5/2
2007

Non è che non c’ero, è che stavo facendo altro

La toccante vicenda della lettera di Veronica Lario al marito, così bella e piena di dignità, e della risposta di lui, che apparentemente chiede l’assoluzione per infermità mentale, mi ha scosso a tal punto che me ne sono dovuto rimanere a letto quattro giorni, colpito da quella che gli esperti chiamano virosi intestinale. I profani, potete immaginarlo.

A causa di questo, potrei anche aver trascurato alcuni fatti di cronaca, non aver capito bene gli ultimi sviluppi della scena politica nazionale ed essermi perso decine di aggiornamenti dei miei blogghi preferiti, ma ieri mi sono fatto aggiornare dai PornoRambi su tutto quanto è successo nell’universo mondo e mi sono quindi rimesso quasi in pari. Nel frattempo, il prode Nello è tornato a colonizzare la barbara Bosgnia, ed i Liquid Laughter Lounge Quartet si apprestano a suonare al CSC.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




30/1
2007

Paura e delirio a Montecitorio

Costretto a barcamenarmi imbarazzato tra lo schietto populismo di un Di Pietro, il vergognoso opportunismo di Mastella, la Rosa nel Pugno desaparecida, le ambiguità della cosiddetta sinistra radicale ed il bizantino digirismo dei diessini, io, che questa gente l’ho votata in buona fede, o almeno come male minore, comincio a sentirmi sempre più ricattato.
I primi mesi, vabbé, c’è stato un certo mercato delle vacche, si spartivano le cariche giocandosele ai dadi, ma era necessario un po’ di terraforming. Poi è arrivato il decreto Bersani che sembrava una buona iniziativa, subito smussata su alcuni punti importanti dalla pressione dei tassisti fascisti. E questa finanziaria, che inizialmente non pareva malaccio ma si è andata come decomponendo prima dell’approvazione ed ancora non si capisce chi ci rimetta e chi, ammesso che esista, ci guadagni qualcosa. Questi ministri che appaiono a qualche trasmissione televisiva, fanno la loro sparata e scappano. Questa faccenda della base americana a Vincenza, poi, è scandalosa. Ora iniziano finalmente a discutere sui pacs e già partono mirando basso, chissà se mai arriveranno da qualche parte; propongono un disegno di legge sulle televisioni ed anche su questo cominciano a sbandare. Per non parlare di tutta la storia del TFR*, che ormai ha assunto toni tra il ridicolo ed il grottesco.
Devo ammetterlo: nonostante tutto l’ottimismo e la buona volontà (miei), questo governo trova sempre nuovi modi per irritarmi e mi sempre più schifo. E non necessariamente per colpa di Prodino, che è stato assunto come capo del governo proprio perché sa sempre trovare una soluzione politica ai problemi, un compromesso con tutti. Compreso l’esercito americano, vabbé, questo non l’avevamo calcolato, ma è un vecchio democristiano e fa quel che può per mandare avanti la baracca. Il problema è proprio la baracca ed i fenomeni da baracchetta che ci convivono a forza, mercanteggiando come ambulanti ina una kasbah, girando come banderuole secondo la direzione del vento.
Sarebbe già quasi, quasi ora di mandarli a casa tutti, e che si vadano a divertire alle riunioni di condominio, non fosse costantemente presente la minaccia di
****** ATTENZIONE: DRAMMATIZZAZIONE IN ATTO ******
Colui Che Non Deve Essere Nominato
l’Avversario
Papé Satan Papé Satan Aleppe
insomma, Berluscao Meravigliao.
Come si fa a far cadere il governo, o anche solo ad auspicarne la caduta, quando è pronto a tornare al potere il Lestofante Capo? Ai vecchi tempi, far cadere un governo era un’operazione abbastanza indolore; mal che vada, avrebbero fatto un altro governo, uguale al precedente, scambiandosi i posti. Oggi la caduta del governo sarebbe un evento catastrofico, un’era glaciale, l’avvento dell’anticristo. Chi se la sentirebbe di restituire il governo all’anticristo?

E quindi, tocca portare ancora pazienza e continuare a masticare amaro, sperando che nel frattempo il Lestofante si ritiri a crimini privati.


