18/12
2009

Se cambia il clima il mio cappotto non è inutile

Berlusconi da giovaneCi sono molti, non starò a sparare percentuali, che pensano che Berlusconi sia una brava persona ed un bravo politico. Magari un po’ sbarazzino con le femmine, ma beato lui che se lo può permettere e che - alla sua età, poi - ci riesce. Ritengono che avendo saputo creare praticamente dal nulla un grande impero televisivo, editoriale, sportivo ed economico sia un individuo assai indicato per dirigere lo Stato. Giudicano i suoi collaboratori delle persone capaci, magari non esenti da errori occasionali ma impegnati seriamente a combattere contro i problemi del Paese, con rigore e quando necessario con durezza. Concordano con le misure prese o promesse dal governo sui temi dell’immigrazione, del lavoro, della scuola e della politica estera, o al limite se ne disinteressano, confidando di aver affidato la propria delega in buone mani. Credono che i giudici dovrebbero limitarsi ad applicare le leggi, senza metterle in discussione, e che la magistratura stia cercando da anni di delegittimare Berlusconi per interesse politico ed accanimento persecutorio, che l’opposizione orchestri una campagna di odio nei confronti della sua persona per subentrargli al potere e difendere i privilegi delle corporazioni che la sostengono: sindacati, impiegati statali, professori, disoccupati fannulloni, magistrati, omosessuali, immigrati.

Ce ne sono poi molti altri, probabilmente meno dei precedenti, che giudicano Berlusconi un arrogante megalomane che ha creato le proprie fortune con i capitali della mafia, un ladro che si è arricchito grazie alle frodi fiscali, alle amicizie politiche ed alla corruzione, un pericoloso fascista che sta mettendo in atto il piano Rinascita della P2, un populista che ha dapprima utilizzato i propri mezzi di comunicazione di massa per proporre disvalori etici e culturali quali obbiettivi desiderabili o mezzi per ottenere il successo personale, e poi si è presentato quale incarnazione di quegli stessi disvalori e modello esemplare di italiano, un farabutto che è entrato in politica per proteggersi dai legittimi provvedimenti che la magistratura stava adoperando nei suoi confronti, un ridicolo coatto con manie di grandezza e nessun senso dello Stato e della legalità. Sospettano che la maggior parte degli uomini e delle donne che lo circondano siano stati messi in posizione di potere esclusivamente in virtù della propria disponibilità a servirlo, anche sessualmente, e che comunque siano privi delle capacità necessarie a svolgere con dignità il proprio ruolo istituzionale. Disprezzano il suo governo che fa leva sugli istinti più bassi della popolazione, sul razzismo, sull’omofobia, sul moralismo ipocrita, sulla paura, per ottenere e mantenere il consenso. Sono convinti che non sarà possibile nessun confronto realmente democratico fino a quando Berlusconi continuerà ad influenzare l’opinione pubblica con i potenti mass media che ha a disposizione, che l’opposizione abbia fatto e stia facendo troppo poco per contrastare il governo, che lo assecondi per opportunismo, mancanza di idee, divisioni interne, scarsa lungimiranza. Alcuni temono che di fatto l’Italia sia già governata da una dittatura dolce.
Naturalmente, ciascuna delle due fazioni pensa di essere dalla parte della ragione e che l’altra parte si inganni, menta o sia composta da totali imbecilli in buona fede o da mascalzoni in cattiva fede.

Di fronte a due punti di vista estremamente divergenti sulla stessa situazione, si dice che la verità probabilmente sta nel mezzo. Visto che è quasi Nasale, il clima politico richiama ciascuno alle proprie responsabilità ed il clima meteorologico invita a raffreddare gli animi, vi confesserò la mia umile opinione: la verità non sta un cazzo nel mezzo. Quelli che ho (brutalmente) descritto non sono due punti di vista divergenti, sono due realtà parallele destinate a non incontrarsi mai, come in quei film di fantascienza. In entrambi i mondi c’è l’Italia, c’è Berlusconi, c’è il governo, l’opposizione, la magistratura, la crisi economica ed un tizio che lancia duomi di natale in testa al premier. Ma si tratta di due Italie diverse, due Berlusconi diversi e due eccetera eccetera diversi. Sono reali tutti e due, contemporaneamente, con la stessa dignità ontologica, mondi inconciliabili generati dalla costruzione sociale della realtà, dalla percezione soggettiva, dalla potenza maieutica del linguaggio, anche se prevedibilmente ciascuno di noi è convinto di vivere in una realtà oggettiva e di fondare le proprie opinioni su argomenti razionali. Sfortunatamente, cose come "realtà oggettività" e "razionalità" non esistono al di fuori delle convenzioni sociali che le definiscono: il concetto stesso di "realtà oggettiva" non è una cosa realmente oggettiva, così come il concetto di "cerchio" non è rotondo. Da questo ragionamento ritengo si possano trarre due conclusioni:

1. Ho un estremo ed urgente bisogno di dormire.
2. Esistono due realtà parallele ed inconciliabili, ma la prima è stupida.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




15/12
2009

Urgono leggi speciali, due denti nuovi, infermiere disponibili

Io davvero non mi spiego come sia possibile che un sacco di gente con cui ho a che fare, vuoi nel bunker vuoi per strada vuoi su internet (per non parlare della casa in cui abito), esprima in vario modo apprezzamento per l’ignobile gesto di cui è stato vittima il premier, benedica la folle mano del lanciatore di duomi ad altezza d’uomo, arrivi addirittura ad esultare come se l’atto fosse stato in qualche modo provocato, desiderato, orchestrato ad arte, anziché rattristarsi per questo esecrabile episodio di violenza politica e stringersi in solidarietà al mite vecchietto che ci governa ed ai suoi scherani. Ma in che razza di posto mi è capitato di vivere? Perché solo qui, intorno a me, non si sente il calore di quell’abbraccio collettivo che sta avvolgendo il nostro leader in questo momento di sofferenza? Perché solo qui la gente non si sente travolta da quel sereno spirito di responsabilità che spinge politici di ogni schieramento ad abbassare lo sguardo ed invitare alla moderazione? Non li guardano i telegiornali, non li leggono gli editoriali illuminati? Vi sembrerà paradossale, ma io non ho ancora sentito nessuno affermare con viva voce rammarico per l’odioso attentato, al contrario si sono sprecati gli "evvai!", i "ben gli sta!" ed altre espressioni esecrabili, per non parlare del silenzio assorto di chi stava cercando di dissimulare un improvvido orgasmo. Una cosa intollerabile, questa pericolosa incrinatura tra il paese reale che ci viene mostrato dai mezzi di comunicazione di massa e la sua ignobile parodia con cui mi confronto nella vita di tutti i giorni. Speriamo che il ministro intervenga presto.




14/12
2009

Souvenir de Milan

Io l’ho già detto mille volte che Berlusconi è solo un uomo, un simbolo, che colpire lui non servirebbe a risolvere i problemi del paese, anzi, data la situazione, probabilmente li peggiorebbe; d’altra parte, non sarei così ignobile da affermare che accesa la televisione e sentita la notizia, visto il volto sofferente del nostro Amato Lestofante Capo coperto di sangue, io abbia provato un senso di soddisfazione, persino di rivalsa, che mi sia quasi vergognato che dopo quindici anni di malgoverno l’unico gesto ragionevole arrivi da uno psichiatrico, che abbia proposto di stappare una bottiglia, che mi siano venuti in mente graziosi slogan tipo "il potere politico nasce dalla statuetta del duomo di milano", che dopo cinque minuti di noiosa visione di altri programmi televisivi io abbia suggerito di fare un altro giro di telegiornali per tirarmi su il morale, non affemerei niente di così stupido in una situazione tanto grave per la nostra democrazia, dopo un atto terroristico così violento, con tutta la gente infame e delatrice che gira su internet. Comunque, ci siamo capiti.




11/12
2009

Sguardi d’amore e di rancore

Into the wildIn fuga dai meccanismi infernali del sistema capitalistico, questo fine settimana io et Amormio ci siamo rifugiati in un mini nido d’amore sulle dolomiti. Pochi metri quadri di pace e riscaldamento da regione autonoma circondati dalla neve da cui partire per meravigliose escursioni nelle terre selvagge.


