4/11
2009

Il ragazzo non sta bene

Una volta avevo litigato con la musica. Ne ascoltavo poca, tutta bellissima, tipo i Nirvana. In effetti per un periodo (gli anni novanta) ho ascoltato solo i Nirvana, sempre i Nirvana, nient’altro che i Nirvana, Nirvana dalla mattina alla sera, tanto che lo stesso Kurt Cobain me lo disse chiaro e tondo: "O la smetti di rompermi le balle o giuro che mi ammazzo."
Non vi dirò com’è andata a finire, sarebbe di cattivo gusto.

Però ora io e la musica abbiamo fatto pace. O meglio, io ho fatto pace, lei mi ha denunciato per molestie. Quasi tutto quello che ascolto sono emerite porcate, come direbbe chi mi vuole bene, per lo più selezionate nella categoria hipster "everything you’ve heard is just too mainstream", detta anche del me la tiro ammille. Come se ci capissi qualcosa, o avessi gusti particolarmente ricercati. Non ce li ho, non ci capisco niente di musica. Provo, cancello quello che mi annoia ed il resto lo lascio in modalità random permanente, ascolto tutto molto poco, ma ogni cosa lascia un segno. Però rimango un incompreso, anche perché altrimenti non ci sarebbe gusto. Questo è un tipico scambio di battute quando qualcuno sente la musica che preferisco:

B.: Cos’è ’sta roba?
L.: Direi... post-punk elettronico?
B.: Bella merda.

[Erano i crocodiles, per giove]

L’amico PornoRambo, invece, dato che è un amico nelle rare occasioni si limita a ridacchiare dietro le mie spalle e fare "punz-punz-punz" sottovoce.

Che vita grama.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




3/11
2009

Come sono scivolose le scale delle caserme

Mi pare che in questi giorni si stia dando troppo risalto ad alcuni fatti di cronaca che rischiano di mettere in cattiva luce le forze dell’ordine, in particolare i carabinieri e la polizia carceraria, lavoratori che tutti i giorni sono costretti ad avere a che fare con la peggiore delinquenza, e a volte persino a scortarla in giro con l’auto blu. In realtà, se non siete mai stati ad una qualsiasi manifestazione di protesta o rivendicazione sociale, se non avete mai passeggiato ubriachi o stonati nel cuore della notte, se non avete mai avuto da ridire con un tutore dell’ordine od un suo parente o un suo amico o un parente di un suo amico o un amico di un suo parente, se in generale non avete mai avuto niente a che fare con loro, lo sapete benissimo che sono lì per proteggervi e non avete nulla da temere, e nulla da temere avrete mai se anche in futuro sarete abbastanza accorti da evitare di incrociare le loro strade o, incrociandole, riuscirete a svignarvela prima che vi acchiappino. A meno che naturalmente non siate dei criminali.




