2/5
2006

Laurea non c’è

In questo cambio di stagione, oltre alla nomina di zio Berty alla presidenza della Camera e di Franceschini al Senato, avviene un altro curioso fenomeno meteorologico: i miei amizi cominciano a laurearsi. Alcuni potrebbero farmi notare che PierBulus si era già laureato l’anno scorso, ma lui non è veramente mio amico e la sua non è una vera laurea, quindi non conta. Altri potrebbero farmi notare che la laurea di PornoRambo è ancora così lontana da non apparire neppure al lontanissimo orizzonte delle estreme periferie della galassia più lontana dell’universo più lontano della dimensione più lontana, così lontana che persino il concetto stesso di lontananza si allontana fino a sfumare in tinte sempre più lontane dallo spettro della luce visibile, tanto lontana che il pensiero e le facoltà intellettive delle più grandi mente umane riunite a congresso verrebbero a mancare se cercassero di concepire una tale unità di misura temporale, ma trovo inutile infierire e quindi non insisterò su questo punto.
Sulla laurea di Nello ho già scritto tutto quello che valeva la pena di scrivere, qui. Sabato scorso tuttavia ha voluto festeggiare la propria laurea anche l’amico Julio Maria Gangster.

IMPORTANTE DISCLAIMER: la prossima volta che organizzate una festa e desiderate la mia presenza (e come potreste non desiderarla?) non situatela, pliz, in occasione di uno dei pochi fine settimana lunghi dell’anno, perché io durante i fine settimana lunghi ho voglia di andarmi a fare lunghi viaggi lontano a bordo di camper mercedes degli anni ’70. Per stavolta passi (cioè, è passato) ma sgrunt.

(Sì, vengo invitato alle feste e rompo pure il cazzo sulle date. Embè?)

La laurea di Julio, in effetti, non si è mai vista. Egli afferma di aver ricevuto la laurea per posta e noi abbiamo fatto finta di credergli perché si sa che di solito queste cose finiscono con lo studente che stermina parenti ed amici per non dover confessare di non essere mai andato all’università. In effetti è andata meglio così, almeno ci siamo risparmiati l’inutile farsa della discussione e della proclamazione e Julio è potuto uscire di casa direttamente in tuta da ginnastica. Com’è che Julio possieda una tuta da ginnastica, non praticando sport dal ’95 (finalista al torneo di briscola dell’arci), è un altro dei misteri di questa festa.

[Flashback: laurea di Nello. Nello disserta da mezz’ora sulle sue teorie riguardanti i telefilm tedeschi. Il relatore lo interrompe stremato e cerca di ravvivare l’interesse generale chiedendogli la funzione simbolica dello specchio in Heimat. Nello sorride, abbozza, inizia una frase con "Ma certo, la funzione dello speck in Heimat." e poi riprende a parlare delle sue teorie psichedeliche senza più badare ai professori. Il relatore si iscriverà al Fronte per la Liberazione dell’Alce Svedese tre giorni dopo.]

Julio si presta malvolentieri a tutti i gradevoli riti di passaggio che segnano il conseguimento di una laurea. Per motivi inspiegabili, brontola e sbuffa per tutta la prima parte della festa, che prevede: la spoliazione rituale del condannato, del quale vengono esposte le ridicole pudenda in pubblico; il suo passaggio sotto un arco gioviale di amici che lo picchiano a calci e pugni sulla testa, sulla schiena e sulla panza pelosa; la lettura di un papiro nel quale vengono rese note tutte le disgrazie che hanno costellato la sua vita e nel quale ci si prende gioco di lui con cordiale impertinenza; la sua impanatura con uova, farina, marmellata, ketchup, olio da friggere ed altre cose che non sono riuscito a riconoscere; la depilazione delle sue gambe e della sua schiena tramite striscie adesive; altri calci e pugni.

[Flashback: laurea di Nello. Oltre a quanto descritto sopra, Nello aveva anche delle acciughe infilate sotto le ascelle e nelle mutande, ma a differenza di Julio non si è lamentato e non si sono notate differenze igieniche rispetto alla situazione precedente. Nello ha anche preso molto sportivamente le osservazione relative ai suoi denti, nei confronti dei quali ha un atteggiamento serenamente distaccato (non che i denti di Nello abbiamo qualcosa di particolare, ma lui ne soffre assai e noi amiamo ricordarglielo).]

