Nel Luglio del 2001 avrei voluto essere a Genova, avrei dovuto essere a Genova, non ho potuto essere a Genova. Ho seguito la manifestazione a distanza, con i mezzi che avevo a disposizione, mi sentivo coinvolto: l’ottimismo del primo giorno, la rabbia ed il dolore dei successivi, l’umiliazione di sentirmi dire da una coppia di conoscenti papponi e fascisti
"Complimenti per non essere andato, hai fatto bene."
Ho fatto bene un cazzo. Ho fatto male. Il mio posto era là e l’ho capito troppo tardi.
Con gli amici rimasti in città si discuteva molto dell’incontro, della protesta, delle violenze perpetrate e subìte. C’era chi affermava che questi del black-bloc (i black-bloc, o anche "i cioccoblocchi") non fossero altro che un gruppo di ragazzi sbandati e disorganizzati, dove con "ragazzi disorganizzati" si intendeva sottindere che fossero interiormente innocenti, spontanei, animati da uno spirito alla bon savage. La maggioranza dissentiva, stigmatizzava la violenza fine a se stessa, il vandalismo, le negative ripercussioni mediatiche, gli infiltrati. Io appartenenevo a questa maggioranza, vedevo nei cioccoblocchi uno strumento funzionale a screditare il movimento.
Nel Luglio del 2005 non ho neanche avuto tempo di pensare a Glasgow, non avrei potuto andare a Glasgow, avrei forse dovuto essere a Glasgow. Sono cambiate alcune cose da quel Luglio a questo Luglio. Il movimento che stava nascendo si è sgonfiato, disperdendosi nei mille rivoli che lo compongono. Aerei si sono schiantati, guerre sono state dichiarate, paesi sono stati bombardati, persone sono state torturate ed uccise. I paesi più ricchi del mondo si vendicano contro i più poveri, mentre il contesto rimane lo stesso o si aggrava: gli africani crepano, il sudamerica barcolla, in cina divampa il più spietato connubio tra gli aspetti peggiori del comunismo e gli aspetti peggiori del capitalismo, i deliri religiosi guadagnano terreno ovunque. L’europa agonizza sotto le calde coperte della propria passata grandezza. Gli stati uniti si affidano ancora ed ancora al proprio peggior presidente, schiava di paure metodicamente indotte. L’italia degenera culturalmente e si lascia ubriacare ancora una volta da un pericoloso cocktail di menefreghismo, clericalismo e populismo. Il mondo è diventato un posto peggiore. Non si intravedono miglioramenti all’orizzonte.
Ed ora un altro GiOtto, per risolvere i problemi dell’Africa e dell’ambiente. Inaugurato con una cena offerta dalla regina Elisabetta. Figuriamoci, cosa risolveranno. Gli americani, che non vogliono il protocollo di kyoto perché economicamente svantaggioso, che si riservano il diritto di impiantare fabbriche e bombardare ovunque, secondo le proprie regole e senza dover rendere conto a nessuno. I russi, che non sono da meno se non per minore capacità di investimento. I giapponesi, offesi perché non gli lasciano cacciare le balene in pace. Gli italiani, che si accordano con i libici per creare nuovi campi di concentramento. I francesi, che difendono armi in pugno i propri interessi africani. E via dicendo. Queste persone non risolvono problemi. Queste persone creano problemi.
I cioccoblocchi dicono di non voler passare alcun messaggio, perché nessun messaggio verrebbe ascoltato. Hanno ragione. Abbiamo parlato ed abbiamo discusso ed abbiamo urlato la nostra opinione ed il meglio che abbiamo ottenuto sono stati benevoli cenni del capo, sorrisi di commiserazione e pacche sulle spalle. Hanno ragione i cioccoblocchi, a voler distruggere tutto. Come si può definirli violenti per un’auto bruciata, quando i leader che contestano, i poliziotti che li bastonano, i giornalisti ed i giudici che li condannano, i padroni della fabbrica che ha prodotto quell’auto campano tutti sistematicamente sull’omicidio, sulla guerra, sullo sfruttamento? Come si può definirli vandali per una vetrina infranta, mentre il mondo viene quotidianamente vandalizzato da eserciti ed istituzioni? Non hanno alcun messaggio perché il loro messaggio è "Ci avete tolto tutto. Non abbiamo senso se non nell’essere presenti qui, ora."
Non ci sono soluzioni e se ci sono non le conoscono. Non hanno altro potere di incidere sulla realtà se non attraverso gesti tanto rumorosi quanto inefficaci. Non attaccano, si difendono: alla cieca, contro un nemico che non si può vedere.
