6/11
2007

Mani armate

Qualche giorno fa un tipo, un ex ufficiale dell’esercito congedato per problemi psicologici, si è messo a sparare sulla gente dal balcone di casa. L’ha fatto coscienzionamente, si potrebbe dire, dopo aver preparato delle piccole trappole esplosive lungo le scale, aver allestito una trincea circondata da filo spinato ed aver appiccato un incendio per attirare l’attenzione dei passanti. L’ha fatto meticolosamente, senza scrupoli, mirando a uomini, donne, bambini, uccidendo due persone e ferendone sette, neanche tante per un cecchino che ha sparato oltre cinquanta colpi. In casa aveva dei fucili, una carabina, un paio di pistole ed un lanciafiamme, un arsenale regolarmente denunciato, dicono, anche se personalmente nutro qualche dubbio nei confronti del lanciafiamme. Ad ogni modo, il tizio aveva un regolare porto d’armi, e come prevedibile si sono scatenate le polemiche su quanto sia facile ottenere o almeno rinnovare questo permesso senza essere sottoposti a controlli periodici sulle proprie condizioni psico-fisiche. Insomma, il tipo era stato congedato dal fottuto esercito proprio a causa di problemi psicologici, possibile che nessuno abbia pensato di togliergli il porto d’armi, o almeno negargli il rinnovo? A lamentarsi delle "normative e circolari lassiste, spesso illegittime, che hanno consentito il proliferare degli armati sul territorio nazionale" non sono i soliti no-global o i padri comboniani, ma psichiatri, funzionari di polizia, persino i vigilanti privati. Non che sia affare semplice, dato che il numero dei porto d’armi in Italia pare sia ormai attorno ai 4 milioni, il numero degli psicopatici probabilmente anche superiore, ed il tutto sarà probabilmente regolamentato da qualche procedura burocratica scritta in linguaggio manzoniano da un sottosegretario di Giolitti ubriaco. Tuttavia, con tutti gli psicopatici in divisa che girano armati per le nostre strade, non sarebbe almeno il caso di togliere le armi agli psicopatici civili?
A proposito di psicopatici, questo è anche l’unico argomento sul quale, recentemente, si è distinto il silenzio assordante della destra. Dove sono finiti quegli psyco-leghisti e quei fascisti che spesso si lamentano di quanto sia difficile possedere un’arma in Italia, che loro devono difendere patria, prole e coniuge dagli albanesi dai rumeni assassini? Sarebbe interessante sentire l’opinione di Calderoli, secondo il quale qui da noi solo tre anni fa era "praticamente impossibile ottenere un porto d’armi per la difesa personale", ma probabilmente in questi giorni è stato troppo impegnato a pascolare il maiale nei pressi di qualche moschea, o a fare un’altra di quelle cose intelligenti che fa lui.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




5/11
2007

Hasta el monton siempre

Questo lungo fine settimana de li Mortacci Tua, che alcuni hanno impudicamente trascorso barcollando ubriachi per le strade vestiti come i Kiss negli anni migliori, o suonando campanelli, o peggio ancora nei cinema a guardare l’ultima fatica di Dario Argento, io ho preferito passarlo barricato in casa alternando momenti di studio a deliziose cenette a base di kebab e moussakà riscaldata, meravigliosi film cinesi e vecchie puntate di Lucarelli.

So che messa così sembra che io sia stato tre giorni prigioniero dalla Stasi, ma vi assicuro che è stato un fine settimana molto intenso e vissuto pericolosamente, oltre che di mia spontanea iniziativa e buona volontà.

I meravigliosi film cinesi, che certamente il mio colto pubblico conoscerà già in quanto tutti piuttosto datati, posso riassumerli in tre righe ciascuno:

- Non uno di meno, di Zhang Yimou (1999): in un villaggio rurale della Cina una ragazzina fa da supplente nella scuola elementare. Uno dei piccoli alunni viene mandato a lavorare in città, ma si perde, allora la giovin maestra va a cercarlo, ma si perde anche lei, allora altra gente va a cercarli, ma si perdono tutti, infine arriva il montone e li salva.

