21/6
2011

Di lavoro, ferie ed altri animali

Alcuni fatti interessanti tratti dalla mia autobiografia non autorizzata:

Quando son giornate di scazzo ma devo lavorare seriamente, cioé senza distrarmi a guardar cazzate sulla malefica internett, mi metto le cuffiette e ascolto musica. Così se qualcuno entra in ufficio non lo sento arrivare, quindi mi conviene che sullo schermo non ci sia una vigna di makkox, per esempio. 

Lavoro sempre nell’amministrazione di una fabbrica di mine antiuomo. Il nuovo modello a forma di Lady Gaga sta vendendo benissimo e non fate quella faccia, se non ci fosse domanda avremmo già chiuso baracca. La vostra cosiddetta democrazia è causa e scopo del nostro fatturato.

A volte, quando son giornate di scazzo ma devo lavorare seriamente, un secondo prima di infilarmi le cuffie la mia collega si gira e comincia a raccontarmi cose. Cose tipo: Twilight, i suoi figli, lei che guarda Twilight con i suoi figli, gli esami di conservatorio dei suoi figli, i libri di Twilight che i suoi figli stanno leggendo. Io faccio quella faccia di uno che improvvisamente non solo deve, ma ha persino voglia di lavorare seriamente.

Sabato io et Amormio siamo andati in Val di Fassa, per motivi nostri. Siam partiti la mattina presto che qui al Borgo c’era l’afa, siamo arrivati lì nel pomeriggio che pioveva. E faceva freddo. Non avevamo pensato di guardare a che altitudine fosse la Val di Fassa, prima di partire, e quando siamo scesi dall’auto in maniche corte e sandali la gente del posto ci fissava stupita e si grattava la testa sotto il colbacco. Gli yak che pascolavano lungo la strada avrebbero dovuto farci intuire che qualcosa non andava secondo i nostri piani.

Gran belle montagne hanno da quelle parti, comunque. La Marmellata, il Catinaccio, il Sasso Lungo, il Sasso Piatto... a quanto pare dopo solo due montagne già si erano rotti le palle di inventarsi nomi, in ogni caso è pieno di gran bei sassoni. Peccato non aver avuto il tempo di scarpinarcisi sopra.

Da un paio di settimane stiamo dando ospitalità ad un nuovo felino in casa, un piccolo battufolino morbidino di pelo che la natura matrigna e pure un po’ stronza ha voluto dotare per contrappasso di piccole zanne aguzze, piccoli artigli affilati e lo spirito reincarnato di Genghis Khan un giorno che era incazzato. Lui è tanto dolce e tanto affettuoso quanto sanguinario e molesto, fa le fusa roteando le zampine come le lame del mixer in cerca di soffice carne umana da tritare, io lo amo molto ma sto pensando di farlo fuori con un’iniezione di lexotan prima che le cicatrici sulle mani mi rendano impossibile digitare tutto l’affetto che provo per lui.

Fino a pochi minuti fa ero convinto che Cosenza fosse in Romagna, e pensavo che Brunori Sas fosse bravissimo a dis/simulare l’accento. Mi chiedo a cosa stessi pensando durante tutte quelle ore di geografia alle elementari, non so neanche gli affluenti della Dora Baltea.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




14/6
2011

Poi dicono la sinistra del no

Passata la grande euforia per il risultato dei referendum di ieri, ci sono un paio di appunti che vorrei lasciare. Ma prima, un altro po’ di euforia:


Lo snoopy delle grandi occasioni

Prima di tutto, lo devo confessare, io non ci credevo. Fino alla sera prima ero pacifico che il quorum non sarebbe stato raggiunto, ho cominciato a crederci leggendo i titoloni di Repubblica nel corso della giornata di domenica e ancora di più le percentuali sulla lavagna del mio seggio, ho incrociato le dita fino all’ultimo. Non ci credevo perché ai referendum del 2005, che trattavano sicuramente temi meno "vendibili" ma forse non meno importanti, si era arrivati a malapena al 25% e questo nonostante su internet non si parlasse d’altro. Nel frattempo, evidentemente, internet è cambiata, gli utenti di internet sono cambiati ed io avevo sottovalutato questo cambiamento, dovuto in parte anche al tanto vituperato feizbuc. Certo, i blogger, ma quelli c’erano già da prima. Certo, twitter, il post, la nonna di heidi, quel che volete, ma secondo me su internet a fare una grossa differenza sono stati i venti messaggi al giorno che da un paio di mesi hanno scassato le beneamate su ogni singola bacheca dell’italico faccialibro. Twitter non lo legge mia nonna, temo che in percentuale lo leggano le stesse persone che leggevano i blog sei anni fa, comunque gente già scantata ed informata. Facebook non solo lo legge mia nonna, ma anche la nonna di mia nonna e via via tutte le nonne di tutte le nonne d’Italia, che hanno così scoperto che: 1. c’era un referendum, anche se la televisione non ne parlava, 2. bisogna votare quattro sì per fermare il nucleare, mantenere pubblica l’acqua della fontanella e mandare in galera berlusconi, ma anche per non perdere l’amicizia di tutto il club dell’uncinetto. Fuori dall’internet ovviamente hanno pesato altri fattori nel successo di questo referendum ed in particolare lo sbattimento di molti promotori, il passaparola, il volantinaggio, le bandiere appese, i messaggini, un tam tam partito dal basso che si è diffuso grazie a gente che ci credeva, tanti singoli piccoli gesti. Ho visto un tizio (che applaudo) prendere la parola durante un pranzo in mezzo ad una trentina di emeriti sconosciuti e ricordare a tutti di andare a votare, rischiando di farsi una colossale figura di merda, lui lì, di faccia sua, ho visto cose così che mi hanno fatto per una volta sentire parte di una società civile che può discutere anche seriamente di problemi concreti che non comincino con la "B". Probabilmente ha pesato, bisogna ammetterlo, anche il "via libera" della Chiesa Cattolica che a differenza dell’altra volta non ha boicottato in modo criminale la votazione ma anzi l’ha persino tardivamente appoggiata, e non è un aiuto da poco in un Paese che si fa ancora molto influenzare dall’opinione del Papa e dalla predica domenicale. Infine ovviamente avranno pesato anche l’effetto Fukushima, la primavera, la sfiducia nei confronti dei governo e un po’ in generale la voglia di far soffrire il Prez. Come diceva Pascal, "è la somma che fa il totale" ed è un totale che per una volta mi va in positivo, mi da persino un briciolo di speranza nel futuro politico di questo caro stivalaccio, a patto che non si dia la volpe per morta e si continui su questa strada buona.

