5/7
2006

Dialogo di un protone e di un elettrone sopra la finale dei mondiali di calcio


Elettrone: E allora, cos’è tutto questo casino?
Protone: Pare che la nazionale italiana sia arrivata alla finale di questi mondialen di calcien.
Elettrone: Che palle.
Protone: Già. Potrebbe essere un problema.
Elettrone: Perché continueranno a scassare con questo maledetto calcio per tutta la settimana, vero?
Protone: Mmmfgh... e non solo.
Elettrone: Perché nel caso quegli idioti riuscissero a vincere, i tifosi buzzurri ti impediranno di nuovo di dormire suonando clacson, trombe e trombette fino alle due del mattino incuranti del tuo mal di testa?
Protone: Sì, sono degli odiosi vandali, e come se non bastasse...
Elettrone: Affosseranno l’inchiesta sui brogli calcistici nazionali con una benedizione per meriti sportivi?
Protone: Probabile, probabile... Nasconderanno tutto il marcio dietro il sorriso di un "volemose bene" collettivo, e addio speranze di rivedere un po’ di calcio sano nei prossimi anni. Ma non solo...
Elettrone: Va beh, ma che te ne frega? Tanto in fondo il calcio non lo hai mai seguito più di tanto...
Protone: Sì, però...
Elettrone: Però?!
Protone: Però questa finale quasi quasi mi piacerebbe vederla...
Elettrone: Cooosa? Ma sei impazzito? Ma non ti rendi conto che il calcio è solo un potente mezzo di controllo sociale, per far sfogare in momenti controllati la frustrazione accumulata in settimane e mesi di paziente sottomissione al malvagio sistema capitalistico?
Protone: Indubbiamente, sono i mass media e gli sponsor che pompano l’evento da mesi, esaltando le masse oltre ogni limite razionalmente comprensibile... Tuttavia...
Elettrone: Ma non li senti questi idioti che riempiono le piazze, si ubriacano, si lasciano andare ad una baldoria sfrenata per undici imbecilli che corrono dietro ad un pallone e poi non muovono un dito per difendere i propri diritti, restano a casa a dormire mentre i fasci fanno le loro sfilate, vanno a malapena a votare ai referendum?!
Protone: Certamente, è vergognoso. Però la finale dei mondiali è un evento sportivo di portata storica.
Elettrone: Di eventi sportivi altrettanto importanti ce ne sono assai, ma non fanno mai questo casino. E’ tutto organizzato, tutto manovrato.
Protone: Ma è un fenomeno culturale.
Elettrone: Anche i sassi dal cavalcavia sono un fenomeno culturale. Anche il maschilismo ed il cristianesimo sono tradizioni nazionali. Non è ora di evolversi e rinunciare a certe tradizioni?
Protone: Sì, sì. E’ ora di evolversi... Ma il calcio è anche un gioco dal sapore popolare, emoziona la gente perché è semplice, coinvolgente. Poi è vero che ci sono strumentalizzazioni, esagerazioni come quelle di stanotte, ma non è tutto necessariamente cattivo.
Elettrone: Uno sport popolare? Miliardari dopati che fingono di giocare partite truccate? E’ solo autoinganno che si piega supinamente agli interessi di chi manovra il gioco e l’enorme baraccone che ci sta attorno.
Protone: OK, non ho intenzione di diventare un tifoso di calcio, ma la finale dei mondiali è una cosa diversa, è un evento.
Elettrone: I missili coreani sono un evento. La finale dei mondiali è solo l’ennesima baracconata istituita dal potere per distrarti dai veri problemi.
Protone: Certo, ma io posso seguire entrambe le cose dando a ciascuna il peso che merita, non sono mica obbligato a lobotizzarmi per seguire una partita.
Elettrone: Ma se non ne hai guardata neppure una di questi mondiali, cosa te ne importa della finale?
Protone: Te l’ho detto, non mi interessavano questi mondiali. Ma la finale è diversa!
Elettrone: E’ proprio in questi momenti che bisogna tenere duro ed essere coerenti, altrimenti ti pieghi solamente al conformismo.
Protone: Mmmfgh... Vero, vero... Però secondo me tutto quello che hai detto contro il calcio si può dire di qualsiasi altro sport...
Elettrone: Il calcio è quello che muove più soldi, quindi più interesse a rincoglionire le masse.
Protone: Ma se si parla di coerenza, non dovrebbe essere importante la quantità di interessi in ballo, ma la finalità di questi interessi. Che rimane il controllo sociale, sia che si parli di calcio che di qualsiasi altro sport di successo, così come di televisione, politica...
Elettrone: Comunque il calcio è il simbolo della cultura italiana più becera.
Protone: Solo nelle sue manifestazioni più becere. Posso anche guardarmi la partita, emozionarmi, godermela, e poi continuare la mia vita tale e quale. E’ un gioco, non mi rende migliore o peggiore.
Elettrone: Non è più un gioco, te l’ho detto!
Protone: Ma io posso prenderlo come un gioco.
Elettrone: Sei un illuso! E un conformista!
Protone: E tu uno snob, pure un po’ moralista. Un anticonformista di maniera: non dovrei guardare la partita perché... la guardano tutti.
Elettrone: Quindi pensi che io mi sbagli sul calcio?
Protone: No, non ti sbagli. Ma non puoi mettere sullo stesso piano il fatto di guardarsi una singola partita ed il tifo cieco e scatenato, la legittima gioia per una vittoria di gioco e le scorribande vandaliche dei drogati del pallone, piazzarsi sul divano con gli amici, anche urlare a squarciagola per un’ora e mezza, e fare a botte con degli sconosciuti nel nome della fedeltà alla squadra. C’è chi va follemente fuori misura, tu rischi di fare altrettanto in nome della purezza (e durezza) ideologica.
Elettrone: Bisogna essere rigorosi.
Protone: Bisogna essere elastici. E morbidi. Anche se su un piano di principio non hai torto, credo che troppo rigore porti a vedere solo il lato più brutto e sbagliato della realtà.
Elettrone: Quindi hai ancora intenzione di guardarti questa maledetta partita?
Protone: Non ne ho idea. Penso che deciderò domenica, anche in base ai miei impegni. In fondo, è solo una partita di calcio ed io non ne faccio una questione di principio.
Elettrone: Io sì. E ti rosicchierò la coscienza con sensi di colpa etico-sportivi per tutto il resto della settimana.
Protone: Malediz, e tutto questo per colpa degli stupidi tedeschi che non hanno saputo batterci ieri sera!
Elettrone: Già. Maledetti crucchi.
Protone: Eh.
Elettrone: ...
Protone: ...
Elettrone: Scusa...
Protone: M?
Elettrone: Per caso hai detto batterci?
Protone: Merda. Sarà una settimana lunga.


