7/5
2010

La pericolosa vita di provincia

[Reperto 1: non si vive per lavorare, né si lavora per vivere.]
#: Questa è una di quelle riunioni che iniziano tranquille e finiscono con la gente che si butta giù dalle finestre.


[Reperto 2: nostalgia per la giovinezza.]
#: ... quindi questo mio amico tira fuori dalla tasca un coltello e...
G: Un coltello?
#: Beh, sì, negli anni Novanta tenevamo tutti un coltello in tasca. Erano anni pericolosi.


[Reperto 3: quando l’uomo con la roulotte incontra l’uomo con il fucile.]
#: E quindi posso lasciare qui la roulotte e poi venirla a prendere quando voglio, giusto? A qualsiasi ora, anche di notte?
Custode del dormitorio per roulotte: Certo, quando vuoi. Però se sento dei rumori dopo le dieci e mezza di sera, io esco con il fucile e sparo basso. Non spreco un colpo in aria, con quello che costano le cartucce. Sai com’è, custodisco anche roba di valore qui dentro, può sempre trattarsi di un ladro. Poi se invece è un cliente mi dispiace... quindi è meglio se mi avverti prima di passare.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




30/4
2010

Libero Borgo Natio

Come ho già avuto modo di ricordare in passato, nel Triste Borgo Natio la Liberazione non è arrivata il 25 Aprile ma il 29. Non so cos’abbiano fatto partigiani e americani quei quattro giorni, probabilmente stavano discutendo se lasciare il veneto in mano ai fascionazi o meno (forse avevano previsto che alla lunga non ne sarebbe valsa la pena).

Ad ogni modo, dato che oggi è il 30 ma ieri avevo da fare, ecco questo bel video scovato dalla cara Kumquat:



In esso si può notare come ben poco sia cambiato al Borgo dai tempi della Liberazione a parte il fatto che sì, c’erano molti più partigiani in giro e no, non si ammazzano più i fascisti, e tutta quella gente in piazza credo non si veda da quando è venuto Fiorello con il karaoke.




28/4
2010

Giorno e giornamenti

Nelle ultime settimane la cronaca ci ha dato diverse soddisfazioni: i preti pedofili, il vulcano islandese, Fini che cerca di tirare sul prezzo dimenticando che il suo padrone è un professionista del mercato delle vacche. Ma non sempre si può ridere e scherzare sulle disgrazie altrui, a volte è necessario anche occuparsi di cose più futili. Per esempio, a causa di questa grave crisi che sta per ucciderci tutti, quest’anno le vacanze in Grecia costeranno di più o di meno?

Apocalipsi Nau, regia di Francis Ford Coppola, musiche dei Doors. Il film comincia con una giungla incendiata e degli elicotteri e sotto la musica dei Doors. Il film è costato tantissimo, solo di elicotteri sicuro più di un milione di dollari.

In questo periodo leggo poco, non ho molto tempo. Però leggo bene, mi sto dedicando a quel poderoso "2666" di Bolaño che per qualche motivo non avevo mai sentito nominare fino a pochi mesi fa ed ora continuo a trovare dappertutto. Beh, scriveva da dio, è una vergogna che lui sia morto, però intanto che io mi faccio strada tra le novecento e rotte pagine del suo capolavoro altri libri continuano ad accumularsi intonsi sullo scaffale (quello vero) ed io non avrò abbastanza vita da leggerli tutti. Sul serio, ragazzi, smettetela di scrivere, o meglio ancora trovatemi un lavoro in cui io sono pagato per leggere oziosamente tutto il giorno.

Marlon Brando è Kurtz, ed è praticamente il protagonista. Infatti il vero protagonista non me lo ricordo, perché è diciamo un pretesto, diciamo un tramite, per arrivare al vero protagonista che è Marlon Brando, che muore mentre uccidono un bue. Fatto apposta, notare bene.

Questo fine settimana l’ho dedicato interamente ad uno stage di tai chi con un maestro cinese estremamente bravo, che pratica uno stile estremamente interessante e che, a differenza della maggior parte dei maestri di arti marziali, sa anche parlare bene e spiegare i principi ed i fondamenti teorici di quello che pratica. Ora potrei intrattermi per ore ad illustrare nel dettaglio tutte le mie riflessioni sul Chen metodo Hong, sul tai chi e sui diversi scopi di chi pratica un’arte marziana, in fondo è il mio stupido bloggo e ci posso fare quello che voglio, ma ne verrebbe fuori un discorso molto lungo e mortalmente noioso per chiunque non sia me.