In pratica il governo, come dice quella testamatta di Di Pietro, scippa i soldi depositati dalle aziende per il tfr dei lavoratori e li usa per la finanziaria, promettendo di restituirli a data destinarsi, un giorno lontano in cui avranno denaro in sovrabbondanza o ci sarà un altro governo a cui dare la colpa del furto. A questo punto non mi stupirebbe una bella rapina porta a porta.

La sagrada familiaUn giorno, mentre ella sfidava con temerarietà le piste da sci, mi sono fatto prestare un paio di ciabatte da neve e mi sono avventurato nel bosco. Gli alberi erano morbidi pinnacoli disegnati dal Gaudì, ed il sentiero era incrociato dalle orme fresche dei camosci e di altri animali sconosciuti. Non che io conosca i camosci, peraltro.






Il presidente del consiglio, nostro amato Lestofante Capo, accusa i giudici di essere un partito e promette di cambiare la Costituzione italiana. Il segretario di quell’altro partito che ormai mi schifo a nominarlo reagisce con vibrante compostezza. Neanche una dittatura seria ci è capitata.

HokusaiUn altro giorno, complice la nebbia e la quasi totale estinzione dei turisti, sono tornato ad agganciarmi gli sci ai piedi ed ho finalmente imparato il segreto della svolta a sinistra, riprendendo confidenza con questo sport borghese per il quale provo un distacco ideologico ed una diffidenza originata da uno spiacevole episodio personale. Che forse mi sono dimenticato di raccontare sul bloggo.

Il presidente del consiglio, sempre lui, afferma che gli elettori lo amano perchè ha le palle. Ora invito tutti quelli che hanno votato per lui a chiudere gli occhi e visualizzare mentalmente i testicoli di Berlusconi, i flaccidi testicoli di quel plurisettantenne che amate. Ve lo siete meritato.

Il viaggiatoreE’ successo un paio d’anni fa, quando avevo iniziato a cimentarmi con questi attrezzi e non avevo paura dell’ortopedico. Una mattina ci siamo trovati io, una discesa innevata piuttosto ripida, una fila di persone in attesa di salire in seggiovia, e la fottuta legge di gravità. Il resto non è importante. Comunque è uno stupido sport borghese.


Una nota positiva: il fotografo supercoatto che ricattava i divi è stato condannato a 3 anni e 8 mesi. Suppongo quindi che adesso sia in carcere, no? Quindi le immagini di lui che si allontanava sdegnato dal tribunale insultando i giudici devono essere state un’allucinazione. Del resto quel tatuaggio sul suo torace non poteva che essere frutto della mia mente malata.

Rosso di seraInfine, con rammarico, abbiamo fatto i bagagli e siamo tornati a casa, lasciandoci alle spalle le montagne che si tingevano di rosa al mattino e di rosso la sera, il filetto di maiale affumicato ed i paesini che sembravano usciti dal presepe. E via, verso nuove meravigliose avventure.





9/12
2009

Sulla via di Damasco

Emergono inquietanti similitudini tra la mafia ed Al Qaeda: pare che anche Cosa Nostra, infatti, sarebbe guidata da un leader misterioso ed inafferabile supportato da una miriade di "numero 2" che si fanno arrestare in sua vece nel momento del bisogno (di chi li arresta). Non si conoscono altre organizzazioni nella storia della civiltà umana con un numero così alto di vice-capi, ad eccezione del Partito Democratico che però si può considerare un’organizzazione solo in senso molto lato.

Torna di moda in questi giorni la polemica sui pentiti, a causa di questo tale Sputazza che ha accusato Berlusconi e Dell’Utri di essere, rispettivamente, Berlusconi e Dell’Utri. Come sempre in questi casi, gli accusati si difendono affermando di essere i principali paladini della lotta contro la mafia (vedi arresto allegato) e che il pentito sarebbe un falso pentito che vorrebbe trascinare all’ergastolo con sè i suoi principali avversari, forse nella speranza di ritrovarseli in cella assieme e sottoporli alla dura legge dell’amore carcerario, delegittimando il governo ed inficiando in modo irrecuperabile il processo di beatificazione del nostro Amato Lestofante Capo e del suo fido scudiero. L’opposizione, riunita in piazza, chiede a gran voce le dimissione del premier, cosa che peraltro faceva anche prima delle dichiarazioni del pentito. Da parte del Partito Democratico, invece, si osserva con pacatezza che le affermazioni del pentito andranno verificate, e che una volta verificate si potrebbe forse eventualmente prendere in considerazione l’ipotesi di chiedere con gentilezza che il premier, se non ha impegni precedentemente assunti, esponga in parlamento o in televisione le sue ragioni, ovvero che il pentito sta comunque mentendo ed i giudici non dovrebbero fare domande. Ad ogni modo, sono tutti concordi, è ora di smetterla di credere ai pentiti e di togliere loro quegli ingiustificati privilegi di cui godono in quanto pentiti. Qualcosa non mi torna.

