14/12
2010

Il signore ti conservi sott’olio

Lunga vita al governo Berlusconi! Sia lodato il Prez!

Contrariamente a tanti pavidi traditori, bolscevichi agenti del vile complotto giudiziarioplutomassonico, io non ho passato le ultime settimane a crogiolarmi nell’onanistica illusione che oggi cadesse il governo, precipitando il Paese nel tetro baratro dell’ingovernabilità o, più probabilmente, in un Berlusconi bis o in qualche altra fanfaronata. 

Anzi!

Se c’è una cosa che ho desiderato ardentemente in questi giorni è stato che la portiera della mia auto si aggiustasse da sola, ma se ce ne sono due la seconda era senz’altro che il Prez rimanesse al governo, saldamente in sella come un vecchio miliardario su una prostituta minorenne cleptomane. E ne ho azzeccata una, quanto meno. 

Certo, il giorno in cui il Lestofante Capo cadrà io farò festa, mi ubriacherò e scenderò nudo in piazza a ballare come tutte le persone di buon senso, ma è un bene che non sia stato oggi. E non solo perché fa molto freddo. Questo governo, il peggiore da quando è caduto l’ultimo, ha passato gli ultimi due anni e fischia a fare danni. Mentre imperversavano la crisi economica, la disoccupazione, Marchionne, le catastrofi ambientali, il terremoto ed il vulcano islandese questo governo si occupava solo degli affari del Prez, degli interessi economici e giudiziari del Prez e degli amici intrallazzatori, delle puttane e dei picciotti del Prez. L’unica emergenza che si sono attivati efficacemente ad affrontare è stata l’influenza H1N1, che infatti si è risolta da sola. Ed ora che il letame è arrivato ben oltre il livello di guardia, ora che il Paese è allo sfascio, l’economia in ginocchio, la nave sta affondando, la mia scorta di metafore è allo stremo e la gente sta cominciando appena appena ad incazzarsi, loro vorrebbero svignarsela? Ennò! Adesso ve ne state lì, con i vostri  quattro voti di maggioranza, in pugno ai capricci di ogni infame voltagabbana come dei Prodi qualsiasi, vittime dei vostri stessi sotterfugi. Non voglio affatto che ve ne torniate a casa, sereni davanti al televisore* ad accarezzare la testa della vostra  escort preferita mentre un Bersani o un Vendola si arrabattano a porre rimedio alle vostre malefatte, prendendosi tutta la colpa dei tagli e dei sacrifici e permettondi di tornare scintillanti al potere tra pochi mesi, a furor di popolo. No, voi dovete stare al governo ora, a raccogliere ciò che avete seminato, e continuare a fare riforme e gozzovigliare e fare danni senza pudore, fino a quando da quei palazzi verranno a tirarvi fuori con le picche ed i forconi, fino a quando anche i più spregevoli giornalisti di regime vi avranno voltato le spalle, e nessuno in tutta Italia (isole comprese) potrà ammettere ammirazione per voi senza essere accolto da un coro di pernacchie e risate. 

Fosse stato oggi, quel giorno, magari. Ma arriverà, vale la pena aspettare. Nel frattempo, governate pure serenamente, godetevi il frutto della volontà popolare. State affiduciati. 



* P.S.: Gasparri, maledetto anello di congiunzione tra la scimmia e la riforma delle telecomunicazioni, io su questa minchia di digitale terrestre non prendo ancora la rai. Ti do una settimana per sistemare, poi passo a casa tua e ti brucio la divisa da balilla del nonno. 

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




6/12
2010

Che roba, Contessa

E finalmente anche il bunker si è deciso a fare sciopero. Abbiamo sopportato la crisi, abbiamo sopportato i tagli, abbiamo sopportato la ristrutturazione riorganizzazione razionalizzazione condivisione sinergica delle risorse con il resto del mondo del lavoro, ma quando ci hanno detto che per qualche assurdo motivo non avremmo più trovato carpaccio di delfino in mensa, abbiamo capito che non si poteva sopportare oltre. Saremmo persino saliti sul tetto della fabbrica, se il regolamento aziendale non lo vietasse.

THE DAY BEFORE
T.: E allora domani mi raccomando, portiamo gli striscioni, le bandiere, i tamburi. Canteremo Bandiera Rossa!
Il popolo bove: Sì! Giusto!
#: Aspetta... Com’è che quando le cose vanno male mi diventate in massa di sinistra? Sei mesi fa non eravate tutti leghisti?

Boss di Fine Livello: Questo lavoro mi servirebbe per domani mattina.
#: Te lo faccio oggi pomeriggio.
Boss di Fine Livello: Ottimo. Comunque domani mattina forse dovremo rivederlo.
#: Allora bisognerà che mi lanci un urlo dalla finestra, perché io sarò giù in strada.