- La strada verso casa, di Zhang Yimou (1999): un tizio di città torna nel proprio villaggio rurale per il funerale del padre. La madre, una matusa tradizionalista e controrivoluzionaria, ricorda con nostalgia la sua storia d’amore con il defunto marito, finché il figlio esasperato decide di accontentare le sue assurde pretese di un funerale vecchio stile.

- Le biciclette di Pechino, di Wang Xiaoshuai (2001): un tizio arriva a Pechino da un villaggio rurale, viene assunto come pony express in bicicletta e tutto va bene per i primi cinque minuti, poi inevitabilmente qualcuno gli frega la bici e la rivende ad uno sfigo. I due si picchiano per il resto del film.

A parte l’intervento del montone ed alcune facili ironie, sono veramente tre film uno più bello dell’altro. L’unico problema è che a guardarli tutti e tre nel giro di un fine settimana finirete con il chiedervi quanti (cazzo) di villaggi rurali c’avrà mai questa (merda di una) Cina?*

Le puntate di Lucarelli inutile riassumerle, tanto il colpevole è sempre il prete del paese.

Sabato notte, nel momento di massimo estro creativo e a fronte di alcune fastidiose catene di Sant’Antonio, io ed Amormio abbiamo fabbricato questo Proverbio Turco di cui la cosa migliore che si possa dire è che è stato realizzato con il powerpoint tarocco di OpenOffice, ma ci ha fatto ridere assai in un momento molto buio. Quanto buio, potrete intuirlo solo leggendo il file, ma capirlo mai. Sempre meglio, comunque, che andare in fibrillazione per la sfida Juve-Inter**.


* Citazione colta. Coglietela anche voi.
** Lo so, lo so, pare che l’Inter per la prima volta negli ultimi vent’anni sia in testa ad un campionato senza l’ausilio della magistratura e della Telecom. Tuttavia, se mi interessasse seguire miliardari drogati che si fronteggiano in sfide truccate spalleggiati da un pubblico guidato più dalla fede che dal raziocinio, guarderei le dirette dal Parlamento.




3/11
2007

Lotta di razza

Una volta erano gli albanesi: tutto quello che succedeva nel mondo, Kosovo a parte, era colpa loro. Ora tocca ai rumeni. Nessuno aveva previsto che con l’allargamento dell’Unione Europea ad est magari ne sarebbero arrivati un po’, come al solito si è preferito cincischiare ed aspettare di vedere come sarebbe andata. Ora, con la stessa faccia di tolla, dicono: "E’ andata male."
I rumeni sono delinquenti ed assassini, ladri e stupratori. Nessun distinguo, nessuna possibilità di appello. Tutto ciò che di male succede in questo paese, è colpa dei rumeni e/o dei rom. Categorie etnicogiornalistiche intercambiabili. I rumeni assassini. I rumeni stupratori. I rumeni che infestano le metropoli, che sfruttano la prostituzione, gli invalidi, i bambini. Le favelas alle porte di Roma. I giornalisti che arrivano fin sulla soglia del cesso ad intervistare l’anziano zingaro per chiedergli cosa ne pensa, lui, e cosa fa per vivere, e se quella è vita.
La destra che insorge, il centrosinistro allo sbando che per tirare a campare vara durgenza decreti per agevolare l’espulsione, i fasci che sbucano di notte dalla fogna putrida e sfogano la propria rabbia scimmiesca per nulla spontanea, ma ancora una volta manipolata dalla televisione e da chi ne tira i fili. Governo ed opposizione apparentemente litigiosi, ma concordi nel divulgare il razzismo di stato. Puah. Che paese di carogne, che siamo, a mettere la paura addosso ad un intero popolo, a farli scappare da questo stivale puzzolente per non finire accoltellati da qualche stronzo uncinato o morsi da qualche cane poliziotto.
Una volta, forse, questo era un paese migliore, che non aggrediva i più deboli per nascondere i vizi dei più forti, che non si sfogava contro capri espiatori indicati dall’alto, che sapeva distinguere, che ricordava. Oggi viene solo da vergognarsi.




