12/4
2006

Essi vivono

Sono due giorni che sento e leggo e ripeto in continuazione il commento "Che paese di merda". Oh, sì, era un paese di merda anche prima, almeno dal 13 Giugno, almeno dal 2001, almeno dal ’94, almeno dal ’22, ma che strano scoprire che metà del paese la pensa così diversamente da me, su cose così fondamentali, da farmi sentire spaesato, estraniato, straniero. Vivono dove vivo io, lavorano in posti e condizioni simili alle mie, parlano la mia stessa lingua, eppure io non lo so chi sia questa gente. Mi par di essere Leopardi che sorprende Silvia impegnata in una gara di bondage. So di non essere il solo ad aver battuto forte il culo cadendo dal pero. Mi pare di essere il protagonista di "Essi vivono" di Carpenter. Fumo la solita sigaretta con i colleghi guardandomi attorno sospettoso. Quante tra queste persone impertinenti e cordiali avranno votato ancora per il Lestofante, mi chiedo. Lo so, non sono il solo a canticchiare "Life on Mars", camminando per strada e spiando le facce che incrocio. A cosa pensano? Sono davvero contenti degli ultimi cinque anni di governo? Sono le stesse facce che incontro ogni giorno, e non mi sono mai sembrati contenti. Credono davvero che il figlio del professionista ed il figlio dell’operaio debbano avere diritti diversi? Che il taglio dell’ICI sia più importante dei diritti civili, di un lavoro sicuro, della scuola pubblica? Cazzo, abbiamo bevuto nello stesso bar decine di volte in questi anni, seduti allo stesso bancone, nella stessa fila alle poste e al supermercato, avrei dovuto accorgermene che eravate così in tanti, e invece. Voi siete stati zitti, io ho fatto finta di non vedervi. Pensavo che tutte quelle chiacchiere sul Grande Fratello e sulla Lecciso e sulla Chiampions League non fossero interessanti, invece era il più complesso discorso politico che il paese abbia fatto negli ultimi anni e c’era dentro tutto il programma della destra, la sintesi del berlusconismo in segnale morse. Sono deluso, triste e incazzato. Certo, poteva andare peggio, peggio di una maggioranza risicata e di una coalizione fragile e della nazione spaccata a metà, ma siamo ancora più vicini alla repubblica di Weimar che alla primavera del ’45. Non c’è nessuna vittoria per la quale gioire, nessun sospiro di sollievo da tirare, c’è solo da continuare a resistere.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




11/4
2006

Smentito l’arrivo della primavera

la merda s’è desta

Eh, vatti a fidare dei sondaggi, degli exit poll. Se la chiamano "maggioranza silenziosa" non è mica perché siano afoni durante l’amplesso. Guardate che bello scherzo ci hanno fatto.

M’hanno fatto incazzare il Gangster. M’hanno mandato in panico PornoRambo. M’hanno di nuovo fatto vedere Larussa che sorride. M’hanno confermato che siamo messi male, molto male. Ora torneranno a nascondersi. Ora urgono provvedimenti.

Per prima cosa direi che è finalmente giunto il momento di continuare a blaterare il più forte possibile.




7/4
2006

Una lieve distrazione (no berlusca no party?)

Un pensiero mi ha improvvisamente folgorato ieri sulla via delle imminenti elezioni: ma non avevamo detto che dopo cinque anni di governo berlusconi gli italiani si sarebbero finalmente resi conto di che pasta fosse fatto il Lestofante nelle cui mani si mettevano? Non si era detto "non ci cascherà più nessuno, tutti se ne vorranno liberare"? Non si era detto "l’italia si deve vaccinare contro berlusconi"?
Orca pupazza, sì che lo si era detto. Ed ora i sondaggi dicono che almeno il 45% degli italiani lo vuole ancora come presidente del consiglio. E’ possibile che vinca, persino. E non è che la politica del governo berlusconi sia stata poi diversa dal previsto, ci sono state le leggi ad personam, la censura in tv, il populismo, l’asservimento agli Stati Uniti, al Vaticano ed alla Lega, l’economia disastrata, i condoni, i favori ai ceti più ricchi, più o meno com’era stato preventivato. E allora perché metà del paese è ancora con lui?
Dato che preferisco non credere all’ipotesi che tutta questa gente non abbia capito nulla di quanto detto e fatto da berluscazziamaripertutti, devo dedurre che siano davvero d’accordo con lui, o per lo meno che lo ritengano il minore dei mali. Che lavori per l’interesse dei cittadini. Che i giudici lo perseguitino. Che la riforma della scuola sia giusta. Che la bossi-fini sia giusta. Che la legge sulle droghe, la riforma elettorale, l’abolizione della tassa di successione, la devolution, la politica estera, la legge biagi, la legge sulla procreazione assistita ecc. ecc. siano giuste.

