30/3
2005

Contains strong language, nudity and drug use

Zivot je cudo Caotico, rumoroso, farsesco: Kusturica non rinuncia al proprio stile neppure in questo suo nuovo film. Non a tutti piace, com’è naturale. C’è chi ritiene che il conflitto nei balcani sia troppo recente e complicato per essere trattato in modo così leggero, c’è chi l’ha trovato eccessivamente esuberante, c’è chi lo giudica troppo naif, c’è chi lo stronca come "caotico e noioso".
A me è piaciuto. Cambierei giusto il titolo, quel "La vita è un miracolo" mi ricorda più benigni che capra. E forse è vero che nella prima parte si sarebbe potuto tagliare qualche scena, rendendo più scorrevole il film senza perdere nulla di sostanziale, ma anche no. Mi sono piaciuti non solo il caos e l’esuberanza, ma anche l’ironia, la musica e l’atmosfera persistente di allegra tristezza, oltre a molte scene e personaggi che non descriverò per non toglierne il piacere a chi ancora non l’ha visto. Chiaro, se cercate un film realistico, passate oltre. Se vi aspettate che un film ambientato in un teatro di guerra debba avere per protagonisti eroici soldati animati da nobili sentimenti che strisciano tra le frattaglie altrui, resterete delusi. Se vi pare incredibile che non tutti i serbi siano crudeli torturatori assetati di sangue e che non tutti i musulmani siano tagliatori di teste, statevene a casa. Se ritenete che gli argomenti seri debbano essere trattati solo in maniera drammatica e senza concedere spazio all’ambiguità, alla metafora ed al surrealismo... yaaaaawwwwnnnn, buon per voi. Se amate i piccioni più di quanto apprezziate il buon cinema, trasferitevi in Inghilterra.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




29/3
2005

Per fare del buon pane in casa

Ingredienti:
Acqua
Farina
Lievito
Sale
Metano
Due candeline

Preparate l’impasto con acqua, lievito, sale e farina, copritelo con un canovaccio pulito e lasciatelo lievitare in un forno tiepido, spartitelo in contenitori della misura e della forma desiderata e fatelo lievitare ancora un po’, fino a quando il metano provocherà l’esplosione di mezza casa e vi manderà in esilio per 351 giorni. Quando tornerete, ci saranno ancora grumi di pasta appiccicati al tavolo; ci potreste conficcare due candeline e soffiarle esprimendo un desiderio. Volendo.
Two years after party




29/3
2005

La musicalità del rosmarino francese

La pioggia non giova particolarmente all’allegria del borgo natio, com’è facile immaginare. A maggior ragione se mi ritrovo inchiodato qui anche durante il lungo weekend pasquale, mentre a sentire i telegiornali tutti gli italiani si stanno spostando in massa dalle città per andare al mare, in montagna, in altre città o nelle stazioni orbitanti. Tutti tranne me, i miei amici e le persone che conosco, che siamo troppo civili per contribuire all’intasamento delle autostrade ed al sovraffollamento dei treni (in misura del tutto secondaria pesa il fatto che siamo dei pezzenti e non abbiamo i soldi per muoverci).
Unica eccezione: AMG che è andato da qualche parte con la fidanzata e tornerà in crisi di astinenza da plei stescion. Sperando che nessuno dei due si sia ubriacato (ma non credo, avrebbero telefonato).

Costretto quindi a girovagare per le vie del borgo senza possibilità di fuga, mi ritrovavo di fronte due scelte alternative: dedicarmi con impegno alle scarse proposte culturali offerte dal borgo oppure ubriacarmi come un carrettiere circondato da belle diciassettenni.
So cosa state pensando, ma mi state giudicando male. Senza esitazioni venerdì sera ho rifiutato la compagnia delle ragazzine e mi sono recato all’ultimo appuntamento del Cinecoso Alternativo per vedere il pregevole "Samaria" di Kim Ki-Duk. Dico, un film del grande regista coreano visto in lingua originale, per giunta. E non mi vergogno a dire che mi è piaciuto assai. Visto che vi eravate fatti un’idea sbagliata di me?