Saranno figli di papà, alcuni. Saranno beceri, saranno ignoranti, mancheranno di un piano politico coerente ed efficace. Saranno funzionali al sistema, espedienti per la repressione, prodotti massmediatici. Saranno anche tutto questo, ma meno dei loro avversari, e con molte più ragioni per esserlo. La loro protesta violenta ed aggressiva sarà inutile quanto quella pacifica e civile, ma nel Luglio del 2005 li comprendo molto meglio. Vorrei poter essere a Glasgow.
Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.
...che almeno gli omosessuali non ne siano immeritatamente esentati.
DISCLAIMER: Questo testo contiene dosi massicce di relativismo. Se siete allergici mantenetevi ad una certa distanza dal monitor. Se non sapete cosa significhi "relativismo" provate a leggere le prime venti righe ma con molta cautela.
Mentre scrivo, il "matrimonio" tra omosessuali è l’argomento del giorno: c’è stato recentemente un gay pride a Milano, c’è stata appena pochi giorni fa una manifestazione in Spagna contro l’estensione di questo diritto, se ne parla, se ne scrive, se ne legge un po’ dappertutto. A voler essere sinceri comincio a credere che l’argomento sia un po’ sovraesposto, nonostante la sua importanza, e che tra breve verrà ridimensionato.
Nel frattempo, devo ammettere che esprimo la mia opinione con un certo imbarazzo. Non qui, dove potrei tranquillamente esimermi, ma nel mondo atomico dove mi trovo a dover ascoltare cumuli di fesserie ed io non riesco a tenere a freno la lingua. Mi sento in imbarazzo perché non sono molto omosessuale, e quindi mi scoccia fare l’avvocato difensore o l’attivista dei cazzi altrui; mi par sempre di fare il presuntuoso, come se gli omosessuali non fossero perfettamente in grado di difendere i propri diritti da soli. Però c’è la solidarietà. E c’è il fatto che a starmene zitto mentre la gente attorno spara vaccate mi si blocca la digestione.
Mi sento anche in imbarazzo perché a me la questione pare di una semplicità lampante: se due persone consenzienti decidono di stare assieme e regolamentare la propria unione sotto il punto di vista giuridico ed amministrativo, qualsiasi sia la ragione che li spinge a fare questa scelta, perché negare loro questo diritto?
Io sono contrario al matrimonio come istituzione, sia civile che religiosa, ma non trovo valide ragioni per limitare la libertà degli altri. Io farò quello che mi pare, magari cambierò idea. Gli altri, uguale. Qual’è il problema?
Che la famiglia deve essere composta da un uomo ed una donna? Checché ne dicano i tradizionalisti, questa è una costruzione sociale. Tutto quello che riguarda la società umana è frutto di molti e diversi processi di costruzione sociale: non c’è nessuna regola assoluta o "naturale" che ci obblighi a vivere in un modo piuttosto che nell’altro. Ci sono regole sociali, e si può dire che se nel corso dei millenni questa forma di famiglia fondata sulla coppia eterosessuale si è diffusa a livello pressoché planetario significa che assolve in modo efficiente a determinate funzioni. La prosecuzione della specie, soprattutto. Ammesso che questo sia un valore determinante, il matrimonio omosessuale non la mette affatto in pericolo, dato che se uno è omosessuale ha più o meno le stesse probabilità di riprodursi che sia o meno sposato.
E’ una cosa contronatura? Solo nel senso della riproduzione, ma la natura è una realtà così vasta e varia che è difficile stabilire cosa vi sia "contro". Gli animali domestici e da allevamento non esistevano in natura, sono una "creazione" umana. Le automobili ed i loro gas di scarico, le fabbriche ed i loro fumi e scarichi, la televisione, i vestiti, lo stato, la religione, gli occhiali, sono tutte cose che non esistono in natura e che a volte concorrono a distruggere un presupposto ambiente "naturale". In natura la maggior parte degli animali va vita di coppia solo durante la copula o al massimo durante l’infanzia dei cuccioli: la famiglia è una creazione umana. Niente feste di compleanno, pranzi di nozze, crisi di gelosia, complessi rapporti padre-figlio tra gli altri mammiferi. Gli omosessuali, al contrario, non sono stati inventati.
In una prospettiva cosmica, senza tralasciare un falso senso di ottimismo per il futuro, è la specie umana ad essere contro la natura.