2/11
2009

Scherza coi fanti e coi poeti santi

Sabato, mentre accatastavo virilmente quintalate di legna da ardere assieme a Pornorambo, stavo giusto pensando che sarebbe stato il caso di leggere qualche poesia di Alda Merini prima che morisse. Ops. Troppo tardi.
Mi dispiace molto che sia morta, perché mi sembra che fosse una donna molto intelligente, fiera ed orgogliosa, mentre mi era abbastanza indifferente che fosse viva. A differenza di tutti quelli che mentono oggi su internet, non ho mai letto una sua poesia. In generale, non è che io legga molta poesia, pur provando la massima stima ed ammirazione per chi al giorno d’oggi ancora ha il coraggio di scrivere poesia. Il fatto è che sono cresciuto in periferia, una periferia molto ignorante di una regione molto ignorante, e dalle mie parti chi leggeva poesie era considerato gay e si guadagnava un giro gratuito di calci in culo, ma senza la giostra ed il fazzoletto da prendere al volo. Tranne chi leggeva Marinetti, che era considerato semplicemente coglione e forse pericoloso, e veniva lasciato stare ed emarginato. Essere picchiati a quei tempi era una forma di socializzazione piuttosto comune, peraltro, e c’erano bambini molto soli che fingevano di leggere poesie che non capivano solo per essere picchiati da qualcuno e stare al centro dell’attenzione una mezz’oretta, più tutto il tempo della degenza. Io a casa per dire ho tre libri di poesie, uno di Bodlér perché negli anni Novanta se volevi scroccare un tiro di spezia dovevi dichiarare un amore sconfinato per Bodlér e saper snocciolare lì per lì almeno un paio di sue poesie e cantare a cappella tutto il repertorio dei Doors, uno di Dylan Thomas più o meno per gli stessi motivi, anche se a me Dylan Thomas in realtà è sempre piaciuto pur non avendoci mai capito un’aringa, ma come si fa a non amare le poesie di uno con una foto così bella in copertina? Ed infine un libro di poesie di Neruda, bellissimo. L’ho aperto una volta, ma è davvero un bellissimo volume. Mi sarà pure capitato altre due o tre volte in vita mia di leggere una poesia e di rimanerne colpito, affascinato, ma poi dovevo correre al computer a sparare agli alieni o strangolare cuccioli di panda a mani nude per sentirmi di nuovo uomo, a tal punto arriva l’inquietudine dei giovani maschi eterosessuali posti di fronte ad un testo poetico. Con queste premesse capite che ho l’animo troppo gretto ed insensibile per poter anche solo avvicinarmi a meno di cinque metri da un libro di poesie di Alda Merini, o almeno questo è quello che ha scritto il giudice nella sentenza del processo "Baby panda", però l’ho sentita parlare in un servizio post-mortem del telegiornale e mi è dispiaciuto che fosse morta, perché aveva due occhi e parlava e ragionava come una che sarebbe meglio se fosse viva, e forse farei meglio a leggere qualcosa che ha scritto, perché penso che persone come lei abbiano qualcosa di interessante da dire, solo sarebbe meglio che lo dicessero in prosa.


[Comunque la legna è venuta su benone, ed a distanza di 48 ore è ancora in piedi. Quanto siamo fichi io & Pornorambo.]




30/10
2009

La sinistra vince le elezioni ed altri eventi improbabili

Ho appena finito di leggere un fumetto che si chiama "United We Stand", di Sarasso e Rudoni. Normalmente non parlo dei fumetti che leggo, o ne parlo al bar con PornoRambo e Nello, ma stavolta mi sono chiesto perché infastidire solo loro, quando ho a disposizione un ipotetico pubblico di dieci persone da molestare? Inoltre, nonostante in questi ultimi anni siano usciti diversi fumetti italiani degni di interesse che prevedibilmente sono rimasti nell’ombra, questo particolare fumetto sembra invece aver assunto in breve tempo una certa notorietà, non tanto o non solo per la sua qualità rispetto agli altri quanto per la sua particolare ambientazione. Pare ne abbia parlato anche Papa Maledictus durante l’angelus di Domenica, ma non seguendo certe trasmissioni scandalistiche non ve lo posso garantire.

[seguono senz’altro spoilerz, alcuni dei quali forse inventati]

"United We Stand" parte infatti da una premessa alquanto bizzarra ed improbabile: nel 2013 il Partito Democratico vince le elezioni, seppure con un margine ridottissimo, presentando una donna come candidato premier. Come avrete intuito si tratta di un fumetto di fantascienza, e non solo per via di quel 2013. I festeggiamenti per la vittoria elettorale vengono tuttavia interrotti dall’intervento di un esercito mercenario sbucato dal nulla che prende possesso del Paese con la forza, arresta o uccide tutti gli avversari politici (cioé, tutti) ed instaura una dittatura militare con il loro Capo al vertice. Ora, si chiederanno i miei piccoli amici, chi sono questi brutti ceffi che saltano giù dagli elicotteri e sparano a destra e a manca? I picciotti di Berlusconi? Le ronde padane? Al Qaeda? No, no e no. Il Lestofante non ne sa nulla, ed anzi viene ammazzato con un proiettile in testa e tolto dalle spese, lasciando solo un’impagabile soddisfazione nel disegnatore (immagino). Bossi non viene neanche nominato, tanto meno Bin Laden o compagnia cantante. L’esercito di super-cattivi super-addestrati che nel 2013 ci conquisterà è composto nientepopodimeno che da Gladio, la gioviale organizzazione Nato creata con lo scopo di scongiurare la vittoria comunista in Italia e ufficialmente sciolta qualche anno fa. Dato che nel fumetto tutti i nomi sono stati cambiati, "Gladio" non si chiama "Gladio", ma si capisce che è lei, c’ha la faccia da Gladio e peraltro lo conferma anche l’autore.

