21/3
2011

Lo scatolone di rabbia

Mi sento un po’ in imbarazzo, in questi giorni, per via di questa faccenda della guerra in Libia. Guerra, poi. Missione umanitaria, peacekeeping, chiamatela con l’eufemismo che preferite. Il ministro degli etseri Frattini oggi ha dichiarato "no alla guerra", quindi questa non è una guerra, ma d’altra parte mi sembra che subito dopo abbia anche dichiarato la propria contrarietà al latte versato ed ai buoi fuori dalla stalla, quindi non so che pensare. Il fatto è che a me Gheddafi sta sulle balle, ma non da adesso, da prima, da prima ancora, fin da quando sono piccolissimo mi è sempre stato sulle balline Gheddafi, ricordo di quando ci tirava i missili e faceva svolazzare i mig sopra la Sila, però allo stesso tempo sono anche contrario a ricambiare il favore riempendo lui ed i suoi concittadini di missilate sulla testa. Sono un bel paraculo, vero? Già, me ne rendo conto. Molto meno di quanti per decenni hanno chiuso gli occhi sulle porcate del dittatore libico, o peggio ancora hanno chiuso gli occhi e finanziato, o peggio ancora hanno chiuso gli occhi, finanziato, baciato le mani ed ora gonfiano il petto dichiarandosi pronti a riportare la democrazia nel mondo, democrazia che per loro evidentemente significava campi di concentramento nel deserto e torture e culto del capo e dittatura. Questi falsi tirannicidi con la coscienza e le mani sporche si muovono troppo tardi, con i mezzi sbagliati e solo per il proprio interesse, ma vogliono essere venerati come eroi. Io sono contro Gheddafi, contro la dittatura ed anche contro di loro, che fino a poche settimane fa erano amici di Gheddafi ed ora lo vorrebbero rimpinzare di bomboloni all’uranio impoverito. Non sono neanche un pacifista a prescindere. Capisco che a qualcuno fare la guerra possa piacere: serberò a lungo il ricordo del nostro ministro della guerra La Russa, che evidentemente sognava questo momento fin da quando era ragazzino, che annunciava l’intervento militare con il volto emozionato e turgido, mentre con maschia fierezza eiaculava orgoglio da tutti i pori, tanto che mi è venuto da temere pure per la sorte di Istria e Dalmazia. Capisco che per alcuni altri, magari anche in buona fede, questo sia il mezzo più pratico ed efficace per togliere di mezzo il cattivo della situazione. Altre volte ci ho creduto anch’io, e la storia successiva ha sempre dimostrato che avevo torto, che mi ero lasciato prendere in giro. Non porteranno la pace neanche stavolta, le nostre bombe umanitarie, le nostre bombe intelligenti che selezionano i propri obbiettivi con accuratezza e precisione: accuratamente e precisamente dove servono gli interessi economici e politici di chi le sgancia. E ancora una volta l’ONU e le sue risoluzioni tardive ed ambigue vengono usate come scusa per imporre le scelte di una manciata di Stati, oggi in modo ancora più grave perché avviene in contrasto con il parere di altri Stati che tanto irrilevanti non sono, come la Russia, la Cina, il Brasile e persino la Germania. Ma tant’è, si va avanti, ad ogni costo: non ad aiutare la Libia, o i libici, ma a conquistarla. O a riconquistarla, nel nostro caso.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




