1/4
2010

Un semplice pezzo di legno da catasta

Pinocchio. Pinocchio. Pinocchio. L’odioso nome mi ticchetta nella testa, mi scava buchi nel cervello come il becco di un picchio.

Io con i classici ho sempre avuto un cattivo rapporto. Tutti i classici: i classici della musica, i classici della letteratura, i classici del cinema. Tutti tranne i Grandi Classici Disney, ovviamente, quelli erano capolavori. Sarà perché il classico è sempre stato per me qualcosa di legato alla scuola (ho fatto il classico) ed io ho vissuto la scuola come una lunga battaglia tra me ed i professori, cosa che col senno di poi reputo molto stupida perché avrei potuto ricavare molto di più dall’esperienza scolastica se l’avessi vissuta, per esempio, come un lungo training sulla coltivazione delle muffe nel mio cervello. Ad ogni modo, c’è gente che i classici li subisce e c’è gente che i classici li strappa dalle cold dead hands dei loro creatori e li fa a brandelli, li ricompone, li riempie di scariche elettriche e li riporta in vita. Questo credo sia un grandissimo atto d’amore, anche se vi sconsiglio di farlo sulla fidanzata che v’ha lasciato.
Quella gran capa di Strelnik ha pensato che ad aver bisogno di una bella iniezione di linfa fresca erano le vene del grande burattino italiano. Non Minzolini, ovviamente, ma quello fatto di legno, con un gran naso e malamente interpretato da un comico italiano che una volta faceva ridere. No, neanche Fassino, dai. Pinocchio. E tra tutti i mejo bloggher cui Strelnik ha chiesto di partecipare alla (seconda) riscrittura della favola del pezzo di legno parlante ci sono pure io. L’avreste mai detto che erano rimasti così pochi bloggher in giro? Di fronte a tanto onore mi sono scese per la commozione due grosse gocce di resina, perché io con Pinocchio ho un rapporto speciale: l’ho sempre odiato. Perché prima era un bambino libero, per quanto antipatico, ma alla fine si pente e si doglie dei suoi peccati per diventare un burattino nelle mani di quel falegname ossessivo e della sua fata nazista. Proprio come Giovanni Lindo Ferretti, esatto. O almeno così l’ho visto io, e così l’ho scritto nella storia pubblicata qui, che voi ora potreste andare (per esempio) a leggere e poi tornare qui a dirmi che non è questo granché, che vi aspettavate molto meglio, che non fa ridere ed altre cazzate perché siete invidiosi. O più bravi, certo. Per invogliarvi ulteriormente vi informo anche che tra tutte le belle riscritture pubblicate, la storia prima della mia è stata scritta da Arkangel, ed è davvero una curiosa coincidenza perché quello di Arkangel è stato il primo blog che io abbia cominciato a leggere e questo mi ha invogliato a cominciare a scriverne uno perciò se non fosse stato per lei io probabilmente non sarei qui, o sarei qui ma starei facendo altro, e voi stareste leggendo le sgrammaticate stupidaggini di qualcun altro, oppure stareste leggendo le mie ma in quel caso sareste a casa mia ed avreste frugato nei miei cassetti (non si fa) e se non mi fossi spiegato abbastanza chiaramente ora c’è un mio post attaccato ad uno (splendido) di Arkangel e ’sticazzi tra tutti gli eventi improbabili questo fino a pochi giorni fa era giusto un filo meno improbabile del PD alla presidenza del Veneto.
Insomma, siori e siore, la premiata ditta karmachimica vi presenta Vladimir Ilianovic Rambaldi, detto "Pinocchio" per distinguerlo dal cugino Pigreco. Ed anche, in qualche modo, il suo riflesso.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