La famiglia è stata inventata dall’uomo, quindi si ha tutto il diritto di cambiarla. Non mi sembra che la società, dopo tutto, funzioni così bene da dover rifiutare qualche piccolo cambiamento che secondo me la farebbe anzi migliorare - perché dove si estende la libertà c’è miglioramento.
Capitolo a parte l’adozione da parte delle coppie gay. Se qualsiasi idiota ha il diritto di sbagliare il salto della quaglia sul sedile posteriore di una golf e diventare genitore, non vedo la ragione perché una coppia omosessuale non possa crescere un bambino. A parità di condizione con le coppie etero, cioè dopo gli adeguati controlli per assicurarsi che il loro sia un desiderio meditato e non un capriccio egoistico, che abbiano quelle capacità che si presume dovrebbe avere un genitore e che nessuno sa bene quali siano. Magari facessero questi controlli anche alle coppie che non hanno bisogno di adottare, ci sarebbero un sacco di vasectomie in più e di persone incasinate in meno. I bambini adottati verrebbero presi in giro a scuola? Certo. Se davvero ci tenessimo ad evitarlo potremmo ad esempio smetterla di spacciare l’omosessualità come una malattia mentale, un peccato mortale o peggio. Ad ogni modo, tutti i bambini vengono presi in giro a scuola e la maggior parte dei genitori non sa neppure perché: almeno in questo caso lo saprebbero e potrebbero stare più vicino a loro figlio. Il bambino si sentirebbe "confuso" dal fatto di non avere un modello femminile (o maschile) di riferimento? Conosco un sacco di persone che sono cresciute in famiglie orribili, perfettamente e legittimamente composte da una coppia eterosessuale. Senza voler citare gli eccessi, parlo di padri che lavorano dodici ore al giorno e dei figli si ricordano a malapena il nome, che trattano le mogli come serve o minus habentes, madri che passano le giornate tra manicure e shopping dopo aver parcheggiato il pargolo da qualche parte o davanti alla televisione, genitori che ricordano in continuazione al figlio, con le parole o con i fatti, come egli non fosse desiderato e non sia bene accetto, genitori che scaricano sul figlio le proprie ambizioni represse rovinandogli la vita mentre cercano di indirizzarla verso un qualche loro obbiettivo. Evitando di citare gli eccessi, ripeto, che purtroppo non sono pochi. Sono cresciuti bene? Alcuni sì, nonostante tutto. Altri no. Non credo che una coppia omosessuale saprebbe fare di peggio.
(P.S.: Sono stato bravo, per una volta non ci ho infilato dentro nessuna tirata contro i cattolici. Comunque consiglio la lettura di questo splendido post, anche nella versione originale in spagnolo, se preferite. E sono stato anche troppo sintetico, lo so.)
Sicurezza, si sente un gran bisogno di sicurezza in giro. "Sicurezza" è una delle parole d’ordine più à la page del momento, assieme a "casa nostra", "recessione" e "fecondazione". Non potendo rimanere sorda ai gorgoglii intestinali dei cittadini, l’autorità appronta lestamente una risposta a questo bisogno di sicurezza, come una mamma che infila una felpa al pargoletto quando uno dei due ha freddo.
Ecco dunque schierato per la nostra sicurezza un esercito di vigilantes, poliziotti di quartiere, micropoliziotti, informatori, carabinieri in borghese, nonni-vigile, cognati-finanzieri, parroci-digos. Armati, per la nostra sicurezza, di telecamere. Microfoni da intercettazione. Autovelox. Gilet catarifrangenti. Pistole ad acqua spegni-sigarette. Manganelli per i più riottosi.
Dovremmo quindi sentirci sufficientemente sicuri, grazie a tutta questa gente. Dovremmo. Ma.
Quando sbircio il mio boccheggiante conto in banca alla fine del mese, quando sento parlare ruini alla radio, quando leggo gli articoli della fallaci, quando parlo con molta gente che mi gironzola attorno, non è dei rom, degli albanesi, dei pedofili, degli omosessuali, dei terroristi arabi o delle mamme assassine che ho paura.
Datemi la sicurezza, ma quella che voglio io. Datemi la sicurezza che se tra un anno o dieci deciderò malauguratamente di metter su famiglia avrò una ragionevole possibilità di farlo. Datemi la sicurezza che per i miei eventuali figli votare avrà ancora un senso. Datemi la sicurezza che nessuno dei miei amici verrà mai mandato in qualche parte del mondo a farsi sparare perché l’Eni possa aprire una nuova filiale. Datemi la sicurezza di potermi dichiarare ateo senza subire rappresaglie. Datemi la sicurezza che io ed un milionario, un vescovo, un carabiniere, di fronte alla legge italiana siamo uguali. Datemi almeno la sicurezza che se mi verrà una carie (non dico un cancro, eh) potrò farmela curare senza dover chiedere soldi in prestito alla banca.
