12/7
2011

Teoria dell’espansione spiraliformica di una coppia di gatti domestici in condizione ipnotica

Il giovane prof. MalorosoL’accoglienza alquanto tiepida con cui l’ambiente accademico aveva accolto la sua "Teoria dell’espansione talamica relativa del gatto domestico in condizione ipnotica" spinse il prof. Maloroso a concentrare i propri studi su argomenti di maggior interesse scientifico (o "più mainstream", come lui amava definirli) quali l’antimateria, gli universi multipli e la scissione degli elettroni usando solo semplici arnesi da cucina. Giudicando tuttavia eccessivamente frivole queste materie, non mancò molto prima che egli sentisse ardere in petto il desiderio di una rivalsa. Quello che aveva lasciata perplessa la comunità scientifica, aveva concluso il Maloroso, era stata senza dubbio l’eccessivo numero di incognite presenti nella teoria: l’impercettibile movimento felino che spinge un gatto a reclamare come propria l’intera superficie di un letto scacciandone i precedenti occupanti seguiva uno schema logico, o era solo dettato dal caso? "Non può essere un caso," si rispose da solo il Maloroso non avendo trovato nessun interlocutore alla propria altezza, "Dio non gioca a dadi".

(fun fact: un giovanotto che passava in quel momento sotto le finestre del laboratorio del prof. Maloroso sentì questa esclamazione e, colpito, se la appuntò per rivenderla più tardi come sua. Quel giovanotto, come avrete intuito, altri non era che Peter Tomaslowsy, il ghost-writer di Albert Einstein.)

Per approfondire i propri studi Maloroso decise di introdurre una nuova variabile, secondo il noto principio scientifico che quando non si capisce un cazzo di qualcosa è sempre meglio aggiungere un’altra variabile e sperare che si ammazzino tra di loro. Dopo aver sedotto con il proprio baffetto languido la ricca vedova di un fazendero brasiliano, almeno stando a quanto riportano i fotoromanzi dell’epoca, nel 1887 l’eminente professore riuscì ad investire un ingente patrimonio nelle proprie ricerche e aggiunse un secondo esemplare di Felis silvestris catus al talamo su cui conduceva la maggior parte dei suoi esperimenti. I risultati, come esemplificato da questo raro filmato d’epoca, furono sorprendenti:

Teoria dell’espansione spiraliformica di una coppia di gatti domestici in condizione ipnotica








La successiva rivoluzionaria "Teoria dell’espansione spiraliformica di una coppia di gatti domestici in condizione ipnotica", che per un certo periodo in Wyoming venne insegnata al posto dell’evoluzionismo, recitava così: "Dati una superficie orizzontale X, un comune felino domestico Y di massa e dimensioni costanti ed un altro felino Y2 più giovane, Y e Y2 posti su X, senza produrre alcun movimento apparente, tenderanno ad occupare tutto lo spazio disponibile entro un lasso di tempo T muovendosi lungo un’ipotetica spirale di Fibonacci e tutto questo Signori Miei è meraviglioso, come riassunto dalla formula:

Y + Y2 / X * T = Fibonacci :-) "

Pare che questa teoria, pur suscitando all’accademia dei Nobel un clamore ed un dibattito non certo inferiori alla precedente, valse al prof. Maloroso il soprannome di "Baffetto Languido".

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




30/6
2011

Oui, je suis une très plus personne

Nel caso mi abbiate scritto e-mail all’indirizzo lì in alto (lusky/xcioso/blu.it) negli ultimi tre mesi sappiate che non mi è arrivata perché quei petacchini di libero me l’avevano disattivata senza informarmi. La scusa? Non la uso mai. E infatti me ne sono accorto solo ora. Ma il fatto che io non usi mai una cosa vi sembra un buon motivo per togliermela? E allora a Bossi dovrebbero togliere mezzo cervel... Ops, sbagliato esempio.

Comunque, in quella casella adesso ho 839 e-mail non lette, TUTTE di spam, per cui se per caso doveste scrivermi è meglio che usiate quell’altro indirizzo, se non lo sapete non importa, nel senso che quello che mi dovete dire non è importante. Poi adesso c’è questa nuovo social-perdita-di-tempo di google che mira a far fuori facebook, è carino, nuovo e funziona solo su inviti, quindi ce l’hanno già tutti io compreso, ma se per caso qualcuno avesse ancora bisogno di un invito per dargli un’occhiata ed avere una scusa per liberarsi in un colpo solo dei suoi 4325 "amici" su fb chieda e gli sarà dato.

Ed ora scusatemi ma ho appena trovato questa mail di un principe nigeriano che sembra piuttosto interessante.




