15/12
2006

La verità vi renderà liberi

1983
Il bambino senza nome inizia la prima elementare, e contemporaneamente il catechismo, l’andare a casa di amici a fare compiti, il trovarsi nella piazza del paese a giocare all’A-Team, il bar. E’ il suo primo ingresso nel Piccolo Borgo Natio, e deve fare i conti con una realtà inaspettata: prima di lui c’era passato suo fratello. E suo fratello non era molto amato né rispettato dalla lobby bullistica del Piccolo Borgo. La lobby bullistica del piccolo borgo era molto potente e, sostanzialmente, detestava suo fratello e lo insultava coprendolo di soprannomi offensivi. Altra realtà inaspettata: in un Piccolo Borgo, i soprannomi offensivi si tramandano di fratello in fratello minore, ancora prima che uno abbia fatto qualsiasi cosa per meritarseli. Neanche la possibilità di essere insultato per i propri specifici difetti, al fratello minore; come i pantaloni, le magliette, le scarpe, i maglioni, gli tocca portare insulti di seconda mano. Il fatto è che anche i bulli che tormentavano suo fratello hanno dei fratelli minori, i quali diventano bulli a loro volta. Il bambino senza nome ma con molti soprannomi offensivi, nessuno dei quali attribuitogli per meriti personali, pensava: l’asilo, al confronto, era una cazzata.

1988
Il ragazzino senza nome inizia le scuole medie. Tutte le mattine prende l’autobus e lascia il Piccolo Borgo Natio per raggiungere il Triste Borgo Natio. Insieme a lui viaggiano molti altri compaesani, ed il ricordo dei soprannomi con cui lo hanno infastidito durante gli anni delle elementari non si perde. Bisognerebbe come minimo cambiare regione, o stato, per cambiare fratello, ormai è troppo tardi. Che tra l’altro il fratello è stato vittima pure lui, ma almeno non ha ereditato insulti usati. Alle medie, poi, i soprannomi si diffondono anche tra quelli che suo fratello non lo hanno mai conosciuto, perdendo qualsiasi riferimento, seppure fortemente simbolico, potessero prima avere con la realtà. Le botte, le minacce, le estorsioni, l’ordinario tran-tran della scuola media non lo scuotono più di tanto, ma cazzo vorrebbe almeno evitare di dover sempre portare il (sopran)nome di suo fratello. Vuole almeno essere insultato come entità autonoma.

1991
Il giovane in età puberale senza nome inizia le scuole superiori. Liceo classico, il che gli da qualche settimana di vantaggio perché i suoi coetanei del Piccolo Borgo hanno più o meno tutti preferito scegliere qualcosa di più prosaico e adatto al loro talento, tipo la "Scuola superiore di bullismo professionale". Ma prima o poi, i soliti insulti e soprannomi ormai lisi lo avrebbero raggiunto anche lì, in fondo era ormai evidente come il Triste Borgo Natio non fosse altro che una versione appena allargata del Piccolo Borgo Natio. Il giovane in età puberale senza nome si era fatto furbo, e decise di giocare d’anticipo. Si sedette diligentemente al suo banco e cercò un nome. Qualcosa con cui farsi chiamare in alternativa agli insulti, dato che comunque nessuno pareva intenzionato ad usare il nome con cui era stato registrato all’anagrafe. Qualcosa che fosse misteriosamente evocativo e vagamente minaccioso, tipo "Losco". Ma meno idiota.
Qualcosa che magari si richiamasse al suo titolo anagrafico, tipo "Lusco". Ma per l’amordiddio, meno ridicolo.
Qualcosa che
(la sera prima aveva letto "storia della Russia a fumetti", e quei tizi feroci e dignitosi avevano tutti nomi così assolutamente rispettabili)
fosse esotico, feroce, dignitoso ed assolutamente rispettabile, almeno secondo la prospettiva di un giovane in età puberale. Tipo, "Lusky".
Il giovane Lusky in età puberale mise in atto la più sensazionale campagna di viral marketing che il liceo del borgo avesse mai visto. Nuova scuola, nuovi compagni, terreno ideale per far crescere una nuova identità. Un nome inedito, che non aveva niente a che vedere con suo fratello o con chiunque altro o con qualsiasi parola intelligibile. Quando l’eco dei vecchi soprannomi giunse, il nuovo nome era ormai abbastanza cresciuto e liquidò quegli impostori con un’alzata di sopracciglia.