10/3
2011

Il processo creativo

Giusto per chiarire, a me di questa riforma della giustizia non interessa una fava. Separazione delle carriere, doppio csm, responsabilità civile dei magistrati... niente, davvero, non mi solleticano, non so che farci. Diciamo che ho dei pregiudizi, per usare un’espressione del nostro cosiddetto ministro della cosiddetta giustizia Angelino Al Fano: siccome sospetto che questa riforma avvantaggi il Prez, pregiudizialmente sono contrario, pregiudizialmente mi sembra un inutile cumulo di minchiate allestito più che per infastidire, per minacciare i giudici. Non mi è ben chiaro che vantaggi ne tragga il Prez, a dire il vero, ma non mi risulta che abbia mai fatto una legge che non fosse finalizzata a fargli guadagnare qualcosa (tempo, libertà, soldi, donne, buoi, paesi tuoi). D’altra parte, non è che io sia contrario tout court ad una riforma della giustizia: la giustizia fa abbastanza schifo, da queste parti. Anzi, a dire il vero, mi sembra proprio che viviamo in una società ingiusta. C’è gente - figuratevi - che guadagna un sacco di soldi senza fare un cazzo ed altri che invece si smazzano in fabbrica per poche centinaia di euro, gente che non lavora perché il padre padroncino gli passa pure i soldi per la bamba e gente che non lavora perché non ha un lavoro, ci sono donne che non vengono assunte perché c’è il rischio che un domani possano rimanere incinte e donne che diventano ministre facendo i bucchini, semianalfabeti che vengono eletti consiglieri regionali per via di un cognome famoso e laureati che passano le giornate al call center prima di essere sbattuti fuori anche da lì, ci sono manager che guadagnano venti volte un operaio, trenta volte, un trilione di volte, ci sono amministratori che truffano le banche e non vanno in galera, banchieri che truffano i risparmiatori e non vanno in galera, imprenditori che lasciano morire i lavoratori e non vanno in galera e ci sono tossici che vanno in galera e non tornano più a casa, ci sono cocainomani in ogni cda ed in ogni caserma ed in ogni porsche di questo paese e ragazzi che vengono fatti fuori di botte se escono fuori fatti di notte, ci sono milioni di persone con milioni di cose da dire che se ne stanno zitte e pochi cialtroni che controllano ogni mezzo di comunicazione e blaterano e definiscono la cultura e ci sono persino, questo è proprio da pazzi, inquisiti e condannati in parlamento a legiferare sulla giustizia e queste sono solo alcune delle ingiustizie che vedo, che sento, che soffro, per non parlare di missioni di pace, mutui sulla casa, multinazionali, amori non corrisposti, chiesa cattolica, belle ragazze depresse e giovani tristi, c’è un sacco di ingiustizia in questo paese, in questo sistema, ci sono ingiustizie sociali e politiche, ingiustizie razziali e di genere, grossissime ingiustizie economiche, ma a ricordarle si passa per populisti, per qualunquisti, magari nei giorni buoni persino per sovversivi o per comunisti, non sono questi i problemi della giustizia, mi dicono, i problemi della giustizia sono i giudici prepotenti e i processi troppo lunghi o i reati di Berlusconi, cosa c’entrano le ingiustizie con la giustizia, forse è solo un’idea mia che la giustizia dovrebbe essere giusta e che una giusta riforma della giustizia dovrebbe rendere la giustizia più giusta, che una giustizia ingiusta dovrebbe essere riformata, abolita, condannata e quindi grazie, scusate, non sono un legulejo e non me ne intendo molto e forse ho fatto un sacco di confusione ma io di una riforma che mi sdoppia il csm ma non risolve nemmeno una delle ingiustizie che interessano a me non me ne faccio niente, non la leggo neanche, sono pregiudizialmente contro, sono la sinistra del no ed anche un po’ la sinistra del vaffanculo.




1/3
2011

Queen with no cow

Io lo so che nel mondo in questi giorni stanno succedendo cose turpi e/o bellissime e che dovrei forse commentare quelle* o gli ultimi pericolosi colpi di coda del caimano morente, ma preferisco invece annunziarvi che oggi è stato pubblicato il sito del nuovo progetto musicale dell’amico Julio Maria Gonzales Garbelodos, che questo musicoso s’intitola The Beta Project (anche se per coerenza avrebbe dovuto chiamarsi The Beta Maria Project) e che il sito su cui dovete sitare è www.thebetaproject.it. Ma non vi direi niente di tutto ciò se su questo sito non fosse scaricabile il primo singolo e se questo non fosse non solo gratis come è giusto che sia, ma anche sorprendentemente bello e ve lo ggiuro, io l’ho appena ascoltato infilandomi le cuffiette spocchiosamente convinto di ascoltare le solite robette italiane sfigate, le musichette carucce ma che proprio non gliela fanno, ed apparentemente la canzone parte proprio così ma dopo neanche tre secondi si evolve e diventa una cosa meravigliosa, roba che come si suol dire non sembra neanche italiana, tanto che se anche il resto del disco è così vien voglia di comprarlo coi soldi veri ed uno pensa questi diventeranno importanti e sarebbe anche invidioso ma poi pensa a Julio e dice Non posso essere invidioso di uno con quella faccia lì (scusa Julio) però è proprio bravo, finalmente almeno un amico di cui non ci si deve vergognare (scusa Nello).