28/6
2011

Noi che eravamo banditi negli anni Novanta

Fino a qualche tempo fa giravano molto sull’internetz quelle liste tipo "noi che eravamo giovani negli anni ’80", elenchi stucchevoli di mode, abitudini ed oggetti di consumo che i giovani d’oggi non conosceranno mai, struggenti madeleine tipo le cassette con il mangianastri e la casa nella prateria ed i pattini a rotelle che si allungavano con il crescere del piede. Ora per fortuna non girano più, o si sono ritirate in anfratti della rete che in questo periodo io non frequento ed è un gran bene perché francamente ormai avevano frantumato gli zebedei a tutti, a prescindere dalla decade in cui erano nati.
A chi non piace ogni tanto sedersi e sfogliare i vecchi album di fotografie e guardare i babbi e le mamme e le loro ridicole pettinature e ricordarsi bambini? Dai, a un sacco di gente non piace, chi è che ha tempo per queste menate. Poi c’è un’altra cosa da dire:

[SHOCKING TRUTH ON LANDING]

Essere bambini non è questo granché. Essere adolescenti è ancora peggio che essere bambini. Avere vent’anni, è in generale, molto meglio che essere bambini o adolescenti perché gira un sacco di droga ed alcol e sesso, a volte anche con persone diverse da te. Ma avere trent’anni, avere trent’anni è il meglio, se si esce dall’ottica italiana del "ma a vent’anni mi mantengono i miei mentre a trenta mi tocca lavorare, sob! sob!". Avere trent’anni, finora, è l’età migliore che ho avuto. Sui quaranta non so, visti da qui non sembrano male. I cinquanta in prospettiva mi sembrano i trenta quando ne avevo quindici, i sessanta sono lo spazio profondo, oltre sfuma tutto nella metafisica. Ma nei trenta ci sto da papa.

[SHOCKING TRUTH LANDED]

Negli anni Settanta in America dicevano di non fidarsi di nessuno sopra i trent’anni, ma lo dicevano in America e lo dicevano negli anni ’70, il contesto era un po’ diverso. Poi se non volete fidarvi non fidatevi, si tratta solo di mie arroganti considerazioni personali, se non avete ancora trent’anni mi auguro ci arriverete (cantanti rock esclusi), se li avete passati probabilmente sapete già di cosa sto parlando a meno che non siate davvero i tipi che passano le giornate a consumare le vhs di mazinga mentre la mamma vi stira le camicie. Nel qual caso, scoprirete tutto a quaranta, dopo aver sprecato un decennio della vostra vita.

A trent’anni, per prima cosa, sei economicamente indipendente. Questo in Italia è un concetto a dire il vero un po’ forzato, ma di media sei economicamente più indipendente di quando ne avevi venti. Questo comporta il fastidio di dover lavorare, ma ha il grande vantaggio di renderti libero dai tuoi genitori. La dipendenza economica produce dipendenza mentale e vincoli di ogni tipo, mentre guadagnare quattro lire - poche sporche e maledette, ma tue - ti permette di riacquistare dignità e renderti autonomo. Questo, ovviamente, vale per quanti riescono a lavorare e guadagnare le quattro lire di cui sopra, agli altri resta solo da tirare a campare e questo direi è il motivo più lampante per cui bisogna sbattersi per cambiare radicalmente le regole del lavoro in questo paesaccio in cui si vive.