Ed ecco finalmente svelato il mistero, che come tutti i misteri era più affascinante quand’era velato, ma che cazzo, sono passati quindici anni e penso di avervi tenuti sulle spine abbastanza.

Tra l’altro, ora verrà da voi un haitiano grosso e calvo che vi cancellerà la memoria.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




11/12
2006

Condoglianze alla CIA

Il bastardo è riuscito a svignarsela per l’ultima volta.
Fanculo.
Non mi resta che prenderne atto ed accogliere la notizia con la sobria compostezza che mi contraddistingue, senza dimenticare l’italico rispetto e la cristiana pietà che comunque si devono ai morti e blablabla.

Snoopy dance




6/12
2006

Degenerati tempi moderni vol. 1: le pornoliceali

Ci si scandalizza, si ridacchia, ci si da di gomito alla notizia che l’ennesima sedicenne è finita su Internet con un filmatino "sexy", in questo caso senza la tragedia annessa e quindi con maggiore licenza di battuta pruriginosa. Questa è la stagione in cui i giornalisti hanno troppo freddo per andare in giro a cercare notizie vere e preferiscono attaccarsi a youtube a guardare filmatini e di solito io, che ho tante tante tante cose da fare e poi io non ci posso fare niente, queste storielle non le seguo e non le segnalo.

Questo caso però è diverso, e non perché è ambientato in una scuola (questa è la stagione in cui i giornalisti scoprono il mondo della scuola, dovendo andare al visitone dei figli), ma perché la scuola è lo stesso tragiborgonativo liceo dove si sono consumati gli anni migliori dell’adolescenza mia, e di PornoRambo, e di PierBulus, e di GmGasTer, e di Nello, e di cetera e cetera.
La storia, come me l’hanno raccontata, è la seguente:
"Gosh! Hai sentito, una ragazza di sedici anni ha fatto degli strip-tease a scuola! Uno spogliarello topless in classe, e poi uno spogliarello integrale in palestra, davanti ai compagni! E qualcuno l’ha ripresa col telefonino ed ha messo il filmato su internet! Gosh!"
La storia, come la descrive il Giornale di Vincenza, è invece più o meno così:
"Una ragazza di sedici anni si è fatta fare da una sua amica e compagnia di classe un filmatino di pochi secondi, mentre nell’ultima fila si sollevava il maglione e faceva intravedere le zinne. Poi, stuzzicate da tanta audacia, sono andate in spogliatoio e la prima ha fatto uno spogliarello fino a rimanere in slip e reggiseno, mentre la seconda ha di nuovo ripreso il tutto con il telefonino. Evidentemente le due tipe non devono più essere tanto amiche, se i filmati sono finiti su internet."
Il giornalista lascia anche intendere che lo spogliarello non era niente di che, su internet si vede di meglio peggio, e comunque non è stato fatto davanti ad un’orgia sbavante di maschi con il cellulare eretto ma tra due amiche nell’intimità di uno spogliatoio. E non era neanche uno spogliarello integrale. Si può anche parlare di come gli adolescenti usino questi "riti" per cercare conferme sul proprio sviluppo o dell’importanza di dissacrare luoghi tabù come la scuola, ma penso che senza disturbarsi tanto si possa archiviare la storia come un gioco, quel genere di cose che si fa in continuazione ma di cui non si parla mai, quel pizzico di naturale malizioso esibizionismo che si sviluppa negli adolescenti e che nei casi più fortunati non scompare mai del tutto. Insomma, di fastidioso in questa storia c’è solo che sia finita su internet (forse) senza il consenso della protagonista, che sia stata stiracchiata oltre misura per farla finire sulle prime pagine dei giornali e che con la scusa di levare nuovi scudi retrogradi e moralisti se ne approfitti per raccontarsi storielle sporche sulle sedicenni di questa società così degenerata e relativista.

