12/12
2011

Non tutti i monti vengono per nuocere

Prima di scoprire dal prossimo estratto conto che non c’ho più un euro, ho pensato di approfittare del ponte dell’immacolata per andare a farmi un po’ di vacanza. Poi non dite che sono lontano dai gusti intellettuali dell’italiano medio. Dopo una breve consultazione (dei prezzi) io & Amormio abbiamo scelto come destinazione una ridente valle dell’Alto Adige, la Val Casies che colgo l’occasione per salutare e ringraziare per l’ospitalità. Per i pochi che accidentalmente non dovessero conoscerla, la Val Casies è una valle che parte grosso modo da Monguelfo e sale verso nord fino ad entrare nel nulla del nulla che più nulla non si può, una specie di Molise del Sudtirol, il posto ideale per chi è in cerca di pace e tranquillità e del nord e del nulla. Per chi pensa che l’Alto Adige sia solo piste da sci e strudel e gente che parla con un buffo accento vorrei subito dire che sì, è tutto questo ma non solo, sarebbe come dire che la Calabria è solo schiacciata piccante o che cazzo ne so io, non sono mai stato in Calabria, perchè ho cominciato questa frase, continua a cadermi una virgola dopo l’altra, non riesco più a fermarmi, comunque c’è anche lo speck ed un sacco di ottimi dolci e quel pane molto buono con dentro i fichi e l’uvetta e le noci e dei cani giganteschi, non ho mai visto un cane altoatesino che pesasse meno di duecento chili. A parte questo l’Alto Adige è una regione normalissima della Svezia nella quale si possono fare un sacco di cose interessanti. Un giorno, per dire, ci siamo incontrati con l’Anna ed il suo fidanzo barbudo che pure loro erano in vacanza da quelle parti (eh, ma allora c’ha ragione il BBerlusconi) e siamo andati a vedere il riflesso dei monti sul lago di Braies. Peccato che, in modo del tutto sorprendente in una regione nordica d’inverno in alta montagna, la superficie del lago di Braies fosse completamente ghiacciata e coperta di neve e quindi non si vedesse altro che il riflesso della nostra delusione, ben presto mitigata dall’entusiastica constatazione che Uau, un lago ghiacciato, son mica cose che si vedono tutti i giorni e infatti ci siamo messi come cinni a scivolare sul ghiaccio o lanciare palline di neve nell’acqua per vedere se si scioglievano o scrutare con aria molto seria e pensierosa le cime dei monti. Poi, sempre con Anna e il Barbudo, siamo andati a gironzolare senza meta per le strade di montagna senza riuscire sfortunatamente a perderci ed infine siamo finiti a Dobbiaco dove ci siamo imbattuti fortuitamente nella parata dei Krampus, una specie di diavoli travestiti da esseri umani che secondo la tradizione locale se ne andavano in giro a molestare i bambini e sedurre le vecchiette, ma da quando la Chiesa Cattolica fa metà del lavoro si limitano a spaventare i turisti e a far sognare i fan del Signore degli Anelli. Il giorno seguente, invece, abbiamo vagato in lungo e in largo per la Val Pusteria, invadendo accidentalmente piste ciclabili, dando un’occhiata sprezzante agli inutili mercatini di natale e litigando con i frustrati sciatori di passaggio convinti che qualsiasi strada battuta ma anche qualsiasi superficie orizzontale di colore bianco fosse una pista da sci e pertanto di loro esclusivo dominio. Ieri, poi, mentre tutti si incolonnavano fedeli sulle strade del ritorno, noi ci siamo ricongiunti ancora con A+B e deviando per la spettacolosa val Badia siamo andati a Bolzano a visitare l’omino del Similaun, che a dire la verità non sembrava passarsela troppo bene. Magro, rinsecchito, completamente inerte, solo la mancanza di naso permette di distinguerlo da Fassino. Abbiamo però scoperto una curiosa somiglianza tra lui ed il Barbudo fidanzo dell’Anna, una somiglianza a dire il vero così spiccata - naso a parte - che non mi spingerei fino a definire una parentela ma quasi certamente lo è. Altra curiosità: in tutte le ricostruzioni, le foto, i filmati, l’omino ghiacciato ha sempre addosso un perizoma, si può ispezionare al microscopio un frammento del suo femore ma non gli si vedono mai le palle e questo non può che generare curiosità. Perché non si vedono le palle di Otzi, cos’hanno le palle di Otzi da nascondere? Faccio appello alla comunità scientifica perché risolva questo mistero.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




