29/1
2008

Hasta el papa siempre

Hasta el papa siempre
Lo dicevo io, che papa Benedetto DCLXVI aveva il cipiglio bolscevico.
"I beni materiali rivestono una valenza sociale," ha ricordato nel messaggio per la quaresima, "secondo il principio della loro destinazione universale."
Valenza sociale per destinazione universale, claro?
Non nel senso che i beni materiali terrestri sono destinati ad essere spediti su un altro pianeta, bensì in quanto "non siamo proprietari bensì amministratori dei beni che possediamo" e pertanto il papa, il soviet o Gisù in persona possono venire armi alla mano a reclamarli e redistribuirli da ciascuno secondo la possibilità, a ciascuno secondo il bisogno. E guai a voi e pianto e stridore di denti se vi lamentate, dato che "la proprietà delle ricchezze non è un diritto assoluto". Sante parole.

Ora scansatevi, che Giuliano Ferrara deve fare un salto mortale e tornare comunista.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




28/1
2008

Sedersi sui monumenti

"O è natale tutti i giorni o non è natale mai."
(Montale e Saba, 1945)

(Vigilia del) Giorno della Memoria. Gli studenti di alcune scuole superiori del Triste Borgo Natio si recano al cinema, dove i loro arguti professori hanno organizzato la proiezione de "Il tempo dei gitani" di Kusturica. Scelta insolita, probabilmente dettata dallo scontro tra il nobile intento di ricordare le persecuzioni (vecchie e nuove) subite dagli zingari e l’incapacità di trovare un film che rappresenti tali persecuzioni e il Porrajmos, il tentativo nazista di sterminare il popolo zingaro.
"Il tempo dei gitani" è un film meraviglioso, si saranno detti in buona fede questi professori, sicuramente commuoverà questi giovani pargoli come ha commosso noi, e li farà sentire più vicini alla cultura ed allo stile di vita del romantico e pittoresco popolo.
Ed avevano ragione, per quanto riguarda il fatto che il film fosse meraviglioso. Peccato che, come spesso succede, i professori partissero dal presupposto che i loro studenti fossero un branco di lobotomizzati disposti ad accogliere in riverente silenzio tanto il film che il successivo monologo sul tema dell’espertone di turno, accogliendo nel loro fertile cervellino adolescenziale lo stesso messaggio e le stesse emozioni da loro ricevute vent’anni fa, come se "i ggiovani" vivessero in un mondo vergine dove esistono solo pleistescion e cellulari. Per fortuna non è così, gli studenti hanno alzato le loro bravi manine ed hanno posto domande che in quattro e quattr’otto hanno messo alle corde gli interlocutori, spiazzandoli, ribaltando le prospettive. Domande che tradivano, purtroppo, il razzismo ed i pregiudizi e le incomprensioni di studenti cresciuti nello stesso posto pulito ed asettico in cui stanziamo noi adulti o adulterati, dove le emozioni vengono sussurrate con garbo a mezza voce, dove il termine "zingari" è sempre associato a furti, omicidi e sporcizia, dove la passione è follia la diversità misurata sul quaderno entrate/uscite e l’ignoranza inoculata a fini elettorali. Domande ed osservazioni comunque perfettamente prevedibili, del tipo:
"Perché far vedere questo film proprio nel giorno della memoria?"
"Cos’ha a che fare quella cultura lì con la nostra?"
"Ma insomma, se vivono in quel modo lì allora ho ragione ad avere paura!"
"Dopo aver visto questo film, io mi sento ancora più lontano dalla loro cultura."
"Rubano, uccidono, rapiscono i bambini... tutti i miei pregiudizi sono perfettamente confermati!"
Non che fosse un argomento facile, gli zingari, l’olocausto, ma non è neanche che servissero un genio della retorica o l’autorità di un premio nobel per smontare questi castelli di carta e di frasi fatte, per insinuare almeno il dubbio, almeno la curiosità, almeno la solidarietà umana. Invece, di nuovo purtroppo, l’espertone non si aspettava tanta impertinenza politically scorrect, e non ha saputo fare altro che abbozzare, arrampicarsi sugli specchi, snocciolare qualche luogo comune che prontamente veniva smascherato, ammettere l’autogoal, cercando disperatamente di far rientrare la discussione sui binari che lui aveva preparato, sul territorio conosciuto della retorica che non nuoce e non serve a nessuno. Il risultato incontestato di tanto giorno di tanta memoria è stato quindi quel "tutti i miei pregiudizi sono stati confermati", a dimostrazione del fatto che le commemorazioni fatte così, per decreto, senza convinzione, fanno più male che bene, sono solo sgabuzzini in cui seppellire coi massimi onori gli argomenti scomodi per potersene dimenticare e dedicare il resto dell’anno agli argomenti seri, la matematica, il latino, l’informatica, l’inglese. Ma poi diventa difficile, come forse hanno scoperto alcuni professori del Borgo, liberarsi in un giorno solo dell’inciviltà che si accumula per tutto un anno, specialmente se si è allo stesso tempo vittime e complici di questa stessa inciviltà, artefici di questa stessa ignoranza.