Apocalipsi Nau configura la scena di una sfida, la sfida dell’uomo con la natura, e poi, mmm, la sfida dell’uomo con la natu... E qualcosa che c’entra con un serpente.

Il 2 Settembre a Bologna suonano gli Arcade Fire, uno dei migliori gruppi di questi ultimi anni, secondo uno dei migliori blogger che state leggendo in questo preciso momento. Io chiaramente non ho la più pallida idea di cosa farò il 2 Settembre ma mi piacerebbe molto essere a quel concerto, per cui so che invece succederanno contemporaneamente una o più delle seguenti catastrofi: Pornorambo che decide di sposarsi proprio quel giorno, parenti o altri animali che soccombono, Gravi Impegni di Lavoro, influenza, casa crollata, terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette! Ma almeno è bello saperlo con quattro mesi di anticipo.

Questa non è una società meritocratica, comunque.




23/4
2010

Piove sul giusto e sull’iniquo

Non sempre è facile comprendere quello che succede in questo paese, soprattutto se ci si ostina a dire no alle sostanze psicotrope. Perciò mi è sembrato importante fare un piccolo riassunto della situazione, senza grandi pretese, giusto per sapermi riorientare nell’androne politico (si dice così, no?) quando l’effetto di questo maledetto francobollo lisergico avrà finito il suo effetto.

1.) Fini dice che non c’è democrazia nel pdl.
Mica se n’è accorto ieri, lui erano anni che voleva dirlo, ma poi per un motivo o per l’altro non c’è mai stata occasione. Succede anche a me, di avere in mente qualcosa di assolutamente importante ed urgente da dire e di non riuscire a dirlo, e poi quando lo dico tutti mi guardano storto e sbottano eh, ma potevi anche dirlo prima. Ed io ho molti meno impegni di Fini, me lo immagino. Me lo immagino, alla Camera o in una di quelle riunioni molto serie di postfascioni, che si schiarisce la voce ed apre la bocca per dire che non c’è democrazia nel partito e all’improvviso Gasparri se ne esce con una cazzata e tutti ridono, o squilla il telefono, o c’è un terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette, o salta su una pop up per dire che le mucche su farmville stanno tutte morendo, si distrae un attimo e la faccenda gli scappa di mente. Capita! Ma ora finalmente l’ha detto, forse non pensava di essere ascoltato ma l’ha detto.

2.) Si è scatenato un bel casino nel pdl.
Perché se c’è una critica che Berlusconi non può accettare è che lui sia entrato in politica per evitare guai con la giustizia, se ce ne fosse una sola, ma un’altra che proprio non gli va giù è che lo si accusi di essere basso, o anche mafioso, o che sfrutti le proprie televisioni per vincere le elezioni, o che paghi le tipe per portarselo a letto, o che non gli tiri, ma se ci fossero, poniamo, mille critiche che Berlusconi non può accettare, una di queste sarebbe senz’altro che nel suo partito non ci sia la democrazia. Era un’accusa che non gli piaceva nel partito che aveva prima, quella specie di culto della sua persona che aveva fondato con annuncio televisivo e di cui si era autoproclamato unico leader, ed a maggior ragione gli ripugna in questo, che ha tirato fuori dal culo cilindro in mezzo alla folla giuliva senza neppure consultare i propri alleati.

3.) Berlusconi si vuole liberare di Fini.
Colpo di scena! Perché niente dice "democrazia" quanto cacciare dal partito chi è in disaccordo con la leadership, come giustamente insegnava l’Unione Sovietica. Ma così come nessuna festa è una vera festa finché un pazzoide ubriaco non inizia a pisciare nel punch, nessuna bega di maggioranza è divertente finché non interviene Bossi, e Bossi è intervenuto annunciando che farà da paciere tra i due contendenti oppure straccerà l’alleanza e farà cadere il governo, a seconda che l’abbia vinta la sua metà buona o quella malvagia. Se qualcuno se lo stesse davvero chiedendo, la metà buona è quella con l’ictus.

