13/11
2007

Terra chiama Nello

Sabato sera. Prima di recarci a visitare il nuovo domicilio dell’amico Vlad, dove la cara Stefandra si è esibita in uno dei suoi leziosi svenimenti, abbiamo tentato di comunicare con l’amico Nello attualmente disperso in Balcanolandia. Comunicare con Nello non è mai stato semplice neanche quand’era fisicamente presente, figuratevi a mille chilometri di distanza.

Da bravo cittadino cosmopolita, io mi ero preventivamente procurato una scheda telefonica internéscional in uno di quei phone center gestiti da bravi stranieri che presumibilmente spennano altri bravi stranieri con tariffe da rapina*, per quanto inferiori a quelle imposte da Telecom.

* Non ho nessuna prova concreta per affermare ciò, se non una generale sfiducia e disaffezione nei confronti della razza umana.

Equipaggiati di due lattine di Guinness generosamente offerte da PornoRambo & Signora, grattiamo fiduciosi la patina argentata, componiamo il numero e ci prepariamo a seguire le istruzioni della simpatica voce guida aliena. Non sembra difficile. Non lo sembra.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: xx yyy zz...
Voce Guida Aliena: Troppo lento. Hai le dita tozze. Ricominciare da capo.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: xx yyy zzz wwww.
Voce Guida Aliena: Digitare il numero di telefono di destinazione.
Lusky: 0038...
PornoRambo: Mannò ci vuole il "+"!
Lusky: Ma il "+" non è come scrivere "00"?
PornoRambo: Mannò!
Stefandra: Massì!
Voce Guida Aliena: Non ho tempo di ascoltare le vostre beghe, terrestri. Ricominciare da capo.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: xx yyy zzz wwww.
Voce Guida Aliena: Digitare il numero di telefono di destinazione.
Lusky: 0038 111 222 333 666
Voce Guida Aliena: Bene.
Lusky: E ora?
Voce Guida Aliena: [---]
Lusky: Quindi?
Voce Guida Aliena: [---]
PornoRambo: Allora? Funziona o no?
Voce Guida Aliena: Mi mettete ansia. Ricominciare da capo.

Al sedicesimo tentativo, finalmente riusciamo a portare a termine questa operazione che normalmente uno scaricatore di porto di Bar compie in dodici secondi tracannando una bottiglia di slivovica. Il telefono squilla. Il telefono (presumiamo) del posto dove Nello vive o dice di vivere. Qualcuno risponde. E’ uno scaricatore di porto di Bar.

Scaricatore: Da?
Lusky: Nello?
Scaricatore: Xyzyw jjjhhhsw, lwivz? (supponiamo sia serbo)
Lusky: Antonello?
Scaricatore: Ah, Antonello!
Lusky: Antonello.
Scaricatore: Antonello?
Lusky: Antonello?
Scaricatore: ...?
Pornorambo (fuori campo): Allora?
Lusky (mano sulla cornetta): Ce l’abbiamo, ce l’abbiamo. Sta andando a chiamarlo.
Scaricatore: Antonello?
Lusky: Antonello?
Scaricatore: Antonello, only mobile.
Lusky: Antonello?
Scaricatore: Bye.
Lusky: Anton...?
[clic]

Allora proviamo a chiamarlo sul cellulare.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: xx yyy zzz wwww.
Voce Guida Aliena: Digitare il numero di telefono di destinazione.
Lusky: Dove cazzo è il numero...
PornoRambo: Aspetta, te lo passo... eccolo, 34...
Voce Guida Aliena: LEEEENTI! Ricominciare da capo.

Dalla birra passiamo al brandy alla liquirizia.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: xx yyy zz...
Voce Guida Aliena: Ma cosa sono quelle, dita o bastoncini Findus?
Lusky: Come?
Voce Guida Aliena: Hai parlato. Ricominciare da capo.

Dal diciottesimo tentativo, PornoRambo afferra al volo il telefono che stavo gettando nella stufa e prova lui. Senza ottenere risultati migliori.
Dal ventiquattresimo tentativo subentra Stefandra, ma sviene componendo il numero.