25/1
2008

Compagni di sbronze

"Avremmo potuto fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli."

UdeurAlleanza NazionaleFasci di merdaAlleanza NazionaleFasci di merdaStrisciaAlleanza Nazionale




Complimenti, camerati. Bel bivacco di merda siete.




25/1
2008

Storie da osteria

Osteria della Madama
E vabbé, è caduto, eroicamente caduto ma pur sempre caduto, tra gli sputi dei vili e gli sghignazzi degli infami, con la schiena dritta e le gambe spezzate. Ora che se fa?
Prodi in fondo è solo il tipico bravo ragazzo rovinato dalle cattive compagnie e per giunta il suo non è stato certo il peggior governo della storia della Repubblica, come vorrebbero farci credere i baldanzosi stronzini di Libero, ma è pur sempre stato il governo più deludente che io ricordi. Il pupillo di Riina ed i suoi sgagnozzi distruggono, ingannano, offendono, sputtanano, sprecano e schifano, ma non deludono, perché in fondo è tutto nel loro programma elettorale. La gente li vota perché vuole questo. Da Prodi ci si aspettavano invece grandi cose e ne ha fatte poche, piccole, a stento. Per questo ha deluso, pur essendo nettamente migliore del precedente e probabilmente, visto l’andazzo, anche del prossimo. Ma ora, che se fa? Si aspetta, si spera, ci si prepara a tornare alle malghe? Continuo a trovare assai preoccupante quest’alternanza tra incompetenza e delinquenza. Speriamo almeno che non piova, non saprei con chi prendermela.

Ostérié Générale
Pare che grazie ad operazioni finanziarie che si potrebbero eufemisticamente definire "poco azzeccate" un giovane impiegato della compagnia assicurativa Société Générale sia riuscito a far perdere alla propria azienda qualcosa come 5 miliardi di euro. Sarebbe a dire diecimila miliardi di lire. Essendo evidemente più portato per l’informatica che per la finanza, l’impiegato è riuscito a nascondere il buco fino alla settimana scorsa, quando è stato scoperto e denunciato. Il bello è che il colpevole, di tutti questi soldi, non se n’è messo in tasca neanche un centesimo: non li ha rubati, li ha proprio "persi". Ed essendo così bravo a perdere le cose, ora ha pensato bene di far perdere le proprie tracce onde evitare discussioni spiacevoli sulla propria condotta professionale. Cinque miliardi di euro. Deve dare un certo senso di vertigine, la consapevolezza di essersi fumato una cifra del genere: roba da grandi statisti, da amministratori di imprese pubbliche. Questo sì che farà la sua sporca figura, nei peggiori bar di Caracas.

Antica Ostaria vaticana
Secondo il S.P. Benedetto 666, "il secolarismo occidentale è più subdolo di quello marxista". Mi è sempre piaciuto, quel vecchio bolscevico. Ammonisce inoltre dal pericolo che i mass media finiscano in mano ai "manipolatori di coscienze" o vengano asserviti ad un "protagonismo indiscriminato". Ligi come sempre al volere papale, i dirigenti RAI hanno annullato la trasmissione della santa messa.

Osteria al canun
Bossi dice che se non si va alle elezioni subito veneti e lombardi sono pronti a prendere le armi e a fare la rivoluzione. Ma ci pensate? "Rivoluzione": 5 sillabe. Ha già battuto il record dell’anno scorso!




23/1
2008

Scherza coi santi

Investito da un tir di sonniferi è morto stanotte Heath Ledger, il giovane attore che ricorderemo per sempre come protagonista de "Il destino di un cavaliere", ma che più probabilmente passerà alla storia come colui che ha coraggiosamente interpretato il ruolo di Pornorambo ne "I segreti di Brokeback Mountain".

