10/8
2004

Niente da vedere [2]

Prosegue la narrazione del nostro primo viaggio balcanico. Belgrado vista con gli occhi esausti e naif di un tizio non abituato a viaggiare molto può forse dare fastidio a chi questa città la conosce e la ama (spero di no...). La concisione ed il dover ripercorrere lo spazio attraverso la memoria non aiutano.

Day 2: Beograd by foot

Il tizio alla reception del Royal ha l’aria viscida, ma in fondo non è un cattivo ragazzo ;-)
Ci informa che la nostra camera sarà libera per mezzogiorno, quindi possiamo lasciare lì i bagagli e barcollare altrove per cinque ore. Risaliamo la Petra per pochi metri, compriamo pane e cioccolato alla coop e collassiamo sulle panchine del parco più vicino, socchiudendo gli occhi solo per ammirare le bellezze locali. Il sole e la cioccolata ci restituiscono un po’ di energie, raggiungiamo Kneza Mihaila dove scorgiamo in lontananza le cupole di una grossa chiesa bianca. "Dev’essere Sveti Sava, la più grande basilica ortodossa dell’universo mondo." ci diciamo, e non sembra poi così lontana. Ci avviamo, il viale è bello anche se ancora poco frequentato a quell’ora.

Kneza Mihaila diventa (se non ricordo male) Terazije e poi Kralja Milana, una specie di SpaccaNapoli che attraversa tutto il centro città. E le cupole se ne stanno sempre là, in lontananza, ogni tanto spariscono pure, non sembrano volersi avvicinare affatto. Quando infine raggiungiamo la basilica, al primo colpo d’occhio non ci sembra neppure così imponente... forse perché ormai gli occhi non riuscivano a stare aperti più di tanto. Girandoci attorno, però, troviamo la prospettiva giusta ed in effetti le cupolone fanno il loro effetto, abbagliano e stordiscono. Dentro, al momento, ancora lavori in corso.

Dopo aver preso fiato fumando una ronhill pacchetto blu spaccapolmoni, perché le mie barclay decisamente non sono riuscito a trovarle, torniamo ad esaurirci in albergo dove ormai la camera è libera e ci possiamo lavare e stendere un po’. Beh... il royal ha un po’ deluso rispetto alle aspettative: solo pochi peli pubici in giro ed un’unica blattina, un tesorino di neanche un centimetro e mezzo che si è lasciata timidamente salutare solo l’ultimo giorno della nostra permanenza. Per il resto tutto normale, dei pochi alberghi che ho visto in vita mia non è certo il peggiore e sicuramente il più economico. Certo, stagionato. Certo, il panorama dalla finestra. Certo, la colazione scarsa. Ma, francamente, non ci siamo lamentati.

Verso sera siamo riusciti a rimetterci in piedi, altra passeggiata nei dintorni fino a Trg Republike (dove ho inviato un bacio all’unico cavallo visto in città) e poi in direzione opposta lungo la Kralja Petra fino alla Soborna, altra bella chiesa ortodossa ma dall’aria così satura di incenso da costringermi a fuggire. C’è da dire che solitamente non resisto a lungo dentro nessun genere di chiesa, non faccio preferenze io ;-)

Dalla Soborna (ma era la Soborna, poi?) scendiamo fino alle banchine lungo la Sava, per poi risalire verso la fortezza di Kalemegdan. Dalle mura della fortezza, sotto la statua del vincitore, ci siamo persi a scrutare Novi Beograd ed il Danubio sui quali calava la sera. Appoggiati al parapetto del torrione scrutiamo affascinati ma inquieti un aereo militare che si diverte a fare evoluzioni acrobatiche sopra la città, passiamo tra i carri armati ed i cannoni della seconda guerra mondiale e a fianco dei campi di basket per ritornare, polako polako, verso la Kralja Petra dove andiamo a mangiare una pita al formaggio dalla più bella burekkara di Belgrado. Consiglio a tutti, se non altro per vedere la burekkara (e chiedo scusa alle gentili lettrici) ma anche per la pita.