Il problema, trattandosi del Far North East, è che qui la gente non le sa fare queste cose, non è abituata. Gli parli di sciopero e credono sia una cosa che si fa col fotosciop. Ho perso il co to di quanti, in questi giorni di lotta, mi hanno chiesto se bisognava prendersi ferie, se occorreva lo stesso timbrare il cartellino. Cumpà! Quelli vogliono togliere i diritti ai lavoratori, e voi non li avete neanche mai usati! Per forza poi votate Zazà!

THE STRIKE DAY
#: E insomma, tutti zitti? Nessuno conosce una canzone adatta all’occasione?
T.: "Chi non lavora non fa l’amore."

#: Dai, ci sarà qualcuno con esperienza di queste cose!
C.: Mi ricordo ancora l’ultimo sciopero che ho fatto. Era il ’79, e...

Finito lo sciopero e tornati noi tutti più sereni alla nostra catena di montaggio di mine antipanda, certi di non aver ottenuto un cazzo ma di aver quantomeno fatto mezza giornata di team building come i nostri capi, si passa ovviamente a contare chi c’era e chi non c’era, perché lo sciopero è un diritto ma rigare le macchine è un piacere.

THE DAY AFTER
S.: Di tutto il piano, è venuto in ufficio solo Pinco.
#: Ah, il figlio del padrone?
S.: Sì, dice che non crede nello sciopero.
#: E ti credo.
S.: Poi però alle due è sparito, come al solito, e nessuno l’ha più visto per il resto della giornata.
#: E che c’è di strano? Si vede che non crede neanche nel lavoro.




29/11
2010

Le finimonde diplomatique

Vatti a fidare dell’hype. Dopo tanta attesa, dopo tanta tremarella da parte dei governi mondiali, quello che è uscito finora dai documenti divulgati di wikileaks ha di sconcertante soltanto la capacità di provocare "boo" di delusione. Dove sono le rivelazioni sui crimini di guerra in iraq e afghanistan, sull’influenza delle multinazionali nell’economia mondiale, i nomi e cognomi dei mafiosi, dei fabbricanti d’armi, dei trafficanti di droga e dei politici mondiali che li sostengono? Mi spiace per i giornalisti, sempre all’erta e pronti allo sciacallaggio, ma che Berlusconi faccia le orge, che l’Iran sia considerato un po’ da tutti un regime fascista e che Pechino avesse coordinato gli attacchi contro google lo sapevamo già. E senza godere del supporto di misteriosi hackerz, peraltro, dato che erano notizie apparse su tutti i giornali (o su quasi tutti, nel caso delle orge di Berlusconi). Gheddafi ama le zoccole ed è matto come un cavallo? Si sapeva. Berlusconi e Putin sono culo e camicia? E’ storia vecchia. La Russia è governata dalla mafia? Vedi il punto precedente. E le fonti? Adesso tutto cambia perché prima erano solo gossip mentre adesso ci sono le prove? Neanche per sogno. E’ tutto un "secondo un funzionario dell’ambasciata", "secondo le confidenze di un informatore", e "mio cuggino mi ha detto che una volta da piccolo è morto", esattamente come al solito. Niente foto di Ahmadinejad che si fa frustare il culo da prostitute thailandesi vestite da gerarchi nazisti, insomma, almeno fino ad ora. Vergogna! Questo sarebbe lo scoop del secolo? L’11 Settembre diplomatico? E neanche un accenno, chessò, ai gasdotti ucraini, ai tentativi di uccidere Fidel Castro, almeno agli amanti di Carla Bruni, al prossimo modello di iphone? Le scie chimiche? Gli ufi? Niente, nada, niet? Va bene, magari il meglio deve ancora venire e gli scribacchini hanno preferito accanirsi sul gossip, ma la mia impressione è che questa enorme nuvola di fumo senza arrosto, di allusioni prevedibili e sospetti arcinoti, oltre a servire come ripasso generale per i marziani appena sbarcati abbia giusto giusto un paio di obbiettivi o, se non vogliamo giocare al complottismo, un paio di effetti collaterali: il primo è quello di mettere nei guai l’amministrazione americana, di inchiodare la Clinton, far perdere credibilità a Obama e costringere tutti gli ambasciatori del mondo ad usare soprannomi nello scambiarsi i pettegolezzi*, il secondo quello di avere un’ottima scusa per porre un freno a questa sconsiderata anarchia di internet che infiniti lutti addusse agli achei, all’anonimato online ed ai quei lacciuoli che ancora limitano il controllo dei governi sui contenuti che girano in rete. Certo non sarà facile convincere i cittadini dell’opportunità di azioni così impopolari, non bastano i vari suicidi/omicidi indotti da feissbuuk o i serial killer conosciuti in chat che sono pur sempre casi isolati, al massimo un paio per ogni stagione televisiva di ogni serie poliziesca, servirebbe un fatto davvero grave, su scala globale, qualcosa con pesantissime ripercussioni anche nel "mondo reale", qualcosa di cui parlino i giornali per giorni, un grosso pericolo per la sicurezza mondiale messo in atto da un hackerz misterioso ed imprendibile che sfrutta le falle del sistema, una "nuova forma di terrorismo", qualcosa tipo... uhm... un "11 Settembre diplomatico"? Ops, sto di nuovo facendo dietrologia.