30/3
2010

Welcome to Ground Zaia

Benvenuti a Ground Zaia. Mentre i politici tutti si congratulano per la vittoria, girando e rigirando le statistiche come se fossero le puttane con cui si intrattengono la sera, mentre gli esuli si bullano e i giornalisti si interrogano sull’elettorato desaparecido ed i pochi sopravvissuti nelle regioni di pseudosinistra sospirano di sollievo nelle loro roccaforti assediate, indignandosi nobilmente della barbarie che li circonda, al di qua della cortina di polenta ci si sveglia di malavoglia, gonfi di frustrazione sotto il cielo plumbeo.
L’essere umano, quando si rende conto che la vita è una troia e poi muori, come reazione istintiva cerca qualcuno a cui dare la colpa. Tutto quello che va male lo fa per colpa di qualcun altro. Certo, è un ragionamento infantile, una superstizione medievale, ma l’uomo si è evoluto trovando soluzioni semplici a problemi complessi, e pensare che i problemi si risolverebbero magicamente se tutti la pensassero allo steso modo è la soluzione più semplice di tutte. Anch’io penso che se tutti la pensassero come me il mondo andrebbe meglio, solo che io non penso come pensa un leghista (ammettendo per un momento che) e non auspico una normalizzazione della società, una rimozione di tutte le devianze geografiche etniche sessuali culturali e religiose che conduca ad un impossibile livellamento di tutti i comportamenti a quelli preferiti della maggioranza. Questo perché io non sento di far parte della maggioranza, qui ed ora, ma della devianza. Il problema è che la maggior parte delle persone invece appartiene alla maggioranza, questo direi che è abbastanza assodato, una maggioranza per certi aspetti piuttosto compatta oltre che noiosa: bianchi, autoctoni, eterosessuali, formalmente cattolici fintanto che la Chiesa asseconda le loro opinioni, conservatori ed impauriti. Io vorrei una società più deviante, loro vogliono una società più normale, e sarebbe una splendida partita se solo loro non fossero, come credo di avere già detto, la fottuta maggioranza mentre io sono uno.
In questo scontro già così sleale la lega è entrata magnificamente, secondo l’accezione Cthulhiana del termine, prendendo questa reazione istintiva e trasformandola in programma politico, promettendo come tutti qualcosa in cambio del voto. Ad un livello terra terra quel qualcosa non è diverso da quanto offerto dagli altri, soldi lavoro sicurezza e righe di coca. La differenza sta in ciò che viene promesso ad un livello simbolico: la garanzia di essere tutelati nella propria normalità. Non la rivoluzione bolscevica, la pace nel mondo, il regno dei cieli, la Grande Serbia o il sogno americano, ma la banale, confortante pacca sulla spalla di chi ti rassicura che ehi, sei a posto così, non hai niente di sbagliato, sono gli altri che non ti capiscono. Alla gente piace sentirsi dire che è normale, così si evita la gran rottura di balle e lo sforzo spesso inutile di migliorarsi. I risultati si vedono.
E’ desolante. L’apoteosi della conservazione, anzi, della reazione, visto tutto quel chiacchierare sulle fantomatiche radici da difendere e riconquistare, è l’antiprogressismo, la stagnazione, l’impaludamento, la cementificazione, la fine della specie. Ci aggiungerei anche l’apocalisse ed un paio di papè satan aleppè, giusto per sottolineare la mia posizione in materia.
Ora i leghisti hanno un’intera regione con cui giocare, una regione che a causa di peculiarità culturali (l’assenza di cultura è una peculiarità culturale), della situazione economica, del sentimento di deprivazione relativa e di altri fattori sociologici assortiti li ama e li sostiene, come ama e sostiene la mediocrità che rappresentano. Faranno sicuramente molte cose sgradevoli, cose che magari faranno rabbrividire di raccapriccio anche molti di quelli che non sono andati a votare perché non hanno trovato nessuno che li "rappresentasse" politicamente, sante anime belle, perché tanto sono tutti uguali, perché comunque sapevano di perdere. Qualche promessa la bucheranno, comunque non per colpa loro, ma quella più importante la manterranno: faranno in modo che le persone normali continuino a sentirsi fiere dei propri difetti, che la meschinità, la ristrettezza mentale ed il conformismo rimangano dei valori e che la società cambi il più lentamente possibile. Che il deserto avanzi. Chi vive o fugge altrove penserà di essere per il momento al sicuro, ma l’ambizione alla normalità, così come la desertificazione, non conosce barriere geografiche. Benvenuti a Ground Zaia.




25/3
2010

In Bruxè

Senza tirarla tanto per le lunghe, domani mattina io & Amormio partiamo per Bruxelles e torniamo Lunedì. Volevamo andare da qualche parte (una qualsiasi altra parte) e la scelta è caduta su Bruxelles perché, ehi, in due giorni comunque una città decente non la si riesce a vedere. E poi mi hanno detto che vicino alla Grand Place c’è un piadinaro romagnolo che fa delle ottime ciaccine fritte, con lardo fontina e cavoletti della medesima.

Comunque dovrei essere a casa in tempo per votare qualsiasi cosa che non sia Zaia. Qualsiasi cosa. Anche il vaiolo, ma non Zaia.