Sabato, poiché ho anche una coscienza politica oltre ad un animo nobile e sensibile, sfido la pioggerellina sottile ma impetuosa e vado in piazza ad ascoltare il comizio di rifondazione. A me sembra che rifonda abbia perso qualche annata, dalle mie parti: al comizio c’erano più che altro minorenni e pensionati, gli altri mi sa che sono già in montagna a prepararsi. Sotto un portico, con aria sardonica ci guarda il capofasciobastardo accompagnato da uno dei suoi sgherri con la faccia da picchiatore; tra tutti e due penso non sfigurerebbero sull’isola del dr. Moreau. I discorsi dal palco, d’altra parte, spaziano dalla razionale invettiva contro tutto l’universo mondo (con la quale mi ritrovo d’accordo) alla demagogia spicciola e meno spicciola, che mi fa raddrizzare il pelo sulle braccia. Verso le cinque e mezzo mi ritengo culturalmente soddisfatto ed entro nel bar più vicino.

Esco alle nove di sera, perché quel bar lì chiude presto. Mi sposto nel bar di fianco e poi in quello di fianco ancora. Ovviamente ubriaco come un pulcino caduto in una botte di vino ed accompagnato da diciassettenni ubriache quanto me (va beh, una diciassettenne però stupenda e questo farà di me l’uomo più invidiato del carcere) e dai miei amici. E così sono andato avanti più o meno per i due giorni seguenti.

Questo a dimostrare la teoria sociologica che se l’ambiente sociale e culturale fa schifo, la scelta più razionale che un individuo possa fare è mandare in vacanza la propria coscienza.




25/3
2005

Naufragio onirico

Interrogai le carte prima di partire per il mio viaggio; le disposi tra il passaporto ed il posacenere e come mi aspettavo uscirono quasi solo carte di sventura, è evidente che farsi le carte da soli non conviene mai. Solo la papessa mi offriva consiglio e protezione, benedicente dal soglio lontano su cui era assisa, mentre il sole d’agosto mi rendeva imprudente ed il vino mi spronava il sangue. Partii senza ascoltare i consigli ed andai molto lontano, a vedere città dove le cicatrici slabbrate della guerra stentavano a rimarginarsi, a guardare il mare dalla finestra e dal balcone. L’onda mi travolse sulla via del ritorno ed io guardai l’onda negli occhi, l’amai mentre mi lacerava vestiti e pelle per lasciarmi sanguinante e nudo su una spiaggia cotta dal sole. Stordito, mi alzai e barcollai lungo il bagnasciuga fino a quando il vento sollevò la sabbia e levigò la mia pelle come quella di un neonato; cieco, sentii i rovi conficcarsi nei miei piedi e nelle mani ed il profumo di rose selvatiche nelle narici; perduto, scorsi un angelo od un jinn nella tempesta e ne seguii l’ombra finché riuscii a tenere il suo passo, ma inciampai e caddi in questo pozzo o fosso indiano. Sono rimasto a lungo a vegliare digiuno, sforzandomi di ricordare almeno il mio nome o quale fosse la meta del mio viaggio, ma nell’oscurità uniforme di questo buco non c’è spazio per tracciare un confine tra la realtà e il sogno. La mia pelle nuova è rimasta pallida e fragile, le mie grida mi rimbombano contro. A stento, aggrappandomi ad ogni ciuffo d’erba che sbuca tra le pietre, risalgo strisciando verso la spiaggia o la tempesta, senza badare al cielo cobalto che incombe su di me né all’acqua scura che giace limacciosa sul fondo. Infilo le mani tra i sassi sconnessi, sfidando i serpenti annidati e nascosti. Sdraiato sulla sabbia, potrò usare la mano libera per togliermi il chiodo conficcato nell’altra, e le spine dai polmoni.




