15/4
2010

Don’t mess with sochos

Dato che in Italia non abbiamo problemi più seri di cui occuparci, tipo vecchi miliardari psicopatici e pure un po’ ciccioni che vogliono diventare teledittatori per conto della mafia, è da qualche giorno che tiene banco sui giornali la dichiarazione di un tale cardinale Tarcisio Bertone, una specie di primo ministro del Papa, secondo cui ci sarebbe una dimostrata relazione tra omosessualità e pedofilia. Io francamente non avevo dato gran peso a queste affermazioni, sia perché non ho figli in età pedofiliaca di cui preoccuparmi, sia perché per la mia formazione scientifica preferisco affidarmi a Focus. Oggi però mi ci sono messo d’impegno ed ho letto un intero trafiletto riportante la notizia, scoprendo che secondo il cardinale "molti sociologi, molti psichiatri hanno dimostrato che non c’è relazione tra celibato e pedofilia e invece molti altri hanno dimostrato, me lo hanno detto recentemente, che c’è una relazione tra omosessualità e pedofilia.". Avete letto? "Molti sociologi". In virtù dei molti anni trascorsi in un covo di aspiranti brigatisti a fumare spezie e studiare Weber tra i canederli e le kefiah puzzolenti, mi sento tirato in mezzo.
Sgombriamo il campo da ogni sospetto specificando innanzi tutto che io non sono tra quelli citati dal porporato, anche perché non ho mai dimostrato alcunché. Non mi sono neanche mai interessato accademicamente all’argomento, il che da un lato fa di me un incompetente ma dall’altro mi rende privo di pregiudizi scientifici e quindi più obbiettivo e distaccato nella mia analisi (questa è la sochologia, pezzenti). Mi limiterò pertanto ad analizzare con sguardo sochologico le dichiarazioni di questo sig. Tarcisio Bertone. "Tarcisio"? Cazzo, solo il prete poteva fare. Nessun problema se ti chiamo "Tarcy", vero?
Bene, Tarcy, si va. Ammettiamo pure che tu sia in buona fede (ahahahahah) e che ti sia limitato a dire la verità, perché in fondo sei un uomo di chiesa intento a trovare uno stratagemma per difendere l’istituzione da cui derivano la tua autorità ed il tuo potere e fornire una copertura ai tuoi colleghi invischiati in vicende ripugnanti, quindi non vedo perché dovresti mentire. Questo non significa, purtroppo, che tu non abbia detto lo stesso un’idiozia di proporzioni bibliche.
Prima di tutto, è ben noto che qualunque dichiarazione inizi con "Molti sociologi hanno dimostrato che" non ha alcuna credibilità. Per ogni sochologo che dimostra qualcosa troverai un altro sochologo che dimostra il suo contrario, e questo perché la sochologia è una scienza creativa, viva, ruspante, non una scienza esatta come la noiosa matematica. E poi "molti", molti quanti? Metti cazzo su tavolo e spara qualche fonte, Tarcy, ma ti avviso che stavolta non è valido moltiplicare ogni nome per tre. In secondo luogo, "non c’è relazione tra celibato e pedofilia". Affermazione generica, antiscientifica ed anche un filino improbabile, visto che un bravo sochologo (io, per esempio) riuscirebbe a trovare una relazione tra qualsiasi insieme finito o infinito di elementi fenomenici, compresi celibato e calvizie, celibato e infiammazione del tunnel carpale, celibato e passione per le scarpette di Prada. Lo studio, per dire, è stato condotto su tutti i celibi o solo su quelli che erano obbligati a rimanere celibi per tutta la vita a causa delle rigide norme imposte dal proprio onnipotente datore di lavoro? Perché è una variabile