Sticazzi.

Abbiamo sbagliato tutto. Le previsioni sul rigetto che avrebbe dovuto inevitabilmente seguire cinque anni di governo del berlusca, l’atteggiamento altezzoso e paternalistico nei confronti dei cittadini, il modo di comunicare, il modo di fare opposizione. Ci siamo concentrati sull’attacco al Filibustiere, chi con lo sberleffo e chi con i processi, e non che ne mancasserole ragioni. Non è che siamo stati troppo cattivi nei suoi confronti (anzi). E’ che abbiamo dato per scontato che il problema fosse l’anomalia politica di berlusconi e che una volta smascherata questa anomalia i suoi elettori, che tendiamo a ritenere poveri dementi o nella migliore delle ipotesi degli illusi circuiti, lo avrebbero abbandonato. Invece di cercare di cambiare l’italia e di far valere la ragione delle nostre idee politiche e sociali, ci siamo limitati a credere che bastasse mettere il boss nella galera dove dovrebbe stare affinché le pecorelle smarrite si ravvedessero. Bersaglio mancato clamorosamente.
Cthulu for presidentInnanzi tutto, abbiamo dimenticato che in un paese come il nostro le possibilità che berlusconi vada davvero in galera per i reati commessi sono pari a zero barrato, ma questo è il meno. Il punto è che berlusconi è un uomo. Uno. Quelli che lo sostengono sono una ventina di milioni. Condividono le sue idee politiche, si riconoscono nel personaggio, voteranno per lui. E’ di loro che ci siamo dimenticati, e non sono solo alcuni rappresentanti della Confcommercio o di Confindustria, non sono solo imprenditori e professionisti e figli di papà e casalinghe rimbambite dalle telenovelas ed altri ben noti nemici del popolo. Numericamente, è impossibile che in italia ce ne siano così tanti. Penso senz’altro che stiano dalla parte sbagliata. Alcuni saranno sicuramente in malafede, razzisti, bigotti, conservatori. Forse tutti. Ma disprezzarli non basta. Cercare di venire incontro alle loro idee bacate è sbagliato. Trattarli da imbecilli è controproducente. Bisogna far loro cambiare idea, e mica per andare al governo o guadagnare dei voti in più, ma perché se il paese è afflitto da idee che reputiamo malsane non basta eliminare il leader per sradicare le idee. Berlusconi non ha forgiato il proprio elettorato, lo rispecchia e lo asseconda e lo rappresenta. Se ne è fatto simbolo, intuendo felicemente che dopo la fine della D.C. alla maggioranza silenziosa del nostro paese i simboli erano venuti a mancare, mentre la sinistra ne ha sempre avuti parecchi e ne ha fatto uno strumento politico potente ed efficace, perché alla gente i simboli piacciono e semplificano la vita. E allora al posto dello scudo crociato, ci ha messo la sua faccia. Sì, lo so che è deprimente, tutti preferiremmo pensare che non ci sia così tanta gente con opinioni che non condividiamo e rispettiamo così poco e che berlusconi sia solo il burattinaio di una folla di minus habens che sognano di fare il calciatore o la velina, ma temo che questa sia solo una nostra pia illusione. Ne abbiamo fatto un simbolo anche noi, in senso opposto.
Oggi come mai prima, credo, l’appartenenza politica in italia è diventata simile al tifo calcistico: da una parte e dall’altra ci si dipinge la faccia e si fanno volare insulti e petardi, si aggredisce l’avversario a prescindere dalle prestazioni delle squadre in campo. Sputiamo la nostra acredine contro berlusconi e finiamo quasi per convincerci che davvero ci piaccia prodi, come se tra prodi e berlusconi ci fosse davvero una differenza abissale per quanto riguarda proposte e contenuti. Riproduciamo su scala domestica lo scontro di civiltà che altri hanno messo in agenda su scala globale. Questo è lo spirito che bisognerebbe scardinare, perché una regola inossidabile del tifo calcistico è che se pure una squadra perde e fa schifo e gioca da cani in un modo o nell’altro la si continuerà a tifare (e se non ci credete, chiedetelo ai tifosi dell’inter). Quello spirito critico e quella libertà di pensiero a cui siamo tanto affezionati e che neghiamo sempre nei nostri avversari politici vengono accantonate nel momento in cui dobbiamo attaccare lo schieramento opposto e, di conseguenza, difendere il nostro. Dai, sul serio, non avevamo niente di meglio da proporre di prodi? Forse no, è questo il tragico. Ci siamo così a lungo concentrati sul berlusca da dimenticarci persino l’importanza di un candidato che ci rappresenti davvero, e domenica andrò a votare per una coalizione che schiera tra le sue fila mastella, rutelli, fassino ed altre canaglie. Sempre meglio del peggio, ma mi viene da vomitare lo stesso. Se questa coalizione, come pare imbrobabile, perderà, potremo anche sentirci circondati da una manica di cretini ed arrabbiarci, ma la colpa non sarà solo delle televisioni del Lestofante Capo, della sua arroganza da farabutto che piace né tantomeno di un’improvvisa crisi di rincoglionimento generale nell’elettorato. Sarà anche colpa nostra, del nostro affidarsi fiduciosamente alle previsioni di uno spontaneo rinsavimento generale, del nostro rincorrere l’avversario sul suo becero terreno di gioco e della nostra incapacità di capire e di farci capire da quei venti milioni di italiani che non si limitano a credere a berlusconi, ma la pensano come lui. Se al contrario la coalizione di cosiddetto centrosinistra vincerà, relegando berlusconi tra i banchi dell’opposizione, potremo anche tirare un sospiro di sollievo al pensiero di essere in leggera maggioranza nel paese, ma a quei venti milioni di italiani ed alle loro idee sbagliate dovremo cominciare a pensarci.




