15/11
2007

L’ultimo stadio

Uno scambio di insulti tra tifosi, un poliziotto che spara, un tizio che muore, guerriglia urbana, assalti alle caserme di polizia, promesse di vendetta, arresti, inchieste... Cosa non si deve fare per distrarre il pubblico dalla finanziaria, eh?

Eppure, sarebbe così semplice. Mettano al gabbio prima di tutto lo sbirro pistolero, perché è giusto e per far finta che non basti indossare una divisa per avere l’impunità. Poi passino a smantellare tutte le tifoserie estreme delle squadre di calcio, i cosiddetti ultrà, che rappresenteranno anche l’anima più vera ed autentica di quel meraviglioso gioco che è il calcio, ma sono soprattutto terreno di coltura e spazio di aggregazione di gruppi violenti ed antisociali di matrice principalmente neofascista e con finalità decisamente extra-sportive. Come gli ultrà della Lazio, per esempio, che guarda caso sono quelli che hanno fatto partire gli scontri di domenica scorsa. O dobbiamo continuare a far finta di niente? Se lo so io che di calcio non ne capisco una fava e non lo seguo da un bel po’, suppongo lo sappiano anche i pulotti. Dicono che gli ultrà siano esasperati dalle misure antiviolenza, che li terrebbero lontani dagli stadi. Poveri tesori! Costretti a ciondolare tutta la domenica al bar a guardare la partita in tv invece che assembrarsi ubriachi sugli spalti a sventolare svastiche e bere birra. Per quanto mi riguarda, si potrebbe benissimo esprimere solidarietà con il loro cordoglio sospendendo il campionato di calcio fino a quando anche l’ultimo di loro sarà morto con la bava alla bocca per la crisi d’astinenza, ma sospetto sia rimasta ancora qualche decina di tifosi onesti ed in buona fede che non hanno e non vogliono avere nulla a che fare con i picchiatori di cui sopra. Va bene, facciamo allora finta che in campo non ci siano una ventina di miliardari analfabeti coi legamenti delicati, ma bravi maschioni in pantalocini che corrono dietro ad un pallone con impegno e passione per far vincere la propria squadra. Facciamo finta che le partite non siano combinate da sponsor, tv e manager, che tutti quei muscoli siano spontaneamente cresciuti nel giro di un’estate e la moglie dell’arbitro una santa donna che passa la domenica a fare l’uncinetto. Facciamo pure finta che tutto quello che succede sul campo vada bene, dato che in fin dei conti sono fatti che riguardano solo il pubblico pagante, ma smettiamola di tollerare tutti quei decerebrati che usano il calcio come scusa per la propria violenza organizzata. In un paese dove ad ogni episodio di violenza si generalizza sempre facendo di ogni erba un fascio, per cui i colpevoli sono di volta in volta "gli anarchici", "gli albanesi", "i musulmani", "i rumeni", si fanno mille distinguo per non ammettere che già da anni gli stadi sono diventati serbatoi di picchiatori per i movimenti neonazisti. In un paese dove non ci si scompone più di tanto neanche per difendere i propri diritti fondamentali, si sopporta pazientemente che una domenica sì e una no vengano messe a ferro e fuoco le città perché una squadra di calcio ha perso o quell’altra è stata retrocessa. Persino in un paese che ha fatto del comune senso dell’illegalità la propria bandiera, a nessun altro tipo di gruppo sociale (partito, associazione sindacale, religiosa, ecc.) è consentita tanta vergognosa impunità.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