E su, quel che dovevo dire io ve l’ho detto, ora andate e scaricatene tutti.






* in due parole, in posti che noi conosciamo solo per i villaggi vacanze gente che noi conosciamo solo come immigrati muratori spacciatori terroristi si fa sparare per valori kitsch come libertà e democrazia che noi conosciamo solo per averli visti nei film americani. E intanto, quelli che "dovremmo aiutarli a star meglio a casa loro" stanno a guardare, gli altri invece pure.




21/2
2011

Be your own Mazzini

Ve lo confesso, io me ne starei a casa, sul divano, ancora mezzo influenzato, a guardare film d’azione cinesi con le tapparelle abbassate, bevendo liquori forti in questo clima da basso impero, mentre in televisione scoppiano rivoluzioni, scoppiano dibattiti, l’europa attonita se ne sta a guardare mentre i popoli che aveva affidato a solidi portinai si riprendono la libertà ed il diritto, per farne cosa si vedrà, me ne starei attonito anch’io, imbottito di antivirali democratici ed occidentali, lacerato tra il mio animo illuminista ed il pragmatismo asburgico, tra Voltaire e Bismark, a fare aeroplanini di carta con la dichiarazione dei diritti dell’uomo mentre m’interrogo sul destino degli oleodotti, a ciondolare in pigiama verso il frigo mentre in strada non passano manifestazioni, mentre si attendono sconvolgenti rivelazioni e cambi di governo, senza neanche saper bene dove siano Bengasi o il Bahrein o il Wisconsin, annichilito da psicofarmaci a maggioranza semplice me ne resterei su questo divano a leggere intercettazioni, a veder sbarcare barconi, a cercare bambini scomparsi, mentre scoppiano festival di musica leggera ad ogni lancio d’agenzia spero in un tirannicidio, in un duemiladodici, un terremoto, una rivolta degli immigrati, una carboneria, una brigata ninja silenziosa e letale e vedo solo ignavi che odiano gli indifferenti ed indifferenti che odiano tutti indistintamente, ben educati valletti che dicono sempre di sì, cinici che per non sbagliare non credono più neanche a se stessi, tutti in attesa, tutti sospesi, tutti ragazzi interrotti, micce tagliate un secondo prima dell’esplosione, tutti pronti a dire che loro erano sempre stati contro, sempre stati a favore, loro, comunque liberi, mai intercettati, tutti in fondo ansiosi di sapere cosa succederebbe se anche a noi staccassero telefoni ed internet, se anche a noi ci manganellassero in massa, se ci bombardassero in piazza, vedere se finalmente ci scuoteremmo dal nostro torpore bicamerale con soglia di sbarramento, se come muli intontiti dal digitale liberale a furia di bastonate sulla groppa infine ci muoveremmo, noi famosa società civile, me ne starei a casa, barricato fuori, con il telefono spento, barricato dentro, me ne starei ad aspettare la fine del mondo o quantomeno del pidielle, se credessi agli aventini ed alle torri d’avorio, taglierei i ponti con chiunque mi abbia deluso e lancerei petardi dalla finestra a chi si avvicina, mi fingerei pazzo e darei fuoco alla casa e ricomincerei a fumare se pensassi davvero, davvero, che solo l’asteroide l’alieno l’onu la musica l’amore ci possono salvare, mentre qui c’è tutto un mondo che aspetta, invero un po’ scocciato, di essere distrutto e ricostruito.

Brasato, se preferite.

E davvero, davvero, non verrà qualcuno a farlo al posto nostro. Non un magistrato. Non un kamikaze. Non Gianfrancofiny. Non la Rosybindi. Non uno scrittore. Non un cantante. Non un faccendiere montenegrino. Non la mafia russa. Non una portaerei piena di tunisini incazzati. No-fuckin-body. Solo noi e la febbre.




15/2
2011

Il gelo sopra Stoccolma

Non so cos’abbiate fatto voi Sabato sera, io me ne vagavo per i vialetti ghiacciati dello Skogskyrkorgarden, l’immenso cimitero di Stoccolma, a cercare tra le fila di lapidi sepolte dalla neve la tomba di Greta Garbo, diva del cinema muto.