4.) Bossi teme ostacoli sul percorso delle riforme.
Dove per "teme" naturalmente si intende "spera", perché da quando ha abbandonato la sua idea della Padania come repubblica spaziale indipendente (l’ha lasciata nell’altra metà di cervello) tutto il programma politico di Bossi si basa sulle riforme. Quali riforme non se lo ricorda, il che è un bel problema per gli alleati che cercano di accontentarlo. Tutto ciò che gli è rimasto in testa è il federalismo fiscale, che è già un bel po’ di più di quello che ha in testa suo figlio, ma se per caso il governo riuscisse a mettere in atto questo benedetto federalismo fiscale poi Bossi che fa? Di che parla tutto il giorno? Per non parlare del rischio concretissimo che il federalismo fiscale si riveli un pacco terribile anche per i suoi elettori, e allora come giustificarsi dopo vent’anni di promesse mirabolanti? Meglio far cadere adesso il governo, tanto come ha anticipato Zazà "si sa di chi sarebbe la colpa", e continuare a cavalcare la tigre a tempo indefinito.

5.) Non ci sono più le mezze stagioni.
Tra intrighi, alleanze, minacce, promesse mancate e bisticci vari ormai il partito di maggioranza sembra soffrire di tutti i peggiori difetti del partito di opposizione, il che è reso estremamente più agevole dal fatto che il partito di opposizione ha da tempo fatto tutto il possibile per assomigliare al partito di maggioranza. Se si andasse a votare ora, Marx ce ne scampi e liberi, avremmo di fronte due forze politiche praticamente identiche, afflitte dai medesimi mali e con programmi politici equiparabili. Solo che una delle due ha almeno un leader nano e mafioso (ma democratico, eh, nun te incazzà) mentre l’altra un personaggio assolutamente marginale e privo di carisma. Per non parlare poi del PD.




19/4
2010

L’amore ai tempi della golf

Sabato, otto del pomeriggio. Mentre la città dorme io, alcuni fidi compagni di sbornie ed altri personaggi non accreditati ci ritroviamo in un noto locale ex di sinistra del Triste Borgo Natio per festeggiare il compleanno dell’amico Nello. Diventare un maestro di pianoforte, visitare il Nepal in bicicletta, scrivere il Romanzo Maledetto del XXI secolo, lavarsi: incredibile quante cose puoi riuscire a non fare in trent’anni, ma a noi Nello piace così, con la barba folta di problemi e lo sguardo teso a scrutare gli angosciosi misteri della natura umana, come un cantante dei Baustelle meno ricco e famoso. La serata ha seguito il tradizionale copione delle feste di compleanno, così come si svolgono in veneto dai tempi della calata degli ungari: giro di aperitivi, chiacchiere, gossip, insulti, ubriachezza, vanagloriose affermazioni di mascolinità, minacce, atti di vandalismo, discesa agli inferi, pentimento, espiazione, morte simbolica, resurrezione dell’eroe, altro giro di aperitivi e poi finalmente la cena, a base di carne alla griglia ed alcolici.

Prima nota di demerito: Nello con la grigliata ordina il bianco. Come nei peggiori bar di Parigi.

Seconda nota di demerito: una persona di cui non svelerò il nome per tutelarne la privacy, ma noto come la terza persona singolare del passato remoto del verbo essere (mod. indicativo), ha finalmente svelato il segreto del proprio fascino irresistibile. Le donne cadono ai suoi piedi non in virtù del suo aspetto fisico (e mi pareva), non per le dimensioni ciclopiche del suo membro virile, non per il biglietto da cinquanta euro che allunga fuori dal finestrino, bensì grazie alle stupefacenti proprietà afrodisiache della sua auto nuova, in grado di calamitare fanciulle vogliose nel raggio di svariati chilometri come il nettare con le api.

Una golf.

Siete perplessi quanto me, vero? O anche di più, se avete appena acceso il mutuo per comprarvi l’audi.

Terza nota di demerito: una persona di cui non svelerò il nome per tutelare la dignità di questo bloggo si è scandalizzata del fatto che qualcuno possa arrivare a pagare 1000 euro per una escort e poi, tipo, lasciarla in vita, perché lui per quella cifra come minimo pretende di poterla squartare, una donna.

(sì, abbiamo già segnalato ai carabinieri, grazie)

Quarta nota di demerito: una persona di cui non svelerò il nome (vabbè, Vania, ma che v’importa?) non ha saputo spiegare perché dopo tanti anni sia ancora fidanzata con il tipo di cui sopra. A parte i 1000 euro, naturalmente.