Allora il velo della follia si squarcia davanti ai nostri occhi e ci rendiamo conto dello sforzo immane che stiamo facendo per parlare con Nello, il nostro Nellino domestico, che probabilmente a quest’ora si sarà già tutto inselvatichito. Una volta questi sforzi li facevamo per evitare di sentirlo o almeno, per evitare di sentirlo parlare di Evangelion per più di due ore senza prendere fiato. Come cambiano i tempi. Colpiti da questa rivelazione, decidiamo di interrompere i tentativi di comunicazione e di andare a berci su.

Voce Guida Aliena: Digitare il codice.
Lusky: Noi ce ne andiamo. Siamo già in ritardo.
Voce Guida Aliena: Non così in fretta, terrestri.
Lusky: Sul serio, guarda... Non può funzionare tra noi.
Voce Guida Aliena: No! Aspetta!
Lusky: Addio.
Voce Guida Aliena: Ma io ti a...
[clic.]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




12/11
2007

La vita quotidiana nel 2006 (molti numeri, molto mal di testa)

Mentre il mondo con una mano sotto il tavolo cerca di scoprire se davvero Hillary Clinton ha un’amante lesbica*, vi segnalo la recente uscita dell’edizione aggiornata di uno dei grandi classici del thriller all’italiana: "La vita quotidiana nel 2006" di Istat, pseudonimo egiziano di Lucarelli. Nonostante la struttura narrativa possa apparire un po’ ripetitiva ed il linguaggio adottato abbia un che di antiquanto, alcuni recensori non hanno mancato di elogiare l’intreccio della trama ed il succedersi dei colpi di scena. La Repubblica, per esempio, sottolinea come secondo quest’opera nel 2006 più del 60% (ben il 60,1%) dei virgulti italici tra i 18 ed i 34 anni vivessero ancora con almeno un genitore, mentre nel 2005 erano solo il 59,5%. Il commentatore osserva sgomento l’apparente ingrossarsi delle schiere dei cosiddetti "bamboccioni", categoria sociologica inventata dal ministro Padoa Schioppa per dare un nome simpatico alle giovani sanguisughe antropomorfe che infestano le case italiane. Si prospetta un futuro di miseria, terrore e morte?
No, perché la Repubblica si dimentica di specificare che nel 2001 erano il 60,4%, quindi sono prima diminuiti di uno zero virgola, poi aumentati di uno zero virgola, ma senza che questo abbia una qualche parvenza di significatività statistica nell’arco dei cinque anni. La Repubblica sbaglia peraltro anche a commentare il dato successivo, facendo sembrare che la disoccupazione giovanile sia aumentata di due punti percentuali in un anno**, e sbaglia anche a trarre la conclusione che i parassiti siano restati a casa nel 2006 perché non trovavano lavoro, perché la correlazione si traduce automaticamente in causazione solo nel senso comune, nel giornalismo ed in qualche altra disciplina minore, ma non in statistica.
E’ triste, ma è così: la statistica è scienza crudele.
Repubblica rileva infine lo scostamento dei giovani da forme tipiche di aggregazione sociale quali la pratica religiosa e la politica: se ci infonde fiducia nel futuro sapere che la frequentazione di luoghi di culto è ormai passatempo per anziani, pare che alla maggior parte degli italiani, bamboccioni e non, la politica "non interessi proprio", che sia "troppo complicata", e qui andrebbe ricordato quel vecchio leninista di Lorenzo Milani secondo il quale "due fascisti e otto persone che non si interessano di politica equivalgono a dieci fascisti". Che poi la percentuale di persone che non si informano di politica, in costante aumento negli ultimi anni, sia doppia tra le donne che tra gli uomini è un ulteriore indicatore di quanto questo paese si stia talebanizzando.
Ma non è l’unica cosa inquietante di questo libro: il 39% degli italiani, per esempio, ha dichiarato di aver consumato farmaci nei due giorni precedenti l’intervista, e questo è un altro valore in costante crescita negli ultimi anni. Che se ne fanno di tutti quei farmaci? E’ solo l’età media che avanza, o stiamo diventando una nazione di ipocondriaci farmacodipendenti? Istat non ce lo rivela. E ancora: il 44% degli italiani ha letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi. Mica male, eh? Nel 2001 non era neanche il 41%. D’altra parte, però, questo vuol dire che il 56% degli italiani in un anno non ha letto neppure un libro. Neanche quello di Totti, neanche il Codice da Vinci, perché poco ma sicuro si sarebbe ricordato di citarlo. Neanche uno. Considerando che il 52% degli italiani dichiara di aver scritto almeno un grande romanzo tuttora incompreso, questo significa che l’8% degli italiani sa scrivere ad occhi chiusi. Non è strano?
E poi, il 29,4% degli italiani (erano il 20,3% nel 2001) considera prioritario nel paese il problema della povertà, con punte molto superiori nelle regioni (ma và?) più povere. Quasi un italiano su tre. Praticamente un sardo su due. Ed i sardi generalmente hanno anche molta paura della disoccupazione (86,2%), poca paura della criminalità (47,3%) ed un coltello in tasca. Se io fossi un giornalista o un politico, questo mi spaventerebbe molto più della percentuale di bamboccioni che volenti o nolenti restano a casa dei genitori.


