22/9
2011

Losing my Padania

In questo giorno di grande lutto per la storia della musica, ma soprattutto per la storia dei REM, vorrei spendere due parole sull’ultima proposta di secessione della Padania sparata dai nostri cari amici leghisti, come si direbbe in un universo parallelo dove per curiose coincidenze etnolinguistiche la lingua italiana si fosse evoluta in un modo tale per cui la parola "amici" significasse esattamente il contrario di quello che significa qui da noi.
Sgomberiamo il campo da un equivoco: di tutte le proposte politiche dei leghisti, la secessione della Padania è paradossalmente la meno stupida e nociva. Non è grave come affondare i barconi degli immigrati, deportare gli zingari, marchiare a fuoco i clandestini, ma neanche come rendere obbligatorio l’insegnamento del dialetto o sostituire il cuscus con la polenta taragna. L’indipendenza della Padania non farebbe poi tanto male a nessuno, a meno che non siate di quelli particolarmente affezionati alla natura sacra ed indivisibile della patria, naturalmente, e che vibrano di sdegno risorgimentale al solo mettere in discussione l’unità della nazione, ma questi sono problemi vostri e francamente forse andrebbero anche curati. L’unità d’Italia (ma anche di Francia, di Russia, di Padania) non è altro che un momentaneo accidente del divenire storico e politico dell’universo e tra due milioni di anni, per dire, è molto probabile che ce ne sbatteremo i marroni.

Per me, sapete, se uno vuole chiedere l’indipendenza della Padania può benissimo farlo. Anche l’indipendenza del Veneto, o di Bitonto, se è per quello. Neanche l’Italia era unita ed indipendente, una volta. Io preferirei togliere confini piuttosto che crearne di nuovi, ma non tutti la pensano come me e se uno ritiene che per questo o quel motivo la Padania dovrebbe essere indipendente dall’Italia ha tutto il diritto di dirlo ad alta voce, di vedere se c’è altra gente che la pensa come lui e pure di fare propaganda alle sue idee, non siamo mica obbligati per legge a stare tutti insieme su ’sto vecchio campero e se anche fosse, si tratterebbe di una legge che i cittadini possono cambiare. Certo, per passare poi dal desiderio di indipendenza all’indipendenza vera e propria occorre verificare che i cittadini siano d’accordo, se non tutti almeno la maggioranza, e infatti i leghisti quando non sono dell’umore di minacciare un’insurrezione armata chiedono un referendum.

A molti la richiesta sembra offensiva, oltre che ridicola. Non si può fare un referendum per spaccare il Paese, non è neanche una proposta da prendere sul serio, è vietato dalla Costituzione, è una sparata elettorale. Io invece dico, facciamolo questo referendum, io andrei a votarci anche subito. Facciamo finta che sia legale, anzi, rendiamolo immediatamente legale e andiamo a votare sull’indipendenza della Padania. Immagino che sarebbero chiamati alle urne solamente gli elettori potenzialmente padani, una volta individuati i volubili confini che li contengono, ma anche lì: che possibilità di vittoria avrebbero i secessionisti? Zero barrato. I leghisti non sono poi così tanti, neppure nelle regioni più malfamate, e neanche tutti i leghisti sono favorevoli alla secessione. Un referendum sulla secessione servirebbe solo a sancire palesemente, numeri alla mano, che i cittadini del nord Italia preferiscono rimanere tali e contrariamente alla retorica diffusa non si riconosco in tutte le cialtronate delle camicie verdi, che i leghisti non godono di tutto il supporto di cui si vantano e che in definitiva sono dei ridicoli fanfaroni, magari insinuando persino tra i loro sostenitori il dubbio che anche il resto delle idee estremiste che promulgano siano altrettanto ridicole e impopolari.

Finiamola quindi di indignarsi, di scandalizzarci, di permettere loro di spacciarsi per martiri di uno Stato che teme il confronto e costringiamo invece i leghisti a mettere una buona volta le palle sul tavolo, misurandoli su questa così come su tutte le altre stronzate. Il popolo vuole l’indipendenza della Padania? Chiediamolo al popolo, cominciate a raccogliere le firme. Avete diecimila fucili pronti? Fateci vedere i ferri. Altrimenti, circolare, circolare, abbiamo altri problemi. Non limitiamoci a contestare l’idea, ma dimostriamo che è una cazzata in modo così eclatante, ma così eclatante, che lo possano capire persino gli elettori leghisti.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




9/9
2011

Voyage à Dugongo [2]