Ci si dice, preoccupati: "Eh, ma le sedicenni di adesso! Come parlano, cosa fanno, come si vestono, come camminano... (slurp!)"
Confermo, le sedicenni di adesso sono diverse da quelle di dieci anni fa. E tra dieci anni saranno diverse. Ora fanno gli spogliarelli nello spogliatoio, cento anni fa erano sposate ed avevano già partorito, tra cent’anni, chissà. Magari scoperanno, addirittura, o si faranno toccare le tette in classe! Ed i sedicenni, poi! O tempora, o mores!

Chissà perché una sedicenne che fa sesso o si comporta in modo più o meno erotico, consapevole della propria sessualità, colpisce l’attenzione di tutti e si guadagna le prime pagine dei giornali, mentre una sedicenne che subisce violenza finisce a pagina 3, un sedicenne che spaccia davanti alla scuola finisce forse a pagina 10, un prete indagato per pedofilia finisce a malapena a pagina 23, in basso, senza foto. Ah, ma manca il filmatino su youtube. Regaliamo più cellulari ai chierichetti.




4/12
2006

Lunga vita al generale

So che molti, in Cile e fuori, aspettano il momento della morte di Pinochet per brindare, per festeggiare la scomparsa di quel criminale che ha segnato indelebilmente la storia di quel paese e del suo popolo.

Io spero invece che lo salvino, spero che se la cavi e viva ancora qualche anno, soffrendo moltissimo, che venga finalmente processato e giudicato colpevole e che venga gettato il pubblico disprezzo su di lui e sui crimini che ha commesso in vita, che i suoi parenti gli voltino le spalle, che i suoi amici lo tradiscano come lui ha tradito loro, che passi questi ultimi anni di vita senza onore e senza gloria, che finisca rantolando tra i propri escrementi, privato delle ricchezze che ha rubato al suo popolo, che possa morire di tremila morti orribili ed il suo nome essere maledetto da tutti.

Lo so che il rancore non paga, che niente restituirà quello che lui si è portato via, che bisogna superare il passato e guardare al futuro e già cominciano le contestualizzazione storiche, le attenuanti, la realpolitik revisionista internazionale. Ma che riesca a scapparsene con un comodo infarto in una clinica di lusso, che riceva pure i funerali di stato e che la sua memoria ne esca ripulita in nome del rispetto che si dovrebbe ai morti, che riesca insomma a sgusciar via come un ratto dall’infamia che gli spetta io non riesco a mandarlo giù, è una di quelle ingiustizie che mi si strozza furente in gola. Possa il generale vivere e soffrire ancora a lungo, prima che venga per noi il giorno di brindare.




29/11
2006

Il meraviglioso mondo degli animali [4]

Italia: Deaglio indagato per turbativa dell’ordine pubblico a causa delle tesi presentate nel suo documentario "Uccidete la democrazia". Inutile dire che così, su due piedi, senza aver visto il documentario e considerando la gravità delle ipotesi avanzate, tra Pisanu e Deaglio il farabutto si riconosce ad occhi chiusi.

Cuba: Fidel Castro ha annunciato che non potrà partecipare alla festa organizzata per il suo ottantesimo compleanno. Ha un appuntamento con due gemelle svedesi.

New York: Contrariamente a quanto si crede, diminuisce in America la tolleranza nei confronti delle armi da fuoco. A New York il solo sospetto che voi possiate avere un’arma può essere punito con una multa di 50 proiettili.