[Continua, temo. Intanto mi leggo questo.]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




3/7
2006

Un titolo divertente (post-rakija post)

Mercoledì mi sono chiuso definitivamente alle spalle la porta di Villa Gelida, che è stata la mia base operativa nel corso degli ultimi tre anni e mezzo. Ancora qualche giorno, la trafila per la riconsegna delle chiavi ed il cambio di residenza, ed avrò chiuso con quel posto sfigatissimo dove ho avuto ben poche soddisfazioni, pur essendo stato il primo buco in cui ho vissuto in modo veramente autonomo. Solitudine, tristezza e depressione, a parte qualche considerevole festa ad altissimo tasso alcolico, qualche pranzetto non male e la soddisfazione dei primi giorni.

Venerdì dev’essere successo qualcosa di notevole, perché orde di barbari sono sciamate sotto le mie finestre suonando i clacson, urlando, smarmittando con le moto. Sarebbe quasi venuto da pensare che avessimo vinto i mondiali di calcio, invece mi dicono che si trattava solo di quarti di finale. Sarebbe quasi venuto da pensare che avessimo sconfitto il Brazil, invece mi dicono che si trattava solo dell’Ucraina. Un sondaggio ha recentemente rivelato che il 58% degli ucraini non sapeva di avere una squadra nazionale di calcio. Del restante 42%, quasi tutti pensavano che la loro squadra si chiamasse CCCP. E allora mi spiegate che cazzo avete da far casino fino alle due del mattino? E se arrivano in finale che fate, incendiate le auto?