Fieri di essere giunti finalmente in Provenza, oltrepassati a passo d’uomo gli orridi borghi vacanzieri di Sén Maxim e Sén Tropè cerchiamo un posto per dormire dalle parti di Le Lavandù. Sfortunatamente, per quanto cercassimo di posti non ce n’erano; il (fottuto) guasto alla pompa della benzina aveva fatto sì che arrivassimo alla vigilia del ponte di ferragosto e tutti i campeggi erano pieni o prenotati o non intenzionati ad ospitare italiani. Dopo una lunga giornata di viaggio, quando ormai stavamo per disperare, Navigator con un’infelice intuizione decide di sbagliare strada e s’infila in un viottolo apparentemente senza uscita e senza spazio di manovra per la roulotte. Disperiamo. La popolazione locale si fa beffe di noi. La Nona comincia ad innervosirsi, quando scatta il colpo di scena: il viottolo si allarga e c’è spazio per parcheggiare, per cui ci arrendiamo e ci fermiamo a dormire lì, lungo la strada vista mare sulla baja di Lavandù.

Il giorno dopo, giriamo i cavalli e ci dirigiamo verso La Londe, dove finalmente troviamo un posto per accamparci. Decidiamo lì per lì di averne le balle piene di girare in macchina e, visti i pochi giorni che ci rimanevano, di tirare un colpo di spugna sulla Camargue ed il 75% del piano di viaggio preparato dalla Glaudia per dedicarci invece ad un po’ di sano non fare un cazo. Davanti a noi la Provénz, tutta da scoprire. Ecco un po’ di cose che abbiamo scoperto:

1. le spiagge sono aperte al pubblico, le strade per arrivarci no. Perciò, a meno che si voglia pagare decine di euro di parcheggio, bisogna cercare la spiaggia libera più vicina a dove si deve andare, lasciare lì la macchina e camminare.
2. la Provénz è bellerrima, con i pini che arrivano fino al mare, l’acqua limpida, le scogliere, i calanchi, e svariate altre cose belle.
3. i cornetti sono minuscoli e costano tantissimo, cosa che ha gettato nel panico il Navigator.

Approfondisco il punto 3. Un mini cornetto costa dai due euro e mezzo ad infinito, a seconda se lo prendi nel baretto del campeggio o al chiosco sulla spiaggia. Per consolare Navigator, goloso consumatore di cornetti in forzata astinenza, abbiamo trascorso intere serate ipotizzando un traffico clandestino di cornetti dall’Italia alla Costazzurra a bordo di pescherecci, valutando l’investimento, il carico ed il consumo di gasolio. Non del tutto soddisfatti, siamo giunti a progettare un ambizioso gelatodotto che attraversasse segretamente il tirreno per portare un flusso continuo di gelati fino alla spiaggia. A nostra parziale discolpa va ricordato che questa conversaizone si è svolta al termine di una serata dedicata al pastis.

Uniche eccezioni ai nostri giorni di bighellonare, andare in spiaggia, fare bagni, ubriacarci di pastis e giocare a ping pong al tavolo del campeggio fino a quando le tenebre non ci impedivano di vedere la pallina o il pastis ci faceva vedere due o tre palline che viaggiano in traiettorie sovrapposte, sono stati un viaggio nell’entroterra alla ricerca di un posto economico per mangiare ed un viaggio a Cassì a vedere i calanchi. Sul primo non c’è molto da dire, volte le spalle al mare apparentemente la Provénz è una vasta e selvaggia foresta in mezzo alla quale ogni tanto si apre un borgo caratteristico, con le casine piccine picciò, gli archi di pietra e le feste di paese. Tutto molto bello, io personalmente sono molto a favore dei borghi caratteristici, ma alla festa di paese di Saix-el-Caessau un (fottuto) piatto di minestrone ce lo vendevano alla modica cifra di QUATTORDICI EURAUX, per cui abbiamo preferito involgerci invece al tipico furgoncino del Lurido (come lo chiamiamo in Cimbria, non so in Francia) che con nostra grande sorpresa vendeva pizza cotta al momento nel forno a legna. Yep. In Francia apparentemente i Luridi sono equipaggiati di forno a legna ed invece di panini col nonno morto vendono pizze, e neanche tanto male.

La gita a Cassì, invece. Avevamo proprio intenzione di andare alle gole del Vernòn a fare quello che si fa di solito nelle gole ma soprattutto per vedere i dugonghi fossili che si trovano da quelle parti. I dugonghi, placide mucche marine, erano stati uno dei motivi principali che hanno spinto tutti noi ed in particolare Navigator ad affrontare il viaggio fino in Provenza. Un giorno ci siamo alzati di buon mattino, ci siamo guardati e ci siamo detti: andiamo a vedere i dugonghi. Abbiamo preso una cartina, verificate le strade, contati i chilometri: centocinquanta. Scartati i dugonghi nel giro di un secondo. Abbiamo optato allora per andare a Cassì, a vedere i famosi calanchi tra i quali, oltretutto, abbiamo incontrato due gigantesche anziane donne nude che a conti fatti erano tali e quali i dugonghi, quindi missione compiuta.