24/3
2005

Un giorno come tanti

Questa data non entrerà nei libri di storia, non sarà commemorata nella retorica dei presidenti a venire, non farà affiorare lacrimucce tra le ciglia delle istituzioni. E’ solo il 24 marzo. E’ solo l’anniversario dell’inizio della guerra del mondo contro la serbia, delle bombe su belgrado e sui treni passeggeri, dell’uranio impoverito e delle operazioni di polizia internazionale. E’ solo il 24 marzo, un giorno come tanti, non si fanno feste nazionali o cerimonie pubbliche per ricordare che sei anni fa abbiamo mandato aerei a bombardare città, abbiamo autorizzato, appoggiato, incoraggiato delle stragi ingiuste.
In questo 24 marzo del 2005 siamo presi da altri problemi, pubblici e privati. Il governo straccia la costituzione e l’opposizione si straccia le vesti. La sinistra che sei anni fa sganciava bombe con spudoratezza in violazione di quella stessa costituzione, la sinistra che ieri si rallegrava perché la mussolini può rientrare in corsa e strappare qualche voto ai suoi ex camerati, la sinistra che ieri chiamava democrazia il potersi presentare alle elezioni in violazione delle leggi in vigore, la sinistra che appoggia i fascisti come manganello contro i propri concorrenti alla poltrona, definendo tutto questo libertà e civiltà, la sinistra, oggi, denuncia il dazio pagato alla lega dai ceffi al governo, l’alleanza miope e devastante tra forcaroli e pendagli da forca, strepita contro il colpo di mano dei propri avversari e calandosi le brache con gran dignità sventola tricolori e costituzione.
Oggi, ieri, sei anni fa.
Alla frana che incombe sulle nostre teste, alla faccia gongolante di calderoli, alla soddisfazione rantolante di bossi, al sorriso malfattore di berlusconi, hanno contribuito in modo non indifferente mostrando loro come la costituzione non fosse altro che un simulacro, un paramento, niente affatto intangibile e degna di rispetto. Quel giorno hanno rivelato quanto ingenui fossimo stati noi, a crederci, ed hanno aperto la strada a ciò che sta succedendo oggi.
Se quello che vogliono è indurci a rifugiarsi nel disgusto, ci stanno riuscendo. La tentazione di chiudere gli occhi di fronte a questa commedia dell’arte è forte, ma chi sa se quando li vorremo riaprire sarà un giorno come tanti altri.




23/3
2005

Scintille, sensazioni

Alle quattro del mattino mi sveglio. Un altro incubo, di quelli che poi hai paura a riaddormentarti e pensi "già che sono sveglio tanto vale fumare una sigaretta". C’era un qualcosa dei discorsi fatti in treno tornando da Ve, qualcosa della discussione di laurea di Bulus, qualcosa di un vecchio martin mystère che ho letto, qualcosa che non voglio sapere da dove arriva; il mio inconscio che gioca con i lego. Tutto sommato ho troppo sonno per alzarmi, e le sigarette sono drammaticamente rimaste nell’altra stanza da qualche parte tra il divano, il tavolo e quella specie di metafora empirica del mio disordine mentale accatastata tra l’uno e l’altro. Il divano sfondato, autentica finta pelle, due ore a trasportarlo dalla casa del tipo che me l’ha regalato alla Villa, due mesi per capire se è verde o blu. In realtà direi che si tratta di un banalissimo pantone 328, se il riflesso del sole sul monitor non mi trae in inganno. Almeno tre libri in corso di lettura. Il volume di Blueberry uscito con la repubblica. Una nuova ingiunzione della rai a pagare il canone per un televisore che non possiedo. Il posacenere. L’accendino che mi ha regalato un rumeno di nome Costantino. Volantini pubblicitari ed elettorali. Due cartoni da due litri di succo ACE, uno vuoto ed uno pieno. Un quaderno a quadretti intonso. I biglietti del treno. Una biro che non funziona. Il tavolo di autentico finto legno recuperato a casa dei miei.
In mezzo a tutto questo, un pacchetto con cinque barclay dentro. Preferisco restare a letto.
Da mesi, ogni volta che tocco la maniglia della porta dell’ufficio prendo la scossa. Succede solo a me. Assolutamente ininfluente quali vestiti io indossi, quali scarpe calzi, con quale mano tocchi la maniglia. Da mesi mi succedono un sacco di fatti strani. La Villa è abitata da un fantasma con gli occhi verdi, mi dicono. Qualsiasi cellulare io cerchi di chiamare si spegne spontaneamente. Non che questo mi renda nervoso, mi distraggo progettando il modo di riuscire a fumare anche nel sonno. Passeggio, cazzeggio, scrivo funzioni in excel.
Alle sei e cinquantacinque del mattino mi sveglio.




