente.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




27/11
2007

Le avventure del giovane guerriero Tai-C, vol. 2

Non sono mai stato un dormiglione ma, lo ammetto, qualche volta mi piacerebbe alzarmi all’alba. L’imminenza del primo esame di Tai Chi mi ha invece spinto ad anticipare la sveglia di altri dieci minuti, così da potermi dedicare ogni giorno ad un breve allenamento mattutino. Per la maggior parte dei praticanti il primo esame si rivela più che altro una formalità, una verifica dei primi rudimenti appresi in un paio d’anni di esercizio, ma per quanto mi riguarda non va trascurata la possibilità che si riveli invece uno psicodramma a soggetto sulla legnosità delle giunture. Di conseguenza, perché non aggiungere un tocco di pathos? Potrei presentarmi con gli occhi da panda per il sonno perduto e gettarmi ai piedi del maitre piagnucolando: "Ma io ho studiatoooo...", mentre lui mi colpisce molto forte con il bastone.
In alternativa, c’è anche la possibilità che impegnandomi e continuando ad allenarmi io riesca a far fronte alle difficoltà congenite, colmare le mie lacune e superare l’ostacolo. O che un asteroide colpisca la terra, facendo posticipare l’esame. O che un cinese radioattivo mi morda donandomi tutti i suoi poteri. Pur partendo da una situazione fisicamente svantaggiata (fondamentalmente, non ho mai avuto voglia di fare un cazzo) sono piuttosto determinato a proseguire la mia carriera senza farmi troppo umiliare dalle migliori casalinghe della terza età vicentina le quali, rimanga tra noi, sono molto più toste di quanto le descrivano i luoghi comuni: per questo ho deciso di sfidare la mia impermeabilità allo sport ed alzarmi tutte le mattine molto presto, fare qualche esercizio, ripassare qualche forma, magari praticare un po’ di chi kung, fischiettando modestamente tra me e me il motivetto di Rocky. Se nel giro di qualche giorno non mi sentite più, probabilmente sarò caduto in letargo, o a caccia di cinesi radioattivi.




26/11
2007

Ullalà! Le dernier acte!

A sorpresa, almeno per me, è prevista a brevissimo la pubblicazione in italiano del quarto ed ultimo volume della tetralogia del mostro di Enki Bilal. Con notevole slancio di fantasia si intitola "Quattro?" ed è uscito in Francia già a Marzo; il fatto che mi sia sfuggito fino ad oggi indica che non faccio poi una vita così noiosa da riuscire a seguire ogni mossa di Bilal, il che mi dà un certo sollievo.
Anche se poi uno si chiede, come mai è passato solo un anno tra il terzo ed il quarto volume? Eh? Ti sei stufato, Enkino? Hai fatto le cose di fretta? Non ci metti più l’impegno di un tempo? Devi pagare anche tu il conto dell’elettrauto?
Ti capisco, sai, ma dato che immagino di dover sborsare qualche euro per leggere questa tua ultima fatica*, spero che effettivamente di fatica si sia trattata e non di quaranta pagine di personaggi che si muovono nella neve o nel deserto solo per non star lì a disegnare gli sfondi. Le recensioni lette in giro mi fanno sorgere qualche sospetto per quanto, a dirla tutta, siano scritte generalmente in una buffa lingua che non conosco. Facciamo che anche stavolta si va sulla fiducia, solo perché sei tu, ma c’è un’ultima volta per tutto.

* Oltre all’elettrauto, ça va sans dire.

UPDATE: Il mio spaccino di fiducia me lo dà in uscita per il 12 Dicembre. Quando gli ho chiesto il prezzo non mi ha risposto, era già sul sito dell’Alfa a prenotare la macchina nuova.




26/11
2007

Anche quest’anno le Maldive? Cheppalle.

(Niente mette a repentaglio le tue certezze sull’universo il Lunedì mattina come lo scoprire che Rufus Wainwright è gay. "Rufus", un nome che evoca foreste canadesi, boccali di birra da due litri, folte barbe da boscaioli, pesanti cappotti a scacchi, berretti di pelo d’orso strappato all’orso ancora vivo. Invece, un "Rufus" fighetto, magrolino, molto ben cantante e gay. Un gay di nome Rufus. Mi chiedo come i gay possano accettarlo.)