A tarda sera siamo finiti a cenare in un ristorante all’aperto a quattro passi dalla Kneza Mihaila; nonostante il Grifo parli un milione di lingue tra le quali il russo, decodificare il primo menu è stata impresa ardua fino a quando la nostra vicina di tavolo, a sua volta poliglotta, ci ha istruito a dovere e ha raccomandato al cameriere di coccolarci. Così il cameriere ci ha chiamato per tutta la sera "Sir" e la successiva "Gentlemen", ovviamente con grande imbarazzo da parte nostra che non sapevamo come si dice "daghe un tajo" in serbo. Poi, suppongo sia passato da "Sir" a "Gentlemen" perché a chiamare tre persone "formaggio" per due sere di fila gli scappava da ridere, come minimo. Ma poi, a me neanche "gentleman" l’aveva mai detto nessuno.

Conclusione di serata di nuovo in Mihaila e Trg Republike, dove per qualche iniziativa sulla sicurezza sessuale avevano gonfiato un enorme preservativo di fianco alla statua del cavallo; avrei dovuto approfittarne per arrampicarmi e baciare il cavallo più calorosamente, ma a quel punto la stanchezza ha avuto la meglio e siamo semplicemente tornati a dormire al Royal concludendo la nostra prima giornata di assaggio di Belgrado.

Ah, per non deludere troppe aspettative, chiarisco subito che festa e baldoria se n’è fatta gran poca :-(
Non perché mancassero spazi ed occasione, ma forze e tempo... soprattutto forze, come leggerete oltre.

Sveti Sava, credoPremio alla sicurezza sul lavoroTrg Republikeed il cavallo di Trg RepublikeL’orologio di piazza repubblica starebbe bene a SchioDalle banchine della SavaGrifoNelloLuskyNello e GrifoNovi Beograd vista da KalemegdanSavaNello e Grifo scrutano NoviMorte al fascismoStatua del vincitoreUn passero nella bocca del cannoneStop History







Secondo Exursus: essere vegetariani presso gli slavi del sud

"Vegetarian in balkans? But you’re starving!" (ragazza incontrata a Mostar)

Dalla Slovenia all’Erzegovina, tutti mangiano di preferenza carne, cotta nei modi più svariati. Sospetto, e mi si perdoni l’irriverenza, che se sulla bandiera jugoslava ci fosse stato un piatto di cievapcici (lo scrivo come si pronuncia perché non mi accetta i caratteri balcanici, tanto avete capito) al posto della stella rossa la federazione sarebbe durata un po’ più a lungo. Ciononostante un vegetariano a Belgrado non soffre né muore, intanto perché lì il burek tipico è quello con il formaggio, poi perché nei ristoranti c’è in genere abbastanza scelta, quindi ci vuole proprio sfiga per non trovare niente da mangiare. Certo, se uno è schizzinoso sull’odore della carne alla griglia farebbe meglio a portarsi le mollette; io non mi faccio di questi problemi.
Consiglio assolutamente di provare il formaggio serbo, se non siete veganiani, e poi i fagioli al forno che si chiamano "prebranac" assaggiati poco lontano dalla stazione. E le melanzane ripiene. Piatto vegetariano si dovrebbe dire "Vegetarianska plata", se non ricordo male. Comunque capiscono, disapprovano fortemente ma capiscono cosa intendete.

Il problema è stato a Mostar. Lì ci siamo sempre mossi attorno al centro ed è pieno di ristorantini tutti uguali per turisti, con gli stessi cinque piatti tipici, tutti a base di carne. Una sera me la sono cavata mangiando solo patate fritte ("pomfrit", non so se vi rendete conto della genialità di questo popolo...), un’altra con un’insalata. Ed io odio l’insalata :-( anche se le loro cipolle sono buone. Vabbè, si sopravvive, è solo che l’idea di addentrarci fino a tarda sera nel quartiere croato non ci garbava molto, come intuirete proseguendo nella lettura.