5/4
2006

Proud to be a Cojon

"Ho troppa stima per l’intelligenza degli italiani per credere che ci possono essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse".
Silvio "Lestofante Capo" Berlusconi, futuro ex PresDelCons, 4 Aprile 2006

Ammesso e non concesso che una delle due coalizioni candidate alle elezioni abbiano intenzione di fare il mio interesse, questa non sarebbe di sicuro la Cassa della Libertà. Tra lotta ai pacs, difesa della famiglia tradizionale, continuazione delle attuali politiche estera e del lavoro, accodamento al blaterare vaticano e leghista ecc. posso dire che il loro programma va decisamente contro il mio interesse persino più di quello dei loro avversari. Di conseguenza potrei concludere serenamente che io, non avendo alcuna intenzione di votare per loro, secondo il Capocosca non sarei un coglione.

Un simile ragionamento sarebbe tuttavia una manipolazione strumentale e faziosa delle sue parole, là dove si capisce perfettamente che il senso è "i coglioni sono quelli che votano contro il mio interesse". E allora ammettiamolo, senza tanti giri di parole: sono un coglione anch’io. Un coglioncino, per dimensioni, ma un grande coglione per intenzione. E purtroppo per il Lestofante non vedevo così tanti coglioni in giro dall’ultimo film con Rocco Siffredi.

Siamo coglioni, siamo in tanti, ma non vedo motivo di montar su una polemica per una semplice constatazione. Il presidente del consiglio mi ha dato del coglione. Embé? Ora siamo pari.