Il cosiddetto "pentitismo", ovvero la pratica di concedere sconti di pena, protezione e vantaggi materiali di varia natura agli appartenenti ad un’organizzazione criminale che si "pentono", ovvero che collaborano con la magistratura allo smantellamento dell’organizzazione a cui appartenevano, è una pratica che in Italia si è cominciata ad usare alla fine degli anni Settanta. A quel tempo, cari amici bambini, in Italia esisteva un certo numero di organizzazioni politiche clandestine che si dedicavano alla lotta armata ed avevano ottenuto un certo numero di trucidi successi. Dopo una quantità decisamente eccessiva di morti ammazzati, si pensò di smantellare queste organizzazioni sostanzialmente pagando i militanti arrestati affinché fornissero indicazioni per catturare quelli ancora a piede libero. Forse come incentivo iniziale venne usata anche qualche torturina, in fondo si trattava di difendere la democrazia, ma una volta rotto il saldo vincolo di fiducia che legava i terroristi è facilmente comprensibile come il pentitismo sia diventato di gran voga tra i rivoluzionari in gheba, i quali in genere preferivano fare una profittevole chiacchierata con gli investigatori prima che lo facesse qualcun altro a loro discapito. Non bisogna dimenticare, inoltre, che i vantaggi per il collaboratore erano tanto maggiori quante più informazioni elargiva; non c’è quindi da stupirsi se una volta esaurita la memoria qualcuno metteva al lavoro la fantasia. Il giochetto, naturalmente, funzionò, le organizzazioni politiche clandestine collassarono ed il dibattito armato sullo Stato Imperialista delle Multinazionali terminò stancamente nelle carceri speciali. E’ per questo che oggi viviamo in una democrazia. Una volta terminati i terroristi a disposizione, si pensò di applicare la stessa tattica alle organizzazioni di stampo mafioso. Anche in questo caso, seppure in modo meno eclatante, i successi non mancarono. Alcuni mafiosi scelsero di collaborare con la magistratura, va da sè in cambio di sostanziali sconti di pena, un fottio di soldi e la possibilità di non essere strangolato in carcere. Da un punto di vista etico, magari, qualcuno potrebbe storcere il naso: si tratta pur sempre di pagare qualcuno perché faccia da delatore. Ma serve per uno scopo più grande, e funziona, quindi fanculo agli scrupoli. Grazie ai pentiti si è finalmente capito com’era organizzata Cosa Nostra ed a pizzicare qualche boss, e tutto sembrava avviato verso la definitiva trasformazione della Sicilia in un colossale parco giochi quando improvvisamente i politici cambiarono opinione sui pentiti ed iniziarono a sollevare obiezioni sulla loro affidabilità. Cos’era successo? Da un lato, alcuni mafiosi avevano fatto i furbi, rilasciando dichiarazioni fasulle allo scopo di inguaiare degli innocenti e di ostacolare le indagini. Questo, però, era successo anche con i pentiti della lotta armata e sostanzialmente non era interessato a nessuno, tant’è vero che ancora oggi vengono ricercati terroristi accusati solo da pentiti di dubbia credibilità e nessuno ha mai avuto nulla da ridire. Dall’altro lato, però, alcuni pentiti di mafia hanno cominciato a parlare non solo dei propri complici mafiosi e dei propri capi mafiosi, ma anche dei referenti politici che da qualche parte tiravano i fili o traevano vantaggi dall’operato mafioso. E questo, naturalmente, è un affronto insopportabile alla democrazia del nostro paese. Nel momento in cui i pentiti cominciano a parlare dei politici, i politici decidono che i pentiti non erano più affidabili come una volta. E da qui una campagna di delegittimazione, una riduzione degli incentivi al pentitismo, un garantismo precedentemente sconosciuto a tutela degli accusati. Insomma, i pentiti andavano benissimo quando servivano a fermare il terrorismo politico, andavano benone quando servivano a sferrare i primi colpi contro la mafia, vanno decisamente male nel momento in cui coinvolgono pezzi grossi della politica nazionale. Perché dai, politici mafiosi, in Italia? E’ assolutamente inverosimile. Ecco allora quello che non mi tornava prima. Il pentitismo, al di là dei dubbi sulla sua validità etica, non è uno strumento che funziona in sè, per le sue proprie qualità, ma un’arma che lo Stato usa contro i propri nemici, anzi, prima ancora, per scoprire chi siano i propri nemici. E lo Stato non può permettersi di scoprire che i propri nemici sono al suo interno, che è egli stesso il proprio nemico, non può puntare quell’arma contro se stesso, a meno che l’arto dello Stato che impugna l’arma sia sano, indipendente e libero di intervenire sugli altri arti per amputarne le zone corrotte. Potrebbe, se la magistratura giudicasse tutti i cittadini come eguali ed avesse quindi la volontà e la licenza di mettere in discussione, prima ancora che condannare, i capi dello Stato così come ha fatto ha per i capi del terrorismo e della mafia, ovviamente verificando l’attendibilità di e cercando prove di, ma in Italia al momento questo davvero, dai, è assolutamente inverosimile.