* Lo zio Lusky ha scelto al riguardo il fondo Tirana, comparto Las Vegas: ogni anno passa a trovarmi un impiegato e mi fa il gioco delle tre carte. Se trovo l’asso di cuori raddoppio il capitale, altrimenti perdo tutto.




25/1
2007

Ancora in ritardo sulla notizia: morto Kapuscinski, ma non è mai troppo tardi

"Ci si mette in viaggio a causa di una tragedia, o perché travolti da un’insana passione. Ma andare altrove serve a scoprire gli altri. E se stessi. Ci si mette in cammino per fuggire dalla fame, dalla peste, dalla guerra, per cercare la sicurezza altrove."
(Autoritratto di un reporter)

Potrei scriverne una mezza pagina di agiografia, millantare una lunga amicizia e collocarlo tra i miei scrittori preferiti, tra i cronisti del secolo, tra i migliori di sempre. Difficilmente sbaglierei, magari farei pure bella figura e potrei così dimenticarmi di lui per sempre.
Ma un giorno, vagando sperduto da qualche parte lungo la via della seta, mi potrei pentire di essere l’unico somaro a non aver mai letto nulla di Kapuscinski. Meglio ammettere la vergognosa ignoranza e, rammaricato, rimediare.




23/1
2007

Il titolo, però, legittima il dubbio

Sabato pomeriggio, io solo in casa con il malditesta, il difmetré e la discutibilmente fedele felina Annunziata, ho visto Children of Men di Alfonso Cuarón. Non sapendone nulla, ero convinto che si trattasse di un film ambientato in un futuro dove gli uomini rimanevano incinti mentre le donne andavano a lavorare, o erano morte tutte, o facevano altro; insomma, una via di mezzo tra A.I. e Mrs. Doubtfire. Dio solo sa come mi fosse venuta questa idea, ma non esistendo non può saperlo neanche lui.
Invece il film parlava di (quasi) tutt’altro ed io ci sono rimasto malissimo tutto il pomeriggio perché è cupo, angosciante, desaturato e, per quello che può valere, uno dei più bei film che ho visto negli ultimi mesi. Nonché l’unico, ma vabbé, la stagione cinematografica 2006 l’ho vissuta un po’ distrattamente e la sto recuperando on demand dallo scaffale, per così dire.

Non vi racconto altro, anche perché internet mi paga un tot per ogni divx che scaricate illegamente. Guardatelo e, se siete emotivamente fragili come me, rimaneteci malissimo anche voi. Perché "mal comune mezzo gaudio" è una cosa in cui credere.

Per rimanere in ambito cinematografico, finalmente piove e si stanno per abbassare le temperature. E’ finita la campagna promozionale per il documentario di Al Gore.




22/1
2007

Yankee go home

Un sacco di gente in giro per l’italia ha dei preconcetti nei confronti dei vicentini. Dicono che siamo di mentalità chiusa, avidi, larghi nel bere e stretti nei sentimenti, razzisti, vigliacchi, ignoranti e sfruttatori. Tutte cose vere, per carità, ma a noi non piace vantarcene e proviamo in genere a far ricadere la colpa di tutto sui rovigotti*.
Una cosa però c’è da dire sui vicentini: non vogliono la stramaledetta base americana in mezzo alle balle. Non vogliono la base più grande d’italia, d’europa, del mondo. Non vorrebbero neanche quella che hanno già, figuriamoci l’ampliamento, figuriamoci quelli di Apocalipsi Nau. Parlo della maggioranza dei vicentini che si esprimono sulla questione, ovviamente, perché anche nella città dei divoratori di gatti la componente silenziosa si deve considerare maggioranza; magari se si facesse un referendum** vincerebbe questa maggioranza, ma al momento ho sentito esprimere a favore dell’ampliamento della base soltanto questi due pareri:

1. "Eh ma cazzo voi respingete sempre qualsiasi opportunità che possa portare lavoro ed io intanto sono disoccupata da tre mesi cercatemelo voi un lavoro allora io so anche l’inglese perché non potrei andare a lavorare alla base americana ho una laurea in sociologia voi fate tanto i fighetti ma bisogna anche sporcarsi le mani io per esempio alla base americana a lavorare ci andrei senza problemi perché io so guardare alle cose non come voi."