Ora, il cagacazzi che è in me si chiede dove questi gladiatori abbiano trovato i soldi per addestrarsi, comprare gli elicotteri, i carriarmati ed i tricchetracche necessari ad un’operazione senz’altro dispendiosa come la conquista di uno Stato, come siano riusciti a fare entrare tutta ’sta gente e ’sta roba in Italia senza che nessuno se ne accorgesse, perché non siano entrati in azione dopo la prima vittoria di Prodi e soprattutto che fine ha fatto Kossiga?, perché non è realistico che in Italia ci sia un colpo di stato militare ad opera di Gladio e l’ex-presidente non faccia almeno capolino in una vignetta per complimentarsi, stappare una bottiglia, rilasciare una dichiarazione spontanea. Sarà mica che da qui al 2013 Kossiga muore, vero? Che colpo di Stato sarebbe, senza Kossiga?
(stesso dicasi per Andreotti, perché può anche essere che muoia Kossiga ma Andreotti di certo no)

Questa è la premessa: politici ammazzati, il capo dei naziskin costretto a fare il kamikaze contro un prete che difendeva la democrazia (ma perché? Perché se devi usare qualcuno come bomba umana usi proprio uno dei tuoi sostenitori invece che, chessò, chiunque altro? Un missile? Un chierichetto avvelenato?), esercito per le strade, ecc.

E gli americani, perché non arrivano gli americani a salvarci? Perché (e questa è una delle parti che mi sono piaciute di più) nel frattempo gli americani si sono impelagati per futili motivi in una guerra atomica con la Cina, e quindi hanno altri involtini primavera per la testa. E l’Unione Europea, neanche una sanzioncina? L’Unione Europea in questo fumetto non si vede proprio, per cui immagino che nei prossimi quattro anni verà sciolta. A quanto pare l’unica intenzionata a difendere la democrazia italiana pare sia proprio la tizia che aveva in un primo tempo vinto le elezioni, riuscita miracolosamente a mettersi in salvo. Cosa non si fa pur di non perdere la poltrona, eh?

Di questa tizia veniamo a scoprire, nel corso della storia, che era stata concupita ed ingravidata proprio dal Capo dei cattivi, il quale fingeva di essere un professore universitario ma è sparito nel nulla dopo aver piazzato la bomba alla Banca dell’Agricoltura di Milano nel Dicembre del ’69. Esattamente, l’attentato di Piazza Fontana sarebbe stata una copertura per permettere al supercattivo di defilarsi senza dover sposare una tipa che aveva messo incinta, anch’io me l’ero immaginata più complicata, ma vabbè. Inoltre, sempre la tizia aveva contemporaneamente una storia con un bandito che dovrebbe essere Vallanzasca, quindi non si sa bene di chi sia realmente la figlia. La quale figlia, va sottolineato, nel 2013 sta insieme al capo dei naziskin, quello trasformato in nazi-bomba. Se tra quattro anni il PD riesce a candidare una donna con una storia del genere come presidente del consiglio e a vincere le elezioni, suppongo che il caso Marrazzo che stiamo scoprendo ora sia solo la punta dell’iceberg.

Da qui in poi non vi racconto altro, anche perché non è che succeda poi molto. E’ sempre la solita storia, questi imbecilli passano a decenni a pianificare l’invasione del Paese, ed una volta che ce l’hanno non sanno più cosa farsene, passano le giornate a girovagare in divisa per Palazzo Chigi, guardare fuori dalla finestra e chiedersi se non sarebbe stato meglio restarsene in Cile o chessò io in mezzo alla natura a giocare alla guerra nei boschi. Dall’altra parte della barricata, i pochi cittadini che osano ribellarsi alla dittatura si organizzano in una nuova Resistenza. Sono una decina, quindi immagino che andrà tutto per il meglio.