Ieri sera è riemerso dalle lande balcaniche il prode Nello, che intende farsi una settimana di vacanza al Borgo prima di tornare a fare da ambasciatore tra Mostar, Gradacac, Modrica e Banja Luka, più un altro paio di posti che non ricordo. Come notato dall’infallibile sguardo di Betty J, il ragazzo è dimagrito. Come sia potuto Nello dimagrire, è un mistero che solo lui sa. Non gli danno abbastanza cevapcici a questo ometto? E quanto ce lo fanno lavorare, che lui non ha il fisico? Ora sembra lo scheletro di Bin Laden. Ci ha raccontato molte cose interessanti della Bosnia, della Repsrpska e di tutti quegli altri staterelli lì attorno, ma il significato delle sue parole tendeva a sfumare nella rakija casalinga gentilmente importata insieme ad una stecca di Drina. Narrava il Nello, per esempio, che a Banja Luka si è trovato ospite di mille mila persone sconosciute tra le quali: una spacciatrice di ecstasy*, un fricchettone di cinquant’anni ed un tipo che inizialmente sembrava guardarlo in cagnesco (e ci credo) o perlomeno con un po’ di diffidenza (e come dargli torto), ma che poi gli fa "rollastacanna" e Nello non si sa perché non si sa percome si è trovato tre ore dopo a camminare nudo sulla tangenziale est di Banja Luka chiedendo un passaggio per Nuova Luxor. Ai poliziotti che lo hanno fermato, chiedendogli anche come mai sfoggiasse vistose bruciature a forma di sigaretta nell’incavo del braccio, il Nello ha spiegato che è una tipica usanza italiana spegnersi le sigarette nell’incavo del braccio quando si è raggiunta una certa età. Questo per dire che Nello sta mettendo a repentaglio i tradizionali rapporti di buon vicinato tra Italia e Repsrpska, e che adesso se vi fermano dei poliziotti a Banja Luka e non avete delle bruciature sul braccio, potreste passare dei guai. Grazie tante, Nello!


P.S.: Alcuni dei fatti narrati potrebbero corrispondere più alla realtà della rakija che a quella del più banale mondo sensibile.



* cfr. "Memorie di una spacciatrice di ecstasy di Banja Luka", per molto tempo nella classifica dei best-seller della repsrpska.




26/6
2006

La storia siamo no.

A me piacerebbe tanto, se vincesse il no al referendum. Mica solo per fermare questa riforma costituzionale lazzarona, mica solo per non dover attribuire a gente come calderoli il ruolo di padre costituente, mica solo per far venire la gastrite a berluscoso, che pure sarebbero motivi più che sufficienti.

Pure per vedere se finalmente bossi se ne va davvero in svizzera come più volte promesso e mai mantenuto (se non per andarsi a curare). Mi dispiacerebbe un po’ per gli svizzeri, ma per fortuna loro mica potevano votare, a questo referendum.

E se posso esprimere un desiderio ancora più ambizioso vorrei che vincesse il no persino in veneto. Lo so, questa è quasi un’utopia, ma perché per una volta lo scettro di regione più cogliona d’italia non lo lasciamo a qualcun altro?
Per una volta, dai, non muore mica nessuno.

UPDATE: OK, dai, bossi non parla più di andare in svizzera, il mio secondo desiderio non è stato esaudito, però almeno il Triste Borgo Natio non è il posto più cogliono della regione più cogliona:

Percentuale votanti: 65,53%
SI: 46,92%
NO: 53,08%

Come al solito attendo i dati dei vari quartieri. ;-)




20/6
2006

You face pressure, I face pressure.