A margine, vorrei indicare al pubblico ludibrio il comportamento dei partiti politici in generale e di uno in particolare. Nessuno dei partiti esistenti, grandi e piccoli, si è particolarmente sbattuto a fare campagna per questo referendum. Se i partiti di governo ovviamente sono giustificati dal fatto che loro non volevano che la gente andasse a votare e quindi non volevano neppure che si sapesse che c’era un referendum e se i partiti più piccoli hanno sempre problemi di pilla, immagino, c’è da dire che neanche il grande partito di opposizione si è dato tanto da fare. Se devo giudicare l’impegno dei partiti guardando il numero di manifesti appesi in giro per il Triste Borgo Natio direi che, per fare un esempio casuale, il piddì si è impegnato tanto quanto "Veneto Stato" (ebbene sì, esiste) e nel complesso molto ma molto meno che per qualsiasi elezione comunale. Ciascuno si dia le spiegazioni che crede, ma io quando li vedo ora prendersi il merito del risultato sento ancora più forte del solito l’istinto di sputargli in faccia. Ma c’è un partito molto peggiore del piddì che naturalmente sta attirando i miei sputazzi con la potenza di un’idrovora alimentata a plutonio ed è la lega, quella simpatica accozzaglia di peripatetici psicopatici verdevestiti che non hanno mai, mai espresso una chiara opinione sui referendum, sapendo di non poter sostenere apertamente dei referendum per l’abrogazione di leggi che avevano votato anche loro né di poter apertamente difendere leggi così impopolari, loro che campano solo di populismo, ed hanno pertanto scelto di stare lì, in silenziosa attesa a bordo campo come avvoltoi, per poi ancora una volta saltare sul carro vittorioso. Bossi che dopo le amministrative giudica "attraenti" i quesiti sull’acqua, Maroni che afferma di averli votati e Zaia che a quorum ormai scontato fa sapere di aver votato addirittura quattro "Sì", Zaia che era ministro di questo governo infame, dov’erano quando il governo ha proposto le leggi ed il parlamento le ha approvate, dov’erano in campagna elettorale questi difensori dell’acqua pubblica, delle energie rinnovabili e della giustizia, possa il fulmine colpirli tutti di carambola?




9/6
2011

Quatto Sì

Io al referendum, domenica, vado a votare. Lo so che ci sono buone ragioni per non farlo, tentando di fare vincere i "No" o più pragmaticamente di non far raggiungere il quorum. Lo so che i quesiti hanno poco a che fare con le loro semplificazioni sparate sui pochi manifesti elettorali. Lo so che non faranno cadere il governo. Lo so che a volte la gestione privata ha portato dei benefici, lo so che il nucleare è più pulito ed efficiente di altre fonti energetiche, lo so che Margherita Hack, lo so che Facebook, non darmi del cretino pensando che io vada a votare solo perché mi scassano le palle su facebook da due mesi cento volte al giorno, lo so che non tutti i giudici son buoni, figurati se non lo so, lo so, lo so che dire "eh ma in Italia non saremmo in grado di gestire una centrale nucleare" significa in pratica darsi dei coglioni da soli, lo so che sono strumentalizzazioni e vittimismi, lo so che eventi come Chernobyl ora sarebbero improbabilissimi, lo so che tsunami come quello giapponese ne capitano uno ogni tot goziliardi di anni, lo so che i pannelli solari pure quelli inquinano, lo so che gli sprechi pubblici, il clientelismo ed il nepotismo nelle municipalizzate, lo so che alla fine comunque qualunque sia il risultato dei referendum loro potrebbero fregarsene con un cavillo, un pastrocchio, un decreto, lo so che il referendum ormai ha perso di valore e la democrazia diretta deresponsabilizza l’individuo, lo so che non si va a votare per questioni di principio...