30/11
2009

Per la guerra civile servirebbe un paese civile

Il Prez continua a lamentarsi di essere perseguitato dai magistrati. Ultimamente è riuscito persino ad affermare che tale persecuzione rischia di portare l’Italia alla guerra civile, affermazione che in molti paesi causerebbe gravi problemi al capo del governo ma non in Italia e non a lui perché lui, eh, è perseguitato dai magistrati e quindi qualche piagnisteo glielo si perdona. Se non fosse ormai evidente che il Prez non è stupido verrebbe da pensare che lo sia, perché in questo sciagurato paese non c’è niente di altrettanto sicuro quanto il fatto che il Prez non è affatto perseguitato dai magistrati, e lui lo sa meglio di chiunque altro. Nessuno potrebbe fare le cose che ha fatto il Prez, essere beccato e continuare a vivere a piede libero, non dico se i magistrati lo stessero davvero perseguitando, ma anche solo se i magistrati svolgessero veramente il loro presunto compito che si articiola in a) accertare che qualcuno ha commesso un reato e b) costringere il reo a scontare una pena proporzionale al reato commesso, che di solito comporta un soggiorno obbligato presso le patrie galere. I magistrati con il Prez a malapena riescono a fare il passo a), al b) non ci arriveranno mai. Ma mai, mettetevi il cuore in pace. Se davvero qualcuno si aspetta che prima o poi il Prez finisca in prigione, uno di quei lussuosi alberghi con le sbarre alle finestre e le saponette nelle docce, è meglio che se lo tolga dalla testa. Tutta la manfrina che va avanti ormai da una ventina d’anni, la cosiddetta "persecuzione", serve solo a dare un po’ di pepe alla farsa politica italiana, qualche argomento allo scialbo centroexsinistra e qualche scusa al boss per continuare a chiagnere mentre ci fotte. Non c’è nessuno in questo momento che rischi di andare in galera meno del Prez, a prescindere dai reati che potrebbe avere commesso.
Non lo dico per fare catastrofismo. Il Prez è il capo del governo, controlla i mass media ma soprattutto è uno degli uomini più ricchi d’Italia, forse il più ricco, chennesò. E’ un dato di fatto che in nessuna democrazia parlamentare borghese i miliardari finiscano in carcere, se non eventualmente per un brevissimo soggiorno catartico. Potete avere tutta la fiducia del mondo nel sistema giudiziario, nella magistratura, nello stato di diritto, nella democrazia rappresentativa, ma in un paese "democratico" non succederà mai che un tizio con tutti i miliardi che ha il Prez sconti i propri reati in prigione, così come non succederà mai che un operaio o un benzinaio o una commessa dell’auchan diventi presidente del consiglio. Può capitare che un miliardario venga condannato, si faccia due simboliche notti in buja e poi venga messo ai domiciliari, può accadere che perda una frazione del suo potere e sia costretto a ritirarsi dalla scena pubblica, ma non accadrà mai in una democrazia di questo tipo che egli subisca la stessa sorte che spetta, per esempio, allo spaccino colto in fragrante nel parco pubblico, ovvero botte e galera come molti gli augurano. Rassegnatevi, o rassicuratevi, se siete tra i coprofili che lo votano. La democrazia occidentale ha molti pregi, tra i quali la quasi totale mancanza di concorrenza ed una remota possibilità di sbarazzarci del Prez con strumenti extragiudiziari, ma è difficile negare che abbia prodotto un sistema di diritti ad aliquote. Del resto il Prez è solo un esempio qualsiasi, come lui ce ne sono stati altri prima e ce ne saranno altri dopo. Se state pensando che bisogna ammanettare il Prez per cambiare l’Italia, state guardando il problema dalla prospettiva sbagliata.