* La risposta è sì. Però non è Huma Abedin, ma Rosy Bindi.
** Cosa che può essere vera oppure no, ma i dati citati non lo dicono.




9/11
2007

Corsi e ricorsi

Gratta e vinciD’Alema denuncia la Forleo, accusandola di aver messo a repentaglio la sua onorabilità. Il magistrato avrebbe infatti detto al Csm di aver subito pressioni per non divulgare telefonate private di D’Alema, nelle quali il ministro degli Esteri avrebbe criticato pesantemente alcuni suoi compagni di partito, in particolare Fassino. In un nota, D’Alema ha specificato che il "Piero" a cui si riferiva non era Fassino, "stronzo" non voleva dire davvero "stronzo" e comunque "lo mando in Birmania sperando che me lo facciano secco" era una battuta, che i magistrati non hanno saputo cogliere.
D’Alema che denuncia la propria onorabilità intraprendendo azioni legali contro un magistrato. Non fa neanche più ridere.

UPDATE: Il procuratore generale di Milano, Blandini, che secondo quanto dichiarato dalla Forleo le avrebbe fatto pressioni a favore di D’Alema, nega tutto e suggerisce che il magistrato potrebbe stare attraversando "un momento di difficoltà psicologica".
Certamente è possibile, perché dare per scontato che D’Alema possa chiedere ad un procuratore generale di fare pressioni su un magistrato, poi negare tutto facendo passare per matto il magistrato come si usava in altri posti in altri tempi?
A parte il fatto che D’Alema è D’Alema, ovviamente.




8/11
2007

Secondo indiscrezioni

"Con l’arresto di Salvatore Lo Piccolo," afferma il procuratore antimafia Piero Grasso, "la Cupola è stata azzerata." Mancano solo Matteo Messina Denaro e quell’altro piccoletto, il brianzolo lampadato. Tra le carte trovate nel covo del boss spiccano il decalogo del perfetto mafioso, la mappa dei nuovi mandamenti e la descrizione dettagliata di come funziona al momento l’associazione: come si entra a farne parte, come vengono assegnati i territori di competenza, come vengono nominati i responsabili e varie altre procedure interne. Pare che a tradire Lo Piccolo sia stato un piccolo peccato di vanità, la richiesta di certificazione ISO9001.