22/3
2005

Lunedì nella Città Galleggiante

Un giorno PierBulus sarà un regista teatrale di successo ed io, suo amico da sempre, potrò scriverne la biografia non autorizzata rivelando alcuni dei momenti più turpi della sua vita, o almeno ricattarlo un po’ con la minaccia di farlo. Nel frattempo, vi offro un capitolo in anteprima: il racconto della sua festa di laurea.

Ambientazione: la Città Galleggiante.
Epoca: ieri.
Personaggi: tutti.

patibolo Per aggirare lo sciopero dei treni che tiene il Triste Borgo Natio isolato dal resto del mondo, verso mezzogiorno di ieri una combriccola di loschi figuri si riunisce in Piazza Bao e da lì si avvia in direzione Vincenza; dal capoluogo, infatti, parte l’unico e solo treno che ci renda possibile raggiungere la Città Galleggiante, sede della discussione e dell’annunciata festa. Arrivati nei pressi della stazione ferroviaria, tuttavia, ci troviamo a dover affrontare un piccolo inconveniente: dove lasciare incustodita e sola la povera automobilina che generosamente ci ha accompagnato sin qui? All’unanimità viene optato per un parcheggio incustodito e gratuito, senza lasciarci spaventare dal caratteristico cartello rotondo a sfondo blu barrato di rosso e dalla curiosa scritta "moto" sull’asfalto. Ce la ridiamo, noi! Che stiamo andando alla festa di laurea di PierBulus*. All’unico sportello aperto della biglietteria la fila è immensa, perché la gente chiede informazioni sui treni soppressi e sugli orari invece di chiamare lo stramaledetto numero verde. Eh, ma si sa che spesso una bella conversazione faccia a faccia risolve molte più cose, sai mai se convinci il bigliettaio a guidare lui il treno... tortura1Fatto sta che arrivare allo sportello per noi è impossibile, così come alle biglietterie automatiche; prendiamo dei biglietti a fascia chilometrica e buonanotte, anche se il treno sarebbe stato un intercity. Il capotreno vista la situazione si mostra clemente, risparmiandoci supplementi e multe varie. Siamo sprezzanti della legge, noi che stiamo andando alla festa di laurea di PierBulus!

tortura2Ad attenderci alla stazione troviamo Reggae e Cashté, con i quali ci avviamo verso la dimora dove siamo destinati ad alloggiare. Siamo già una bella comitiva, io, PornoRambo e Gent. Sig.Ra., Nello, Vlad, Fu, il fratello di Fu, Pado, ’Rmanzo, gli amici di ’Rmanzo (che cito collettivamente perché sono bambini e non hanno diritto ad una citazione singola, a parte Don Cicciù che mi è simpatico). Appoggiamo i bagagli e ci dirigiamo verso il noto locale Capo Horn; alla gita si aggiungono naturalmente Gimmi e AMG, locatari dell’appartamento e coinquilini di Bulus, accompagnati dalle rispettive dame. tortura3La Città Galleggiante comincia a dare segni di scricchiolamento al nostro passaggio. A questo punto ci sarebbe la scena di me, Porno e Stefania che ci perdiamo per le calli mentre gli altri proseguono spediti, ma non è poi così importante (né realistico: siamo in mille incamminati verso lo stesso posto, come potremmo perderci? Eppure...)