Data la premessa di cui sopra, di avere un lavoro che ti permetta di mantenerti in modo dignitoso, un altro vantaggio dei trent’anni è che ti fai le tue regole. Vuoi stare tutta la sera in mutande a giocare col computer? Puoi. Vuoi uscire a far festa il martedì sera, tornare ubriaco alle due e la mattina dopo andare al lavoro con il mal di testa e le borse sotto gli occhi? Puoi. Vuoi mangiare pizza surgelata tutte le sera? Puoi. Vuoi fumare ottanta sigarette al giorno? Puoi. Non è che non ci siano conseguenze, ovvio che ci sono e le dovrai pagare fino all’ultima cambiale, ma nessuno ti può impedire di fare cazzate a trent’anni a meno che tu non conceda a qualcuno il potere di impedirtelo. A trent’anni puoi anche (sempre data la premessa ecc. ecc.) pianificare il tuo futuro. A vent’anni lo sogni, ma sei ancora in parte dipendente da quello che altri decidono per te, abiti dove abitano i tuoi, la tua situazione economica è determinata dalla loro, nei casi più sfortunati studi nelle scuole che loro ti hanno "suggerito" per il tuo bene. A trenta pianifichi e possibilmente metti in atto, se odii la tua città puoi fare i bagagli e traslocare, se ti piacciono le auto sportive puoi rovinarti di rate e comprartene una, se t’innamori puoi scegliere di vivere insieme alla persona che ami, magari sposarti o fare figli o comprare una casa. A trent’anni puoi prenderti delle responsabilità, magari non vuoi o preferiresti non potere, ma puoi. Il che vuol dire che puoi anche non prendertele, spesso non si è neanche obbligati a farlo. A trent’anni, poi, hai già imparato un sacco di cose, una miliardesima parte di quelle che ti servirebbero per vivere bene o essere saggi o quel genere di cose, ma molte di più di quelle che sapevi a venti. Cose indispensabili, che non insegnano a scuola e che i genitori ti tengono accuratamente nascoste, nozioni segretissime e preziose come: il modo più veloce di stirare una camicia, in che ufficio/sito bisogna andare per pagare tasse, bollette, tributi e balzelli vari, come si compra una macchina, quando è il caso di chiamare un avvocato, come si pulisce il sifone del lavandino, come si fonda un’associazione, qual è il miglior posto per nascondere un cadavere. Come immaginavi, si tratta di misteri riservati ad una ristretta cerchia di iniziati composta da tutti quelli che hanno più di trent’anni e conoscerli ti rende più semplice la vita. Inoltre ti dà la speranza che tutto quello che ancora ti sembra ancora misterioso possa essere svelato o imparato in futuro, come le relazioni sentimentali o il 770.
A trent’anni, poi, la vita ti ha già bastonato. Forse hai già visto il peggio che la vita ti può dare, o almeno qualche succoso assaggio. Qualcuno che amavi è morto, ed hai sofferto come un bastardo. Una ragazza che amavi ti ha lasciato, ma non come succedeva al liceo, stavolta una ragazza con la quale volevi vivere tutta la vita ti ha lasciato perché fuck you, that’s why, e tu non ti senti più l’età di scrollare le spalle ed andare al bar a cercarne un’altra. Hai litigato con un amico a cui tenevi molto, o vi siete semplicemente persi di vista per troppo tempo e quando provi a ricucire scopri che ormai stai parlando con uno sconosciuto. Hai perso il lavoro, vivendo per qualche tempo con il terrore di non arrivare alla fine del mese. Ti accorgi che non riesci più ad essere forte, agile e resistente come dieci anni fa, ti accorgi magari di non essere più neanche così bello, hai messo su un po’ di pancetta o di cellulite ed il fronte dei capelli continua ad arretrare e capisci che ops, neanche tu sei immortale. Le cicatrici fisiche e psicologiche di mille avventure e disavventure ti sfregiano la pelle. Dopo i trenta, in effetti, se la vita non ti riempie di cazzotti in bocca e disillusioni ad ogni giorno dispari del calendario ti puoi considerare una persona fortunata. Ma sai cosa? Non ci muori, in genere. In qualche modo che forse capirò quando avrò sessant’anni, si sopravvive a tutte queste sfighe e si va avanti, perché del resto si è ancora abbastanza giovani per conoscere persone nuove, stringere amicizie, innamorarsi, cambiare lavoro, mettersi a fare sport, adottare animali, coltivare orti, manifestare in piazza, progettare rivoluzioni, sollevare il divano, ubriacarsi, scappare dalle cariche della polizia, ricominciare tutto da capo. Scommetto che anche a quaranta si può, sui cinquanta non vi so dire. A trent’anni hai imparato a conoscere un po’ di più te stesso, in fondo ci hai vissuto dentro ormai un sacco di anni, sai i tuoi punti di forza e le tue debolezze e trovare un equilibrio tra le due cose. Hai capito che non diventerai mai un calciatore professionista, ma sai lavorare bene in squadra con la gente. Devi ammettere di non essere il prossimo Steve Vai, ma hai imparato a coniugare la tua capacità di suonare la chitarra alle feste con il dono di portarti a casa le ragazze dopo le feste. Non sarai un astronauta, ma le persone vengono da te a chiedere consiglio perché sei straordinariamente empatico. Sei timido ed impacciato, ma a letto sei una forza della natura. A trent’anni impari a vivere con le tue sfighe o ad affrontarle e combatterle, a coltivare i tuoi lati positivi e a metterli a frutto o a passare le giornate sul divano a guardare il soffitto ascoltando musica emo e pensando a quanto è ingiusto il mondo, ma almeno lo decidi tu. A trent’anni, che ti piaccia o meno, sei padrone del tuo destino. Non cambierei tutto questo con un paio di pattini a rotelle che si allungano, una gommina a forma di goldrake o un calippo all’arancia.


[Aspè, sull calippo all’arancia in questo momento ho dei dubbi, ma giusto perché fa così caldo.]




23/6
2011

Non è finita finché non è finita

E così vogliono bloccare l’inchiesta sulla cosiddetta P4, nome alquanto fantasioso riferito ad una piccola cricca di faccendieri, politici e pulotti che si scambiavano soldi, favori ed informazioni per bloccare le inchieste su tutto il resto. Il tutto nell’interesse, pare ("ma figurati se è vero") del nostro dolcissimo Prez del Conz e della sua tenera cricca politica, tanto per cambiare.

Non fermiamoci.

Ed il beota leghista va a Pontida e rivolgendosi ai fedelissimi che ancora gli credono, che hanno fatto di lui un’icona sbavante simbolo di importanti valori (negativi) in un mondo senza più nulla a cui appigliarsi, promette sfaceli contro il governo di cui fa parte da interminabili anni, esige ministeri ed altre rassicuranti parole chiave, mentre il suo ministro dell’interno che purtroppo è anche il nostro invoca con forza la secessione.

Non fermiamoci.

E l’opposizione di nuovo sparita, dopo aver goduto a tradimento per il successo dei referendum che avevano appoggiato molto fiaccamente sono di nuovo spariti in trincea, ad aspettare che qualcun altro o un altro colpo di fortuna faccia "cadere il governo", spazzi via quella malapianta che loro hanno lasciato crescere così a lungo. Contano sempre sul fatto che poi, la gente, per esasperazione, per mancanza di alternative, quando sarà il momento di scegliere metterà la croce sul loro simbolo.