6/11
2007

Mani armate

Qualche giorno fa un tipo, un ex ufficiale dell’esercito congedato per problemi psicologici, si è messo a sparare sulla gente dal balcone di casa. L’ha fatto coscienzionamente, si potrebbe dire, dopo aver preparato delle piccole trappole esplosive lungo le scale, aver allestito una trincea circondata da filo spinato ed aver appiccato un incendio per attirare l’attenzione dei passanti. L’ha fatto meticolosamente, senza scrupoli, mirando a uomini, donne, bambini, uccidendo due persone e ferendone sette, neanche tante per un cecchino che ha sparato oltre cinquanta colpi. In casa aveva dei fucili, una carabina, un paio di pistole ed un lanciafiamme, un arsenale regolarmente denunciato, dicono, anche se personalmente nutro qualche dubbio nei confronti del lanciafiamme. Ad ogni modo, il tizio aveva un regolare porto d’armi, e come prevedibile si sono scatenate le polemiche su quanto sia facile ottenere o almeno rinnovare questo permesso senza essere sottoposti a controlli periodici sulle proprie condizioni psico-fisiche. Insomma, il tipo era stato congedato dal fottuto esercito proprio a causa di problemi psicologici, possibile che nessuno abbia pensato di togliergli il porto d’armi, o almeno negargli il rinnovo? A lamentarsi delle "normative e circolari lassiste, spesso illegittime, che hanno consentito il proliferare degli armati sul territorio nazionale" non sono i soliti no-global o i padri comboniani, ma psichiatri, funzionari di polizia, persino i vigilanti privati. Non che sia affare semplice, dato che il numero dei porto d’armi in Italia pare sia ormai attorno ai 4 milioni, il numero degli psicopatici probabilmente anche superiore, ed il tutto sarà probabilmente regolamentato da qualche procedura burocratica scritta in linguaggio manzoniano da un sottosegretario di Giolitti ubriaco. Tuttavia, con tutti gli psicopatici in divisa che girano armati per le nostre strade, non sarebbe almeno il caso di togliere le armi agli psicopatici civili?
A proposito di psicopatici, questo è anche l’unico argomento sul quale, recentemente, si è distinto il silenzio assordante della destra. Dove sono finiti quegli psyco-leghisti e quei fascisti che spesso si lamentano di quanto sia difficile possedere un’arma in Italia, che loro devono difendere patria, prole e coniuge dagli albanesi dai rumeni assassini? Sarebbe interessante sentire l’opinione di Calderoli, secondo il quale qui da noi solo tre anni fa era "praticamente impossibile ottenere un porto d’armi per la difesa personale", ma probabilmente in questi giorni è stato troppo impegnato a pascolare il maiale nei pressi di qualche moschea, o a fare un’altra di quelle cose intelligenti che fa lui.




5/11
2007

Hasta el monton siempre

Questo lungo fine settimana de li Mortacci Tua, che alcuni hanno impudicamente trascorso barcollando ubriachi per le strade vestiti come i Kiss negli anni migliori, o suonando campanelli, o peggio ancora nei cinema a guardare l’ultima fatica di Dario Argento, io ho preferito passarlo barricato in casa alternando momenti di studio a deliziose cenette a base di kebab e moussakà riscaldata, meravigliosi film cinesi e vecchie puntate di Lucarelli.

So che messa così sembra che io sia stato tre giorni prigioniero dalla Stasi, ma vi assicuro che è stato un fine settimana molto intenso e vissuto pericolosamente, oltre che di mia spontanea iniziativa e buona volontà.

I meravigliosi film cinesi, che certamente il mio colto pubblico conoscerà già in quanto tutti piuttosto datati, posso riassumerli in tre righe ciascuno:

- Non uno di meno, di Zhang Yimou (1999): in un villaggio rurale della Cina una ragazzina fa da supplente nella scuola elementare. Uno dei piccoli alunni viene mandato a lavorare in città, ma si perde, allora la giovin maestra va a cercarlo, ma si perde anche lei, allora altra gente va a cercarli, ma si perdono tutti, infine arriva il montone e li salva.

- La strada verso casa, di Zhang Yimou (1999): un tizio di città torna nel proprio villaggio rurale per il funerale del padre. La madre, una matusa tradizionalista e controrivoluzionaria, ricorda con nostalgia la sua storia d’amore con il defunto marito, finché il figlio esasperato decide di accontentare le sue assurde pretese di un funerale vecchio stile.

- Le biciclette di Pechino, di Wang Xiaoshuai (2001): un tizio arriva a Pechino da un villaggio rurale, viene assunto come pony express in bicicletta e tutto va bene per i primi cinque minuti, poi inevitabilmente qualcuno gli frega la bici e la rivende ad uno sfigo. I due si picchiano per il resto del film.

A parte l’intervento del montone ed alcune facili ironie, sono veramente tre film uno più bello dell’altro. L’unico problema è che a guardarli tutti e tre nel giro di un fine settimana finirete con il chiedervi quanti (cazzo) di villaggi rurali c’avrà mai questa (merda di una) Cina?*

Le puntate di Lucarelli inutile riassumerle, tanto il colpevole è sempre il prete del paese.

Sabato notte, nel momento di massimo estro creativo e a fronte di alcune fastidiose catene di Sant’Antonio, io ed Amormio abbiamo fabbricato questo Proverbio Turco di cui la cosa migliore che si possa dire è che è stato realizzato con il powerpoint tarocco di OpenOffice, ma ci ha fatto ridere assai in un momento molto buio. Quanto buio, potrete intuirlo solo leggendo il file, ma capirlo mai. Sempre meglio, comunque, che andare in fibrillazione per la sfida Juve-Inter**.


