No, per carità, che poi mi s’intristisce il bradipo ed oggi io e lui abbiamo di che essere allegri nonostante tutto.
Ieri serata di deliri e cazzate al limite della pornografia intellettuale, cose davvero disgustose, incredibile che possano trasmettere in pubblico spettacoli tanto osceni. Poi mi dico: ma perché me ne sto qui a vedere la convention dei Repubblicani americani?
Molto meglio una rassegna sugli esordi dell’erotismo al cinema (da Marilyn Monroe a Jean Genet per concludere con i cartoni animati porno di sessant’anni fa) contornati da buona musica dal vivo. Non proprio il massimo, ma sempre meglio che ascoltare Swartzy fare la parodia di se stesso.
Oggi si apre Settembre, un mese che già si profila pieno di grandi impegni ed io mi chiedo se sia legittimo essere così tanto uomo di mondo, considerando che io il militare a Cuneo non l’ho neanche fatto. Contemporaneamente si apre la 61esima Polemica del Cinema (a cui non mi hanno invitato, curiosamente).
E per il resto, tutto come sempre: tutto cambia.
Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.
E così a bruciapelo senza pensare, né tempo né voglia di spiegare o correggere, volevo solo dire che qualche volta persino il dolore è meglio di niente.
Vabbé lasciamo perdere, tanto lo sapete già.

LineaGotica ha proposto la mobilitazione mediatica, Strelnik e Babsi l’hanno accolto e rilanciato, spero insieme a molti altri.
In due parole per i più pigri (agli altri basta cliccare sul banner creato da Strelnik), il governo taglia drasticamente i fondi per i festeggiamenti del 25 Aprile, proprio in occasione del suo sessantesimo anniversario. Che questo sia il preludio per eliminare questa festa, intenzione espressa occasionalmente dai tristi soggetti al potere, non mi sembra un’ipotesi insensata.
Il 25 Aprile è la festa della Liberazione dalle forze nazifasciste. Il 25 Aprile, anche per me, è più importante di tutte le altre feste scarabocchiate sul calendario. Ma se pure non fosse lo stesso per voi, spero riconosciate almeno l’importanza di questo anniversario e contribuiate con i mezzi a vostra disposizione (blog, posta, cazzo almeno ne potete parlare al bar!) a diffondere l’appello, visto che come di consueto i media centralizzati si limitano a bisbigliarne sottobanco.
Il bello di una semi/cultura fondata al 90% sui testi scritti (tipo internet, per capirci, ma anche i libri di squola) consiste nell’ignorare bellamente come si pronuncino le parole che pure si conoscono.
Esempio pratico: il titolo del mio post di questa mattina.
Ieri sera attraverso di corsa il triste borgo natio, sotto un acquazzone che m’infradicia i vestiti e mi gocciola dai capelli. Non ci credo più che mondi i peccati, acqua bugiarda. Ma sei il degno sipario per dei giorni eccezionali; sipario, s’intende, tra un atto ed il successivo, nessuno osi alzarsi da quelle poltroncine. Da Wu Ming a Regina Dor, dal senso di smarrimento nel borgo natio allo smarrimento vero e proprio per le strade di padova, da Turgenev alla de Beauvoir attraversando senza soluzione di continuità quel prisma di sentimenti che va dalla noia alla malinconia, dalla felicità al rimpianto, perché alla fine sono queste cose a farti scorrere il sangue nelle vene. E buttarsi a letto ancora bagnato e lacerato, magari non soddisfatto perché se sei soddisfatto dopo simili vicende, probabilmente non le hai capite affatto ma con una piega della bocca che potrebbe anche essere un sorriso e pazienza se nessuno lo vedrà, perché comunque quasi nessuno lo capirebbe.
Saluti (ma che dico "saluti"? Omaggi!) a Grifo che per un po’ vagolerà a Vilnius, Lituania. A Regina, ritornata alla reggia di Bari finalmente libera dall’oppressione dei nostri monti. A Giulia, pronta a partire per conquistare Paris, Francia.
And now, again.
E’ ingiusto, è orribile.
Come andare al mercato e venire lacerato da una bomba caduta dal cielo, come guardare tuo figlio disintegrarsi poco alla volta per aver mangiato l’uranio.
Ma questo scandalo, questa sorpresa, da dove vi arriva?
E’ ingiusto.
Ma ci credevate ancora alla guerra giusta? L’etica di guerra è un’invenzione che funziona solo in tempo di pace, la convenzione di ginevra è un foglio con il quale ci siamo puliti tutti il culo.
E’ orribile.
Ma pensavate davvero che l’aggredito dovesse essere più gentile dell’aggressore? Che chi ha più ragioni per combattere fosse necessariamente migliore dell’avversario? Forse vi siete persi il libro di storia, magari non avete letto il giornale in questi ultimi due, dieci, quarant’anni.