Non fermiamoci.

E la risposta dell’oligarchia che ci comanda è ancora una volta spingere sull’acceleratore della disinformazione, della distrazione, scandali estivi e calcioscommesse, intercettazioni frivole e cronaca nera, cetriolo killer e vacanze al mare, mentre cade il silenzio sugli scontri di piazza, sulle proteste civili, sulla gente che non ne può più di dormire senza neanche il diritto di sognare. Intanto loro maneggiano e si accordano e trattano e intrigano, eunuchi e vizir e concubine alla corte dell’imperatore, cullandoci nel calore dell’estate, convinti che sia un gioco al quale giocheremo poco.

Invece noi, non fermiamoci. Non accontentiamoci. Teniamoci vivi e svegli. Agitiamoci.

Continuiamo a seminare il dissenso, qualche bella pianta crescerà.




21/6
2011

Di lavoro, ferie ed altri animali

Alcuni fatti interessanti tratti dalla mia autobiografia non autorizzata:

Quando son giornate di scazzo ma devo lavorare seriamente, cioé senza distrarmi a guardar cazzate sulla malefica internett, mi metto le cuffiette e ascolto musica. Così se qualcuno entra in ufficio non lo sento arrivare, quindi mi conviene che sullo schermo non ci sia una vigna di makkox, per esempio. 

Lavoro sempre nell’amministrazione di una fabbrica di mine antiuomo. Il nuovo modello a forma di Lady Gaga sta vendendo benissimo e non fate quella faccia, se non ci fosse domanda avremmo già chiuso baracca. La vostra cosiddetta democrazia è causa e scopo del nostro fatturato.

A volte, quando son giornate di scazzo ma devo lavorare seriamente, un secondo prima di infilarmi le cuffie la mia collega si gira e comincia a raccontarmi cose. Cose tipo: Twilight, i suoi figli, lei che guarda Twilight con i suoi figli, gli esami di conservatorio dei suoi figli, i libri di Twilight che i suoi figli stanno leggendo. Io faccio quella faccia di uno che improvvisamente non solo deve, ma ha persino voglia di lavorare seriamente.

Sabato io et Amormio siamo andati in Val di Fassa, per motivi nostri. Siam partiti la mattina presto che qui al Borgo c’era l’afa, siamo arrivati lì nel pomeriggio che pioveva. E faceva freddo. Non avevamo pensato di guardare a che altitudine fosse la Val di Fassa, prima di partire, e quando siamo scesi dall’auto in maniche corte e sandali la gente del posto ci fissava stupita e si grattava la testa sotto il colbacco. Gli yak che pascolavano lungo la strada avrebbero dovuto farci intuire che qualcosa non andava secondo i nostri piani.

Gran belle montagne hanno da quelle parti, comunque. La Marmellata, il Catinaccio, il Sasso Lungo, il Sasso Piatto... a quanto pare dopo solo due montagne già si erano rotti le palle di inventarsi nomi, in ogni caso è pieno di gran bei sassoni. Peccato non aver avuto il tempo di scarpinarcisi sopra.

Da un paio di settimane stiamo dando ospitalità ad un nuovo felino in casa, un piccolo battufolino morbidino di pelo che la natura matrigna e pure un po’ stronza ha voluto dotare per contrappasso di piccole zanne aguzze, piccoli artigli affilati e lo spirito reincarnato di Genghis Khan un giorno che era incazzato. Lui è tanto dolce e tanto affettuoso quanto sanguinario e molesto, fa le fusa roteando le zampine come le lame del mixer in cerca di soffice carne umana da tritare, io lo amo molto ma sto pensando di farlo fuori con un’iniezione di lexotan prima che le cicatrici sulle mani mi rendano impossibile digitare tutto l’affetto che provo per lui.

Fino a pochi minuti fa ero convinto che Cosenza fosse in Romagna, e pensavo che Brunori Sas fosse bravissimo a dis/simulare l’accento. Mi chiedo a cosa stessi pensando durante tutte quelle ore di geografia alle elementari, non so neanche gli affluenti della Dora Baltea.




14/6
2011

Poi dicono la sinistra del no

Passata la grande euforia per il risultato dei referendum di ieri, ci sono un paio di appunti che vorrei lasciare. Ma prima, un altro po’ di euforia:


Lo snoopy delle grandi occasioni

Prima di tutto, lo devo confessare, io non ci credevo. Fino alla sera prima ero pacifico che il quorum non sarebbe stato raggiunto, ho cominciato a crederci leggendo i titoloni di Repubblica nel corso della giornata di domenica e ancora di più le percentuali sulla lavagna del mio seggio, ho incrociato le dita fino all’ultimo. Non ci credevo perché ai referendum del 2005, che trattavano sicuramente temi meno "vendibili" ma forse non meno importanti, si era arrivati a malapena al 25% e questo nonostante su internet non si parlasse d’altro. Nel frattempo, evidentemente, internet è cambiata, gli utenti di internet sono cambiati ed io avevo sottovalutato questo cambiamento, dovuto in parte anche al tanto vituperato feizbuc. Certo, i blogger, ma quelli c’erano già da prima. Certo, twitter, il post, la nonna di heidi, quel che volete, ma secondo me su internet a fare una grossa differenza sono stati i venti messaggi al giorno che da un paio di mesi hanno scassato le beneamate su ogni singola bacheca dell’italico faccialibro. Twitter non lo legge mia nonna, temo che in percentuale lo leggano le stesse persone che leggevano i blog sei anni fa, comunque gente già scantata ed informata. Facebook non solo lo legge mia nonna, ma anche la nonna di mia nonna e via via tutte le nonne di tutte le nonne d’Italia, che hanno così scoperto che: 1. c’era un referendum, anche se la televisione non ne parlava, 2. bisogna votare quattro sì per fermare il nucleare, mantenere pubblica l’acqua della fontanella e mandare in galera berlusconi, ma anche per non perdere l’amicizia di tutto il club dell’uncinetto. Fuori dall’internet ovviamente hanno pesato altri fattori nel successo di questo referendum ed in particolare lo sbattimento di molti promotori, il passaparola, il volantinaggio, le bandiere appese, i messaggini, un tam tam partito dal basso che si è diffuso grazie a gente che ci credeva, tanti singoli piccoli gesti. Ho visto un tizio (che applaudo) prendere la parola durante un pranzo in mezzo ad una trentina di emeriti sconosciuti e ricordare a tutti di andare a votare, rischiando di farsi una colossale figura di merda, lui lì, di faccia sua, ho visto cose così che mi hanno fatto per una volta sentire parte di una società civile che può discutere anche seriamente di problemi concreti che non comincino con la "B". Probabilmente ha pesato, bisogna ammetterlo, anche il "via libera" della Chiesa Cattolica che a differenza dell’altra volta non ha boicottato in modo criminale la votazione ma anzi l’ha persino tardivamente appoggiata, e non è un aiuto da poco in un Paese che si fa ancora molto influenzare dall’opinione del Papa e dalla predica domenicale. Infine ovviamente avranno pesato anche l’effetto Fukushima, la primavera, la sfiducia nei confronti dei governo e un po’ in generale la voglia di far soffrire il Prez. Come diceva Pascal, "è la somma che fa il totale" ed è un totale che per una volta mi va in positivo, mi da persino un briciolo di speranza nel futuro politico di questo caro stivalaccio, a patto che non si dia la volpe per morta e si continui su questa strada buona.

A margine, vorrei indicare al pubblico ludibrio il comportamento dei partiti politici in generale e di uno in particolare. Nessuno dei partiti esistenti, grandi e piccoli, si è particolarmente sbattuto a fare campagna per questo referendum. Se i partiti di governo ovviamente sono giustificati dal fatto che loro non volevano che la gente andasse a votare e quindi non volevano neppure che si sapesse che c’era un referendum e se i partiti più piccoli hanno sempre problemi di pilla, immagino, c’è da dire che neanche il grande partito di opposizione si è dato tanto da fare. Se devo giudicare l’impegno dei partiti guardando il numero di manifesti appesi in giro per il Triste Borgo Natio direi che, per fare un esempio casuale, il piddì si è impegnato tanto quanto "Veneto Stato" (ebbene sì, esiste) e nel complesso molto ma molto meno che per qualsiasi elezione comunale. Ciascuno si dia le spiegazioni che crede, ma io quando li vedo ora prendersi il merito del risultato sento ancora più forte del solito l’istinto di sputargli in faccia. Ma c’è un partito molto peggiore del piddì che naturalmente sta attirando i miei sputazzi con la potenza di un’idrovora alimentata a plutonio ed è la lega, quella simpatica accozzaglia di peripatetici psicopatici verdevestiti che non hanno mai, mai espresso una chiara opinione sui referendum, sapendo di non poter sostenere apertamente dei referendum per l’abrogazione di leggi che avevano votato anche loro né di poter apertamente difendere leggi così impopolari, loro che campano solo di populismo, ed hanno pertanto scelto di stare lì, in silenziosa attesa a bordo campo come avvoltoi, per poi ancora una volta saltare sul carro vittorioso. Bossi che dopo le amministrative giudica "attraenti" i quesiti sull’acqua, Maroni che afferma di averli votati e Zaia che a quorum ormai scontato fa sapere di aver votato addirittura quattro "Sì", Zaia che era ministro di questo governo infame, dov’erano quando il governo ha proposto le leggi ed il parlamento le ha approvate, dov’erano in campagna elettorale questi difensori dell’acqua pubblica, delle energie rinnovabili e della giustizia, possa il fulmine colpirli tutti di carambola?




