10/6
2014

Un nuovo sceriffo in città

E’ facile adesso dar contro al PD riguardo i risultati delle amministrative, per cui mi ci metto volentieri. Nel Triste Borgo Natio, che i più non conosceranno*, da che io ho memoria ha sempre governato il PD. Anche venti anni fa, quando il PD si chiamava ancora Democrazia Cristiana, forse anche prima, quando non c’era wikipedia e la storia non esisteva, già il Borgo era governato dal PD. Non è che il PD sia in generale privo di meriti, per esempio è un partito molto buffo, e sarebbe ingeneroso dire che in questi anni di amministrazione locale non ha fatto nulla di buono: per esempio ha gestito molto bene il trapasso dell’industria locale, ha debellato la pellagra e mantenuto la pax romana. Soprattutto l’ultimo sindaco, che è rimasto in carica appena dieci anni più del necessario, si è molto speso per rivoluzionare l’urbanistica e la viabilità cittadina creando grandi strade e parecchie graziose rotonde. Impossibile comunque far contenti tutti: a discapito della fama del primo cittadino uscente ha inciso, a detta di molti, il suo atteggiamento arrogante e scostante nei confronti dei concittadini. In altre parole, stava sulle balle a tutti perché non salutava per strada.
In ogni caso, il PD per queste amministrative aveva la strada spianata: mentre gli avversari litigavano e si insultavano senza riuscire a presentare un candidato condiviso, loro si sono organizzati delle belle primarie, cooptando persino un giovane-carino-benestante filosofo musicista di SEL, hanno fatto vincere (ovviamente) un volto rassicurante con lunga esperienza d’apparato, ex PCI (ci stanno anche loro nel PD, a quanto pare) e lo hanno mandato avanti sicuri della vittoria. Sui manifesti elettorali il candidato sindaco campeggiava a braccia conserte, con un sorriso sicuro ben stampato in volto. Al primo turno è stato un successo eclatante: più del 45% dei voti, il venti percento in più rispetto al primo degli avversari, sostenuto solo da alcune liste civiche. In casa PD già si stavano spartendo gli assessorati, come da tradizione. I rivali, dalla lega a forza italia, ancora si rifiutavano di dare il proprio appoggio all’altro candidato, ex leghista, sostenuto a questo punto solo dai parenti e dai fascisti di fdl-an. Il risultato del ballottaggio sembrava scontato, e invece...

Beh, se c’è qualcuno che riesce a sbagliare un gol a porta vuota con la squadra avversaria già negli spogliatoi potete stare sicuri che è il PD.

Con meno di cinquecento voti di scarto, per la prima volta nella storia dell’umanità il Triste Borgo Natio passa sotto il controllo della destra, rappresentata per l’occasione da un tizio che si chiama Valter con una V sola e sembra un assicuratore, ma va a braccetto coi peggio fasci ed ha messo come unico punto verificabile del programma lo sgombero degli accampamenti di zingari, che messa così pare che siamo invasi dai tuareg. Il cosiddetto centrosinistra non rilascia dichiarazioni, stordito dalla gran botta sui denti che si è preso. La sinistra vera e propria, quella che non era ancora saltata sul carro del presunto vincitore, si sputa nelle mani preparandosi ad anni di dura lotta, ammesso che gli anni e la prostata non facciano troppo male.

Così va la storia: l’hubris e l’arroganza di alcuni, ma non dimentichiamo l’inefficienza, l’incapacità o almeno la scarsa capacità di comunicare i propri meriti, dovremo ora scontarli con almeno cinque anni di amministrazione destrorsa ed i commenti gongolanti su feisbuk dei bimbiminkia fascisti**. Dal punto di vista pratico, rispetto all’esperienza piddina, non è ben chiaro cosa perderemo: complice anche il famigerato patto di stabilità, per quanto riguarda il sociale si vive alla giornata già da anni, senza politiche chiare di lungo periodo, e lo stesso si può dire per la salute pubblica grazie ad un poderoso inceneritore. L’industria è un ricordo che tende ad affievolirsi nelle glorie del passato, ed i quartieri fuori dal centro sembrano sempre più spesso a dei dormitori di campagna per operai disoccupati. Sul piano culturale, come ha riassunto egregiamente il mio compagno di sventure politiche Dr. Nello, negli ultimi anni siamo passati da Azioni Inclementi a Miss Schio, il che è come dire da Wu Ming a Pegga Pig. Margini di ulteriore peggioramento non è che ce ne siano molti, per cui si divertano i nuovi arrivati a dimostrare di cosa sono capaci dopo tanti anni di chiacchiere a vuoto. Alla peggio, da noi i fasci di solito non si trovano bene a lungo.