che scompiglia non di poco le carte in tavola, eh. Uno che è celibe perché suona il basso in un gruppo rock e passa le giornate a fornicare con le groupies è meno probabile che adeschi i bambini rispetto ad uno che magari a causa della veste talare non riuscirebbe ad avvicinare sessualmente nessun adulto consenziente. Ha anche meno tempo a disposizione. Per quanto riguarda, infine, il "molti altri hanno dimostrato che c’è una relazione tra omosessualità e pedofilia", che ha fatto comprensibilmente arrabbiare tutti gli omosessuali da qui a Phuket, anche qui ci dobbiamo affidare ciecamente alle tue parole, Tarcy. OK, dei tizi che conosci tu hanno dimostrato, immagino con il camice bianco e gli esperimenti in laboratorio e tutto, che esisterebbe una relazione tra queste due inclinazioni sessuali. Questo vuol dire che gli omosessuali sono tutti potenziali pedofili? No, anche se ti piacerebbe darcelo a bere. Si parla di relazione, non di causazione, ovvero i due fenomeni sarebbero stati riscontrati contemporaneamente in un numero significativo di soggetti, ma non è specificato se uno dei due causa l’altro, o se sono entrambi causati da una terza variabile, o quale si manifesta prima, o perché, o quando, in che condizioni, ecc. Non è specificato neanche quanto forte è la relazione. Scientificamente è come dire che c’è una relazione tra la presenza di neve al suolo e l’allestimento del presepe. Secondo i tuoi presunti amici sochologi, quindi, tra omosessualità e pedofilia esisterebbe una "relazione", il che può anche significare che molti pedofili prediligono violentare bambini del loro stesso sesso e questo, ammesso che sia vero, è molto diverso dal dire che molti omosessuali sono anche pedofili, o che l’omosessualità induce desideri di pedofilia, come la tua frase lasciava volutamente supporre. Mi fermo qui, caro il mio Tarcy, consapevole di averti messo sul vetrino solo per difendere il buon nome della sochologia e per educare le masse mentre è assolutamente evidente che le tue insinuazioni non intendevano ambire a validità scientifica, ma piuttosto fornire un appiglio ai cattolici in difficoltà indicando loro un argomento di discussione apparentemente incontrovertibile: "Sì, è vero che i preti si scopano i bambini, ma recenti ricerche hanno dimostrato che i froci se ne scopano molti di più."
Incontrovertibile per chiunque sia disposto ad accettare senza metterla in discussione qualsiasi affermazione esca dalle sante labbra di un cardinale, naturalmente, a maggior ragione se sostenuta da un’aura di presunta ragionevolezza scientifica. Ma la sai un’altra cosa che possono fare i sochologi, Tarcy, oltre a scrivere stupidi libri sull’ammore o pseudodimostrare pseudorelazioni tra pseudopatologie? Possono prendere le teorie paracule di un vecchio ecclesiastico con l’acqua alla gola, farle a pezzi e metterne in luce la feroce stupidità, la violenta stereotipizzazione e la studiata ambiguità. Questo pure ci hanno insegnato a fare, a socho. Pertanto, se vuoi continuare ad ammaliare il gregge ed a proteggere i delinquenti raccontando favole sui miracoli e gli esseri sovrannaturali e le vergini ascese in cielo fa’ pure, è il tuo lavoro, non verrò certo io ad insegnartelo. Ma la prossima volta vedi di non pestare i piedi alla sochologia, Tarcy, ha amici suscettibili ed alcuni di questi potrebbero essere persino pericolosi.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