1/11
2007

La contraddizione specifica

"COMPAGNI,

I ciclostilatori, i dattilografi e le dattilografe di questo documento sentono di dover "dare alcuni consigli". Ci saranno molte parole che si leggono con difficoltà (incomprensibili), qualche riga mancante, alcune pagine al contrario. Ebbene, guardate il documento del compagno vicino: certamente quello sarà completo. La perfezione tecnica borghese copre le mistificazioni politiche; NON E’ COSA PER NOI. Graficamente può sembrare un documento come un altro. COMPAGNO, non lasciarti ingannare dalla carente creatività degli esecutori tecnico-politici; LA LORO CONTRADDIZIONE SPECIFICA E’ RISOLVIBILE SOLO ATTRAVERSO UN LAVORO COLLETTIVO."


(Mauro Rostagno e Renato Curcio, premessa a "Foglio di lavoro politico", Trento, 1968)

Sempre attuale.




27/10
2007

KarmaChimico Punto Insurrection Technology

Diciamoci la verità: ormai la Rete è cotta. Internet, dico. E’ stata una bella esperienza, ne valeva la pena, ma si capisce che ormai non ha più nulla da dire, ha esaurito la spinta vitale, si sta cannibalizzando. I blog, poi, bollitissimi, fin dal primo giorno non fanno che parlare al 90% di blog ed al restante 9% di altre cazzate, dimenticandosi che i blog sono stati inventati fondamentalmente per un motivo: dare un po’ di sollievo ai server che ospitano i siti porno. E allora perché non solo continuo a contribuire alla caciara collettiva, ma addirittura rinuncio a 6 birre piccole per pagarmi un server e un dominio?
Per tre motivi.
Il primo, che se volessi scrivere solo per me userei il server più economico in assoluto, cioé la carta. Rubandola dal luogo di quotidiano sfruttamento impiegatizio.
Il secondo, che quei cinque visitatori al giorno che più o meno intenzionalmente passano a leggere le mie cretinate non si meritano il fastidio di schiantarsi sempre contro una pagina di errore. Soprattutto perché uno dei cinque sono io, e poi perché sono questi piccoli episodi di frustrazione quotidiana che scatenano il serial killer che è in noi.
Il terzo, quando mi verrà in mente, sarà senz’altro geniale ma per il momento accontentatevi dei primi due.

Come in tutti i traslochi, è possibile che qualche link sia finito in un altro scatolone e qualche jpg si sia macchiata. Pazientate & Segnalate.




26/10
2007

Una storia di guerra

"Quando passavi le giornate nella casina calda con babbo e mamma e giocavi al computer. Intanto fuori c’era la guerra e ti importava una sega."
"Ma che c’entra? Quella non era mica la guerra nostra."
"Ah no? E perché? Quanto ti devono scoppiare vicino le bombe, per farti dire che una guerra è tua?"


(Gipi, "Appunti per una storia di guerra")