Stando alle mie accurate fonti di informazione, pare che quest’anno siano in netto aumento le prenotazioni di viaggi esotici per le vacanze natalizie, chiaramente destinate ad un pubblico che non si spaventa "di fronte all’incremento dei prezzi legato all’inflazione." Tra le mete si distinguono le Maldive, ma anche Mauritius, Bahamas, Antille Francesi e Caraibi, insomma i soliti posti dove i borghesi banali andranno a rinchiudersi nei villaggi turistici, così da sentirsi un po’ protagonisti dell’Isola dei Famosi. Ed i co.co.pro., i lavoratori temporanei, interinali e flessibili, dove vanno invece in vacanza, quei pavidi che di fronte all’incremento dei prezzi tendono invece a spaventarsi?
Si indebiteranno, faranno altri mutui per permettersi due settimane di lusso come i loro capi, i loro dentisti, i loro commercialisti, come quelli che la televisione spaccia per persone normali? Aumenta la sperequazione economica e sociale, si restringono i diritti, meglio fare un ultimo bagno in qualche mare esotico, perché no? Come i passeggeri del Titanic. Si meriterebbero di trovare Cristian de Sica nel bungalow di fronte, e sarebbero pure contenti.
Oppure sceglieranno una vacanza "light"? Alcuni senz’altro, così come scelgono di vivere in appartamenti light, di indossare vestiti light e di fare una spesa light, grazie alla meravigliosa libertà di scelta del neo capitalismo trionfante. Almeno non rischiano il cagotto come i padroni delle fabbriche dove prestano il loro lavoro precario.

Nel frattempo, io coltivo nel cassetto l’idea di recuperare una vecchia guida turistica della Jugolasvia, una di quelle che stampavano prima che guerre umanitarie o meno liberassero il paese dal sanguinario giogo del comunismo, e ripercorrerne gli itinerari proposti, scavalcando confini e decenni e macerie imbellettate, lasciando che le singole nazioni sbiadiscano sullo sfondo, sovrapponendo le strade nuove alle vecchie, le foto nuove alle vecchie, scoprendo cosa c’era, cosa si è salvato, cosa magari è ricresciuto dalla cenere fertile, tenendo a bada il fascino melenso e macabruccio di una qualsiasi operazione nostalgia. Per quest’inverno niente da fare, però, questo viaggio jugotopico me lo tengo da parte per una casomai prossima estate, sperando che nel frattempo la mafia albanese, la gazprom o la nato non pensino sia il caso di aggiungere qualche nuova frontiera.


(Rufus. Non me ne capacito.)