22/3
2010

Le sconsiderate avventure del giovane guerriero Tai-C, vol. 3

Mentre voi dormivate sereni nelle vostre case, o qualunque altra cosa steste facendo ieri tra le nove del mattino e le tre pomeriggio, si è svolto in quel di Roma il primo campionato intergalattico di tai chi. Evento al quale io, beninteso, ho partecipato, e al quale mi ero ben guardato di accennare prima per la naturale discrezione con cui affronto ogni evento che potrebbe avere esiti catastrofici. L’esatto motivo per cui io ed altri miei simpatici colleghi di arte marziale abbiamo accettato di affrontare questa sfida al momento mi sfugge, ma per quanto mi riguarda mi stupisco sempre della mia propensione ad accettare qualsiasi proposta vada al di là delle mie capacità fisiche e mentali, purché differita di un tranquillizzante paio di settimane. Settimane nelle quali ovviamente la consapevolezza si fa progressivamente strada nella mia mente trasformandosi via via in sospetto, nervosismo, panico incontrollabile e terrore puro, il tutto non sempre nel pieno rispetto dell’armonia tra gli opposti e dell’eleganza dell’universo.
E’ quindi in un clima di grande serenità che sabato mattina abbiamo affrontato il viaggio di discesa lungo lo stivale, su un’auto così piena di bastoni ed armi assortite che sembrava volessimo partecipare alla manifestazione dell’amore del pdl. L’unico evento degno di nota del viaggio è stata la sosta a Città di Castello, che non saprei ritrovare su una cartina geografica neanche se mi interrogassero con la fiamma ossidrica, dove ci siamo fermati a mangiare una deliziosa ciaccina fritta con il lardo e la fontina che rimarrà asfaltata nelle mie arterie per il resto dei miei (lunghi, mi auguro) giorni. Era prevista un’ulteriore tappa di ristorazione in una delle molte terme all’aperto dalle parti di Viterbo, città che non saprei trovare su una cartina geografica neanche se mi dicessero "guarda, non è molto lontana da Città di Castello", ma sfortunatamente in nessuna delle molte terme all’aperto dalle parti di Viterbo c’era abbastanza acqua e/o spazio libero per fare il bagno. Che fine avesse fatto l’acqua nun se capisce, ma si sospetta che le maledette multinazionali delle terme private se ne siano appropriate indebitamente per deviarle verso i loro impianti piccoloborghesi a pagamento. Inutile dire come questo abbia influito negativamente sulla nostra preparazione atletica.
Una volta raggiunto l’hinterland romano ed aver trascorso la notte campeggiati in un container, ieri mattina ci siamo finalmente recati sul luogo della gara pronti a dimostrare a tutti quei nerboruti praticanti di sanda, semi-sanda e compagnia cantante che si può essere ridicoli anche senza indossare i pantaloncini corti. Al termine di un’estenuante giornata di esibizioni a mani nude ed a mani armate, da soli e in gruppo, minuziosamente preparate o improvvisate sul momento, il risultato è stato comunque soddisfacente: ci siamo divertiti, le figure di merda sono state complessivamente meno eclatanti del previsto, abbiamo emanato quantità industriali di energia positiva e fuori dal palazzetto c’era un camioncino che vendeva panini con la porchetta davvero degni di nota. Per quanti non ritenessero un panino con la porchetta una ricompensa sufficiente per attraversare la penisola in lungo e in largo, accenno fugacemente al fatto che il nostro impegno, la nostra dedizione e la nostra insonnia sono state ricompensate anche con un carriolata di medaglie, delle quali tuttavia la mia innata modestia mi impedisce di vantarmi. A parte quella d’oro, che ho già provveduto a saldare sul cofano della Saxo.



(A comprovare la veridicità dei fatti narrati esistono alcune foto, che però non vedrete su queste pagine per nessun motivo al mondo. Lo dico solo per provocarvi un senso di frustrazione.)