Io bevevo vino da una bottiglia di plastica, in un angolino tranquillo, ed ogni tanto mi alzavo per dare un calcio a Julio. Non sempre riuscivo a colpirlo. I più attivi nel fargli del male sono stati ancora una volta PornoRambo e PornoRamba, che sapendo di non doversi mai laureare non temono ritorsioni. PierBulus come sempre girava lì attorno con l’aria di uno che non capisce bene cosa stia succedendo, o il cui cervello sia stato invitato ad un’altra festa tre calli più in là. Alberto Maria Conte di Cavour si sfoga contro il fratellone con un certo accanimento, ma senza i suoi stivali da Brokeback Mountain la sua capacità di attirare l’attenzione torna ad essere bassina. L’amico Ciccio sembra sempre di più Edward Norton in Fight Club.

[Flashback: laurea di Nello. Io bevevo vino da una bottiglia di plastica, in un angolino tranquillo, ed ogni tanto mi alzavo per dare un calcio a Nello. Non sempre riuscivo a colpirlo. I più attivi nel fargli del male sono stati ancora una volta PornoRambo e PornoRamba, che sapendo di non doversi mai laureare non temono ritorsioni. PierBulus come sempre girava lì attorno con l’aria di uno che non capisce bene cosa stia succedendo, o il cui cervello sia stato invitato ad un’altra festa tre strade più in là. Alberto Maria Conte di Cavour si sfoga contro l’amicone con un certo accanimento, ma sono i suoi stivali da Brokeback Mountain ad attirare maggiormente l’attenzione. L’amico Ciccio probabilmente sembrava comunque Edward Norton in Fight Club, ma non essendo stato invitato a questa festa non ha molto senso citarlo nel flashback.]

Terminato questo piacevole momento di riscoperta dei valori dell’amicizia, ci si trasferisce tutti in una casa abbandonata guidati da un giapponese, mentre Julio va a farsi una doccia e a riattaccare con la colla i peli strappati. A questo punto della festa io sono dovuto tornare al Triste Borgo Natio, per cui sarebbe il caso che continuasse qualcun altro, ma invece proseguo inventandomi teorizzando che dopo la mia partenza inevitabilmente tutti si sono intristiti e si sono messi a raccontare vecchi aneddoti su di me, per poi sfogliare con malinconia un album di mie foto che PornoRambo porta sempre con sé e maledicendo il fatto di non aver provato a fermarmi, impedendomi di andare anche con la forza se necessario. All’arrivo di Julio presso la casa abbandonata, li ha trovati tutti in lacrime e disperati, che sbocconcellavano pigramente voul-e-vants alla sardina tocciati nell’aceto per acuire la propria sofferenza. Poi Julio ha battuto le mani, sono entrate dodici spogliarelliste cubane e si sono dedicati ad un’orgia sfrenata fino alle cinque del mattino, ora in cui sono stati tutti rapiti dagli alieni e portati nello spazio, tranne il cervello di PierBulus che era ancora a quell’altra festa, tre calli più in là.

[Flashback: laurea di Nello. Dopo aver torturato il festeggiato, ci rechiamo in un locale di Padua dove ci attendono abbondanti libagioni e bevagioni. Mentre io mi astengo virtuosamente, la PornoRamba si ubriaca al terzo spritz e si chiude in bagno a vomitare, per poi abbattersi sul tavolo biascicando "Voi non potete capire. Voi non avete mai shofferto come me! Voi non vi shiete mai ubriacati come mi shono ubriacata io... Lusky shtronzo!" ]


P.S.: Mancano le foto, che arriveranno tra breve. Se nel frattempo qualcuno volesse contribuire alla stesura di questo post, apra un blog. Oppure boh, mi scriva, o si inventi qualcosa, mica posso fare tutto io.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




28/4
2006

Le magnifiche avventure di Lusky e Amormio alle terme di Acquapuzzonia

L’altro giorno (eravamo nel 2004, credo) stavo raccontando ad un mio collega cinquantenne sportivissimo e ciclista che ero andato in campagna a raccogliere ortiche per la minestra, quando lui tentò di freddarmi con un’osservazione acida e antipatica:

Collega idiota: "A raccogliere ortiche? Mio nonno rincoglionito va a raccogliere ortiche di domenica pomeriggio."

al che io ribattei

Lusky: "Ma và, i tempi sono cambiati. Ora i giovani vanno a raccogliere ortiche, i vecchi fanno ciclismo."

Questo per prevenire ogni vostra considerazione su quanto vi racconterò di seguito, ovvero:

LE MAGNIFICHE AVVENTURE DI LUSKY E AMORMIO ALLE TERME

Correva il giorno Sabato scorso. Lusky ed Amormio* si svegliarono, si guardarono negli occhi e decisero di approfittare dei giorni di ponte per andarsene in vacanza da qualche parte. La meta venne decisa da un torneo di briscola tra le terme di Acquapuzzonia, in Toscana, e le spiagge del Conero, da qualche altra parte che non è importante sapere perché tanto hanno perso all’ultima mano buttando giù il tre di briscola contro l’asso. Stupido Conero. Stabilirono quindi i nostri eroi di preparare i bagagli "senza fretta, con estrema rilassatezza" e di partire appena possibile.