Questo naturalmente se, come noi, vi ponete l’obbiettivo di evitare come la peste pizzerie e ristoranti italiani. Altrimenti problemi non ce ne sono proprio, Belgrado è piena di questi locali ed a Mostar c’è praticamente una pizzeria ad ogni angolo (non avendole provate, però, non mi posso esprimere sul sapore di queste pizze).

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




9/8
2004

Niente da vedere [1]

Tornati sani e salvi dal nostro primo viaggio balcanico, risulta ora doveroso parlarne.

Ma come raccontare un viaggio durato una sola settimana, nella quale si sono percorsi un paio di migliaia di chilometri in treno ed autobus, attraversati quattro stati, parlate lingue che non si conoscono, viste pianure, montagne, mare, colline, città e persone, senza tregua, senza respiro, senza nessuna voglia di tornare a casa?

Mi ero ripromesso di tenere un diario di viaggio puntuale ed accurato. Nell’84 o giù di lì mi ero ripromesso di sposare Ornella Muti. Stesso risultato. ;-)

Siccome sono un dilettante (di balcani e narrazione) e ci tengo che si sappia, proverò con l’ordine cronologico degli eventi; mi riservo però il diritto di lasciarmi andare a digressioni per confondere il lettore e mi permetto persino di aggiungere che, data la costante alterazione del ciclo sonno/veglia, anche la distinzione tra un giorno e l’altro apparirà artificiosa e strumentale.

Un’ultima premessa: chiedo subito scusa a tutte le mie amiche di animo belgradese. Non abbiamo visitato tutti i posti che ci avevate consigliato... come sapevamo noi e voi fin dall’inizio, impossibile visitare Belgrado in tre giorni. Senza conoscere la città, poi. Ma questi erano i tempi e fondi a nostra disposizione, non vogliatecene; come ho già scritto in privato, questo rappresenta un’ottima scusa per tornare a Beo il prima possibile.

Day 1: Dalla periferia della storia a Belgrado

Venezia Mestre ci saluta come solo lei sa fare, ricordandoci la bellezza della terra che lasciamo. Otto euro per un panino e una birra, la voglia di partire si fa frenesia. Il Casanova, treno di lusso lontana destinazione, è un giocattolino pieno soprattutto di stranieri che in meno di quattro ore ci porta in Slovenia, senza intoppi né emozioni. A Ljubljana cade uno dei nostri primi preconcetti sui balcani: non è vero che i bigliettai delle stazioni sono tutti stronzi, qui c’è una signora che in un inglese smozzicato (il nostro ed il suo) ci spiega i prezzi dei biglietti e tutto quanto serve, facendoci evitare la lunga fila dello sportello per i viaggi internazionali. Dopodiché si mangia al volo qualcosa e si riparte, treno notturno in direzione Belgrado.

I posti prenotati a Mestre, semplicemente non esistono sul vagone... ci accomodiamo quindi in scompartimento con dei ragazzi croati che tornano a Zagreb. Crolla un altro dei nostri miti: neppure i croati non sono tutti stronzi antipatici come si dice in giro. Anzi. C’era questa tipa che studia a New York perché "lì è più facile, gli americani sono così stupidi", sprezzante del fatto che i treni italiani siano sempre in ritardo. Cosa rispondere? Non avevamo ancora provato i treni croati, del resto, altrimenti avremmo avuto argomenti a nostro favore. "Ma cosa andate a vedere a Belgrado? Non c’è niente, a parte la tomba di Tito." ci dice. "Giusto la tomba di Tito," fa eco un’altra ragazza, "non mi viene in mente altro."