Ormai sono passate due o tre settimane da quando sono tornato e quindi gran parte delle mille e mille avventure che abbiamo vissuto me le sono scordate, preso com’ero a scrivere slash-fiction di Tremonti. Se doveste andare in Provénz, comunque, qualche consiglio velo posso dare:

1. se sentite un fischio fastidioso provenire dal retro della macchina e non soffrite di ipertensione, è la pompa della benza. Siete fottuti.
2. portatevi i gelati da casa.
3. non aspettatevi che i campeggi francesi rispondano alle vostre e-mail, non succederà mai.
4. Mai.
5. non fate stare davanti Navigator, vi farà perdere.
6. non state davanti voi facendo strada a Navigator, si perderà.
7. non affidate la vostra scorta di baguettes a Pornorambo, egli ne è molto goloso e le divorerà tutte.
8. state. nella. corsia. più. a. destra. Non siete in Italia.
9. la Provénz è piena di panifici, aperti tutti i giorni compresi la domenica ed i festivi, anche al pomeriggio.
10. quello precedente non era un consiglio, e neanche questo.




25/8
2011

Voyage à Dugongo [1]

E insomma eccomi finalmente tornato da questo viaggio in Provénz, pronto a raccontarvi tutte le nostre strabilianti avventure anche se voi eravate capitati qui cercando solo donne nude. Protagonisti della meravigliosa epopea di viaggio che state per leggere ignorare sono:

il Lusky che sarei io, guidatore di roulotte, arrogante, violento e scanzafatiche;
la Nona, severa vegliarda, domatrice di onde e rematrice di canotti;
la Glaudia, nipote della Nona, carattere trentino di dimensioni contenute e addetta alla distribuzione dei tovaglioli prepasto;
Navigator, fidanzato della Glaudia, appassionato di astronomia, esperto di cornetti e di tutto il resto tranne: parlare l’italiano, indovinare la direzione alla guida del suo furgone attrezzato camper;
Pornorambo che sarebbe il Pornorambo, mio copilota alla guida della roulotte e ricettore delle mie bestemmie ogni qual volta Navigator sbagliava strada, vorace accaparratore di marmellate e principale finanziatore delle compagnie telefoniche italiane e francesi a causa della fidanza lasciata in patria.

Protagonisti non animati, ma utili in caso la Disney volesse capitalizzare il racconto:

Roulotte: la roulotte;
Ducato: il furgone dedito al trasporto di materiale fustellizio proditoriamente facente funzioni di camper;
Volvo: la robusta ma lunatica trappola inventata dagli svedesi per assicurarsi un costante flusso di capitali dalle mie tasche alle loro, occasionalmente dedita al trasposto di roulotte.

Secondo la pianificazione ad opera della Glaudia, questa vacanza avrebbe dovuto (appuntatevi il modo del verbo) condurci a visitare i luoghi più belli della Provénz e dell’attigua Camargue, tra i quali cito a caso: spiagge, cavalli, pinete, zanzare più feroci d’europa, uomo di grimaldi, profumerie di Grasse, calanchi, dugonghi (fossili di), gole del Vernon, miniere di ocra rossa ecc. ecc. ecc. ecc. Se il suo piano avesse avuto successo, il resoconto completo sarebbe stato sena dubbio più interessante ma avrei dovuto noleggiare l’intera internet per pubblicarlo. La realtà, in effetti, è stata molto più sobria anche a causa di un simpatico imprevisto.
Partiti infatti la sera dal Triste Borgo Natio e dopo aver campeggiato una notte in autogrill per risparmiare tempo e pilla, la domenica stiamo attraversando bel belli la liguria in direzione ovest quando decidiamo di uscire dall’autostrada e fermarci un poco a vedere il mare, ma soprattutto a mangiare. Com’è come non è, una volta fermatasi Volvo decide di non ripartire o meglio, di non ripartire nella sua incarnazione a benza ma solo a gas (Volvo è bisex). Proseguire si presentava problematico, perciò tutta la truppa di comune accordo stabilì di passare il resto della giornata e la notte lì ad Albenga dove eravamo, nell’attesa che il lunedì portasse alla riapertura delle officine meccaniche, dove senza dubbio Volvo avrebbe trovato la cura alla sua stizzosità. In tutta Albenga, trovammo solo un campeggio con una piazzola libera, un’unica micragnosa piazzola per tutti noi veicoli compresi, e solo a patto di liberarla l’indomani all’alba. Inoltre, l’indomani all’alba il meccanico ci disse che la macchina non si poteva aggiustare in tempi brevi, che la cosa migliore era tornarsene a casa con le pive nel cofano, che lo lasciassimo lavorare.