2. "Eh ma diocan allora lasciamogli costruire quattro o cinque moschee così la bomba ce la mettono loro, no, diocan."

E sia chiaro che considero entrambi i ragionamenti allo stesso livello, se di ragionamenti vogliamo parlare.

Peace and loveTutti gli altri pareri che ho sentito, e dico tutti, sono contrari. Perché farebbe di vicenza, città famosa in tutto il vicentino, un appetibile bersaglio terroristico. Perché i soldati americani di stanza a vicenza, reduci di guerra e psicopatici vari, quando escono ad ubriacarsi la sera diventano estremamente pericolosi per le persone e per le cose. Ed escono ad ubriacarsi tutte le sere, dato che a vicenza non c’è nient’altro da fare. Perché tutto ’sto lavoro portato dalle basi americane non è che si veda molto, in giro***. Perché nessuno vuole vivere in una città militarizzata o in un piccolo feudo americano all’interno di quel più grande feudo americano che è l’italia tutta. Soprattutto perché, nonostante i grassi deliri leghisti, la guerra ci sta in culo ed il modo in cui la fanno gli americani ci sta doppiamente in culo, lì dove sta a (quasi) tutto il resto del mondo.

Lo so che non ci credete, perché i vicentini hanno sempre fatto del loro peggio nelle pubbliche relazioni, ma è così. Lasciate perdere le interviste farlocche che trasmettono in televisione, non lasciatevi sopraffare dall’odio per il nostro fastidioso accento. Fosse anche solo per istintiva tendenza alla mediocrità, l’homus vicentinus vuole solo starsene tranquillo nella sua casetta a mangiare il baccalà, evadere le tasse e bestemmiare in dialetto, di soldati americani non ne vuole sentir parlare. E’ per questo che Prodino ha fatto una gran vaccata a concedere il nullaosta per l’ampliamento della base, deludendo tutti quelli che da queste parti contavano su di lui; certo non eravamo la maggioranza, ma cazzo, c’eravamo e come nel resto d’italia abbiamo portato pazienza sulle tante cazzate piccole e grandi che ha fatto finora. Ma questa è enorme, e difficile da mandar giù. Non mi auguro che gli cada addosso il governo, ma solo che dall’altra parte c’è sempre il gran furfante in agguato. E lo so che se andassi a farmi un giro tra i blogghi troverei un sacco di fighettini anche di sinistra a riconoscere che, comunque, meglio la democrazia americana che il terrorismo islamico, e chi se ne frega di vicenza che è una città di merda, polentoni maledetti, e comunque è tutta colpa di berlusconi, ma vien da chiedersi cos’abbia fatto di buono Prodi finora a parte ammazzare la Fallaci e Pinochet.

Quello che sfugge al compagno prodi è che non è di un segno di continuità con il governo precedente che avevamo bisogno.

Proprio no.



* Per chi non ne fosse ancora al corrente, Rovigo non è una città realmente esistente, è un’entità giuridica creata a tavolino per attribuirle la colpa di tutte le malefatte delle altre provincie venete, disegnata sulle mappe là dove in realtà c’è solo steppa paludosa. Prova ne è il fatto che nessuno sia mai stato a Rovigo.

** Ma non si farà, tranquilli, perché va bene chiamarci a votare per ogni vaccata ma non per questioni irrilevanti come una base militare.

*** Su quanto in realtà le basi militari americane costino ai contribuenti italiani, si possono leggere per esempio questi articoli.