14/11
2007

Striscia la reazione

Ignobile siparietto ieri sera a Striscia la Notizia. Durante un collegamento in diretta, il noto conduttore Teo Mammucari* ha annunciato o confermato la notizia secondo cui aspetterebbe un figlio dalla velina** Thais Souza Wiggers. Mentre io pensavo "Povera ragazza, aspetta un figlio da un microcefalo maschilista vent’anni più vecchio di lei." e subito dopo "Povera ragazza, ora non potrà più fare la ballerina/spogliarellista a Striscia ma le daranno come minimo da presentare il Festivalbar, per l’indubbio merito artistico di aver accolto nel proprio ventre lo sperma di un presentatore affermato.", sia l’intervistatore di Mammucari che i due tossicomani presentatori in studio si accanivano sui futuri genitori incalzandoli con domande sulla la data delle loro evidentemente necessarie imminenti nozze riparatrici. Mentre la futura madre, dopo aver letto dal gobbo un breve testo standard di manifestazione di giubilo, negava di avere in programma il matrimonio e ne rimandava l’eventuale decisione ad un futuro indefinito, Greggio e Iacchetti soverchiavano allegramente le sue parole*** facendole gli auguri, gettando in aria manciate di riso e ficcandole in mano un enorme bouquet di fiori bianchi. Il messaggio era evidente: maternità e matrimonio sono due concetti indissolubilmente legati, senza margine di discussione o libertà di scelta. Con buona pace di chi crede di essere nel 2007 o che Striscia la Notizia sia un programma irriverente ed anticonvenzionale, invece di quella fabbrichetta di qualunquismo e conformismo al soldo della destra conservatrice che effettivamente è.

(A proposito di figli, matrimoni e destra conservatrice, molti in questi giorni criticano la mancanza di coerenza di Gianfranco Fini che sta aspettando un figlio dalla sua compagna, figlio che sarebbe stato concepito prima della separazione della moglie e dei mille discorsi culminati nel Family Day a difendere i valori della sacrafamiglia. A me, della coerenza politico-sessuale di Fini importa un fico secco: il ragazzo ha ben altri e più seri problemi e se anche gradisse saltare da un letto all’altro come un grillo affetto da satirismo, la cosa non mi tangerebbe affatto. A che scopo fare i moralisti, se non per battere Fini in mancanza di coerenza? Tanto il mio voto non lo perde, perché non ce l’ha mai avuto, in quanto Fini è sempre stato coerentemente un piciu.)


* L’uomo che ha condotto e continua a condurre alcuni dei programmi televisi più beceri degli ultimi anni, ed è così simpatico che il colera si schifa a toccarlo.
** Termine entrato, ahimé, nella lingua comune per indicare una ballerina/spogliarellista che nel corso di un programma televisivo si esibisce in brevi ma buffe coreografie elargendo sguardi da peripatetica e generose panoramiche del proprio corpo.
*** Da quel che capisco, le prime parole che la signorina pronunciasse in vita sua senza leggerle da un video, e l’hanno pure interrotta!




13/11
2007

Terra chiama Nello

Sabato sera. Prima di recarci a visitare il nuovo domicilio dell’amico Vlad, dove la cara Stefandra si è esibita in uno dei suoi leziosi svenimenti, abbiamo tentato di comunicare con l’amico Nello attualmente disperso in Balcanolandia. Comunicare con Nello non è mai stato semplice neanche quand’era fisicamente presente, figuratevi a mille chilometri di distanza.

Da bravo cittadino cosmopolita, io mi ero preventivamente procurato una scheda telefonica internéscional in uno di quei phone center gestiti da bravi stranieri che presumibilmente spennano altri bravi stranieri con tariffe da rapina*, per quanto inferiori a quelle imposte da Telecom.

* Non ho nessuna prova concreta per affermare ciò, se non una generale sfiducia e disaffezione nei confronti della razza umana.