7/12
2011

La classe pensionistica del 2045

E’ successo qualcosa di strano negli ultimi decenni in Italia, un ribaltamento nella cultura nazionale per cui i giudici sono progressivamente diventati "di sinistra" così come la serietà, la compostezza e l’austerità, mentre lo svacco, l’irresponsabilità e la scostumatezza sono diventati "di destra" e quel qualcosa, naturalmente, ha un nome ed un cognome e decine di codici fiscali.
Per questo, e solo per questo, messi temporaneamente da parte quel qualcosa ed il suo circo di mezzeseghe e prostitute il governo Monti ci è sembrato una boccata d’ossigeno, la tanto attesa rivoluzione culturale. Persone per bene, nel senso che nostra nonna dava al concetto, persone educate e vestite a modo in grado di spiegare le proprie ragioni senza urlare, senza fare battute sconce, senza dare l’impressione di essere completi imbecilli. Rispetto a quelli che c’erano prima si tratta di giganteschi passi avanti, rispetto a quelli che c’erano prima anche un manipolo di banchieri sembrano l’avanguardia dell’armata rossa. L’iconografia è tornata indietro di trent’anni: professori democristiani in abito grigio si aggirano con sguardo greve per il palazzo che fu dei Borgia.

Il rischio è che siano diversi solo nella forma e non nel contenuto. Magari è ancora troppo presto per dirlo, in fondo sono al potere da appena tre settimane, ma certo gli auspici non sono dei migliori. Staremo a vedere se la sua manovra SalvaItalia (BUM!) saprà placare per un po’ la voracità dei mercati e l’interesse delle agenzie di rating imperanti, ma intanto non si è rivelata né socialmente equa né politicamente difendibile. Chi si aspettava davvero una manovra che andasse a colpire le banche ed i padroni, magari addirittura la Chiesa, chi si aspettava che andassero a prendere i soldi da chi non li aveva mai pagati o almeno da chi ne aveva in abbondanza, è stato deluso: questo è un governo di destra, un governo di conservatori "per bene", per cui la sua ricetta per salvare l’economia nazionale è una ricetta reazionaria. Se non vi va bene, la prossima volta votate a sinistra, babbei.

Sgonfiato quindi l’entusiamo iniziale per la cacciata dei barbari, contro i quali dovremo restare sempre vigili e rinforzare le frontiere all’istante, è giunta l’ora di guardare in faccia la realtà: anche questo governo è ben lontano dall’essere il migliore possibile, anche se può essere il meglio che ci meritiamo in questo momento. Accettare senza discutere questi famosi sacrifici in nome della situazione economica, della crisi, perché rischiamo la catastrofe, siamo sull’orlo del baratro ed altre amene figure retoriche usate a fini terroristici, non vuol dire avere senso di responsabilità, significa rinunciare ad una parte importante della nostra libertà e della nostra democrazia, abdicare i nostri diritti. Certo l’economia sta in un guaio, questo è innegabile, e quando manca il pane è difficile parlare di libertà, ma l’economia non è solo un valore da raggiungere a fine trimestre, non è solo un indice di produzione, uno spread, un tasso d’interesse, l’economia non è solo numeri ma anche lavoro, organizzazione, rapporti sociali, rapporti di produzione, non è solo un quanto ma anche un come e un perché e perdipiù l’economia non è tutto, non è autosufficiente, non è la stregacomandacolore dell’universo. Se manca la libertà, il pane sa di poco.

Monti sarà anche una specie di Prodi di destra, ma dalle premesse è sicuro che non ci farà dormire. E va benissimo, fa bene a tenerci svegli, perché abbiamo un sacco di cose da fare.




18/11
2011

Inutile che fai finta di niente

Silvio, rimembri ancora quel tempo di tua vita mortale quando beltà attraea il portafogli tuo rigonfio e fuggitivo?

Ah, dici che non è finito?

Hai ragione, non è finito quel tempo e non sei finito tu.

Ancora una volta ti danno per morto, Prez, ma si sbagliano. Politicamente morto, s’intende, perché se tu morissi fisicamente non ci sarebbero tanti dubbi, se non altro per i due urli di gioia urbiaca e molesta che lancerei e che farebbero incrinare i vetri di palazzo chigi pure se abito ai piedi delle dolomiti, due urli Silvio il primo appena sento la notizia ed uno dopo i tre giorni canonici, per sicurezza, e questo sarebbe il più fastidioso perché andrebbe a incrinare i vetri nuovi di palazzo Chigi appena cambiati.