4/4
2006

Contorto conforto

C’è una crosta sottile dietro le vetrine illuminate del centro, le finestre di cristallo blindato delle banche, i capannoni prefabbricati in cemento armato, i bar alla moda dove gli spritz costano € 1,80, le signore dal culo basso alla guida di potenti SUV, gli intellettuali dall’aria moscia che si accalcano di fronte al Civico, le vecchiette in fila per la comunione con la bocca semiaperta, le birrerie con i tavoli di legno impiallicciato, i concerti al C.S.C., i banchetti di alternativalsociale in piazza del duomo, l’odore di fogna dell’inceneritore, i matrimoni da ventimila euro, le gite in montagna ed i negozi di articoli sportivi.
Sotto questa crosta sottile sopravvivono badanti alle quali è morto il primo cliente, stranieri alla ricerca di un permesso di soggiorno, ex soldati traumatizzati che si travestono la sera andando a caccia di un sussidio, truffatori ed usurai, alcolizzati, ex tossici in via di redenzione, omosessuali in disarmo ed autoghettizzati, ospiti del dormitorio pubblico ad € 6,50 la notte, muratori ed operai arrivati dal sud vent’anni fa e che ancora non hanno fatto amicizia con nessuno, donne in fuga dal marito violento, gente che arranca da una vita sul gradino più basso e che non conosce più altro modo per rimanere a galla sulla merda che non sia cercare di arrampicarsi sulle spalle degli altri. Queste persone non si vedono da oltre il vetro appannato, rimangono fuori fuoco, sullo sfondo di questo paesotto industriale che si atteggia ancora come se non ci fosse nessuna crisi ed il problema più grave sia fissare una data per la sagra della sopressa. Non si può dire se il loro numero aumenti: non esistono, sono la cartina vuota del cioccolatino. Cent’anni fa avrebbero forse potuto o voluto aiutarsi tra loro, oggi sia sopra che sotto la crosta impera la logica del fallo agli altri prima che gli altri lo facciano a te ed in questo modo ci si assicura che chi boccheggia rimanga lì a sgozzarsi con i suoi simili senza disturbare chi nel frattempo è molto impegnato a bere un aperitivo e lamentarsi dei recenti abberranti furti di candelabri nella chiesa parrocchiale senza neppure prendere in considerazione la possibilità che sotto questa crosta sottile si agiti la nostra coscienza sporca, fatta di persone che non vogliamo conoscere, di facce alle quali non vogliamo dare un nome, di esperienze che non vogliamo condividere, di una disperazione che preferiamo interpretare come una minaccia perché una volta conosciute queste persone, dato un nome a quelle facce e condivise quelle esperienze l’ipotesi tremenda che si potrebbe fare strada è che la crosta sia così sottile da potersi aprire sotto i nostri piedi senza preavviso ed inghiottire noi ed i nostri spritz, fettina d’arancia e cubetti di ghiaccio compresi.

Tranquilizzatevi. Nonostante spiacevoli imprevisti, il diaframma che divide il porfido su cui ticchettate ciarlando nel vostro bluetooth dal pavimento del dormitorio pubblico è abbastanza solido ed impermeabile da impedire migrazioni tra le due parti, così come è stato progettato. E’ assai improbabile che vi capiti un giorno di perdere chiavi della Saab e carte di credito ed affondare nella feccia che ora fingete di non vedere. Di fatto, salvo rare e significative eccezioni, chi è nella feccia non ha mai avuto occasione di perdere le chiavi della Saab e le carte di credito.




28/3
2006

Bagnato annoiato e semaddormentato

Di ventotto ce n’è uno ed io non ho ancora pagato il bollo dell’auto che scade questo mese. Che altro aggiungere?

Quando passeggio tranquillo la sera per le stradine deserte del Quartiere Operaio immerso pensieroso nei massimi sistemi, quando entro in un bar vuoto il Lunedì sera, quando osservo nello specchietto retrovisore i gas di scarico disperdersi bassi sopra l’asfalto, quando spio la pioggia primaverile fuori dalla finestra, arrivo all’insolita conclusione che,
lo sapete,
il triste borgo natio fa schifo.

E questa campagna elettorale non è da meno. L’ultima novità è che non si può più dire che il Lestofante Capo è un mafioso. Dì giuro. Davvero. E poi? Non si potrà più dire che i preti sono pedofili? Bah. Anche se il momento più imbarazzante è stato quando Prodino ha detto che ama ascoltare "Saimon e Garfunkel". Garfunkel. Pronunciato come si scrive. Immagino le risate che si fanno i commessi del suo negozio di dischi.