14/4
2010

Bruxè, le retour / de terugkeer

Dopo lunga attesa, ecco finalmente un breve resoconto della mia scorribanda a Bruxelles, che non mancherà di stupire chi si aspettava di leggere qualcosa di intelligente.

Belgio, land of the brave. Bruxelles, città in cui emigrano le nostre migliori ex-veline ed i nostri più stimati politici di serie c per dedicarsi con passione a dormire su un seggio dell’europarlamento, gettandosi coraggiosamente alle spalle una dura vita di orgasmi e lavoro comunque spudoratamente simulati. Che altro dire di Bruxè che non sia già condensato egregiamente nella parola "cavoletto"? Due o tre cose, in effetti.
Il volo è stato tutto sommato tranquillo, nonostante l’imbarazzante proposta dell’assistente di volo ryanair di lucidarmi le scarpe per cinque euro. La ryan farebbe ormai di tutto per racimolare spiccioli e posso anche capirlo, finché riescono a farmi volare a prezzi accettabili sopporto ben volentieri di far entrare ogni mio avere nel bagaglio a mano, di partire alle prime luci dell’alba e di atterrare a decine di decine di chilometri dalla città dove intendevo veramente atterrare. Però devo ammettere che quando il pilota mi ha chiesto se per cinquanta euro volevo giocare un po’ coi comandi mi sono preoccupato, nonostante il bambino prima di me se la fosse cavata benissimo.
Bruxelles, eredità coloniale e coppie multietniche, vibrazioni creative.
L’albergo era molto vicino ad una fermata della metro, il che si traduceva in una comoda possibilità di andirivieni nel corso della giornata per riposare le stanche membra, mangiare qualcosa, collegarsi fugacemente al wifi della hall. Non era neanche un albergo, in realtà, ma una specie di albergo con dentro dei miniappartamenti per cui ci si poteva cucinare, eventualmente, qualche raffinato piatto italiano che gli indigeni non avrebbero neppure lontamente potuto concepire. Tipo la pizza surgelata, o il cafè solubile (la mancanza di dio ci perdoni). D’altra parte, qualsiasi posto a Bruxè è vicino ad una stilosa fermata della metro, perché ce ne sono ovunque. Gare du Midi. Louiza. Porte de Namur ed il suo quartiere congolese, Parc, i suoi viali arroganti ed i palazzi spocchiosi, Gare Centrale con la sua minuscola e preziosa Grand Place, le guglie e le decorazioni dorate contro il cielo grigio. Heysel, il suo famigerato stadio e l’atomo di ferro spaziale da cui si può ammirare il panorama. Merode ed il suo parco ventoso. Schuman e gli orribili grattacieli dell’unione europea. Eccetera, eccetera, con i suoi graziosi mercatini.
Bruxelles, patria del waffel al cioccolato e della birra quadruplo malto.
In tre giorni scarsi abbiamo visto più o meno tutto quello che si può vedere senza entrare in nessun posto. Niente Magritte, che il museo aveva degli orari improponibili, niente Frida Kahlo, che a malincuore non siamo riusciti a cogliere, ma pazienza, tanto io ho sempre preferito gli astrattisti concettuali. Niente museo del fumetto, che tanto i fumetti sfigati di cui sono innamoratissimi in Belgio interessano soltanto a loro, a noi touristi di passaggio basta ammirarli dipinti sulle pareti dei palazzi. Siamo stati in qualche chiesa, che hanno di buono il fatto di potersi sedere e di avere l’ingresso gratuito, anche se noi per cortesia abbiamo preferito lasciare comunque in dono un chierichetto.
Bruxelles, laboratorio di sconsiderati esperimenti a base di luppolo e ciliegie.
Un pomeriggio semipiovoso ci siamo infilati in una birreria sotterranea che aveva centocinquanta tipi di birra sul listino corto, quello a disposizione sui tavoli/barili. Il listino lungo, che potevi andare a richiedere al banco solo se avevi un mandato dell’alcolisti anonimi, pare ne avesse più di duemila, alcune delle quali clamorosamente fuori norma CEE. C’era uno spazio riservato ai fumatori ed uno, molto più piccolo, riservato ai patetici non fumatori e la cosa sorprendente è che tra i due spazi non esisteva alcuna barriera fisica, semplicemente il fumo restava nella parte fumatori e non invadeva la zona sfigata. Perché ovviamente il fumo era francofono, e sullo spazio non fumatori era stata appesa una bandiera fiamminga.
Bruxelles, quante altre cose mi tornano in mente, quanti divertenti aneddoti, quanti noiosi dettagli. Potrei andare avanti per ore, se mi pagaste, ma dato che la realtà è quel che è preferisco cavarmela con qualche stupida foto, che non ho neppure avuto tempo di ritoccare. Stupitevi di Bruxelles, dove tutto è bilingue e le donne vagano in inverno senza calzini:

Non si fanno mancare le gallerie in stile italianoPolitically scorrectTipo m’illumino di meno, ma con Darth FenerQuesto è un atomo di ferro, sapevatelo









Altre, molte altre, sono (già!) su flickr. E alcune sono belle.