Verso le quattro del pomeriggio erano in auto. Ed avevano dimenticato di portare con sé: sale, torcia elettrica, bicchieri, un qualsiasi contenitore per la preparazione della cena, coltelli ed altre posate. In compenso avevano nel portabagagli: una tenda, un materassino gonfiabile nuovo di zecca, una trapunta matrimoniale, vettovaglie per due settimane. Dopo alcune ore di viaggio, una notte di tappa a Siena ed un cd di Max Gazzè ascoltato decine volte i nostri intrepidi vacanzieri arrivarono dalle parti di Fonteblanda, grazioso nulla dalle parti di Talamone. Talamone veniva descritto dalla loro "Guida del Touring al Regno d’Italia", Torino 1875, come un caratteristico borgo di pescatori a picco sul mare; ora è un ritrovo di vips e di barconi bianchi dai fianchi sottili come zoccole anoressiche, pieno di stupidi sensi unici e di strade strette in forte pendenza. Questo per dire che Talamone sembra molto bella, ma Lusky non ha gradito il fatto che non ci fosse alcun parcheggio e quindi l’ha vista solo dal finestrino dell’auto, guidando, e Lusky non ama guidare, e pure il fatto di parlare di se stesso in terza persona non è che lo convinca tanto.
Appena fuori da Fonteblanda c’è un campeggio, ed è lì che Lusky ed Amormio* piantarono la loro tenda, gonfiarono il loro materassino, costruirono un tavolo con dei relitti trovati in spiaggia ed insediarono insomma la loro tana cuzzolosa prima di dedicarsi all’esplorazione dei Caratteristici Borghi dei Dintorni®.
E di andare a vedere il mare, ovviamente, perché voi sapete che Lusky ha con il mare la stessa relazione che Andreotti ha con la mafia ("una autentica, stabile ed amichevole disponibilità", secondo la sentenza della Corte d’Appello di Palermo, presidente Salvatore Scaduti, a carico di Andreotti Giulio, 2 maggio 2003, poi resa definitiva dalla Corte di Cassazione il 15 ottobre 2004).

Il giorno dopo, finalmente, riuscirono a raggiungere le agognate Terme di Acquapuzzonia distanti qualche chilometro. Nel raggio di tre chilometri dalle terme c’erano auto parcheggiate in ogni luogo possibile ed in alcuni luoghi impossibili, lungo la strada, nei campi, nei fossi, sotto il cartello di divieto di sosta & di fermata, sopra un vigile urbano, ovunque. Amormio riuscì a trovare posto in un parcheggio di fronte all’ingresso delle terme. Quando parlo di terme non mi riferisco, naturalmente, a qualche complesso termale di lusso pieno di vecchi rincoglioniti con le panze cadenti in ammollo, bensì a delle terme all’aperto gratuite, con una cascata di acqua calda che scaturisce con irruenza dalle rocce e poi scende per un sistema di terrazze fino a raggiungere il fiume sottostante e da lì andare nuncefregapiùdove, un posto multimediale ed hypercool pieno di gente interessante e alternativa ed arguta, che ama rilassarsi e stare in bei posti con delle belle persone a fare belle cose. Insomma, la Lusky Generation.
Lusky alle termeL’unico inconveniente di questo luogo meraviglioso è quest’acqua calda che sgorga premurosa a massaggiare il corpo provato del turista puzza di uovo marcio. Zolfo, secondo alcuni. E la puzza ti rimane attaccata addosso specialmente ai capelli anche per giorni e giorni, dopo i quali ti viene il dubbio che forse si potrebbe anche tentare di fare una doccia, ma la puzza rimane ugualmente. Ad ogni modo, fu in quelle vasche odorose che i nostri turisti consapevoli rimasero a galleggiare per il resto della loro vacanza, prima di tornare a Fonteblanda, smontare la tenda ed intraprendere a malincuore il viaggio di ritorno.

(Il viaggio di ritorno meriterebbe un lungo capitolo a parte. Basti tuttavia sapere che per evitare le code in autostrada, Lusky ed Amormio decisero di compiere un percorso alternativo passando per Cefalù e Basilea, perdendosi dalle parti di Comacchio fino a sbucare in un campo nomadi di pescatori sperduto nella laguna, oltre il ponte di ferro a destra.)