tortura4Al Capo Horn, bevuto a stomaco vuoto lo spritz del buongiorno, ci ricordiamo di questa faccenda della laurea di Bulus e ci dirigiamo finalmente verso la sede di discussione della tesi. Trattandosi del T.A.R.S. e quindi di una cosa un po’ alla buona, le tesi vengono discusse all’interno di un cantiere edile e la commissione è composta dal relatore, due muratori ed un imbianchino. In questo luogo ameno veniamo raggiunti da molti altri amici di PierBulus, vicini di casa, amanti tradite, debitori e figli illegittimi; tortura5il nostro si presenta con più tifosi dell’hellas verona di fronte alla schiera degli esaminatori e questi, intimoriti, decidono di liquidarlo in fretta con un centoddieciellode e buona lì, dopo una discussione che pare una chiacchierata al bar tra amici. Risolta questa formalità, possiamo trascinare fuori il malcapitato e sfogare su di lui anni ed anni di rancore, cancellando una riga alla volta dal nostro libro nero le voci che lo riguardano.

festa1Il neolaureato viene prima di tutto fatto spogliare e sottoposto a pubblico dileggio; si procede poi a fargli infilare un’elegante calzamaglia ed una maglietta con scritte offensive. Lo si impacchetta per bene con del nastro adesivo, curandosi di bloccargli la circolazione in diverse parti del corpo tra cui quelle atte alla riproduzione. Gli si infila un’altra calzamaglia in testa, con vari oggetti umoristicamente appesi. Gli si fa indossare dei guanti di gomma ripieni di salsa rosa. Lo si unge con ketchup e senape. Lo si prende a calci e a manate sulla schiena. Gli si fa leggere l’umiliante papiro di laurea con tutto il complesso rituale del caso. Quando sembra che il peggio sia passato, lo si fa baciare da Nello. Il tutto di fronte allo sguardo compassionevole della madre, da lui invocata nei momenti peggiori. Questo succede quando si laurea un personaggio di un certo rilievo.

festa2Dopo avergli fatto tutto il male promesso, rimettiamo in sesto il Bulus e ci trasferiamo verso un locale dal nome troppo difficile da ricordare per mangiare qualche crostino e bere qualche bicchiere. Dal nulla compare anche la Principessa Bandolina, che non veniva avvistata da moltissimo tempo a causa dei suoi numerosi impegni mondani e dei suoi mille fidanzati immaginari, mentre alcuni invitati ci lasciano per tornare a casa prima del calar della notte. Come sempre, questa è la situazione in cui si vaga da un tavolo all’altro chiacchierando con tutti, si beve un bicchiere di vino rosso, si esce per una sigaretta, si beve un bicchiere di spritz cynar, si razzola tutto il commestibile vegetariano, si beve un bicchiere di vino bianco...**
festa3Tra i tavoli comincia a gironzolare il cane di Ghost in the Shell 2, o almeno così mi pare; Nello inizia a cantare in francese, procurando strazio alle nostre anime tormentate; Cashté con ingenuità lampante mette nelle mani di PierBulus il proprio cellulare la cui rubrica contiene il numero di telefono di tutte le persone più importanti della Terra, non sapendo che sarebbe stata l’ultima volta in cui l’avrebbe visto. Succedono cose.
In preda ad un inspiegabile attacco di altruismo, ad un certo punto della serata io ed alcuni cavalieri (e pure un paio di dame) ci allontaniamo dal fulcro della festa per occuparci di una povera Biancaneve vittima di un colpo di freddo***, ed a spese del suo principe azzurro ci facciamo anche un giretto in taxi per la Città Galleggiante accompagnandola a casa. Messa in salvo Biancaneve ed un po’ più sobri a causa del tempo trascorso e della gita in barca, ci mettiamo a cercare il resto dei festeggianti.