Aspé, questa non la so. Forse si va a votare anche per questioni di principio, non sono sicuro. Per dire che la soluzione contro la cattiva gestione del pubblico non è necessariamente privatizzare, che certi beni vanno gestiti politicamente, che una fonte di energia può essere efficiente fin che ti pare ma che se comporta dei rischi dalle conseguenze terrificanti ed irrimediabili non la possiamo accettare lo stesso, paz, dovremo inventarci qualcos’altro, non so, l’energia dal sole o dal vento o dalle maree o chennesò, consumare meno, ma non me la sento di accendere un mutuo per un milione di anni da pagarsi in scorie perché rischio di non avere la corrente per l’aria condizionata, non ne capisco quanto Zichichi o la Hack ma io non me la sento di correre il rischio infinitesimale di far morire migliaia di persone in caso di incidente e questo non perché siamo italiani e non sappiamo far le cose difficili, abbiamo fatto una città sull’acqua e l’affresco dell’ultima cena e le vacanze di pasquetta ed un sacco di altre cose difficili, ma perché non puoi accendere il climatizzatore d’estate pensando o meglio non pensando che tanto i bidoni radioattivi li manderemo in Somalia e che comunque prima o dopo si deve morire tutti, e infine per dire che beh, prima di tutto la legge è uguale per tutti, almeno in linea di principio, certo, perché poi si sa che non è uguale per niente, ma se cominciamo anche a sancire per legge che la legge non è uguale allora siamo veramente alla fine, e casomai bisognerebbe fare in modo che la legge sia più uguale piuttosto che meno uguale, e insomma forse alla fine vi sembrerà stupido ma io ho un sacco di dubbi sui referendum di domenica ma ciononostante andrò a votare e sulle schede piazzerò quattro belle croci sul "Sì", perché le opzioni "Sì però ho dei dubbi", "No però cercate di non specularci", "No ma non approfittatevene" non sono consentite, solo "Sì" o "No" o "Me ne sto a casa e me ne sbatto", e allora bisogna per forza semplificare e prendere una posizione che magari non si condivide al 100%, ma vogliamo stare a parlarne tutto il giorno? Ho una bidonata di uranio nel portabagagli e se non vai a votare vengo a scaricartela in giardino.




31/5
2011

Dementis ruinas funus et imperio parabat

Si sa che il Lestofante è stato dato per spacciato un sacco di volte e poi è sempre tornato a vincere con brio, si sa che non bisogna distrarsi, non bisogna mollare, si sa che adesso è tutto da vedere, ci sono città piene di problemi da governare, si sa tutto questo, si sa, e ci dedicheremo ad attente analisi del "come" abbiamo vinto, da sud a nord, a est come a ovest, al centro e nelle isole per non farci mancare nulla, senza lasciare alla destra in questo momento nessun posto in cui sentirsi a casa, nessuna roccaforte in cui riorganizzare le forze, del "come" dei candidati nient’affatto moderati possano portare - guarda un po’ - alla vittoria, del "come" Vendola abbia segnato un altro punto contro i disfattisti e di "come" questo dovrà cambiare la strategia del piddì pena l’estinzione del piddì stesso, ragioneremo di tutto questo e terremo gli occhi aperti anche in conseguenza alle neanche troppo velate minacce del Lestofante Capo, che non dimentichiamolo ha dalla sua parte televisioni, giornali, miliardi ed eserciti in divisa e senza. Ma ora, ora, lasciate scaturire per un momento il fanciulletto di formazione classica che è in me, nunc est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus, nunc Saliaribus ornare puluinar deorum tempus erat dapibus, sodales, e cacciate quel Cecubo dalle cantine.




27/5
2011

Gmg and the fabulous unbiased review

E’ ormai un fatto ben noto come i miei amici (e pure Amormio) si bullino di me sostenendo che io di musica non capisco un accidente. E sapete cosa? Magari hanno pure ragione. Non so distinguere le note, non so distinguere gli strumenti e non so distinguere neanche i generi musicali, se mi fate ascoltare una musica e mi dite che è blues, io vi risponderò "ah-ah." ma se poi ribattete "scherzavo, è jazz", io vi risponderò lo stesso "ah-ah", con aria indifferente, e se a quel punto continuate "mannò, è musica psichedelica tedesca!" io non potrei che osservare ancora "ah-ah". Alla quarta volta no, alla quarta parte un cartone. Ciononostante, poiché vivo nell’hinterland extra-tangenziale della periferia dell’impero e qui la musica non è un fatto sociale ma privato, questa mia presunta ignoranza non fa male a nessuno ed io continuo ad ascoltare quel che mi pare facendo ogni tanto "ah-ah" dentro di me.

Stavo dicendo?

Uhm, già. Ieri ho ascoltato per la prima volta il disco di questo sconosciuto gruppo veneziano, i "Giuliomaria Garbellotto ed i Beta Project" come lo intitola itunes. Ci canta e ci suona dentro un mio amico (che si chiama Beta Project) e lo fa anche bene, direi, dato che a me il disco è piaciuto un casino. Cos’è, blues? Ah-ah, può essere. Sono quasi tutte canzoni cantate in inglese, ed a me in genere i gruppi italiani che cantano in inglese fanno schifo ma questo no (e neanche i Records, se è per questo, ma non c’entra). Ci sono alcune canzoni malinconiche (è blues!) ed altre molto allegre e danzabili (è... uhm... funky?) ed anche se in certi casi mi pare strano sentire la voce di Giulio che canta e mi fa sghignazzare, devo ribadire che ’sto disco è cantato e suonato molto bene, non da l’impressione di essere la solita roba registrata in garage col mecbuc, è una roba fina. I testi, a dire il vero, non li ho ascoltati con attenzione e non sono neanche andato a leggermeli sul sito, ma così ad intuito direi che parlano di: grandi amori finiti male, grandi amori che vanno bene (subito prima di finire male), donne che non capiscono niente di quel grand’uomo tormentato da un’adolescenza non risolta che è GMG. L’unica canzone in italiano è invece uno saluto ad una persona scomparsa a cui il cantante era molto legato, un pezzo molto sentimentale che testimonia un grande affetto ed un forte dolore, resi ancora più diretti dalla scelta della lingua natia che a volte è più d’ostacolo che d’aiuto.