E sposta il frigo di qua, sposta il frigo di là, anche questo fine settimana è stato gioiosamente immolato al dio Traslock, gli elettroaddomesticati sono stati gettati dal cavalcavia ed io sto prendendo in seria considerazione l’ipotesi di trasferirmi in Giappone a cacciare balene. Io, e l’amico di sempre Vittorio Emanuele Alberto, Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria, Disavoia, che pare abbia qualche casino con i videopoker e le puttane (insomma, è il padre di famiglia medio italiano). Io, lui e l’amico Gaetano il quale mi spiegava con pacatezza qualche sera fa che, in fin dei conti, il valore etico e politico di questo referendum costituzionale è pari a quello di una messa di sessantesimo celebrata in duomo. E smonta la cucina, e sposta la cucina, si arriva a ricevere aiuto da sponde inaspettate e a scoprire che una lavatrice pesa meno del previsto, che mio padre applicava al bricolage ed in particolare alla costruzione dei mobili una geometria non euclidea e che comunque vada, dopo una giornata di duro lavoro ci sta sempre bene una birretta fresca e davanti ad una pizza si riesce ad apprezzare meglio i ghanesi che invadono festanti le strade del Borgo Natio sventolando bandierone colorate (quelle del Ghana, presumo, ma resto nel dubbio perché che cazzo ne so io, tra l’altro mi mandano in confusione tutte queste bandiere ungheresi che di recente si vedono appese alle finestre). E smonta il computer, e sposta la scrivania, succede che con le braccia graffiate e la schiena sudata si riesca in tre a svuotare Villa Gelida e quasi quasi abbiamo finito, volendo accantonare per un momento l’idea che c’è qualche metro cubo di varie ed eventuali a cui trovare una collocazione, tra i quali il divano bluette della disperazione replica esatta del divano in pelle su cui il piccolo Sigmund Freud venne fatto oggetto di attenzioni sessuali da parte della nonna, un set completo di porcellane barilla e l’emblema di casa Savoia che il giovane Emanuele Filoberto mi ha sbolognato qualche mese fa per sottrarlo alle indagini. E stacca i lampadari, stucca i fori di proiettile e stendi una mano di bianco, si scopre che il modo più rapido per spostare ordinatamente un cassetto pieno di oggetti consiste nell’incellofanare tutto il cassetto con la roba dentro ed infilarlo in uno scatolone, il metodo più efficiente per togliersi dai piedi berlusconi non è metterlo sotto processo ma arrestare tutti i suoi amici con un’inchiesta dopo l’altra fino a quando al pover’uomo non rimarrà più nessuno neanche per giocare a briscola, mentre io ormai sono quasi completamente traslocato, non trovo più una bolletta del gaz ed ancora non ho inventato un nome per il mio nuovo alloggio (ma questo compito, ad onor del vero, l’ultima volta era stato delegato a GimGangster). You face pressure, I face pressure.




15/6
2006

Cronache di Weimar vol. 2: gli X-Men, i piccirilli e l’opossum nano del Borneo

La storia è questa: un gruppo di persone bizzare con diverse qualità non compatibili tra loro decide di unirsi per combattere un supercriminale che vuole conquistare il mondo. Tale straordinaria alleanza è resa possibile da un capo saggio e moderato che, agendo nell’ombra, mitiga le loro esuberanze individuali e si sforza di mantenerli focalizzati sull’obbiettivo, in modo che non facciano male né a se stessi né a coloro che dovrebbero difendere. La trama è resa ulteriormente complessa dal fatto che i comuni cittadini spesso non riescono a comprendere le motivazioni che muovono questi eroi; molti, ammaliati dal supercriminale avversario, arrivano addirittura ad osteggiarli, altri rimangono comunque diffidenti e solo pochi riescono a capirli davvero (forse, solo loro stessi si capiscono davvero). La domanda è: si tratta degli X-Men o del governo Prodi?

(A me finora quasi tutte le idee presentate dai neoministri sono piaciute. Peccato siano state tutte bocciate.)

In Italia periodicamente succede una disgrazia famigliare dai contorni misteriosi, sulla quale con un po’ di culo i giornalisti possono tirare a campare fino a Settembre. Peccato vada sempre a finire allo stesso modo: l’assassino è la madre o un parente stretto o l’amante o il convivente. E’ sempre previsto il coinvolgimento degli zingari che immancabilmente risultano innocenti o meglio, non c’entrano una fava e non sanno neppure di cosa si stia parlando. E’ inoltre indispensabile trovare per le vittime dei nomignoli leziosi ed idioti da accompagnare o sostituire al nome; purtroppo l’accanimento e la falsa compassione dei media non impediscono alle vittime di rimanere vittime.

Nel frattempo, nel suo covo segreto il Bossi ipotizza vie non democratiche per cambiare la Costituzione nel caso vinca il no al referendum. Peraltro, c’è da dire che per essere un referendum che potrebbe modificare mezza Costituzione al momento sta suscitando un tasso di interesse pari ad un sondaggio sulle tecniche di corteggiamento degli opossum nani del Borneo. Fuori dalla televisione e da internet, non ho ancora sentito nessuno parlarne. Nessuno. Neanche in quel brainstorming di cazzate della mensa aziendale del bunker. Notevole però la faccia di merda dei vescovi, per i quali improvvisamente andare a votare diventa un dovere civico. A questo punto credo sia il caso che almeno io esprima la mia opinione in merito: secondo me l’opossum nano del Borneo dovrebbe metterci più passione nei preliminari.