26/11
2009

Need for Speed: Sad Native Suburbia

A volte anche nel Triste Borgo Natio succedono cose buffe. Non buffe quanto un ex-governatore che scrive al papa per chiedere perdono della sua abitudine di sniffare coca dalla nerchia delle trans (ahahah) o un divieto di circolare in burqa (ahahahah), ma buffe almeno quanto una strada che viene chiusa tre settimane per la delimitazione di una pista ciclabile e che poi riapre senza che sia stata delimitata la pista ciclabile (vi-odio).
Oppure ancora, una tizia che travolge un pedone nella notte, prosegue dritta per la sua strada senza fermarsi e viene poi beccata grazie all’identificazione dei pezzi di automobile rimasti sul luogo dell’incidente e presumo conficcati nel corpo del tale. Niente di grave, solo una prognosi di 40 giorni per fratture e lussazioni varie. La tizia - una volta pizzicata - ha dichiarato di essersi accorta di aver "urtato qualcosa", ma di non ricordarsi bene e insomma, aggiungo io, mica si può far caso a tutte le persone che si investono, al giorno d’oggi uno c’ha da fare, in fondo siamo nel fast & furious nord-est. Poi uno, così, per curiosità, fa una semplice ricerca su gugol del nome della tizia, trova la sua pagina su un social network di serie b e scopre che la tizia ha indicato un solo hobby. Non lo immaginereste mai, anche perché non sapevate che fosse un possibile hobby, "andare in macchina".

Cara amica sconosciuta,
il tuo unico hobby nella vita è "andare in macchina", e non ricordi di aver spaccato un tale proprio mentre "andavi in macchina"?


Sarebbe come se Marrazzo non si fosse accorto di essere stato ripreso con un telefonino mentre sniffava coca dalla nerchia di una trans, dai.

Le ipotesi che mi vengono in mente a questo punto sono solo due:

0. La tizia è una serial killer, che riesce a provare piacere solo investendo gli uomini con la sua automobile. Nonostante il 2009 sia stato un anno difficile per tutti e quindi questa idea non sia del tutto inverosimile, anticipo il consiglio del mio avvocato scartandola con decisione.

1. La tizia è talmente estasiata dal proprio "andare in macchina" da non accorgersi di quello che le succede intorno, comprese facezie quali le altre automobili, i semafori, i pedoni, la fine della strada, la fine del mondo.

2. La tizia è perfettamente consapevole di essere una principiante nel mondo della guida, ma è volonterosa e desidera imparare. Un po’ come se io avessi una pagina su un social network di serie b, mi premurassi di agevolare il lavoro della digos riportandovi i miei hobby ed indicassi "tai chi". O anche "andare in macchina", ora che ci penso.


Cara amica sconosciuta,
sappi che nonostante le mie parole talvolta pungenti e l’ironia fuori luogo sono completamente solidale con te: dev’essere ben triste quando hai un solo hobby nella vita, quell’hobby è stupido e tu lo fai pure male.