Comincio a parlare di un libro citando un altra cosa che non c’entra un cazzo*. Questo probabilmente fa di me il re dei recensori letterari di questo paese.
Il libro di cui parlo è "Sappiano le mie parole di sangue", di Babsi Jones, Rizzoli eccetera eccetera e qui ci sta il disclaimer: cercherò di parlare del libro in modo onesto, che é già tanto, ma ricordo anche che leggo e stimo l’autrice da tempo ed aspettavo questo libro da qualche mese, senza peraltro sapere cosa aspettarmi; quella di Babsi Jones non è una scrittura che ti coccola e ti intrattiene raccontandoti quello che ti piace sentirti dire tra la cena e il film su sky e la buonanotte. Quanto di più lontano da Harry Potter, per intenderci. Sarà (anche) per questo che sta sulle balle a molti, avendo scelto di dispiacere per non pagare il prezzo di dover piacere a tutti. A me va bene lo stesso, come scrive e quello che scrive, se non sempre** direi quasi. Anche se non compiace.
Anche questo libro non compiace né consola un cazzo. Alcuni lo hanno definito capolavoro, e non so, non me ne intendo, bisognerebbe mettersi d’accordo sul significato da dare alla parola, ma nel dubbio partiamo dal presupposto che no, non sia un capolavoro, così tiriamo un sospiro di sollievo, ci leviamo di torno questo termine ingombrante e che se la grattino i posteri. Altri hanno cominciato a sganciare merda fin dalla copertina, per poi passare alla quarta di copertina, per poi fermarsi lì perché a leggere sul serio si fa troppa fatica e comunque sanno già tutto, hanno già capito tutto, smascherato il grande circo mediatico, sgonfiato l’hype e possono tornare a scodinzolare nello spazio commenti delle migliori blogstar. Per un pugno di visitors.
Mi verrebbe da dire: prendete e leggetene tutti, e fine della storia. Ma "Sappiano le mie parole di sangue" merita che mi dilunghi un po’ di più, per quanto il consiglio sia lo stesso buono se avete fretta. Ma sarebbe buono anche "Evitatelo", perché potrebbe farvi star male, se non siete uno di quegli stomaci di ferro che si vedono in giro. Non è un libroperfetto, questo qui, non ha tutte le paroline giuste al posto giusto e qualche volta sembra quasi incepparsi, girare a vuoto. Ci sono un paio di refusi sfuggiti forse al correttore di bozze***, ma sono casomai cazzatine da correggere in seconda edizione. Di cosa parla?, si chiederanno a questo punto i miei giovani lettori, e subito dopo: perché dovrei sganciare la plata****?
C’è una giornalista italiana inviata a Mitrovica, Kosovo, a documentare ad uso e consumo dei lettori l’ennesimo conflitto tra serbi ed albanesi. Quello del ’99, del 2004, del 2008... non cambia poi molto. Il conflitto sta per finire e lasciare il posto ad un’altra pace instabile e temporanea, gli albanesi hanno vinto di nuovo e stanno per arrivare a prendere possesso della città, i serbi superstiti raccolgono tutto quello che si possono portar dietro e fuggono, sotto l’ipocrita supervisione di umanitari e forze internazionali. La giornalista straniera sceglie di rimanere, assieme ad altre tre donne che non possono o vogliono andarsene, e scrive di quegli ultimi giorni e di come ci si è arrivati, scrive della Storia e delle storie umane, di pogrom antiserbi e di Srebrenica, dello scrivere, della verità e del dubbio, di Amleto e delle guerre che ciascuno sceglie di chiamare proprie o di ignorare. Scrive e non spedisce niente, perché le parole si rivelano inutili.
E’ un libro in cui fact e fiction convivono ma non sempre si conciliano bene, a volte si strattonano a vicenda e di solito la fiction ha la peggio. Gli attori smettono di guardarsi in faccia, si rivolgono direttamente al pubblico rompendo il patto narrativo e la scenografia pare barcollare, tutti i personaggi diventano una maschera sola, i dialoghi rimbalzano in monologhi schizofrenici, lo spettatore tossicchia a disagio con le spalle al muro. Il fact che emerge prepotente non è una di quelle storielle precotte sul cui sfondo ricamare qualche avventuretta, ma un singolo atto di una guerra che rispecchia tutti gli atti che l’hanno preceduto e che lo seguiranno, un punto di vista inedito per il pubblico teleinformato su un conflitto che i media hanno finora evitato accuratamente di raccontarci o hanno deformato e piegato ciascuno secondo il proprio interesse. Un libro politicamente importante, come altri hanno sottolineato, che vale la pena conoscere se non ci si vuole arrendere ai libri di storia stampati e che senz’altro valeva la pena raccontare. Non è un libroperfetto, questo, e chissenefrega, è avaro di ironia ed estremamente amaro e non è neanche un pregio in sé il fatto che ti faccia star male, che ci siano brani in cui senti in bocca il gusto del sangue, senti il cemento freddo sotto i piedi, senti il tanfo del piscio ed hai paura. Ce ne sono altri, di libri che ti stupiscono e ti colpiscono e "coinvolgente" è un aggettivo riduttivo, per quanto la prima notte io mi sia sognato a Mitrovica e questo credo vada abbastanza oltre il coinvolgente. E’ un libro però scritto bene, e di questi non se ne trovano poi tanti, ed è un libro che racconta cose che dovevano essere raccontate, ed è un libro che rinuncia al giudizio e non offre risposte ma pone domande, soprattutto ti spinge a porti domande, su quello che è successo e che succede nei balcani, sulle molte facce della realtà e sulle storie che ci raccontano e che ci raccontiamo, sul rischio di finire con il crederci troppo, di creare equazioni pericolose, persino di sostituire un pregiudizio con un altro nell’impossibile tentativo di riportare in equilibrio la bilancia della Storia, pur sapendo che la Storia potrebbe essere solo una sequenza di dettagli scattati in macro. E’ un libro molto degno di nota, ancora una volta per quello che dice e per come lo dice, che merita di essere letto con occhio attento e mente lucida, che a tratti stride ma spesso è bellissimo, che dà molto al lettore anche se poco di consolazione ed ancora meno di speranza nelle umane sorti. Troppo, troppo breve. A me, e alla fine tutto banalmente si riduce a questo, è piaciuto ed ha dato da pensare assai, per cui mentre termino questo commento imperfetto al libro mi riprometto di tornare in futuro su alcuni degli argomenti trattati nel libro, che meritano tempo, spazio e ponderazione. E’ un libro che vale, e che lascia il segno.