Albenga, Albenga, cosa ti ha fatto il mondo perché tu diventassi così stronza?

Sta di fatto che noi non ce ne tornammo affatto a casa, bensì ci trasferimmo a Ventimiglia in un campeggio più accogliente nell’attesa che un altro meccanico più disponibile si prendesse cura di Volvo, alla quale era stata nel frattempo diagnosticata una grave infiammazione alla pompa della benzina. Del nostro breve ma soprattutto inaspettato soggiorno a Ventimiglia c’è da ricordare: le onde altissime che hanno quasi spezzato in due la Nona, un viaggio a Mentòn con me e Pornorambo nascosti nel retro del Ducato (perché era omologato per tre persone ed io e Porno per la legge francese siamo persone), il pastis a Mentòn, i Balzi Rossi con gli scheletri dell’uomo di cromagnon e le microstatuine delle donne culone che hanno molto impressionato tutti noi, il vecchio che viveva in una roulotte vicino ai bagni e la sera se ne stava tutto nudo a guardare la tv con le finestre aperte offrendo ricordi imperituri ed agghiaccianti a chi voleva solo lavarsi i denti.

Riparata Volvo e salutate con affetto diverse centinaia di euro che lasciavano per sempre le mie tasche, riuscimmo finalmente a riprendere il nostro viaggio in direzione Provénz. Nota sulle autostrade francesi: c’è un casello ogni tot chilometri (tot è un’unità di misura francese) a cazzaccio, ma soprattutto i mezzi lenti devono stare nella corsia più a destra. Anche in Italia, direte voi. Sì ma in Italia c’è più elasticità, complice il fatto che chi sta nella corsia più a destra senza avere un camion è considerato omosessuale. In Francia no, bisogna proprio, se provi a stare nella corsia centrale senza averne diritto ti suonano, ti passano a destra, ti sparano alle gomme, ti tranciano la gola nel cesso dell’autogrill. Tenetelo quindi a mente se mai andrete in Francia.

[Nel prossimo numero: i nostri eroi arrivano in Provénz, s’accampano e discutono di gelatodotti e cosa non si fa in tempo di guerra per mandare avanti la specie]




4/8
2011

Il paese è sordido

Da quando son nato ricordo che c’è crisi. C’è sempre stata crisi. Crisi economica, crisi culturale, crisi morale, crisi politica, di governo, crisi istituzionale, cri cri cri. Fa sempre un gran comodo instillare nella gente la paura della fame, invitare le parti sociali alla coesione, chiedere la collaborazione dell’opposizione. Confessano con faccia di bronzo che il loro sistema sta andando malissimo, non funziona, ci sta trascinando verso la catastrofe, quindi dovremmo fare molti sacrifici per salvarlo. E noi sì, intanto facciamo i sacrifici, salviamo il sistema perché non possiamo rischiare di trovarci senza lavoro prima della stagione degli acquisti natalizi, poi con calma si penserà a come cambiare. Con calma. Gustiamocelo fino in fondo, questo senso di democrazia decadente, questi vecchi eleganti che ci comandano, queste rivolte popolari di sottofondo, facciamoli durare ancora un poco, sorseggiamo ancora un bicchiere di tè alla menta al tavolino di questa terrazza, affacciati sulla zona internazionale.




26/7
2011

Pregasi distinguere tra estremismo ed ultraestremismo

Ha ragione Borghezio a riconoscersi nelle parole e nelle idee di Anders Behring Breivik, il cazzillo biondillo assassino norvegese. Ha ragione, perché sono le sue stesse parole, le sue stesse idee, potrebbe averle scritte lui. In quelle millecinquecento pagine di cazzate che nessuno leggerà mai fino in fondo se non per lavoro, in quegli sragionamenti scopiazzati da wikipedia, da unabomber e da qualche slashfiction dell’Orlando Furioso in versione Frank Miller, ci sono tutti i punti di forza del pensiero leghista, prima ancora che di quello nazipop il quale pure a Borghezio non dispiace. Non si discute su croci uncinate o divinità vichinghe nel manifesto di Breivik, ma di Eurabia, multiculturalismo, radici cristiane e supremazia storico-culturale. Potrebbe averlo scritto la Fallaci, quel documento, se solo non fosse così irrimediabilmente morta. Potrebbe averlo scritto lo stesso Borghezio, se solo sapesse, o Gentilini, o uno qualsiasi dell’ala esaltata di quel loro rivoltante partito. Le azioni di Breivik sono l’ennesima traduzione in pratica di quelle parole, sono il portare coerentemente a compimento quelle idee: prendere in mano i famosi fucili e sparare, ribellarsi con la forza ad un governo buonista e troppo permissivo, porre fine al dialogo e passare alle maniere forti, uccidere i traditori della cultura e dell’identità nazionale, compiere un gesto atroce ma necessario a risvegliare le masse addormentate. Oklahoma City, ma anche tutto lo stragismo nero italiano. Com’è che si diceva da noi, poco tempo fa? E’ ora di "essere cattivi"? Breivik è stato cattivo. Certo è più facile essere cattivi quando si minaccia o si infiamma la folla dall’alto di un palco, o tippettando sconsideratamente sulla tastiera di un quotidiano, ma Breivik sfortunatamente non si è limitato a scrivere al giornale.