Questo è il massimo che io riesca a fare come recensione musicale, ma calcolando che il 90% delle visite a questo bloggo arriva da gente in cerca di "donne nudde" direi che ci si può accontentare. Ed ora qualche breve cenno biografico su Giuliomaria Garbellotto, così che possiate farvi un’idea di cosa andrete ad ascoltare:

Giuliomaria Garbellotto nasce in una grotta nei pressi del Triste Borgo Natio (VI) intorno al maggio del 1980, anno in cui per qualche motivo moriva John Lennon. Il fatto di possedere al 50% sangue partenopeo rese la sua infanzia nelle midlands vicentine soggetta a violenze e soprusi di ogni genere, ivi compreso il famoso scherzo del panino al gatto: durante la ricreazione alle medie, gli altri bambini scambiavano la sua caponata di cozze con un autoctono panino al gatto, e poi lo deridevano mentre lui lo addentava inconsapevole della malefatta.

(effettivamente questo non è uno scherzo, è più un crimine caduto in prescrizione)

Negli anni del liceo, Giuliomaria capì che prendere in giro l’amico Nello non era sufficiente per distinguersi in quanto lo facevano tutti, e decise allora di imparare a suonare la chitarra elettrica e fare il figo alle assemblee d’istituto. La sua fama in quel periodo era oscurata esclusivamente da quella di un altro gruppo musicale che stava facendo piuttosto parlare di sè, tali "Guns n’ Roses", di cui Giulio architetterà la distruzione inviando al cantante Axl Rose lettere piene di deliranti e sperticati elogi della maestria musicale del chitarrista Slash, causando un’insanabile rottura tra i due che in breve tempo li avrebbe condannati all’oblio. Divenuto a seguito di ciò il più ambito musicista sulla scena Borghense, Giuliomaria si sente tuttavia schiacciato dal peso di tanta responsabilità e fugge a New York, dove conduce una vita sregolata frequentando l’ambiente hipster e svolgendo ogni genere di lavoro per mantenersi, purché non comportassero la necessità di lavorare davvero. Tornato in Italia negli anni duemila, si ritira a Venezia dove compone canzoni, suona canzoni e guida barchini, visitando occasionalmente l’ambiente universitario per darsi un’aria intellettuale. Nel 2011 raccoglie attorno a sè dei musicisti molto bravi e non gelosi della sua bellezza e decide finalmente di regalare (dietro modesto compenso) al mondo un po’ della sua musica, pubblicando il primo disco "Queen with no crown", noto anche per il titolo storpiato da alcuni maligni in "Queer with no cow" ma si sa che la gente è cattiva, lasciamola parlare.

Ora a meno che non abbiate la pentola sul fuoco o il cinno che frigna o un dittatore in Libia da bombardare, la cosa migliore che potreste fare sarebbe andare su www.thebetaproject.it e come minimo ascoltarvi le canzoni per poi tornare qui e dirmi cosa ne pensate.




24/5
2011

De rerum Natura

La mia breve esperienza di orticoltore mi ha insegnato che esistono sostanzialmente due tipi di vegetali: quelli che crescono sottoterra e quelli che crescono sovratterra. Nel caso non vi siate mai chiesti da dove arriva quello che mangiate o abitiate, per dire, in zone fortemente urbanizzate come Nu York, Shanghai o Sucate (MI), alla prima tipologia di verdure appartengono le cipolle, le carote, le patate, gli aglii ed i poveri scalogni, che la natura ha voluto beffare con un nome tanto sfortunato. Poi anche le rape, il sedano rapa ed altre cose disgustose che non ho seminato/piantato. Al secondo tipo appartengono le verdure emerse come le zucchine, le melanzane, i peperoni, i pomodori, i fagiuoli, i ceci, i cereali in generale e via dicendo; queste sono le mie preferite perché posseggono un indubbio vantaggio: sai sempre quando sono mature, ma soprattutto sai sempre quando esistono. Come faccio a sapere se sto guardando una pianta di patate, o solo un ciuffo di foglie sotto il quale non c’è nessuna patata? Dovrei estirparla per controllare, ma a quel punto se c’è la patata è spacciata, kartofen kaput, e allora mi tocca aspettare e contemplarle dal bordo dell’orto conservando fede e speranza (e carità) ma fino a quando, fino a quando o mio Signore? Quando sarà pronta la Tua patata, che pur nella Tua infinita saggezza non hai pensato di dotare di un led per segnalare l’avvenuta maturazione?

(Poi ci sarebbe una via di mezzo rappresentata dalle verdure che crescono rasoterra, tipo l’insalata o gli asparagi, ma la storia si sta già facendo troppo lunga)

E’ da notare infine che tra tutte le verdure le più ambigue sono le zucchine, non solo per quella strana sensazione di turbamento che provi mentre ne verifichi la consistenza alla coop, ma anche perché sono le uniche a potersi chiamare anche al maschile senza sentirsi in imbarazzo. Le zucchine, gli zucchini, è uguale. Le patate, non i patati. Le melanzane, non certo i melanziani.