9/6
2011

Quatto Sì

Io al referendum, domenica, vado a votare. Lo so che ci sono buone ragioni per non farlo, tentando di fare vincere i "No" o più pragmaticamente di non far raggiungere il quorum. Lo so che i quesiti hanno poco a che fare con le loro semplificazioni sparate sui pochi manifesti elettorali. Lo so che non faranno cadere il governo. Lo so che a volte la gestione privata ha portato dei benefici, lo so che il nucleare è più pulito ed efficiente di altre fonti energetiche, lo so che Margherita Hack, lo so che Facebook, non darmi del cretino pensando che io vada a votare solo perché mi scassano le palle su facebook da due mesi cento volte al giorno, lo so che non tutti i giudici son buoni, figurati se non lo so, lo so, lo so che dire "eh ma in Italia non saremmo in grado di gestire una centrale nucleare" significa in pratica darsi dei coglioni da soli, lo so che sono strumentalizzazioni e vittimismi, lo so che eventi come Chernobyl ora sarebbero improbabilissimi, lo so che tsunami come quello giapponese ne capitano uno ogni tot goziliardi di anni, lo so che i pannelli solari pure quelli inquinano, lo so che gli sprechi pubblici, il clientelismo ed il nepotismo nelle municipalizzate, lo so che alla fine comunque qualunque sia il risultato dei referendum loro potrebbero fregarsene con un cavillo, un pastrocchio, un decreto, lo so che il referendum ormai ha perso di valore e la democrazia diretta deresponsabilizza l’individuo, lo so che non si va a votare per questioni di principio...

Aspé, questa non la so. Forse si va a votare anche per questioni di principio, non sono sicuro. Per dire che la soluzione contro la cattiva gestione del pubblico non è necessariamente privatizzare, che certi beni vanno gestiti politicamente, che una fonte di energia può essere efficiente fin che ti pare ma che se comporta dei rischi dalle conseguenze terrificanti ed irrimediabili non la possiamo accettare lo stesso, paz, dovremo inventarci qualcos’altro, non so, l’energia dal sole o dal vento o dalle maree o chennesò, consumare meno, ma non me la sento di accendere un mutuo per un milione di anni da pagarsi in scorie perché rischio di non avere la corrente per l’aria condizionata, non ne capisco quanto Zichichi o la Hack ma io non me la sento di correre il rischio infinitesimale di far morire migliaia di persone in caso di incidente e questo non perché siamo italiani e non sappiamo far le cose difficili, abbiamo fatto una città sull’acqua e l’affresco dell’ultima cena e le vacanze di pasquetta ed un sacco di altre cose difficili, ma perché non puoi accendere il climatizzatore d’estate pensando o meglio non pensando che tanto i bidoni radioattivi li manderemo in Somalia e che comunque prima o dopo si deve morire tutti, e infine per dire che beh, prima di tutto la legge è uguale per tutti, almeno in linea di principio, certo, perché poi si sa che non è uguale per niente, ma se cominciamo anche a sancire per legge che la legge non è uguale allora siamo veramente alla fine, e casomai bisognerebbe fare in modo che la legge sia più uguale piuttosto che meno uguale, e insomma forse alla fine vi sembrerà stupido ma io ho un sacco di dubbi sui referendum di domenica ma ciononostante andrò a votare e sulle schede piazzerò quattro belle croci sul "Sì", perché le opzioni "Sì però ho dei dubbi", "No però cercate di non specularci", "No ma non approfittatevene" non sono consentite, solo "Sì" o "No" o "Me ne sto a casa e me ne sbatto", e allora bisogna per forza semplificare e prendere una posizione che magari non si condivide al 100%, ma vogliamo stare a parlarne tutto il giorno? Ho una bidonata di uranio nel portabagagli e se non vai a votare vengo a scaricartela in giardino.




31/5
2011

Dementis ruinas funus et imperio parabat

Si sa che il Lestofante è stato dato per spacciato un sacco di volte e poi è sempre tornato a vincere con brio, si sa che non bisogna distrarsi, non bisogna mollare, si sa che adesso è tutto da vedere, ci sono città piene di problemi da governare, si sa tutto questo, si sa, e ci dedicheremo ad attente analisi del "come" abbiamo vinto, da sud a nord, a est come a ovest, al centro e nelle isole per non farci mancare nulla, senza lasciare alla destra in questo momento nessun posto in cui sentirsi a casa, nessuna roccaforte in cui riorganizzare le forze, del "come" dei candidati nient’affatto moderati possano portare - guarda un po’ - alla vittoria, del "come" Vendola abbia segnato un altro punto contro i disfattisti e di "come" questo dovrà cambiare la strategia del piddì pena l’estinzione del piddì stesso, ragioneremo di tutto questo e terremo gli occhi aperti anche in conseguenza alle neanche troppo velate minacce del Lestofante Capo, che non dimentichiamolo ha dalla sua parte televisioni, giornali, miliardi ed eserciti in divisa e senza. Ma ora, ora, lasciate scaturire per un momento il fanciulletto di formazione classica che è in me, nunc est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus, nunc Saliaribus ornare puluinar deorum tempus erat dapibus, sodales, e cacciate quel Cecubo dalle cantine.