* o conosceranno solo attraverso la definizione che ne diede il nostro illustre concittadino Luca Cielocamminatore: "Se c’è un centro luminoso dell’universo, questo è il punto più lontano."

** nuovamente vergini dopo l’abbandono del pdl.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




7/6
2014

Quello che i vegetariani non dicono

Un conflitto serpeggia da anni nel ventre della nostra società, ignorato dai mezzi di comunicazione di massa, taciuto dai politici e disconosciuto da tutti i sochologi tranne uno: la lotta atavica tra vegetariani e mangiacadaveri. Con sprezzo del ridicolo ho deciso di squarciare il velo su questa faida, anche approfittando della posizione di privilegio offertami dall’aver giocato in entrambe le squadre seppure, sia chiaro, in momenti diversi.
Cresciuto in una famiglia eterosessuale e timorata di dio, infatti, fino ai ventun’anni ho mangiato senza troppi patemi ogni genere di animale fossi in grado di cacciare o, più spesso, trovassi già cacciato e cotto sul piatto. Alle soglie della pubertà venni però colto da una crisi di coscienza, e per motivi esaurientemente spiegati in questo articolo decisi di eliminare completamente la carne dalla mia dieta. La carne ed il pesce, beninteso. Rimasi in quella condizione per sette anni, più o meno per tutta la permanenza di Carlo Azeglio Ciappi alla presidenza della Repubblica, per quanto il collegamento tra i due fatti sia ancora tutto da dimostrare. Dopodiché, per motivi personali, dovetti lasciare e ricominciai a mangiare carne e compagnia grufolante. Poi ricominciai a smettere. Poi smisi di smettere. Ora non so più neanch’io che diavolo mangio, sono l’incubo di chi mi invita a cena ma proprio per questo mi sento perfettamente titolato a scrivere...

[rullo di tamburi scenico]

10 COSE CHE HO SCOPERTO SULLA RELAZIONE TRA VEGETARIANI E MANGIATORI DI CADAVERI

1. Cinquanta sfumature di verde
Partiamo dai fondamentali. Com’è ben noto ci sono vari livelli di vegetarianesimo, da quelli che non mangiano carne a meno che non abbia l’aspetto veramente appetitoso ai pescetariani ai vegani ai fruttariani a quelli che non mangiano niente che proietti ombra, in rigoroso ordine di avvicinamento al Nirvana ed alla sociopatia. Siate pronti a tutto, cauti chiedere spiegazioni e ricordate che ogni scelta è rispettabile, compresa la scelta degli altri di mandarvi a cagare di quando in quando.

2. Tutto quel che cammina, nuota, vola o striscia
Se uno vi dice che è vegetariano, generalmente intende dire che non mangia carcasse di animali, di qualsiasi provenienza esse siano. Nel caso foste distratti quel giorno alle elementari, anche il pesce è un animale, anche i cosiddetti frutti di mare (la frutta secca no) quindi evitate domande idiote. Qualunque sia la motivazione del vegetariano, e persino se non la condividete, non partite dal presupposto che sotto sotto sia un capriccio e che sia comunque disponibile a fare un’eccezione perché stasera non avete proprio voglia di pensare ad un sugo di verdure per la cena tra amici. Piuttosto ditegli che si porti da mangiare da casa.

3. Eh ma quella volta nel deserto hai detto che avresti mangiato qualsiasi cosa
Pure se un vegetariano in via eccezionale fa uno strappo alla regola, magari perché ci si trova bloccati alle undici di sera in un villaggio silvestre della Provenza, tutti stanno morendo di fame e l’unico ristorante aperto nel raggio di venti chilometri offre solo piatti di zuppa con la salsiccia, non deducetene che da quel momento in poi comincia il carnevale. Un’eccezione è un’eccezione a cui una persona ragionevole può anche prestarsi, ma non basta un singolo assaggio di salsiccia per cancellare anni di vegetarianesimo, a differenza di altre virtù.

d. Sento odore di carne in questo ristorante turco
D’altra parte, anche se sei uno di quelli che si sentono investiti da una sacra missione e che mai cederebbero al vizio della carne neppure su una zattera alla deriva nell’oceano, sarebbe utile ricordassi che finché il tuo status di martire non verrà ufficialmente riconosciuto dal resto della società niente obbliga i tuoi amici a girare tutta la notte per Budapest alla ricerca di un ristorante dove servano una verdura. Se lo fanno, bontà loro, evita almeno di lamentarti che la zuppa di cavolo amaro e licheni del Volga che sorbisci con aria spocchiosa non è all’altezza di quella che mangiavi a Murmansk durante l’erasmus.