Ora che la maggior parte della gente ha chiuso il browser disgustata dal mio eccesso di simpatia ed è andata a sniffare trielina per ritrovare il buonumore, posso proseguire con i pochi savi rimasti. Colti da un improvviso afflato di bucolicità, Sabato io et Amormio siamo andati a passeggiare in montagna assieme al caro vecchio dolce Pornorambo ed all’amico Diego (nome vero); avrei voluto che venisse anche il Nello ma pare che dovesse lavorare, o come ha ipotizzato qualcuno "stare fino alle sei del mattino davanti allo specchio a fumare leggendo passi di Dostoieski". Non sapendo di preciso dove scarpinare, ci siamo lasciati ispirare dal Diego che ci ha guidato sull’altipiano di Asiago fino all’Altar Knotto. Ora, per quei sei/sette miliardi di persone che non hanno mai sentito parlare dell’Altar Knotto, lasciatemi dire che si tratta fondamentalmente di un grosso sasso piatto che secondo la tradizione veniva anticamente usata per i riti pagani (e qui alzo le mani perché anticamente non c’ero), che si raggiunge tramite un’agevole passeggiata nel bosco e che si affaccia sullo strepitoso panorama della Valdastico. Beh, strepitoso... se si escludono le cave, le fabbriche e le case, a dire il vero. Strepitosinzio. Strepitosuccio. Da quanto ho poi letto sull’internette in giro per l’altipiano ci sarebbero altri roccioni simili considerati magici (secondo l’assodato principio umano che qualsiasi grosso sasso, meglio se dalle forme strane, è in qualche modo magico) ed io che nella vita non ho nulla da fare mi sono immediatamente posto l’obbiettivo di andare a vedere anche gli altri due, perché se c’è una cosa che amo è pormi obbiettivi semplici, assolutamente inutili e riuscirle nel tempo a dimenticarmene. In ogni caso, se volete aggregarvi alla gita di Karmachimico allo Spizeknotto o come knotto si chiama scrivetemi, non so neppure se l’indirizzo e-mail qui sopra funzioni.
A seguito di tutto ciò, dopo una breve sosta al laghetto di Roana dove abbiamo fatto volare gli ombrelloni, siamo andati sul Cengio che è un altro monte dei dintorni e schivando i nuvoloni temporaleschi carichi di pioggia abbiamo percorso alcuni dei sentieri e dei percorsi che i nostri bravi soldati hanno costruito durante la prima guerra mondiale per resistere all’avanzata austriaca sull’ultimo baluardo prima della pianura padana. Ci sono riusciti? Assolutamente no, gli austroungarici hanno conquistato il Cengio in una settimana uccidendo svariate migliaia di persone che senz’altro se ne sarebbero state più volentieri a casa loro. Ed è per questo che ora parliamo tutti tedesco in Veneto, vero? ...No, eh? Allora che razza di ultimo baluardo era, se anche dopo averlo conquistato gli austriaci non sono andati oltre? Mah. Misteri della propaganda bellica.

Arriveranno, un giorno, le foto di tutto ciò.




16/5
2011

It’s a Mullah Shadow

Che volete che vi dica? Che è stato meglio aver giocato a scala 51 e vinto, che mettere linoleum nei vostri salotti?
Se non altro perché non sono capace di mettere il linoleum. Ad ogni modo è primavera, tempo di rinascita, tempo di ribaltare i pronostici e ribaltare berlusconi e fare a lui quello che lui faceva alle letterine. Tempo di infradito, primi bagni al mare e rinfrescanti mojito, se vivessi in un cazzo di paese tropicale invece che nella giungla vicentina. Ma a parte questo non c’è niente che non va, odio il mondo, il governo ed i telegiornali e soprattutto odio il mal di testa, la pioggia, il vento e la ventosità in generale, il lavoro, il capitalismo, il mondo (di nuovo), quelli che guidano l’audi, i ciclisti che vanno in giro appaiati o a gruppi, le tasse, il freddo, il caldo e quelli che si lamentano di tutto. Per il resto direi tutto bene, dai, specialmente perché ieri sono riuscito a fare un pranzino con PornoRambo e Cuginet’ e poi abbiamo giocato a scala 51, ambiziosa variante abbruzzese della scala 40, e siamo andati avanti per ore perché una delle regole è che devo vincere io.


(sono in un periodo che il mondo mi disgusta, ricambiato. Ma a voi no, a voi vi voglio bene.)




2/5
2011

Meno male che siamo il bene

Osama Bin Laden, detto "zio Bin" dai suoi 4.832 nipoti, "Garbage Bin" dai detrattori e "Signor Zio Bin" da parte dei suoi seguaci, nacque nel 1957 a Lavarone (TN), una delle molte Città Sante dell’Islam, da una famiglia molto pia, musulmanamente molto pia. E’ stato del corso della propria vita di volta in volta imprenditore, nababbo, guerrigliero, cronista di Studio Aperto, capo terrorista, capro espiatorio terrorista, palazzinaro e per otto stagioni cameraman dell’Isola dei Famosi, dimostrando quindi una spiccata propensione ai lavori di merda che nessuno vuole più fare. 