Equipaggiati di due lattine di Guinness generosamente offerte da PornoRambo & Signora, grattiamo fiduciosi la patina argentata, componiamo il numero e ci prepariamo a seguire le istruzioni della simpatica voce guida aliena. Non sembra difficile. Non lo sembra.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: xx yyy zz...
Voce Guida Aliena: Troppo lento. Hai le dita tozze. Ricominciare da capo.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: xx yyy zzz wwww.
Voce Guida Aliena: Digitare il numero di telefono di destinazione.
Lusky: 0038...
PornoRambo: Mannò ci vuole il "+"!
Lusky: Ma il "+" non è come scrivere "00"?
PornoRambo: Mannò!
Stefandra: Massì!
Voce Guida Aliena: Non ho tempo di ascoltare le vostre beghe, terrestri. Ricominciare da capo.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: xx yyy zzz wwww.
Voce Guida Aliena: Digitare il numero di telefono di destinazione.
Lusky: 0038 111 222 333 666
Voce Guida Aliena: Bene.
Lusky: E ora?
Voce Guida Aliena: [---]
Lusky: Quindi?
Voce Guida Aliena: [---]
PornoRambo: Allora? Funziona o no?
Voce Guida Aliena: Mi mettete ansia. Ricominciare da capo.

Al sedicesimo tentativo, finalmente riusciamo a portare a termine questa operazione che normalmente uno scaricatore di porto di Bar compie in dodici secondi tracannando una bottiglia di slivovica. Il telefono squilla. Il telefono (presumiamo) del posto dove Nello vive o dice di vivere. Qualcuno risponde. E’ uno scaricatore di porto di Bar.

Scaricatore: Da?
Lusky: Nello?
Scaricatore: Xyzyw jjjhhhsw, lwivz? (supponiamo sia serbo)
Lusky: Antonello?
Scaricatore: Ah, Antonello!
Lusky: Antonello.
Scaricatore: Antonello?
Lusky: Antonello?
Scaricatore: ...?
Pornorambo (fuori campo): Allora?
Lusky (mano sulla cornetta): Ce l’abbiamo, ce l’abbiamo. Sta andando a chiamarlo.
Scaricatore: Antonello?
Lusky: Antonello?
Scaricatore: Antonello, only mobile.
Lusky: Antonello?
Scaricatore: Bye.
Lusky: Anton...?
[clic]

Allora proviamo a chiamarlo sul cellulare.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: xx yyy zzz wwww.
Voce Guida Aliena: Digitare il numero di telefono di destinazione.
Lusky: Dove cazzo è il numero...
PornoRambo: Aspetta, te lo passo... eccolo, 34...
Voce Guida Aliena: LEEEENTI! Ricominciare da capo.

Dalla birra passiamo al brandy alla liquirizia.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: xx yyy zz...
Voce Guida Aliena: Ma cosa sono quelle, dita o bastoncini Findus?
Lusky: Come?
Voce Guida Aliena: Hai parlato. Ricominciare da capo.

Dal diciottesimo tentativo, PornoRambo afferra al volo il telefono che stavo gettando nella stufa e prova lui. Senza ottenere risultati migliori.
Dal ventiquattresimo tentativo subentra Stefandra, ma sviene componendo il numero.

Allora il velo della follia si squarcia davanti ai nostri occhi e ci rendiamo conto dello sforzo immane che stiamo facendo per parlare con Nello, il nostro Nellino domestico, che probabilmente a quest’ora si sarà già tutto inselvatichito. Una volta questi sforzi li facevamo per evitare di sentirlo o almeno, per evitare di sentirlo parlare di Evangelion per più di due ore senza prendere fiato. Come cambiano i tempi. Colpiti da questa rivelazione, decidiamo di interrompere i tentativi di comunicazione e di andare a berci su.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: Noi ce ne andiamo. Siamo già in ritardo.
Voce Guida Aliena: Non così in fretta, terrestri.
Lusky: Sul serio, guarda... Non può funzionare tra noi.
Voce Guida Aliena: No! Aspetta!
Lusky: Addio.
Voce Guida Aliena: Ma io ti a...
[clic.]