Ma tu non sei morto, Silvio, né fisicamente né politicamente, nonostante i bandieroni in piazza e gli orgasmini di Repubblica. Hai tirato a campare fin dove potevi, e quando i topi in fuga hanno reso lampante che stavi per affondare hai saggiamente scelto di passare la palla a qualche altro sfigato. Saggiamente. Perché così non ti hanno cacciato, formalmente. Perché adesso Monti dovrà adottare tutte le misure impopolari che tu non avevi il coraggio di fare, dovrà frugare nelle nostre tasche ed in ogni orifizio disponibile alla ricerca degli spicci e dovrà bastonarci duramente anche per zittire le probabili proteste. Perché il PD, storicamente amante dell’austerity altruy e geneticamente pirla, appoggerà tutte queste misure come un male necessario mentre tu potrai boicottare, o millantare di boicottare, qualsiasi azione vada contro gli interessi del tuo bacino elettorale. E tra sei mesi, un anno o quandunque la marea di merda sarà scesa sotto un livello accettabile per la balneazione, ti ripresenterai come un eroe a salvare la Patria da questi banchieri succhiasoldi. Candido come Santa Maria Goretti. Ancora giovane e fresco come Nosferatu. E la gente, perché è la gente che fa la storia, immemore degli scandali, inconsapevole delle responsabilità e complice della cialtroneria, ti rivoterà e ti riporterà in trionfo. Ti stai già attrezzando, Silvio, ti vedo. E se nel frattempo, o al momento opportuno, l’incessante emergere di emergenze rendesse necessarie "misure straordinarie", "poteri speciali"? Che grazia sarebbe, eh, Silvio, proprio quello che sogni da tempo.

Resta solo un’incognita, forse, a disturbare la meticolosa pianificazione della tua resurrezione (politica, s’intende). Sei mesi, un anno? Quanto ci vorrà perché la marea cali? Stavolta è bella alta. La gente è abituata a fare apnea nella merda, s’è ben allenata, ma se passa troppo tempo prima o poi i polmoni scoppiano. Fuori di metafora, c’è il rischio che il sistema si rompa del tutto, che la gente debba inventarsi qualcosa di nuovo, che magari si sviluppi un imprevisto. Lo so, è improbabile, Silvio, alla gente piacciono le cose che conosce già, ma sai mai. Sai mai. E poi pure te, quanto tempo puoi resistere, mica duri per sempre. Fisicamente, s’intende.




25/10
2011

Confetti rossi

C’era il sole, faceva fresco ed io non avevo la giacca, facevo lo spocchioso in maniche corte.
C’era Navigator che tanto per mantenere fede al proprio nome è riuscito a rimanere bloccato con il furgone tra due sbarre del parcheggio, dovendo allertare i vigili, i tecnici comunali e tutti gli impiegati del municipio per arrivare alla brillante conclusione di salire sul marciapiede e scendere facendo zig zag tra le aiuole, sperando che non gli appioppino una multa.
C’era tutta la comunità abbruzzese del Triste Borgo Natio, perché noi non ci facciamo mancare niente.
C’erano ovviamente PornoRambo, ora ufficialmente mio compare, che vigliaccamente ha collaborato alla stesura di una pretestuosa richiesta di risarcimento per tutti i lavori che lui ed altri baldi giovani hanno svolto per ristruttura la Salarossa sede del festino, come se le pacche sulle spalle non fossero una valuta più che sufficiente.
C’era Nello che preso dalla foga dei propri discorsi come ai bei tempi andati, è inciampato arretrando ed è finito a gambe all’aria. C’era la vecchia che per guardare Nello che finiva a gambe all’aria è caduta dalla bicicletta, pretendo poi che lo stesso Nello ed un corteo di fanciulle la accompagnassero a fare la spesa, tutte le commissioni della lista ed infine a casa.
C’era la Cuginet’, nel corteo di fanciulle.
C’era zio Tobe nel prestigioso ruolo del Testimone, che ha svolto con la solita impeccabile classe e con il suo caratteristico savoir-faire da burbero rivoluzionario.
C’era Stefandra che si è prodigata a distribuire pizze a tutti, e l’impagabile zia Lorella che le dava man forte dopo aver testimoniato a sua volta.
C’erano l’Anna ed il suo barbuto fidanzato intervenuti dalle pianure emiliane, Max il siculo e la moglie dalla metropoli lombarda.
C’era Ivo con il suo forno portatile che sfornava pizze in continuazione, pizze fredde, pizze calde, pizze salate, pizze dolci, pizze ovunque, una strage di pizze.
C’erano il Catechista e Signora, comprensivi di due marmocchi irrequieti che hanno passato il pomeriggio a rotolarsi nel fango, forse per dimenticare il peso biblico dei propri nomi.
C’erano Manuel e la sua dolce metà, la birra. Molte, molte bottiglie di birra. E poi la moglie di Mauel, naturalmente.
C’era la Salarossa agghindata a festa dopo mesi di lavoro, con le pareti ridipinte di bianco e rosso, i vetri nuovi, tavoli coperti di tovaglie rosse, piatti e bicchieri di plastica, piante verdi.
C’erano anche Gerry, Glaudia, Donatella e tutti gli altri che in questi mesi mi hanno insegnato a fare la malta, staccare il mastice dal ferro, il silicone dal vetro, che mi hanno aiutato a spostare mobili e far fuori scorpioni, trasformando un magazzino abbandonato in una sala festosa ed accogliente.
C’erano i parenti, quelli più stretti e quelli che vogliamo tenerci stretti.
C’erano i cinni, quelli appena sfornati e quelli che ormai tentano di farsi la barba.
C’erano le lanterne cinesi che volavano alte nel cielo del Borgo.