Quinta nota di demerito: Pornorambo ha svelato che il tipo del punto 3 possiede un membro virile di dimensioni ciclopiche, pur essendo del tutto sprovvisto di golf. A questo punto è chiaro che qualcuno non ci sta dicendo tutta la verità.

Sesta nota di demerito: ad un certo punto è arrivato anche Gianni Barattolo, gli ho fatto notare quanto fosse ingrassato, non si è offeso ma ha cercato di vendermi un software gestionale da svariate centinaia di migliaia di euro. Non ero così ubriaco, Gianni! Comunque si vede che altre volte è più fortunato, dato che palesemente il pane in tavola riesce a portarlo.

Settima nota di demerito: tutti hanno giudicato offensive le mie battute sull’adipe di Gianni, ma quando si è seduto a tavola gli hanno offerto solo il piatto dell’insalata.

Ottava nota di demerito: stavo appunto raccontando delle mie avventure come SuperSochologo, il supereroe che entra in azione ogni qualvolta un bizzarro fenomeno sociale ha bisogno di essere interpretato, quando un tizio vestito come un cantante hip hop della vecchia scuola di Cinisello Balsamo ’96 è entrato e si è seduto di fianco a Nello.

Nona nota di demerito: la golf, cazzo, da non credere. Cosa non può fare l’odore di similpelle dei sedili nuovi.

Decima nota di demerito: ho visto gente approcciarsi alle costine di maiale con coltello e forchetta. Santi numi.

Undicesima nota: E’ stato osservato che la maggioranza dei maschi eterosessuali non ha idea del colore delle piastrelle della propria cucina, ma solo la vaga sensazione di avere delle piastrelle in cucina. Non è dimostrato, non ha validità scientifica, è quindi una teoria sochologica® .

Dodicesima nota di demerito: Nello che mangia la polenta. Neanche Salvador Dalì avrebbe potuto immaginare un tale paradosso.

Insomma, è stata una serata bella, e di certo mi verrebbero in mente mille e mille altri spassosi aneddoti se solo non avessi tutto questo sonno. Ma sono certo che l’amico Pornorambo o eventuali altri commensali si premureranno di colmare le mie lacune. In caso contrario, chiudo con un’ultima pregiata citazione:

A.: Vorrei della tagliata, grazie.
L.: Della tagliata? Ma se non riesci neanche ad aprire la bottiglietta dell’aceto! Vedi di porti degli obbiettivi più alla portata dei tuoi limiti.


E dopo tale simpatia torno a rispondere alle minacce di morte che assediano la mia posta elettronica.