Borghezio però allo stesso tempo prende le distanze dai propositi di violenza e dal terrorismo assassino "stile Al Qaeda" del templare norvegese, ipotizza complotti giudoplutomassonici volti a screditare le sue idee peraltro "profondamente sane". Lui e i suoi, evidentemente, quando negli ultimi vent’anni hanno parlato di fucili e rivoluzioni mentre ripetevano sostanzialmente gli stessi concetti di Breivik lo facevano così, per dare colore al discorso, e lo stesso fanno le decine di leader politici, intellettuali e giornalisti che in tutta europa e nel mondo condividono la sua stessa linea di pensiero. Va bene, quindi, avete delle idee di merda che io non condivido, volete porre fine al multiculturalismo, al relativismo, al buonismo, al laicismo, al femminismo, al comunismo, al kebabbismo, volete porre fine ad una serie di cose che in gran parte non esistono neppure per sostituirle con un’improbabile omogeneità culturale, religiosa e/o razziale, ma lungi da voi l’idea di farlo con la violenza, se ho ben capito, la violenza la predicate a scopo retorico ma se qualcuno la mette in atto non è dei vostri, è un pazzo isolato pilotato dal mossad. OK. Ci credo. Prendo nota che quando Borghezio parla di "risposta identitaria e cristiana di tipo templare" al dilagare delle idee mondialiste e all’invasione islamica ha in mente dei cavalieri templari nonviolenti e placidamente inseriti in un contesto democratico, dei templari paciocconi che respingono l’avanzata dei saraceni facendo pascolare i maiali lungo la linea gotica e spostando progressivamente sempre più a nord i ministeri. Non vedo perché non credergli, mi sembra una così brava persona.



(Di quell’altro infame che ha scritto quella cosa sui bambini che avrebbero dovuto difendersi invece che farsi ammazzare non scrivo invece neanche il nome, altrimenti si sporca di merda il monitor.)




15/7
2011

Summer is coming

Summer is coming

























Credo non serva aggiungere altro (almeno per una settimana).

Aloha.




12/7
2011

Teoria dell’espansione spiraliformica di una coppia di gatti domestici in condizione ipnotica

Il giovane prof. MalorosoL’accoglienza alquanto tiepida con cui l’ambiente accademico aveva accolto la sua "Teoria dell’espansione talamica relativa del gatto domestico in condizione ipnotica" spinse il prof. Maloroso a concentrare i propri studi su argomenti di maggior interesse scientifico (o "più mainstream", come lui amava definirli) quali l’antimateria, gli universi multipli e la scissione degli elettroni usando solo semplici arnesi da cucina. Giudicando tuttavia eccessivamente frivole queste materie, non mancò molto prima che egli sentisse ardere in petto il desiderio di una rivalsa. Quello che aveva lasciata perplessa la comunità scientifica, aveva concluso il Maloroso, era stata senza dubbio l’eccessivo numero di incognite presenti nella teoria: l’impercettibile movimento felino che spinge un gatto a reclamare come propria l’intera superficie di un letto scacciandone i precedenti occupanti seguiva uno schema logico, o era solo dettato dal caso? "Non può essere un caso," si rispose da solo il Maloroso non avendo trovato nessun interlocutore alla propria altezza, "Dio non gioca a dadi".

(fun fact: un giovanotto che passava in quel momento sotto le finestre del laboratorio del prof. Maloroso sentì questa esclamazione e, colpito, se la appuntò per rivenderla più tardi come sua. Quel giovanotto, come avrete intuito, altri non era che Peter Tomaslowsy, il ghost-writer di Albert Einstein.)