Non chiedo molto. In fondo queste sicurezze io una volta ce le avevo. Me le avete scippate. Ed in giro non c’è neanche un padre costituente di quartiere da poter chiamare.
Inspirare, espirare.
Interiorizzare, lutto.
Ricominciare, lotta.
Segnarsi questa data nel calendario.
Inspirare.
Espirare.
Sono una specie di santissimo guru del cazzo. L’unico punto calmo in mezzo alla bufera. L’occhio del ciclone.
Inspiro. Eeeespiiiro. Vedo il mio animale guida.
Controllo il mio battito cardiaco.
Inspiiiiirooooooh...
...scusate, devo andare un attimo a bruciare una chiesa.
Poi espiro.
Con il cuore in gola vi riporto una foto ed una lettera che mi sono state recapitate anonimamente via e-mail. Non sono in grado di garantirne l’autenticità e non mi ritengo in alcun modo coinvolto nel contenuto del messaggio, del quale mi faccio latore solo per non rischiare un aggravamento delle condizioni dell’ostaggio assolvendo così al mio dovere civico di pubblico informatore. Data la gravità della situazione, potrebbe essere opportuno diffondere il comunicato quanto più possibile, tramite i mezzi a vostra disposizione.
"Il vostro amato sig. Karol Wojtyla, noto anche come Giovanni Paolo 2, si trova attualmente sotto la Mia custodia. La foto allegata vi convinca che non si tratta di millantazione, Wojtyla è mio prigioniero ed anche se al momento gode di buona salute (in effetti, sta addirittura meglio di quando Me lo avete consegnato) non Mi è possibile garantire che tale condizione persista in futuro. E’ necessario che voi sappiate che il suo destino dipende esclusivamente e fino alle estreme conseguenze dal raggiungimento del quorum nei referendum del 12 e 13 Giugno 2005; se tale quorum non sarà raggiunto, il sig. Wojtyla sarà da Me destinato al reparto punitivo dei Miei domini dove saranno pianto, stridore di denti, etc. etc. come da documento programmatico precedentemente pervenutovi.
Avrei preferito evitare l’impiego di strategie così apertamente aggressive e radicali, ma l’arroganza e la falsità dimostrate da numerosi Miei sedicenti rappresentanti terrestri Mi ha reso evidente come sia ormai necessario elevare il livello dello scontro portando l’attacco al cuore del sistema religioso e diffondendo senza intermediari le Mie ben determinate volontà.
Personalmente sono favorevole alla procreazione assistita, ma consapevole del funzionamento della pseudodemocrazia borghese da voi adottata non pretendo di influenzare direttamente il risultato del referendum; Mi limito ad esigere che i membri del Mio fan club esprimano a riguardo una propria libera opinione, dissociandoMi da chiunque si sia permesso di affermare il contrario.
Tengo infine a ricordare, nel caso le Mie volontà non vengano rispettate, come la Mia fama non sia dovuta né a clemenza né a pazienza: del resto, non è mai particolarmente saggio contraddire una Donna.
Vostra,
Dio."
Ricordo che il link verso il comitato per il referendum è questo - sì, ci arrivate anche cliccando su quel grosso cerchio verde a sinistra.
Il molto meno nobile link verso la mia recensione dell’Episodio 3 di Star Worse è questo, ed ovviamente tra le due cose non c’è alcun legame ma non avevo voglia di scrivere due post.
Primo Maggio, Primo Maggio, festa dei lavoratori...
ed è pur vero che poi, in realtà, chi se lo ricorda più? E’ un giorno svuotato come tutti
gli altri del proprio significato, un puro simbolo. I lavoratori, discutevamo ieri sul treno del ritorno, hanno poco da far
festa, dato che per la maggior parte di loro
noi
già mantenersi è abbastanza gravoso. "Sarebbe bello andare a Vilnius a trovare Grifo", ci dicevamo, ma bisognerebbe
trovare la ricca ereditiera da sposare, o mettersi a spacciare, perché comunque lavorando onestamente oggi non combini più un
cazzo. Forse sarebbe il caso di smettere di far festa con i soldi che non si hanno ed in piazza scenderci per rivendicare i
diritti, per riprendersi i diritti, invece che per cantare e ballare.