12/11
2007

La vita quotidiana nel 2006 (molti numeri, molto mal di testa)

Mentre il mondo con una mano sotto il tavolo cerca di scoprire se davvero Hillary Clinton ha un’amante lesbica*, vi segnalo la recente uscita dell’edizione aggiornata di uno dei grandi classici del thriller all’italiana: "La vita quotidiana nel 2006" di Istat, pseudonimo egiziano di Lucarelli. Nonostante la struttura narrativa possa apparire un po’ ripetitiva ed il linguaggio adottato abbia un che di antiquanto, alcuni recensori non hanno mancato di elogiare l’intreccio della trama ed il succedersi dei colpi di scena. La Repubblica, per esempio, sottolinea come secondo quest’opera nel 2006 più del 60% (ben il 60,1%) dei virgulti italici tra i 18 ed i 34 anni vivessero ancora con almeno un genitore, mentre nel 2005 erano solo il 59,5%. Il commentatore osserva sgomento l’apparente ingrossarsi delle schiere dei cosiddetti "bamboccioni", categoria sociologica inventata dal ministro Padoa Schioppa per dare un nome simpatico alle giovani sanguisughe antropomorfe che infestano le case italiane. Si prospetta un futuro di miseria, terrore e morte?
No, perché la Repubblica si dimentica di specificare che nel 2001 erano il 60,4%, quindi sono prima diminuiti di uno zero virgola, poi aumentati di uno zero virgola, ma senza che questo abbia una qualche parvenza di significatività statistica nell’arco dei cinque anni. La Repubblica sbaglia peraltro anche a commentare il dato successivo, facendo sembrare che la disoccupazione giovanile sia aumentata di due punti percentuali in un anno**, e sbaglia anche a trarre la conclusione che i parassiti siano restati a casa nel 2006 perché non trovavano lavoro, perché la correlazione si traduce automaticamente in causazione solo nel senso comune, nel giornalismo ed in qualche altra disciplina minore, ma non in statistica.
E’ triste, ma è così: la statistica è scienza crudele.
Repubblica rileva infine lo scostamento dei giovani da forme tipiche di aggregazione sociale quali la pratica religiosa e la politica: se ci infonde fiducia nel futuro sapere che la frequentazione di luoghi di culto è ormai passatempo per anziani, pare che alla maggior parte degli italiani, bamboccioni e non, la politica "non interessi proprio", che sia "troppo complicata", e qui andrebbe ricordato quel vecchio leninista di Lorenzo Milani secondo il quale "due fascisti e otto persone che non si interessano di politica equivalgono a dieci fascisti". Che poi la percentuale di persone che non si informano di politica, in costante aumento negli ultimi anni, sia doppia tra le donne che tra gli uomini è un ulteriore indicatore di quanto questo paese si stia talebanizzando.
Ma non è l’unica cosa inquietante di questo libro: il 39% degli italiani, per esempio, ha dichiarato di aver consumato farmaci nei due giorni precedenti l’intervista, e questo è un altro valore in costante crescita negli ultimi anni. Che se ne fanno di tutti quei farmaci? E’ solo l’età media che avanza, o stiamo diventando una nazione di ipocondriaci farmacodipendenti? Istat non ce lo rivela. E ancora: il 44% degli italiani ha letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi. Mica male, eh? Nel 2001 non era neanche il 41%. D’altra parte, però, questo vuol dire che il 56% degli italiani in un anno non ha letto neppure un libro. Neanche quello di Totti, neanche il Codice da Vinci, perché poco ma sicuro si sarebbe ricordato di citarlo. Neanche uno. Considerando che il 52% degli italiani dichiara di aver scritto almeno un grande romanzo tuttora incompreso, questo significa che l’8% degli italiani sa scrivere ad occhi chiusi. Non è strano?
E poi, il 29,4% degli italiani (erano il 20,3% nel 2001) considera prioritario nel paese il problema della povertà, con punte molto superiori nelle regioni (ma và?) più povere. Quasi un italiano su tre. Praticamente un sardo su due. Ed i sardi generalmente hanno anche molta paura della disoccupazione (86,2%), poca paura della criminalità (47,3%) ed un coltello in tasca. Se io fossi un giornalista o un politico, questo mi spaventerebbe molto più della percentuale di bamboccioni che volenti o nolenti restano a casa dei genitori.