festa4 Sulla strada incrociamo PierBulus, del quale tutti si erano ormai dimenticati; sembra piuttosto ubriaco e si avvia barcollante verso casa sorretto da due prestanti fanciulle. Alziamo le spalle e proseguiamo. Ciò che resta dell’armata brancaleone si aggira per Campo Santa Margherita; le coppiette infrattate, i bambini che si stringono sotto un sacco a pelo per ripararsi dalla frescura notturna, altri misteriosamente scomparsi. Dopo aver mangiato e bevuto un’ultima cosa cominciamo a preoccuparci di dove e come dormiremo, essendo fisicamente impossibile starci tutti nell’appartamento di Bulus. Gimmi prende in mano la situazione e comincia a distribuire gli ospiti tra le varie case dei dintorni, mentre tutti noi lo lasciamo fare ammirandolo per le sue capacità organizzative strabilianti nonostante sonno e stanchezza****. Al termine di questa lunga giornata torniamo a casa, accompagnati per le calli dalle canzoni e dalla meravigliosa voce di Camille; siamo rimasti solo in quattordici, e con l’ingegno che ci caratterizza riusciamo a ricavare in ogni angolo dell’appartamento una nicchia per dormire (anzi, secondo me ce ne stavano anche altri due o tre, ma poi dove trovavamo la scusa per allontanare Nello?).laureato Questa mattina alle sei, dolce risveglio sul divano assediato da diciassettenni che russavano alacremente tutt’intorno a me, come tanti innocenti e puzzolenti angioletti ubriachi. PierBulus si sveglia grugnendo, lancia la bestemmia del mattino e si mette a chiedere soldi in prestito: a dimostrazione che una laurea non serve a niente, come si sapeva già.



* Questo comportamento è da considerarsi incivile, ma sul serio non c’erano posti liberi e noi rischiavamo di perdere il treno. Inoltre, non ci hanno dato la multa quindi lo rifarò alla prossima occasione.

** Contrariamente a quanto si dice in giro, i miscugli di alcolici non fanno male. Com’è noto il vino fa sangue, e bisogna occuparsi pertanto sia dei globuli rossi che dei globuli bianchi. Lo spritz cynar serve per le piastrine o altre componenti del sangue che non conosco.

*** I veneti non stanno mai male per aver bevuto troppo, al massimo durante l’atto del bere possono prendere dei colpi di freddo.

**** Ci ha liberati di Nello.




20/3
2005

I grandi concerti di KarmaChimico: il Requiem di Mozart

Come ben sapranno i lettori più attenti, io sto alla musica come larussa sta alla simpatia, ovvero non ci capisco una ramazza nonostante i coraggiosi sforzi quotidiani intrapresi per colmare questa lacuna. Tuttavia, quando l’amico Pornorambo mi ha proposto di andare a sentire il Requiem di Mozart interpretato dal vivo nella città di Vincenza, mi sono sentito in dovere di accettare per diversi motivi: in primo luogo pensavo si trattasse di una proposta a sfondo sessualo (invece è venuta anche la sua Gent. Sig.Ra a fare da terza incomoda), poi ci avrebbe dovuto suonare un nostro amico che ha venticinque anni di età e trentadue di conservatorio alle spalle, infine perché come ho già avuto occasione di spiegare io e Porno siamo inteletuali di un certo rilievo e dobbiamo quindi presenziare a tutti gli eventi culturali proposti nel borgo natio e dintorni. Sapete, sono quelle due o tre serate all’anno a cui non si può proprio mancare.
Fieri di tutte queste valide argomentazioni, Venerdì sera sfanculiamo il Cinecoso Alternativo (tm) di Nello e raggiungiamo Vincenza, nominata capoluogo della provincia per l’aver dato il nome al famoso baccalà alla vincenzina. Arrivati alla chiesa dove si sarebbe di lì a mezz’ora tenuto il concerto, veniamo a sapere che il nostro amico organista aveva sdegnosamente abbandonato l’orchestra di fronte alla prospettiva di suonare il requiem sulla pianola del mulino bianco (lui, che ha suonato in tutti i migliori teatri del borgo natio!). Ed ecco che anche il secondo motivo per assistere al concerto viene a mancare, ma rimane forte la spinta inteletuale.
Entriamo in questa chiesa del tredicesimo secolo così grande e bella che viene spontaneo chiedersi quanto paghi dio di ICI e scopriamo che il malefico clero non si era degnato di predisporre abbastanza sedie per tutti gli inteletuali convenuti, oltretutto riservando i posti migliori ai crassi notabili cittadini. Dopo intensi minuti di riflessione Porno se ne esce con una delle sue idee geniali ed andiamo a saccheggiare i confessionali, recuperando posti a sedere sia per noi che per una ragazzina di nostra conoscenza nella quale c’eravamo per caso imbattuti. Così comodamente sistemati avvisiamo l’orchestra che siamo pronti a cominciare. A quanto mi ha in seguito riferito Pornorambo, il concerto è stato introdotto dal discorso di un prete il quale avrebbe anche sparato alcune pregevoli cazzate; non posso purtroppo confermarvelo perché automaticamente il mio cervello smette di registrare quando un agente vaticano apre bocca.
Contrariamente alle mie aspettative, il concerto non era presenziato dal sig. Mozart, a quanto pare per ragioni di salute; è stato lo stesso molto gradevole, con questa orchestra che suonava (senza organo), delle persone che cantavano e questa musica molto toccante che ti porta inevitabilmente a guardarti dentro ed al culmine dell’introspezione commentare "ah però". Persino ballabile, in qualche punto. Non ho capito se sia in tourné o meno, ma se vi capita andate a sentirlo; senza troppe aspettative, chiaramente, i Folka sono un’altra cosa.