Biografia
Diciassettesimo di cinquantaquattro fratelli, durante l’infanzia ebbe poche occasioni di sentirsi solo ma questa situazione non mancava di procurargli dei disagi anche gravi, soprattutto quando tutta la famiglia andava al mare su una vecchia 128. Ben presto il giovane Bin decise di affrancarsi da quella difficile situazione ed avviò una fiorente attività economica, in associazione con la famiglia reale Saudita e Vittorio Emanuele di Savoia. Fu un periodo molto duro, in cui dall’alba al tramonto ogni momento veniva dedicato al lavoro, ogni pensiero veniva dedicato ad Allah ed ogni centesimo veniva messo da parte per comprarsi la pleistescion, ma dopo quindici giorni suo padre morì e Bin Laden, volente o nolente, dovette diventare miliardario. In questi casi la maggior parte delle persone reagisce con un lutto più o meno duraturo e sofferto seguito da una lunghiiiiiiisssima vacanza ai caraibi ma Binny, ribelle anticonformista, decise invece di farsi crescere la barba ed andare a combattere i russi sul fronte afghano. Come è capitato a molti, fu questo episodio a cambiare la sua vita. L’esperienza della guerriglia contro i comunisti gli permise di conoscere ed apprezzare la durezza della vita militare, le asperità di un ambiente ostile e l’allegra serenità donata da un attentato ben riuscito, oltre che di venire in contatto con fieri compagni di lotta come i talebani, John Rambo, Gasparri* e la CIA, quest’ultima sua principale fornitrice di armi e principi liberali. Terminata la guerra con la sconfitta dell’esercito sovietico l’esultanza di Bin Laden fu di breve durata; aveva poco più di trenta milioni di dollari, poco più di trenta mogli e poco più di trent’anni, l’età in cui uno o si compra l’ipad o decide di smetterla di gioire per le guerre degli altri e mettersi in proprio. A metà degli anni Novanta fonda la celebre griffe Al Qaeda, che esordisce firmando l’esplosione di una nave americana parcheggiata dinanzi allo Yemen. Perché? Perché gli Stati Uniti sono nemici dell’Islam e fomentatori di peccato, e perché lì ci doveva parcheggiare il suo yacht. Altri sanguinosi attentati contro obbiettivi americani lo fanno presto diventare noto in tutto il mondo, tranne che in America. Frustrato, egli decide di organizzare il più terribile attentato terroristico che abbia mai avuto luogo al di fuori di un regolamentare e civile conflitto bellico, mandando alcuni aerei a schiantarsi contro le torri gemelle americane e provocando tra le altre cose:

- migliaia di morti che non c’entravano un cazzo
- due guerre e molte altre migliaia di morti che c’entravano ancora meno, per vendetta e rappresaglia
- ulteriori attentati di rappresaglia alla rappresaglia
- and so on

Indubbiamente, da quel giorno il marchio Al Qaeda è diventato piuttosto famoso, con uffici di rappresentanza in tutto il mondo. Zio Bin decise a quel punto di ritirarsi dietro le quinte e limitarsi a dirigere il potentato del terrore che aveva creato, accarezzando persiani albini (nel senso dei gatti) e pianificando altri spassosi modi di compiacere Allah, nonostante secondo molti a discapito di quest’ultimo si possa notare come mai Maometto abbia parlato specificatamente di aeroplani, stazioni della metropolitana o bombe, limitandosi ad un generico e diversamente interpretabile "Al mio segnale scatenate l’inferno".

(scusa Allah non uccidermi)

Per molti anni è calato un impenetrabile mistero su quale fosse il rifugio segreto di questo barbuto sultano del male, lo si immaginava nascosto in una caverna in afghanistan o magari in una caverna in pakistan, alcuni addirittura si spingevano ad ipotizzare che fosse nascosto in una caverna nel caucaso o in una caverna nel bel mezzo del centro di Orlando (FL), ma nessuno sospettava fino ad oggi che egli si celasse in una sordida villetta prefabbricata alla periferia di Unabotta, poco lontano da Islamad. Sul serio, Bin, che storia è questa? Una villetta? Assieme alla moglie e ai figli...? E la caverna? E le segrete in cui torturi i tuoi nemici? E lo schermo gigante su cui spii ogni loro mossa? Ed il fossato? I coccodrilli? Il vulcano con l’occhio di Sauron fiammeggiante? Ma che razza di cattivo sei, Bin? Naturalmente Osama Bin Laden non può più rispondere a queste ed alle molte altre domande che avremmo voluto porgli, in quanto è stato recentemente sopraggiunto da un gravissimo attacco di morte. O come dicono i media occidentali, così civili e compassati nell’affrontare il mistero della morte, è stato ucciso, freddato, ammazzato, eliminato, annichilito, terminato. Non ci credete? Bene, presto il suo cadavere trapassato dai fori di proiettile verrà mostrato, esposto, analizzato e possibilmente anche smembrato e diviso in piccoli pezzettini affinché ogni americano, ogni persona che ha a cuore la libertà, la democrazia ed i valori della società occidentale possa averne un brandello sanguinolento da tenere sul comodino. Ovviamente alcuni menagramo potrebbero far notare che la premiata ditta Al Qaeda è ancora ben attiva e funzionante e che in questo momento ogni terrorista del mondo sarà lì che si scrocchia le dita e tira fuori il tritolo dal congelatore, ma perché rovinare la festa al mondo libero?