23/11
2009

Cose da fare a Padova quando sei Scamarcio

Padova è una bellissima città, immagino, se hai vissuto tutta la vita in periferia di Pechino o sei uno spritz. Ogni tanto io & Amormio ci andiamo per incontrare degli amici, bere un mojito al cubano e ritrovare quel senso di infantile stupore che ci assale quando riusciamo a parcheggiare. E per l’ikea. Odio tanto me stesso da andare periodicamente all’ikea, anche senza voler comprare niente, solo per farmi del male senza che mi rimangano lividi. Negli anni Novanta sarebbe bastato farsi beccare dai carabinieri con qualche grammo di fumo, ma ora pare che ci abbiano perso la mano (sul fatto di non lasciare lividi, intendo). Credo sia per questo che hanno dovuto inventare l’ikea.
Prima di andare all’ikea, comunque, sono andato ad una festa in un locale molto trendy, situato strategicamente tra un locale dove fanno le orgie ed un locale con le dark room, ed io sono stato tutta la sera fuori con la caipiroska in mano sperando di vedere passare gasparri che si era perso. Mi è andata male. Però è venuto fuori che c’è un conoscente di una mia amica che forse ha il numero di cellulare di scamarcio, ed abbiamo passato diverse ore a chiederci che scherzi telefonici si potrebbero fare a scamarcio, o cosa si potrebbe domandare a scamarcio durante la conferenza stampa di presentazione del suo nuovo film sui terroristi fighi e tenebrosi.

"A Scamarcio, tu che hai fatto anche Mio fratello è figlio unico... te volevo chiedere, come si chiamava quell’attore... il protagonista... no, non te, quello bravo?"
"A Scamà, che me lo fai avere l’autografo di Michele Placido?"
"A Scamà, una domanda personale... ma è vero che tu in intimità la Golino la chiami mamma?"
"A Scamà, ma è vero che tu, la Valeria Golino e Charlie Sheen farete Hot Shot 3?"
"A Scamà, nun me ricordo com’è cominciata la tua carriera... ma te eri quello di Fantaghirò?"


Ed altre amenità varie, che potrete leggere nel mio libro di prossima pubblicazione, "A Scamà".
Prima di andare alla festa, comunque, avevamo distrutto una ruota della macchina passando sopra una di quelle stupide pietre che a Padova sono soliti nascondere sul lato della strada in curva per distruggere le ruote delle macchine, e ci siamo fermati a cambiarla aiutati da un signore molto gentile, che di mestiere fa

"...il pittore."
[Sguardi stupiti di ammirazione]
"Il pittore? Ma proprio nel senso che..."
"Dipingo case. Do il bianco alle case."
"Beh, sì, certo. Il pittore, appunto."

Pittore o meno, grazie a lui abbiamo cambiato la ruota in dieci minuti e senza provocare altri danni alla macchina, a differenza di come era andata l’ultima volta. E dato che ci ha detto che stava andando al bar a bere un caffè, l’abbiamo accompagnato al bar e ci siamo bevuti con lui un caffè, uno di quei caffè d’uva alla spina che servono solo nei bar veneti, ed abbiamo scambiato quattro chiacchiere molto interessanti sul suo figliolo che dopo aver studiato molti anni alla fine ha rinunciato al proprio lavoro da impiegato per dedicarsi anche lui alla pittura come il padre.

Ed abbiamo trovato un portafogli abbandonato, abbiamo scoperto di chi era dai documenti che c’erano dentro, abbiamo chiamato la tizia e gliel’abbiamo ridato, che non siamo tutti pezzi di merda come vorrebbe farci il governo.

Alla festa di prima, comunque, c’era anche una tizia piuttosto ubriaca vestita di giallo, con un cappello giallo, che andava chiedendo in giro a tutti se usavano depilarsi le parti intime e in generale faceva la simpatica/antipatica con questa voce che sembrava scaturita da golconda. Io in generale odio il giallo.

"Posso farti una domanda... ma tu ti depili là sotto?"
"Posso farti anch’io una domanda, meno personale... ma tu ce l’hai una sigaretta?"


I cappelli gialli, poi.

P.S.: Se passasse da queste parti Riccardo (?) Scamarcio e volesse rispondere alle mie domande, naturalmente prometto di offrirgli una birra in segno di gratitudine e stima. A Scamà, ma de nome fai Riccardo, vero?