Noi ci si guarda. La tomba di Tito non l’avevamo francamente messa in programma, ma se è così importante sicuramente sarà nella corrispondenza di Regina, guardiamo. Niente. Mah, allora sarà presso uno dei posti che Regina o Babsi ci hanno consigliato, la troveremo facilmente. Scopriremo poi con sudore che "Tito" è una parola tabù a Belgrado e che "l’unico posto da visitare" è anche il più difficile da trovare. Ma questo più avanti.

A Zagreb rimaniamo per qualche minuto soli nello scompartimento, sperando di poterci stendere un po’, ma presto salgono altri turisti. Inoltre il finestrino non si chiude e fa passare l’aria fredda della notte ed il rumore del treno che sfreccia veloce dalla Croazia alla Serbia. Non si dorme, si approfitta per fare conoscenza di un altro ragazzo croato salito poco prima del confine e diretto anche lui a Beograd, prima tappa di una vacanza in Russia. A differenza delle ragazze scese da poco, "Belgrado è una grande città, molto bella." mi spiega "Quando tutta la Jugoslavia era unita, era una potenza, decideva le cose. Ora che siamo tutti divisi nessuno conta più nulla, in Croazia i giovani pensano solo ad imitare gli americani, non c’è niente di cui essere orgogliosi." "Ma sono in tanti a pensarla come te?", gli chiedo. "No." mi risponde francamente. Poi inizia anche lui a parlarmi dell’Italia, dove sua sorella è sposata ad un imprenditore, e mi chiede cosa aspettiamo a dividerci da questo sud "dove non funziona nulla e la gente non ha voglia di lavorare".

La risposta più semplice sarebbe stata un ripasso della storia del suo stesso paese, ma mi sono trattenuto. Diciamo che politicamente non ci trovavamo proprio. Alle cinque di mattina Nello si è messo a spiegargli le connessioni tra il nostro Lestofante Capo e la mafia, la p2, la massoneria... mentre io e il Grifo ci scompisciavamo nello scompartimento a fianco. Ma tra viaggiatori si instaura sempre un certo spirito di solidarietà, e prima di arrivare a Beo ci ha offerto in treno il nostro primo caffé turco jugoslavo e ce ne ha spiegato il rituale, ci ha dato informazioni su dove trovare un buon burek (però era chiuso) ed altri consigli. Ed anche lui a chiederci: "Ma perché i treni italiani sono sempre in ritardo?" ed io e Nello che ci guardiamo e rispondiamo che francamente, dopo vent’anni ti ci abitui ed il perché non te lo chiedi neanche più.

Alle sei e mezzo del mattino, pressocché puntuali, pressocché a digiuno e pressocché barcollanti dal sonno, veniamo scaricati a Belgrado. Ci guardiamo un po’ attorno, storditi, poi carichiamo i bagagli su un taxi e ci facciamo portare all’Hotel Royal, nostro primo alloggio, categoria economico con una sola blatta (ma piccola, niente di ché).

Ljubljana, il leone in stazione A tribute



Primo Excursus: il caffé turco

"Turkish coffe is a social moment, like tea for English people." (Nicolaj, sul treno Ljubljana-Beograd)

Il caffé turco è stato una costante del nostro viaggio: il primo (che per me era anche il primo in assoluto) l’abbiamo bevuto praticamente alle porte di Belgrado, mentre già ci si affacciava sulla sterminata pianura e spuntavano i primi palazzoni in stile socialismo reale, cioé uguali a quelli di Mestre ma più grossi. L’ultimo lo abbiamo scelto come rituale d’addio sul Ljubljana-Venezia, ormai già al di qua del confine.

Il caffé turco, per chi lo ignorasse, va bevuto polako polako per non ingurgitare l’indigesto fondo e per goderselo appieno. Se preferite, l’espresso lo trovate comunque dappertutto. Ma se scegliete l’opzione turska kafa evitate almeno di fare come Nello che nella sua frenesia meridionale non è mai riuscito a berne uno in più di cinque minuti (o tre sorsate). La regola sarebbe "jedna kafa, jedna ora" o almeno così ci hanno spiegato, ma neppure io e il Grifo siamo mai riusciti a perdere più di mezz’ora dietro un buon caffé.