Kosovo: Manifestanti indipendentisti lanciano sassi, sbirri internazionali sparano lacrimogeni. Direi che è arrivato il momento di porre fine a queste barbare discriminazioni e dare una nuova bombardata a Belgrado, giusto per.

New York: Anzi, New Amsterdam. E’ nato finalmente un movimento per restituire alla cittadina americana il suo tradizionale carattere olandese.

Iran: Non è il posto in cui acquistare casa in questo periodo, rivelano i nostri agenti d’oltrecortina.

Turchia: E’ iniziato senza incidenti il viaggio di papa ratzinger nel paese degli infedeli. Ieri il pontefice ha avuto un breve colloquio con il premier Erdogan, oggi è previsto un incontro con il patriarca ortodosso Orcodìn.




27/11
2006

Ma allora c’ha ragione Guédiguian

Cresce la tensione per il viaggio del papa in Turchia, tutti sono preoccupati tranne me e lo stesso pontefice, che ha dichiarato di non temere nulla, grazie alla sua fede ed alla Luger del ’41 da cui non si separa mai. Alla successiva domanda se avesse in programma anche un viaggio a Scampia, il santo padre ha però risposto: "Col cazzo", suscitando uno sdegnato borbottio di sorpresa da parte del cosiddetto presidente Prodi, il quale ha invece programmato una visita a Napoli per il mese prossimo. Il tempo di finire il ritiro delle truppe dall’Iraq, addestrarle meglio e spostarle nel capoluogo partenopeo. Mastella ha dichiarato che tanti pregiudizi sono infondati, a Napoli ci sono meno omicidi che a Milano, naturalmente se si escludono quelli intenzionali. Tra i politici locali, il presidente della regione Bassolino ce la sta mettendo tutta, ma quelli di Report l’hanno beccato lo stesso. Il sindaco Iervolino sottolinea ogni blitz della polizia con il mantra "Lo Stato esiste", ma detto da una che pensa che i bambini li porti la cicogna non è una grande consolazione. Che se poi è lo stesso Stato che promette miliardi di euro per una faraonica e forse inutile diga a protezione di Venezia ma fa morire i suoi cittadini in ambulanza perché non si riesce a trovare un posto in rianimazione, non sa raccogliere la monnezza dalle strade, si fa vivo solo per reprimere e si comporta in modo così squallido e malvagio che ogni settimana Santoro riesce a ricavarci una puntata, farebbe più bella figura a non esistere.

P.S.: Non che io voglia suggerire di lasciar affondare Venezia per salvare il Sud, ma... beh, se servisse, sì, se ne vada pure affanculo Venezia che tanto ci sono già stato tante volte, e la prossima volta ci pensino prima di costruire le case sulle palafitte.

P.P.S.: Ma un ghigno di solidarietà per quel vecchio farabutto derelitto non lo vogliamo spendere? Non lo vogliamo tirare un sospiro di sollievo?

[Pozza murì]




24/11
2006

Cyberpunk, cyberalienazione e cybersticatz

The sky above the port was the color of television, tuned to a dead channel.
(W. Gibson, Neuromancer, 1984)

All’inizio degli anni ’80, nasceva questo sottogenere della fantascienza chiamato Cyberpunk, i cui principali esponenti in campo letterario sono stati William Gibson e Bruce Sterling. Poi sono arrivati gli altri, i Minority Report e i Matrix e soprattutto Ghost in the Shell e Serial Experiments Lain (oh, meraviglia), ma per comodità diciamo che tutto è partito all’inizio degli anni ’80, quando il signor Gibson, che non aveva mai toccato un computer in vita sua, si accorse che l’uomo e la tecnologia stavano collidendo, che il futuro sarebbe arrivato molto prima di quanto Asimov si sarebbe aspettato. Gibson ed esimi colleghi, ma per comodità diciamo Gibson perché è di gran lunga il migliore*.