E c’era lei, la Sposa, bellissima in rosso.
Ed io, felice.




17/10
2011

Modern Welfare

"A Roma hanno bruciato delle auto."
"Speriamo almeno fossero Audi."

Sabato non sono andato alla manifestazione. Primo, c’avevo da fare. Ho la giustificazione del mio commissario politico, se serve. Secondo, non vedo perché fare tutta quella strada fino a Roma quando se voglio mia nonna è ancora disposta a picchiarmi gratis. Terzo, non ero riuscito ad andare a Genova nel 2001, e non mi piace assistere al remake senza aver visto l’originale.

Però abbiamo mandato in missione l’agente Nello, il noto provocatore barbuto la cui lingua è più efficace di una molotov tanto nel rompere i coglioni quanto nel cunnilinguus.

(Avete mai provato a farvi fare un cunnilinguus da una molotov? Provate. Sono sicuro che rimpiagerete Nello e la sua barbetta abrasiva.)

Il Nello ci ha riferito di scontri, cariche, scariche e tutto quello che avete letto nei giornali, ma con più suadente accento beneventino. Non ho le idee molto chiare, e non sono il solo. Che la gente sia incazzata non solo è comprensibile, ma è giusto. Che in mezzo a tutta la gente incazzata ci sia una minoranza che sfoga la propria incazzatura sfaciando cose, è prevedibile. Non è bello ma è prevedibile, specialmente se non trova altro modo di comunicare la propria rabbia, la propria frustrazione, se ogni altro canale comunicativo è negato o, peggio, non lo sanno usare. Quello che non capisco è perché, al momento, le auto incendiate e le manganellate in faccia se le sono beccate solo a Roma, mentre in altre 80 città del mondo le manifestazioni si sono svolte senza incidenti di rilievo. Siamo messi peggio, siamo più incazzati? E’ perché noi abbiamo non solo la crisi economica ma anche gravi problemi di democrazia, e la manifestazione non era quindi "solo" economica ma politica? O perché il movimento italiano è disorganizzato, approssimativo, poco propositivo?

Nun zò. Ci si ragionerà. Ma intanto.

Ovviamente tutto è stato strumentalizzato, le prossime manifestazioni saranno ancora più rare, più difficili e più violente. Si parla come al solito di infiltrati. Si sentono storie di Neri andati a fare il "master" in Grecia, col traghetto, a imparare la guerriglia urbana, di anarchici divisi in falangi. Come se due anni di guerriglia in Grecia avessero cambiato la situazione di uno zero virgola cazzo. Come se vedere gente vestita di nero parlare di falangi non dovesse farmi scendere un brivido lungo la schiena, istintivamente. Io penso che gli Indignati, al di là del nome che non si può sentire, abbiano tutte le ragioni, penso che oggi più che mai sia necessario rimettere in discussione tutto e farlo subito, anche in maniera radicale. Non sono un pacifista per partito preso, e so bene la distinzione tra la violenza di un sistema che ti condanna alla fame o alla morte per precarietà e la distruzione di oggetti simbolici ed insensibili. Ma io con chi mi parla di falangi, di bersagli, di volume di fuoco non ci voglio stare, io in questa guerra così Nera su entrambi i fronti non ci voglio entrare. Dicono che le manifestazioni pacifiche sono belle ma non servono a un cazzo. Ah, vero. Quante ne abbiamo fatte, quanto niente ci hanno ascoltato. Mancano però di dire che quelle violente sono brutte e non servono ugualmente a un cazzo. Tanto vale tenerci allora almeno la bellezza, l’inutile colore, prima di diventare brutti, tetri e assassini come quelli che combattiamo.