16/1
2007

Sempre in ritardo sulla notizia: medaglia d’onore agli olandesi di Srebrenica

Su Srebrenica, se ne sono sentite di tutti i colori ed ognuna delle parti coinvolte, per non parlare delle parti non coinvolte, si sente autorizzato a dire la sua sul numero dei morti, su quanti di questi fossero civili, sulle cause del massacro, sugli interessi in gioco, i retroscena, il contesto nazionale, gli accordi internazionali, Mladić e Orić. Su un unico argomento mi pareva che tutti fossero d’accordo: che le truppe dell’ONU non intervennero in nessun modo. C’era un contingente di 400 soldati olandesi, certo con un armamento leggero ed un mandato limitato e difficoltà di comunicazione, ma per debolezza inefficienza vigliaccheria infamia oppure ordini superiori non riuscirono a tenere a bada né bosniaci né serbi né a proteggere la popolazione civile. I motivi, per l’appunto, non sono e probabilmente non saranno mai chiariti, e sono dieci anni che quei soldati sono (giustamente, a mio avviso) messi sotto accusa. Il 4 Dicembre 2006 il governo olandese ha voluto conferire alle truppe di stanza a Srebrenica una medaglia d’onore in riconoscimento del coraggio da loro dimostrato durante la strage. Bel coraggio.




11/1
2007

I signori della guerra di Mogadiscio

Non sono un esperto di Somalia, e non farò finta di esserlo diventato improvvisamente. Di Mogadiscio e di quello che ci sta attorno so più o meno quello che ne sanno tutti per averlo captato da giornali e telegiornali, per averlo leggiucchiato qua e là: che ha l’italiano tra le lingue nazionali, che c’era un dittatore che però è morto, che la fine della dittatura ha comportato gravi conflitti tribali, che né l’ONU né gli americani sono riusciti a fermare questi conflitti, anzi, si sono ritirati dopo aver preso un bel po’ di mazzate all’inizio degli anni Novanta, che per un decennio circa pareva che la Somalia fosse scomparsa dalle carte geografiche (a parte qualche deprecabile film), che quest’estate le corti islamiche hanno conquistato la capitale strappandola ai signori della guerra, hanno imposto la loro sharia della minghia fetusa ed hanno riportato con la forza un certo ordine, che in Dicembre il governo etiope con l’approvazione del governo somalo ha attaccato i territori controllati dalle corti islamiche ed ha conquistato Mogadiscio, che gli americani ora stanno bombardando le basi dei combattenti delle corti islamiche, sempre con l’approvazione del governo somalo, e nonostante la disapprovazione del resto del mondo.

Perché, nonostante quel nome alla World of Warcraft, le Corti Islamiche non sarebbero altro che l’ennesima incarnazione di Al-Qaeda, apparentemente di quella stessa cellula di Al-Qaeda che nell’Agosto del 1998 fece esplodere le ambasciate americane in Kenya e Tanzania uccidendo centinaia di persone innocenti. Attentati per vendicare i quali, tra l’altro, l’allora presidente Clinton bombardò una fabbrica di medicinali in Sudan, ma questo lo dico solo perché mi fa strano che un attentato sia vendicato due volte e tutte e due le volte bombardando alla cazzo paesi stranieri senza che nessuno faccia niente per impedirlo. Così sembra che io sia un simpatizzante di Al-Qaeda, vero? Che pur di andare contro agli americani io sia disposto anche a baciare la mano del più feroce e barbuto talebano?
Beh, no, francamente gli estremisti islamici e le loro leggi coraniche mi fanno orrore e non cambierei l’imperfetta democrazia borghese in cui vivo con un totalitarismo teocratico e fallocrate. Sarò anche gentile e mi risparmierò la tiritera sugli interessi italiani e americani sul corno d’africa, su chi tiri i fili del "diversamente democratico" governo etiope, su chi finanziasse i signori della guerra. Però, avete presente quei film in cui qualcuno che ha subito un torto decide di far fuori i criminali scampati alla giustizia vendicandosi da solo? Ecco, a me può anche andar bene se ha la maschera di zorro o la tutina di batman, ma già Charles Bronson mi sta sulle balle, figuriamoci se nel corso dell’operazione di pulizia etica finiscono ammazzati anche un centinaio di civili. Certo, chissà quanti innocenti avranno ucciso quei dieci-venti presunti terroristi che forse sono morti sotto le bombe nelle loro basi delle corti islamiche, chissà quanti innocenti avrebbero ucciso ancora se le bombe americane non li avessero livellati al suolo. Forse. Non è un dilemma da poco: meglio rischiare di lasciar vivere dei colpevoli, o uccidere degli innocenti? Le uniche alternative rimaste sembrano essere l’immobilismo della comunità internazionale, che affermando di cercare il dialogo con tutti riesce solo a fare l’interesse dei più forti, e la spietata risolutezza degli Stati Uniti, che stravavaccati dalla parte della ragione non esitano ad azioni e reazioni crudeli.