* Citazione colta. Coglietela anche voi.
** Lo so, lo so, pare che l’Inter per la prima volta negli ultimi vent’anni sia in testa ad un campionato senza l’ausilio della magistratura e della Telecom. Tuttavia, se mi interessasse seguire miliardari drogati che si fronteggiano in sfide truccate spalleggiati da un pubblico guidato più dalla fede che dal raziocinio, guarderei le dirette dal Parlamento.




3/11
2007

Lotta di razza

Una volta erano gli albanesi: tutto quello che succedeva nel mondo, Kosovo a parte, era colpa loro. Ora tocca ai rumeni. Nessuno aveva previsto che con l’allargamento dell’Unione Europea ad est magari ne sarebbero arrivati un po’, come al solito si è preferito cincischiare ed aspettare di vedere come sarebbe andata. Ora, con la stessa faccia di tolla, dicono: "E’ andata male."
I rumeni sono delinquenti ed assassini, ladri e stupratori. Nessun distinguo, nessuna possibilità di appello. Tutto ciò che di male succede in questo paese, è colpa dei rumeni e/o dei rom. Categorie etnicogiornalistiche intercambiabili. I rumeni assassini. I rumeni stupratori. I rumeni che infestano le metropoli, che sfruttano la prostituzione, gli invalidi, i bambini. Le favelas alle porte di Roma. I giornalisti che arrivano fin sulla soglia del cesso ad intervistare l’anziano zingaro per chiedergli cosa ne pensa, lui, e cosa fa per vivere, e se quella è vita.
La destra che insorge, il centrosinistro allo sbando che per tirare a campare vara durgenza decreti per agevolare l’espulsione, i fasci che sbucano di notte dalla fogna putrida e sfogano la propria rabbia scimmiesca per nulla spontanea, ma ancora una volta manipolata dalla televisione e da chi ne tira i fili. Governo ed opposizione apparentemente litigiosi, ma concordi nel divulgare il razzismo di stato. Puah. Che paese di carogne, che siamo, a mettere la paura addosso ad un intero popolo, a farli scappare da questo stivale puzzolente per non finire accoltellati da qualche stronzo uncinato o morsi da qualche cane poliziotto.
Una volta, forse, questo era un paese migliore, che non aggrediva i più deboli per nascondere i vizi dei più forti, che non si sfogava contro capri espiatori indicati dall’alto, che sapeva distinguere, che ricordava. Oggi viene solo da vergognarsi.




1/11
2007

La contraddizione specifica

"COMPAGNI,

I ciclostilatori, i dattilografi e le dattilografe di questo documento sentono di dover "dare alcuni consigli". Ci saranno molte parole che si leggono con difficoltà (incomprensibili), qualche riga mancante, alcune pagine al contrario. Ebbene, guardate il documento del compagno vicino: certamente quello sarà completo. La perfezione tecnica borghese copre le mistificazioni politiche; NON E’ COSA PER NOI. Graficamente può sembrare un documento come un altro. COMPAGNO, non lasciarti ingannare dalla carente creatività degli esecutori tecnico-politici; LA LORO CONTRADDIZIONE SPECIFICA E’ RISOLVIBILE SOLO ATTRAVERSO UN LAVORO COLLETTIVO."


(Mauro Rostagno e Renato Curcio, premessa a "Foglio di lavoro politico", Trento, 1968)

Sempre attuale.




27/10
2007

KarmaChimico Punto Insurrection Technology

Diciamoci la verità: ormai la Rete è cotta. Internet, dico. E’ stata una bella esperienza, ne valeva la pena, ma si capisce che ormai non ha più nulla da dire, ha esaurito la spinta vitale, si sta cannibalizzando. I blog, poi, bollitissimi, fin dal primo giorno non fanno che parlare al 90% di blog ed al restante 9% di altre cazzate, dimenticandosi che i blog sono stati inventati fondamentalmente per un motivo: dare un po’ di sollievo ai server che ospitano i siti porno. E allora perché non solo continuo a contribuire alla caciara collettiva, ma addirittura rinuncio a 6 birre piccole per pagarmi un server e un dominio?
Per tre motivi.
Il primo, che se volessi scrivere solo per me userei il server più economico in assoluto, cioé la carta. Rubandola dal luogo di quotidiano sfruttamento impiegatizio.
Il secondo, che quei cinque visitatori al giorno che più o meno intenzionalmente passano a leggere le mie cretinate non si meritano il fastidio di schiantarsi sempre contro una pagina di errore. Soprattutto perché uno dei cinque sono io, e poi perché sono questi piccoli episodi di frustrazione quotidiana che scatenano il serial killer che è in noi.
Il terzo, quando mi verrà in mente, sarà senz’altro geniale ma per il momento accontentatevi dei primi due.