12/4
2010

Ostendetevi tutti

E’ scritto: "Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!" (Gv 20, 29)

Per tutti gli altri, ecco la sindone di Tony Jaa:

La sindone di Tony Jaa

Ora, prostratevi. Che tra l’altro sta per arrivare un calcio volante.




P.S: Il reperto è chiaramente un falso, come si può dedurre dalla mancanza di elefanti.




9/4
2010

Altre insinuazioni infondate sulla passione dei preti per i cinni

Tutto questo scandalo sui preti pedofili è deprimente. Sono andato a messa tutte le domeniche finché sono stato obbligato a farlo, ho frequentato il catechismo, i gruppi parrocchiali, persino un po’ di boy scout, e mai nessuno mi ha molestato. Volete farmi sentire proprio un cesso, eh? Mi sembra comunque evidente che tutti questi attacchi alla Chiesa cattolica nascondono qualcosa, probabilmente una manovra occulta delle stesse gerarchie vaticane per ritardare l’orgasmo. Non è possibile che tutti i sacerdoti provino attrazione sessuale per i bambini, ed alla luce degli scandali che ogni giorno rimbalzano sui giornali di tutto il mondo questo fa emergere un’ipotesi ancora più inquietante: qualcuno si dev’essere scopato i chierichetti controvoglia. Forse avevano interpretato male una nuova norma del diritto canonico, o avevano solo voglia di essere trasferiti lontano da quel noioso paesino arroccato sulle montagne, chissà. Ad ogni modo, anch’io se fossi una vecchia signora molto ricca e potente cercherei in ogni modo di nascondere le malefatte dei miei figlioli, per cui non me la sento proprio di condannare Ratzinger per questo. Per le babbucce di Prada sì, per il lobbismo spietato a favore delle scuole cattoliche e contro i diritti degli esseri umani sì, per il millenario tentativo di lobotomizzare i propri fedeli sì, ma sulla questione dei preti pedofili direi che si può chiudere un occhio. Del resto, se avete dei figli in età prepuberale e desiderate a tutti i costi impartire loro un’educazione cristiana ma per qualche motivo non gradite che ricevano attenzioni sessuali in sagrestia, esistono pur sempre delle efficaci contromisure che potete insegnare per tempo ai vostri pargoli. Lascerò che ad illustrarle sia il dottor Tony Jaa:

Un’ondata di violento anticlericalismo sta per abbattersi su questo molesto missionario

Contemporaneamente, a dimostrazione che la fede del gregge nei più profondi principi del cattolicesimo non è venuta meno, Torino si prepara ad accogliere centinaia di migliaia di pellegrini in visita per l’esposizione della sacra sindone. Chiaramente sono state schierate imponenti misure di sicurezza per evitare attentati, e non vorrei proprio trovarmi nei panni di quei carabinieri impegnati a vigilare su possibili atti di follia mentre sorvegliano migliaia di persone accorse da tutto il mondo per ammirare un lenzuolo vecchio di secoli con il disegno di un tizio torturato e crocefisso che loro asseriscono essere l’incarnazione terreste del creatore del mondo figlio di una vergine. Dev’essere dura distinguere un estremista con il cervello mandato in pappa dalla propria religione, in quella folla. Non voglio mancare di rispetto ai cattolici (quando mai), è solo che questi fenomeni di religiosità irrazionale visti da fuori appaiono così grotteschi e deliranti che persino Bin Laden per l’imbarazzo preferisce parlare di calcio. Per fortuna l’esposizione durerà solo poche settimane, e poi via in lavatrice.




1/4
2010

Un semplice pezzo di legno da catasta

Pinocchio. Pinocchio. Pinocchio. L’odioso nome mi ticchetta nella testa, mi scava buchi nel cervello come il becco di un picchio.