Chi glielo ha chiesto, ai cittadini di Norimberga od Hiroshima, Belgrado o Baghdad, cosa ne pensassero dei rispettivi dittatori, cosa ci stessero a fare lì, se avessero figli o mogli o mariti o amanti che li aspettassero da qualche parte? Se fossero buoni o cattivi?
L’orrore di oggi non ha più bisogno di far breccia, perché è già dentro allo stomaco insieme a tutti gli altri orrori. Ma lo sdegno, l’indignazione di chi alza gli occhi assonnati dal tavolo del risiko e balbetta "questo no, questo non si poteva fare, non era in palinsesto!" mi lascia ancora un gusto acido in bocca.
Oggi senz’altro ci guarderemo un nuovo video, in attesa che la pasta sia cotta, e ci raggrumeremo di nuovo in patriottico cordoglio dall’alpi alla sicilia, da destra a sinistra, mangeremo mesti ascoltando i barbari denunciare la barbarie, i vili la viltà, i violenti la violenza, e con le mani incrociate sulla panza ci addormenteremo aspettando fiduciosi l’orrore che arriverà domani.
Un po’ difficile diventare il nuovo punto di riferimento dell’intellighenzia mondiale se questo fottutissimo host gratuito continua ad andare in malora. E scusate se ho scritto "malora".
Non è che perché è gratuito sia autorizzato a non funzionare, eh. Sennò scrivevano "è gratis ma funziona solo ogni tanto" ed uno si adeguava. Ma non c’è scritto.
Ergo, insieme ad alcune bestemmie rituali che farebbero infartare una conclave di satanisti, mi sorge spontanea l’idea che forse potrei
A) trasferire l’intera baracca su un host a pagamento (sospiro di dolore), nel qual caso scatta automaticamente il concorso a premi per la scelta dell’indirizzo;
B) mollare tutto ed andare in qualche isola del pacifico, dimenticarmi di saper leggere, scrivere, contare, pensare e stare tutto il giorno a stordirmi con latte di cocco e cannella in compagnia del bradipo e di chi mi vuole eventualmente accompagnare (ma pochi, pochi per carità).
Palesemente A e B si escludono a vicenda: prendete orsù un pennarello e tracciate una crocetta sulla vostra scelta, poi trovatevi tra di voi, contatevi i voti e quando avrete il risultato speditemi una lettera rigorosamente cartacea e firmata.
Indirizzo:
Lusky (quello col bradipo)
Isola del Pacifico
Oceano Pacifico
Senza volervi influenzare nella scelta, ovviamente.
Sarò strano io,
ma comincia vagamente ad infastidirmi il costante fluire di messaggi nella mia casella di posta, amorevolmente intenti ad offrirmi pornografia, straordinari metodi per estendere le dimensioni del mio pene, preziose sostanze chimiche.
Senza cattiveria, se ho bisogno chiamo io.
Forse non esattamente come presidente degli Stati Uniti d’America, Italia ed Iraq... magari più come cantante folk irlandese o scrittore fricchettone di successo, ma diciamoci la verità: non sarebbe più simpatico così?
[via ander costruksciòn]
L.: Ti devo rompere le balle.
N.: Perché?
L.: Me l’ha chiesto Regina.
N.: Ma se io chiedessi a te di rompere le palle a Regina, lo faresti?
L.: Certo che no.
N.: Non è giusto, non sei equilibrato.
L.: No, è vero. Ciononostante ti romperò le balle.
N.: Sarai punito per questo.
L.: E da chi?
N.: Da me e dagli amici miei.
L.: Temevo che dicessi dal karma.
N.: Figurati il karma.
L.: Ma no! Che hai capito? Il Karma, quel tipo grande tanto, amico tuo, quell’armadio!
N.: E non hai ancora conosciuto i gemelli Yin e Yang.
e ancora
A.: Perché vedi il problema è che... ma no, non te ne posso parlare ora, sono ubriaca e quando sono ubriaca parlo troppo. Poi mi sfotti.
L.: Forse è meglio se ti fermi e me ne parli in un altro momento. Ne parliamo quando sei sobria.
A.: Sì, decisamente. Anche perchè altrimenti domani mattina mi sveglio e mi pento perché non mi ricordo più cosa ti ho detto.
L.: O magari ne parliamo quando siamo ubriachi tutti e tue. So diventare molto più empatico quando sono ubriaco. Persino meno stronzo.
A.: Ma tu non sei stronzo.
L.: Cosa? No, ti sbagli, io sono stronzo. Ci manca solo che...
A.: Mi ispiri fiducia.
L.: No, no, no! Ci ho costruito una carriera sul mio essere stronzo! Non puoi avere fiducia in me, sono un delinquente!
A.: Ma no, non è vero.
L.: Ma allora non mi ascolti! Sono uno stronzo, un bastardo, un poco di buono!
A.: ...
L.: Ma guarda te. Una vita dedicata al teppismo e questo è il risultato...
e infine
L.: Solo a guardarti mi viene da ridere.
R.: Anche a me.
L.: Posso farti una foto da attaccare in ufficio, così la guardo e rido?