10/10
2011

Nel frattempo, altrove

Vorrei farvi notare, specialmente se siete capitati qui per caso cercando foto di donne nude (non ce ne sono) o quella spassosa vignetta coi leoni, che mentre qui in Italia siamo fermi a farci le pippe su Berlusconi e se sia il caso o meno che lui venga intercettato mentre si accorda al telefono con dei trafficoni sulla quantità e qualità di prostitute da coinvolgere nelle proprie orge private, argomento senza dubbio interessante ma che su un piano puramente politico non dovrebbe comportare nessun dubbio sull’opportunità o meno che il soggetto citato governi il nostro Stato, cioé noi, in altri Paesi stanno succedendo cose che definirei quantomeno altrettanto interessanti, per esempio negli Stati Uniti (lAmerica) ormai da settimane la gente sta protestando contro le ingiustizie del sistema finanziario ed economico che ha ridotto sul lastrico un sacco di persone ma soprattutto ha tolto lavoro e prospettive di miglioramento, si parla insomma di futuro e di giustizia sociale ed è un movimento pacifico e ormai vastissimo, che si sta iniziando a sviluppare anche in Europa, altre cose stanno succedendo in Cile, altre cose in Somalia, cose in Tunisia, in Yemen, a Chongqing, cose molto belle o terribili ma comunque importanti e voi non ne sapete niente se vi siete limitati a seguire i telegiornali, perché la televisione di queste cose non parla per interesse o pigrizia o malafede o ignoranza, le minimizza infilandole tra un servizio inutile e l’altro o le tace del tutto e quindi spetta a voi, neppure io vi dirò niente, spetta a noi andarci a prendere le informazioni, spetta a noi decidere se vivere nell’ignoranza o sapere, se essere governati o liberi. La televisione, per sua stessa natura, è fuori dal nostro controllo, nelle mani di pochi che hanno tutto l’interesse che niente cambi perché grazie tante, hanno soldi potere e montagne di dolce cocaina, perché dovrebbero incoraggiare il cambiamento? L’internet è già più difficile da governare, ma l’internet è solo un altro mezzo. Siamo noi che dobbiamo metterci fuori dalla loro possibilità di controllo, renderci ingovernabili, e rimettere in discussione tutto. Anche se siete capitati qui solo alla ricerca di donne nude.

A parte questo, io & il mio malditesta Raimondo vi auguriamo buona settimana con due citazioni:

"Il giornalismo italiano è libero perché serve soltanto una causa e un Regime; è libero perché, nell’ambito delle leggi del Regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione."
Benito Mussolini

"There is no knowledge that is not power"
Ralph Waldo Emerson e Mortal Kombat 3.

#occupywallstreet




30/9
2011

34 anni e niente da sentire

Ne compio 34, oggi. Capisco che Gisù si sia arreso prima, in effetti è stata durissima anche per me. Alla mia età probabilmente mio nonno aveva quindici figli, si era costruito da solo la casa (mentre era ubriaco) ed aveva già ucciso il suo primo orso a mani nude, quindi tutte le conquiste vanno ridimensionate. Ma i tempi si sa che cambiano e le giornate continuano ad accorciarsi, perciò credo sia importante cercare di tenere almeno il fuoco acceso. Ho urlato, ho pianto, ho riso, sono stato in posti, ho fatto scelte discutibili, grandi recitazioni, ho messo in moto cose bellissime che stanno ancora viaggiando. E’ stato un anno intenso e l’intensità non accenna a diminuire, ma non vi ammorberò con noiosi riepiloghi della mia vita.

Fatemi un regalo, invece: consigliatemi un bel disco da ascoltare, meglio se nuovo, che ultimamente non ho avuto tempo di starci dietro.




22/9
2011

Losing my Padania

In questo giorno di grande lutto per la storia della musica, ma soprattutto per la storia dei REM, vorrei spendere due parole sull’ultima proposta di secessione della Padania sparata dai nostri cari amici leghisti, come si direbbe in un universo parallelo dove per curiose coincidenze etnolinguistiche la lingua italiana si fosse evoluta in un modo tale per cui la parola "amici" significasse esattamente il contrario di quello che significa qui da noi.
Sgomberiamo il campo da un equivoco: di tutte le proposte politiche dei leghisti, la secessione della Padania è paradossalmente la meno stupida e nociva. Non è grave come affondare i barconi degli immigrati, deportare gli zingari, marchiare a fuoco i clandestini, ma neanche come rendere obbligatorio l’insegnamento del dialetto o sostituire il cuscus con la polenta taragna. L’indipendenza della Padania non farebbe poi tanto male a nessuno, a meno che non siate di quelli particolarmente affezionati alla natura sacra ed indivisibile della patria, naturalmente, e che vibrano di sdegno risorgimentale al solo mettere in discussione l’unità della nazione, ma questi sono problemi vostri e francamente forse andrebbero anche curati. L’unità d’Italia (ma anche di Francia, di Russia, di Padania) non è altro che un momentaneo accidente del divenire storico e politico dell’universo e tra due milioni di anni, per dire, è molto probabile che ce ne sbatteremo i marroni.

Per me, sapete, se uno vuole chiedere l’indipendenza della Padania può benissimo farlo. Anche l’indipendenza del Veneto, o di Bitonto, se è per quello. Neanche l’Italia era unita ed indipendente, una volta. Io preferirei togliere confini piuttosto che crearne di nuovi, ma non tutti la pensano come me e se uno ritiene che per questo o quel motivo la Padania dovrebbe essere indipendente dall’Italia ha tutto il diritto di dirlo ad alta voce, di vedere se c’è altra gente che la pensa come lui e pure di fare propaganda alle sue idee, non siamo mica obbligati per legge a stare tutti insieme su ’sto vecchio campero e se anche fosse, si tratterebbe di una legge che i cittadini possono cambiare. Certo, per passare poi dal desiderio di indipendenza all’indipendenza vera e propria occorre verificare che i cittadini siano d’accordo, se non tutti almeno la maggioranza, e infatti i leghisti quando non sono dell’umore di minacciare un’insurrezione armata chiedono un referendum.