Per approfondire i propri studi Maloroso decise di introdurre una nuova variabile, secondo il noto principio scientifico che quando non si capisce un cazzo di qualcosa è sempre meglio aggiungere un’altra variabile e sperare che si ammazzino tra di loro. Dopo aver sedotto con il proprio baffetto languido la ricca vedova di un fazendero brasiliano, almeno stando a quanto riportano i fotoromanzi dell’epoca, nel 1887 l’eminente professore riuscì ad investire un ingente patrimonio nelle proprie ricerche e aggiunse un secondo esemplare di Felis silvestris catus al talamo su cui conduceva la maggior parte dei suoi esperimenti. I risultati, come esemplificato da questo raro filmato d’epoca, furono sorprendenti:

Teoria dell’espansione spiraliformica di una coppia di gatti domestici in condizione ipnotica








La successiva rivoluzionaria "Teoria dell’espansione spiraliformica di una coppia di gatti domestici in condizione ipnotica", che per un certo periodo in Wyoming venne insegnata al posto dell’evoluzionismo, recitava così: "Dati una superficie orizzontale X, un comune felino domestico Y di massa e dimensioni costanti ed un altro felino Y2 più giovane, Y e Y2 posti su X, senza produrre alcun movimento apparente, tenderanno ad occupare tutto lo spazio disponibile entro un lasso di tempo T muovendosi lungo un’ipotetica spirale di Fibonacci e tutto questo Signori Miei è meraviglioso, come riassunto dalla formula:

Y + Y2 / X * T = Fibonacci :-) "

Pare che questa teoria, pur suscitando all’accademia dei Nobel un clamore ed un dibattito non certo inferiori alla precedente, valse al prof. Maloroso il soprannome di "Baffetto Languido".




30/6
2011

Oui, je suis une très plus personne

Nel caso mi abbiate scritto e-mail all’indirizzo lì in alto (lusky/xcioso/blu.it) negli ultimi tre mesi sappiate che non mi è arrivata perché quei petacchini di libero me l’avevano disattivata senza informarmi. La scusa? Non la uso mai. E infatti me ne sono accorto solo ora. Ma il fatto che io non usi mai una cosa vi sembra un buon motivo per togliermela? E allora a Bossi dovrebbero togliere mezzo cervel... Ops, sbagliato esempio.

Comunque, in quella casella adesso ho 839 e-mail non lette, TUTTE di spam, per cui se per caso doveste scrivermi è meglio che usiate quell’altro indirizzo, se non lo sapete non importa, nel senso che quello che mi dovete dire non è importante. Poi adesso c’è questa nuovo social-perdita-di-tempo di google che mira a far fuori facebook, è carino, nuovo e funziona solo su inviti, quindi ce l’hanno già tutti io compreso, ma se per caso qualcuno avesse ancora bisogno di un invito per dargli un’occhiata ed avere una scusa per liberarsi in un colpo solo dei suoi 4325 "amici" su fb chieda e gli sarà dato.

Ed ora scusatemi ma ho appena trovato questa mail di un principe nigeriano che sembra piuttosto interessante.




28/6
2011

Noi che eravamo banditi negli anni Novanta

Fino a qualche tempo fa giravano molto sull’internetz quelle liste tipo "noi che eravamo giovani negli anni ’80", elenchi stucchevoli di mode, abitudini ed oggetti di consumo che i giovani d’oggi non conosceranno mai, struggenti madeleine tipo le cassette con il mangianastri e la casa nella prateria ed i pattini a rotelle che si allungavano con il crescere del piede. Ora per fortuna non girano più, o si sono ritirate in anfratti della rete che in questo periodo io non frequento ed è un gran bene perché francamente ormai avevano frantumato gli zebedei a tutti, a prescindere dalla decade in cui erano nati.
A chi non piace ogni tanto sedersi e sfogliare i vecchi album di fotografie e guardare i babbi e le mamme e le loro ridicole pettinature e ricordarsi bambini? Dai, a un sacco di gente non piace, chi è che ha tempo per queste menate. Poi c’è un’altra cosa da dire:

[SHOCKING TRUTH ON LANDING]

Essere bambini non è questo granché. Essere adolescenti è ancora peggio che essere bambini. Avere vent’anni, è in generale, molto meglio che essere bambini o adolescenti perché gira un sacco di droga ed alcol e sesso, a volte anche con persone diverse da te. Ma avere trent’anni, avere trent’anni è il meglio, se si esce dall’ottica italiana del "ma a vent’anni mi mantengono i miei mentre a trenta mi tocca lavorare, sob! sob!". Avere trent’anni, finora, è l’età migliore che ho avuto. Sui quaranta non so, visti da qui non sembrano male. I cinquanta in prospettiva mi sembrano i trenta quando ne avevo quindici, i sessanta sono lo spazio profondo, oltre sfuma tutto nella metafisica. Ma nei trenta ci sto da papa.

[SHOCKING TRUTH LANDED]

Negli anni Settanta in America dicevano di non fidarsi di nessuno sopra i trent’anni, ma lo dicevano in America e lo dicevano negli anni ’70, il contesto era un po’ diverso. Poi se non volete fidarvi non fidatevi, si tratta solo di mie arroganti considerazioni personali, se non avete ancora trent’anni mi auguro ci arriverete (cantanti rock esclusi), se li avete passati probabilmente sapete già di cosa sto parlando a meno che non siate davvero i tipi che passano le giornate a consumare le vhs di mazinga mentre la mamma vi stira le camicie. Nel qual caso, scoprirete tutto a quaranta, dopo aver sprecato un decennio della vostra vita.