15/4
2010

Don’t mess with sochos

Dato che in Italia non abbiamo problemi più seri di cui occuparci, tipo vecchi miliardari psicopatici e pure un po’ ciccioni che vogliono diventare teledittatori per conto della mafia, è da qualche giorno che tiene banco sui giornali la dichiarazione di un tale cardinale Tarcisio Bertone, una specie di primo ministro del Papa, secondo cui ci sarebbe una dimostrata relazione tra omosessualità e pedofilia. Io francamente non avevo dato gran peso a queste affermazioni, sia perché non ho figli in età pedofiliaca di cui preoccuparmi, sia perché per la mia formazione scientifica preferisco affidarmi a Focus. Oggi però mi ci sono messo d’impegno ed ho letto un intero trafiletto riportante la notizia, scoprendo che secondo il cardinale "molti sociologi, molti psichiatri hanno dimostrato che non c’è relazione tra celibato e pedofilia e invece molti altri hanno dimostrato, me lo hanno detto recentemente, che c’è una relazione tra omosessualità e pedofilia.". Avete letto? "Molti sociologi". In virtù dei molti anni trascorsi in un covo di aspiranti brigatisti a fumare spezie e studiare Weber tra i canederli e le kefiah puzzolenti, mi sento tirato in mezzo.
Sgombriamo il campo da ogni sospetto specificando innanzi tutto che io non sono tra quelli citati dal porporato, anche perché non ho mai dimostrato alcunché. Non mi sono neanche mai interessato accademicamente all’argomento, il che da un lato fa di me un incompetente ma dall’altro mi rende privo di pregiudizi scientifici e quindi più obbiettivo e distaccato nella mia analisi (questa è la sochologia, pezzenti). Mi limiterò pertanto ad analizzare con sguardo sochologico le dichiarazioni di questo sig. Tarcisio Bertone. "Tarcisio"? Cazzo, solo il prete poteva fare. Nessun problema se ti chiamo "Tarcy", vero?
Bene, Tarcy, si va. Ammettiamo pure che tu sia in buona fede (ahahahahah) e che ti sia limitato a dire la verità, perché in fondo sei un uomo di chiesa intento a trovare uno stratagemma per difendere l’istituzione da cui derivano la tua autorità ed il tuo potere e fornire una copertura ai tuoi colleghi invischiati in vicende ripugnanti, quindi non vedo perché dovresti mentire. Questo non significa, purtroppo, che tu non abbia detto lo stesso un’idiozia di proporzioni bibliche.
Prima di tutto, è ben noto che qualunque dichiarazione inizi con "Molti sociologi hanno dimostrato che" non ha alcuna credibilità. Per ogni sochologo che dimostra qualcosa troverai un altro sochologo che dimostra il suo contrario, e questo perché la sochologia è una scienza creativa, viva, ruspante, non una scienza esatta come la noiosa matematica. E poi "molti", molti quanti? Metti cazzo su tavolo e spara qualche fonte, Tarcy, ma ti avviso che stavolta non è valido moltiplicare ogni nome per tre. In secondo luogo, "non c’è relazione tra celibato e pedofilia". Affermazione generica, antiscientifica ed anche un filino improbabile, visto che un bravo sochologo (io, per esempio) riuscirebbe a trovare una relazione tra qualsiasi insieme finito o infinito di elementi fenomenici, compresi celibato e calvizie, celibato e infiammazione del tunnel carpale, celibato e passione per le scarpette di Prada. Lo studio, per dire, è stato condotto su tutti i celibi o solo su quelli che erano obbligati a rimanere celibi per tutta la vita a causa delle rigide norme imposte dal proprio onnipotente datore di lavoro? Perché è una variabile che scompiglia non di poco le carte in tavola, eh. Uno che è celibe perché suona il basso in un gruppo rock e passa le giornate a fornicare con le groupies è meno probabile che adeschi i bambini rispetto ad uno che magari a causa della veste talare non riuscirebbe ad avvicinare sessualmente nessun adulto consenziente. Ha anche meno tempo a disposizione. Per quanto riguarda, infine, il "molti altri hanno dimostrato che c’è una relazione tra omosessualità e pedofilia", che ha fatto comprensibilmente arrabbiare tutti gli omosessuali da qui a Phuket, anche qui ci dobbiamo affidare ciecamente alle tue parole, Tarcy. OK, dei tizi che conosci tu hanno dimostrato, immagino con il camice bianco e gli esperimenti in laboratorio e tutto, che esisterebbe una relazione tra queste due inclinazioni sessuali. Questo vuol dire che gli omosessuali sono tutti potenziali pedofili? No, anche se ti piacerebbe darcelo a bere. Si parla di relazione, non di causazione, ovvero i due fenomeni sarebbero stati riscontrati contemporaneamente in un numero significativo di soggetti, ma non è specificato se uno dei due causa l’altro, o se sono entrambi causati da una terza variabile, o quale si manifesta prima, o perché, o quando, in che condizioni, ecc. Non è specificato neanche quanto forte è la relazione. Scientificamente è come dire che c’è una relazione tra la presenza di neve al suolo e l’allestimento del presepe. Secondo i tuoi presunti amici sochologi, quindi, tra omosessualità e pedofilia esisterebbe una "relazione", il che può anche significare che molti pedofili prediligono violentare bambini del loro stesso sesso e questo, ammesso che sia vero, è molto diverso dal dire che molti omosessuali sono anche pedofili, o che l’omosessualità induce desideri di pedofilia, come la tua frase lasciava volutamente supporre. Mi fermo qui, caro il mio Tarcy, consapevole di averti messo sul vetrino solo per difendere il buon nome della sochologia e per educare le masse mentre è assolutamente evidente che le tue insinuazioni non intendevano ambire a validità scientifica, ma piuttosto fornire un appiglio ai cattolici in difficoltà indicando loro un argomento di discussione apparentemente incontrovertibile: "Sì, è vero che i preti si scopano i bambini, ma recenti ricerche hanno dimostrato che i froci se ne scopano molti di più."
Incontrovertibile per chiunque sia disposto ad accettare senza metterla in discussione qualsiasi affermazione esca dalle sante labbra di un cardinale, naturalmente, a maggior ragione se sostenuta da un’aura di presunta ragionevolezza scientifica. Ma la sai un’altra cosa che possono fare i sochologi, Tarcy, oltre a scrivere stupidi libri sull’ammore o pseudodimostrare pseudorelazioni tra pseudopatologie? Possono prendere le teorie paracule di un vecchio ecclesiastico con l’acqua alla gola, farle a pezzi e metterne in luce la feroce stupidità, la violenta stereotipizzazione e la studiata ambiguità. Questo pure ci hanno insegnato a fare, a socho. Pertanto, se vuoi continuare ad ammaliare il gregge ed a proteggere i delinquenti raccontando favole sui miracoli e gli esseri sovrannaturali e le vergini ascese in cielo fa’ pure, è il tuo lavoro, non verrò certo io ad insegnartelo. Ma la prossima volta vedi di non pestare i piedi alla sochologia, Tarcy, ha amici suscettibili ed alcuni di questi potrebbero essere persino pericolosi.




