1/9
2006

Rosso come il sangue il pomodoro

L’estate non è ancora terminata, ed anche se pochi (immagino) sono ancora spaparanzati sotto l’ombrellone, mi permetto di consigliarvi in extremis una buona lettura estiva. Un raccontino dell’orrore, per esempio, che si sa che l’estate è meglio prenderla con disimpegno.

Et voilà:
Io schiavo in Puglia, di Fabrizio Gatti, già noto almeno per quell’altra storia avvincente ambientata nel campo di concentramento di Lampedusa. Se Gatti venisse a farsi un giro da queste parti, probabilmente troverebbe lo spunto per completare la trilogia; per il momento, se avete lo stomaco peloso e la coscienza di kryptonite, gustatevi questo viaggio da brividi tra gli assolati campi del meridione, in compagnia di padroni lascivi, caporali violenti, stranieri silenziosi, misteriose sparizioni e tanto succo di pomodoro.

Roba da Stephen King, ma purtroppo non è fiction.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




30/8
2006

Rendez-vous à Paris

Mentre noi qui si perde tempo in cazzate, Enki Bilal ha pubblicato (en France, s’entende) un nuovo album della sua tetralogia del mostro.

E io manco sapevo che fosse una tetralogia.

E scommetto che Nello dirà che lo sapeva già da Maggio, che Bilal lo ha incontrato in Bosnia e ci ha bevuto il caffé assieme e gli ha confessato che reputa "Immortal" una fetecchia.




29/8
2006

Casa dolce casa

oggi sono incattivito. E non solo perché mi fa male la spalla, perché il mondo va a rotoli, perché mi sono trovato ventisei mail nella cassetta di posta del bunker e tanto lavoro che non so quando finirò, perché devo leggermi un mese di vari blog arretrati e perché dopo cinque giorni di sole e mare mi è toccato tornare nel posto più merdoso dell’universo ad eccezione di Adria, ma anche... no, solo per questo, in effetti. Sono incattivito perché tutto fa schifo e c’ho il pessimismo cosmico e vorrei andare a fare il pescatore in Istria. Anche se l’Istria è un incrocio tra il veneto, la slovenia e la croazia, quindi lontanissimo dal paradiso terrestre, ma sempre meglio di questo buco di culo solforoso dove vivo. E per fortuna che è una bella giornata, ché se pioveva sarei in giro a far saltare i treni. Con lo sguardo.

[Flashback]
Andare in vacanza in Istria significa andare in vacanza nell’unico posto al mondo (che io sappia e mi interessi sapere) dove la lingua straniera più parlata è l’italiano. Questo vuol dire che non ho avuto occasione né di tenere in esercizio il mio tisico inglese, né di rispolverare quelle dieci parole di serbocroato che ricordo dal mio precedente viaggio in Balcanolandia, a parte hvala, molim, pivo e ronhill. Questo vuol dire anche che il posto è pieno di italiani, soprattutto odiosi veneti e lombardi e furlani, ma anche taluni meridionali; tutti sapete come si comportano gli italiani all’estero, ad eccezione ovviamente di chi vi sta parlando (sempre, chiunque vi parli, stigmatizzerà il comportamento degli italiani all’estero). Gli italiani all’estero sono cafoni, si sentono padroni del mondo, trattano gli indigeni come sottosviluppati da civilizzare, fanno un sacco di casino, parcheggiano male e quando sono sazi di cevapcici pretendono la pizza e si lagnano che non è buona come alla Bellanapoli sotto casa. Gli italiani bisognerebbe ucciderli alla frontiera. I veneti bisognerebbe ucciderli alla frontiera dopo sei ore di torture feroci.
Ad eccezione ovviamente di chi vi sta parlando.

Qui ci sta il paragrafo obbligatorio in cui vi dico che il mare è limpidissimo, che non c’è la sabbia ma gli scogli e le pietruzze che ti tagliano il piede, che si mangia molto bene e non si spende molto. Mettetecelo voi.

Aggiungo quello che non si dice mai abbastanza spesso quando si parla della croazia: la bandiera a scacchi dopo la cinquantaduesima volta che la vedi nella stessa mattina fa venire il voltastomaco, ma è meglio non farlo sapere ai croati che sono cancheri e si impermalosiscono. Io, me ne sono ben guardato. Ho preferito rilassarmi sguazzando nel mare di cui sopra (quello descritto nel paragrafo scritto da voi), prendendo il sole, mangiando i calamari con la nutella che sono la novità dell’estate istriana 2006 e insomma facendo tante cose belle insieme ad Amoremio.