Come in tutti i traslochi, è possibile che qualche link sia finito in un altro scatolone e qualche jpg si sia macchiata. Pazientate & Segnalate.




26/10
2007

Una storia di guerra

"Quando passavi le giornate nella casina calda con babbo e mamma e giocavi al computer. Intanto fuori c’era la guerra e ti importava una sega."
"Ma che c’entra? Quella non era mica la guerra nostra."
"Ah no? E perché? Quanto ti devono scoppiare vicino le bombe, per farti dire che una guerra è tua?"


(Gipi, "Appunti per una storia di guerra")



Comincio a parlare di un libro citando un altra cosa che non c’entra un cazzo*. Questo probabilmente fa di me il re dei recensori letterari di questo paese.
Il libro di cui parlo è "Sappiano le mie parole di sangue", di Babsi Jones, Rizzoli eccetera eccetera e qui ci sta il disclaimer: cercherò di parlare del libro in modo onesto, che é già tanto, ma ricordo anche che leggo e stimo l’autrice da tempo ed aspettavo questo libro da qualche mese, senza peraltro sapere cosa aspettarmi; quella di Babsi Jones non è una scrittura che ti coccola e ti intrattiene raccontandoti quello che ti piace sentirti dire tra la cena e il film su sky e la buonanotte. Quanto di più lontano da Harry Potter, per intenderci. Sarà (anche) per questo che sta sulle balle a molti, avendo scelto di dispiacere per non pagare il prezzo di dover piacere a tutti. A me va bene lo stesso, come scrive e quello che scrive, se non sempre** direi quasi. Anche se non compiace.
Anche questo libro non compiace né consola un cazzo. Alcuni lo hanno definito capolavoro, e non so, non me ne intendo, bisognerebbe mettersi d’accordo sul significato da dare alla parola, ma nel dubbio partiamo dal presupposto che no, non sia un capolavoro, così tiriamo un sospiro di sollievo, ci leviamo di torno questo termine ingombrante e che se la grattino i posteri. Altri hanno cominciato a sganciare merda fin dalla copertina, per poi passare alla quarta di copertina, per poi fermarsi lì perché a leggere sul serio si fa troppa fatica e comunque sanno già tutto, hanno già capito tutto, smascherato il grande circo mediatico, sgonfiato l’hype e possono tornare a scodinzolare nello spazio commenti delle migliori blogstar. Per un pugno di visitors.
Mi verrebbe da dire: prendete e leggetene tutti, e fine della storia. Ma "Sappiano le mie parole di sangue" merita che mi dilunghi un po’ di più, per quanto il consiglio sia lo stesso buono se avete fretta. Ma sarebbe buono anche "Evitatelo", perché potrebbe farvi star male, se non siete uno di quegli stomaci di ferro che si vedono in giro. Non è un libroperfetto, questo qui, non ha tutte le paroline giuste al posto giusto e qualche volta sembra quasi incepparsi, girare a vuoto. Ci sono un paio di refusi sfuggiti forse al correttore di bozze***, ma sono casomai cazzatine da correggere in seconda edizione. Di cosa parla?, si chiederanno a questo punto i miei giovani lettori, e subito dopo: perché dovrei sganciare la plata****?
C’è una giornalista italiana inviata a Mitrovica, Kosovo, a documentare ad uso e consumo dei lettori l’ennesimo conflitto tra serbi ed albanesi. Quello del ’99, del 2004, del 2008... non cambia poi molto. Il conflitto sta per finire e lasciare il posto ad un’altra pace instabile e temporanea, gli albanesi hanno vinto di nuovo e stanno per arrivare a prendere possesso della città, i serbi superstiti raccolgono tutto quello che si possono portar dietro e fuggono, sotto l’ipocrita supervisione di umanitari e forze internazionali. La giornalista straniera sceglie di rimanere, assieme ad altre tre donne che non possono o vogliono andarsene, e scrive di quegli ultimi giorni e di come ci si è arrivati, scrive della Storia e delle storie umane, di pogrom antiserbi e di Srebrenica, dello scrivere, della verità e del dubbio, di Amleto e delle guerre che ciascuno sceglie di chiamare proprie o di ignorare. Scrive e non spedisce niente, perché le parole si rivelano inutili.