In sintesi, se cercate realismo in questo fumetto ce n’è zero, coerenza narrativa poca, approfondimento pochino, ci sono quattro personaggi che fanno tutto loro, cospirazionismo e dietrologia a pacchi, retorica sinistrorsa a valanghe. Divertimento, però, tantissimo, almeno per me. Anzi, secondo me il difetto più grande è che la storia finisce proprio quando ci stavo prendendo gusto, quando avrei voluto capire perché qualcuno si mette in testa di voler conquistare l’Italia (ma percheeeeeeeeee? hai un esercito, hai fonti non specificate di reddito, conquista una nazione decente!) e soprattutto quando avrei voluto vedere i cittadini insorti riprendersi il Paese (ma anche loro: percheeeeee?! Scappate ai Caraibi!)
Al di là dei difetti a me è piaciuto, mi sono divertito assai e quindi ve lo consiglio. Ma io vi ho consigliato anche Jericho, quindi fate voi. E se l’autore passa di qua, come al solito si consideri invitato al bar vicino a casa mia a bere una birra (tanto poi non viene nessuno). In cambio però mi deve promettere che scriverà il seguito, e nel seguito ci sarà Kossiga.




P.S.: Vorrei spezzare una lancia in difesa del povero soldatino di guardia davanti a Palazzo Chigi (credo). Ciccio, ti sei fatto molti anni di addestramento militare in qualche buco del sudamerica, fai parte di un esercito mercenario che ha appena preso possesso del Paese e ti hanno messo di guardia davanti al posto in cui vive ed opera il dittatore, quindi non sei proprio il primo imbecille che hanno pescato dal mazzo. Non puoi permettere che chiunque passi di lì disarmato chiedendoti di vedere il capo ti insulti, ti minacci e faccia il prepotente. Hai in mano quello che (ai miei occhi inesperti) sembra proprio un fucile automatico grossissimo. Non importa se dicono di avere informazioni importantissime, ostaggi importantissimi o affari importantissimi di cui solo il Capo può essere messo a conoscenza. Tu spara. Il Capo capirà.

Questo post poteva intitolarsi "Un nazi che esplode ed altri eventi secondari" o anche "United we stand the bianchery".




27/10
2009

Destinazione paradiso

Ciao ciao ciao

Finalmente Rutelli annuncia la propria fuoriuscita dal Partito [cosiddetto] Democratico, dichiarando di avere davanti a sè "un altro percorso". Neanche due giorni che Bersani è segretario e già si nota lo spostamento del partito a sinistra.

(I want to believe)

Vabbè Francè, che te devo dì? Vai, vai. Quando sei arrivato fammi uno squillo, che mi metto tranquillo.




26/10
2009

Fedele al partito (anche quando non c’è)

Si sono svolte nel fine settimana le primarie per eleggere il nuovo segretario del Partito Democratico, e stando a quanto pubblicano i giornali più di tre milioni di persone si sono scomodati ad esprimere la propria opinione. L’affluenza potrebbe apparire un po’ deludente, se consideriamo i quindici milioni di tesserati nella sola Crotone, ma è anche vero che negli ultimi giorni molti elettori del PD erano titubanti a recarsi alle urne per via del recente scandalo Marrazzo. Metti che qualcuno li riprendesse mentre votavano Franceschini, e poi li ricattasse minacciando di spedire il filmato al loro trans di fiducia.
Il risultato è stato ancora una volta sorprendente: ha vinto Bersani, quello che era stato dato da tutti come superfavorito fin dall’inizio. Ma grazie anche agli altri per aver partecipato, eh. Il difficile compito di iniziare finalmente a fare una qualche parvenza di opposizione al governo senza dare però l’impressione di avercela con quel mafioso piduista corruttore e puttaniere che lo guida spessa quindi al pupillo di D’Alema. Ci sarà da ridere, per quelli che ridono anche durante i film di Dario Argento.

(tutti)

Ed ora qualche nota biografica per capire con chi avremo a che fare.