* Es.: "il Nano Pelato", "Faccia di Cavallo", "Sarkonò", "Michael Jackson", "Cervello di Burro", "lo Zio di Ruby", "Elvis", "l’amichetto del Nano Pelato".




24/11
2010

Nel mulino che vorrei

’sto Paesaccio diversamente democratico è ormai talmente ripiegato su se stesso, talmente concentrato a fissarsi l’ombelico, che sui telegiornali finiscono il delirante battibecco tra le comari del Popolino delle Libertà, le reazioni alle dichiarazioni di maroni da parte di ogni sottosegretario dei mecojoni, le illuminanti opinioni del sovrano assoluto dello stato pontificio su preservativo ed omosessualità e le puntualizzazioni del cosiddetto presidente della cosiddetta repubblica riguardo i tagli alla cultura prima del possibile collasso dell’euro e a me sinceramente lo stipendio lo danno ancora in euro, poco e male e non si sa per quanto ma sicuramente in euro, non in Buoni Bocchino, e tutto ancora prima, sempre prima, molto prima, degli scazzi violenti tra le due Coree che probabilmente finiranno per l’ennesima volta in una bolla di aiuti economici, ma potenzialmente potrebbero portare alla terza guerra mondiale come riportato nella seguente scaletta:

Corea attacca Korea
Cina attacca Corea
Stati Uniti attaccano Cina
Cina molla un’atomica in Alaska
Stati Uniti nuclearizzano Pechino
tutti i cinesi presenti negli Stati Uniti rispondono all’appello della madre patria e fanno un colpo di stato in America

Almeno secondo quanto accuratamente predetto, già l’anno scorso, nell’ultimo libro dello stimato politologo Simone Sarasso. E’ tutto già scritto, moriremo tutti tra l’altro in povertà perché l’euro, sapete, e noi qui a pensare alle fotine fatte col cellu in parlamento e niente, oggi mi sono svegliato così e volevo condividere un po’ di gioja con il mondo.

(inoltre il mouse si sta rompendo ed il mio corpo non ha ancora imparato a secernere nicotina.)

P.S.: vi odio tutti, tranne quelli che vi amo (pochi).




18/11
2010

Neanche questi fiori azzurri


E’ capitato anche a me di vedere il programma di Fazio e Saviano in tivvù, quella roba degli elenchi, ed anch’io come tutti i bravi intellettuali di questo paese non posso che dirmene disgustato. Fazio è un chierichetto, su questo non ci piove, con i suoi modi piagnucolosi e ipocriti potrebbe trovarsi davanti anche Yog Sothoth in persona e cercherebbe comunque di trattarlo con un certo qual garbato paraculismo, si farebbe divorare le budella ma senza perdere il contegno, senza alzare la voce, senza lasciarsi appannare quel sorrisino detestabile da capoclasse secchione. E Saviano? Saviano è un montato, uno che scrive contro la camorra ma pubblica da mondadori, un ragazzino con la sindrome dell’eroe, poi magari c’è di peggi in giro ma è pieno di sè, è antipatico, sotto sotto probabilmente anche un po’ terrone. Non si possono vedere, quei due. E la trasmissione? L’unica parvenza di idea è quella degli elenchi, ma è un’idea sciatta, banale, infantile, pappina pronta già masticata per i telespettatori rincitrulliti, il resto è tutto già visto, momenti nazionalpopolari si alternano a mosci episodi di qualunquismo, Ligabue che canta mentre alle sue spalle scorrono i cosiddetti grandi volti dell’italianità, Fini e Bersani che snocciolano buoni propositi già traditi, Benigni, Albanese, Paolo Conte, dai che non è questa la buona televisione, dai che non è giornalismo, dai che è solo intrattenimento senza spessore, senza denuncia, senza impegno sociale e politico.

Ditemi voi se si può fare la rivoluzione con una trasmissione così.