P.S.: Si è pure scoperto che in toscana i campeggi sono frequentati da misteriosi uccelli notturni che allietano i campeggiatori con i loro richiami. Tra questi, l’Uccello Sonar ("Beeeep! Beeeep!") e l’Uccello dell’Orgasmo Simulato ("Aaargh! Aaaargh! Aaaaaah... Ah... Ah... Ah... Aaaaargh! Aaaaah!") Inoltre, in toscana vendono pile stilo alcaline solo alla coop di Albinia, negli altri posti se le chiedono ti strabuzzano gli occhi e sostengono di non averne mai sentito parlare.

* Amorsuo per chi legge.




27/4
2006

Tutti gli italiani meno uno

L’arma dei carabinieri e l’esercito italiano non hanno la mia solidarietà. Non sono i "miei" carabinieri, non è il "mio" esercito, non stanno tutelando i "miei" interessi in Iraq, stanno esprimendo il sostegno dello stato italiano al terrorismo internazionale. Non mi fa piacere che dei carabinieri o dei militari muoiano, ma non hanno la mia solidarietà. Non ce l’hanno i kamikaze, non ce l’hanno gli americani e non ce l’hanno i picciotti della mafia. Mi dispiace che delle persone muoiano, ma non pretendete la mia solidarietà per tutti i morti. Non so cosa cercassero nella vita e laggiù, queste persone. Soldi, onore, emozioni, compiere il proprio presunto dovere nei confronti della cosiddetta terra patria, combattere, aiutare la popolazione civile, sconfiggere il terrorismo, rendere il mondo un posto più sicuro, dare il proprio contributo alla pacificazione? Non lo so, e non sapendolo non posso esprimere solidarietà. La solidarietà, cieca, di maniera, il cordoglio, le condoglianze non fanno per me. Sono partiti volontari per una guerra che ritengo ingiusta e non avrebbero dovuto essere lì, a difendere la nostra benzina e le nostre alleanze internazionali. La retorica sulla missione di pace, il profondo dolore, lo stringersi alle famiglie, l’Italia intera, il piano di ritiro e gli Alti Valori la lascio a chi ne ha fatto una professione. E’ scontata, com’è scontato che ci sia, ma questa solidarietà collettiva ed accordata in blocco, con pochi barlumi di lucidità critica, non comprende la mia. E’ da ipocriti piangere sui cadaveri caldi. Voi che avete difeso con parole vibranti l’embrione ed il feto, la croce e la finanziaria, richiamate i soldati a casa se davvero non volete che muoiano, non ci sono altri modi, non ce ne sono mai stati, ve l’ho detto dal giorno prima del primo giorno, continuerò a ripeterverlo perché sono vostro complice controvoglia, rabbiosamente, per nascita e versamento di tasse e di benzina, ma non piango i vostri caduti assieme a voi, non mi unisco alla calca che si affolla attorno a questi cadaveri come un branco di iene, mi dissocio dal vostro abbraccio.




13/4
2006

Cronache di Weimar vol. 1: il sardo, lo scatolone, il contatore ed il re d’Inghilterra

Un mio collega sardo, dipendente, ha votato per lega nord perchè non sapeva cosa votare... la spiegazione è stata: "Siccome bossi stava male, e non sapevo chi votare..."
[AM "Conte di Cavour" G, tra i commenti al post di ieri]

Lusky: Hanno trovato uno scatolone fuori da Palazzo Chigi. Dentro c’era Berlusconi.
[Gag nr.1. Utile per scoprire se c’è qualche elettore di centrodestra nelle vicinanze (è quello che non ride)]

Collega: Ho visto al telegiornale le immagini del casolare dove hanno catturato Provenzano. Oh, aveva pure il contatore dell’enel nuovo!
Lusky: Facile che fosse anche una famiglia auditel.
[Gag nr.2, della quale non si è ancora scoperta una funzione]