Io con i classici ho sempre avuto un cattivo rapporto. Tutti i classici: i classici della musica, i classici della letteratura, i classici del cinema. Tutti tranne i Grandi Classici Disney, ovviamente, quelli erano capolavori. Sarà perché il classico è sempre stato per me qualcosa di legato alla scuola (ho fatto il classico) ed io ho vissuto la scuola come una lunga battaglia tra me ed i professori, cosa che col senno di poi reputo molto stupida perché avrei potuto ricavare molto di più dall’esperienza scolastica se l’avessi vissuta, per esempio, come un lungo training sulla coltivazione delle muffe nel mio cervello. Ad ogni modo, c’è gente che i classici li subisce e c’è gente che i classici li strappa dalle cold dead hands dei loro creatori e li fa a brandelli, li ricompone, li riempie di scariche elettriche e li riporta in vita. Questo credo sia un grandissimo atto d’amore, anche se vi sconsiglio di farlo sulla fidanzata che v’ha lasciato.
Quella gran capa di Strelnik ha pensato che ad aver bisogno di una bella iniezione di linfa fresca erano le vene del grande burattino italiano. Non Minzolini, ovviamente, ma quello fatto di legno, con un gran naso e malamente interpretato da un comico italiano che una volta faceva ridere. No, neanche Fassino, dai. Pinocchio. E tra tutti i mejo bloggher cui Strelnik ha chiesto di partecipare alla (seconda) riscrittura della favola del pezzo di legno parlante ci sono pure io. L’avreste mai detto che erano rimasti così pochi bloggher in giro? Di fronte a tanto onore mi sono scese per la commozione due grosse gocce di resina, perché io con Pinocchio ho un rapporto speciale: l’ho sempre odiato. Perché prima era un bambino libero, per quanto antipatico, ma alla fine si pente e si doglie dei suoi peccati per diventare un burattino nelle mani di quel falegname ossessivo e della sua fata nazista. Proprio come Giovanni Lindo Ferretti, esatto. O almeno così l’ho visto io, e così l’ho scritto nella storia pubblicata qui, che voi ora potreste andare (per esempio) a leggere e poi tornare qui a dirmi che non è questo granché, che vi aspettavate molto meglio, che non fa ridere ed altre cazzate perché siete invidiosi. O più bravi, certo. Per invogliarvi ulteriormente vi informo anche che tra tutte le belle riscritture pubblicate, la storia prima della mia è stata scritta da Arkangel, ed è davvero una curiosa coincidenza perché quello di Arkangel è stato il primo blog che io abbia cominciato a leggere e questo mi ha invogliato a cominciare a scriverne uno perciò se non fosse stato per lei io probabilmente non sarei qui, o sarei qui ma starei facendo altro, e voi stareste leggendo le sgrammaticate stupidaggini di qualcun altro, oppure stareste leggendo le mie ma in quel caso sareste a casa mia ed avreste frugato nei miei cassetti (non si fa) e se non mi fossi spiegato abbastanza chiaramente ora c’è un mio post attaccato ad uno (splendido) di Arkangel e ’sticazzi tra tutti gli eventi improbabili questo fino a pochi giorni fa era giusto un filo meno improbabile del PD alla presidenza del Veneto.
Insomma, siori e siore, la premiata ditta karmachimica vi presenta Vladimir Ilianovic Rambaldi, detto "Pinocchio" per distinguerlo dal cugino Pigreco. Ed anche, in qualche modo, il suo riflesso.