18/3
2005

Non vorrei mancare di rispetto…

...ma secondo me quando i bambini fanno "Oh" stanno solo tramando qualcosa.




18/3
2005

Il Cavalier Non/notizia

La primavera ci rende sonnolenti ed è sempre più difficile seguire il filo del frenetico susseguirsi di eventi in politica interna. Per venire incontro alle vostre esigenze di cittadini informabili, KarmaChimico vi offre in anteprima assoluta il piano delle prossime smentite del cav. Banana:

- Smentire che la maggioranza di governo stia attraversando un periodo di difficoltà
("Queste sono illazioni della stampa bolscevica.");

- Smentire che calderoli abbia mai dato le dimissioni
("Ma se non sa neanche scrivere il proprio nome, figuriamoci una lettera di dimissioni, via!");

- Smentire che la lega abbia mai fatto parte della maggioranza di governo
("Ma scherziamo? Fin dal ribaltone del ’94 ho sempre detto che non avrei più stretto accordi con la lega. Cosa vi inventate, adesso?");

- Smentire di aver smentito che la lega abbia mai fatto parte della maggioranza di governo
("Qui qualcuno ha le traveggole, cribbio. Ma si può poi sapere cos’è questa lega?");

- Smentire di aver detto che le elezioni regionali abbiano un peso politico
("Ma dai, lo sappiamo tutti che sono una cosa locale, così, tanto per fare.");

- Smentire di aver mai promesso che nel 2006 ci saranno altre elezioni politiche
("Resto al governo io, cosa dovrei riferire al parlamento? Che non cambia nulla? Ma è una non-notizia!");

- Smentire che l’italia abbia mai avuto una costituzione valida
("E’ chiaramente stata scritta sotto la minaccia delle armi sovietiche e con l’avvallo della magistratura");

- Smentire che l’italia sia mai stata una repubblica
("Quella cosiddetta repubblica è stata solo una fase transitoria, un oscuro periodo di regime comunista come si può evincere fin dal nome, che per fortuna ora può dirsi luminosamente conclusa grazie a me");

- Smentire che l’italia abbia mai avuto la forma di uno stivale
("Considerando che la calabria l’ho appena regalata al mio amico Jorgi Bush, non capisco dove ci vediate uno stivale");

- Smentire che la terra giri attorno al sole, quand’è così evidente che è il sole a girare attorno a lui
("Ma queste sono cose che si studiano a scuola!").


Altolà, moralisti! Vi viene il dubbio che il Lestofante Capo abbia mentito, mentirà in futuro e con ogni probabilità stia mentendo anche in questo momento? Sbagliate. Fate più attenzione a quando parla: tiene sempre le dita incrociate dietro la schiena, per cui il suo comportamento è eticamente ineccepibile.

E anche se non c’entra nulla, le dite incrociate oggi le teniamo pure noi, però per solidarietà con un’amica che si laurea. Anche ieri si è laureato un amico e noi si è incrociati le dita. Lunedì si laurea Bulus e noi si va a prenderlo in giro, umiliarlo pubblicamente e bere a sue spese: non tutti se la cavano con un’incrociata di dita.