Pierluigi Bersani nasce a Rimini nel 1970. Ottiene la prima notorietà nel 1992 con l’album "C’hanno preso tutto", liberamente ispirato alla cronaca politica contemporanea. Il successo è immediato grazie a singoli quali "Chicco e Spillo", che mette in musica le disavventure di due simpatici sbandati di periferia nei quali è facile riconoscere Ochetto e D’Alema, e "Il Mostro", dedicata alla neonata Rifondazione Comunista. Nel 1995 esce "Freak", il suo secondo album con cui conquista il consenso generale e che gli merita nell’anno successivo la nomina a Ministro dell’Industria, del Commercio, dell’Artigianato, del Turismo e delle Varie ed Eventuali nel primo governo Prodi. Il suo terzo album, intitolato semplicemente "Pierluigi Bersani", esce nel 1997 preceduto dal singolo "Coccodrilli", brano di denuncia contro i comunisti che da lì a poco faranno a brandelli il governo Prodi. Bersani tuttavia non si perde d’animo, e rimane a coprire la carica di ministro anche per i successivi governi D’Alema (e ci mancherebbe), riuscendo nel frattempo anche a vincere il premio Tenco per l’album "L’Oroscopo Speciale". Negli anni duemila il suo stile tende a farsi più ricercato, come testimoniano il disco "Caramelle Smog" nel 2003 e la nomina a membro della "Commissione per i problemi economici e monetari" e della "Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori" nell’ambito del prestigioso parlamento europeo, che gli valgono anche due targhe Tenco. Altro doppio colpo nel 2006, con la nomina a ministro dello Sviluppo Economico nel nuovo governo Prodi ed il successo dell’album "L’aldiquà", che con i singoli "Lo scrutatore non votante", "Lascia stare", "Sicuro precariato" e "Una delirante poesia" si propone come una commovente confessione sulla durezza dell’esperienza di governo. Dal 2008 diventa ministro ombra dell’economia nel contesto dell’opposizione ombra al governo Sauron, carica che a causa della tranquillità economica del periodo gli lascia sufficiente tempo libero per candidarsi alle primarie del Partito Democratico e scrivere un concept album sul dramma delle irregolarità nelle affissioni elettorali, significativamente intitolato "Manifesto Abusivo". Da oggi è il nuovo segretario del partito, e prossimamente in tour nei migliori palazzetti.




22/10
2009

Basterebbe smettere di votarlo

Va così, che qualcuno attiva su Facebook un gruppo "Uccidiamo Berlusconi" e questo gruppo raccoglie migliaia di fan, migliaia di fanfaroni che parlano parlano e nisba, dopo chissà quanto tempo qualcuno dei nostri beneamati politici se ne accorge e
"Ooooohhh... C’è qualcuno che vuole del male a Berlusconi, non l’avrei mai detto!"
da cui ne consegue l’unica risposta possibile da parte del potere costituito, ovvero
"Arrestiamolo."
"Ma è un sito."
"Allora chiudiamolo."
E tutti quanti
"Ooooooohhhh... Ma come lo chiudono! Io mica lo pensavo che non si potesse chiedere a gran voce un killer che uccida Berlusconi!"

Babbei.

Babbei schedati dalla digos, immagino.

Ed il Partito PseudoDemocratico, questa congrega di oranghitanghi, cosa fa? Sente che questi vogliono chiudere la pagina contro Berlusconi e con grande arguzia invoca
"Allora chiudete anche le pagine contro Franceschini e gli altri idioti del nostro partito!"

Superbabbei.

Gli amministratori del gruppo, intanto, si difendono affermando che la loro era una goliardata, una provocazione. Del resto se le cazzate uccidessero, Berlusconi sarebbe morto suicida da molto tempo. La pensa diversamente il ministro Maroni, che riconosce un "problema di cultura". E ci vuole un problema di cultura per riconoscerne un altro. Sarebbe pericoloso, nota il ministro, se passasse "il concetto che uno può scrivere impunemente queste cose", col rischio "che poi a qualcuno venga in mente di metterle in atto", e sempre lui non riesce a capacitarsi "che ci sia qualcuno che possa esprimere l’intenzione di uccidere un’altra persona" ed auspica che si smetta fine a "questo atteggiamento di demonizzazione dell’avversario politico".

D’altra parte, come dare torto al ministro...