Ed ora
[Fine Flashback]
mi ritrovo di nuovo qui lontanissimo dal mare, dagli scogli, dai materassini, dalle sardine appena pescate, dalle kune e dalle gostionica a fare i conti con il bunker che mi permette di pagarmi pranzo e cena e con il Triste Borgo Natio e la sua gente stanca. Si capisce che sono incattivito. Qui i calamari hanno la consistenza del ciungam e i cevapcici sembrano stronzi di cane e per andare in motoretta ci vuole il casco.

[Altro Flashback]
Giusto per non deludere Amoremio, vi informo che in un posto chiamato Orsera c’è un cartello che indica la zona industriale. Se volgete lo sguardo nella direzione indicata dal cartello, vedrete un capannone grande come il desktop del mio pc.
[Fine Altro Flashback]

E a prescindere dalle varie condizioni socioeconomiche e geopolitiche (tipo il fatto che la Croazia è un paese governato da chiesa cattolica e fascisti, come qui da noi fino ad aprila) un popolo che chiama i croissant croasan ci è culturalmente superiore.




23/8
2006

Cartoline dal mondo della simpatia

Siete stati in vacanza? O peggio ancora siete tra i fortunati/invidiati che vivono in riva al mare? Bene.
Avete preso il sole? Bene. O siete stati tra quelli che avevano prenotato a Jesolo con sei mesi di anticipo e si sono beccati dieci giorni di pioggia rinchiusi in un albergo? Ancora meglio. Come... eravate in campeggio, stretti in una tenda gocciolante* con il maglioncino addosso mentre fuori diluviava? E siete tornati a casa prima? E ci avete rimesso pure i soldi della prenotazione?

Meglissimo.

Io, dopo tre settimane passate rinchiuso nel triste borgo natio ad imbiancare pareti e preparare un ottimo succo di susine ed un decisamente meno ottimo succo di mele (anche i cliché della bucolicità sono sempre gli stessi) mi accingo finalmente a partire. Tornerò tra soli cinque giorni pronto per rimettermi ai remi, ma nel frattempo aspirerò forte il profumo del mare e scaccerò tutte le tossine, e se la fortuna vorrà che trovi il sole sulle mie spiagge e sulla mia pelle non mancherò di dedicarvi un pensierino.

Dalla risata satanica conseguente saranno esclusi solo gli amici che sono andati ad Amsterdam a fumarsi i canotti, perché tanto lì il tempo non conta**.


* Perché non la sapete montare.
** E comunque, Amsterdam è acerba.




16/8
2006

Prendo possesso del sacro luogo...

... per farvi vedere questo video. Sorry, è in inglese. Ma Lusky approverà lo sstesso. E’ semplicemente geniale, finale compreso

Lo trovate qui




8/8
2006

Le ragioni della scomparsa

Prima c’era il sole. Un sole implacabile, che non lasciava scampo, ed il vostro bloggatore preferito si sollazzava con l’aria condizionata in ufficio, se ne andava in giro in motoretta con i capelli bagnati, si esponeva alle correnti d’aria, faceva insomma di tutto per sfuggire all’insopportabile calura.

Poi venne la sinusite, e con essa vennero febbre, mal di testa e tosse, per non parlare di una dose non trascurabile di raffreddore. Il vostro bloggatore preferito si aggirava per casa come lo spettro dell’uomo che era, tossendo e starnutendo e maledicendo tutto il pantheon induista.

Poi venne il freddo. Le temperature si dimmezzarono, il vento soffiò così forte da strappare i rami dagli alberi e la pioggia cadde così forte da filtrare tra le assi del tetto e bagnare i preziosi volumi della libreria del vostro bloggatore preferito. Egli, bloccato in casa da un’infausta mutua, non poté fare altro che continuare a tossire, starnutire ed estendere le proprie maledizioni ad alcune divinità minori del Bangladesh mentre pittava le pareti di bianco ed arancione.

Infine, tornò il sole, e con esso le ferie tanto agognate, che forse porteranno il vostro bloggatore preferito sui lidi francesi, forse nelle pianure serbe o sulle coste montenegrine, forse più semplicemente sulle aride e fresche alture di St. Oderich, mentre ormai i pomodori bramano di essere raccolti.

Ed altre meravigliose avventure.