A me piaceva e sono sicuro che il suo Joker sarà spettacolare, ma vaglielo a dire.




22/1
2008

Sai che novità

Certo, ha fatto anche cose buone, ha raddrizzato i conti pubblici e bonificato le paludi pontine, per esempio, o roba del genere. Ma dopo il mercato delle vacche delle poltrone ministeriali, gli sbandamenti sulle liberalizzazioni, le contraddizioni in politica estera, la base americana, i saltimbanchi ed i saltabarricate, i cedimenti a destra e al vaticano, i tentativi di inciucio, il disorientamento (anche geografico) sulla legge elettorale, le strettine sulla "sicurezza", l’inconcludenza sul conflitto d’interessi, l’archiviazione dei pacs, l’indecisione, l’indecenza, il bigottismo, l’affarismo ed i deliri vari dei vari ministri, ministrelli e ministroni, per non parlare degli eclatanti ministronzi, sarà veramente difficile piangere per la fine di questo governo.

Molto probabile, invece, che ci sarà da piangere per il prossimo.




21/1
2008

L’uomo delle nevi

Ieri il Triste Borgo Natio si è svegliato avvolto in un mantello di nebbia, una soffice coltre di cotone che celava dolcemente alla vista le case e le strade, attutiva i suoni, riposava i pensieri.
"Quant’è romantico tutto ciò!", pensavo affilando il machete per tagliarmi le vene.
Dopo aver valutato brevemente l’ipotesi di rimanere affacciato tutto il giorno alla finestra a declamare versi del Foscolo sanguinando sulla strada, io ed Amormio abbiamo optato per una fuga nell’unica direzione dove sembrava che la nebbia non fosse arrivata: verso l’alto.
E fu così che andai per la prima volta a sciare in questa vita, nella ridente località di R.1K, sotto un cielo azzurro quant’altri mai ed il sole che scaldava le montagne innevate. Pazienza. Tanto il Foscolo mica si offende.

Brevi note sull’esperienza sciistica:

- A parte l’attrezzatura presa ovviamente a noleggio, per il resto ero agghindato come Fantozzi alle crociate, con pezzi di equipaggiamento recuperati in ogni dove e combinati con gusto discutibile. Non entrerò nei dettagli. Fortunatamente non esistono foto che mi ritraggano nel corso dell’evento.

- Nessun osso rotto, nessuna distorsione, quotazioni del dolore alle gambe: in moderato aumento.

- Lo sci rimane uno stupido sport borghese, sia chiaro, ma se vi ci si applica con moderatezza e coscienza di classe può tornare ad essere per brevi istanti quel sano passatempo popolare che era in origine. Brevi istanti... via, anche un paio d’ore.

- Prima esperienza: approfittando della momentanea assenza di Amoremio (e di Amicasua che ci accompagnava) ho infilato con nonchalance gli scarponi e mi sono agganciato agli sci. Muovo un piede. Muovo un altro piede. Non ne ho altri. Comincio lentamente a scivolare verso il basso, contro la mia volontà. Cerco di fermarmi. Cerco di girare per evitare l’albero. Cado rovinosamente. Resto con nonchalance faccia a terra sulla neve, agitando le zampette come una tartaruga rovesciata sul guscio. In mezzo al candore che mi circonda vedo emergere una figura evanescente che mi incoraggia dicendo:

"Usa la Forza, Iuk! ...Segui l’istinto, Iuk!"

Ho usato la forza. Ho seguito l’istinto. Non fosse stato per una vecchina che con aria premurosa mi ha spiegato come rialzarmi, probabilmente sarei ancora lì.

- Successive esperienze: mi sono divertito assai. Ci siamo divertiti assai tutti quanti, a scivolare su queste ridicole assi sagomate, e risalire, e riscivolare, e ancora, e ancora, sempre sotto il sole e tra le montagne innevate, e poi mangiarci un panino, e poi tornare giù e scoprire che la nebbia era rimasta lì tutto il giorno ad aspettarci invano.

Bwahahahah.
Stupida nebbia.