* La risposta è sì. Però non è Huma Abedin, ma Rosy Bindi.
** Cosa che può essere vera oppure no, ma i dati citati non lo dicono.




9/11
2007

Corsi e ricorsi

Gratta e vinciD’Alema denuncia la Forleo, accusandola di aver messo a repentaglio la sua onorabilità. Il magistrato avrebbe infatti detto al Csm di aver subito pressioni per non divulgare telefonate private di D’Alema, nelle quali il ministro degli Esteri avrebbe criticato pesantemente alcuni suoi compagni di partito, in particolare Fassino. In un nota, D’Alema ha specificato che il "Piero" a cui si riferiva non era Fassino, "stronzo" non voleva dire davvero "stronzo" e comunque "lo mando in Birmania sperando che me lo facciano secco" era una battuta, che i magistrati non hanno saputo cogliere.
D’Alema che denuncia la propria onorabilità intraprendendo azioni legali contro un magistrato. Non fa neanche più ridere.

UPDATE: Il procuratore generale di Milano, Blandini, che secondo quanto dichiarato dalla Forleo le avrebbe fatto pressioni a favore di D’Alema, nega tutto e suggerisce che il magistrato potrebbe stare attraversando "un momento di difficoltà psicologica".
Certamente è possibile, perché dare per scontato che D’Alema possa chiedere ad un procuratore generale di fare pressioni su un magistrato, poi negare tutto facendo passare per matto il magistrato come si usava in altri posti in altri tempi?
A parte il fatto che D’Alema è D’Alema, ovviamente.




8/11
2007

Secondo indiscrezioni

"Con l’arresto di Salvatore Lo Piccolo," afferma il procuratore antimafia Piero Grasso, "la Cupola è stata azzerata." Mancano solo Matteo Messina Denaro e quell’altro piccoletto, il brianzolo lampadato. Tra le carte trovate nel covo del boss spiccano il decalogo del perfetto mafioso, la mappa dei nuovi mandamenti e la descrizione dettagliata di come funziona al momento l’associazione: come si entra a farne parte, come vengono assegnati i territori di competenza, come vengono nominati i responsabili e varie altre procedure interne. Pare che a tradire Lo Piccolo sia stato un piccolo peccato di vanità, la richiesta di certificazione ISO9001.