e. Gli esami del sangue non finiscono mai
Un grosso mito da sfatare è quello degli effetti della dieta vegetariana sulla salute, in positivo o in negativo che siano. Personalmente, e su questo bloggo la mia esperienza personale gode di validità scientifica indiscussa, non ho notato alcuna differenza tra i periodi in cui mi ingozzo moderatamente di cadaveri e quando no. Non mi sento più debole. Non mi sento più sano. Non mi ammalo né di più né di meno. Non provo più (o meno) attrazione per i maschi della specie. A parte questo, se la vostra dieta è costituita per più dell’80% di carne rivolgetevi ad un oncologo per un secondo parere.

η. Niente da fare per quanto riguarda il tofu
Un fatto che ho scoperto solo recentemente, invece, e che stupirà la maggior parte di voi (dando per scontato di avere più di un lettore, altrimenti stupirà la maggior parte di Pornorambo) è che anche non essendo vegetariani è possibile apprezzare la soia ed i suoi derivati. Compreso il seitan, pazzesco! A patto di saperli cucinare, certo, ma questo vale anche per la costata. Inoltre, non è neppure vietato comprarli, anche se ovviamente il bravo mangiacadaveri al supermercato ci entra solo per comprare i barattoli di trippa, le salsiccie in cartucciere da duecento colpi come Rambo e lo strutto in comode lattine apri e chiudi.

Golf. I veri uomini amano la carnazza
Fino alla fine degli anni Novanta, essere vegetariani era considerata una cosa interessante e di sinistra. Ora è considerata una cosa da hipster, grillini e fessacchiotti (scusate la ridondanza). Nel mezzo c’è stato ovviamente il governo D’Alema, che ha trasformato in incubi tutti i sogni della nostra infanzia, ed Internet, che ha permesso alla maggioranza silenziosa di acquisire il diritto di parola ed usarlo per dire cazzate. La guerra tra vegetariani e carnivori è la forma che ha assunto nel nostro tempo l’antica lotta per la supremazia sessuale: poiché in molti ambienti è oggi considerato volgare vantarsi di quante donne si sono conosciute in senso biblico ed in quegli stessi ambienti sono ben pochi i maschi a svolgere lavori tradizionalmente considerati virili (sradicare alberi, asfaltare strade, uccidere piccoli animali), l’unico metro socialmente disponibile per vantare la propria mascolinità è quello di sottolineare la propria passione per le braciole al sangue ed irridere chi invece preferisce le zucchine trifolate. In pratica, quando sul forum di "Donne & Motori" prendete in giro un vegetariano alludendo educatamente alla sua potenziale effeminatezza (o accusandolo di votare SEL, che è uguale) non è della salsiccia che avete nel piatto che state parlando. A causa della ben nota teoria dell’omosessualità repressa, peraltro, questo vi pone a metà strada tra l’uomo di Neanderthal e, beh... Neanderthal.




26/5
2014

Invernomuto

Proseguo, mentre percorro gli spalti fino all’alba senza sonno su e giù, questo mio silenzioso dialogo con un dolce ma soprattutto presunto pubblico, freddo, invisibile e muto come un inverno sulla luna. Vedo fioccare attorno a me risultati elettorali, squarci di un futuro luminoso come granate al fosforo bianco. L’estrema destra che avanza, il centrosinistro che si congratula addosso, la disillusione che si trasforma in disperazione. Cerco un senso altrove, ai margini di questo paesaggio desolante, nelle persone luccicanti che ho conosciuto e in qualche modo, forse, conosco ancora. Gli amici barbudos, gonfi di rabbia. L’Astronomo family, che nonostante i guai trova il coraggio di dare vita a una creatura. Splendide donne, fiere, ferite ma indomite. Ragazzi che cercano strade nuove. Fricchettoni impenitenti, vecchi pazzi. Pochi, pochi. Lontani. La vita non li ha sconfitti, i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna li hanno solo fatti incazzare di più. Siamo pochi, ma non siamo niente. Lontani, ma non dimenticati. E non possiamo permetterci di ripetere gli stessi sbagli, con tutti gli sbagli nuovi che dobbiamo ancora commettere. Se i telefoni tradiscono la nostra integrità morale ed i computer si rivelano inefficaci, vorrà dire che torneremo al ciclostile. Se vana e insulsa è stata la vicenda, gentile pubblico, faremo ammenda.