"Si va al voto, oppure facciamo la rivoluzione. Facciamo la lotta di liberazione. Ci mancano un po’ di armi ma le troviamo."
(citato in Bossi: subito al voto o rivoluzione armata, RaiNews24, 23 gennaio 2008]

"Penso che vinceremo le elezioni e cambieremo la Costituzione in senso federalista. Ma, se sarà come l’ultima volta, con i partiti che racconteranno un sacco di bugie sulla devolution, per non cambiare nulla, sarà l’ultima volta che il Parlamento del Nord e la Lega tenteranno la via democratica." (dal discorso alla seduta del "Parlamento del Nord" del 2 marzo 2008 a Vicenza; citato in Bossi: vogliamo la Padania libera. Vinceremo e cambieremo la Costituzione, RaiNews24, 2 marzo 2008)

"Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili." (Umberto Bossi, citato ne Il Corriere della sera, 6 aprile 2008)

"Noi i fascisti li teniamo sotto tiro con il Winchester." (Umberto Bossi, da Il Mattino,8 aprile 2008)

"L’esercito albanese ha lasciato caserme e armi incustodite: se accadesse da noi in Italia sapremmo noi cosa farcene." (Umberto Bossi, da Il Mattino,8 aprile 2008)

"Ho fermato trecentomila bergamaschi pronti a imbracciare il fucile." (Umberto Bossi, da Il Mattino,8 aprile 2008)

"Se Berlusconi mi telefona gli faccio sentire il rumore del mio revolver." (Umberto Bossi, citato ne Il Mattino, 8 aprile 2008)

"Avremo tutti il mitragliatore in mano e sarà un piacere portarmene un po’ all’altro mondo." (Umberto Bossi, citato ne Il Mattino, 8 aprile 2008)

"Questa è l’ultima occasione: o si fanno le riforme o scoppia un casino. Se la sinistra vuole scendere in piazza abbiamo trecentomila martiri pronti a battersi. E non scherziamo... mica siam quattro gatti, verrebbero giù anche dalle montagne con i fucili, che son sempre caldi." (Umberto Bossi, citato in «Se la sinistra vuole scontri, io ho 300mila uomini. I fucili sono sempre caldi», Corriere della sera, 29 aprile 2008)



...Ci sono provocazioni e provocazioni.




21/10
2009

Il prof. Ulderici risponde

Mi è arrivata recentemente un’epistola (vabbé, una e-mail) contenente una richiesta di delucidazioni riguardo una complessa questione grammaticale in dialetto cimbro-borghense. Non ritenendomi assolutamente un esperto di linguistica, ho preferito inoltrare la richiesta all’esimio prof. Romildo Ulderici, già docente di Cimbrologia e Venetologia all’università di Luserna di Sotto. Di seguito la domanda e la risposta.

"Gent.le prof. Ulderici,

qualche giorno fa stavo disquisendo di musica reggae, sodomia e dialetto cimbro con alcune amiche, quando una di loro ci ha interrogato su quale fosse l’uso grammaticalmente corretto del verbo accademico "vegnesto". A me suonava bene "sito vegnesto" e stavo per dirlo, ma sono stato anticipato nella risposta da una delle molte ragazze di cui Nello è invaghito, la quale ha invece proposto con sicumera "gheto vegnesto". Nell’occasione ho preferito non contraddirla, ma da allora il tarlo del dubbio mi rode. Quale delle due opinioni era corretta?

PornoRambo"



Cortese giovine,

innanzi tutto ti ringrazio per voler mantenere viva con gli amici l’attenzione su alcuni aspetti profondamente legati alla tradizione del nostro territorio, e mi riferisco ovviamente alla musica reggae ed alla sodomia. Per quanto riguarda la tua domanda, invece, temo che la ragazza di cui Nello è invaghito sia stupida come una capra o non sappia nulla di dialetto cimbro. Le due ipotesi non si escludono a vicenda, ma nel caso Nello stia leggendo diciamo che propendo per la seconda.
Ho trascorso molti anni ad interrogare su simili temi filologici gli anziani dei nostri monti e delle nostre valli, ottenendone invariabilmente in risposta una gragnuola di bestemmie sconclusionate. Ne ho dedotto che "vegnesto", forma arcaica/montanara del più comune "Vegnù", è ovviamente il participio passato del verbo "venire" ("vegnere") e come in italiano è retto dal verbo "essere" ("essare"), non dal verbo "avere" ("gavere"). Perciò la forma più corretta della seconda persona singolare espressa in forma interrogativa è senza dubbio "sito vegnesto?" o meglio, per i residenti nell’area metropolitana del Borgo, "sito vegnù?"