A molti la richiesta sembra offensiva, oltre che ridicola. Non si può fare un referendum per spaccare il Paese, non è neanche una proposta da prendere sul serio, è vietato dalla Costituzione, è una sparata elettorale. Io invece dico, facciamolo questo referendum, io andrei a votarci anche subito. Facciamo finta che sia legale, anzi, rendiamolo immediatamente legale e andiamo a votare sull’indipendenza della Padania. Immagino che sarebbero chiamati alle urne solamente gli elettori potenzialmente padani, una volta individuati i volubili confini che li contengono, ma anche lì: che possibilità di vittoria avrebbero i secessionisti? Zero barrato. I leghisti non sono poi così tanti, neppure nelle regioni più malfamate, e neanche tutti i leghisti sono favorevoli alla secessione. Un referendum sulla secessione servirebbe solo a sancire palesemente, numeri alla mano, che i cittadini del nord Italia preferiscono rimanere tali e contrariamente alla retorica diffusa non si riconosco in tutte le cialtronate delle camicie verdi, che i leghisti non godono di tutto il supporto di cui si vantano e che in definitiva sono dei ridicoli fanfaroni, magari insinuando persino tra i loro sostenitori il dubbio che anche il resto delle idee estremiste che promulgano siano altrettanto ridicole e impopolari.

Finiamola quindi di indignarsi, di scandalizzarci, di permettere loro di spacciarsi per martiri di uno Stato che teme il confronto e costringiamo invece i leghisti a mettere una buona volta le palle sul tavolo, misurandoli su questa così come su tutte le altre stronzate. Il popolo vuole l’indipendenza della Padania? Chiediamolo al popolo, cominciate a raccogliere le firme. Avete diecimila fucili pronti? Fateci vedere i ferri. Altrimenti, circolare, circolare, abbiamo altri problemi. Non limitiamoci a contestare l’idea, ma dimostriamo che è una cazzata in modo così eclatante, ma così eclatante, che lo possano capire persino gli elettori leghisti.




9/9
2011

Voyage à Dugongo [2]

Fieri di essere giunti finalmente in Provenza, oltrepassati a passo d’uomo gli orridi borghi vacanzieri di Sén Maxim e Sén Tropè cerchiamo un posto per dormire dalle parti di Le Lavandù. Sfortunatamente, per quanto cercassimo di posti non ce n’erano; il (fottuto) guasto alla pompa della benzina aveva fatto sì che arrivassimo alla vigilia del ponte di ferragosto e tutti i campeggi erano pieni o prenotati o non intenzionati ad ospitare italiani. Dopo una lunga giornata di viaggio, quando ormai stavamo per disperare, Navigator con un’infelice intuizione decide di sbagliare strada e s’infila in un viottolo apparentemente senza uscita e senza spazio di manovra per la roulotte. Disperiamo. La popolazione locale si fa beffe di noi. La Nona comincia ad innervosirsi, quando scatta il colpo di scena: il viottolo si allarga e c’è spazio per parcheggiare, per cui ci arrendiamo e ci fermiamo a dormire lì, lungo la strada vista mare sulla baja di Lavandù.

Il giorno dopo, giriamo i cavalli e ci dirigiamo verso La Londe, dove finalmente troviamo un posto per accamparci. Decidiamo lì per lì di averne le balle piene di girare in macchina e, visti i pochi giorni che ci rimanevano, di tirare un colpo di spugna sulla Camargue ed il 75% del piano di viaggio preparato dalla Glaudia per dedicarci invece ad un po’ di sano non fare un cazo. Davanti a noi la Provénz, tutta da scoprire. Ecco un po’ di cose che abbiamo scoperto:

1. le spiagge sono aperte al pubblico, le strade per arrivarci no. Perciò, a meno che si voglia pagare decine di euro di parcheggio, bisogna cercare la spiaggia libera più vicina a dove si deve andare, lasciare lì la macchina e camminare.
2. la Provénz è bellerrima, con i pini che arrivano fino al mare, l’acqua limpida, le scogliere, i calanchi, e svariate altre cose belle.
3. i cornetti sono minuscoli e costano tantissimo, cosa che ha gettato nel panico il Navigator.