Meglio un governo somalo corrotto sotto il controllo americano che i talebani, la sharia e le basi terroristiche, ho letto in giro. Messa così, sticazzi, potrei essere d’accordo anch’io. Ma chi ha autorizzato gli americani ad andare a bombardare dove più ritengono necessario? La giustizia dov’è finita? Quando alle corti islamiche di Mogadiscio torneranno a sostituirsi i signori della guerra di Mogadiscio, avremo un’idea di quello che succederà quando alla prepotente minaccia di Al-Qaeda tornerà a sostituirsi la minaccia di una superpotenza sfuggita impunemente ad ogni capacità di controllo.




9/1
2007

La ricetta ha una trama migliore

L’anno 2007 è cominciato con un tale affollamento di cose e pensieri che, in effetti, a malapena si capisce che è finito il 2006; essendo stato quest’ultimo, però, un anno difficilotto un po’ per tutti, c’è da augurarsi che l’impressione sia fuggevole e subitaneamente sparisca.
Come in tutti i simbolici momenti di svolta della vita umana (cfr. compleanno, matrimonio, colossale sbronza), l’inizio dell’anno è il periodo buono per guardarsi allo specchio e avere buoni propositi. Io, tra le molte cose, vorrei per esempio riuscire a non usare più l’aggettivo "subitaneamente", per quanto sia eufonico. A parte questo, ritornare al bunker dopo due settimane di libertà mi fa provare odio per la razza umana e per tutte quelle animali/vegetali ed un po’ di rancore anche nei confronti dei minerali, perciò invece di raccontarvi le mie più recenti mirabolanti avventure mi limiterò a riassumere la trama di un brutto film e a riportare una ricetta esclusiva recentemente scoperta (ma non da me).

Trama di film:

Via dall’incubo
(titolo originale: ’naf)

J.Lo fa la cameriera, si sposa con un bastardo pieno di soldi, fa una figlia tutta pucci-pucci e stronzatine, vive felice la sua vitarella scavolini, va in ferie a Jesolo. Scopre che il marito la tradisce con una francese che si chiama Darscella, lei se la prende, lui dice che tanto ha abbastanza forza virile per soddisfare l’intera città, lei si offende, lui la mena, lei ci pensa un po’ su, lui la rimena, lei continua a pensarci su, lui la mena ancora, lei scappa.
Lui la cerca, lei scappa, lui la trova, lui la mena.
Lei cerca il suo vero padre.
Lui minaccia di menarla.
Dopo centoventi minuti di film, lei va per la prima volta da un avvocato. Lui la deride.
Lei si allena, torna a casa del marito, lo ammazza di botte.

Sipario.

Una donna normale l’avrebbe castrato alla parola Darscella.


Ricetta:

Palle di pesce al forno

DISCLAIMER: la seguente ricetta contiene la rappresentazione di atti violenti volti all’ingestione di animali morti. Il fatto che il risultato sia delizioso potrebbe essere giudicato non sufficiente a giustificare tanta barbarie, oltre ad essere testimonianza che il mio vegetarianesimo è attualmente tra parentesi.

Ingredienti per 1 persona:

1 Branzo o spigola che dir si voglia;
1 uovo;
1 po’ di pangrattato;
sale;
spezie e minchiatine varie ad libidum.

Lavate il branzo, tranciatelo a metà in senso orizzontale*, mettetelo a cuocere in una pentola a pressione con un dito d’acqua su quel coso a spirale con i buchi. Aspettate una cinquina di minuti e tirate fuori il pesce**, che a questo punto dovrebbe essere abbastanza facile da spellare, decapitare, despinare e tutto quel genere di cose crudeli che si fanno ai pesci morti. Insomma, fategli del male fino a quando non sarà rimasta solo la polpa bianca. Se la polpa bianca è ancora dura e non riusciste a compiere le operazioni fin qui descritte, siete degli inetti e dovrete rimettere il pesce in pentola a pressione.
Separate il bianco dell’uovo dal tuorlo, montate l’albume, mescolate il tuorlo con il pangrattato e la polpa di pesce, poi delicatamente con l’albume montato, se l’impasto non è abbastanza solido aggiungete farina. Questo è il momento di aggiungere il sale (poco, che il branzino è traditore di natura) e magari un pizzico di maggiorana, o pepe, o mica posso dirvi tutto io, fate qualcosa anche voi.
Da questo impasto ricavate delle palline grandi circa come quelle di un gatto delle piccole noci, ne dovrebbero uscire circa una ventina (e chennesò, io le ho mangiate mica sono stato lì a contarle). Disponetele in una teglia con il fondo leggermente unto e mettete il tutto in un forno caldo per una ventina di minuti, anche gagliarda. Ogni tanto giratele.

Attenti a mangiarle perché fuori sono belle croccanti, ma dentro bruciano come l’inferno.

* Metà con la testa, metà con la coda. E più chiaro di così non saprei come spiegarlo.
** Quello che avevate messo in pentola, ovviamente.


E con questo spero sia chiaro che anche il 2007 non sarà un anno dei più semplici, ma cercheremo di sostenerci a vicenda.




20/12
2006

La funzione simbolico/catartica di Paris Hilton nella società occidentale contemporanea

Non ha fatto nulla per diventare famosa, se non nascere. Poi ha partecipato ad un reality, pare persino che abbia scritto un libro, che abbia inciso un disco, ma è evidente che se di cognome non facesse "Hilton", questa chicquetta non se la calerebbe nessuno. Avrebbe potuto essere solo l’ennesima oca miliardaria, pure bruttarella, se ad un certo punto non avesse scelto di immolare la sua giovane vita alle copertine delle riviste scandalistiche ed all’inaugurazione di party alla moda. Le rubriche di gossip di TGCom ce l’hanno fatta conoscere, i ricorrenti speciali di MTV sul lusso di cui circonda se stessa ed il suo cane ce l’hanno fatta odiare, le pubblicità dei telefonini ce l’hanno resa insopportabile agli occhi e alle orecchie. Si è anche tentato di proporla come pruriginoso oggetto del desiderio, ma quel video amatoriale ripreso agli infrarossi sembrava la versione porno di alien vs predator. Solo che Raul Bova ansima meglio.
Insomma, Paris Hilton ha deciso di incarnare a tempo pieno il ruolo di simbolo di tutte le buone ragioni di chi odia la società occidentale. E’ ricchissima, bionda, volgare, appariscente, stupidina, esibizionista, viziata: un cliché vivente e buon per lei che questo sporco lavoro sembri piacerle. Tanto sappiamo anche che tra qualche anno, quando i festini non la divertiranno più, cercherà lo svago convertendosi a qualche pratica religiosa esotica e diventerà molto casta e generosa nel dispensare buoni consigli. Dipinta così, mi rendo conto, sembra che questa tizia tutto sommato insignificante sia una specie di buco nero vivente in grado di attirare il mio odio da ventimila chilometri di distanza. Beh, lo è.
Non mi stupisce che il suo nome sia risultato il termine di ricerca più usato su Google News nel 2006. Basta guardare le ricerche che la seguono in classifica: Orlando Bloom, cancro, podcasting, Katrina, fallimenti. Com’è naturale, la gente va su Google News per cercare le disgrazie.