A trent’anni, per prima cosa, sei economicamente indipendente. Questo in Italia è un concetto a dire il vero un po’ forzato, ma di media sei economicamente più indipendente di quando ne avevi venti. Questo comporta il fastidio di dover lavorare, ma ha il grande vantaggio di renderti libero dai tuoi genitori. La dipendenza economica produce dipendenza mentale e vincoli di ogni tipo, mentre guadagnare quattro lire - poche sporche e maledette, ma tue - ti permette di riacquistare dignità e renderti autonomo. Questo, ovviamente, vale per quanti riescono a lavorare e guadagnare le quattro lire di cui sopra, agli altri resta solo da tirare a campare e questo direi è il motivo più lampante per cui bisogna sbattersi per cambiare radicalmente le regole del lavoro in questo paesaccio in cui si vive.

Data la premessa di cui sopra, di avere un lavoro che ti permetta di mantenerti in modo dignitoso, un altro vantaggio dei trent’anni è che ti fai le tue regole. Vuoi stare tutta la sera in mutande a giocare col computer? Puoi. Vuoi uscire a far festa il martedì sera, tornare ubriaco alle due e la mattina dopo andare al lavoro con il mal di testa e le borse sotto gli occhi? Puoi. Vuoi mangiare pizza surgelata tutte le sera? Puoi. Vuoi fumare ottanta sigarette al giorno? Puoi. Non è che non ci siano conseguenze, ovvio che ci sono e le dovrai pagare fino all’ultima cambiale, ma nessuno ti può impedire di fare cazzate a trent’anni a meno che tu non conceda a qualcuno il potere di impedirtelo. A trent’anni puoi anche (sempre data la premessa ecc. ecc.) pianificare il tuo futuro. A vent’anni lo sogni, ma sei ancora in parte dipendente da quello che altri decidono per te, abiti dove abitano i tuoi, la tua situazione economica è determinata dalla loro, nei casi più sfortunati studi nelle scuole che loro ti hanno "suggerito" per il tuo bene. A trenta pianifichi e possibilmente metti in atto, se odii la tua città puoi fare i bagagli e traslocare, se ti piacciono le auto sportive puoi rovinarti di rate e comprartene una, se t’innamori puoi scegliere di vivere insieme alla persona che ami, magari sposarti o fare figli o comprare una casa. A trent’anni puoi prenderti delle responsabilità, magari non vuoi o preferiresti non potere, ma puoi. Il che vuol dire che puoi anche non prendertele, spesso non si è neanche obbligati a farlo. A trent’anni, poi, hai già imparato un sacco di cose, una miliardesima parte di quelle che ti servirebbero per vivere bene o essere saggi o quel genere di cose, ma molte di più di quelle che sapevi a venti. Cose indispensabili, che non insegnano a scuola e che i genitori ti tengono accuratamente nascoste, nozioni segretissime e preziose come: il modo più veloce di stirare una camicia, in che ufficio/sito bisogna andare per pagare tasse, bollette, tributi e balzelli vari, come si compra una macchina, quando è il caso di chiamare un avvocato, come si pulisce il sifone del lavandino, come si fonda un’associazione, qual è il miglior posto per nascondere un cadavere. Come immaginavi, si tratta di misteri riservati ad una ristretta cerchia di iniziati composta da tutti quelli che hanno più di trent’anni e conoscerli ti rende più semplice la vita. Inoltre ti dà la speranza che tutto quello che ancora ti sembra ancora misterioso possa essere svelato o imparato in futuro, come le relazioni sentimentali o il 770.
A trent’anni, poi, la vita ti ha già bastonato. Forse hai già visto il peggio che la vita ti può dare, o almeno qualche succoso assaggio. Qualcuno che amavi è morto, ed hai sofferto come un bastardo. Una ragazza che amavi ti ha lasciato, ma non come succedeva al liceo, stavolta una ragazza con la quale volevi vivere tutta la vita ti ha lasciato perché fuck you, that’s why, e tu non ti senti più l’età di scrollare le spalle ed andare al bar a cercarne un’altra. Hai litigato con un amico a cui tenevi molto, o vi siete semplicemente persi di vista per troppo tempo e quando provi a ricucire scopri che ormai stai parlando con uno sconosciuto. Hai perso il lavoro, vivendo per qualche tempo con il terrore di non arrivare alla fine del mese. Ti accorgi che non riesci più ad essere forte, agile e resistente come dieci anni fa, ti accorgi magari di non essere più neanche così bello, hai messo su un po’ di pancetta o di cellulite ed il fronte dei capelli continua ad arretrare e capisci che ops, neanche tu sei immortale. Le cicatrici fisiche e psicologiche di mille avventure e disavventure ti sfregiano la pelle. Dopo i trenta, in effetti, se la vita non ti riempie di cazzotti in bocca e disillusioni ad ogni giorno dispari del calendario ti puoi considerare una persona fortunata. Ma sai cosa? Non ci muori, in genere. In qualche modo che forse capirò quando avrò sessant’anni, si sopravvive a tutte queste sfighe e si va avanti, perché del resto si è ancora abbastanza giovani per conoscere persone nuove, stringere amicizie, innamorarsi, cambiare lavoro, mettersi a fare sport, adottare animali, coltivare orti, manifestare in piazza, progettare rivoluzioni, sollevare il divano, ubriacarsi, scappare dalle cariche della polizia, ricominciare tutto da capo. Scommetto che anche a quaranta si può, sui cinquanta non vi so dire. A trent’anni hai imparato a conoscere un po’ di più te stesso, in fondo ci hai vissuto dentro ormai un sacco di anni, sai i tuoi punti di forza e le tue debolezze e trovare un equilibrio tra le due cose. Hai capito che non diventerai mai un calciatore professionista, ma sai lavorare bene in squadra con la gente. Devi ammettere di non essere il prossimo Steve Vai, ma hai imparato a coniugare la tua capacità di suonare la chitarra alle feste con il dono di portarti a casa le ragazze dopo le feste. Non sarai un astronauta, ma le persone vengono da te a chiedere consiglio perché sei straordinariamente empatico. Sei timido ed impacciato, ma a letto sei una forza della natura. A trent’anni impari a vivere con le tue sfighe o ad affrontarle e combatterle, a coltivare i tuoi lati positivi e a metterli a frutto o a passare le giornate sul divano a guardare il soffitto ascoltando musica emo e pensando a quanto è ingiusto il mondo, ma almeno lo decidi tu. A trent’anni, che ti piaccia o meno, sei padrone del tuo destino. Non cambierei tutto questo con un paio di pattini a rotelle che si allungano, una gommina a forma di goldrake o un calippo all’arancia.