Il cyberpunk lasciava da parte le tutine argentate e le città sulle nuvole e descriveva megalopoli degradate, innesti cibernetici per rinforzare il corpo e medicinali per migliorare i riflessi, droghe chimiche e Intelligenze Artificiali in crisi d’identità, mafiosi al soldo delle Multinazionali e una sterminata rete di computer connessi tra loro in cui ciascuno poteva apparire con un’immagine elettronica e comunicare con il resto del mondo, vendere beni e informazioni, spiare e creare mondi virtuali tridimensionali in cui vivere. Non più cavalieri jedi e piloti di astronavi e raccoglitori di spezie ma cyborg mercenari, tossici, hacker, hacker tossici e tossici hacker. E cyborg-hacker mercenari tossici, naturalmente, un sacco di quelli.

OK, le ricerche sull’Intelligenza Artificiale si sono un po’ arenate, da quando qualcuno ha chiesto a voce alta "Ehi, ma chi è che paga per ’sta roba?" e non si vedono ancora in giro braccia metalliche con i bicipiti a stantuffo idraulico. Insomma, nessuno yak pagato da una zaibatsu sfonderà la nostra porta a calci almeno per qualche altro anno, però...

Mmm...

Aspetta, forse qualche arto cibernetico in effetti c’è. Se vi chiedete perché il cyberpunk è morto come genere letterario, è perché è diventato il presente o, almeno, uno stile di vita nel presente. Gibson non poteva prevedere, per esempio, che un colosso dell’informatica avrebbe rallentato il progresso informatico con un monopolio software, che quattro beduini, un texano e un rottweiler avrebbero riportato di moda le Crociate o che, uhm, in India andasse di moda impostare versetti del corano come suonerie del cellulare contro il parere degli imam. E chi avrebbe potuto? Ma se ad ispirare Gibson trent’anni fa furono i ragazzini che ascoltavano il walkman, oggi molti di noi se ne vanno in giro con in tasca tecnologia che sarebbe stata considerata fantascientifica dieci anni fa: lettori mp3, navigatori satellitari, telefoni con macchina fotografica e telecamera incorporate. Lettori DVD portatili. Dischi da 200 GB grandi come un CD. L’amico PornoRambo sta ancora attendendo il microchip con tutte le nozioni di Procedura Penale da innestarsi direttamente nel cervello e per collegarsi ad Internet c’è ancora bisogno di uno schermo e di una tastiera, ma il browser riconosce i miei comandi vocali ed i movimenti della mia mano. Volete un mondo virtuale? Beh, probabilmente World of Warcraft è ancora solo un gioco, ma su Second Life si organizzano concerti, si guardano film, si compra e si vende. Ci hanno aperto uffici Amazon, Reuters e IBM. Ha una valuta con un tasso di cambio migliore di quella albanese, scommetto, e potrebbe diventare il famigerato web 3D di cui si parla da una vita.

Non dobbiamo fare niente di particolare per essere "fantascientifici", lo siamo già. Non è che siamo già in quel futuro lì, e non è che sarà esattamente così, ma ne approfitto per ricordarvi che del cyberpunk tutto si può dire tranne che fosse un genere allegro. Ricordate quel cyborg-hacker mercenario tossico? Ed i governi e le multinazionali che cercano di spiarti 24 ore al giorno, e non ti lasciano neanche più bere una birretta in pace? E i fottuti droni da combattimento, quelli che finivano sempre con l’impazzire e sparare ai propri compagni?

Non fraintendetemi, la tecnologia in sè non è né buona né cattiva e bla bla bla e tutti questi nuovi tecno-giocattolini mi fanno impazzire. Mi piace aspettare solo due giorni invece che due anni per guardare l’ultim puntata del mio telefilm preferito, ricevere in diretta notizie sui concerti del momento a Los Angeles e nel giro di poche ore scaricarmeli sul MuVo ed ascoltarmeli andando al bunker (OK, togliendo la parte sull’andare al bunker, naturalmente). Ma quel sottile brividino che provo ogni tanto di fronte alla velocità sconcertante con cui si riempie il mio disco fisso, non sarà cyberalienazione?