18/1
2008

Vengano i turisti tra le macerie

Pare che questo sia il periodo dell’anno in cui i tedeschi cominciano a progettare le vacanze estive (e vabbé, sono pur sempre tedeschi...) e gli operatori del settore turistico, noti anche come albergatori, hanno il comprensibile sospetto che l’emergenza rifiuti in Campania possa tenere questi schizzinosi teutonici lontani dalle nostre spiagge e città d’arte, ed i soldi di questi schizzinosi teutonici lontano dalle loro tasche.
Come intende correre ai ripari la Confturismo Veneto?
Pare* che stia progettando una campagna pubblicitaria sui maggiori quotidiani tedeschi, il cui messaggio più o meno esplicito dovrebbe essere: "Noi non siamo come Napoli".
Mentre il suo vice Zaia sostiene che il Veneto dovrebbe chiedere i danni alla Campania, il governatore Galan, quello che per ragioni tecniche e politiche ha rifiutato di aiutare a smaltire i rifiuti campani, sostiene invece che la campagna pubblicitaria va bene purché sia "informativa e non sia scioccamente denigratoria". Lodevole intenzione, ma con questa gente la vedo dura.

Camorra, cumuli di monnezza, magliette con la cintura di sicurezza disegnata, colera, gente che va in giro in motorino senza casco, casalinghe basse e ciccione coi baffi.

Noi non siamo come Napoli, quant’è vero.

Infatti Napoli è una città che, oltre ad essere bella di suo, produce anche letteratura, cinema, musica, idee, cultura, è una città aperta e viva ed in quanto tale conosciuta in tutto il mondo, non un museo all’aria aperta. Il Veneto sarebbe anche un bel posto, ma negli ultimi cinquant’anni il più elevato prodotto culturale delle sue città-fabbrica è stato lo slogan "Governo luamaro". E lo sapete per cosa i veneti sono famosi in tutto il mondo?

No?

Appunto.

Noi non siamo come Napoli.





* Il dubbio è d’obbligo, essendo i veneti costantemente sottoposti ad un’efficace campagna denigratoria che mira a farli passare in massima parte per idioti bigotti e razzisti.




17/1
2008

Anche la Decenza ha finito la pazienza

Buongiorno,

mi chiamo Teresa Decenza, mi presento qui per fare un appello pubblico alla cittadinanza. Perdonate l’intrusione ed anche un certo imbarazzo, non è che sia molto avvezza a frequentare l’Internet, e di questo sito qui, poi, non avevo neanche mai sentito parlare, ma sapete come si dice: "ogni riparo è buono nella tempesta".
Il fatto è che sono appena rimasta senza lavoro. La vicenda mi ferisce molto, sia per i termini in cui si è interrotto il rapporto, sia perché mi ritengo una professionista altamente qualificata e le cose da fare di certo non mancavano. Non era certo un lavoro di poco conto: fino a ieri, infatti, ero impiegata presso la segreteria della presidenza del consiglio dei ministri. Immagino cosa state pensando: politica. Del resto anche i miei amici si sono molto stupiti quando ho assunto l’incarico, erano tutto un "La Decenza entra in politica!", "Mannò!", "Maddai!", "Chi l’avrebbe mai detto?", "Proprio lei!" eccetera. Non ci credeva nessuno.
Però credetemi, non sprecavo il mio tempo. Ero inquadrata come funzionaria addetta alle Public Relations con delega all’Ethics Counseling, che in parole povere vuol dire: era a me che i cittadini facevano appello quando il primo ministro o qualcuno dei suoi ne sparava una troppo grossa. Il più delle volte, dopo aver ponderato il problema, riferivo al segretario particolare del premier, il quale a sua volta faceva da portavoce presso il consiglio dei ministri: "Decenza suggerisce questo", "Decenza consiglia quest’altro" e via dicendo. Ho avuto comunque modo di lavorare fianco a fianco con molti parlamentari, anche dell’opposizione: modestamente, solo per fare un esempio, sono stata io a suggerire a Roberto Maroni di far sparire quegli occhiali con la montatura rossa. Devo ammettere che alcuni proprio non mi piacevano. Mastella, per esempio, il cosiddetto ministro della giustizia, l’avevo capito subito che sarebbe stato fonte di guai; tante volte ho suggerito a Prodi che sarebbe stato il caso di toglierselo dai piedi, ma lui ogni volta ribatteva: "Quel guaglione ci serve."
E non sono neanche del tutto sicura che dicesse proprio "guaglione".
Ultimamente, come temo si sia notato, ho dovuto trascurare un po’ i miei impegni di lavoro. Motivi di salute: prima un tour de force per la finanziaria, poi il fermo dei camionisti, la gardia di finanza, infine questa devastante storia di Galileo, con tutti che mi chiamavano e mi tiravano dalla loro parte, Decenza di qua e Decenza di là, ma nessuno che mi desse retta un minuto. Il medico ha parlato di un leggero esaurimento e mi ha consigliato un po’ di riposo, di restare entro i miei limiti.
Ieri, però, è arrivata quest’ultima batosta. Me ne stavo appunto a casa a riposarmi come consigliato dal medico, quando vengo a sapere che la moglie di Mastella era stata posta agli arresti domiciliari, nell’ambito di un’inchiesta per tentata concussione. Inizio già a fremere, ma mi sforzo di stare tranquilla e di rilassarmi. "Riposo". Dopo poche ore, scopro che anche il ministro è indagato, e che accusa i magistrati di aver messo in atto una caccia all’uomo nei suoi confronti. Sento che mi sale un nodo in gola, metto a scaldare una tisana e cerco di regolare il respiro. Leggo che Mastella ha dato le dimissioni, ma che Prodi le ha respinte invitandolo a ripensarci.
Il ministro della giustizia indagato. Il ministro della giustizia che accusa i giudici di perseguitarlo. Non vedevo un simile caso di schizofrenia in politica dai tempi di Caligola. Ed il primo ministro lo invita a restare!
Non ce l’ho più fatta, ho mollato la tisana e sono balzata sul telefono come una tigre, chiamando direttamente l’ufficio del premier. Mi ha risposto il segretario, quello particolare.