6/11
2007

Mani armate

Qualche giorno fa un tipo, un ex ufficiale dell’esercito congedato per problemi psicologici, si è messo a sparare sulla gente dal balcone di casa. L’ha fatto coscienzionamente, si potrebbe dire, dopo aver preparato delle piccole trappole esplosive lungo le scale, aver allestito una trincea circondata da filo spinato ed aver appiccato un incendio per attirare l’attenzione dei passanti. L’ha fatto meticolosamente, senza scrupoli, mirando a uomini, donne, bambini, uccidendo due persone e ferendone sette, neanche tante per un cecchino che ha sparato oltre cinquanta colpi. In casa aveva dei fucili, una carabina, un paio di pistole ed un lanciafiamme, un arsenale regolarmente denunciato, dicono, anche se personalmente nutro qualche dubbio nei confronti del lanciafiamme. Ad ogni modo, il tizio aveva un regolare porto d’armi, e come prevedibile si sono scatenate le polemiche su quanto sia facile ottenere o almeno rinnovare questo permesso senza essere sottoposti a controlli periodici sulle proprie condizioni psico-fisiche. Insomma, il tipo era stato congedato dal fottuto esercito proprio a causa di problemi psicologici, possibile che nessuno abbia pensato di togliergli il porto d’armi, o almeno negargli il rinnovo? A lamentarsi delle "normative e circolari lassiste, spesso illegittime, che hanno consentito il proliferare degli armati sul territorio nazionale" non sono i soliti no-global o i padri comboniani, ma psichiatri, funzionari di polizia, persino i vigilanti privati. Non che sia affare semplice, dato che il numero dei porto d’armi in Italia pare sia ormai attorno ai 4 milioni, il numero degli psicopatici probabilmente anche superiore, ed il tutto sarà probabilmente regolamentato da qualche procedura burocratica scritta in linguaggio manzoniano da un sottosegretario di Giolitti ubriaco. Tuttavia, con tutti gli psicopatici in divisa che girano armati per le nostre strade, non sarebbe almeno il caso di togliere le armi agli psicopatici civili?
A proposito di psicopatici, questo è anche l’unico argomento sul quale, recentemente, si è distinto il silenzio assordante della destra. Dove sono finiti quegli psyco-leghisti e quei fascisti che spesso si lamentano di quanto sia difficile possedere un’arma in Italia, che loro devono difendere patria, prole e coniuge dagli albanesi dai rumeni assassini? Sarebbe interessante sentire l’opinione di Calderoli, secondo il quale qui da noi solo tre anni fa era "praticamente impossibile ottenere un porto d’armi per la difesa personale", ma probabilmente in questi giorni è stato troppo impegnato a pascolare il maiale nei pressi di qualche moschea, o a fare un’altra di quelle cose intelligenti che fa lui.




5/11
2007

Hasta el monton siempre

Questo lungo fine settimana de li Mortacci Tua, che alcuni hanno impudicamente trascorso barcollando ubriachi per le strade vestiti come i Kiss negli anni migliori, o suonando campanelli, o peggio ancora nei cinema a guardare l’ultima fatica di Dario Argento, io ho preferito passarlo barricato in casa alternando momenti di studio a deliziose cenette a base di kebab e moussakà riscaldata, meravigliosi film cinesi e vecchie puntate di Lucarelli.

So che messa così sembra che io sia stato tre giorni prigioniero dalla Stasi, ma vi assicuro che è stato un fine settimana molto intenso e vissuto pericolosamente, oltre che di mia spontanea iniziativa e buona volontà.

I meravigliosi film cinesi, che certamente il mio colto pubblico conoscerà già in quanto tutti piuttosto datati, posso riassumerli in tre righe ciascuno:

- Non uno di meno, di Zhang Yimou (1999): in un villaggio rurale della Cina una ragazzina fa da supplente nella scuola elementare. Uno dei piccoli alunni viene mandato a lavorare in città, ma si perde, allora la giovin maestra va a cercarlo, ma si perde anche lei, allora altra gente va a cercarli, ma si perdono tutti, infine arriva il montone e li salva.

- La strada verso casa, di Zhang Yimou (1999): un tizio di città torna nel proprio villaggio rurale per il funerale del padre. La madre, una matusa tradizionalista e controrivoluzionaria, ricorda con nostalgia la sua storia d’amore con il defunto marito, finché il figlio esasperato decide di accontentare le sue assurde pretese di un funerale vecchio stile.

- Le biciclette di Pechino, di Wang Xiaoshuai (2001): un tizio arriva a Pechino da un villaggio rurale, viene assunto come pony express in bicicletta e tutto va bene per i primi cinque minuti, poi inevitabilmente qualcuno gli frega la bici e la rivende ad uno sfigo. I due si picchiano per il resto del film.

A parte l’intervento del montone ed alcune facili ironie, sono veramente tre film uno più bello dell’altro. L’unico problema è che a guardarli tutti e tre nel giro di un fine settimana finirete con il chiedervi quanti (cazzo) di villaggi rurali c’avrà mai questa (merda di una) Cina?*

Le puntate di Lucarelli inutile riassumerle, tanto il colpevole è sempre il prete del paese.