30/3
2010

Welcome to Ground Zaia

Benvenuti a Ground Zaia. Mentre i politici tutti si congratulano per la vittoria, girando e rigirando le statistiche come se fossero le puttane con cui si intrattengono la sera, mentre gli esuli si bullano e i giornalisti si interrogano sull’elettorato desaparecido ed i pochi sopravvissuti nelle regioni di pseudosinistra sospirano di sollievo nelle loro roccaforti assediate, indignandosi nobilmente della barbarie che li circonda, al di qua della cortina di polenta ci si sveglia di malavoglia, gonfi di frustrazione sotto il cielo plumbeo.
L’essere umano, quando si rende conto che la vita è una troia e poi muori, come reazione istintiva cerca qualcuno a cui dare la colpa. Tutto quello che va male lo fa per colpa di qualcun altro. Certo, è un ragionamento infantile, una superstizione medievale, ma l’uomo si è evoluto trovando soluzioni semplici a problemi complessi, e pensare che i problemi si risolverebbero magicamente se tutti la pensassero allo steso modo è la soluzione più semplice di tutte. Anch’io penso che se tutti la pensassero come me il mondo andrebbe meglio, solo che io non penso come pensa un leghista (ammettendo per un momento che) e non auspico una normalizzazione della società, una rimozione di tutte le devianze geografiche etniche sessuali culturali e religiose che conduca ad un impossibile livellamento di tutti i comportamenti a quelli preferiti della maggioranza. Questo perché io non sento di far parte della maggioranza, qui ed ora, ma della devianza. Il problema è che la maggior parte delle persone invece appartiene alla maggioranza, questo direi che è abbastanza assodato, una maggioranza per certi aspetti piuttosto compatta oltre che noiosa: bianchi, autoctoni, eterosessuali, formalmente cattolici fintanto che la Chiesa asseconda le loro opinioni, conservatori ed impauriti. Io vorrei una società più deviante, loro vogliono una società più normale, e sarebbe una splendida partita se solo loro non fossero, come credo di avere già detto, la fottuta maggioranza mentre io sono uno.
In questo scontro già così sleale la lega è entrata magnificamente, secondo l’accezione Cthulhiana del termine, prendendo questa reazione istintiva e trasformandola in programma politico, promettendo come tutti qualcosa in cambio del voto. Ad un livello terra terra quel qualcosa non è diverso da quanto offerto dagli altri, soldi lavoro sicurezza e righe di coca. La differenza sta in ciò che viene promesso ad un livello simbolico: la garanzia di essere tutelati nella propria normalità. Non la rivoluzione bolscevica, la pace nel mondo, il regno dei cieli, la Grande Serbia o il sogno americano, ma la banale, confortante pacca sulla spalla di chi ti rassicura che ehi, sei a posto così, non hai niente di sbagliato, sono gli altri che non ti capiscono. Alla gente piace sentirsi dire che è normale, così si evita la gran rottura di balle e lo sforzo spesso inutile di migliorarsi. I risultati si vedono.
E’ desolante. L’apoteosi della conservazione, anzi, della reazione, visto tutto quel chiacchierare sulle fantomatiche radici da difendere e riconquistare, è l’antiprogressismo, la stagnazione, l’impaludamento, la cementificazione, la fine della specie. Ci aggiungerei anche l’apocalisse ed un paio di papè satan aleppè, giusto per sottolineare la mia posizione in materia.
Ora i leghisti hanno un’intera regione con cui giocare, una regione che a causa di peculiarità culturali (l’assenza di cultura è una peculiarità culturale), della situazione economica, del sentimento di deprivazione relativa e di altri fattori sociologici assortiti li ama e li sostiene, come ama e sostiene la mediocrità che rappresentano. Faranno sicuramente molte cose sgradevoli, cose che magari faranno rabbrividire di raccapriccio anche molti di quelli che non sono andati a votare perché non hanno trovato nessuno che li "rappresentasse" politicamente, sante anime belle, perché tanto sono tutti uguali, perché comunque sapevano di perdere. Qualche promessa la bucheranno, comunque non per colpa loro, ma quella più importante la manterranno: faranno in modo che le persone normali continuino a sentirsi fiere dei propri difetti, che la meschinità, la ristrettezza mentale ed il conformismo rimangano dei valori e che la società cambi il più lentamente possibile. Che il deserto avanzi. Chi vive o fugge altrove penserà di essere per il momento al sicuro, ma l’ambizione alla normalità, così come la desertificazione, non conosce barriere geografiche. Benvenuti a Ground Zaia.