Poi vabbè, son riusciti in due puntate a parlare di diffamazione mediatica, di Falcone & Borsellino, di testamento biologico, di collusioni tra la lega e la ’ndrangheta facendo tra l’altro arrabbiare Maroni ed arrestare un pericoloso latitante, hanno portato Vendola incazzato a parlare di ghei, sono riusciti quasi a rianimare persino il cadavere di Paolo Rossi. Ma questo significa che bisogna cedere ai compromessi ed accettare la trasmissione di quei due guitti piddini? Giammai, solo una sana e consapevole purezza ideologica potrà mantenerci monda la coscienza mentre perderemo per l’ennesima volta, chissenefrega se vengono visti da milioni di persone che tra qualche mese dovranno andare a votare e sicuramente, per quanto poco, nel marasma di lavaggi del cervello incrociati si faranno più influenzare da un monologo di Saviano in prima serata che da un editoriale di MicroMega, in fondo si tratta solo dello spregevole volgo italiota, che ne capisce della buona televisione, che ne capisce di politica, bastonate e Bonolis tutte le sere si meriterebbero, e magari sarebbero pure contenti, questi bifolchi, mica è il popolo che vogliamo questo, piccoli berlusconini in erba, noi siamo intellettuali seri e ci meritiamo conduttori più eroici, un popolo alla nostra altezza.




9/11
2010

Seppure in un contesto metaforico in cui le regioni hanno il ciuffo

Quello che non capisco è come mai i veneti non capiscano perché tutti li odiano. Già di suo, ci sono regioni simpatiche e regioni antipatiche: la toscana è simpatica, l’emilia è simpatica, la puglia è simpatica, la sardegna è simpatica. Piemonte, lombardia e veneto, per esempio, sono antipatiche. Ci vedete una correlazione? Alcuni obbiettano che le regioni dove si lavora sono antipatiche, perché lavorano, mentre le regioni dove non si fa una fava sono simpatiche, perché non si fa una fava, è un richiamo psicologico al lato giocoso e vacanziero della vita, ma è un’obiezione che non sta in piedi perché per esempio il friuli è abbastanza simpatico anche se lavora, l’alto adige è moderatamente simpatico, mentre calabria e basilicata non poi tanto, anche se non hanno mai lavorato un giorno in vita loro. Si tratta quindi di beceri luoghi comuni, che esulano dal serio studio sochologico che sto conducendo. Il lavoro non c’entra, certe regioni sono simpatiche di natura, come le persone. Il veneto, per esempio, ha quel ciuffetto verso Belluno che non si può vedere ed è tutto sfilacciato in laguna, non possiede la grazia aerodinamica di una toscana o la precisione geometrica della sicilia.
Ma a proposito di persone, può darsi che forse abbiano anche loro delle responsabilità. Forse il fatto che il veneto non abbia sviluppato una grande cultura regionale, perché era troppo impegnato a lavorare, non abbia una grande cultura politica, perché era troppo impegnato a privilegiare interessi di campanile, non abbia una grande cultura sociale, perché la famiglia contadina era il nucleo sociale fondamentale ed autosufficiente, non abbia neanche una grande cultura culinaria, perché tende a mettere il pragmatismo davanti alla fantasia, e insomma non ami la cultura in generale, perché è sempre stato considerato pure dai suoi stessi abitanti un vasto contado da sfruttare in cui non c’era tempo per coltivare anche lo spirito e l’intelletto, ha qualcosa a che fare con il disprezzo ed il senso di superiorità con cui le altre regioni guardano al veneto, e questo disprezzo ha qualcosa a che fare con i rigurgiti fascioleghisti che spingono i veneti a vittimizzarsi e a odiare tutti, a invocare le ronde e votare i padagni e a rifiutarsi di imparare l’itagliano, e questo sentimento balcanico magari a sua volta contribuisce a spiegare come mai adesso che il veneto ha bisogno d’aiuto tutti li guardino con sufficienza e sostanzialmente se ne disinteressino. Ci sono anche altre cause, di sicuro, ma anche se, a denti stretti, ha sempre aiutato tutti, anche se sborsa alle casse dello stato molti più soldi di quanti ne riceva, anche se "cazzo ho fatto lo stronzo ma adesso ho veramente bisogno di una mano", il veneto non si può aspettare che le altre regioni corrano ad aiutarlo e gli si stringano addosso in un abbraccio di fratellanza, seppure in un contesto metaforico in cui le regioni hanno le gambe per correre e le braccia per abbracciare. Non è il fottuto libro Cuore, questo. Il veneto è antipatico, per molte buone ragioni, in questa emergenza riceverà più facilmente aiuto materiale che solidarietà, e magari gli andrà pure bene. Il paradosso è che questo lo spingerà a chiudersi ancora di più, a vittimizzarsi ancora di più, probabilmente a votare ancora di più gli stessi amministratori di provata ascendenza celtica che sanno esprimere il proprio amore per il territorio solo costruendo strade e fabbriche e organizzando sagre della bondola e farlocche fiere medievali, lasciando intanto che le montagne cadano in testa ai cittadini ed i torrenti si trasformino in paludi. E via, in una spirale di antipatia che renderà il veneto sempre di più il Ghedini d’Italia, se non la si ferma in tempo. Si potrebbe tentare per esempio facendogli inalare dell’elio, seppure in un contesto metaforico in cui le regioni possono fare la vocina buffa.