The future is here. It’s just not widely distributed yet.
(W. Gibson, 1999)




* Questo, IMHO. Siccome però siamo IMFW ("In My Fuckin’ Weblog"), la "H" sta per "Homniscient".




21/11
2006

Our friend the atom

Non è solo la messa in latino, il proibizionismo bigotto o il sempre più diffuso analfabetismo di ritorno. Questa sottile impressione che abbiano riavvolto il nastro fino agli anni ’50 è trasmessa anche dal ritorno nell’agenda dei media di uno degli argomenti più gettonati di quello scintillante decennio: la guerra atomica. Non l’impegnativo argomento del nucleare civile, sul quale si torna ogni volta che salta la corrente, ma quello ben più apocalittico dell’olocausto nucleare, del presidente/generale/terrorista che preme il pulsantone rosso e (puf!) un’intera città viene cancellata dalla storia, migliaia di gatti e persone muoiono e le radiazioni rendono la Terra un posto freddo e inospitale come Jesolo a Ottobre.
Fifties E’ vero, non è che l’argomento sia mai stato eliminato completamente dal nutrito bagaglio delle paure umane: penso per esempio a piccoli classici degli anni’80 come The Day After, Ken il Guerriero o Figli dell’Olocausto. Ma erano anni in cui non credevamo più in nulla, non avevamo neanche un’iPod da difendere, la guerra atomica e la riduzione del genere umano ad un’orda barbarica semicivilizzata apparivano come un’evoluzione della specie, un’opportunità di investimento. Remote, peraltro, perché la tensione della guerra fredda si stava allentando e quella fiction sull’argomento sembrava una manifestazione di sollievo per il pericolo scampato, più che un blando ammonimento.
Ora no, la possibilità di una guerra atomica di un qualche tipo torna a farsi concreta, o almeno così sembrano velatamente suggerire da più parti. La Corea sta facendo test con le proprie armi atomiche. L’Iran pare che abbia una mezza idea di volersi costruire una bombetta. In Iraq ci stavano senz’altro pensando, prima che andassimo a, uhm, portargli la democrazia. A Bin Laden di sicuro piacerebbe averne una. Il Giappone dice "Ehi, tutti ce l’hanno e noi chi siamo, i figli della serva?", mentre i servizi inglesi hanno notato che sui siti della jihad si "chiacchierava" di voler nuclearizzare niente meno che Londra. Londra, eh. Sticazzi. E’ esagerato dire che si parla di armi nucleari e di pericolo atomico un giorno sì e uno no? Queste sono domande retoriche?