Tra due giorni si laurea il Nello, mio spacciatore personale di Rakia, e per l’occasione gli ho restituito i guanti che aveva dimenticato da me in Novembre. Io ed Amormio abbiamo piantato i lamponi ed il Catechista ci ha chiesto se andavamo a fare i cuochi ad un campo parrocchiale per ragazzini di quindici anni.

Il Catechista dice sempre cose buffe.




24/3
2006

Sette candelotti

7 meraviglie del mondo
7 spose per 7 fratelli
7 vite di un gatto
7 peccati capitali
7 samurai
7 virtù teologali
7 oggetti visibili ad occhio nudo nel sistema solare
7 ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra
7 note musicali
7 giorni per creare il mondo secondo la Genesi
7 anni in tibet
7 sacramenti della chiesa cattolica
7 giorni della settimana
7 colori dell’arcobaleno
7 nani di biancaneve
7 pilastri della saggezza
7 anni da quando abbiamo iniziato a bombardare la Serbia
7 anni da quando abbiamo iniziato a bombardare la Serbia
7 anni da quando abbiamo iniziato a bombardare la Serbia
7 anni da quando abbiamo iniziato a bombardare la Serbia
7 anni da quando abbiamo iniziato a bombardare la Serbia
7 anni da quando abbiamo iniziato a bombardare la Serbia
7 anni da quando abbiamo iniziato a bombardare la Serbia




23/3
2006

Triste Bestiario Natio: il Bulletto Cresciutello

Inizia con questo post una rassegna dei più interessanti casi umani presenti nel Triste Borgo Natio. Questo per farvi comprendere un po’ meglio le cause delle mie frequenti turbe mentali e della mia malsopportazione di questo posto, e nel caso la definizione di "Triste Borgo Natio" vi facesse pensare ad un posto tranquillo e romantico nel quale magari trasferirsi onde vivere serenamente lontani dal caos della metropoli. Oh, beh, non fatelo.

[Dove si può trovare]
Durante la settimana prevalentemente in fabbrica, presso le macchinette del caffè a raccontare qualche aneddoto o a vantarsi di qualcosa; la domenica mattina a caccia nei boschi. D’estate a Capo Verde o Ibiza con la moglie e d’inverno in Romania con gli amici. La sera, davanti la televisione.

[Descrizione]
Il primo esemplare presentato in questo Bestiario non può che essere il Bulletto cresciutello, se non altro per la frequenza con cui lo si incontra per le strade e nelle fabbriche del borgo. Il Bulletto Cresciutello è, infatti, un tipico esponente della classe operaia veneta* e si distingue, all’interno della fauna locale, per alcune caratteristiche somatiche facilmente identificabili. Innanzi tutto è un figo, o comunque si atteggia a tale; veste alla moda ma non fa sfoggio di eleganza, si tiene ben curato e pettinato, ha un pizzetto rasato con precisione millimetrica e non si allontana dai propri occhiali da sole neppure in mezzo alla nebbia o al cesso. Era solito fumare marlboro ma ora è passato a marche più economiche o ha smesso da poco, nel qual caso tenderà a farvelo sapere con grande orgoglio. Pur avendo un’età compresa tra i venticinque ed i trentacinque anni ha già svolto almeno otto lavori diversi, tra i quali: tornitore, muratore, fresatore, idraulico e meccanico d’auto. Arrotonda il magro stipendio con qualche modesta attività di contrabbando dall’Europa orientale, dove si reca occasionalmente per qualche escursione venatoria con gli amici e per andare a puttane. Ha già praticato tutti gli sport concepiti dall’uomo apportando un paio di migliorie ma la sua passione, ereditata dal padre, è proprio la caccia; il lunedì mattina delizia i colleghi con lunghi racconti di appostamenti mattutini e con la descrizione di ogni tipo di volatile presente in zona, ammiccando sornione nell’accennare a specie protette e maledicendo le guardie forestali che ne sanno meno di lui. Quando non può andare a caccia, macina chilometri in bicicletta su per le montagne, oppure si dedica ad un secondo lavoro come aiuto elettricista.

* Senza offesa per la classe operaia, eh. Diciamo che è un sottoprodotto della cultura veneta applicata alla classe operaia.