[Aspè, sull calippo all’arancia in questo momento ho dei dubbi, ma giusto perché fa così caldo.]




23/6
2011

Non è finita finché non è finita

E così vogliono bloccare l’inchiesta sulla cosiddetta P4, nome alquanto fantasioso riferito ad una piccola cricca di faccendieri, politici e pulotti che si scambiavano soldi, favori ed informazioni per bloccare le inchieste su tutto il resto. Il tutto nell’interesse, pare ("ma figurati se è vero") del nostro dolcissimo Prez del Conz e della sua tenera cricca politica, tanto per cambiare.

Non fermiamoci.

Ed il beota leghista va a Pontida e rivolgendosi ai fedelissimi che ancora gli credono, che hanno fatto di lui un’icona sbavante simbolo di importanti valori (negativi) in un mondo senza più nulla a cui appigliarsi, promette sfaceli contro il governo di cui fa parte da interminabili anni, esige ministeri ed altre rassicuranti parole chiave, mentre il suo ministro dell’interno che purtroppo è anche il nostro invoca con forza la secessione.

Non fermiamoci.

E l’opposizione di nuovo sparita, dopo aver goduto a tradimento per il successo dei referendum che avevano appoggiato molto fiaccamente sono di nuovo spariti in trincea, ad aspettare che qualcun altro o un altro colpo di fortuna faccia "cadere il governo", spazzi via quella malapianta che loro hanno lasciato crescere così a lungo. Contano sempre sul fatto che poi, la gente, per esasperazione, per mancanza di alternative, quando sarà il momento di scegliere metterà la croce sul loro simbolo.

Non fermiamoci.

E la risposta dell’oligarchia che ci comanda è ancora una volta spingere sull’acceleratore della disinformazione, della distrazione, scandali estivi e calcioscommesse, intercettazioni frivole e cronaca nera, cetriolo killer e vacanze al mare, mentre cade il silenzio sugli scontri di piazza, sulle proteste civili, sulla gente che non ne può più di dormire senza neanche il diritto di sognare. Intanto loro maneggiano e si accordano e trattano e intrigano, eunuchi e vizir e concubine alla corte dell’imperatore, cullandoci nel calore dell’estate, convinti che sia un gioco al quale giocheremo poco.

Invece noi, non fermiamoci. Non accontentiamoci. Teniamoci vivi e svegli. Agitiamoci.

Continuiamo a seminare il dissenso, qualche bella pianta crescerà.