(Dato che sono un recensore tradizionalista e conservatore, evito di parlare del booktrailer e del sito. Mica posso fare tutto io.)


* Ma siamo poi sicuri, che non c’entri?
** Ché non siamo al discount, compri mille e paghi dieci, né è prevista la lapidazione per chi non fa cieche professioni di fede.
*** Per esempio uno a pag. 82: o la matematica mi inganna, il che non mi stupirebbe, o gli albanesi hanno mezzo milione di proiettili in più, che già ne avevano assai.
**** O anche sfilarlo alla libreria, per quello che ne viene in tasca a me.



P.S.: Nel mentre che scrivevo questo commento, pubblicato con il solito ritardo tecnico, ho letto che Babsi Jones ha deciso di terminare il proprio weblog. La Rete italiana perde uno dei suoi scrittori migliori, i cialtroni segnano un altro punto, l’entropia avanza.




19/10
2007

Gocce di brandy nero dalla grotta del letargo

Il cambio di stagione porta insonnia, zanzare genericamente modificate in ansia da prestazione, ciocchi di legna che si frantumano con lentezza nel fuoco, cene cucinate sulla stufa, castagne precocemente invecchiate, nuove stagioni televisive, libri da leggere, nasi chiusi, occhi pesanti, brandy alla liquirizia, scorciatoie per evitare i cantieri e strade nuove per andare nei soliti posti, pulci e zecche, notti fresche e scure che esitano a maturare in mattine, cieli azzurri velati di smog, voglia di scoppiare come un melograno arrivato al giusto pantone di maturazione, di sbriciolarmi come una foglia caduta, di rinascere dal terreno come fungo sano, di partire e di restare, di sporcarmi la mano di inchiostro e di vino, di rosso cremisi e bianchenero, il cambio di stagione porta nuove forme di tai chi e nuove forme di cucina, mobili ikea per riordinare i pensieri, due giorni di pausa per rallentare il respiro, due casse nuove più un subwoofer, ricordi del futuro, cartoline per spedire un pezzo di me altrove, pere per colazione e torpore alle articolazioni, guance da rasare e qualche capello da tagliare, ricordi che si smagliano, molte canzoni da ascoltare, troppe voci nei preferiti, il vento che pizzica le cervicali, l’inverno che sale piano dai sassi e scende dai monti, fotografie scattate con gli occhi e camere oscure dove passare il letargo.