Pur non dimenticando che in questa infausta regione vi è abbondanza di variazioni linguistiche e non manca certo la gente che inanella parole "ad catium", sono pertanto dell’opinione che l’espressione "gheto vegnesto?" lascerebbe basito anche il più incolto villico di S.Antonio del Pasubio, il quale peraltro se ne sbatterebbe in quanto ha cose più serie da fare che badare alle chiroestrazioni linguistiche, cose tipo tagliare la legna, custodire le vacche, preparare la soppressa.

A margine, peraltro, l’unico contesto in cui riesco ad immaginare una pertinente formulazione della domanda "sito vegnesto?" è l’insoddisfacente conclusione di un rapporto sessuale con l’incolto villico di cui sopra. Mi chiedo quindi che razza di ragazze frequenti.

Con ristrettezza di cordialità,

prof. R. Ulderici
siensiatto




21/10
2009

Io invece credo agli ufi

Tremonti dice che crede nel posto fisso. Che idea bizzarra, a me non sarebbe mai passata per la testa l’idea che la certezza di avere un lavoro dal quale non ti possono cacciare a calci dalla sera alla mattina fosse preferibile al brivido di non sapere cosa succederà allo scadere del contratto, all’emozione di riciclarsi semestre dopo semestre in lavori sempre peggio pagati, alla sfida di andare in banca ad elemosinare un mutuo, alle possibilità di conquista che la frequentazione di agenzie interinali ci offre in termini di impiegate/i spiacenti e precarie/i disperate/i quanto noi. E’ strano, ’sto Tremonti.




19/10
2009

Ma tu dov’eri la notte tra il 1963 e il 1967?

La più recente preda della battuta di caccia dei mass-media berlusconiani è Corrado Augias, accusato nientemeno che di essere stato nei primi anni Sessanta una spia al soldo del regime cecoslovacco. Anzi, una spia senza neanche il soldo, una spia per simpatia. Se la notizia fosse vera si comprenderebbe l’indignazione di Feltri, che con le spie ci ha bazzicato e probabilmente ritiene ignobile anche solo l’idea di diffondere notizie riservate, magari anche false, senza mettersi in tasca niente. Augias*, d’altronde, se la ride delle accuse di Feltri, è troppo un signore. Io se fossi stato in lui avrei fatto un paio di telefonate, ed una macchina nera con i finestrini oscurati si sarebbe fermata davanti la sede del giornale, ne sarebbero scesi dei tipi con l’impermeabile e l’accento ceco(slovacco), e lo sciacallo domestico del premier sarebbe stato ritrovato ore dopo in ufficio con il busto di mussolini ben conficcato nel retto. Ma d’altra parte io negli anni Sessanta i contatti con i servizi segreti cecoslovacchi ce li avevo davvero.
Alcuni sostengono che dovremo aspettarci altre perle simili in futuro, perché questo serissimo scoop non sarebbe che il primo frutto, peraltro piuttosto acerbo, di quei dossier sovietici che il Lestofante Capo avrebbe chiesto in dono al grande amico russo per sputtanare i propri nemici. I quali ad oggi ricapitolando comprendono:

- giornalisti;
- magistrati;
- giudici della consulta;
- la moglie;
- l’inter;
- di pietro;
- la daddà;
- fini;
- la costituzione;
- la legge in genere;
- batman;
- de benedetti;
- l’impotenza senile;
- i fotografi;
- il mostro di fumo di Lost;
- i calzini turchesi**;
- la CGIL;
- i cittadini che votano contro di lui;
- i cittadini che manifestano contro di lui;
- una clamidia non diagnosticata.

In pratica, tutti tranne il PD.




* So che in molti odiano Corrado Augias e godrebbero a vederlo sputtanato. Questi molti sappiano che li odio, Augias è il principe dei giornalisti italiani e, a parte qualche trascurabile divergenza d’opinione sulla musica di Allevi, non si possono riscontrare in lui difetti.

** Ma poi, vi sembrano turchesi quei calzini? Ma li sapete distinguere i colori?