23/11
2007

Sbandati banditi

Qualche giorno fa, il sindaco leghista di Cittadella (PD) ha emesso un’ordinanza che ha suscitato un certo clamore passando alla cronca come "Ordinanza Anti-Sbandati", ottenendo seguito e solidarietà da parte dei sindaci leghisti e destrorsi della regione nonché l’interessamento sdegnato del ministro della Solidarietà Sociale Ferrero nonché un’avviso di garanzia dalla procura per "usurpazione della funzione pubblica". Naturalmente, il fatto che sia un’ordinanza emessa dal sindaco leghista di Cittadella e che vorrebbe essere imitata dal sindaco leghista di Verona e dal sindaco leghista di Treviso ci fa sospettare a pelle che sia un’iniziativa stupida, razzista e populista e difatti così è, ma per non dare l’impressione che io abbia dei preconcetti vedrò di fornire ulteriori dettagli.
COn l’ordinanza del 16 Novembre 2007, il sindaco di Cittadella ordina che la concessione della residenza nel comune di Cittadella sia sottoposta ad indagine volta ad accertare che il richiedente abbia una dimora abituale che soddisfi i requisti igienico-sanitari per l’abitabilità, un contratto di lavoro subordinato oppure un reddito di almeno 5061,68 euro l’anno per il mantenimento suo e di un familiare al massimo, di più nel caso debba mantenere altri familiari. Niente di eccessivo, pare: basta dimostrare di abitare in un posto adatto alla vita umana e di avere a disposizione almeno 420 euro al mese per due persone provenienti da fonti lecite, non sono condizioni così restrittive. Potrebbero persino indirettamente costringere i padroni di casa italiani a rendere dignitosamente abitabili gli appartamenti che affittano agli immigrati, magari addirittura a stipulare contratti di affitto regolari e a pagare le tasse di conseguenza, se vivessimo nel mondo dei sogni.
Sì, perché dimenticavo un dettaglio: coerentemente con la considerazione iniziale che "si è registrato un incremento a livelli esponenziali dei flussi migratori" negli ultimi mesi, questi requisiti sono necessari solo per cittadini dell’Unione o extracomunitari. Per gli italiani resta tutto come prima, senza discriminazioni: la logica è che bisogna finirla con questi barboni stranieri che vengono a rubare il lavoro ai barboni italiani.
Il vero problema è che il reddito viene usato come criterio per la determinazione di diritti civili, e questo è eticamente e socialmente inaccettabile. E’ vero, 420 euro al mese è un discrimine piuttosto basso che non per niente equivale all’importo dell’assegno sociale, ma è il principio che si vuole far passare che ritengo ripugnante: chi non guadagna abbastanza denaro ha meno diritti, chi guadagna di più merita qualche diritto in più. E’ un principio plutocratico, la ricchezza determina il potere: in questo caso, il potere di richiedere la cittadinanza. Accettare che questo principio, già fin troppo applicato nella società, venga legittimato istituzionalmente costituirebbe un precedente molto grave. E’ un principio che non solo non condivido, ma si pone idealmente agli antipodi rispetto alla società in cui mi piacerebbe vivere e a cui quella in cui vivo assomiglia sempre meno. L’articolo 3 della nostra Costituzione, che per quanto fuori moda resta pur sempre una gran bella lettura, afferma non solo che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [...] senza distinzione di condizioni personali e sociali" ma anche che "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese."
Rimuovere gli ostacoli, non i cittadini. Non è una distinzione da poco.




22/11
2007

La mancanza di fantasia al potere

"Sono passati 24 giorni dalla nostra incoronazione alle primarie e in 24 giorni abbiamo creato il simbolo, la sede del partito e gli organismi dirigenti": solo 24 giorni dall’incoronazione, si potrebbe dire, e già Walter Veltroni è passato al plurale maiestatico. 24 giorni per mettere in piedi un nuovo partito potrebbero sembrare pochi, se non si facesse il confronto con i 24 secondi che ci ha messo Berlusconi a creare la sua nuova corte dei miracoli. Certo, Veltroni forse non ha dovuto fare tutto da solo, sarebbe troppo persino per lui perdere le notti a disegnare questo simbolo:

Il simbolo del Partito Democratico

Veltroni, Letta, Bindi, Realacci (e chi cazzo è?) si dicono soddisfatti. Il simbolo richiamerebbe un’idea di "patriottismo dolce" (pardon?) e si riallaccerebbe alle tre anime del Partito Democratico: quella verde e laica (?), quella bianca cattolica, quella rossa del sugo di pomodoro che mettono sulla pasta gli italiani. A loro piace. O mentono, o sono ubriachi, e francamente non so quale delle due sia più probabile. Una volta il Partito Comunista poteva contare sul supporto dei migliori artisti italiani, anche nel campo della grafica e della pittura, ed ora sono ridotti così male da non trovare niente di meglio di questo? Ah, la sequenza cromatica verde-bianco-rosso! Che idea geniale, si saranno detti! E sotto ci hanno anche messo la didascalia per i più grulli, con un ramoscello d’ulivo sempre più striminzito e triste, che sembra coltivato a Milano2.
Sapete cos’ha che non va questo simbolo, secondo me? In due parole, da non addetto ai lavori, tutto. In primo luogo è rettangolare, quindi può andare bene per Internet o per essere stampato sulle lattine dei pelati ma è molto meno pratico di qualsiasi altro simbolo di partito: una falce e martello, ma anche una quercia, un fascio, una svastica, una foglia di vite o persino un fottuto asinello stanno bene da soli o possono essere iscritti in un cerchio, un quadrato, un rettangolo o una stella. Questo no: un rettangolo resta un rettangolo ovunque. In secondo luogo non è neanche un pittogramma, cioé un’immagine, ma un monogramma, ovvero da dizionario "Lettera o gruppo di lettere composte o intrecciate ad indicare un nome proprio o la sigla di un’azienda". Come monogramma è carino, per carità, con quel gioco di pieni e vuoti... ma presenta un altro problema: provate a riprodurlo rapidamente con una matita su un foglio. Fa schifo, non si capisce bene cosa sia, e non avete ancora disegnato il ramoscello d’ulivo. Infine, i colori: il tricolore è non soltanto la scelta più banale che potessero fare, non soltanto una scelta che si appropria di qualcosa di nazionale "privatizzandolo" come aveva fatto a suo tempo il nano lustrato per il colore azzurro o lo slogan "Forza Italia!", ma è persino un insulto ai daltonici. Sulla didascalia non mi pronuncio nemmeno: un simbolo che ha bisogno di essere spiegato in didascalia è praticamente un’ammissione di incompetenza. Insomma, riesce a superare persino il più brutto simbolo di partito visto finora, quello di Farsa Italia, e avranno pure perso tempo a sceglierlo, valutarlo, elargendo milionate a qualche grafico romano o milanese figlio di un sottosegretario di cancelleria. Una volta avevano Guttuso. Una volta avevano la falce e il martello. Evidentemente non gli basta più essere rinnegati, baciapile, pusillanimi, trafficoni e vili: vogliono essere anche brutti. E gli piace! Contenti loro...

P.S.: Secondo un’altra ipotesi, è pur sempre possibile che abbiano scelto questo simbolo sperando che in cabina elettorale, pur di non vederlo, gli elettori ci mettano inconsciamente una croce sopra.




21/11
2007

Il conto dei Savoia

I Savoia chiedono 260 milioni di euro all’Italia come risarcimento per l’esilio subìto e la restituzione dei beni confiscati. Massì, i Savoia, quelli con i baffoni, quelli che con trucchetti politici e spedizioni militari si sono impadroniti dell’Italia, quelli che hanno schiacciato con la violenza le proteste nel Meridione (ed il Meridione tout court, se vogliamo), dai, i Savoia, quelli che facevano sparare coi cannoni sui manifestanti, che hanno fatto crepare migliaia di italiani nelle trincee della prima guerra mondiale grazie alla loro accurata scelta dei generali, come dimenticarli, i Savoia, quelli che hanno nominato Mussolini capo del governo e lo hanno sostenuto finché non è stato davvero troppo pesante da sostenere, quelli che sono diventati imperatori d’Etiopia, che hanno firmato le leggi razziali, che non hanno storto il naso di fronte all’alleanza coi nazisti e ci hanno lasciato crepare nella seconda guerra mondiale, quelli che sono poi scappati nascondendosi in qualche fogna per preservare la continuità istituzionale, lasciando che la penisola diventasse il parco giochi dei nazisfascisti fino a nuovo ordine, per poi ricomparire e dire che l’avevano fatto per noi, quei Savoia lì, quelli che un referendum nel ’46 ha cacciato per la loro infamia, in uno dei brevi momenti della storia italiana in cui questo popolo ha preso una decisione ragionevole, quelli che poi poverini stavano tanto male in esilio che ogni tanto dovevano tirare un colpo di fucile e pazienza se ammazzavano qualcuno, quelli che abbiamo lasciato tornare in Italia in base al principio dello "scurdamuce o’ passato", dai, sì, quei Savoia lì, quelli che fin dagli anni Settanta erano indagati per traffico d’armi, e più recentemente per associazione a delinquere e sfruttamento della prostituzione, quelli che abbiamo studiato a scuola, che riempiono le copertine dei settimanali per signore, quelli che l’unico contributo positivo che abbiano mai dato alla storia mondiale è stato il tiramisù, quelli lì, chiedono 260 milioni di euro e mica per qualche nobile causa come risollevare il mercato della prostituzione o del gioco d’azzardo, ma come risarcimento per l’ingiustizia sopportata, i Savoia, dai, quelli alti, coi baffi, ci fosse ancora il buon Gaetano, lui sì che li sapeva far ragionare, scommetto che troverebbe una soluzione molto più economica.