E’ andata così. C’è quest’amica serba di Amormio che per motivi suoi da qualche tempo abitava a Stock, ed ora che per altri motivi sempre suoi deve sloggiare ci ha invitato per qualche giorno in città, così da condividere con noi l’ebbrezza della vita nelle terre selvagge. Noi, pur consapevoli della latitudine ostile, non ci siamo fatti scappare l’occasione, abbiamo messo in valigia tutti i maglioni che la grettezza di Ryanair ci consentiva di portare e siamo partiti.

Il volo non è andato affatto male e l’atterraggio notturno sulla pista coperta di neve è stato spettacolare, soprattutto considerando che il pilota era uno stagista Ryan. Una volta sbarcati dall’aereo, nel piccolo aeroporto periferico di Salkåzza, la mia prima sensazione è stata

 

 

[F R E D D O]

 

 

di trovarmi in un luogo che presenta caratteristiche estremamente avverse alla presenza della specie umana, o almeno alla mia. La Swezia, mi sono reso conto in un istante, non è solo la gigantesca sconfinata distesa di mobili ikea e macchine volvo che immaginavo, ma una gigantesca sconfinata distesa di prati candidi ed alberi che con una caparbietà degna di ammirazione affondano le radici nella terra gelata attendendo pazientemente il proprio turno per essere trasformati in mobili ikea. Una gigantesca sconfinata distesa di nulla ghiacciato.

Appoggiate le valigie a casa dell’amica serba, che d’ora in poi per comodità chiameremo Zorkinica, siamo rimasti a chiacchierare e a raccontarci i fatti fino a notte fonda, guardando la neve cadere. In Swezia, prima scoperta, non usano le tende alla finestra ma appoggiano una lampada sul davanzale convinti che in questo modo non si riesca a vedere all’interno. Amici swedesi, vi sbagliate! Vedevo tutto! Non che ci fosse granché di interessante da guardare, peraltro.

Il giorno dopo, mentre il vento spazzava la neve dai tetti e la temperatura scendeva verso abissi mai visti, per prima cosa siamo andati a fare la spesa alla Coop. Seconda scoperta, anche in Swezia hanno la Coop. Terza scoperta, hanno delle verdure così tristi e striminzite che probabilmente sono quelle buttate via dalla Coop italiana. Tra zucchine e peperoni incellophanati uno per uno come reliquie e ciuffi di radicchio che sembrano scampati ad un incidente automobilistico, credo che le uniche verdure autoctone della Scandinavia siano le patate e le rape. In compenso, gli scaffali sono colmi di insaccati dall’aspetto improbabile, salse di ogni genere e cibi pronti, eppure - quarta scoperta -  non esistono swedesi grassi. Non so se li mangino o li caccino dal Paese o se dipenda dal metabolismo, ma non ho visto nessuno sovrappeso, nessuna rotolante palla di ciccia nordica vagare per le strade dopo essersi ingozzati di wurstel di renna. Quinta scoperta, vendono la carne di renna al supermercato. Sesta scoperta, usano veramente quelle macchine che tu ci metti dentro le bottiglie di plastica vuote o le lattine o il vetro ed in cambio ti danno i soldi. Soldi in cambio di rifiuti! Se ne installassero in Italia, la gente passerebbe le domeniche a ripulire i boschi e le spiagge! I tossici ti fermerebbero per strada a chiederti se per caso non hai un po’ di monnezza da regalargli! Ma invece no, noi siamo furbi, noi incentiviamo la differenziata con le promesse di un mondo migliore.

Verso sera, prendiamo finalmente la metro e andiamo a fare una passeggiate nella città vecchia. Sarà stata la neve, i lumini alle finestre, le insegne che penzolavano sui vicoli o il fatto che non ci fosse nessun altro ad arrischiarsi per le strade gelate, ma per quanto mi riguarda è stato amore a prima vista. Di giorno certamente fa un effetto diverso, sconta la presenza dei turisti e le botteghe aperte, ma quella notte pareva di essere entrati in una fiaba nordica, almeno fino a quando abbiamo dovuto infilarci nell’androne di un museo a scaldarci un poco. Sesta scoperta, in Swezia hanno le panchine di marmo con il sedile riscaldato, e chiunque abbia inventato questa cosa merita una sfilza di premi nobel. Per cena siamo andati in un ristorante italiano gestito da serbi, dove ho mangiato il miglior filetto al pepe verde con salsa misteriosa che io abbia mai mangiato in vita mia, nonché credo l’unico. Pare che Stoccolma sia piena di serbi, o forse è l’impressione che ho avuto io girando sempre con dei serbi.