E’ un libro in cui fact e fiction convivono ma non sempre si conciliano bene, a volte si strattonano a vicenda e di solito la fiction ha la peggio. Gli attori smettono di guardarsi in faccia, si rivolgono direttamente al pubblico rompendo il patto narrativo e la scenografia pare barcollare, tutti i personaggi diventano una maschera sola, i dialoghi rimbalzano in monologhi schizofrenici, lo spettatore tossicchia a disagio con le spalle al muro. Il fact che emerge prepotente non è una di quelle storielle precotte sul cui sfondo ricamare qualche avventuretta, ma un singolo atto di una guerra che rispecchia tutti gli atti che l’hanno preceduto e che lo seguiranno, un punto di vista inedito per il pubblico teleinformato su un conflitto che i media hanno finora evitato accuratamente di raccontarci o hanno deformato e piegato ciascuno secondo il proprio interesse. Un libro politicamente importante, come altri hanno sottolineato, che vale la pena conoscere se non ci si vuole arrendere ai libri di storia stampati e che senz’altro valeva la pena raccontare. Non è un libroperfetto, questo, e chissenefrega, è avaro di ironia ed estremamente amaro e non è neanche un pregio in sé il fatto che ti faccia star male, che ci siano brani in cui senti in bocca il gusto del sangue, senti il cemento freddo sotto i piedi, senti il tanfo del piscio ed hai paura. Ce ne sono altri, di libri che ti stupiscono e ti colpiscono e "coinvolgente" è un aggettivo riduttivo, per quanto la prima notte io mi sia sognato a Mitrovica e questo credo vada abbastanza oltre il coinvolgente. E’ un libro però scritto bene, e di questi non se ne trovano poi tanti, ed è un libro che racconta cose che dovevano essere raccontate, ed è un libro che rinuncia al giudizio e non offre risposte ma pone domande, soprattutto ti spinge a porti domande, su quello che è successo e che succede nei balcani, sulle molte facce della realtà e sulle storie che ci raccontano e che ci raccontiamo, sul rischio di finire con il crederci troppo, di creare equazioni pericolose, persino di sostituire un pregiudizio con un altro nell’impossibile tentativo di riportare in equilibrio la bilancia della Storia, pur sapendo che la Storia potrebbe essere solo una sequenza di dettagli scattati in macro. E’ un libro molto degno di nota, ancora una volta per quello che dice e per come lo dice, che merita di essere letto con occhio attento e mente lucida, che a tratti stride ma spesso è bellissimo, che dà molto al lettore anche se poco di consolazione ed ancora meno di speranza nelle umane sorti. Troppo, troppo breve. A me, e alla fine tutto banalmente si riduce a questo, è piaciuto ed ha dato da pensare assai, per cui mentre termino questo commento imperfetto al libro mi riprometto di tornare in futuro su alcuni degli argomenti trattati nel libro, che meritano tempo, spazio e ponderazione. E’ un libro che vale, e che lascia il segno.


(Dato che sono un recensore tradizionalista e conservatore, evito di parlare del booktrailer e del sito. Mica posso fare tutto io.)


* Ma siamo poi sicuri, che non c’entri?
** Ché non siamo al discount, compri mille e paghi dieci, né è prevista la lapidazione per chi non fa cieche professioni di fede.
*** Per esempio uno a pag. 82: o la matematica mi inganna, il che non mi stupirebbe, o gli albanesi hanno mezzo milione di proiettili in più, che già ne avevano assai.
**** O anche sfilarlo alla libreria, per quello che ne viene in tasca a me.



P.S.: Nel mentre che scrivevo questo commento, pubblicato con il solito ritardo tecnico, ho letto che Babsi Jones ha deciso di terminare il proprio weblog. La Rete italiana perde uno dei suoi scrittori migliori, i cialtroni segnano un altro punto, l’entropia avanza.