Il peggiore caffé turco, escludendo il primo perché le papille gustative non si erano ancora abituate, lo abbiamo bevuto per colazione al Bristol Hotel di Mostar. Quello di gran lunga migliore di tutti lo abbiamo gustato in una caffetteria sempre a Mostar, servito con tutti i crismi necessari al rituale ed il candito per addolcire la bocca. Se lo doveste cercare, è in M. Tita; non so per cosa stia la "M." comunque sulla cartina è scritto così :-)




29/7
2004

Lusky is on the way

Chiuso per ferie

E allora siamo ormai agli sgoccioli, quindi varie ed eventuali:

dot one: questo blog va in ferie a partire da oggi, difficile che io riesca a fare aggiornamenti prima della fine del mese;
dot two: io invece parto domenica, quindi è possibile che fino a sabato dia un’occhiata alla posta;
dot three: in mia assenza, fedeli pochi amatissimi lettori, continuate a fare i bravi. Nel senso manzoniano del termine.

Per concludere, un ringraziamento speciale:

a chi mi ha chiesto se andavo nei balcani a fare volontariato;
a chi mi ha chiesto se andavo a puttane;
a chi mi ha fatto notare che a belgrado non c’è il mare quindi cosa ci vado a fare;
a chi ha detto che andiamo a rischiare la vita per niente...

Stay me well, ragazzi, come diceva lo zio A. ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne contempli la vostra filosofia di vita. Io vado all’est, voi dove vi pare com’è giusto che sia.

Nel caso non dovessi tornare, funerale civile e versate il vino sulla tomba.

:-P

Ma come scandivano con sorprendente entusiasmo i democratici americani ieri, "Dope is on the way!"




28/7
2004

Vabbè, è un’opinione

Ieri sera torno alla macchina dopo una tranquilla serata al chiosco delle birre, e mi trovo sotto il tergilunotto ben due volantini reclamizzanti lo stesso libro. I volantini non li ho letti interamente, ma mi ha colpito una citazione del fondatore di Scientology Ron Hubbard perché scritta con un carattere più spesso: "Non esiste niente al mondo che non possa essere risolto con il solo uso della ragione" (vado a memoria).

Ed ho pensato.
Povera signora Hubbard, chissà che spasso vivere con questo tizio.




27/7
2004

L’alba porta consiglio

Stamattina alle ore 6.30 osservo che anche i pastori se ne vanno in giro con il gilet arancione catarifrangente, come se uno potesse non notare che c’è un tizio con cinquemila pecore in mezzo alla strada.

Alle 6.35 realizzo che non puoi stare nudo praticamente in mutande sul balcone a fumarti una sigaretta guardando le pecore, che poi la gente pensa male.




26/7
2004

Fervorama

Fervono ormai i preparativi per le vacanze imminenti. Fervono, fervono, fervono.

Mi piace questa parola, "fervono".

In realtà tutti i miei preparativi si sono limitati finora a scrivere una lista della roba da portar via, tipo
passaporto, biglietto treno, Nello, roba così - del resto mancano ancora sei giorni. Stamattina leggendo
l’ultimo post di Babsi Jones prima della sua partenza ho improvvisamente realizzato che:

1) per essere socialmente accettati nei paesi dove intendo recarmi (così come qui, del resto) è necessario procurarsi dei vestiti puliti da mettere in valigia/zaino/borsa;

2) questa settimana dovrò quindi fare 45432523 lavatrici e stirare di conseguenza;

3) Babsi Jones usa stilografiche, il ché è interessante (no, questo non c’entra, però è interessante);

4) io verrò arrestato a Belgrado per aver baciato un cavallo (?) a nome di Babsi;

5) il linguaggio figurato con me non attacca.