Collega: Ho visto che l’Ulivo, il partito di Prodi, ha preso pochissimi voti, lo zero virgola qualcosa.
Lusky: L’Ulivo non è il partito di Prodi, e comunque ha preso qualcosa come il 30%, se non ricordo male. Quello che dici tu è il partitino di appoggio a Prodi al Senato, ma era più che altro una formalità.
Collega: Come non è il partito di Prodi? Ma non l’aveva fondato lui nel ’96...?
Lusky: Era una coalizione con dentro i DS, la Margherita e qualcun altro, che sta dentro una coalizione più grossa che si chiama Unione, solo che al Senato si sono presentati separati.
Collega: ...
Lusky: ...
Collega: Ma allora il partito di Prodi qual è?
Lusky: Non ha un suo partito vero e proprio, è il capo della coalizione.
Collega: Ma come fa a governare senza un partito! Senza partito alla prima crisi lo mollano tutti, per governare bisogna avere delle persone da mettere nelle posizioni chiave, in modo da salvarsi il culo!
Lusky: Guarda che il culo lo dovrebbe salvare a noi, mica a lui.
Collega: Ma supponiamo che anche in Italia ci fosse il re...
Lusky: Guarda che c’era fino alla settimana scorsa.
Collega: ...come in Inghilterra. Supponiamo che in Italia ci fosse il re d’Inghilterra...
Lusky (pedante): Ma neanche in Inghilterra c’è il re d’Inghilterra...
Collega: OK, ma se in Italia ci fosse il re d’Inghilterra... allora effettivamente governerebbe la regina, no?
Lusky: Ehm. No, credo che più che altro la regina sia una figura rappresentativa. Credo che abbia meno poteri di Ciappi.
Collega: Ah. Allora chi comanda, Blair?
Lusky: Già.
Collega: Però Blair ha il suo partito, no... i cosi...
Lusky: I laburisti.
Collega: Vedi che ce l’ha un partito! Ci vuole, un partito!
[Dialogo realmente avvenuto oggi presso la mensa del bunker tra me ed un elettore di alleanza nazionale.]

[Lo specifico ovviamente per screditare il partito.]




12/4
2006

Essi vivono

Sono due giorni che sento e leggo e ripeto in continuazione il commento "Che paese di merda". Oh, sì, era un paese di merda anche prima, almeno dal 13 Giugno, almeno dal 2001, almeno dal ’94, almeno dal ’22, ma che strano scoprire che metà del paese la pensa così diversamente da me, su cose così fondamentali, da farmi sentire spaesato, estraniato, straniero. Vivono dove vivo io, lavorano in posti e condizioni simili alle mie, parlano la mia stessa lingua, eppure io non lo so chi sia questa gente. Mi par di essere Leopardi che sorprende Silvia impegnata in una gara di bondage. So di non essere il solo ad aver battuto forte il culo cadendo dal pero. Mi pare di essere il protagonista di "Essi vivono" di Carpenter. Fumo la solita sigaretta con i colleghi guardandomi attorno sospettoso. Quante tra queste persone impertinenti e cordiali avranno votato ancora per il Lestofante, mi chiedo. Lo so, non sono il solo a canticchiare "Life on Mars", camminando per strada e spiando le facce che incrocio. A cosa pensano? Sono davvero contenti degli ultimi cinque anni di governo? Sono le stesse facce che incontro ogni giorno, e non mi sono mai sembrati contenti. Credono davvero che il figlio del professionista ed il figlio dell’operaio debbano avere diritti diversi? Che il taglio dell’ICI sia più importante dei diritti civili, di un lavoro sicuro, della scuola pubblica? Cazzo, abbiamo bevuto nello stesso bar decine di volte in questi anni, seduti allo stesso bancone, nella stessa fila alle poste e al supermercato, avrei dovuto accorgermene che eravate così in tanti, e invece. Voi siete stati zitti, io ho fatto finta di non vedervi. Pensavo che tutte quelle chiacchiere sul Grande Fratello e sulla Lecciso e sulla Chiampions League non fossero interessanti, invece era il più complesso discorso politico che il paese abbia fatto negli ultimi anni e c’era dentro tutto il programma della destra, la sintesi del berlusconismo in segnale morse. Sono deluso, triste e incazzato. Certo, poteva andare peggio, peggio di una maggioranza risicata e di una coalizione fragile e della nazione spaccata a metà, ma siamo ancora più vicini alla repubblica di Weimar che alla primavera del ’45. Non c’è nessuna vittoria per la quale gioire, nessun sospiro di sollievo da tirare, c’è solo da continuare a resistere.




11/4
2006

Smentito l’arrivo della primavera

la merda s’è desta

Eh, vatti a fidare dei sondaggi, degli exit poll. Se la chiamano "maggioranza silenziosa" non è mica perché siano afoni durante l’amplesso. Guardate che bello scherzo ci hanno fatto.

M’hanno fatto incazzare il Gangster. M’hanno mandato in panico PornoRambo. M’hanno di nuovo fatto vedere Larussa che sorride. M’hanno confermato che siamo messi male, molto male. Ora torneranno a nascondersi. Ora urgono provvedimenti.

Per prima cosa direi che è finalmente giunto il momento di continuare a blaterare il più forte possibile.




7/4
2006

Una lieve distrazione (no berlusca no party?)