Sabato notte, nel momento di massimo estro creativo e a fronte di alcune fastidiose catene di Sant’Antonio, io ed Amormio abbiamo fabbricato questo Proverbio Turco di cui la cosa migliore che si possa dire è che è stato realizzato con il powerpoint tarocco di OpenOffice, ma ci ha fatto ridere assai in un momento molto buio. Quanto buio, potrete intuirlo solo leggendo il file, ma capirlo mai. Sempre meglio, comunque, che andare in fibrillazione per la sfida Juve-Inter**.


* Citazione colta. Coglietela anche voi.
** Lo so, lo so, pare che l’Inter per la prima volta negli ultimi vent’anni sia in testa ad un campionato senza l’ausilio della magistratura e della Telecom. Tuttavia, se mi interessasse seguire miliardari drogati che si fronteggiano in sfide truccate spalleggiati da un pubblico guidato più dalla fede che dal raziocinio, guarderei le dirette dal Parlamento.




3/11
2007

Lotta di razza

Una volta erano gli albanesi: tutto quello che succedeva nel mondo, Kosovo a parte, era colpa loro. Ora tocca ai rumeni. Nessuno aveva previsto che con l’allargamento dell’Unione Europea ad est magari ne sarebbero arrivati un po’, come al solito si è preferito cincischiare ed aspettare di vedere come sarebbe andata. Ora, con la stessa faccia di tolla, dicono: "E’ andata male."
I rumeni sono delinquenti ed assassini, ladri e stupratori. Nessun distinguo, nessuna possibilità di appello. Tutto ciò che di male succede in questo paese, è colpa dei rumeni e/o dei rom. Categorie etnicogiornalistiche intercambiabili. I rumeni assassini. I rumeni stupratori. I rumeni che infestano le metropoli, che sfruttano la prostituzione, gli invalidi, i bambini. Le favelas alle porte di Roma. I giornalisti che arrivano fin sulla soglia del cesso ad intervistare l’anziano zingaro per chiedergli cosa ne pensa, lui, e cosa fa per vivere, e se quella è vita.
La destra che insorge, il centrosinistro allo sbando che per tirare a campare vara durgenza decreti per agevolare l’espulsione, i fasci che sbucano di notte dalla fogna putrida e sfogano la propria rabbia scimmiesca per nulla spontanea, ma ancora una volta manipolata dalla televisione e da chi ne tira i fili. Governo ed opposizione apparentemente litigiosi, ma concordi nel divulgare il razzismo di stato. Puah. Che paese di carogne, che siamo, a mettere la paura addosso ad un intero popolo, a farli scappare da questo stivale puzzolente per non finire accoltellati da qualche stronzo uncinato o morsi da qualche cane poliziotto.
Una volta, forse, questo era un paese migliore, che non aggrediva i più deboli per nascondere i vizi dei più forti, che non si sfogava contro capri espiatori indicati dall’alto, che sapeva distinguere, che ricordava. Oggi viene solo da vergognarsi.




1/11
2007

La contraddizione specifica

"COMPAGNI,

I ciclostilatori, i dattilografi e le dattilografe di questo documento sentono di dover "dare alcuni consigli". Ci saranno molte parole che si leggono con difficoltà (incomprensibili), qualche riga mancante, alcune pagine al contrario. Ebbene, guardate il documento del compagno vicino: certamente quello sarà completo. La perfezione tecnica borghese copre le mistificazioni politiche; NON E’ COSA PER NOI. Graficamente può sembrare un documento come un altro. COMPAGNO, non lasciarti ingannare dalla carente creatività degli esecutori tecnico-politici; LA LORO CONTRADDIZIONE SPECIFICA E’ RISOLVIBILE SOLO ATTRAVERSO UN LAVORO COLLETTIVO."


(Mauro Rostagno e Renato Curcio, premessa a "Foglio di lavoro politico", Trento, 1968)

Sempre attuale.