Comunque
...l’amico PornoRambo, gentilissima signora et io andiamo a roma per il concerto. Tipo hai presente il concerto del primo
maggio a roma?
Ma chi suona? Niente di che. Però, io a roma non c’ero mai stato,
perché non prendere questa scusa?
[Premessa]
Dai diari delle conversazioni alla mensa aziendale:
Buzzurro: "Ma davvero vai a roma? Bravo, porta soldi a roma. Io non lo farei mai, non andrei mai giù a dare soldi
ai romani."
#: (grassa risata di scherno) "Te l’ho detto che a dicembre sono stato a napoli, vero? E mi è piaciuta
assai."
[/Premessa]
Si pone il problema del viaggio, perché il triste borgo natio è situato alla periferia della periferia di polentalandia e noi
non abbiamo un’auto a disposizione. La
mia, rottamata a novembre e sempre a proposito di lavoratori non ho i soldi per comprarmene un’altra (banale, ma vero) e non
ho voglia di impantanarmi in rate e mutui che finirebbero per incatenarmi ancora di più alla situazione ed al posto non
proprio gradevolissimi in cui vivo. Porno e signora, studenti non motorizzati. Si decide di viaggiare in treno, ma
chiaramente bisogna partire prestissimo, tipo
alle cinque del mattino
per cui, ci si propone di andare a letto presto. Proposito che va a puttane, trovandomi al bar a chiacchierare e bere con le
amiche 17nni, con una loro amica belga che ha quell’inconfondibile accento francese che mi fa morire e svariati altri
pittoreschi personaggi del borgo. A qualche ora vado a dormire, alle quattro e cinquanta mi sveglio e faccio una doccia,
preparo la valigia, si stacca un ripiano dell’armadio cadendo a terra con gran fracasso e penso che appena incrocierò gli
inquilini del piano di sotto scoprirò finalmente quanto siano pazienti. Che già con la festa di qualche settimana fa li
abbiamo messi a dura prova.
Arriviamo a Vincenza puntuali per prendere il treno, ma sorpresa: il treno delle sei e venti è in ritardo di quarantacinque
minuti. Tra le varie ipotesi
(io e Porno che portiamo sfiga
il macchinista che ha fatto le ore piccole allo skiosko
varie ed eventuali)
il resto del viaggio ci confermerà l’unica verità possibile: il papa Nazinger stava facendo macumbe per ostacolare la nostra
visita alla città che le istituzioni ed il becero popolo gli hanno recentemente regalato. Senza lasciarci intimidire,
tuttavia, aspettiamo continuando imperterriti a scagliare a nostra volta maledizioni sulla sua papale persona (come sempre,
quindi) e su trenitalia, suo braccio secolare; sbarchiamo in capitale e provvediamo subito a chiedere il rimborso del
biglietto come altre ottomila persone, alla fine mezzo biglietto ce l’hanno offerto le ferrovie.
Usciamo, c’è il sole. Quando il sole
splende sul borgo natio è quasi sempre filtrato da una cortese cappa di umidità che favorisce la crescita di importanti muffe
nello spirito dei tristi abitanti. Il sole di roma (vabbé, il sole del sud, si potrebbe dire) scalda e brucia, ci sarà pure
lo smog a fare da filtro ma è un sole più buono. Raggiungiamo la nostra base a Roma, casa di un amico di PornoRambo
che gentilmente ci ospita; secondo i piani, la dimora avrebbe dovuto trovarsi in centro
invece
è a monte sacro
forse PornoRambo ha troppi amici a roma, ed uno di questi probabilmente abita in centro e gioca a squash, ma non è da lui che
siamo andati. Comunque c’è l’autobus, che c’importa?
Ringraziamo il gentile ospite e beviamo con lui una bottiglia di vino, poi ci muoviamo verso il centro.
Che bel sole, mentre aspettiamo l’autobus.
Aspettiamo l’autobus.
Aspettiamo l’autobus.
Assieme a molte altre persone, per poi scoprire che il primo maggio, a roma, non ci sono autobus. I taxi saranno impegnati a
spostare la gente dalla stazione a san giovanni traendone grande profitto. Che si fa?
La nomentana.
A piedi, sotto quel bel sole, ridendo e scherzando per un’ora e mezza per non sentire la stanchezza dovuta anche alle troppo
poche ore di sonno. E intanto che scrivo
qui allegramente parlano di licenziamenti, la festa ai lavoratori.