20/11
2007

Il bizzarro mondo degli animali [4]

Dopo l’arresto di Provenzano e dei Lo Piccolo, era abbastanza scontato che Forza Italia si sottoponesse ad un’operazione di rebranding. L’unico aspetto che mi ha un po’ stupito è stata la scelta del nome: "Partito del popolo italiano della libertà". Ma che razza di nome è? Suvvia, Silvius! E’ cacofonico, ha troppe preposizioni articolate, e poi le battute sul populismo diventano scontate. Ripensaci. Per esempio, rimanendo in tema, perché non "Partito della Porchetta Libera"? Tanto i vegetariani sono tutti comunisti.

[Sono l’unico a chiedersi dove sia finita Babsi Jones? Non credo proprio. Ormai è quasi un mese che non la vedo pubblicare, e mi dispiace. Speriamo si sia reincarnata, e di scoprire dove, o che cambi idea, o qualcosa, cazzo, dai, che nervoso.]

Secondo Alberto Bevilacqua, che i più credevano morto nel secolo scorso, i giovani d’oggi imparano a nascondere gli indizi dei propri delitti guardando C.S.I. e possono essere schematicamente divisi in assassini ed assassinati: questo significa che se avete un figlio ed è vivo, ci sono buone possibilità che sia un killer.

Nel frattempo, grazie ad un omicidio mezza italia ha scoperto l’esistenza di Facebook, l’ennesimo giocattolo "web due punto zero" con cui già da tempo si perdeva tempo nel resto del mondo. Cosa non si deve inventare il marketing al giorno d’oggi.

[Ieri sera ho visto finalmente, con quindici anni di ritardo sul resto della popolazione italiana, "Morte di un Matematico Napoletano" di Martone. Bellissimo. Grazie a Strelnik che me ne ha fatto venir voglia dedicandovi due intere puntate di KinoParty su radio Catrame19 (ehm, tutte e due le intere puntate andate in onda finora, a dire il vero).]

Intervistato in qualche salotto televisivo sullo sbirro pistolero di qualche giorno fa, il personaggio misterioso Enrico Letta ha ricordato che non bisogna assolutamente criminalizzare tutti i poliziotti per le azioni di uno solo. A meno che, naturalmente, il poliziotto non sia rumeno.

[Mi è venuto in mente qual era il terzo motivo per cui passare ad un server a pagamento. Ora il weblog è passato dalle bizzose e volubili cure del Dio dei Server Gratuiti a quelle del più affidabile Dio Nànos, protettore delle stampanti a getto d’inchiostro, delle bande magnetiche e, ricordiamolo, dei server estremamente economici.]

In seguito alla fondazione del nuovo partito di Diaberlusk, il PiPì Lì di cui sopra, ed alla raccolta di ottanta milioni di firme per la richiesta di nuove elezioni, Veltroni ha carismaticamente ribadito che il governo non si tocca, se non per scaramanzia.

Secondo Repubblica, intanto, risale la fiducia nel governo e Prodi sarebbe tornato ai livelli di un anno fa nel giudizio dei cittadini. Di conseguenza, mi par di capire, il colera è tornato all’ultimo posto.