16/3
2010

Padania Zazà e l’ultima crociata

Luca Zaia, il candidato della Lega, del PDL e di Satana alla presidenza della regione Veneto, annuncia che il suo primo obbiettivo in caso di vittoria sarà la definizione di un nuovo statuto. Yep, non cazzatine come il lavoro, l’ambiente, il facciadaculismo o uno degli altri mille problemi che rendono inospitale la regione, ma un bello statuto nuovo. Come se qualcuno si fosse mai accorto che ce n’era uno vecchio, tanto per cominciare. E cosa ci vuole mettere, il buon Zazà, in questo statuto? Soprattutto un chiaro riferimento alle "origini giudaico-cristiane del popolo veneto". Uh, certo, senza non ci dormo la notte. Figuriamoci se posso stare in un posto che pretende di "liquidare le radici di una comunità, in virtù di un malinteso laicismo", rischiando di "inchiodare il proprio sviluppo ad un pensiero unico piuttosto modesto, astratto e sterile anche nella sua dimensione culturale". Ma assolutamente, Zazà, c’hai ragione, molto meglio la straordinaria apertura mentale e la fertilità culturale del cristianesimo, che negli ultimi secoli è stato una specie di motore a reazione nel culo del progresso, no? Chissà dove saremmo oggi se la cultura e la scienza fossero rimaste in balia del maledetto laicismo astratto anziché essere state continuamente fertilizzate e stimolate dal più solido e concreto pensiero cristiano. E grazie per aver ricordato che "siamo tutti figli di quella grande Repubblica che fu la Serenissima", certo, ma spenderei una parola particolare anche per i figli di quella grandissima carampana, pure molto serena, che ti voteranno.

Sfortunatamente, in quanto appartenente al popolo veneto le mie radici giudaico-cristiane di ’sta cippa mi spingono a porgere ecumenicamente una mano al tuo principale avversario (anche se lui non sembra esserne al corrente). Ecco quindi un altro manifestino di sostegno al candidato in 2D del PD, Joe Bortolussi:
votalo, è figo

Comunque per coerenza nello statuto veneto dovrebbero essere inserite anche tutte le bestemmie che abbiamo inventato, le quali costituiscono a tutt’ora il prodotto regionale doc più apprezzato nel resto d’Italia e nel mondo. Se verrai eletto non mancherò di inviartene un campione.




10/3
2010

Resisteremo in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi

Prosegue la mia solitaria campagna per non far cadere il Veneto in mano ai leghisti:

Se ti morde diventi l’uomo ragno

Sfortunatamente, sono solo nella mia battaglia. Ho dato un’occhiata alla campagna elettorale del candidato del PD in Veneto, ed ho avuto conferma che di questa regione gli PseudoDemocratici non sanno proprio che farsene. Ho visto i manifesti, pare che abbiano preso un computer con ms paint, abbiano addestrato una scimmia ad usarlo e poi le abbiano chiesto di progettare la peggior campagna elettorale possibile. Il contorno dentellato tipo francobollo? Lo sfondo grigio anonimo? Un candidato che nessuno conosce, e che nessuno vorrà mai conoscere? Uno slogan che strizza l’occhio agli imprenditori? Certo, perché in Veneto siamo tutti imprenditori, soprattutto quelli che non intendono votare Zaia. Mi chiedo però perché trascurare in questo modo i bottegai (pronto il claim: "Facciamo l’affare"), i baristi ("Facciamoci un goccio") ed i frequentatori di night club ("Facciamo una puttanata").

Io avrei tentato una strategia un po’ più allegra, puntando magari sui giovani pasticcari del sabato sera:

Tuffati con me in un caleidoscopio di colori




8/3
2010

Non era questa gran democrazia, comunque

Fatemi capire, si sapeva da sedici anni che sono fascisti, ladri, piduisti, corruttori, mafiosi e amici di mafiosi, ma oggi è d’obbligo scandalizzarsi perché non rispettano le regole di una competizione elettorale democratica? Sticazzi, per essere dei rivoluzionari siete davvero molto ligi alle formalità.
Ora, sappiamo già tutti come andrà a finire questa novantaquattresima emergenza democratica in meno di due anni. Ci si costerna, ci si indigna, ci si impegna, poi si getta la spugna con gran dignità. C’è il mutuo da pagare, le ferie da organizzare, la gita di pasquetta, le pulizie di primavera, il capo che stressa, il marito che puzza, il pupo che frigna, la pagliuzza nell’occhio, l’ultima puntata di lost, il lavoro da consegnare, le mestruazioni, l’inter, l’omicidio misterioso, la dichiarazione scottante. Tempo una settimana (due?) ed avremo inghiottito anche questo boccone di merda, maledicendoli e giurando che ah, peggio di così non potrebbe andare. E tempo un mese (due?) loro ci smentiranno, facendo un nuovo passo in avanti nel territorio dell’inconcepibile.
Niente lagunari in piazza san marco, divise cilene ed occhiali da sole, ma sorrisi smaglianti e merda con lo zucchero, solo un piccolo cucchiaino alla volta.
Non so chi sia l’autore ma è un genio Ma niente paura, ancora una volta l’internette ci viene in soccorso proponendo due brillanti soluzioni per salvare la democrazia: emigrare, cittadini partiti opposizione tutti, fuggire dal paese, abbandonare il parlamento, disertare le elezioni, oppure dedicarsi (ggiuro) alla lottarmata. Dunque, la prima: una bella secessione dell’aventino, perché no, mi sembra che la prima abbia funzionato in modo egregio. La seconda: devo spiegare perché è una cazzata? Eh sì, visti i tempi, a costo di passare per il radical chic che se ne sta alla finestra mentre i partigiani liberano il paese, ti spiego brevemente perché tanto cianciare di semiautomatiche su internet ti avvicina più al tso che alle br. Primo (e ridaje): dalla latitanza non ti potrai collegare a tumblr/twitter/ff/fb per vantarti delle tue imprese e lollare i tuoi nemici, quindi quello spirto guerrier che entro ti rugge soccomberà d’astinenza entro la prima sera di rivoluzione. Secondo: hai fatto l’obbiettore, questo fa di te una brava persona ed un pessimo tiratore, posa quella p38 immaginaria ed allontanati dalla tastiera con le mani in alto, prima di farti male. Terzo: il fatto di saper craccare l’iphone ti rende al massimo un birbantello, non un pericolo pirata. Quarto: ne ferisce più la penna della spada. Ti prego, continua con la penna, se sarai veramente cattivo un giorno Emilio Fede finirà con il paragonarti ad un terrorista, e ne sarete felici entrambi.
Riassumendo: niente fuga, niente tricchetracche, chessadafà? Chennessò. Un punto di partenza potrebbe essere cercare di essere onesti, di avere idee rivoluzionarie, di non farsi prendere dal panico, di ridere, di non scendere a compromessi, di non abbassare il livello di attenzione, di non farsi comprare, di non cedere, di essere diversi da loro. Di essere diversi da loro, sì, potrebbe essere già qualcosa.




4/3
2010

L’uomo che sussurrava ai cavalli

Intanto che questi ancora non riescono a sbrogliare (per così dire) la situazione in Lombardia ed in Lazio, non va dimenticato che le elezioni regionali si faranno anche qui in Venetolandia, dove tra tutte le sfighe mi è capitato di nascere. Dato che questa terra di buoi è dominio incontrastato della destra fin da quando Lodovico il Baciapile inventò la destra nel I° secolo D.C. (Demo Cristo), che la sinistra non esiste ed il PD non prova neanche a partecipare seriamente, io mi rimbocco virtualmente le maniche e comincio a fare propaganda dura:

Zaia buuuh!




Bortolussi, alè!

Dove per propaganda "dura" naturalmente si intende "mentalmente dislocata". In questo momento mi servirebbe anche una flebo di aulin, gentilmente.




3/3
2010

Una promessa è una promessa

Io le pubblicità su Google Reader in generale le odio.

product placement

A volte invece mi fanno proprio ridere.




2/3
2010

Il posto delle regole

E adesso da che parte stare, dalla parte di quelli che imbrogliano, si fanno beccare e pretendono di restare impuniti, o dalla parte di chi si straccia le vesti ed invoca le regole, le sante regole, le regoleeeeeee?! Io di mio non ho mai avuto ’sta grande passione per le regole, sarò uno di quegli italianicchi che stanno rovinando questo paese, non lo so, però io di mio sono sempre stato più portato per il trucchetto, per la mascalzonata, per l’aggirare, per la marachella, per l’asso nella manica, per la maglietta con la cintura di sicurezza stampata, che è cosa completamente diversa dal violare le regole, un verbo schifoso, un atto di prepotenza, uno sfondamento di forza, un abuso domestico da parte di gente che con le regole e per le regole ci vive tutti i giorni e gode nel sottometterle al proprio capriccio, per forza che anche il rispetto delle regole ormai è diventato di sinistra, questi barbari con la loro violenza fanno sembrare simpatiche persino le regole, queste signore impettite che se ne stanno lì spalla a spalla ad oscurare l’orizzonte, troppo serie, troppo permalose, che si credono chissàche, eppure chi le brama le offende e a noi che le disprezziamo ci tocca pure di difenderle, che mondo alla rovescia, gente, che mondo, ricominciamo tutto daccapo.