A dire il vero, non so neppure se ce l’ho uno zaino. Le mie ultime ferie risalgono più o meno a... non saprei, ricordo solo che l’inter aveva appena vinto il campionato.




23/7
2004

E’ una bella giornata

...ed una troupe selezionata di miei amici se n’è andata a prendere il sole e fare il bagno nel torrente.

Potrei far finta che la cosa non mi tocchi minimanente, mentre sono rinchiuso qui al lavoro.

Grrr.




22/7
2004

Arrivano, arrivano!

Ieri sera, tra un casino e l’altro, vado a cena dall’amico Ughetto che come vi raccontavo pochi giorni fa si gode la vita da single mentre la moglie è in vacanza. Pastasciutta, vinello di taranto che sembra thé (solo a vederlo... in realtà pesta), cacioricotta, limoncello fatto in casa (sempre in puglia), poi un salto allo skiosko dove ovviamente ci si è bevuti un paio di birre per dissetarsi. Discorsi profondamente filosofici-esistenziali come si possono fare solo tra maschi in età riproduttiva.

Torno a casa abbastanza presto dovendo oggi timbrare il cartellino, ma a causa del caldo e di certe zanzare stronze (variante della zanzara tigre) non riesco a dormire. Risultato: sono ridotto male, ma avendo ancora alcune cose da chiarire con un paio di persone in giro per il borgo natio, neanche oggi mi potrò concedere il meritato riposo ;-)

Nel frattempo, mi informano che nel profondo sud della nostra penisola si è verificata una spaventosa invasione di cavallette, enormi ed assetate di sangue (ehm... vabbé) che anche i gatti si schifano a mangiare. Ma perché proprio i gatti dovrebbero mangiarle, poi?

Poco dopo arriva la rassicurazione che non si tratta di una specie aliena o comunque extracomunitaria ma di produzione rigorosamente italiana, mostri d.o.c. che ogni seicentosessantasei anni riemergono dalle sabbie delle nostre spiagge e divorano uomini donne e bambini per distrarre l’attenzione pubblica dall’amministrazione comunale e dalle manovre economiche del governo.

Inoltre fanno rumore e disturbano la mia Regina

;-)

La lega ha pronta un’interrogazione parlamentare nel caso queste sciagurate decidano di scendere al nord.




22/7
2004

Ammetto, preciso, ribadisco

[Questo è un post che pochi potranno capire, mi scuso con gli altri ma penso sia doveroso farlo: un problema iniziato qui lo voglio chiarire anche qui, tutto il resto verrà trattato faccia a faccia appena possibile.]

OK, il sottoscritto Lusky ammette di aver sbagliato a scambiare internet per una succursale del bar sport. O meglio a dimenticare che, come al bar sport, prima di affrontare certi argomenti è sempre meglio guardarsi bene attorno. La differenza sta nel fatto che i discorsi fatti al bar sport per quanto pesanti e dettati da rabbia legittima e profonda se ne spariscono appena li hai sbottati (verba volant) mentre le stesse frasi pubblicate in rete rimangono lì, sospese, e non perdono un grammo della veemenza iniziale (scripta manent).

Dunque una precisazione. Non me ne frega un cazzo di sapere chi va a letto con chi, dentro e fuori il mio o altri partiti. Non ho mai sbirciato sotto le lenzuola della gente e non mi interessa farlo ora, sulle questioni sessuali/sentimentali sono sempre stato molto tollerante. Non mi diverte raccogliere le voci dalla strada su questo argomento, tanto meno pubblicarle qui.