Un pensiero mi ha improvvisamente folgorato ieri sulla via delle imminenti elezioni: ma non avevamo detto che dopo cinque anni di governo berlusconi gli italiani si sarebbero finalmente resi conto di che pasta fosse fatto il Lestofante nelle cui mani si mettevano? Non si era detto "non ci cascherà più nessuno, tutti se ne vorranno liberare"? Non si era detto "l’italia si deve vaccinare contro berlusconi"?
Orca pupazza, sì che lo si era detto. Ed ora i sondaggi dicono che almeno il 45% degli italiani lo vuole ancora come presidente del consiglio. E’ possibile che vinca, persino. E non è che la politica del governo berlusconi sia stata poi diversa dal previsto, ci sono state le leggi ad personam, la censura in tv, il populismo, l’asservimento agli Stati Uniti, al Vaticano ed alla Lega, l’economia disastrata, i condoni, i favori ai ceti più ricchi, più o meno com’era stato preventivato. E allora perché metà del paese è ancora con lui?
Dato che preferisco non credere all’ipotesi che tutta questa gente non abbia capito nulla di quanto detto e fatto da berluscazziamaripertutti, devo dedurre che siano davvero d’accordo con lui, o per lo meno che lo ritengano il minore dei mali. Che lavori per l’interesse dei cittadini. Che i giudici lo perseguitino. Che la riforma della scuola sia giusta. Che la bossi-fini sia giusta. Che la legge sulle droghe, la riforma elettorale, l’abolizione della tassa di successione, la devolution, la politica estera, la legge biagi, la legge sulla procreazione assistita ecc. ecc. siano giuste.

Sticazzi.

Abbiamo sbagliato tutto. Le previsioni sul rigetto che avrebbe dovuto inevitabilmente seguire cinque anni di governo del berlusca, l’atteggiamento altezzoso e paternalistico nei confronti dei cittadini, il modo di comunicare, il modo di fare opposizione. Ci siamo concentrati sull’attacco al Filibustiere, chi con lo sberleffo e chi con i processi, e non che ne mancasserole ragioni. Non è che siamo stati troppo cattivi nei suoi confronti (anzi). E’ che abbiamo dato per scontato che il problema fosse l’anomalia politica di berlusconi e che una volta smascherata questa anomalia i suoi elettori, che tendiamo a ritenere poveri dementi o nella migliore delle ipotesi degli illusi circuiti, lo avrebbero abbandonato. Invece di cercare di cambiare l’italia e di far valere la ragione delle nostre idee politiche e sociali, ci siamo limitati a credere che bastasse mettere il boss nella galera dove dovrebbe stare affinché le pecorelle smarrite si ravvedessero. Bersaglio mancato clamorosamente.
Cthulu for presidentInnanzi tutto, abbiamo dimenticato che in un paese come il nostro le possibilità che berlusconi vada davvero in galera per i reati commessi sono pari a zero barrato, ma questo è il meno. Il punto è che berlusconi è un uomo. Uno. Quelli che lo sostengono sono una ventina di milioni. Condividono le sue idee politiche, si riconoscono nel personaggio, voteranno per lui. E’ di loro che ci siamo dimenticati, e non sono solo alcuni rappresentanti della Confcommercio o di Confindustria, non sono solo imprenditori e professionisti e figli di papà e casalinghe rimbambite dalle telenovelas ed altri ben noti nemici del popolo. Numericamente, è impossibile che in italia ce ne siano così tanti. Penso senz’altro che stiano dalla parte sbagliata. Alcuni saranno sicuramente in malafede, razzisti, bigotti, conservatori. Forse tutti. Ma disprezzarli non basta. Cercare di venire incontro alle loro idee bacate è sbagliato. Trattarli da imbecilli è controproducente. Bisogna far loro cambiare idea, e mica per andare al governo o guadagnare dei voti in più, ma perché se il paese è afflitto da idee che reputiamo malsane non basta eliminare il leader per sradicare le idee. Berlusconi non ha forgiato il proprio elettorato, lo rispecchia e lo asseconda e lo rappresenta. Se ne è fatto simbolo, intuendo felicemente che dopo la fine della D.C. alla maggioranza silenziosa del nostro paese i simboli erano venuti a mancare, mentre la sinistra ne ha sempre avuti parecchi e ne ha fatto uno strumento politico potente ed efficace, perché alla gente i simboli piacciono e semplificano la vita. E allora al posto dello scudo crociato, ci ha messo la sua faccia. Sì, lo so che è deprimente, tutti preferiremmo pensare che non ci sia così tanta gente con opinioni che non condividiamo e rispettiamo così poco e che berlusconi sia solo il burattinaio di una folla di minus habens che sognano di fare il calciatore o la velina, ma temo che questa sia solo una nostra pia illusione. Ne abbiamo fatto un simbolo anche noi, in senso opposto.
Oggi come mai prima, credo, l’appartenenza politica in italia è diventata simile al tifo calcistico: da una parte e dall’altra ci si dipinge la faccia e si fanno volare insulti e petardi, si aggredisce l’avversario a prescindere dalle prestazioni delle squadre in campo. Sputiamo la nostra acredine contro berlusconi e finiamo quasi per convincerci che davvero ci piaccia prodi, come se tra prodi e berlusconi ci fosse davvero una differenza abissale per quanto riguarda proposte e contenuti. Riproduciamo su scala domestica lo scontro di civiltà che altri hanno messo in agenda su scala globale. Questo è lo spirito che bisognerebbe scardinare, perché una regola inossidabile del tifo calcistico è che se pure una squadra perde e fa schifo e gioca da cani in un modo o nell’altro la si continuerà a tifare (e se non ci credete, chiedetelo ai tifosi dell’inter). Quello spirito critico e quella libertà di pensiero a cui siamo tanto affezionati e che neghiamo sempre nei nostri avversari politici vengono accantonate nel momento in cui dobbiamo attaccare lo schieramento opposto e, di conseguenza, difendere il nostro. Dai, sul serio, non avevamo niente di meglio da proporre di prodi? Forse no, è questo il tragico. Ci siamo così a lungo concentrati sul berlusca da dimenticarci persino l’importanza di un candidato che ci rappresenti davvero, e domenica andrò a votare per una coalizione che schiera tra le sue fila mastella, rutelli, fassino ed altre canaglie. Sempre meglio del peggio, ma mi viene da vomitare lo stesso. Se questa coalizione, come pare imbrobabile, perderà, potremo anche sentirci circondati da una manica di cretini ed arrabbiarci, ma la colpa non sarà solo delle televisioni del Lestofante Capo, della sua arroganza da farabutto che piace né tantomeno di un’improvvisa crisi di rincoglionimento generale nell’elettorato. Sarà anche colpa nostra, del nostro affidarsi fiduciosamente alle previsioni di uno spontaneo rinsavimento generale, del nostro rincorrere l’avversario sul suo becero terreno di gioco e della nostra incapacità di capire e di farci capire da quei venti milioni di italiani che non si limitano a credere a berlusconi, ma la pensano come lui. Se al contrario la coalizione di cosiddetto centrosinistra vincerà, relegando berlusconi tra i banchi dell’opposizione, potremo anche tirare un sospiro di sollievo al pensiero di essere in leggera maggioranza nel paese, ma a quei venti milioni di italiani ed alle loro idee sbagliate dovremo cominciare a pensarci.