14/4
2010

Bruxè, le retour / de terugkeer

Dopo lunga attesa, ecco finalmente un breve resoconto della mia scorribanda a Bruxelles, che non mancherà di stupire chi si aspettava di leggere qualcosa di intelligente.

Belgio, land of the brave. Bruxelles, città in cui emigrano le nostre migliori ex-veline ed i nostri più stimati politici di serie c per dedicarsi con passione a dormire su un seggio dell’europarlamento, gettandosi coraggiosamente alle spalle una dura vita di orgasmi e lavoro comunque spudoratamente simulati. Che altro dire di Bruxè che non sia già condensato egregiamente nella parola "cavoletto"? Due o tre cose, in effetti.
Il volo è stato tutto sommato tranquillo, nonostante l’imbarazzante proposta dell’assistente di volo ryanair di lucidarmi le scarpe per cinque euro. La ryan farebbe ormai di tutto per racimolare spiccioli e posso anche capirlo, finché riescono a farmi volare a prezzi accettabili sopporto ben volentieri di far entrare ogni mio avere nel bagaglio a mano, di partire alle prime luci dell’alba e di atterrare a decine di decine di chilometri dalla città dove intendevo veramente atterrare. Però devo ammettere che quando il pilota mi ha chiesto se per cinquanta euro volevo giocare un po’ coi comandi mi sono preoccupato, nonostante il bambino prima di me se la fosse cavata benissimo.
Bruxelles, eredità coloniale e coppie multietniche, vibrazioni creative.
L’albergo era molto vicino ad una fermata della metro, il che si traduceva in una comoda possibilità di andirivieni nel corso della giornata per riposare le stanche membra, mangiare qualcosa, collegarsi fugacemente al wifi della hall. Non era neanche un albergo, in realtà, ma una specie di albergo con dentro dei miniappartamenti per cui ci si poteva cucinare, eventualmente, qualche raffinato piatto italiano che gli indigeni non avrebbero neppure lontamente potuto concepire. Tipo la pizza surgelata, o il cafè solubile (la mancanza di dio ci perdoni). D’altra parte, qualsiasi posto a Bruxè è vicino ad una stilosa fermata della metro, perché ce ne sono ovunque. Gare du Midi. Louiza. Porte de Namur ed il suo quartiere congolese, Parc, i suoi viali arroganti ed i palazzi spocchiosi, Gare Centrale con la sua minuscola e preziosa Grand Place, le guglie e le decorazioni dorate contro il cielo grigio. Heysel, il suo famigerato stadio e l’atomo di ferro spaziale da cui si può ammirare il panorama. Merode ed il suo parco ventoso. Schuman e gli orribili grattacieli dell’unione europea. Eccetera, eccetera, con i suoi graziosi mercatini.
Bruxelles, patria del waffel al cioccolato e della birra quadruplo malto.
In tre giorni scarsi abbiamo visto più o meno tutto quello che si può vedere senza entrare in nessun posto. Niente Magritte, che il museo aveva degli orari improponibili, niente Frida Kahlo, che a malincuore non siamo riusciti a cogliere, ma pazienza, tanto io ho sempre preferito gli astrattisti concettuali. Niente museo del fumetto, che tanto i fumetti sfigati di cui sono innamoratissimi in Belgio interessano soltanto a loro, a noi touristi di passaggio basta ammirarli dipinti sulle pareti dei palazzi. Siamo stati in qualche chiesa, che hanno di buono il fatto di potersi sedere e di avere l’ingresso gratuito, anche se noi per cortesia abbiamo preferito lasciare comunque in dono un chierichetto.
Bruxelles, laboratorio di sconsiderati esperimenti a base di luppolo e ciliegie.
Un pomeriggio semipiovoso ci siamo infilati in una birreria sotterranea che aveva centocinquanta tipi di birra sul listino corto, quello a disposizione sui tavoli/barili. Il listino lungo, che potevi andare a richiedere al banco solo se avevi un mandato dell’alcolisti anonimi, pare ne avesse più di duemila, alcune delle quali clamorosamente fuori norma CEE. C’era uno spazio riservato ai fumatori ed uno, molto più piccolo, riservato ai patetici non fumatori e la cosa sorprendente è che tra i due spazi non esisteva alcuna barriera fisica, semplicemente il fumo restava nella parte fumatori e non invadeva la zona sfigata. Perché ovviamente il fumo era francofono, e sullo spazio non fumatori era stata appesa una bandiera fiamminga.
Bruxelles, quante altre cose mi tornano in mente, quanti divertenti aneddoti, quanti noiosi dettagli. Potrei andare avanti per ore, se mi pagaste, ma dato che la realtà è quel che è preferisco cavarmela con qualche stupida foto, che non ho neppure avuto tempo di ritoccare. Stupitevi di Bruxelles, dove tutto è bilingue e le donne vagano in inverno senza calzini:

Non si fanno mancare le gallerie in stile italianoPolitically scorrectTipo m’illumino di meno, ma con Darth FenerQuesto è un atomo di ferro, sapevatelo









Altre, molte altre, sono (già!) su flickr. E alcune sono belle.




12/4
2010

Ostendetevi tutti

E’ scritto: "Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!" (Gv 20, 29)

Per tutti gli altri, ecco la sindone di Tony Jaa:

La sindone di Tony Jaa

Ora, prostratevi. Che tra l’altro sta per arrivare un calcio volante.




P.S: Il reperto è chiaramente un falso, come si può dedurre dalla mancanza di elefanti.




9/4
2010

Altre insinuazioni infondate sulla passione dei preti per i cinni

Tutto questo scandalo sui preti pedofili è deprimente. Sono andato a messa tutte le domeniche finché sono stato obbligato a farlo, ho frequentato il catechismo, i gruppi parrocchiali, persino un po’ di boy scout, e mai nessuno mi ha molestato. Volete farmi sentire proprio un cesso, eh? Mi sembra comunque evidente che tutti questi attacchi alla Chiesa cattolica nascondono qualcosa, probabilmente una manovra occulta delle stesse gerarchie vaticane per ritardare l’orgasmo. Non è possibile che tutti i sacerdoti provino attrazione sessuale per i bambini, ed alla luce degli scandali che ogni giorno rimbalzano sui giornali di tutto il mondo questo fa emergere un’ipotesi ancora più inquietante: qualcuno si dev’essere scopato i chierichetti controvoglia. Forse avevano interpretato male una nuova norma del diritto canonico, o avevano solo voglia di essere trasferiti lontano da quel noioso paesino arroccato sulle montagne, chissà. Ad ogni modo, anch’io se fossi una vecchia signora molto ricca e potente cercherei in ogni modo di nascondere le malefatte dei miei figlioli, per cui non me la sento proprio di condannare Ratzinger per questo. Per le babbucce di Prada sì, per il lobbismo spietato a favore delle scuole cattoliche e contro i diritti degli esseri umani sì, per il millenario tentativo di lobotomizzare i propri fedeli sì, ma sulla questione dei preti pedofili direi che si può chiudere un occhio. Del resto, se avete dei figli in età prepuberale e desiderate a tutti i costi impartire loro un’educazione cristiana ma per qualche motivo non gradite che ricevano attenzioni sessuali in sagrestia, esistono pur sempre delle efficaci contromisure che potete insegnare per tempo ai vostri pargoli. Lascerò che ad illustrarle sia il dottor Tony Jaa:

Un’ondata di violento anticlericalismo sta per abbattersi su questo molesto missionario