17/11
2009

Portare in manutenzione

Ferma restando la mia più sincera adorazione per Nichi Vendola, questa faccenda che i socialisti sono usciti (vogliono uscire? stanno cercando di uscire?) da Sinistra e Libertà e si sono portati via le chiavi del sito lasciandolo oscurato da giorni, va ormai ben oltre la farsa e sconfina nella commedia con Lino Banfi. Va bene la fiducia, se si vuole costruire un’alleanza ci può anche stare; va bene il coraggio, va bene l’utopia, cosa potremmo fare noi senza coraggio ed utopia? Ma lasciare le chiavi del sito ai socialisti, Nichi, eccheccazzo!


Nichi Vendola si scinde da sua madre a Bari nel 1958 e da allora va avanti così. Si caratterizza per una vita piena di contraddizioni: comunista ma cattolico, cattolico ma omosessuale, omosessuale ma uno dei pochi che non è ancora stato beccato a sodomizzare i propri elettori. Grazie al costante impegno sociale e politico ha contribuito a fondare e a dividere più movimenti di Giuseppe Mazzini, cionostante Nik è (suo malgrado) ancora ai margini della vita politica italiana, se si esclude il suo attuale ruolo di governatore della regione Puglia (la cui esistenza viene però messa in discussione da alcuni cartografi leghisti). La sua più recente creatura è Sinistra e Libertà, sedicente movimento che si propone di raccogliere tutti i frammenti di partiti e partitini che ciondolano pigri ed inconcludenti a sinistra del PD, unirli in una forza politica capace di avere un peso a livello nazionale e ridare slancio e vigore alle istanze di... oh, ma cosa importa, finora è riuscito solo a frammentarli in pezzi più piccoli. Malgrado una carriera non priva di momenti di oscurità, dubbi ed altri eufemismi, Nichi Vendola riesce comunque a suscitare una fiducia ed un entusiasmo quasi messianici in alcuni dissidenti di sinistra, persone per altri aspetti anche dotati di una certa intelligenza, autori per esempio di blog d’insuccesso come questo, giovani di belle speranze che non si riconoscono nella ex-post-ortodossia rifondarola e non si arrendono all’arrendevole PD, che però proprio non capiscono come sia possibile affidare le chiavi di un sito a dei socialisti, dai, cazzo, ai socialisti, ma neanche mia nonna.

P.S.: Qualsiasi cosa scrivano Libero o Il Giornale su di lui è solo un mucchio di spazzatura bugiarda. Come quello che scrivono su chiunque altro.
P.P.S.: Nichi Vendola è anche l’unico a portare ancora l’orecchino come se il 1998 non fosse mai finito.




16/11
2009

Siamo un villaggio di irriducibili galli

Io ogni volta che sento in edicola qualcuno che chiede Libero o Il Giornale drizzo le orecchie e mi metto a spiare quel qualcuno, cerco di capire così, a occhio, che razza di persona sia, da come si veste, da come si pettina, da come parla, ma non mi basta mai. A volte sembrano persone normali. Allora mi verrebbe voglia di seguirlo fino a casa, vedere dove vive, che lavoro fa, sentirlo parlare, sfogliare i suoi libri e controllargli il frigo. Così, per curiosità antropologica, per fargli il profiling. Ma rinuncio, perché so che se provassi a seguirlo finirebbe che gli tiro un gran calcio in culo sulla porta dell’edicola.

Una volta, tanto tempo fa, la sinistra era quella che contestava le leggi ed i giudici e la destra quella che li difendeva, perché le leggi erano scritte dai potenti per preservare l’iniquità sociale ed i giudici erano strumenti per il mantenimento dello status quo. I poveracci finivano sprangati e/o in galera mentre i ricchi la passavano liscia. Oggi la sinistra è quella che difende le leggi ed i giudici e la destra quella che li disprezza, nonostante le leggi siano sempre scritte dai potenti ed i giudici rimangano strumenti per il mantenimento dello status quo, i poveracci continuino a finire sprangati e/o in galera ed i ricchi a sfangarla. La sinistra di oggi vuole quello che una volta voleva la destra perché la destra di oggi vuole cose che una volta sarebbero sembrate abominevoli e scandalose sia alla destra che alla sinistra. Quello che non mi è chiaro è chi sia rimasto oggi a volere le cose che una volta voleva la sinistra.