(poi tanti odiano il veneto anche per via di Rovigo, ma lì non gli si può dir niente)




3/11
2010

Ventimila leghe sotto i mari

Dopo le invasioni barbariche, la fondazione di Verona e l’elezione di Zaia, ecco un’altra disgrazia abbattersi di punto in bianco sul veneto: l’alluvione. Ayayay, martoriata terra matria! Ayayay, quanto dolor devi patir!

(questo per ricordarvi che di fronte alle catastrofi ambientali, per qualche motivo, io vengo posseduto dallo spirito di un poeta tragico spagnolo di fine ottocento che non ha mai pubblicato niente)

(E tu? da che demone sei posseduto/a di fronte alle catastrofi ambientali? Condividi la tua esperienza con noi inviando un’e-mail a lusky chiocciola blu punto it)

Fin dalle prime luci dell’alba di Lunedì tutta la popolazione del Triste Borgo Natio scrutava l’impetuosa potenza del torrente Giòlgara che minacciava la serena vita del villaggio. La preoccupazione serpeggiava tra quanti abitano nei pressi del torrente, timorosi che l’inarrestabile forza delle acque sopraffacesse (sopraffarebbe? sopraffaresse?) i robusti argini che la mano dell’uomo aveva levato in loro difesa e travolgesse le loro case, i loro campi, le loro audi comprate in germania per non pagare l’iva. Gli altri, stretti ai primi dall’insolubile legame di solidarietà che da sempre unisce il popolo iperberico, dicevano "Va’ che roba ziu khan" sgranocchiando patatine e facendo filmati con il telefonino tosto caricati su youtube.

Io, inconsapevole di tutto, me ne stavo in ferie in trentino, dove tra parentesi mi sono divertito, ho speso poco e mangiato molto bene (consiglio il "Cardo" a Pinzolo, weinstube e cucina tipica).

Sono tornato solo nel pomeriggio di Lunedì, aggirando con trasandata incoscienza tutti i cartelli di divieto di transito e di pericolo che punteggiavano la strada che dai monti scendeva al borgo. La neve, caduta abbondante nelle ultime settimane, si era improvvisamente sciolta a causa del vento caldo e della pioggia e tutti i torrenti erano gonfi e violenti come tifosi serbi in trasferta. La carreggiata era spesso invasa dall’acqua ed in alcuni punti anche dal fango, dalle pietre e dai vigili urbani. Ma questo mi ha forse fermato?

Ayayay no.

Nel Borgo alla fine i danni sono stati piuttosto limitati, un paio di ponti chiusi, un pezzo di pista ciclabile che a quest’ora sarà già arrivata a Marghera ed un paio di case a rischio smottamento. Molto più seria la situazia a Vincenza ed in altri posti meno importanti nei paraggi, ma mi verrebbe da liquidare tutta la faccenda dicendo che comunque quella gente farebbe di tutto per attirare l’attenzione se non fosse che un sacco di gente ha subito danni gravissimi per cui bisogna mettere da parte gli scherzi e le facezie e

[nota per lo stagista: inserire qui dieci righe di retorica nazionalpopolare a sostegno delle popolazioni disagiate]

Ieri, quando il peggio sembrava passato, è arrivato pure Bertolaso. Bertolaso è un po’ la signora Fletcher delle catastrofi italiane, anche se poco o niente si sa dei rapporti della signora Fletcher con le massaggiatrici. Il sommo capo della protez. civile ha fatto un giro in elicottero sopra il territorio allagato ed ha rassicurato tutti affermando "Comunque è sempre meglio che stare ad Acerra. Almeno per quanto mi riguarda." Si attende da un momento all’altro l’interessamento del governo con una battuta di Berlusconi sulla famosa economia sommersa del veneto.

Oggi, finalmente, ha smesso di piovere ed è tornato il sole, le acque defluiscono e tutti si scrollano di dosso la colpa del disastro, ma con grande senso di responsabilità, amore per il territorio e rispetto delle nostre tradizioni.

Io spero solo che a Vicenza e a Verona con tutta quest’acqua marcia in giro non scoppi un’epidemia di colera, altrimenti dopo sai i napoletani quanto li sfottono.