25/3
2010

In Bruxè

Senza tirarla tanto per le lunghe, domani mattina io & Amormio partiamo per Bruxelles e torniamo Lunedì. Volevamo andare da qualche parte (una qualsiasi altra parte) e la scelta è caduta su Bruxelles perché, ehi, in due giorni comunque una città decente non la si riesce a vedere. E poi mi hanno detto che vicino alla Grand Place c’è un piadinaro romagnolo che fa delle ottime ciaccine fritte, con lardo fontina e cavoletti della medesima.

Comunque dovrei essere a casa in tempo per votare qualsiasi cosa che non sia Zaia. Qualsiasi cosa. Anche il vaiolo, ma non Zaia.




22/3
2010

Le sconsiderate avventure del giovane guerriero Tai-C, vol. 3

Mentre voi dormivate sereni nelle vostre case, o qualunque altra cosa steste facendo ieri tra le nove del mattino e le tre pomeriggio, si è svolto in quel di Roma il primo campionato intergalattico di tai chi. Evento al quale io, beninteso, ho partecipato, e al quale mi ero ben guardato di accennare prima per la naturale discrezione con cui affronto ogni evento che potrebbe avere esiti catastrofici. L’esatto motivo per cui io ed altri miei simpatici colleghi di arte marziale abbiamo accettato di affrontare questa sfida al momento mi sfugge, ma per quanto mi riguarda mi stupisco sempre della mia propensione ad accettare qualsiasi proposta vada al di là delle mie capacità fisiche e mentali, purché differita di un tranquillizzante paio di settimane. Settimane nelle quali ovviamente la consapevolezza si fa progressivamente strada nella mia mente trasformandosi via via in sospetto, nervosismo, panico incontrollabile e terrore puro, il tutto non sempre nel pieno rispetto dell’armonia tra gli opposti e dell’eleganza dell’universo.
E’ quindi in un clima di grande serenità che sabato mattina abbiamo affrontato il viaggio di discesa lungo lo stivale, su un’auto così piena di bastoni ed armi assortite che sembrava volessimo partecipare alla manifestazione dell’amore del pdl. L’unico evento degno di nota del viaggio è stata la sosta a Città di Castello, che non saprei ritrovare su una cartina geografica neanche se mi interrogassero con la fiamma ossidrica, dove ci siamo fermati a mangiare una deliziosa ciaccina fritta con il lardo e la fontina che rimarrà asfaltata nelle mie arterie per il resto dei miei (lunghi, mi auguro) giorni. Era prevista un’ulteriore tappa di ristorazione in una delle molte terme all’aperto dalle parti di Viterbo, città che non saprei trovare su una cartina geografica neanche se mi dicessero "guarda, non è molto lontana da Città di Castello", ma sfortunatamente in nessuna delle molte terme all’aperto dalle parti di Viterbo c’era abbastanza acqua e/o spazio libero per fare il bagno. Che fine avesse fatto l’acqua nun se capisce, ma si sospetta che le maledette multinazionali delle terme private se ne siano appropriate indebitamente per deviarle verso i loro impianti piccoloborghesi a pagamento. Inutile dire come questo abbia influito negativamente sulla nostra preparazione atletica.
Una volta raggiunto l’hinterland romano ed aver trascorso la notte campeggiati in un container, ieri mattina ci siamo finalmente recati sul luogo della gara pronti a dimostrare a tutti quei nerboruti praticanti di sanda, semi-sanda e compagnia cantante che si può essere ridicoli anche senza indossare i pantaloncini corti. Al termine di un’estenuante giornata di esibizioni a mani nude ed a mani armate, da soli e in gruppo, minuziosamente preparate o improvvisate sul momento, il risultato è stato comunque soddisfacente: ci siamo divertiti, le figure di merda sono state complessivamente meno eclatanti del previsto, abbiamo emanato quantità industriali di energia positiva e fuori dal palazzetto c’era un camioncino che vendeva panini con la porchetta davvero degni di nota. Per quanti non ritenessero un panino con la porchetta una ricompensa sufficiente per attraversare la penisola in lungo e in largo, accenno fugacemente al fatto che il nostro impegno, la nostra dedizione e la nostra insonnia sono state ricompensate anche con un carriolata di medaglie, delle quali tuttavia la mia innata modestia mi impedisce di vantarmi. A parte quella d’oro, che ho già provveduto a saldare sul cofano della Saxo.