22/5
2014

The old familiar sting

Mi preparo all’avvento delle prossime elezioni ripassando pigramente i dialoghi di Malatesta e forse mille pagine di fotocopie di Medicina Tradizionale Cinese, che almeno di quella mi aspetta a breve un esame. L’idra a tre teste che occupa in questo momento il parlamento continua a sembrarmi poco degna di interesse, qualunque delle tre teste mandi avanti ad urlare, ammansire, promettere e sputacchiare da qualche salotto televisivo o comizio di piazza, tutto autentico e sincero come un funerale di stato in Corea del Nord o una riunione di corrente della DC.

Ho anche staccato per un po’ i miei stalking network: a volte è divertente origliare le vostre vite private, o quello che spacciate per tale mentre disseminate il mondo di commenti arguti sui programmi televisivi con cui tenete a bada la depressione serale in attesa che il blando sedativo regolarmente prescritto faccia effetto, ma il rumore di fondo interferisce con la mia ricerca del Dao. Inoltre, sono dell’opinione che dovreste amarmi tutti, sconosciuti e bot compresi, ed il fatto che non lo facciate neanche un po’ in fondo in fondo mi ferisce riempiendomi di risentimento.

In un angolo riparato del nostro cortiletto abbiamo messo un tavolino di legno, due sedie, una rosa rossa in un vaso blu. Fin che la stagione lo consente ci facciamo la colazione, talvolta anche il pranzo e la cena o una sigaretta di malva fumata mentre i vicini dormono o, anche loro, guardano suore canterine alla tivvù. Le sigarette, la tovaglia colorata contro il muro bianco rendono questo piccolo rifugio un ideale punto d’incontro tra la Marsiglia di Marius et Jeanette ed un vecchio hutong sopravvissuto al progresso.




18/4
2014

Gabriel Garcia Marquez

Scrivo troppo male per parlare bene di lui. Non dirò altro se non che mi ha praticamente insegnato a leggere, donandomi un po’ di infelicità eterna e la magra consolazione di una rivoluzione da perdere. Da oggi l’umanità è più povera, il mondo un po’ meno magico.


"Che si aprano porte e finestre," gridava. "Che si faccia carne e pesce, che si comprino le tartarughe più grandi, che vengano i forestieri a stendere le loro stuoie negli angoli e a orinare sui rosai, che si siedano a tavola a mangiare quante volte vogliono, e che ruttino e bestemmino, e che infanghino tutto coi loro stivali, e che facciano di noi quello che vogliono, perché questo è l’unico modo per scacciare la rovina.”




16/4
2014

L’uomo senza senno

Queste notti di luna piena stanno interferendo con il mio ciclo insonnia-veglia. Mi sveglio, vedo la luce filtrare dalle imposte, credo sia l’alba e mi preparo a trasformarmi in un membro produttivo della società occidentale. È l’una di notte. Per le sette sono un vegetale. Non stupitevi se la società collassa, comincio già a vedere Tyler Durden con la coda dell’occhio.

Potrei fare appello alla famosa intelligenza collettiva della rete per suggerimenti su come dormire meglio, ma so che ne ricaverei solo un lungo elenco di nomi commerciali delle vecchie benzodiaze. Aiutatemi piuttosto a risolvere un problema completamente diverso: negli ultimi mesi ho avuto poco tempo e passione per ascoltare musica nuova, non so neanche cosa sia uscito, e vorrei colmare questa mia lacuna perché la roba che ascolto ormai è un po’ muffosa. Accetto qualsiasi consiglio da chiunque, compresi anonimi e musicisti in incognito, prometto almeno un ascolto a tutto ed una ricompensa simbolica al primo classificato.




9/4
2014

La verità è che non mi piacete abbastanza

Ultimamente scrivo poco di politica. Scrivo poco e basta, a dire il vero, o scrivo molto, a seconda del periodo di riferimento con cui mi confronto. Ma in ogni caso, poco di politica. Forse perché la politica italiana è diventata grottesca, ed il grottesco non è proprio il mio genere. Preferisco, chessò, le saghe epiche: Berlusconi era un cattivo da saga epica*, aveva un esercito di psicopatici disposti a tutto, risorse economiche inesauribili ed una passione smodata per tutto ciò che era malvagio ed ingiusto. Per non parlare del vulcano in giardino! Renzi è solo lo spinoff di uno sceneggiatore a corto di idee. Non mi interessa neanche, Renzi, potrebbe trasformare il Paese in una dittatura Renzocratica e rende obbligatorio battezzare “Matteo” tutti i primogeniti maschi e continuerebbe a lasciarmi indifferente.