Detto questo, ribadisco un concetto che mi è caro: chi se la spassa con i fascisti, peggio ancora con i naziskin, per me si pone al loro stesso livello. Quando dico "se la spassa" intendo dire, come ho già detto: ci marcia assieme, ci beve assieme, ci fa festa assieme e/o - ultimo dei mali - ci scopa assieme. Questo vale in generale, mica per una persona in particolare, ed infatti ci ho litigato parecchio con parecchia gente. Lo so anch’io che i fascisti da bar, finché sono al bar, possono essere simpatici e fascinosi; poi sfilano con qualche centinaio di naziskin e non sembrano neanche più tanto simpatici. A me risulta quasi impossibile dividere le due cose, perché io le mie idee politiche me le porto al bar come in piazza, non ci tengo ad essere amico di tutti in nome della "simpatia" o peggio del quieto vivere. Questo non significa che la politica rientri in ogni momento della mia vita o che per me "tutto sia politico", ma alcuni principi fondamentali (e tra questi, per me, l’antifascismo) non sono orpelli che posso lasciare a casa quando esco la sera.

Quello che ho sbagliato è stato sottolineare questa che è per me una regola generale all’interno di un contesto in cui si parlava (accanendosi, e non immotivatamente) di un caso particolare. Illazioni, non ne faccio e non mi interessano, davvero.

Infine invito tutti quelli che scrivono nei commenti o sul forum a prendere atto, come sono costretto a fare io, che certe polemiche personali anche se nascono per motivi politici o di altro tipo è meglio trattarle in altra sede o almeno in toni meno lesivi, proprio per i motivi esposti nel primo paragrafo: questa non è una gogna elettronica. Per quanto riguarda altri argomenti - vuoi di natura politica, vuoi personale - ricordiamoci che come avremmo dovuto immaginare dal principio anche i fasciobastardi sanno usare un computer (maledetto windowz, rende tutto così semplice...) ed in particolare il capo dei fasciobastardi del triste borgo natio.

P.S.: Per coerenza con quanto ho scritto e per nessun’altra ragione, ho pensato fosse opportuno togliere alcuni nomi propri dai post precedenti e dai messaggi del forum. Altre cose magari le scriverei ora - a mente più fredda - con toni ed espressioni diverse, ma la stessa coerenza mi impedisce di censurarmi. Quello che ho scritto, l’ho scritto ed in quel momento sicuramente lo pensavo.




21/7
2004

La movida vol. 2

Caldo, finalmente fa caldo come dio comanderebbe (se esistesse).

Due sere fa sono uscito con Ughetto, mio vecchio amico solitamente molto casalingo... la moglie è partita con il bambino per le ferie, lui li raggiungerà tra qualche settimana ma nel frattempo ha improvvisamente riscoperto le piccole gioie della vita da single (non mi riferisco al lavare i piatti e stirare i panni, o’course, ma allo stesso fatto di uscire con gli amici a bersi una birra). Tutta la sera seduti al tavolino di un bar all’aperto a raccontarci storie di vino, spezie da fumare e (lui) fatti cruenti avvenuti nel tarantino una quindicina d’anni fa. Roba che Tarantino pagherebbe.

Ieri sera invece ho visto finalmente la città muoversi, si parla di un comitato antifascista, di iniziative, di cose create non dai partiti ma dal comune sentire delle persone. Sembra quasi troppo bello per essere vero, per quanto poco si riuscirà a fare sarà comunque molto di più di quanto visto nel borgo natio da anni a questa parte. Anche se io, con l’ottimismo che mi contraddistingue in questo periodo, prevedo che andrà tutto a cadere nel nulla...

Ci stiamo intanto avvicinando alla fine di luglio e di conseguenza alle ferie, oggi i miei compagni di viaggio dovrebbero riuscire a prendere i biglietti fino a Ljubljana, nella speranza che da lì a Belgrado ci si arrivi. Ma almeno su questo sono ottimista, avendo luminosi esempi sul mio cammino. Non dimentichiamo però che al ritorno dalla Serbia, tra un banchetto antifascista e l’altro dovremo anche definire il progetto gay-gar! Io sono già in contatto con una dj spettacolare, tale DJade che per curiosa coincidenza è anche la nostra lesbo lap dancer Regina. Non mi sembra si sia ancora parlato del nome del locale, qualcuno ha suggerimenti?