(A comprovare la veridicità dei fatti narrati esistono alcune foto, che però non vedrete su queste pagine per nessun motivo al mondo. Lo dico solo per provocarvi un senso di frustrazione.)




16/3
2010

Padania Zazà e l’ultima crociata

Luca Zaia, il candidato della Lega, del PDL e di Satana alla presidenza della regione Veneto, annuncia che il suo primo obbiettivo in caso di vittoria sarà la definizione di un nuovo statuto. Yep, non cazzatine come il lavoro, l’ambiente, il facciadaculismo o uno degli altri mille problemi che rendono inospitale la regione, ma un bello statuto nuovo. Come se qualcuno si fosse mai accorto che ce n’era uno vecchio, tanto per cominciare. E cosa ci vuole mettere, il buon Zazà, in questo statuto? Soprattutto un chiaro riferimento alle "origini giudaico-cristiane del popolo veneto". Uh, certo, senza non ci dormo la notte. Figuriamoci se posso stare in un posto che pretende di "liquidare le radici di una comunità, in virtù di un malinteso laicismo", rischiando di "inchiodare il proprio sviluppo ad un pensiero unico piuttosto modesto, astratto e sterile anche nella sua dimensione culturale". Ma assolutamente, Zazà, c’hai ragione, molto meglio la straordinaria apertura mentale e la fertilità culturale del cristianesimo, che negli ultimi secoli è stato una specie di motore a reazione nel culo del progresso, no? Chissà dove saremmo oggi se la cultura e la scienza fossero rimaste in balia del maledetto laicismo astratto anziché essere state continuamente fertilizzate e stimolate dal più solido e concreto pensiero cristiano. E grazie per aver ricordato che "siamo tutti figli di quella grande Repubblica che fu la Serenissima", certo, ma spenderei una parola particolare anche per i figli di quella grandissima carampana, pure molto serena, che ti voteranno.

Sfortunatamente, in quanto appartenente al popolo veneto le mie radici giudaico-cristiane di ’sta cippa mi spingono a porgere ecumenicamente una mano al tuo principale avversario (anche se lui non sembra esserne al corrente). Ecco quindi un altro manifestino di sostegno al candidato in 2D del PD, Joe Bortolussi:
votalo, è figo

Comunque per coerenza nello statuto veneto dovrebbero essere inserite anche tutte le bestemmie che abbiamo inventato, le quali costituiscono a tutt’ora il prodotto regionale doc più apprezzato nel resto d’Italia e nel mondo. Se verrai eletto non mancherò di inviartene un campione.




10/3
2010

Resisteremo in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi

Prosegue la mia solitaria campagna per non far cadere il Veneto in mano ai leghisti:

Se ti morde diventi l’uomo ragno

Sfortunatamente, sono solo nella mia battaglia. Ho dato un’occhiata alla campagna elettorale del candidato del PD in Veneto, ed ho avuto conferma che di questa regione gli PseudoDemocratici non sanno proprio che farsene. Ho visto i manifesti, pare che abbiano preso un computer con ms paint, abbiano addestrato una scimmia ad usarlo e poi le abbiano chiesto di progettare la peggior campagna elettorale possibile. Il contorno dentellato tipo francobollo? Lo sfondo grigio anonimo? Un candidato che nessuno conosce, e che nessuno vorrà mai conoscere? Uno slogan che strizza l’occhio agli imprenditori? Certo, perché in Veneto siamo tutti imprenditori, soprattutto quelli che non intendono votare Zaia. Mi chiedo però perché trascurare in questo modo i bottegai (pronto il claim: "Facciamo l’affare"), i baristi ("Facciamoci un goccio") ed i frequentatori di night club ("Facciamo una puttanata").

Io avrei tentato una strategia un po’ più allegra, puntando magari sui giovani pasticcari del sabato sera:

Tuffati con me in un caleidoscopio di colori