27/5
2011

Gmg and the fabulous unbiased review

E’ ormai un fatto ben noto come i miei amici (e pure Amormio) si bullino di me sostenendo che io di musica non capisco un accidente. E sapete cosa? Magari hanno pure ragione. Non so distinguere le note, non so distinguere gli strumenti e non so distinguere neanche i generi musicali, se mi fate ascoltare una musica e mi dite che è blues, io vi risponderò "ah-ah." ma se poi ribattete "scherzavo, è jazz", io vi risponderò lo stesso "ah-ah", con aria indifferente, e se a quel punto continuate "mannò, è musica psichedelica tedesca!" io non potrei che osservare ancora "ah-ah". Alla quarta volta no, alla quarta parte un cartone. Ciononostante, poiché vivo nell’hinterland extra-tangenziale della periferia dell’impero e qui la musica non è un fatto sociale ma privato, questa mia presunta ignoranza non fa male a nessuno ed io continuo ad ascoltare quel che mi pare facendo ogni tanto "ah-ah" dentro di me.

Stavo dicendo?

Uhm, già. Ieri ho ascoltato per la prima volta il disco di questo sconosciuto gruppo veneziano, i "Giuliomaria Garbellotto ed i Beta Project" come lo intitola itunes. Ci canta e ci suona dentro un mio amico (che si chiama Beta Project) e lo fa anche bene, direi, dato che a me il disco è piaciuto un casino. Cos’è, blues? Ah-ah, può essere. Sono quasi tutte canzoni cantate in inglese, ed a me in genere i gruppi italiani che cantano in inglese fanno schifo ma questo no (e neanche i Records, se è per questo, ma non c’entra). Ci sono alcune canzoni malinconiche (è blues!) ed altre molto allegre e danzabili (è... uhm... funky?) ed anche se in certi casi mi pare strano sentire la voce di Giulio che canta e mi fa sghignazzare, devo ribadire che ’sto disco è cantato e suonato molto bene, non da l’impressione di essere la solita roba registrata in garage col mecbuc, è una roba fina. I testi, a dire il vero, non li ho ascoltati con attenzione e non sono neanche andato a leggermeli sul sito, ma così ad intuito direi che parlano di: grandi amori finiti male, grandi amori che vanno bene (subito prima di finire male), donne che non capiscono niente di quel grand’uomo tormentato da un’adolescenza non risolta che è GMG. L’unica canzone in italiano è invece uno saluto ad una persona scomparsa a cui il cantante era molto legato, un pezzo molto sentimentale che testimonia un grande affetto ed un forte dolore, resi ancora più diretti dalla scelta della lingua natia che a volte è più d’ostacolo che d’aiuto.

Questo è il massimo che io riesca a fare come recensione musicale, ma calcolando che il 90% delle visite a questo bloggo arriva da gente in cerca di "donne nudde" direi che ci si può accontentare. Ed ora qualche breve cenno biografico su Giuliomaria Garbellotto, così che possiate farvi un’idea di cosa andrete ad ascoltare:

Giuliomaria Garbellotto nasce in una grotta nei pressi del Triste Borgo Natio (VI) intorno al maggio del 1980, anno in cui per qualche motivo moriva John Lennon. Il fatto di possedere al 50% sangue partenopeo rese la sua infanzia nelle midlands vicentine soggetta a violenze e soprusi di ogni genere, ivi compreso il famoso scherzo del panino al gatto: durante la ricreazione alle medie, gli altri bambini scambiavano la sua caponata di cozze con un autoctono panino al gatto, e poi lo deridevano mentre lui lo addentava inconsapevole della malefatta.

(effettivamente questo non è uno scherzo, è più un crimine caduto in prescrizione)

Negli anni del liceo, Giuliomaria capì che prendere in giro l’amico Nello non era sufficiente per distinguersi in quanto lo facevano tutti, e decise allora di imparare a suonare la chitarra elettrica e fare il figo alle assemblee d’istituto. La sua fama in quel periodo era oscurata esclusivamente da quella di un altro gruppo musicale che stava facendo piuttosto parlare di sè, tali "Guns n’ Roses", di cui Giulio architetterà la distruzione inviando al cantante Axl Rose lettere piene di deliranti e sperticati elogi della maestria musicale del chitarrista Slash, causando un’insanabile rottura tra i due che in breve tempo li avrebbe condannati all’oblio. Divenuto a seguito di ciò il più ambito musicista sulla scena Borghense, Giuliomaria si sente tuttavia schiacciato dal peso di tanta responsabilità e fugge a New York, dove conduce una vita sregolata frequentando l’ambiente hipster e svolgendo ogni genere di lavoro per mantenersi, purché non comportassero la necessità di lavorare davvero. Tornato in Italia negli anni duemila, si ritira a Venezia dove compone canzoni, suona canzoni e guida barchini, visitando occasionalmente l’ambiente universitario per darsi un’aria intellettuale. Nel 2011 raccoglie attorno a sè dei musicisti molto bravi e non gelosi della sua bellezza e decide finalmente di regalare (dietro modesto compenso) al mondo un po’ della sua musica, pubblicando il primo disco "Queen with no crown", noto anche per il titolo storpiato da alcuni maligni in "Queer with no cow" ma si sa che la gente è cattiva, lasciamola parlare.

Ora a meno che non abbiate la pentola sul fuoco o il cinno che frigna o un dittatore in Libia da bombardare, la cosa migliore che potreste fare sarebbe andare su www.thebetaproject.it e come minimo ascoltarvi le canzoni per poi tornare qui e dirmi cosa ne pensate.