Contemporaneamente, a dimostrazione che la fede del gregge nei più profondi principi del cattolicesimo non è venuta meno, Torino si prepara ad accogliere centinaia di migliaia di pellegrini in visita per l’esposizione della sacra sindone. Chiaramente sono state schierate imponenti misure di sicurezza per evitare attentati, e non vorrei proprio trovarmi nei panni di quei carabinieri impegnati a vigilare su possibili atti di follia mentre sorvegliano migliaia di persone accorse da tutto il mondo per ammirare un lenzuolo vecchio di secoli con il disegno di un tizio torturato e crocefisso che loro asseriscono essere l’incarnazione terreste del creatore del mondo figlio di una vergine. Dev’essere dura distinguere un estremista con il cervello mandato in pappa dalla propria religione, in quella folla. Non voglio mancare di rispetto ai cattolici (quando mai), è solo che questi fenomeni di religiosità irrazionale visti da fuori appaiono così grotteschi e deliranti che persino Bin Laden per l’imbarazzo preferisce parlare di calcio. Per fortuna l’esposizione durerà solo poche settimane, e poi via in lavatrice.




1/4
2010

Un semplice pezzo di legno da catasta

Pinocchio. Pinocchio. Pinocchio. L’odioso nome mi ticchetta nella testa, mi scava buchi nel cervello come il becco di un picchio.

Io con i classici ho sempre avuto un cattivo rapporto. Tutti i classici: i classici della musica, i classici della letteratura, i classici del cinema. Tutti tranne i Grandi Classici Disney, ovviamente, quelli erano capolavori. Sarà perché il classico è sempre stato per me qualcosa di legato alla scuola (ho fatto il classico) ed io ho vissuto la scuola come una lunga battaglia tra me ed i professori, cosa che col senno di poi reputo molto stupida perché avrei potuto ricavare molto di più dall’esperienza scolastica se l’avessi vissuta, per esempio, come un lungo training sulla coltivazione delle muffe nel mio cervello. Ad ogni modo, c’è gente che i classici li subisce e c’è gente che i classici li strappa dalle cold dead hands dei loro creatori e li fa a brandelli, li ricompone, li riempie di scariche elettriche e li riporta in vita. Questo credo sia un grandissimo atto d’amore, anche se vi sconsiglio di farlo sulla fidanzata che v’ha lasciato.
Quella gran capa di Strelnik ha pensato che ad aver bisogno di una bella iniezione di linfa fresca erano le vene del grande burattino italiano. Non Minzolini, ovviamente, ma quello fatto di legno, con un gran naso e malamente interpretato da un comico italiano che una volta faceva ridere. No, neanche Fassino, dai. Pinocchio. E tra tutti i mejo bloggher cui Strelnik ha chiesto di partecipare alla (seconda) riscrittura della favola del pezzo di legno parlante ci sono pure io. L’avreste mai detto che erano rimasti così pochi bloggher in giro? Di fronte a tanto onore mi sono scese per la commozione due grosse gocce di resina, perché io con Pinocchio ho un rapporto speciale: l’ho sempre odiato. Perché prima era un bambino libero, per quanto antipatico, ma alla fine si pente e si doglie dei suoi peccati per diventare un burattino nelle mani di quel falegname ossessivo e della sua fata nazista. Proprio come Giovanni Lindo Ferretti, esatto. O almeno così l’ho visto io, e così l’ho scritto nella storia pubblicata qui, che voi ora potreste andare (per esempio) a leggere e poi tornare qui a dirmi che non è questo granché, che vi aspettavate molto meglio, che non fa ridere ed altre cazzate perché siete invidiosi. O più bravi, certo. Per invogliarvi ulteriormente vi informo anche che tra tutte le belle riscritture pubblicate, la storia prima della mia è stata scritta da Arkangel, ed è davvero una curiosa coincidenza perché quello di Arkangel è stato il primo blog che io abbia cominciato a leggere e questo mi ha invogliato a cominciare a scriverne uno perciò se non fosse stato per lei io probabilmente non sarei qui, o sarei qui ma starei facendo altro, e voi stareste leggendo le sgrammaticate stupidaggini di qualcun altro, oppure stareste leggendo le mie ma in quel caso sareste a casa mia ed avreste frugato nei miei cassetti (non si fa) e se non mi fossi spiegato abbastanza chiaramente ora c’è un mio post attaccato ad uno (splendido) di Arkangel e ’sticazzi tra tutti gli eventi improbabili questo fino a pochi giorni fa era giusto un filo meno improbabile del PD alla presidenza del Veneto.
Insomma, siori e siore, la premiata ditta karmachimica vi presenta Vladimir Ilianovic Rambaldi, detto "Pinocchio" per distinguerlo dal cugino Pigreco. Ed anche, in qualche modo, il suo riflesso.