Chiudo questo reportage in esclusiva dai luoghi del disastro (l’elezione di Zaia) con una domanda che vuole essere semplice ma vuole essere anche retorica e soprattutto vuole essere inutile e ridondante, ma a cui nessuno ha ancora dato una risposta: ma passare a fine Ottobre da una settimana di gelo e nevicate intense per la stagione ad una settimana di scirocco e piogge monsoniche, è normale?

Ayayay.




27/10
2010

Il grande cinema di Karmachimico: True Legend

Sabato sera, mentre ero latitante a Padova in attesa di andare a bere un mojito al cubano, ho visto "I sette samurai" di Akira Kurosawa. Per cui oggi vorrei parlarvi, cari lettori immaginari come un dio del wu shu, di un grande capolavoro del cinema asiatico.

Ma non di questo.

Ieri sera, infatti, io e Lagatta sgranocchiando taralli ci siamo guardati "True Legend", di un regista non meglio specificato che non ho voglia di cercare su wiki. E’ uno di quei film cinesi dove la gente si prende a mazzate dall’inizio alla fine ma con eleganza e stile e per un nobile scopo, e questo li distingue dalle partite della Stella Rossa Belgrado (manca il nobile scopo) o dai dibattiti sulla costruzione delle discariche (mancano eleganza e stile). Nella migliore tradizione delle recensioni cinematografiche da osteria, tralascerò tutta la parte sulla fotografia, la scenografia, la regiografia e tutti gli altri aspetti di un film che non conosco e passerò direttamente alla trama.

Il film comincia con dei ninja che si arrampicano su uno sperone roccioso in mezzo ad altri speroni rocciosi per liberare un principe che sta per essere ucciso da degli altri tizi per motivi non specificati. A guidarli c’è il valoroso generale Su, aiutato dal colonnello Ma e dai soldati semplici Di, A, Da, In, Con, Per, Fra e Tra, che penetrano senza indugio nella base nemica e fanno strage di qualsiasi forma di vita si pari loro dinnanzi, perché curiosamente anche dopo i primi cento-duecento morti c’era ancora gente che si parava loro dinnanzi per impedirgli di fare la qualsiasi mentre io, per esempio, avrei ritenuto l’occasione adatta a mettermi immediatamente in mutua fino al successivo cambio di dinastia. Ma è per quello che loro fanno i film di arti marziali e io no. Diverse acrobazie, spadate e sciabolate dopo tutti tornano a casa sani e salvi tranne quelli che sono morti, il principe viene liberato e vuole ricompensare il generale Su nominandolo governatore ma quello risponde che lui non ha tempo per quelle cose e propone invece che la carica venga attribuita al suo fratellastro Uan, che egli ama come un fratellastro. Il principe acconsente, perché evidentemente quel posto da governatore non lo voleva proprio nessuno e quindi andava bene qualunque pirla fosse disponibile.

Passano gli anni.

Su è a casa con la sua famiglia felice, composta dall’amata moglie Ying che è anche sorella di Uan e quindi sorellastra dello stesso Su, ma alla fine sticazzi scommetto che in Cina succede di peggio, dal tenero figlioletto Feng e dal saggio padre di cui non ricordo il nome perché muore subito dopo. Torna in città Uan, ormai governatore, e si capisce che qualcosa non va perché arriva accompagnato da una scorta di guardie con armature nere e preceduto da vessilli neri. Non è che ci voglia un gran genio per capire che sono armati, ma non delle migliori intenzioni. Inoltre Uan è tutto pallido con le occhiaie scure, come chi è roso dalla malvagità o passa le notti a farsi le raspe o, come in questo caso, passa le notti a farsi raspe malvagie pensando alla sorella. Entra a casa di Su, dove egli era cresciuto, e senza neanche pulirsi le scarpe uccide il saggio padre e gli taglia la testa, perché a quanto pare anni prima il padre di Su aveva ucciso su’ padre, dopo di che rapisce Ying e il nipote e va a salutare la tomba del padre, che per motivi poco chiari a noi occidentali si trova su un pontile affacciato su delle ripide violentissime.
Su, venuto a conoscenza del fatto, si risente e va di corsa sul pontile, per elargire al fratell(astr)o la giusta dose di calci nei denti atta a punire la sua esuberanza. Ci sono però un paio di problemi: mentre Su passava il tempo a giocare con il figlioletto e a fare flic flic con la moglie, Uan si è sottoposto ad un piercing estremo facendosi installare una potente armatura direttamente nella carne viva ed ha approfondito la conoscenza della terribile tecnica marziale dei Cinque Pugni Velenosi, che fa male. Evidentemente in Cina la carica di governatore lascia molto tempo libero. Di conseguenza, nonostante la sua sconfinata maestria è Su ad avere la peggio e Uan lo ucciderebbe pure con una certa facilità, se il piccolo Feng non si aggrappasse alla gamba dello zio supplicandolo di risparmiare il padre. Allora Uan, che ama il bambino e non vuole traumatizzarlo, si limita a prendere Su e a gettarlo nelle rapide. Con suo disdoro, però, Ying si getta a sua volta nelle rapide per salvare il marito. Il piccolo Feng resta solo con il malvagio zio, due poveri sfigati che nessuno ama.