19/11
2007

Mi piaci quanto Thaci

Wikipedia English dice di lui che è nato nel ’68, ha studiato filosofia e storia all’università di Priština, è poi emigrato in Svizzera dove ha fondato l’LPK, un partito politico orientato al nazionalismo albanese ed all’unificazione di tutte le aree abitate da albanesi in un unico stato. E’ poi diventato comandante dell’UCK, con il nome di battaglia "Serpente" ed il ruolo di responsabile per il finanziamento, l’allenamento e l’armamento delle reclute. Nel luglio del ’97 la corte distrettuale di Priština lo ha condannato a 10 anni di prigione, accusandolo di atti di terrorismo; per evitare la pena si diede alla macchia rifugiandosi in Albania ed in Svizzera; Wikipedia si cura di sottolineare che durante gli anni novanta, però, i giudici dei tribunali kosovari erano tutti serbi e la maggior parte di loro fedeli a Slobodan Milošević. Nel ’98 il "Serpente" viene di nuovo accusato di aver attaccato una pattuglia di poliziotti serbi, dove per "attaccato" si intende naturalmente ucciso, anche se Wikipedia non lo specifica. Nel ’99 partecipa ai negoziati di Rambouillet come leader dell’UCK e rappresentante dei kosovari albanesi; viene considerato un interlocutore affidabile e "l’uomo degli Stati Uniti" in Kosovo. Dopo la guerra l’UCK si trasforma in PDK, ed è da leader di questo partito che (dopo qualche anno di opposizione al "moderato" Rugova) può proclamarsi vincitore delle elezioni del novembre 2007 e prossimo primo ministro.

Tra le cose che Wikipedia dimentica o non considera rilevanti, c’è anche da aggiungere che nei primi anni Novanta l’Interpol reputava il "Serpente" un boss della mafia albanese dedito al narcotraffico; qualche anno fa l’UNMIK ha affermato che i fascicoli dell’Interpol di quel periodo non sono da considerare validi perché Milošević li usava per eliminare i propri avversari politici, ma ancora nel 2001 l’Interpol accusava il "Serpente" e l’UCK di avere legami con Al Qaeda ed il terrorismo islamico. A parte queste cosucce, comunque, il "Serpente" è accusato di crimini contro l’umanità per le violenze ai danni dei civili serbi in Kosovo prima e durante la guerra e sul suo conto pesa un dossier di 40.000 pagine depositato presso il tribunale dell’Aja, dove accumula polvere da anni perché secondo la Del Ponte non ci sarebbero abbastanza prove per aprire un’inchiesta. Nel 2003, pensate, il "Serpente" è stato persino arrestato, ma poi rilasciato con tante scuse grazie all’interessamento di personaggi influenti (tipo Solana, la Albright, Blair, per dire). Le accuse vengono generalmente considerate inattendibili in quanto provengono da fonte serba, il che ci lascia naturalmente col dubbio di chi altri potrebbe accusare un leader kosovaro di crimini di guerra e soprattutto di chi abbia ucciso tutti quei civili serbi, ma siamo certi che prima o poi il tribunale dell’Aja o il governo statunitense o l’unione europea o Minimo D’Alema ci spiegheranno come sono andate realmente le cose. Prima o poi.

Nel frattempo, congratulazioni ad Hashim Thaçi, detto il "Serpente"*. Il vincitore delle elezioni in Kosovo per rasserenare gli animi ha anticipato che dichiarerà l’indipendenza del Kosovo subito dopo il 10 Dicembre, giorno in cui è previsto il termine dei colloqui che dovrebbero decidere lo status politico della provincia serba. Preparariamoci a nuove "impreviste escalation di violenza".



* Probabilmente a causa del suo simpatico sputacchiare mentre parla. La prima scelta, "Coniglietto", era stata scartata perché non gli avrebbe dato altrettanta credibilità nei colloqui di pace, oltre ad essere considerato un soprannome francamente ridicolo per un mafioso albanese con velleità separatiste ed il vizietto dell’omicidio.




16/11
2007

A cosa serve la televisione a colori

Seguendo l’ultima puntata di Annozero, durante la quale si chiacchierava amabilmente di poliziotti pistoleri e di G8 di Genova*, con un certo imbarazzato stupore ho improvvisamente realizzato un fatto di cui non mi ero mai reso conto prima: il colore degli occhi di La Russa è molto bello.
Peccato tutto il resto faccia schifo al maiale.


* Trascurando però di dire la cosa più ovvia, e cioé che se la sinistra italiana avesse reagito allora come gli ultrà hanno reagito domenica, ora ci ritroveremmo con Agnoletto presidente del consiglio. Che però si chiamerebbe soviet supremo.

[Lusky ancora una volta aderisce con piacere allo sciopero indetto dalla FISM, Federazione Italiana Sociologi Metalmeccanici.]