Eredità culturali
Troppe, tutte negative. Tra queste non dimentichiamo la rielezione di George W. Bush, interminabili dibattiti con Giulietto Chiesa, la monopolizzazione di uno specifico giorno del calendario, un film di Michael Moore ed almeno una decina di puntate di Voyager, ognuna delle quali sarebbe sufficiente a giustificare la sua morte se in occidente non esistesse la radicata convinzione che un criminale vada rieducato, non punito e che comunque ad un reato per quanto sanguinoso non vada risposto con la vendetta, men che mai fisica, abitudine che invece era diffusa presso i popoli primitivi ed anche adesso in culture meno evolute.




* C’è da dire che in tutti i suoi videommessaggi diffusi dopo l’Undici Settembre, Bin Laden esordiva negando di aver mai conosciuto Gasparri.




11/4
2011

Tutto ricominciò con un’estate anguàna

ATTENZIONE! Questo post contiene una marchetta spudorata ad un libro di prossima uscita, abilmente mimetizzata in paragrafi subliminali sparsi qua e là attorno al resoconto apparentemente insignificante di banali episodi di vita provinciale. Nessun cimbro è stato ferito durante la realizzazione di questa marchetta e nessun euro è stato intascato (figuratevi).

Questo fine settimana estivo di inizio Aprile l’ho trascorso prevalentemente in orto, a zappare la terra e strappare le erbacce e piantare piantine e seminare semi. Yep. Sono diventato un coltivatore diretto, proprio il lavoro che mio padre sognava per me e che io mi sono sempre ben guardato dal fare in sua presenza. Una volta ero contrario alla coltivazione dell’orto per due motivi:

1. a causa delle piogge acide e dell’inquinamento le verdure dell’orto rischiano di essere comunque poco sane;
2. è faticoso.

Devo specificare quale delle due era la motivazione prevalente? E quale delle due era accampata solamente come scusa per evitare il lavoro? Mannò, se state ancora leggendo siete senz’altro persone intelligenti. E poi cosa ne so io di dove vengono coltivate le verdure che compro al supermercato, probabilmente la camorra fa arrivare le mie zucchine direttamente da Cernobyl. E poi dicono sia fondamentale il chilometro zero, ma nel mio caso dev’essere proprio zero perché io già a chilometro uno ho un inceneritore che brucia la merda tossica di tutto il veneto, quindi scordatevi la buona polentina con il mais maranello, il mais maranello se lo fai passare sotto un contatore geiger secondo me lo puoi accompagnare solo con il sushi di Fukushima, per cui questa è la lunga storia di come mai sono tornato a coltivare l’orto. Oltre al fatto che fino a poco fa non avevo alcun orto da coltivare, ma questa è un’altra storia che a voi non interessa.

Certamente ricorderete "La Valle dell’Orco", il libro che ha segnato una generazione, quindi non è affatto necessario che io vi ricordi che si tratta di un romanzo ambientato nelle contrade montane che circondano il mio Triste Borgo Natio, che riportava in auge il tema delle origini cimbre di queste terre e che narrava di un’orrida serie di delitti conclusasi [SPOILER] con un’azione di eclatante furbizia da parte del più autolesionista dei protagonisti di romanzo. Il libro che ha cambiato per sempre la mia infanzia, anche se è uscito solo un paio d’anni fa. Rinfrescata la memoria? Bene, umettatevi i pollici e preparatevi ad un’altra escursione a Cimbrolandia, perché l’autore (=il tizio che scrive i libri) mi ha testé informato che sta per uscire con un nuovo romanzo, anche questo ambientato nelle immediate vicinanze di casa mia, anche questo presumibilmente ricco di inquietanti omicidi e di fantasiose etimologie paleocimbre! E’ il vostro entusiamo questo boato che sento? 
(spero di sì)


A parte questo zappare e seminare come un gentiluomo d’altri tempi, sabato sono andato ad una cena di reduci degli anni Settanta. E’ stato molto bello ed istruttivo, sono pochi i frichettonni sopravvissuti all’eroina, al riflusso ed al pidì, certo sbevacchiano e sfumicchiano come se non ci fosse un domani ma hanno un sacco di bei libri (praticamente tutto l’Eternauta) e quei dischi neri di plastica che si appoggiano sul girapiatti e ne esce la musica ed ascoltano di quella musica che adesso non se ne sente più in giro, tipo hanno messo su Bob Marley e poi i Wild Cherry e i Traffic, e da lì è nata una discussione colta (per quanto l’alcol e le spezie consentissero) su John Barleycorn e Jack London ed il turismo nudista. E pensavamo io et l’Amor mio che se per noi non è facile vivere in questa società degenerata senza più Marx né valori per loro dev’essere ancora più difficile, per loro che si sbattevano per un mondo migliore ed invece se lo sono visti diventare sempre peggiore e però vanno avanti senza mollare, si fanno tutte le manifestazioni, camminano a piedi scalzi e rollano da professionisti. 

Il nuovo romanzo si intitola "L’ultima Anguàna" e se sapete cos’è un’anguana sapete benissimo che c’è da aspettarsi un sacco di sesso, boschi e sangue, altrimenti è il caso di specificare che non ha nulla a che vedere con le anguille quindi non è quel genere di sesso e sangue che dovete aspettarvi. E quando potremo mettere le mani su questo gioiello? Se non siete già partiti di corsa per andare in libreria avete fatto bene, perché lo troverete solo a partire dal 15 Aprile che tra le altre cose è anche il compleanno dell’amico Nello, che saluto con affetto pur essendo egli sannita anziché cimbro e totalmente fuori luogo in questo paragrafo.