24/7
2006

Un tranquillo weekend di calura

Quando ti svegli la domenica mattina in un mondo così caldo che le suole ti si cuociono sull’asfalto, il ghiaccio bolle e le piante dell’orto protendono avide le foglie ad asciugarti il sudore dalla fronte, hai solo due possibilità:

mollare tutto e fuggire assieme ad altri ventimila concittadini verso il mare, la montagna, il lago, e ritrovarti con loro bloccato nell’auto arroventata sulla strada per il mare, la montagna od il lago, senza neanche il fiato per maledire tutte le divinità del pantheon induista,

oppure

passare la giornata a giocare a carte, vincere qualche gara a Most Wanted, tagliare l’anguria, bere sambuca ghiacciata, scivolare con disinvoltura dal pranzo ad una cena a base di pane, soppressa, sottaceti, carciofini sott’olio, vino nero ed amichevoli chiacchiere con i vicini di casa, badando di mantenersi sempre moderatamente ubriachi fino a quando la sera si decide a scendere portando un’illusione di frescura.

Lusky ha scelto la via della saggezza. E tu?




19/7
2006

La Notte Bianca o un altro titolo originale a vostra scelta

Organizzare una Notte Bianca nel Triste Borgo Natio è come lanciare un bombolone alla crema in un termitaio, qualunque cosa questo significhi. Di solito le Notti Bianche non si organizzano in paesotti dove l’attività di intrattenimento principale consiste nel fissare la balle di fieno che rotolano per la strada e dove per "evento" si intende la transumanza delle pecore per le vie del centro. Non eravamo preparati. Però ultimamente è molto trendy e allora l’abbiamo fatta lo stesso.

Sono stati aperti al pubblico alcuni rimasugli di archeologia industriale, che a tutt’oggi rappresentano l’unico patrimonio culturale del Borgo, una mostra di pittura e... ehm... beh, non mi viene in mente altro. In una piazza erano stati allestiti assaggi di cucina etnica rappresentantivi delle centocinquanta nazionalità che quotidianamente si avvelenano nelle fabbriche locali, e le ragazze indiane ballavano una versione cheap della danza del ventre. Al cinema all’aperto proiettavano Metropolis e Nosferatu. Alcuni negozianti impavidi hanno tenuto le saracinesche alzate fino a tarda ora, forse mezzanotte, l’una. Ma questo era il meno:dato che tutto si può dire del Triste Borgo ma non che manchi di persone che si credono artisti, quasi in ogni bar c’erano giovanotti avvinazzati che declamavano poesie, con o senza accompagnamento alla chitarra, e letteralmente ad ogni angolo di strada c’era gente che suonava e concerti in ogni piazza. In risposta a cotanto ben di dio, si sono riversate per le vie del Borgo migliaia di persone provenienti da ogni dove, purché per "ogni dove" si intenda "nel raggio di venti chilometri". La folla era così serrata che se un tizio è svenuto nella calca e si è fatto altri trecento metri prima di cadere a terra.

Chiaramente a trarre maggiore beneficio da questa moltitudine di turisti è stata la categoria professionale sulle cui spalle maggiormente si regge l’economia del Borgo: i baristi. Ché la gente mica era assetata solo di musica & cultura. Altrettanto chiaramente, io non potevo sottrarmi al mio ruolo di referente culturale ed ho vagato sbevacchiando fino all’alba, lungo un percorso che si è snodato più o meno così:

Ore dieci: Me ne esco di casa con la motoretta intenzionato a raggiungere il centro, ma mi tocca di abbandonarla dopo pochi metri perché tutte le strade erano chiuse al traffico. La lascio sotto un portico sperando di ritrovarla al mattino (ci sarà) e mi dirigo verso il cinema all’aperto dove mi aspetta Amoremio. Tentiamo di raggiungere i PornoRambi e/o di andare a vedere il saggio di pattinaggio o la qualsiasi, ma ci arriva un messaggio del nipotinzio Mo’ e raggiungiamo invece lui.

Mezzanotte: Lasciato il nipotinzio Mo’ mascherato sulla soglia di casa a spaventare i passanti e tornata a casa Amoremio a recuperare un po’ di forze, mi unisco ai PornoRambi ed andiamo a berci un paio di birre, al termine delle quali giungeremo alla conclusione che

quando i bar sono troppo affollati ci si può anche dimenticare di pagare
e
il matrimonio è un’istituzione che non dovrebbe interessare gli eterosessuali.