15/12
2006

La verità vi renderà liberi

1983
Il bambino senza nome inizia la prima elementare, e contemporaneamente il catechismo, l’andare a casa di amici a fare compiti, il trovarsi nella piazza del paese a giocare all’A-Team, il bar. E’ il suo primo ingresso nel Piccolo Borgo Natio, e deve fare i conti con una realtà inaspettata: prima di lui c’era passato suo fratello. E suo fratello non era molto amato né rispettato dalla lobby bullistica del Piccolo Borgo. La lobby bullistica del piccolo borgo era molto potente e, sostanzialmente, detestava suo fratello e lo insultava coprendolo di soprannomi offensivi. Altra realtà inaspettata: in un Piccolo Borgo, i soprannomi offensivi si tramandano di fratello in fratello minore, ancora prima che uno abbia fatto qualsiasi cosa per meritarseli. Neanche la possibilità di essere insultato per i propri specifici difetti, al fratello minore; come i pantaloni, le magliette, le scarpe, i maglioni, gli tocca portare insulti di seconda mano. Il fatto è che anche i bulli che tormentavano suo fratello hanno dei fratelli minori, i quali diventano bulli a loro volta. Il bambino senza nome ma con molti soprannomi offensivi, nessuno dei quali attribuitogli per meriti personali, pensava: l’asilo, al confronto, era una cazzata.

1988
Il ragazzino senza nome inizia le scuole medie. Tutte le mattine prende l’autobus e lascia il Piccolo Borgo Natio per raggiungere il Triste Borgo Natio. Insieme a lui viaggiano molti altri compaesani, ed il ricordo dei soprannomi con cui lo hanno infastidito durante gli anni delle elementari non si perde. Bisognerebbe come minimo cambiare regione, o stato, per cambiare fratello, ormai è troppo tardi. Che tra l’altro il fratello è stato vittima pure lui, ma almeno non ha ereditato insulti usati. Alle medie, poi, i soprannomi si diffondono anche tra quelli che suo fratello non lo hanno mai conosciuto, perdendo qualsiasi riferimento, seppure fortemente simbolico, potessero prima avere con la realtà. Le botte, le minacce, le estorsioni, l’ordinario tran-tran della scuola media non lo scuotono più di tanto, ma cazzo vorrebbe almeno evitare di dover sempre portare il (sopran)nome di suo fratello. Vuole almeno essere insultato come entità autonoma.

1991
Il giovane in età puberale senza nome inizia le scuole superiori. Liceo classico, il che gli da qualche settimana di vantaggio perché i suoi coetanei del Piccolo Borgo hanno più o meno tutti preferito scegliere qualcosa di più prosaico e adatto al loro talento, tipo la "Scuola superiore di bullismo professionale". Ma prima o poi, i soliti insulti e soprannomi ormai lisi lo avrebbero raggiunto anche lì, in fondo era ormai evidente come il Triste Borgo Natio non fosse altro che una versione appena allargata del Piccolo Borgo Natio. Il giovane in età puberale senza nome si era fatto furbo, e decise di giocare d’anticipo. Si sedette diligentemente al suo banco e cercò un nome. Qualcosa con cui farsi chiamare in alternativa agli insulti, dato che comunque nessuno pareva intenzionato ad usare il nome con cui era stato registrato all’anagrafe. Qualcosa che fosse misteriosamente evocativo e vagamente minaccioso, tipo "Losco". Ma meno idiota.
Qualcosa che magari si richiamasse al suo titolo anagrafico, tipo "Lusco". Ma per l’amordiddio, meno ridicolo.
Qualcosa che
(la sera prima aveva letto "storia della Russia a fumetti", e quei tizi feroci e dignitosi avevano tutti nomi così assolutamente rispettabili)
fosse esotico, feroce, dignitoso ed assolutamente rispettabile, almeno secondo la prospettiva di un giovane in età puberale. Tipo, "Lusky".
Il giovane Lusky in età puberale mise in atto la più sensazionale campagna di viral marketing che il liceo del borgo avesse mai visto. Nuova scuola, nuovi compagni, terreno ideale per far crescere una nuova identità. Un nome inedito, che non aveva niente a che vedere con suo fratello o con chiunque altro o con qualsiasi parola intelligibile. Quando l’eco dei vecchi soprannomi giunse, il nuovo nome era ormai abbastanza cresciuto e liquidò quegli impostori con un’alzata di sopracciglia.

Ed ecco finalmente svelato il mistero, che come tutti i misteri era più affascinante quand’era velato, ma che cazzo, sono passati quindici anni e penso di avervi tenuti sulle spine abbastanza.

Tra l’altro, ora verrà da voi un haitiano grosso e calvo che vi cancellerà la memoria.