Il giorno dopo, Sabato, abbiamo fatto molti altri passi per il centro cittadino, ci siamo fermati a mangiare un panino e poi come al solito abbiamo cominciato a girare con la metro ed i commuter per raggiungere gli angoli più sperduti della città, le periferie degradate. Settima scoperta, Stoccolma non ha periferie degradate. Anche nei quartieri dormitorio, i satellitari dove vivono molti immigrati e si fa fatica a trovare una farmacia o un giornalaio, ci sono parchi giochi e piste ciclabili ed interi boschi tra un condominio e l’altro. Se c’è una cosa che non manca in Swezia è lo spazio, e lo usano con prodigalità. Ottava scoperta, gli Stoccolmesi parlano tutti inglese e rispondono sempre quando chiedi un’informazione, anche se inizialmente sembrano un po’ restii. Nona scoperta, sono restii perché non sanno la risposta, non conosco un cazzo della loro città o della stazione della metro in cui lavorano, ma rispondono lo stesso per educazione. A caso. Ti dicono Sì, mi pare che da quelle parti ci sia un cambiavalute. E non c’è. Ti dicono Sicuramente se vai da quella parte lo trovi, e la risposta regina a tutte le domande: Sempre dritto. Un buon 75% delle domande che ho fatto ha ricevuto come risposta "Sempre dritto, non puoi sbagliare" e nel 100% dei casi sono andato sempre dritto e mi sono sbagliato, sono tornato indietro, ho chiesto indicazioni ad un’altra persona e mi ha ripetuto la stessa cosa ed io ci sono cascato di nuovo, rischiando più volte di salire su un treno per Oslo. 

Il nostro peregrinare, come dicevo, ci ha portato infine a Skogskyrkorgarden, uno dei pochi posti dove se proprio dovessi morire vorrei essere sepolto. Grandi spazi, alberi, neve, semplici lapidi senza tante croci o frizzi e lazzi ed un’atmosfera più riflessiva che lugubre. E poi c’è Greta Garbo. Io con la Garbo ho un rapporto speciale, perché è una delle poche grandi dive del cinema di cui non ho visto neanche un film. In compenso ho visto la sua tomba, una semplice lapide di marmo con incisa la firma, senza date o foto, e due rose rosse che qualcuno aveva portato.

La mattina dopo la sveglia ci ha strappato dal sonno alle cinque e mezzo, abbiamo fatto una frugale colazione e ci siamo poi precipitati a prendere l’autobus per l’aeroporto. Anche in questa occasione l’abitudine swedese di dare indicazioni a caso non ci ha aiutato, e sicuramente avremmo perso autobus e aereo e tutto e saremmo stati costretti a vagare per sempre per quelle lande artiche se non ci fossimo imbattuti in un tassista serbo da cui la cara Zorkinica è riuscita ad ottenere delle informazioni precise ed affidabili. Decima scoperta: Stoccolma ha sempre un serbo in serbo nel momento del bisogno.

 

Note a margine sparse: la temperatura non è mai salita sopra i -4 neanche durante le ore più calde della giornata, che comunque non esistono. Gli swedesi hanno sei possibili tonalità di capelli: immigrato, castano, biondo, molto biondo, estremamente biondo, regina delle nevi. Se ti piace il modello Galadriel, in Swezia troverai sicuramente la ragazza dei tuoi sogni. Lì si possono ancora usare le gomme chiodate. Hanno l’abitudine di masticare tabacco. Hanno un sacco di bagni pubblici. Nei supermercati non si possono comprare alcolici di gradazione superiore al 3,5%. Credono che il pesto alla genovese sia una salsa da usare come condimento.




7/2
2011

Ridere ancora

Mi sono giunte lamentele perché ultimamente aggiorno di rado il bloggo. Va beh, mi è giunta UNA lamentela, da parte di un amico incontrato sabato in discarica, e non era PornoRambo, nonostante sabato in discarica abbia incontrato anche lui, perché qui al Triste Borgo Natio il sabato per incontrare degli amici bisogna andare in discarica, nelle città importanti magari c’è un café storico o un locale alla moda o al limite una biblioteca, una piazzetta, un palazzo governativo da assaltare, qui al Borgo invece si va in discarica per incontrare i vecchi amici o fare nuove conoscenze, magari tra i tossici in rehab che fanno la sorveglianza.