"Buongiorno signora" e tutto quel genere di cose.
"Guarda," gli ho risposto "ho sentito gli ultimi fatti, le ultime dichiarazioni. Così non si può andare avanti! Almeno il ministro della giustizia, che sia al di sopra di ogni sospetto! Almeno lui! Riferisca al presidente del consiglio che la cosa più opportuna da fare, a questo punto, sarebbe non solo liberarsi di Mastella, ma che sia lui stesso a dare le dimissioni! Che si dimetta tutto il governo! Che si rinneghi tre volte Mastella prima che il gallo canti! Altro che solidarietà!"

All’altro capo della linea, il segretario mi ha risposto con un gelido "Riferirò." e l’ho sentito appoggiare la cornetta sul tavolino, poi il rumore dei suoi piedini che scalpicciavano sul tappeto avvicinandosi alla scrivania del premier, infine la sua voce resa flebile dalla distanza e la secca risposta di Prodi:

"Signor Primo Ministro, la Decenza vorrebbe che lei dia le dimissioni."
"Mandala a cagare."

Ho riagganciato prima che il segretario si facesse latore di un tale messaggio, e mi sono seduta subito a redarre la mia lettera di dimissioni. Sia chiaro che sono io ad andarmene, non loro a sbattermi fuori. Quando è troppo è troppo. Stavolta ho proprio perso la pazienza, con questa gente non voglio più avere niente a che fare, che se la sbrighino a modo loro. Ho approfittato di questo spazio e del vostro tempo per raccontarvi la mia storia, prima di sentirla magari distorta e strumentalizzata su qualche telegiornale, e non (ci tengo a ribadirlo) nella speranza che qualcuno mi possa aiutare a trovare un nuovo incarico. Il mio telefono continua a squillare, c’è un sacco di gente che mi cerca e sto pensando che magari, tanto per cambiare, potrei provare a lavorare anche nel privato. Non sono finita, e di certo questo paese ha ancora tanto bisogno di me.

Cordialmente vostra,

Teresa Decenza




16/1
2008

Galileogate, ovvero il papa non incontra la sapienza

Lo scandalo del giorno è l’inchiesta per tentata concussione che vede coinvolta la moglie del cosiddetto ministro per la giustizia Mastella, ed i piagnistei di quest’ultimo che minaccia le dimissioni. Intendo quindi cogliere l’occasione per parlare delle polemiche legate alla visita del papa all’università di Roma, ovvero l’ormai famoso Galileogate. Non c’è alcuna connessione tra i due fatti, lo so, ma almeno al 50% dei miei lettori (PornoRambo) piace molto sentire parlare male del papa, e dato che il poverino sta studiando assai mi sembra giusto dargli consolazione.