[Abitudini ed interessi]
L’ultimo libro che ha letto era di un comico di zelig e non ha capito tutte le battute, al cinema non ci va mai ma si è fatto masterizzare tutti i film di vin diesel e guarda sky con la scheda craccata. Il sabato sera preferisce uscire a mangiare con gli amici in qualche ristorante fuori mano che conosce solo lui e di cui conosce il proprietario, che invariabilmente gli fa grossi sconti; raggiunge il locale con una grossa macchina che ha fatto importare illegalmente dalla Germania, sulla quale ascolta a tutto volume musica techno di fine anni ’80.
Troppo sbruffone per essere davvero simpatico, ha ciononostante un certo talento istrionico ed uno spiccato senso dell’umorismo, che dimostra con le migliori battute su negri e terroni. Per lui la guardia costiera dovrebbe montare dei rostri sui motoscafi per affogare i gommoni degli extracomunitari, bisognerebbe riaprire i campi di concentramento per indiani e cinesi e quando al telegiornale parlano di alluvioni nel meridione commenta: "Così finalmente i terroni si lavano". Vota Lega perché di questi extracomunitari che rubano e violentano e non fanno un cazzo non se ne può proprio più, anche se l’ultima volta che ha parlato con uno di loro è stato per comprare una scatola di accendini ed ha tuttora il dubbio di essere stato fregato, come quella volta che è andato a comprare i jeans dai cinesi a 3 euro e dopo una settimana si sono aperte le cuciture. Va a messa a natale, ai matrimoni ed alla prima comunione di sua figlia dormendo durante la predica, ce l’ha con i preti che lo rimbrottano quando bestemmia ma rivendica con fierezza il proprio essere cristiano, perché i musulmani ci vogliono imporre la loro religione e prova tu a costruire una chiesa nei loro paesi. Se gli chiedi la differenza tra cattolico e protestante non la sa e si limita a ribadire: "Cristiano, dio can."
Il peggiore insulto che gli si possa fare è chiamarlo culattone: infatti scopa tantissimo, così sostiene durante i coloriti resoconti delle proprie performance che espone in pausa caffè. Allude orgoglioso alle dimensioni del proprio reale augello e spesso confronta le doti della sua attuale dona con quelle delle compagne precedenti e a beneficio degli astanti recita una folkloristica simulazione delle più ardite posizioni adottate, non mancando di sottolineare come la dona goda molto di più se durante l’amplesso viene presa vigorosamente a pugni sul fianco. Ha il mito delle donne sudamericane, con diverse delle quali si è dato da fare durante una lontana vacanza in brasile, e finisce inevitabilmente con lo sposarsi una ex-cubista appesantita dall’alcol che tradirà comunque alla prossima vacanza a cuba. Se lei lo verrà a scoprire e lo mollerà, giungerà alla conclusione che le donne sono tutte troie e si risposerà con una chiatta rimorchiata al bar, perché comunque ha bisogno di qualcuno che gli stiri i diesel e la camicia da caccia a quadratoni. A quarant’anni tendenzialmente smette di lavarsi, a cinquanta di ascoltare musica techno. L’avete riconosciuto? E’ il bulletto che vi tormentava alle medie per avere i vostri soldi della merenda. Non avrete davvero creduto che sarebbe maturato con il trascorrere del tempo, spero.

[Frasi significative]
Premesso che il Bulletto Cresciutello si esprime esclusivamente nell’idioma locale e non conosce la lingua nazionale, ecco un pregevole scambio di battute che esprime alcuni principi cardine del suo pensiero:

D.: Secondo te cosa intendono costruire in quel grosso cantiere?
R.: Par mi, dio can, i dovria far su n’arena e meterghe da na parte i negri e da parte ’i indiani e che i se cope tra de lori.
(trad.: "Non lo so di preciso, mi auguro siano intenzionati a costruire uno spazio sociale destinato ad una maggiore integrazione degli extracomunitari nel tessuto produttivo veneto.")




21/3
2006

Voi siete lì?

Giusto per differenziarmi dal volgo, ecco la distanza tra me ed i posti dove preferirei essere in questo momento.

O’ brother, where ar’ thou?