18/10
2007

Ancora giuste le bombe sulla Serbia

Nato nel 1949 e praticamente da subito iscritto al partito comunista, Minimo D’Alema viene generalmente considerato un acuto stratega, antipatico ma affascinante, intelligente e macchiavellico. La sua vita rispecchia da vicino la parabola del comunismo italiano: pioniere negli anni Cinquanta, contestatario negli anni Sessanta, vicino all’estremismo negli anni Settanta, burocrate negli anni Ottanta, pentito e rampante negli anni Novanta, democristiano negli anni Duemila. Dal 1998 al 2000 è stato presidente del consiglio, due volte. Nel 2006 è stato a tanto così dal diventare presidente della repubblica, ma si è dovuto accontentare del ministero degli esteri; in questa veste, qualche giorno fa è stato intervistato dal quotidiano indiano The Hindu sulla questione del nucleare, sull’iran ed il post 11 settembre. Il testo completo dell’intervista si può leggere qui. Che cosa dice, il nostro ministro degli esteri, ex primo ministro, quasi presidente? Che l’italia vuole stringere relazioni commerciali con i paesi asiatici, certo, che un’aggressione contro l’iran sarebbe sbagliata, sicuro, così come è stata sbagliata la guerra contro l’iraq e l’intervento in Afghanistan, come no, perché l’italia vuole la pace, l’italia sostiene la diplomazia e la cooperazione internazionale ed i coniglietti paffutelli e sorridenti.
"Però," gli chiede l’intervistatore, "come Primo Ministro durante la crisi del Kosovo, ha sostenuto il bombardamento NATO della Yugoslavia. In retrospettiva, era sbagliato?"
Lo sventurato rispose: "Il Kosovo era un caso molto diverso. I Serbi avevano occupato il Kosovo ed il nostro obbiettivo era fermare la guerra. Abbiamo provato la diplomazia; ha fallito. Quando la NATO ha attaccato, c’era un occupazione Serba in atto e 3,00,000 (sic) profughi erano fuggiti in Albania. E prima di entrare in Kosovo, l’U.E. ha anche ottenuto una risoluzione del Consiglio di Sicurezza."
Questa risposta costituisce un nuovo record nel campionato mondiale della disonestà intellettuale. Tutti i precedenti record erano comunque detenuti dalla stessa persona.
Come rileva B92, e com’è facilmente comprensibile da chi sia ancora in possesso della proprie facoltà mentali ed abbia appena qualche nozione base di geografia e di storia, il Kosovo fa ancora parte della Serbia e di certo ne faceva parte nel 1999, per cui dire che i Serbi hanno "occupato" il Kosovo equivale a dire che l’Italia sta "occupando" la Sicilia; c’erano discriminazioni ed una guerra civile di basso livello, che la NATO ha trasformato in una guerra su larga scala schierandosi a fianco dei terroristi dell’UCK; non si sa quanti profughi secondo D’Alema sarebbero riparati in Albania, dato che nell’articolo c’è un evidente errore tipografico, ma non si sa neanche quanti profughi sono dovuti riparare in Serbia dopo la guerra, e neanche perché si parli solo dei primi e mai dei secondi; i tentativi diplomatici di risolvere la questione del Kosovo consistevano in un ultimatum impossibile da rispettare per uno stato sovrano; la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, infine, era la nr. 1244 ed è datata 10 Giugno 1999. I bombardamenti sulla Serbia sono cominciati il 24 Marzo del 1999, e se me lo ricordo io che non sono mai stato ministro penso che se lo ricordi anche il signor D’Alè.
Preso dall’emozione di essere il primo ex comunista capo del governo, ansioso di dimostrare di avere le palle per ricoprire questa carica, e timoroso di essere accusato di complicità con Stati post comunisti, Minimo D’Alema ha ritenuto a suo tempo politicamente opportuno gettare nel cesso la costituzione italiana e concorrere all’omicidio di migliaia di persone. Dopo quasi nove anni continua a difendere quell’atto accampando menzogne sempre più turpi ed inverosimili, riscrivendo creativamente la storia, insultando e mostrando disprezzo tanto dei vivi quanto dei morti. Secondo fonti accreditate, Minimo D’Alema, acuto stratega, antipatico ma affascinante, intelligente e macchiavellico, si lava la coscienza tutte le mattine con la soda caustica, ma ancora puzza di sangue.