5/4
2006

Proud to be a Cojon

"Ho troppa stima per l’intelligenza degli italiani per credere che ci possono essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse".
Silvio "Lestofante Capo" Berlusconi, futuro ex PresDelCons, 4 Aprile 2006

Ammesso e non concesso che una delle due coalizioni candidate alle elezioni abbiano intenzione di fare il mio interesse, questa non sarebbe di sicuro la Cassa della Libertà. Tra lotta ai pacs, difesa della famiglia tradizionale, continuazione delle attuali politiche estera e del lavoro, accodamento al blaterare vaticano e leghista ecc. posso dire che il loro programma va decisamente contro il mio interesse persino più di quello dei loro avversari. Di conseguenza potrei concludere serenamente che io, non avendo alcuna intenzione di votare per loro, secondo il Capocosca non sarei un coglione.

Un simile ragionamento sarebbe tuttavia una manipolazione strumentale e faziosa delle sue parole, là dove si capisce perfettamente che il senso è "i coglioni sono quelli che votano contro il mio interesse". E allora ammettiamolo, senza tanti giri di parole: sono un coglione anch’io. Un coglioncino, per dimensioni, ma un grande coglione per intenzione. E purtroppo per il Lestofante non vedevo così tanti coglioni in giro dall’ultimo film con Rocco Siffredi.

Siamo coglioni, siamo in tanti, ma non vedo motivo di montar su una polemica per una semplice constatazione. Il presidente del consiglio mi ha dato del coglione. Embé? Ora siamo pari.