14/6
2006

2006: Fuga da Villa Gelida

Sto leggendo un libro, Supervita, di tale Marco Bacci. Spesso i libri di fantascienza italiani non mi sono piaciuti ma questo ha alcuni indiscutibili pregi: è scritto bene e senza complessi fantatecnicismi, mi diverte con paradossi spazio-temporali e multidimensionali, ha una gran bella copertina bianco aipòd (che è così tremendamente fico anche per noi che non ce l’abbiamo, l’aipòd). Inoltre, è composto da racconti brevi e interconnessi, quindi riesco a non perdere troppo il filo anche se l’unico tempo che ho a disposizione per leggere è quello impiegato per il tragitto casa-bunker. Non al volante, non ancora, ma nelle pause ai semafori e nei pochi minuti residui tra il mio arrivo al bunker e l’ultimo momento utile per varcarne la soglia.
Perché il resto della mia vita, escluse otto trascurabili ore presso il suddetto luogo di quotidiano sfruttamento lavorativo, viene ogni giorno immolato alla più crudele delle divinità pre-babilonesi: il Trasloco.

Il Trasloco è il motivo per cui il genere umano si è dedicato alla costruzione di società stanziali. Il Trasloco è il motivo per cui le comunità stanziali provano rancorosa avversione per le comunità nomadi. Il Trasloco è l’attività fisica e mentale che assorbe il 95% della mie energia da sveglio, lasciandomene solo un 4% per scaccolarmi ed un misero 1% per mangiare senza sbrodolarmi la maglietta. Io, con la calma e la serenità spirituale che mi contraddistinguono e mi fanno levitare una spanna sopra la massa, sto cercando naturalmente di gestire il tutto senza troppi affanni, ciononostante devo ammettere che alcune questioni mi lasciano ansiosamente perplesso. Per esempio: com’è arrivata in bagno la lavatrice, visto che apparentemente pesa una tonnellata? E sarà possibile farle fare il percorso inverso giù per le scale? E il frigorifero? E il divano? E dove mai nell’universo troverò tanto cartone da poterci imballare la cucina che peraltro devo ancora cominciare a smontare? E quando devo disdire l’adsl? E il bindoncino blu per l’umido a chi lo devo restituire? E dove metterò tutti questi maledetti mobili? E quando ridarò la tinta alle pareti? E dove cazzo sono le mie fottutissime gocce di tiglio e biancospino?

Ehm.
Stavo dicendo.
Naturalmente sono tutti falsi problemi che si risolveranno quasi da sé, con naturalezza, e infatti non mi sto mica preoccupando davvero. Eppoi non sono mica solo. Eppoi è divertente spostare le cose e sistemarle in un Posto Nuovo. Eppoi ogni tanto mi posso fermare e cenare con una deliziosa panzanella all’abruzzese. Eppoi a furia di spostare scatoloni mi sta venendo fuori un fisico così:

Lusky riflette stanco e pensoso su come spostare il divano
(Nella foto, Lusky riflette stanco e pensoso su come spostare il divano)




9/6
2006

Contakarma

Sono seduto su una panchina del lungomare di Jesolo. Guardo il paese reale scorrere dinanzi a me in fouseaux neri, nike argentate, chiappe troppo molli che traboccano da pantaloni troppo stretti, occhiali da sole progettati alla NASA e microtelefonini, guardo la famiglia tipo in vacanza tipo addestrare il bambino tipo ad odiare odiato i genitori tipo crescendo ansioso, paranoico, protetto e sicuro come un omogeneizzato COOP e penso