Non bastava la fastidiosa ipotesi che qualche idiota facesse esplodere un aereo, un treno, un’auto, se stesso, mentre noi gironzolavamo nei paraggi. Da una cosa così uno pensa sempre di poter sopravvivere, ma da una bomba atomica? La faccenda comincia a farsi seria. Tutti abbiamo paura della bomba atomica, ce l’hanno insegnato da piccoli, per quanto in realtà sia inutile farsi prendere dal panico. Per citare il mio vecchio professore di fisica, se qualcuno dovesse sganciare una bomba atomica sulla tua testa "non è il caso di preoccuparsi". Ma che fare se ci si trovasse invece nella poco invidiabile posizione di essere sopravvissuti all’armageddon, magari perché il giocattolino è esploso qualche chilometro più in là? Come negli anni ’50 con i documentari Disney, anche oggi gli amici americani ci aiutano a non farci cogliere impreparati. Io, per esempio, mi sto allenando puntata dopo puntata con Jericho.
L’allegra compagnia di amici di Jericho
Ecco che cosa ho imparato fino ad ora:
- Il cosiddetto "fallout radioattivo" non è altro che un po’ di pioggia che dura mezz’ora e spazza via la radioattività dall’aria. Per sempre.
- Per evitare di subire effetti negativi da detto fallout (p.e. la morte) è necessario e sufficiente chiudersi in casa finché non ha finito di piovere. Meglio se in cantina.
- Se la pioggia radioattiva ti cade addosso per, diciamo, venti minuti, è sufficiente bere una mezza bottiglia di iodio (o qualcosa del genere) per tornare in forma smagliante.
- Dopo che la pioggia ha portato tutti gli ioni malvagi a terra, bisogna togliere dalla superficie dei campi 18 pollici di terreno contaminato.
- Le foglie delle pannocchie, però, sono in grado di proteggere il granturco già maturo, quindi mangiarlo è OK.
- E’ possibile che la vecchia proprietaria del supermercato si accaparri misteriosamente grosse quantità di viveri e poi le rivenda a prezzi spropositati. E’ comunque consigliabile continuare a comprare il cibo al supermercato pagandolo a peso d’oro invece che, per esempio, ammazzare la vecchia e mangiarsela.
- Due poliziotti sono più che sufficienti per mantenere l’ordine tra cinquemila abitanti.
- La tecnologia elettronica va subito a puttane (tutta!), le uniche cose che funzionano sono quelle fabbricate più o meno... esatto, negli anni Cinquanta.
- Le persone di colore sono subdole e probabilmente complottano qualcosa.
- C’è sempre un tipo figo e misterioso, tipo Johnny Depp dei poveri, che si prenderà carico di salvare la comunità.
- A meno che il tipo figo e misterioso sia tu, puoi prendertela comoda. Versati una tequila e rilassati. In fondo è solo una bomba atomica.




20/11
2006

L’uomo più stupido del mondo

Disse il filosofo cinese Confucio:
"E non state sempre a scrivere tutto quello che dico, cazzo."


Oggi cadono le folie sul triste borgo natio. Tutte le foglie. Contemporaneamente.
Il cielo è grigio come un vecchio calzino, anche se con un adeguato gusto coreografico è spuntato un po’ di sole mentre ascoltavo la sempre meravigliosa Novocaine for the soul degli amici Eels*.
E’ da una settimana che lotto per evitare di ammalarmi per l’ennesima volta, mia sorella ha osservato che da quando ho ricominciato a mangiare cadaveri sono sempre malato e come darle torto? A parte che è falso, sarebbe molto consolante come spiegazione. Il libro in lettura perenne è quello di Corrado Augias che smaschera Gisù come la vera mente dietro il codice Davvinci. L’ultimo disco preso dallo scaffale è Aaagh!, il penultimo era Return to Cookie Mountain*. Le serie televisive più addictive della nuova stagione americana sono (sapevatelo!) Heroes e Jericho, per quanto qui si continui a seguire la terza stagione di Lost** e ci si stia rifacendo una cultura con quei bravi e bei ragazzi di Criminal Minds. Mangio le arance, ed ho imparato a cucinare le sogliole.

E no, l’uomo del titolo non sono io***, ma un tizio di Hazleton, Pennsylvania, che ha sputato addosso ad un vigile mentre gli stava facendo una multa. L’agente del traffico, offeso, ha chiamato la polizia (probabilmente per spaccargli la faccia in compagnia) e questi hanno perquisito lo sputatore trovandogli addosso un caricatore pieno di pallotole. Allora, incuriositi, gli hanno perquisito anche la macchina e, cerca cerca, hanno trovato anche tre pistole cariche, tirapugni, manganelli, coltelli ed attrezzi da scasso.
Come conclude il Gothamist, c’è qualcosa di rassicurante nel sentire di potenziali criminali che vengono presi a causa della loro stupidità.


* Si parla di musica. Lo so che io non sono titolato a parlare di musica e di calcio, ma, ehm, comunque ho sentito che anche l’inter ha fatto un bel disco di recente.
** Per quanto si possa seguire una cosa che è, sostanzialmente, ferma.
*** No, davvero, non sono io, credimi.