Approfondisco il punto 3. Un mini cornetto costa dai due euro e mezzo ad infinito, a seconda se lo prendi nel baretto del campeggio o al chiosco sulla spiaggia. Per consolare Navigator, goloso consumatore di cornetti in forzata astinenza, abbiamo trascorso intere serate ipotizzando un traffico clandestino di cornetti dall’Italia alla Costazzurra a bordo di pescherecci, valutando l’investimento, il carico ed il consumo di gasolio. Non del tutto soddisfatti, siamo giunti a progettare un ambizioso gelatodotto che attraversasse segretamente il tirreno per portare un flusso continuo di gelati fino alla spiaggia. A nostra parziale discolpa va ricordato che questa conversaizone si è svolta al termine di una serata dedicata al pastis.

Uniche eccezioni ai nostri giorni di bighellonare, andare in spiaggia, fare bagni, ubriacarci di pastis e giocare a ping pong al tavolo del campeggio fino a quando le tenebre non ci impedivano di vedere la pallina o il pastis ci faceva vedere due o tre palline che viaggiano in traiettorie sovrapposte, sono stati un viaggio nell’entroterra alla ricerca di un posto economico per mangiare ed un viaggio a Cassì a vedere i calanchi. Sul primo non c’è molto da dire, volte le spalle al mare apparentemente la Provénz è una vasta e selvaggia foresta in mezzo alla quale ogni tanto si apre un borgo caratteristico, con le casine piccine picciò, gli archi di pietra e le feste di paese. Tutto molto bello, io personalmente sono molto a favore dei borghi caratteristici, ma alla festa di paese di Saix-el-Caessau un (fottuto) piatto di minestrone ce lo vendevano alla modica cifra di QUATTORDICI EURAUX, per cui abbiamo preferito involgerci invece al tipico furgoncino del Lurido (come lo chiamiamo in Cimbria, non so in Francia) che con nostra grande sorpresa vendeva pizza cotta al momento nel forno a legna. Yep. In Francia apparentemente i Luridi sono equipaggiati di forno a legna ed invece di panini col nonno morto vendono pizze, e neanche tanto male.

La gita a Cassì, invece. Avevamo proprio intenzione di andare alle gole del Vernòn a fare quello che si fa di solito nelle gole ma soprattutto per vedere i dugonghi fossili che si trovano da quelle parti. I dugonghi, placide mucche marine, erano stati uno dei motivi principali che hanno spinto tutti noi ed in particolare Navigator ad affrontare il viaggio fino in Provenza. Un giorno ci siamo alzati di buon mattino, ci siamo guardati e ci siamo detti: andiamo a vedere i dugonghi. Abbiamo preso una cartina, verificate le strade, contati i chilometri: centocinquanta. Scartati i dugonghi nel giro di un secondo. Abbiamo optato allora per andare a Cassì, a vedere i famosi calanchi tra i quali, oltretutto, abbiamo incontrato due gigantesche anziane donne nude che a conti fatti erano tali e quali i dugonghi, quindi missione compiuta.

Ormai sono passate due o tre settimane da quando sono tornato e quindi gran parte delle mille e mille avventure che abbiamo vissuto me le sono scordate, preso com’ero a scrivere slash-fiction di Tremonti. Se doveste andare in Provénz, comunque, qualche consiglio velo posso dare:

1. se sentite un fischio fastidioso provenire dal retro della macchina e non soffrite di ipertensione, è la pompa della benza. Siete fottuti.
2. portatevi i gelati da casa.
3. non aspettatevi che i campeggi francesi rispondano alle vostre e-mail, non succederà mai.
4. Mai.
5. non fate stare davanti Navigator, vi farà perdere.
6. non state davanti voi facendo strada a Navigator, si perderà.
7. non affidate la vostra scorta di baguettes a Pornorambo, egli ne è molto goloso e le divorerà tutte.
8. state. nella. corsia. più. a. destra. Non siete in Italia.
9. la Provénz è piena di panifici, aperti tutti i giorni compresi la domenica ed i festivi, anche al pomeriggio.
10. quello precedente non era un consiglio, e neanche questo.




25/8
2011

Voyage à Dugongo [1]

E insomma eccomi finalmente tornato da questo viaggio in Provénz, pronto a raccontarvi tutte le nostre strabilianti avventure anche se voi eravate capitati qui cercando solo donne nude. Protagonisti della meravigliosa epopea di viaggio che state per leggere ignorare sono:

il Lusky che sarei io, guidatore di roulotte, arrogante, violento e scanzafatiche;
la Nona, severa vegliarda, domatrice di onde e rematrice di canotti;
la Glaudia, nipote della Nona, carattere trentino di dimensioni contenute e addetta alla distribuzione dei tovaglioli prepasto;
Navigator, fidanzato della Glaudia, appassionato di astronomia, esperto di cornetti e di tutto il resto tranne: parlare l’italiano, indovinare la direzione alla guida del suo furgone attrezzato camper;
Pornorambo che sarebbe il Pornorambo, mio copilota alla guida della roulotte e ricettore delle mie bestemmie ogni qual volta Navigator sbagliava strada, vorace accaparratore di marmellate e principale finanziatore delle compagnie telefoniche italiane e francesi a causa della fidanza lasciata in patria.