Tre del mattino: scomparsi anche i PornoRambi, di tutto il bordello precedente resiste solo un robusto presidio dinanzi all’orribile duomo, dove una manciata di mentecatti privi di talento ballava musica latino americana mentre un nutrito gruppo di spettatori cercava di farsi passare la sbornia. Mentre fisso annichilito la patetica esibizione di quegli scarti da discoteca mi raggiunge il buon Pierbulus che, palesemente intontito dal sonno (e forse dall’alcol, e forse da altre sostanze, e forse dalle percosse della fidanzata), inizia a raccontarmi con nonchalance delle sue più recenti disavventure. Io lo fisso con sguardo vitreo, annuisco quando sentivo delle pause ed ogni tanto butto lì un "Te le vai a cercare" o "E’ colpa tua che non capisci un cazzo", a casaccio. Tanto ieri sera l’ho chiamato per farmi fare un riassunto di quello di cui avevamo parlato, e non era niente di particolarmente interessante.

Cinque del mattino: sparito anche PierBulus, mi guardo l’esibizione di Tai Chi dalla balaustra del duomo ed ascolto sonnecchiando i canti gregoriani che annunciano l’alba. I bar sono ancora pieni, ma ormai sono rimasti in giro soltanto i soliti alcolizzati e perdigiorno del borgo (infatti, li conosco tutti). Spunta infine il sole e mi dirigo con passo strascicato verso casa maledicendo la vecchiaia che avanza e mi logora le forze, che solo un paio d’anni fa a quell’ora sarei stato allegramente a vomitare in qualche cestino dei rifiuti per poi ricominciare.

Insomma, in un posto dove non succede un cazzo per 364 giorni all’anno tutto questo mi è sembrato un’esagerazione, uno spreco ed una confusione ed un rumore terribili, una folla insopportabile e maleducata. In altre parole, aaahhh... mi è piaciuta assai. Facciamola almeno una volta al mese.




14/7
2006

Avviso agli automobilisti

Vi informo, nel caso vi fosse sfuggito, che ho recuperato in cantina il mio vecchio scooter delle superiori ed ho ricominciato a scorazzarci lungo le trafficate vie del Borgo. Ed è palese che vi fosse sfuggito, dato che fate sempre finta di non vederlo.
Mi sono permesso di controllare: lo scooter proietta ombra, quindi in qualche modo intercetta i raggi solari e questo mi fa pensare che non sia invisibile, per quanto io non sia una cima in fisica. Di conseguenza mi pare strano che quando dovete uscire da uno stop, attraversare un incrocio o svoltare a destra continuiate ad ignorare la sua esistenza e cerchiate di cecchinarmi, mentre io sono lì ignaro che proseguo per la mia strada. Forse, pur vedendolo, pensate che uno scooter non possieda davvero una massa e sia possibile passargli attraverso, ma mi sono preso la briga di verificare per voi anche questa ipotesi ed ho notato che se ci batto sopra con le dita fa toc-toc, se ce le batto più forte fa TOC-TOC, se lo piglio a calci cade e se mi cade sopra i piedi fa anche piuttosto male. Di conseguenza mi sentirei di escludere un’improbabile eccezione alla legge sull’impenetrabilità dei corpi.
E’ possibile infine che, pur vedendo lo scooter e sapendo che possiede una non irrisoria massa fisica, riteniate che un eventuale scontro con lo stesso non possa causare danni alla vostra automobile, trattandosi di un veicolo composto al 90% da plastica e al 10% da nastro adesivo. Nonostante la sua apparente ragionevolezza, mi spiace dover smontare anche quest’ultima ipotesi: dimenticate infatti che sopra lo scooter solitamente ci sono io e nell’eventualità di un incidente provocato dalla vostra negligenza, a meno che mi uccidiate sul colpo o mi si spezzino entrambi i femori nell’impatto, mi rialzerò dall’asfalto come il governatore della california in un celebre film e con il casco addosso vi sfonderò il parabrezza a capocciate. E se oserete scendere e protestare, o anche solo proporre una constatazione amichevole, vi rifilerò una testata nello sterno che al confronto quella di zidane era una carezza al gatto.