Vi informo che il mio orgoglio non mi impedisce di accettare in dono biglietti aerei.




14/3
2006

Chi perde paga

Il presidente serbo è diventato Kusturica.
Babic serbocroato.

Guardare il TG è sempre uno spasso.

Milosevic esaltato in un crescendo di dittatore, criminale di guerra, carnefice, macellaio. Nessun dubbio, nessuna contestualizzazione, nessuna controparte, eventualmente qualche complice ancora ricercato.
Le donne di Srebrenica che esultano davanti al televisore ("Ehi, è morto Slobodan Milosevic, corriamo a dirlo alle donne di Srebrenica e cogliamo al volo la loro espressione mentre apprendono la notizia." Molto credibile.)
Il tira e molla sul funerale, che si potrebbe tenere a Mosca, a Belgrado, in Montenegro oppure in tutti e tre i posti contemporaneamente dopo apposito sezionamento del cadavere ("Ehi, andiamo a rendere omaggio alla tomba della gamba destra e del braccio sinistro di Milosevic."). Oppure presso la tomba di Tito, che è tanto caruccia e non ci va mai nessuno, giusto per vedere se i nostalgici di Slobo sono disposti a farsi un giro da quelle parti (ok, questa è una mia proposta).
La Del Ponte un po’ indispettita per la scomparsa del suo giocattolo preferito e un po’ sollevata per aver almeno concluso un processo, nonostante la poverina abbia dovuto sprecare in tribunale tanto tempo che avrebbe invece potuto dedicare più proficuamente ai suoi passatempi preferiti tipo, chessò, dichiarare che Karadzic verrà presto catturato.
Sul serio, a che serve inscenare un processo contro un dittatore che è già stato sconfitto dalla Storia? Dove per "Storia", naturalmente, si intende "i mass media dei paesi vincitori che prima facevano finta di niente o magari collaboravano o leccavano il culo ma improvvisamente ispirati dal nobile spirito della Democrazia Occidentale si rendono conto di avere a che fare con un mostro inumano, un sanguinario dittatore senza scrupoli che ambisce solo al potere personale o segue deliranti sogni nazionalistici e porta alla rovina il proprio popolo peraltro di suo abbastanza indolente o corrotto o parzialmente civilizzato ma per fortuna ci siamo noi che portiamo la libertà e gliela sganciamo sulla testa in comode confezioni da due tonnellate."
Non è che io provassi una smodata ammirazione per Milosevic, forse era davvero il babau balcanico ma quello che penso io di lui ora non c’entra assolutamente nulla. La sua morte archivia a tempo indeterminato la condanna "storica" contro la Serbia ed i serbi, unici o principali responsabili del grand guignol nell’ex jugoslavia, evitando persino le assai improbabili rivelazioni che il processo avrebbe potuto riservare. Ora Milosevic è diventato un personaggio da libro di scuola e può indossare più comodamente e senza contraddizioni i panni che già gli avevano cucito addosso; solo una volta gli ho sentito attribuire l’aggettivo di "sospetto" criminale di guerra ed è stato comprensibilmente Remondino, da Belgrado.

Quello che abbiamo sentito su Milosevic in questi giorni, i ritratti a tinte forti, la rievocazione dei massacri pianificati ed istigati, i bignamini della guerra sanguinaria da lui ambita e condotta contro popoli innocenti, è l’ultimo stadio di un percorso di propaganda pre e post bellica che si è concentrato per anni sulla Serbia, si è ripetuto paro paro per l’Iraq e che sta cominciando ora con l’Iran: la demonizzazione di un nemico, meglio se più debole o sconfitto, il quale funge da capro espiatorio ed assorbe su di sé tutte le colpe. Il lupo cattivo, l’ebreo cattivo, il serbo cattivo, l’arabo cattivo. Niente di speciale, eh. Lo faceva probabilmente anche Milosevic.


UPDATE: Non ci posso credere, hanno davvero esposto il corpo di Milosevic alla Casa dei Fiori.
Chissà che finalmente ’sti serbi abbiano scoperto dove si trova la tomba di Tito.

[Disclaimer: questa battuta la possono capire tre persone al mondo, le altre si possono anche sentire escluse.]