Protagonisti non animati, ma utili in caso la Disney volesse capitalizzare il racconto:

Roulotte: la roulotte;
Ducato: il furgone dedito al trasporto di materiale fustellizio proditoriamente facente funzioni di camper;
Volvo: la robusta ma lunatica trappola inventata dagli svedesi per assicurarsi un costante flusso di capitali dalle mie tasche alle loro, occasionalmente dedita al trasposto di roulotte.

Secondo la pianificazione ad opera della Glaudia, questa vacanza avrebbe dovuto (appuntatevi il modo del verbo) condurci a visitare i luoghi più belli della Provénz e dell’attigua Camargue, tra i quali cito a caso: spiagge, cavalli, pinete, zanzare più feroci d’europa, uomo di grimaldi, profumerie di Grasse, calanchi, dugonghi (fossili di), gole del Vernon, miniere di ocra rossa ecc. ecc. ecc. ecc. Se il suo piano avesse avuto successo, il resoconto completo sarebbe stato sena dubbio più interessante ma avrei dovuto noleggiare l’intera internet per pubblicarlo. La realtà, in effetti, è stata molto più sobria anche a causa di un simpatico imprevisto.
Partiti infatti la sera dal Triste Borgo Natio e dopo aver campeggiato una notte in autogrill per risparmiare tempo e pilla, la domenica stiamo attraversando bel belli la liguria in direzione ovest quando decidiamo di uscire dall’autostrada e fermarci un poco a vedere il mare, ma soprattutto a mangiare. Com’è come non è, una volta fermatasi Volvo decide di non ripartire o meglio, di non ripartire nella sua incarnazione a benza ma solo a gas (Volvo è bisex). Proseguire si presentava problematico, perciò tutta la truppa di comune accordo stabilì di passare il resto della giornata e la notte lì ad Albenga dove eravamo, nell’attesa che il lunedì portasse alla riapertura delle officine meccaniche, dove senza dubbio Volvo avrebbe trovato la cura alla sua stizzosità. In tutta Albenga, trovammo solo un campeggio con una piazzola libera, un’unica micragnosa piazzola per tutti noi veicoli compresi, e solo a patto di liberarla l’indomani all’alba. Inoltre, l’indomani all’alba il meccanico ci disse che la macchina non si poteva aggiustare in tempi brevi, che la cosa migliore era tornarsene a casa con le pive nel cofano, che lo lasciassimo lavorare.

Albenga, Albenga, cosa ti ha fatto il mondo perché tu diventassi così stronza?

Sta di fatto che noi non ce ne tornammo affatto a casa, bensì ci trasferimmo a Ventimiglia in un campeggio più accogliente nell’attesa che un altro meccanico più disponibile si prendesse cura di Volvo, alla quale era stata nel frattempo diagnosticata una grave infiammazione alla pompa della benzina. Del nostro breve ma soprattutto inaspettato soggiorno a Ventimiglia c’è da ricordare: le onde altissime che hanno quasi spezzato in due la Nona, un viaggio a Mentòn con me e Pornorambo nascosti nel retro del Ducato (perché era omologato per tre persone ed io e Porno per la legge francese siamo persone), il pastis a Mentòn, i Balzi Rossi con gli scheletri dell’uomo di cromagnon e le microstatuine delle donne culone che hanno molto impressionato tutti noi, il vecchio che viveva in una roulotte vicino ai bagni e la sera se ne stava tutto nudo a guardare la tv con le finestre aperte offrendo ricordi imperituri ed agghiaccianti a chi voleva solo lavarsi i denti.

Riparata Volvo e salutate con affetto diverse centinaia di euro che lasciavano per sempre le mie tasche, riuscimmo finalmente a riprendere il nostro viaggio in direzione Provénz. Nota sulle autostrade francesi: c’è un casello ogni tot chilometri (tot è un’unità di misura francese) a cazzaccio, ma soprattutto i mezzi lenti devono stare nella corsia più a destra. Anche in Italia, direte voi. Sì ma in Italia c’è più elasticità, complice il fatto che chi sta nella corsia più a destra senza avere un camion è considerato omosessuale. In Francia no, bisogna proprio, se provi a stare nella corsia centrale senza averne diritto ti suonano, ti passano a destra, ti sparano alle gomme, ti tranciano la gola nel cesso dell’autogrill. Tenetelo quindi a mente se mai andrete in Francia.

[Nel prossimo numero: i nostri eroi arrivano in Provénz, s’accampano e discutono di gelatodotti e cosa non si fa in tempo di guerra per mandare avanti la specie]