Passano gli anni.

Ying ha salvato Su, perché in Cina le rapide violentissime fanno solo scena ma non ammazzano nessuno, come i calci volanti. Grazie all’aiuto della dottoressa Michelle Yeoh il veleno dei Cinque Pugni Velenosi viene espulso dal corpo di Su e questo è quindi libero di piangersi addosso e darsi all’alcol per il disonore della sconfitta subita. La moglie, stufa di sentire le sue lagne dopo avergli anche salvato la vita (e trovatela voi una donna che si getta nelle rapide per salvarvi dopo che non siete riusciti a proteggerla dal fratello che se la vuole fare), lo redarguisce con la dolcezza tipica delle donne orientali (davvero, trovatela voi una donna che non vi gonfi la faccia a padellate in una situazione così) e lo sprona a fare del proprio meglio. E lui lo fa. Ritorna in forze, ha delle allucinazioni in cui il dio del wushu lo aiuta ad allenarsi e finalmente dopo molto tempo è in grado di andare a cercare Uan per vendicarsi e riprendersi il figlio. Ma la moglie, scocciata, c’era andata lei cinque minuti prima.
Uan, vedendo Su irrompere come una furia in casa sua e sterminare con disinvoltura tutto il suo esercito, ha una bella pensata e fa seppellire viva Ying in un posto che sa solo lui, così di certo Su non lo potrà uccidere se non vuole perdere l’amata moglie per sempre. Peccato che questo piano potrebbe funzionare solo se Su fosse informato della situazione, cosa che Uan tralascia sbadatamente di fare. E infatti muore, dopo che Su gli ha strappato l’armatura di dosso e infilato i Cinque Pugni Velenosi nell’Impero di Mezzo. E muore anche Ying, cosa che tende a capitare quando ti seppelliscono vivo.

Passano gli anni.

Improvvisamente non siamo più in una specie di passato mitologico pieno di foreste, eserciti armati di sciabola e armature cucite sulla pelle, ma in una grande città con i vaporetti e gli occidentali cattivi che uccidono i cinesini per divertimento. E sono passati solo pochi anni dalla scena precedente! Su è tornato ad essere un alcolizzato, vaga per le strade con il figlio che si prende cura di lui e si piange addosso tutto il tempo per non essere riuscito a salvare la moglie. Davvero, ’sto tizio è una lagna. Mentre pianta rogne in una locanda, ritrova il dio del wushu vestito da cosacco (giuro) che gli insegna la tecnica marziale dell’ubriaco che lui impara con una certa naturalezza essendo già ubriaco da prima. Poi nella locanda incontra anche il colonnello Ma, quello con cui da giovane andava a liberare i principi nelle fortezze nemiche, e questi due incontri sono l’unica cosa che ci ricorda che stiamo guardando sempre lo stesso film, perché tutto il resto che succede non c’entra una mazza da wushu con quanto avvenuto prima. Il colonnello Ma, ora diventato maestro di arti marziali (esistono altri lavori in Cina?) li invita all’arena dove sconfiggerà gli occidentali cattivi che uccidono i cinesini per divertimento, ripristinando l’orgoglio nazionale in un’epoca di tetro colonialismo. Su lo segue, più che altro per bere a scrocco al bar dell’arena, e Ma si fa stendere da un lottatore di wrestling. Qui potrebbe finire il film, se il lottatore non osasse allungare le sue manacce sul piccolo Feng. Su entra ovviamente nel ring, utilizza le tecniche dell’ubriaco per stendere tutti gli avversari che gli vengono messi davanti dallo spietato manager David Carradine e dimostra l’indiscutibile superiorità della razza Han sui goffi subumani europei. Epica la scena in cui Su è steso a terra, tra la vita e la morte, tutti attendono che egli si alzi in piedi per reclamare la vittoria e tutti gridano "Su, Su!" ma Su resta giù e gli appare la moglie che lo incita dicendo "Su, Su!" e Su si tira su. Per la disperazione, David Carradine andrà a Bangkok e si impiccherà per le palle ad un ventilatore da soffitto, o una cosa del genere (scena tagliata).

Passano gli anni.

Il film si chiude con Su che si allena da solo ed il figlio che lo guarda ammirato, perché in Cina un figlio non chiede di meglio che una madre morta sepolta viva ed un padre alcolizzato che combatte con gli dei del wushu che gli parlano nella testa.