(a proposito, so di non essere nella posizione più adatta per dirlo, ma bel lavoro di merda. Valeva la pena bucarsi e divertirsi come pazzi per poi finire a dare indicazioni ai vecchi su qual è il container giusto dove destinare il sacchetto del rusco? Siete il miglior spot contro la droga in circolazione, piuttosto che fare questa grama fine continuo a schiantarmi di cabernet a vita)

Comunque, non è che non sto aggiornando perché non ho niente da scrivere. Abbiamo organizzato nel Borgo una giornata interamente dedicata a taiji, qi gong e amenità assortite, è venuta un sacco di gente ed io personalmente ne sono stato molto contento, mi pare anche tutti gli altri. Ho visto diversi bei film cinesi e quattro stagioni di Mad Men. Rischio di perdere il lavoro qui nel bunker, perché pare che Hello Kitty non ci conceda la licenza per la nuova linea di mine antiuomo. Ho passato il fine settimana a scavare nella monnezza (che poi ho portato in discarica) e sto già pensando alla stagione roulottistica primaverile. Sono in ballo grandi ed entusiasmanti progetti per l’AssoTaiji di cui sono socio. Il prossimo fine settimana io ed Amormio facciamo un salto a Stoccolma, così, giusto per vedere se il freddo vero è sempre qui, in fondo al mio cuore di sbarbo, o se anche un meno quindici sulla pelle è abbastanza convincente. Ho una nuova nipote da andare a visitare. Sto studiando cose molto interessanti, un quarto d’ora al giorno tra le 6.50 e le 7.05. Mi muovo in continuazione, dentro e fuori. Cose da scrivere ce ne sono, ce ne sono state, ce ne saranno sempre e sempre bisognerà scriverle. Talvolta restano a bollire sotto la superficie, ogni tanto esplodono come vulcani islandesi e disturbano con la loro pesante nube di metaforica ingerenza le fragili rotte delle compagnie aeree capitaliste, qualsiasi cosa questo significhi.

Solo che, ecco, il tempo è tiranno e non vuole lasciare la carica altrimenti il Paese rischia di sprofondare nel caos, ed io mi sto forse un po’ disinnamorando del mezzo, ormai conteso pure lui tra l’invadenza delle multinazionali ed il cinismo sterile dei self-made intellectuals. Ma non mi preoccupo, dopo la pioggia viene il tempo bello e questa primavera - chissà - potrebbe essere la migliore di sempre, se solo smettessimo di aspettare che le rivoluzioni in casa ce le portino gli altri.




21/1
2011

O brothel, where art thou?

L’altro giorno ero lì su internet che cercavo di spedire un bonifico a Ruby e ad altre povere ragazze perseguitate a causa della malvagia pubblicazione dei propri numeri di telefono sui quotidiani giudobolscebicomassonici, quando mi sono imbattuto per caso in un articolo sul nostro Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Stupito, ho notato che non raccontava delle sue ultime avventure galanti e non riferiva le sue più esilaranti esternazioni, ma riportava le dichiarazioni di un certo pentito secondo il quale ci sarebbe proprio lui dietro le stragi del ’93. Non è la prima volta che si sentono queste voci e come sempre vanno valutate, dimostrate, provate, mica si può infangare un uomo onesto con tanta leggerezza. Tuttavia, mi son detto, si parla pur sempre del possibile coinvolgimento del Prez in una serie di bombe mafiose che hanno causato dei bei morti. Non sta a me stabilire se tutto questo sia vero o meno, pago un sacco di tasse per far lavorare i giudici al posto mio, ma in un Paese democratico serio questa sarebbe comunque una notizia della massima importanza, ne parlerebbero tutti, potrebbe far cadere un governo; persino se fosse uscita in Italia solo qualche anno fa non sarebbe finita certo schiacciata tra il gossip e la cronaca nera. D’altra parte, sono pure abbastanza convinto che in una dittatura seria questa notizia non sarebbe apparsa per niente, non ne avrebbe parlato nessuno, tutti zitti ad acclamare il premier, a guardare la parata militare o quel genere di cose che si fanno nelle dittature. È stato allora, tra la realizzazione che non verranno a salvarci manco i caschi blu e la visione di un futuro in cui solo il gossip è lecito e tutta l’Internet è censurata tranne i siti porno, che mi è sorta spontanea la domanda: ma noi qui, questo posto, cosa diavolo siamo diventati?