12/7
2006

Panem et circenses

Alla fine, dopo una settimana di estenuanti trattative e discussioni interiori, aveva vinto Protone. Elettrone se ne stava lì seduto in disparte con un muso lungo così e continuava a ribadire che guardare la partita sarebbe stato un atto d’infamia, come minimo, e ad argomentare con valide e nobili ragioni etiche la propria tesi, ma Protone rispondeva, sbuffando, che - qualunque fosse il motivo per cui gli altri cinquanta milione di tagliani si apprestavano a porsi di fronte al televisore, lui era mosso solo dalla curiosità di assistere ad un evento storico e che comunque il calcio è un gioco, qualsiasi significato ulteriore tu gli possa dare. Che la passione popolare per il calcio era arrivata prima del giro di miliardi. Che da millenni gli esseri umani perdevano la testa per gli eventi sportivi. Che per le olimpiadi venivano persino interrotte le guerre. Che nel calcio non si potevano scoprire solo gli elementi più beceri della cultura italiana. Elettrone, sfinito, fino a domenica aveva perso la voce a forza di contestare con vigore questi ragionamenti.

Tutto questo naturalmente nella mia testa, in quei dieci secondi al giorno che ho riservato all’affaire mondiali, che non mi si accusi di non avere un cazzo da fare.

Tuttavia.

Alle otto di domenica sera, mentre tutta italia in religioso silenzio si accalcava di fronte allo schermo, mentre Elettrone se ne stava in disparte a mettere in versi le recriminazioni del giorno dopo, mentre Protone spazzava via fischiettando gli ultimi calcinacci etici, mentre mi allacciavo le scarpe pronto a raggiungere PornoRambo, PornoRamba, Fu ed il resto del Triste Borgo Natio, improvvisamente mi sono reso conto di un dettaglio:

a me della finale della coppa del mondo di calcio non importava nulla.

Non avevo guardato nessuna partita. Conoscevo a malapena i nomi dei calciatori. Avevo altro da fare. Ero stanco e accaldato. Non provo nessun senso di appartenenza alla nazione, almeno dal 13 Giugno 2005. Non amo esultare e festeggiare a comando.
Certo, se avessi guardato la partita probabilmente mi sarei emozionato anch’io, non dico di no, ma insomma... Sentirmi obbligato a guardare la partita, pur senza particolare interesse, solo perché la guardavano tutti, sai che palle, e quindi non l’ho guardata e ho fatto altro.

A sentire i casini fatti nel corso della notte (le campane che suonano a festa, è mai possibile?), le dichiarazioni del giorno dopo sull’unità d’italia e l’economia che si impenna, le interviste alla nonna del lattaio del giocatore ed a persone in altre occasioni maggiormente degne di rispetto, a vedere le foto della folla accalcata al circo massimo e delle svastiche al ghetto, di prodino che ne fa uno spot ("Italiani! Faccio cortesemente notare che con berlusconi non si è mai vinta una coppa del mondo!") e l’altro imbecille che rosica, trenta pagine di speciale su Repubblica, gli striscioni ed i titoli di vago sapore fascista, insomma, dai, mi viene da pensare che forse aveva ragione Elettrone, c’erano motivi etici e politici più che sufficienti per non guardare questa partita. Il motto panem et circenses l’avete sentito tutti, quindi non starò a farla più lunga di così. Mi viene solo un dubbio: ma tutti quelli che durante il resto dell’anno schifano il calcio, gli intellettuali e i savonarola, i profeti del rugby e del curling, cos’hanno fatto domenica sera?
Non è che intendo distinguere il mondo tra buoni e cattivi sulla base di una partita di calcio, questo lo lascio semmai ai tifosi. Non è che mi ritengo migliore di chi ha guardato la partita, a scanso di equivoci, in fondo mi sono astenuto per disinteresse. Mi pare però vagamente inquietante (a parte la faccenda delle campane) non aver trovato ancora nessuno che non abbia partecipato al grande rito collettivo, che abbia resistito anche alla suspence dei rigori. Mi pare vagamente inquietante anche aver trovato solo una persona, tra quanti hanno visto la partita, che l’ha trovata piuttosto noiosa e giocata male (cosa che non posso sapere se sia vero, e magari non lo è, ma è la prima partita di calcio della storia italiana a non avere subìto critiche). Non è che sono schifato nei confronti dei miei concittadini, almeno non più di quanto lo ero la settimana scorsa, ma un po’ inquietato sì. Orwellianamente inquietato, direi.

E prima che le vostre orwelliane pernacchie mi sommergano, torniamo a parlare di cose serie, per favore.

(Per esempio, secondo me Materazzi stava spiegando a Zidane come su un piano poetico ed espressivo Godard sia sempre stato un passo avanti rispetto a Truffaut. Che poi la pronuncia di Materazzi non sia perfetta ed in francese "novelle vague" suoni così simile a "tua sorella mi ha fatto un’offerta che quelli di mediaworld se la sognano", sono quelle piccole coincidenze che rendono il mondo un posto curioso.)