Un’altra cosa che mi è successa è che è passato un tipo per una "distribuzione speciale" porta a porta di Lotta Comunista, "un giornale scientifico". Prima di tutto, qual è la distribuzione ordinaria? Devi andare a prendertelo in Corea del Nord? Perché non ricordo di averlo mai visto in edicola, compagni. In secondo luogo, in che senso un giornale scientifico? Avete un ingegnere in redazione? Perché anche se so che è sbagliato giudicare un libro dalla copertina (ma lo faccio lo stesso), da un giornale scientifico mi aspetto nomi tipo "The Mathematical Intelligencer" o "Focus" o "Playboy", mentre "Lotta Comunista" mi comunica un vago senso retrò di rieducazione politica. Si potrebbe almeno trovare un compromesso, tipo, "Conflitto sociale teso al raggiungimento di un’utopica società di eguali in senso Marxista-Leninista", magari abbreviato in qualche modo. In ogni caso, questo tipo se ne vagava per la periferia veneta come una pecora in mezzo ai lupi con il suo pacchetto di giornali sottobraccio e tutti i miei vicini di casa lo allontavano a male parole, per cui io invece gli ho smollato un euro e mi sono comprato una copia. Anche perché lo so cosa succede a chi torna al furgone senza avere venduto neanche una copia, l’ho letto su Focus. Il tipo è stato così felice, pur continuando a rassicurarmi che si trattava di un giornale scientifico, che per un attimo si è quasi dimenticato di chiedermi il numero di telefono per contattarmi in caso di manifestazioni, riunioni, dibattiti. Gli ho dato quello di Pornorambo.

In ogni caso, sento che questo sarà il romanzo che darà nuova linfa alle mie presunte e del tutto infondate pretese di ascendenza cimbra nonché alle lunghe e violente discussioni sull’argomento con Amormio e come avrete forse intuito sono entusiasta della cosa tanto che in attesa di leggerlo vi ci butto giù una manciata di punti esclamativi così a cazzo da spedire ai vostri amici e parenti: !!!, !!!, !!!

P.S.: L’artefice di tutto questo, il tizio che ha svegliato questo demone cimbro che mi rugge nelle vene (si fa per dire), si chiama Umberto Matino (con una "t"). Volevo evitare di nominarlo perché uno si deve interessare al romanzo e non all’autore, ma poi ho pensato che ci sono anche scrittori che menano.




5/4
2011

Un tizio che uno di questi giorni gli succederà una cosa e non saprà neanche perché.

Ultimamente c’è ’sto tizio, quando passo per tornare al lavoro al pomeriggio, che se ne sta su una panchina a leggere. Io me ne passo in macchina all’una e quarantacinque, per esempio, ma possono essere anche l’una e quarantaquattro o l’una e quarantasei, ho una certa flessibilità d’orario, e lui se ne sta lì, sotto gli alberi che costeggiano il torrente, su una panchina di legno non ancora deturpata dai vandali, a leggere un libro. Neanche tutti i giorni, solo quando c’è il sole o è bel tempo. Io passo di lì anche quando fa brutto, sia chiaro, vado a lavorare anche quando il cielo è coperto, quando c’è vento e persino quando piove, ma lui no, lui probabilmente in quei giorni all’una e quarantacinque (circa) se ne sta a leggere in salotto, o persino a letto, mentre quando fa bello io passo e lui se ne sta su quella panchina o nei paraggi, oggi per esempio passeggiava lungo la pista ciclabile con la testa china sul libro, forse per sgranchirsi le gambe, forse perché c’era troppo sole, io passavo in auto e lui camminava leggendo ed io pensavo, ma guarda un po’ questo figlio di puttana che cammina leggendo, di solito legge spaparanzato sulla panchina in maniche di camicia con un braccio dietro lo schienale come se non avesse nessun pensiero al mondo, a gustarsi questo piacevole sole primaverile ed il fruscio delle foglie e tutto questo genere di cose, ma possibile che non abbia nient’altro da fare, a quest’ora del giorno poi, non ha un lavoro, non ha una famiglia, dev’essere una specie di scoppiato, uno di quelli che perdono il lavoro e vanno in depressione e si mettono a leggere i libri sulle panchine mentre la gente normale (io) va a lavorare e poi tornano a casa (loro) ed uccidono la famiglia (che comunque non hanno) e poi se la mangiano, e chissà che libro sta leggendo ’sto figlio di Androchia, guarda come se lo gusta, chiaramente indossa occhiali da sole perché altrimenti il riflesso del sole sulla pagina candida gli ferirebbe gli occhi, ma si capisce dalla piega della bocca e dalla postura rilassata che ci sta proprio cavando gusto, il maledetto, questo pensavo casualmente oggi come ogni giorno mentre gli passavo accanto in macchina per andare a farmi altre quattro o cinque ore di lavoro mal salariato, in quei due virgola otto (virgola sette, virgola nove) secondi che scorrono tra quando lo avvisto sulla sua panchina e quando me lo lascio alle spalle, il parassita, e comunque chi se ne frega, sono sicuro che lui il suo libro la sua panchina il suo viale alberato il suo torrente i suoi occhiali da sole ed il suo sole sono tutti e ribadisco tutti completamente acerbi.