17/10
2007

La strada per il paradiso

In questo periodo di decadenza morale e relativismo culturale, mi ritrovo spesso a desiderare il conforto di una preghiera. So che ad alcuni potrà sembrare sorprendente da parte mia, ma anche se ho avuto delle posizioni talvolta rigide sull’argomento e preferisco mantenere un certo scetticismo, è anche vero che non ho mai dato nulla per scontato e non mi sono mai ritenuto detentore di risposte certe ed infallibili: ad ogni modo, su certe questioni un margine di dubbio rimane, se non altro a titolo scaramantico. La preghiera, poi, è uno strumento spirituale molto potente per placare l’angoscia, mettere a dormire l’infelicità e cercare un contatto con l’Assoluto, qualsiasi nome si scelga di dargli.
Pregare da soli, però, può essere frustrante e presenta qualche difficoltà, soprattutto quando si è (ehm) un po’ arrugginiti in materia; con il mio curriculum è difficile anche trovare qualcuno con cui accompagnarmi in questa attività, a meno di volersi gettare tra le braccia dell’amico Catechista il quale però, a quel punto, chiaramente non mi lascerebbe più in pace e mi telefonerebbe alle sei del mattino per andare a incontrare un rappresentante dell’Altissimo in qualche eremo sperduto prima di andare al lavoro. Non mi sento ancora pronto a tanto.
Credo che questa oggettiva difficoltà a pregare, unita all’insofferenza per la solitudine, sia uno dei principali ostacoli al ritorno alla fede che molte persone come me incontrano. O "incontravano", dato che ora esiste finalmente una soluzione:

Rosario elettronico Prex

Proprio così, un rosario elettronico. Basta selezionare il giorno della settimana premendo gli appositi pulsanti ed una voce femminile, forse quella della Madonna in persona, ci accompagnerà nella recitazione delle ave marie, dei padre nostro e di tutte le altre cantilene sacre intervallandole con la lettura dei Misteri (i quali, come certo saprete, cambiano in base al giorno della settimana). Naturalmente sono disponibili diversi modelli (Madonna di Loreto, Madonna di Monte Berico, Madonna di Lourdes e via dicendo) e colori, così come si può personalizzare la cover con scritte tampografate a piacere. Vi sembra troppo complesso? Per fortuna su YouTube c’è anche un video con le istruzioni:



Lo so cosa state pensando. Me lo sono chiesto anch’io: e se volessi recitare il rosario mentre vado in bicicletta, o in palestra, mentre faccio spinning, o al lavoro? Certamente ispirati dal cielo, hanno pensato anche a questo:

Rosario elettronico Prex

La Santa Madonna Incuffiata di Loreto, per "vivere la spiritualità al passo con i tempi". Ora neppure Lucifero in persona potrà privarmi del mio sacrosanto diritto a recitare il rosario in qualsiasi fottuto luogo io mi trovi.
Tutto questo grazie a Prex, non solo il primo rosario digitale ma, grazie all’apposito kit lubrificante, anche il primo rosario che potrete infilarvi in ogni dove, ricavandone senza dubbio un piacere celestiale.




16/10
2007

Trielina al proletariato

Giusto ieri Belluno si era guadagnata la simbolica palma di città più sostenibile d’Italia, ed oggi arrestano una ventina di ragazzi per spaccio di eroina. Certo, così è molto più facile sostenere Belluno. Secondo l’Ansa, "in maggioranza si tratta di studenti benestanti". Ma cosa vi passa per la testa, sfigati sfaccendati, brufolosi scaldabanchi viziati alla ricerca di emozioni forti?! Di questo passo anche l’eroina finirà col diventarci una droga borghese!
Al giovane proletario, onesto e con coscienza di classe, non resterà che la trielina.