Il pianeta Terra ha una circonferenza di 40.000 chilometri. Siamo così abituati a cifre stratosferiche - due milioni di morti, sei milioni e mezzo di montepremi, sette miliardi di manovra finanziaria - che quarantamila chilometri sembrano pochini. E sono pochi. Guarda il contachilometri della tua auto. 50.000 chilometri. Avresti potuto fare il giro del mondo e un quarto, bere un caffè turco a Beo, bere un té caldo a Istanbul, fumare una sigaretta amara a Samarqand, camminare per le spiagge dell’India, visitare un monastero cinese, inerpicarti lungo la spina dorsale del mondo in Nepal, immergerti nella colorata follia di Tokyo, tentare la traversata coast to coast degli Stati Uniti per sentirti un po’ protagonista di un film di culto degli anni ’70, scoprire che sapore hanno le banane colte mature dall’albero, guardare l’oceano, sbarcare a Lisbona, accarezzare la sabbia del deserto, conoscere persone, luoghi di cui ignori persino il nome, qualche parola in venti lingue, invece sei solo andato duemila volte da casa al lavoro, dal lavoro a casa, quattrocento volte da casa al supermercato, dal supermercato a casa, centocinquanta volte alle poste a pagare una bolletta, quaranta volte in comune per una pratica, quattro volte ad un centro Ikea ed una volta a Jesolo. Guarda il contachilometri della tua auto. 100.000 chilometri. Due volte il té ad Istanbul, due volte una discussione animata con uno studente di Berkeley sul futuro dell’economia mondiale in un assolato pomeriggio al parco, due volte a guardare le stelle sdraiato a pancia all’aria nel Sahara. 250.000 chilometri. Machu Pichu. La Terra del Fuoco. Surf sulle onde della costa australiana non lo potrai mai fare, perché ormai l’auto è vecchia ed è da buttare, devi cambiare auto, i soldi che spendi per cambiare l’auto ti costringono a lavorare e ti impediscono di partire, di muoverti. Se tu fossi partito per tempo, ora potresti essere in un café alla moda di Seattle, nella foresta Amazzonica, in un tempio indonesiano, a mangiare pesce appena pescato in Islanda o ad Hong Kong. Avresti consumato gli stessi litri di benzina, lo stesso spessore di pastiglie dei freni e di copertoni, avresti perso meno capelli ed avresti messo su meno chili superflui. La tua auto non sarebbe diversa. Tu saresti diverso.

Non aspettatevi delle conclusioni coerenti da pensieri tanto profondi: si sa che il genio cresce nella sofferenza.

P.S.: l’uso del presente storico nel primo paragrafo non vi autorizzi a credere che io sia in ferie. In realtà sto traslocando anima, corpo e soprattutto mobili e soprammobili.




29/5
2006

Lo zio Lusky

Alle tre e un quarto di questa notte, mentre io mi beavo inconsapevole nei miei sogni di trasloco e vita nuova, la piccola Irene ne approfittava quatta quatta per venire al mondo e ritagliarsi pure lei un po’ spazio. Neanche tanto, per il momento, ma siamo sicuri che crescerà e ci darà soddisfazioni.

Alle cinque e mezza si lamentava perché tutte le sue amiche avevano il cellulare e lei no.




26/5
2006

Raccolta firme

Non bastava non essere ancora riuscito a trovare la mia casetta in canadà. Non bastava non aver ancora deciso definitivamente se cercare una casetta in canadà o no. Non bastava aver passato una settimana a cercare di capire se il governo Brancaleone e la lista dei ministri mi disgustasse poco, tanto o enormemente. Non bastava la sorpresa di scoprire che forse la bindi non è male come me la ricordavo. Non bastavano le farneticazioni teatrali di berlusconi, tra le quali spicca l’imbarazzante lettera a "Josè Louis" Zapatero*. Non bastava essere sospeso tra l’ansia, la tensione e la totale mancanza di interesse per il Mondialen.
No.
Ora va anche a fuoco la mia libreria preferita.

Allora forse è il caso di togliere ufficialmente questa settimana dal calendario. Iniziamo una raccolta firme.

1) Lusky


* Pregasi notare il neologismo "globabilmente".




15/5
2006

Whoz da boss?

Così tante cose da fare, e così poco tempo per ricevere i meritati applausi.