4/4
2006

Contorto conforto

C’è una crosta sottile dietro le vetrine illuminate del centro, le finestre di cristallo blindato delle banche, i capannoni prefabbricati in cemento armato, i bar alla moda dove gli spritz costano € 1,80, le signore dal culo basso alla guida di potenti SUV, gli intellettuali dall’aria moscia che si accalcano di fronte al Civico, le vecchiette in fila per la comunione con la bocca semiaperta, le birrerie con i tavoli di legno impiallicciato, i concerti al C.S.C., i banchetti di alternativalsociale in piazza del duomo, l’odore di fogna dell’inceneritore, i matrimoni da ventimila euro, le gite in montagna ed i negozi di articoli sportivi.
Sotto questa crosta sottile sopravvivono badanti alle quali è morto il primo cliente, stranieri alla ricerca di un permesso di soggiorno, ex soldati traumatizzati che si travestono la sera andando a caccia di un sussidio, truffatori ed usurai, alcolizzati, ex tossici in via di redenzione, omosessuali in disarmo ed autoghettizzati, ospiti del dormitorio pubblico ad € 6,50 la notte, muratori ed operai arrivati dal sud vent’anni fa e che ancora non hanno fatto amicizia con nessuno, donne in fuga dal marito violento, gente che arranca da una vita sul gradino più basso e che non conosce più altro modo per rimanere a galla sulla merda che non sia cercare di arrampicarsi sulle spalle degli altri. Queste persone non si vedono da oltre il vetro appannato, rimangono fuori fuoco, sullo sfondo di questo paesotto industriale che si atteggia ancora come se non ci fosse nessuna crisi ed il problema più grave sia fissare una data per la sagra della sopressa. Non si può dire se il loro numero aumenti: non esistono, sono la cartina vuota del cioccolatino. Cent’anni fa avrebbero forse potuto o voluto aiutarsi tra loro, oggi sia sopra che sotto la crosta impera la logica del fallo agli altri prima che gli altri lo facciano a te ed in questo modo ci si assicura che chi boccheggia rimanga lì a sgozzarsi con i suoi simili senza disturbare chi nel frattempo è molto impegnato a bere un aperitivo e lamentarsi dei recenti abberranti furti di candelabri nella chiesa parrocchiale senza neppure prendere in considerazione la possibilità che sotto questa crosta sottile si agiti la nostra coscienza sporca, fatta di persone che non vogliamo conoscere, di facce alle quali non vogliamo dare un nome, di esperienze che non vogliamo condividere, di una disperazione che preferiamo interpretare come una minaccia perché una volta conosciute queste persone, dato un nome a quelle facce e condivise quelle esperienze l’ipotesi tremenda che si potrebbe fare strada è che la crosta sia così sottile da potersi aprire sotto i nostri piedi senza preavviso ed inghiottire noi ed i nostri spritz, fettina d’arancia e cubetti di ghiaccio compresi.

Tranquilizzatevi. Nonostante spiacevoli imprevisti, il diaframma che divide il porfido su cui ticchettate ciarlando nel vostro bluetooth dal pavimento del dormitorio pubblico è abbastanza solido ed impermeabile da impedire migrazioni tra le due parti, così come è stato progettato. E’ assai improbabile che vi capiti un giorno di perdere chiavi della Saab e carte di credito ed affondare nella feccia che ora fingete di non vedere. Di fatto, salvo rare e significative eccezioni, chi è nella feccia non ha mai avuto occasione di perdere le chiavi della Saab e le carte di credito.




28/3
2006

Bagnato annoiato e semaddormentato

Di ventotto ce n’è uno ed io non ho ancora pagato il bollo dell’auto che scade questo mese. Che altro aggiungere?

Quando passeggio tranquillo la sera per le stradine deserte del Quartiere Operaio immerso pensieroso nei massimi sistemi, quando entro in un bar vuoto il Lunedì sera, quando osservo nello specchietto retrovisore i gas di scarico disperdersi bassi sopra l’asfalto, quando spio la pioggia primaverile fuori dalla finestra, arrivo all’insolita conclusione che,
lo sapete,
il triste borgo natio fa schifo.

E questa campagna elettorale non è da meno. L’ultima novità è che non si può più dire che il Lestofante Capo è un mafioso. Dì giuro. Davvero. E poi? Non si potrà più dire che i preti sono pedofili? Bah. Anche se il momento più imbarazzante è stato quando Prodino ha detto che ama ascoltare "Saimon e Garfunkel". Garfunkel. Pronunciato come si scrive. Immagino le risate che si fanno i commessi del suo negozio di dischi.

Tra due giorni si laurea il Nello, mio spacciatore personale di Rakia, e per l’occasione gli ho restituito i guanti che aveva dimenticato da me in Novembre. Io ed Amormio abbiamo piantato i lamponi ed il Catechista ci ha chiesto se andavamo a fare i cuochi ad un campo parrocchiale per ragazzini di quindici anni.

Il Catechista dice sempre cose buffe.