Dopo l’annullamento della visita del papa, che avrebbe dovuto monologare sul tema della pena di morte e della moratoria recentemente approvata dall’ONU, la gran maggioranza dei politici ha espresso solidarietà al pontefice e sdegno nei confronti di chi ha protestato ritenendo tale visita inopportuna. Persino il presidente della Repubblica si scusa. I giornalisti si sprecano in accuse di "intolleranza laica", "protesta inammissibile", "disonore", "totalitarismo anticlericale". L’università La Sapienza viene paragonata ad un centro sociale, una "discarica ideologica", e si invitano gli italiani a recarsi in massa a San Pietro per riparare all’offesa e dimostrare al pontefice tutto l’affetto ed il rispetto che si merita per il fatto innegabile di essere il papa. Ci sono solo due cose di fronte alle quali la classe politica italiana ed il suo codazzo di giornalisti riescono a trovare una posizione supinamente compatta ed univoca, e sono il potere e la chiesa cattolica. Il papa li incarna entrambi, quindi non c’era da aspettarsi sorprese.
Siamo di fronte all’ennesimo caso di capovolgimento della realtà. Credo che la motivazione presentata da chi avversava la visita papale, ovvero la famigerata citazione di tale Feyerabend sulla "sentenza giusta e ragionevole" nei confronti di Galileo, sia da considerarsi pretestuosa e stupidella: non tanto perché era una citazione che il papa non ha espressamente detto di condividere, ma perché chi cazzo se ne frega dell’opinione del papa sul processo a Galileo? Voglio dire, penso che tutto sommato il sole, la terra e Galileo stesso si sentano abbastanza tranquilli sull’argomento eliocentrismo, e poi a tutti prima o poi scappa una cazzata. Ratzy negli anni novanta era già anzianotto, metti che magari si fosse bevuto un paio di aperitivi, la faccenda sarebbe facilmente perdonabile. Il problema è che, naturalmente, questa faccenda di Galileo era solo un pretesto che chissà come è salito agli onori delle cronache proprio ora, laddove motivi molto più concreti per contestare il papa non mancano: per esempio, le sue opinioni sul rapporto tra scienza e fede, sul relativismo, sulla famiglia, sull’aborto, sulla fecondazione assistita, sull’eutanasia e su molti altri temi, che egli esprime liberamente ed i mezzi di comunicazione di massa divulgano senza esitazione. Perché scomodare Galileo? Forse perché è tutto sommato un esempio emblematico di cosa succede quando il potere ecclesiastico vuole governare la scienza e costringerla nei limiti imposti dalla "fede", tendenza questa che Ratzinger cerca di promuovere. Se in questo periodo, in italia, i rapporti tra "cattolici" e "laici" sono in una condizione tanto critica, è ipocrita darne la colpa a quei professori che hanno pacificamente e democraticamente espresso il proprio dissenso o a quegli studenti che pacificamente e rumorosamente hanno protestato. Il dissenso e la contestazione sono elementi fondamentali in una democrazia, e non si può pretendere un dissenso garbato ed una protesta silenziosa e gentile quando a porsi come avversario è un’istituzione quale la chiesa cattolica, che pretende tolleranza ma promuove l’intolleranza, chiede accoglienza e dialogo ma pretende di non essere contestata, esige rispetto ma si arroga il monopolio della ragione. E se il papa in fin dei conti non fa altro che fare il papa, ovvero tenere a galla il vaticano e riferire a ruota libera quanto dio o la grappa gli suggeriscono, ancora peggio sono quei suoi sostenitori che ne hanno fatto una bandiera dell’identità e della cultura "occidentali" ed un baluardo di difesa dei nostri presunti valori tradizionali.
Personalmente avrei preferito, lo ammetto, che la faccenda si fosse conclusa con Ratzinger in cattedra a parlare di pena di morte, lui che da buon ultimo è saltato sul carro della moratoria, mentre fuori sfilava la frocessione; purtroppo però il furbastro tedesco ha preferito cogliere al volo l’occasione per battere in ritirata e passare per martire, capitalizzando così nuove simpatie da parte di chi, in buona o cattiva fede, ritiene che sia stato trattato ingiustamente. Chi parla di censura, però, farebbe bene almeno a ricordare che tutte le domeniche il papa tiene i propri sermoni dal balcone di casa, nel suo staterello privato, e che ogni parola che esce dalle sue sante labbra avvizzite viene trasmessa in diretta dalla prima rete della televisione pubblica italiana. Se tanti ce l’hanno con lui, poverino, è proprio perché in italia non c’è modo di non conoscere il pensiero papale.