Dopo una settimana passata all’insegna del "la cosa migliore che potresti fare per la tua vita sarebbe andare da un falegname e commissionargli una bara", io & Amormio decidiamo di prendere casa assieme. Affittarla, più che prenderla. Una casa in mezzo al verde, lontano dalle principali aree di transito dell’inquinamento del Triste Borgo Natio, lontana da vicini scassacazzi che chiamano a gran voce il piccolo Ettore da una parte all’altra del cortile per tutta la domenica pomeriggio, lontana da altri vicini che suonano (male) la chitarra elettrica alle tre del mattino con la finestra aperta, lontana dal logorio della decadenza occidentale ma dotata di orto e giardino e tutto il resto. La decisione è stata presa al termine di una discussione che si è articolata nel seguente modo (sintetizzando):

A.: Ho avuto un’idea.
L.: Ed io te la boccio.
A.: Sei uno stronzo bastardo. Sparati.
L.: Parliamone.
A.: Voglio una casa in mezzo al verde con l’orto e il giardino.
L.: Non mi piacciono i fiori. E a te neanche.
A.: Ci metteremo quelli di plastica.
L.: Uhm. OK.
A.: E voglio il Catechista come vicino di casa.
L.: Discutiamone.
A.: Ecco, sei uno stronzo bastar...
L.: OK, vada per il Catechista.
A.: E voglio un cane.
L.: Per il cane sono d’accordo.
A.: Allora non lo voglio più.

[Sì, a leggerlo così sembra che siamo due psicopatici. E lo siamo senz’altro, ma siccome il bloggo è mio ho volutamente dato risalto alla sua malvagità per farla sembrare più psicopatica di me, il che non è necessariamente vero.]

[Tra l’altro, se non scriverò mai più è molto probabile che lei mi abbia ucciso.]

So che l’aver deciso di prendere una casa in mezzo al verde con orto e giardino (e cane) lontana da fabbriche, inquinamento, bar, civiltà umana ecc. vi farà pensare che io sia diventato un vecchio o peggio ancora una persona matura. Per smentirvi, vi informo che ho riappeso il mio poster di Samantha Fox in camera, come ogni adolescente.

Dopo questo importante passo in avanti nella nostra vita, per la realizzazione del quale manca a questo punto soltanto di iniziare a cercare la casa, trovarla, traslocarci i mobili e la robba e andarci a vivere, decidiamo di andare al compleanno di Arianna ad ubriacarci un po’. E’ sempre bello andare alle feste di compleanno di Arianna, innanzi tutto perché ci sono Arianna e le sue care amichette che non cambiano mai e poi perché c’è un sacco di roba da bere gratis. Non necessariamente in quest’ordine, a pensarci bene. E poi ci sono PornoRanocchioRambo e la sua rannocchietta, e il Manzo che con aria afflitta ci racconta "Ho avuto una storia con una tipa, ma purtroppo è durata solo cinque giorni", laddove il fratello Bulus avrebbe raccontato raggiante "Ho avuto una storia con una tipa, ed è durata ben cinque giorni!" o più probabilmente "Ehi, ho avuto cinque storie con una tipa, l’ho tradita cinque volte con altre cinque tipe ognuna delle quali era fidanzata con cinque tipi, e tutto questo in soli cinque giorni. Sono staaaaaancaaaaa...."

No, Bulus non c’era al compleanno di Arianna. E’ che mi fa ridere quindi lo tiro in mezzo anche nelle storie che non c’entrano.

Questo, Venerdì. Sabato sera, decidiamo di passare una serata tranquilla e diversa dal solito coninvolgendo anche i PornoRambi. Ricordate quand’eravate piccoli e passavate la serata a Scarabeo e vi divertivate un casino?
Beh.
Temo che sia un classico esempio di come le cose migliorino nel ricordo.
Non che io abbia giocato a Scarabeo sabato sera, mettendo in questo modo a repentaglio la mia amicizia con il Ranocchio e cadendo prigioniero di una spirale di noia che stava soffocando tutti al punto tale che chiunque avrebbe imbrogliato pur di far vincere l’altro e terminare la partita. Sarebbe folle da parte mia ammettere una cosa del genere, perché significherebbe davvero che sono invecchiato a tal punto che neppure ascoltare i duran duran a tutto volume mi permetterebbe di essere riammesso nel magico mondo dei ggiovani (voi ggiovani). Ed in ogni caso, la colpa non sarebbe mia ma di PornoRambo che non si è opposto con forza sufficiente alla mia proposta, e peggio ancora della sua futura sposa che si è lasciata convincere.
Comunque, ci siamo distratti portando il nuovo cane di Porno a fare i bisogni in giardino e discorrendo di perette intestinali. Ogni tanto StefaniaRambo rideva ed i vicini hanno chiamato i carabinieri pensando che qualcuno stesse torturando un coyote.


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