13/10
2010

Smrt fašizmu

Curiosa coincidenza del destino che i tifosi serbi si mettano a far casino proprio mentre in Italia si discute la proposta del ministro della guerra La Russa di mandare in giro i cacciabombardieri. L’ultima volta che gli italiani se ne sono andati in giro a mollare bombe in testa alla gente, infatti, è stato proprio in Serbia, nel 1999. Ricordate? Al governo c’era naturalmente il terribile Lestofante Capo, cav. granfigl. d. putt. Silvio Berl... ops, no, c’era l’infido Primo Ministro delle Tenebre Minimo D’Alema, che allora ed in seguito difese questa scelta in nome della diffusione della democrazia occidentale così come fece il suo fido scherano Fassino, che coerentemente anche oggi si dichiara possibilista sull’opportunità di mollare un po’ di uranio sulla testa degli afghani. Per difendere i "nostri" soldati impegnati laggiù, naturalmente, perché immagino che se un convoglio di soldati viene attaccato in un’imboscata da dei guerriglieri afghani la soluzione più efficace sia un bel bombardamento a tappeto. Ma che cazzo ne so io di tattica militare, poi? Del resto gli americani hanno un fottio di caccia pieni di bombe ed infatti non subiscono mai perdite, ed in Afghanistan come altrove si stanno divertendo da matti. In Serbia, comunque, era andato tutto bene: qualche mese di bombardamenti, fabbriche, ponti, stazioni televisive e treni distrutti, civili uccisi, uranio impoverito come manna dal cielo ma alla fine Milosevic si è dovuto arrendere e gli albanesi del Kosovo sono stati finalmente liberi di avviare le proprie democratiche purghe contro i civili serbi, di massacrare quelli che non hanno potuto o voluto scappare, di distruggere i monumenti della cultura serba e di dichiarare in modo unilaterale la propria indipendenza, dando buone ragioni o almeno buone scuse ai nazionalisti neofascisti serbi per racimolare in questi dieci anni sempre più consenso e potere, scatenandosi in episodi di violenza ed intolleranza sempre più gravi di cui gli scontri di ieri sera allo stadio sono solo un risibile esempio. Non vedo cosa potrebbe andare storto stavolta.

Per fortuna, il ministro della guerra La Russa ha oggi rassicurato il popolo bove che i militari italiani mai sono andati oltre il legittimo uso delle armi e mai hanno causato danni ai civili. Spero che si riferisse solo all’Afghanistan, e lo stesso sarebbe una stronzata, perché altrimenti mi vien da chiedermi dove fosse La Russa ai bei tempi in cui si bombardava Belgrado, appunto, o in cui si attaccavano i cavi elettrici alle palle dei somali. Probabilmente a lustrare la propria collezione di soldatini di piombo, esattamente dove dovrebbe stare adesso.




5/10
2010

Tutti lì a strategare e tensionare

Quando ho sentito la prima volta del presunto attentato al presunto direttore di presunto giornale Belpietro (dando per scontato che sia il suo vero nome) non sono riuscito a trattenere una risata. Una lunga, grassa, indecorosa risata. Poco dopo, quando sono emersi i dettagli dell’accaduto, la giacca da finanziere, la pistola inceppata, devo ammettere che mi sono fatto un’altra risata. Soltanto in seguito, a mentre fredda, riflettendo sull’accaduto, sono scoppiato di nuovo a ridere. Quando poi sono stati sollevati dei dubbi sulla veridicità della faccenda, a causa dei troppi particolari oscuri o improbabili, non posso negare di essermi fatto di nuovo una risata, anche più grassa e indecorosa delle precedenti. E’ stato solo in seguito che sono tornato serio e mi sono intristito, pensando a quale livello di degenerazione sociale e politica deve essere comunque arrivato uno Stato dell’autoproclamatosi "mondo civile" per essere costretto a mettere la scorta a dei giornalisti, per vedere dei giornalisti essere minacciati, rischiare la vita e certe volte anche perdere la vita a causa del loro lavoro, che sarebbe quello di informare i cittadini. Poi per fortuna mi è tornato in mente Belpietro e sono scoppiato di nuovo a ridere.


[Nel frattempo, nel mondo reale: il premier compra deputati un tanto al chilo, gli striscioni ed i cartelli che possono urtare la sensibilità papale vengono sequestrati illegalmente, l’opposizione parlamentare dorme, la cassa integrazione sta per essere esaurita, l’opposizione extraparlamentare è al confino fuori dai tiggì, la monnezza brucia per le strade, la scuola pubblica è alle pezze, i padagni sfasciano il paese ed i fasci padagnizzano il paese, solo per dirne alcune. E la gente crede ancora alle madonne e nel superenalotto.]