18/1
2011

Al rogo gli erogatori di roghi!

Buongiorno, buon anno. Cominciamo bene la settimana con questa faccenda del tizio di Venezia che vorrebbe rimuovere dalle biblioteche i libri degli scrittori che hanno firmato un appello a sostegno di Cesare Battisti, in una raccolta firme di Carmilla del 2004. Chi sarebbe questo mona?, si chiederanno i miei piccoli amici, che evidentemente come me aprono i giornali una volta al mese. Beh, ve lo direi, cari ragazzi, ma il mio avvocato mi consiglia di rimandare la raccolta di querele al termine del suo praticantato, quindi cercate su gugul o accontentatevi di sapere che è un mona. Uso questo termine perché, a differenza sua, sono un democratico e voglio che capisca bene cosa intendo, quindi evito di usare parole difficili come "mentecatto" o "patetica progenie di una peripatetica", che sono i miei insulti preferiti.

Questo tizio (il mona) si è preso del nazista un po’ da tutta l’internet, si è paragonata la sua monastica idea ai roghi dei libri e d’altra parte se salti fuori dal nulla con proposte del genere il minimo che ti possa capitare è che ti scambino per Goebbels. Per farsi dare del mona da questo bloggo, però, bisogna fare qualche piccolo passo in più, e questo signore li ha fatti con l’agilità del gatto con gli stivali. Lunghi, eleganti balzi per rivendicare pubblicamente il proprio diritto ad essere riconosciuto in quanto mona:

- In primo luogo, ha ridato dignità ad una raccolta di firme di Carmilla, che pur con tutta la simpatia ormai se la leggevano solo Evangelisti e la Digos. Bravo!
- Poi restituisce smalto alle biblioteche pubbliche, che fino a tre giorni fa pareva ci andassero solo i fuoricorso ed i vecchietti e si potessero chiudere per risparmiare sull’irpef comunale mentre oggi sono tutti lì che le difendono come se fossero gli ultimi templi della cultura occidentale. Proprio bravo!
- Per non parlare di tutti quelli che in questi giorni scorrono la lista degli scrittori epurati e si chiedono per esempio "Agamben? E chi cazzé questo Agamben? ’Spetta che lo leggo così faccio un dispetto alla destra oscurantista e fassista..." Per ogni copia in meno in biblioteca, ne venderanno dieci di più in libreria. Bravissimo!
- Che poi, non si capisce la logica di togliere dalle biblioteche i libri di quelli che hanno espresso sostegno per quell’altro, quando negli scaffali vicini si possono trovare le opere di molti altri ex-terroristi, per non parlare di quelle di dittatori sanguinari di ogni sorta  e dei loro sostenitori. Cos’avrà in più Battisti per meritarsi un livore che neanche Stalin, Hitler o Bruno Vespa hanno ricevuto? Mi ha messo curiosità, davvero bravo!
- Infine, dulcis in fundo, ha scatenato una gara di solidarietà nei confronti dei sostenitori di Battisti, e quindi indirettamente nei confronti di Battisti, anche da parte di persone che per l’ex capo dei PAC provavano la più sentita indifferenza quando non ostilità e disprezzo. Niente niente, può succedere che persino Saviano cambi idea di nuovo e rifirmi l’appello. Complimentoni!

Bravo, mona. Vorrai perdonarmi se mi rivolgo a te di persona, e con insulti così lievi che neanche tua madre te li riserverebbe. Ad essere sincero, le accuse di nazismo nei tuoi confronti mi sono sembrate quanto mai affrettate e superficiali: i nazisti erano delle vere merde, teutonicamente spietati ed efficienti nei propri compiti di distruzione e di morte, se si escludono quelli che in cui si imbatteva Indiana Jones. Tu, invece? Hai ripulito la cultura italiana o almeno quella veneziana dalla vergogna filoterrorista, hai rinfocolato la riprovazione nei confronti di Battisti e dei suoi sodali, hai allontanato la minaccia bolscevica dalle italiche sponde? Macché. Tu, apparentemente con un certo impegno, sei riuscito solo a far incazzare i bibliotecari, a macchiare il tuo nome di infamia perenne e a suscitare l’indignazione di un manipolo di hipster su tumblr. E sai perché? Parché te si mona.