14/11
2006

Vince chi seppellisce viva la maliziosa lolita giapponese

"Volete tenere i vostri figli al riparo da esperienze simboliche rappresentanti atti di violenza fisica e psicologica, cannibalismo, scene di sangue e potenziali pericoli sessuali? Non mandateli in chiesa."
(Da un intervento del Professor Maloroso al congresso federale sulla violenza giovanile, Atlanta 1922.)

"Un gioco che stuzzica l’orco che potrebbe risiedere in chi ha il joypad in mano."
(Da una strepitosa recensione di Rule of Rose, Panorama 2006)

Il 15 Gennaio 1920, com’è noto, il professor Maloroso si trasferì per un certo periodo nella piccola cittadina di Trencibullo Sul Minghio, a soli 35 chilometri dal centro di New York; tra i motivi della sua emigrazione negli Stati Uniti va senz’altro annoverata la malsopportazione della deriva autoritaria ed illiberale che stava soffocando il suo paese natale. Egli riteneva che, nel nuovo paese, i cittadini come lui avrebbero goduto di maggiore libertà e che un governo più maturo e democratico avrebbe difeso i loro diritti senza esercitare un controllo pervasivo sulle loro vite private.
Fu quindi con un certo disappunto che accolse l’introduzione del Proibizionismo, il 16 Gennaio 1920, quando doveva ancora finire di disfare le valigie.

Manifesto  per la campagna contro i videogiochi violenti del 1920Tra le attività individuali prese di mira dal 18simo Emendamento, oltre alle sigarette ed agli alcolici, anche numerosi passatempi infantili. Nell’intento di moralizzare le masse e prevenire il dilagare della violenza giovanile si cercò infatti di proibire non solo fenomeni come il bullismo, ma anche giochi tradizionali come Guardie e Ladri, la lotta o Seppellisci viva la Bambina. Insomma, tutti tranne Nascondino e Palla Avvelenata, ribattezzata per sicurezza "Palla moderatemente tossica".
Quello che colpì il professor Maloroso, tuttavia, non fu tanto l’inefficacia del Proibizionismo rispetto ai nobili obbiettivi che si era posto, né la somiglianza di questa politica con molte iniziative simili che aveva dovuto sopportare in passato sotto governi meno liberali, né la presunzione di politici ottanuagenari, giornalisti e commentatori nel voler proibire attività che non conoscevano affatto. Quello che colpì il professor Maloroso fu il fascino del proibito che immediatamente circondò e portò al successo clandestino giochi altrimenti banali e destinati all’oblio; si calcola che la sepoltura di bambine da parte di coetanee, per esempio, fosse stata in netto declino per tutti gli anni ’10 prima di tornare eclatantemente in auge proprio nel periodo del Proibizionismo, culminando nel colossale sacrificio rituale a Yog Sothoth del 1929. Questo permise, tra le altre cose, alla cosiddetta "mafia dello Scaffale" di esercitare il totale controllo sui giochi proibiti scaricandoli in porti fuorilegge e diffondendoli per il paese.
Sulla base di queste osservazioni il professore ipotizzò che, non essendo eticamente ammissibile e materialmente possibile impedire a tutti i bambini la pratica di queste attività ludiche (tra le quali vanno comunque incluse, ricordiamo, il bere, il fumare, il praticare sesso sfrenato nei bagni della scuola), qualsiasi verboso dibattito in merito fosse inutile e dannoso. A sostegno della propria tesi calcolò che, tracciando un’ipotetica linea di sviluppo della civiltà occidentale nel secolo successivo, le politiche di stampo proibizionista si sarebbero succedute ad ondate ogni tre-quattro anni, con grande dispendio di chiacchiere a favore o contro, senza peraltro ottenere alcun risultato che non fosse l’incremento della vendita di giochi mediocri, whisky rancido e completi gessati.