Passare da porta pia è una grande soddisfazione, beviamo un caffè e gironzoliamo per il centro, ci stendiamo al circo massimo
a prendere il sole e pigramente raggiungiamo l’Evento
Ci facciamo strada in mezzo alla folla, il prode Porno entra in modalità tetris riuscendo a farci sgusciare fino in vista del
palco
e mettendo molta più gente dietro di noi di
quanta ce ne sia davanti - nonostante in effetti noi si sia arrivati in ora tarda. Pazienza pure se quando tutti saltavano le
nostre gambe affaticate per il sonno, il viaggio, la camminata, cedessero consentendoci al massimo un ritmato step sul posto.
E tutt’attorno a noi, dovunque volgesse lo sguardo
bancarelle, bibitari, magliette, ragazzi e ragazze e vecchi e bambini e persino un cane ed una bicicletta
più studenti che lavoratori, ad occhio e croce
striscioni e bandiere della pace, dei comunisti, di che guevara, della cisl, persino una italiana che mi chiedo che cazzo ci
facesse lì
birre e canne e mele e cori
tutti uguali, diversi, qualche gruppo decente che suona e molti di poco decenti, così com’è la folla sotto di loro presa nel
rituale collettivo del più grande concerto d’europa ma c’è un momento in cui
i soliti Modena
cantano la solita Bella ciao
e per tre minuti ci sono cinquecentomila voci che scandiscono la stessa canzone, pugni alzati contro il cielo e non vuol dire
nulla ma è stupendo, l’estetica della massa mi rapisce
dovunque, siamo circondati da facce, gambe, braccia, occhi, seni, magliette sudate
pura materia sotto il sole, e non sono lì per la musica ma solo perché è lì che bisogna stare, ed ognuno giudichi se sia
giusto o sbagliato ma in quel momento mi è piaciuto.
Sgusciamo fuori prima della fine del concerto, l’obbiettivo era tornare a casa del nostro amico per uscire con lui
che i romani di roma, comprensibilmente, dopo una certa età il concerto del primo maggio
preferiscono evitarlo, annoiati
ma ancora non c’erano autobus né taxi a soccorrerci, prendiamo la metro per un pezzo di strada ma dobbiamo camminare di nuovo
a lungo e quando arriviamo siamo sfiniti
stappiamo un’altra bottiglia, stendiamo i sacchi a pelo e cerchiamo di dormire qualche ora.
Ieri, lunedì
strategicamente mi ero preso un giorno di ferie
ci svegliamo e facciamo colazione, rigraziamo copiosamente il nostro ospite per l’accoglienza e torniamo in centro, questa
volta in autobus, e ci prepariamo alla controffensiva. Ci avviciniamo di soppiatto, passando per campo dei fiori dove
giordano bruno fu arrostito, per via caetani dove trovarono aldo moro, ed avvertendo sempre maggiore resistenza nell’aria
abbiamo attraversato il tevere arrivando in piazza.
Quella piazza che ci hanno sparato in televisione per giorni e giorni, gremita di gente che si
attacca a qualsiasi cosa pur di credere che la propria vita abbia un senso, e noi eravamo lì, senza nulla credere
Non a rendere omaggio a un morto o a un vivo, solo a guardare le colonne e a lanciare la nostra sfida al presunto, untuoso,
cane da guardia del non esistente.
Il tedesco non ha osato raccogliere la sfida e non è sceso a prenderci, nonostante le macumbe siamo riusciti ad arrivare
sotto le sue finestre e almeno lui non può fare altrettanto, che se me lo trovassi sotto la finestra di casa mia, sarebbe
olio bollente che vola.
Si respirava comunque una fede ottusa nell’aria, e l’entusiasmo viscido di chi ci guadagna sopra. Uscendo con un certo sollievo dalla bella
piazza, PornoRambo guarda un gruppetto di prelati che ci passa a fianco e commenta allegramente borioso: "Jedi del cazzo,
non riuscite neppure ad avvertire la presenza del lato oscuro."
Siamo sfiniti ma riusciamo ancora a ridere.
Da lì in poi, il solito ritorno.
P.S.: No, non mi avete convinto a ritornare al bloggo. A parte che avete una forza persuasiva
che non convincereste neanche berlusconi a dire una cazzata, non ero qui ad aspettare i complimenti per ritornare, che tanto
lo sapevo già da prima che a qualcuno sarebbe dispiaciuto. Vi ringrazio, ma KarmaChimico è ancora da considerarsi chiuso al
di là questa eccezione, che probabilmente non avrà un seguito in tempi brevi.