24/5
2011

De rerum Natura

La mia breve esperienza di orticoltore mi ha insegnato che esistono sostanzialmente due tipi di vegetali: quelli che crescono sottoterra e quelli che crescono sovratterra. Nel caso non vi siate mai chiesti da dove arriva quello che mangiate o abitiate, per dire, in zone fortemente urbanizzate come Nu York, Shanghai o Sucate (MI), alla prima tipologia di verdure appartengono le cipolle, le carote, le patate, gli aglii ed i poveri scalogni, che la natura ha voluto beffare con un nome tanto sfortunato. Poi anche le rape, il sedano rapa ed altre cose disgustose che non ho seminato/piantato. Al secondo tipo appartengono le verdure emerse come le zucchine, le melanzane, i peperoni, i pomodori, i fagiuoli, i ceci, i cereali in generale e via dicendo; queste sono le mie preferite perché posseggono un indubbio vantaggio: sai sempre quando sono mature, ma soprattutto sai sempre quando esistono. Come faccio a sapere se sto guardando una pianta di patate, o solo un ciuffo di foglie sotto il quale non c’è nessuna patata? Dovrei estirparla per controllare, ma a quel punto se c’è la patata è spacciata, kartofen kaput, e allora mi tocca aspettare e contemplarle dal bordo dell’orto conservando fede e speranza (e carità) ma fino a quando, fino a quando o mio Signore? Quando sarà pronta la Tua patata, che pur nella Tua infinita saggezza non hai pensato di dotare di un led per segnalare l’avvenuta maturazione?

(Poi ci sarebbe una via di mezzo rappresentata dalle verdure che crescono rasoterra, tipo l’insalata o gli asparagi, ma la storia si sta già facendo troppo lunga)

E’ da notare infine che tra tutte le verdure le più ambigue sono le zucchine, non solo per quella strana sensazione di turbamento che provi mentre ne verifichi la consistenza alla coop, ma anche perché sono le uniche a potersi chiamare anche al maschile senza sentirsi in imbarazzo. Le zucchine, gli zucchini, è uguale. Le patate, non i patati. Le melanzane, non certo i melanziani.

Ora che la maggior parte della gente ha chiuso il browser disgustata dal mio eccesso di simpatia ed è andata a sniffare trielina per ritrovare il buonumore, posso proseguire con i pochi savi rimasti. Colti da un improvviso afflato di bucolicità, Sabato io et Amormio siamo andati a passeggiare in montagna assieme al caro vecchio dolce Pornorambo ed all’amico Diego (nome vero); avrei voluto che venisse anche il Nello ma pare che dovesse lavorare, o come ha ipotizzato qualcuno "stare fino alle sei del mattino davanti allo specchio a fumare leggendo passi di Dostoieski". Non sapendo di preciso dove scarpinare, ci siamo lasciati ispirare dal Diego che ci ha guidato sull’altipiano di Asiago fino all’Altar Knotto. Ora, per quei sei/sette miliardi di persone che non hanno mai sentito parlare dell’Altar Knotto, lasciatemi dire che si tratta fondamentalmente di un grosso sasso piatto che secondo la tradizione veniva anticamente usata per i riti pagani (e qui alzo le mani perché anticamente non c’ero), che si raggiunge tramite un’agevole passeggiata nel bosco e che si affaccia sullo strepitoso panorama della Valdastico. Beh, strepitoso... se si escludono le cave, le fabbriche e le case, a dire il vero. Strepitosinzio. Strepitosuccio. Da quanto ho poi letto sull’internette in giro per l’altipiano ci sarebbero altri roccioni simili considerati magici (secondo l’assodato principio umano che qualsiasi grosso sasso, meglio se dalle forme strane, è in qualche modo magico) ed io che nella vita non ho nulla da fare mi sono immediatamente posto l’obbiettivo di andare a vedere anche gli altri due, perché se c’è una cosa che amo è pormi obbiettivi semplici, assolutamente inutili e riuscirle nel tempo a dimenticarmene. In ogni caso, se volete aggregarvi alla gita di Karmachimico allo Spizeknotto o come knotto si chiama scrivetemi, non so neppure se l’indirizzo e-mail qui sopra funzioni.
A seguito di tutto ciò, dopo una breve sosta al laghetto di Roana dove abbiamo fatto volare gli ombrelloni, siamo andati sul Cengio che è un altro monte dei dintorni e schivando i nuvoloni temporaleschi carichi di pioggia abbiamo percorso alcuni dei sentieri e dei percorsi che i nostri bravi soldati hanno costruito durante la prima guerra mondiale per resistere all’avanzata austriaca sull’ultimo baluardo prima della pianura padana. Ci sono riusciti? Assolutamente no, gli austroungarici hanno conquistato il Cengio in una settimana uccidendo svariate migliaia di persone che senz’altro se ne sarebbero state più volentieri a casa loro. Ed è per questo che ora parliamo tutti tedesco in Veneto, vero? ...No, eh? Allora che razza di ultimo baluardo era, se anche dopo averlo conquistato gli austriaci non sono andati oltre? Mah. Misteri della propaganda bellica.

Arriveranno, un giorno, le foto di tutto ciò.