13/1
2011

Le parole sono importanti

referendum [re-fe-rèn-dum] s.m. inv.
1 Istituto giuridico in virtù del quale il popolo viene chiamato alle urne per esprimersi su questioni istituzionali e politiche essenziali || r. abrogativo, indetto per abrogare una legge o alcune sue disposizioni | r. propositivo, indetto per avanzare proposte di legge
2 estens. Consultazione diretta di una categoria di cittadini: indire un r. tra i lavoratori sull’accordo sindacale; indagine volta a rilevare l’opinione delle persone intorno a qlco.: la rivista ha indetto un r. tra i lettori
• a. 1892

ultimatum [ul-ti-mà-tum] s.m. inv.
• Nell’ambito del diritto internazionale, ingiunzione con la quale uno stato fa conoscere a un altro le proprie proposte su una questione, accompagnandole con la minaccia di rompere le trattative o di ricorrere alla forza se queste non verranno accettate: mandare un u.; estens. nel l. com., ingiunzione perentoria, che non ammette discussioni o repliche, anche in senso scherz.: i sequestratori hanno mandato un u.; in famiglia mi hanno dato l’u.
• sec. XVII

Diktat s. neutro ted. (pl. Diktate); in it. s.m. inv. (iniziale minusc.)
1 Trattato di pace imposto dai vincitori ai vinti senza possibilità di negoziazione
2 estens. Imposizione della propria volontà ad altri. Sinonimo: ordine
• a. 1942

ricatto [ri-càt-to] s.m.
• Intimidazione, di carattere materiale o morale, con cui si costringe una persona a pagare una somma di denaro, a compiere atti contrari alla sua volontà; estens. pressione psicologica, in senso scherz., richiesta a cui è impossibile opporre un rifiuto
• a. 1872

Marchionne: "Se non ci sarà il 51% di sì la Fiat investirà altrove, le alternative sono molte, ovunque, Canada o Michigan per esempio. Se vinceranno i No, torneremo qui a Detroit a festeggiare. Abbiamo fiducia che prevalga il buon senso."



[poi, in effetti, uno come lui cosa volete che dichiari. Spero che qualcuno gli righi la macchina.]




30/12
2010

Un altro giro di giostra

Penso si possa ormai dire senza timore di smentita che il 2010 sta per finire. Molti terranno un sospiro di sollievo, compreso il 2009 che in prospettiva ci sta facendo un gran bella figura. Per quanto mi riguarda, questo è stato un anno intenso e ricco di dis/avventure, almeno secondo gli standard di un piccolo impiegato piccolo borghese di bassa statura. Tra le mie grandi scoperte del 2010 c’è che odio i revisori di conti, per cui non vi annoierò con un bilancio preciso e mi terrò alla larga dalle classifiche. Sono stato in giro, ho visto gente, ho fatto cose. Ci sono state morti e nascite, metaforiche ma più che altro fisiche, ci sono stati piani e progetti a cui ho preso parte e chissà che strada prenderanno, ci sono stati pochi film e pochissimi libri e tanta musica, separazioni, gioie, insulti ed ubriachezza, piccole vittorie e modeste sconfitte. Sono stato in Africa (due volte, se diamo retta agli standard locali). Mi sono perso nei boschi. Ho visto cose interessanti in televisione e cose terribili su Internet, l’ignoranza al potere ed il cinismo di mestiere. Ho trascorso notti insonni, e giornate a dormire. Ho sentito il rombo cupo di un torrente in piena. Ho scoperto che in una dittatura puoi pubblicare solo quello che è gradito al governo, mentre in una democrazia puoi pubblicare tutto quello che non è sgradito al governo, e non mi è più così chiara la differenza. Ho capito che certi governi non cadranno mai, e che a volte il popolo deve avere paura solo di se stesso. Ho aiutato una donna incinta al supermercato. Sono diventato più social e più asociale, e poi di nuovo meno social, annoiato e snob. Ho visto gente arrabbiata quand’ero arrabbiato anch’io, per le cose di cui ero stanco io, e mi sono rincuorato un poco. Siamo ancora la minoranza, non so se più o meno dell’anno scorso. Siamo ancora pochi, ma più di quanti ne vorrebbero avere contro. Il mio miglior augurio per il nuovo anno, per me e per voi silenziosi lettori, è di non diventare come loro.