A Dicembre è morto il Dottor Menzio, da allora promosso idealmente Dottor Fu Menziù. Era un gatto, certo, ma il dolore provocatomi dalla perdita di quell’ottuso mammifero così palesemente arretrato sulla scala evolutiva è stato molto più forte e duraturo di quel che potevo immaginare. E’ stato il cuore, una malattia gattesca di cui ho già dimenticato il nome, dopo avermi costretto a curarlo con pastiglie e mezze pastiglie e quarti di pastiglia tutti i giorni, per mesi. La malattia ci unisce, la malattia ci seppellisce. Con lui è scomparso un universo intero.

Prendiamo anche Ratzinger, ad esempio. Un gigante. Quando si affacciava a Piazza San Pietro, aveva uno sguardo che faceva incenerire i gerani sui balconi di Montesacro, faceva convertire al cattolicesimo i punk emiliani. Ratzinger era un uomo che deteneva palesemente le chiavi del regno dei cieli, e le usava per sgozzare gli agnelli nei riti satanici. Resosi conto di vivere in un’epoca troppo rammollita per lui, il povero rottweiler d’Iddio ha ceduto il posto a quel teletubbie di Papa Francé, con i suoi buonasera e le telefonate ai moribondi ed il sorrisino buono da nonno rincoglionito. Ed io dovrei scrivere di Papa Francé? Le mie penne sono intinte nell’odio, non sono adatte alla farsa melensa del prete buono che vuole bene ai poveri e riconcilia l’occidente disincantato con la Chiesa cattolica, altrimenti scriverei sceneggiature per la Rai.

Da qualche mese frequento un corso di medicina tradizionale cinese, pur non essendo io né medico, né tradizionalista, né cinese. L’idea ovviamente è quella di mettermi a praticare la stregoneria sulla gente ed arricchirmi, o almeno impoverire gli altri fino a portarli al mio livello. D’altra parte non è che io sia neanche particolarmente convinto dei fondamenti teorici della medicina tradizionale cinese. Non lo sono neanche dei fondamenti della medicina scientifica occidentale, del resto. Virus, microbi, meridiani, punti shu, cistifellea… Fondamentalmente non credo più a niente di invisibile, solo agli effetti che l’invisibile produce.

Anche nella lega c’è stato un passaggio di testimone, travolto dall’età e dallo scandalo di non avere più nessuna scusa per non fare quello che da anni prometteva di fare, Bossi ha abdicato in favore di Salvini. Io non parlerò male di Salvini perché altrimenti dovrei ammettere che Darwin ha fallito, però a livello di statura politica non c’è paragone. Bossi si infuriava, s’infervoriva, brandiva metaforica fucili e guidava le sue metaforiche armate a spezzare la schiena a magistrati poliomelitici, Salvini non sa neanche pulirsi il culo senza far cadere lo spazzolino da denti. Certo le sparate da Quarto Reich le fa anche lui ma non ci crede, si vede che non ci crede, lo fa solo per lo spettacolo ma a questo punto anche tutto il razzismo e l’antieuropeismo ed i deliri secessionisti sanno un po’ di manierismo, di minestra riscaldata per i quattro allocchi che ancora ci vogliono credere per forza, nostalgici affezionati a quei loro miti anni Ottanta ed incapaci di adattarsi a vivere nel mondo reale, come i fan di Vasco Rossi.

Ecco, niente, alla fine mi avete fatto parlare di politica. Avevo iniziato a scrivere pensando a tutt’altro, ma fate sempre così, voi. Voci nella mia testa, profumi lontani. Scrivo per voi, per voi suono la cetra sulle rovine fumanti.

* Nella saga epica che proietto nella mia testa amo credere che Berlusconi sia morto tre anni fa, trafitto da una sentenza avvelenata scoccata a tradimento da Napolitano. La realtà, sempre più squallida, tende a smentirmi.




1/4
2014

Odissea marsicana

Domenica, un signore di mezz’età apre il cancello della cappella di famiglia nel cimitero di Magliano De’ Marsi, nelle campagne, saluta rispettosamente i parenti ed estrae dalla custodia un violino. Con il sole del mattino in faccia, dando le spalle ai suoi, suona rivolto al viale ordinato su cui si affacciano una di seguito all’altra le ultime abitazioni delle famiglie del paese. Non benissimo, forse. Le note si spandono tra le lapidi, accarezzano i visitatori di quel luogo silenzioso suscitando curiosità ed una misteriosa commozione. Non c’è mercimonio, in questo gesto pubblico e solitario, non c’è ambizione, solo la ricerca di un’ora di quiete personale in quel villaggio della quiete eterna. Lo ascolto quasi con le lacrime agli occhi, allontanandomi, senza motivo.

Ogni volta che parto per un viaggio, pur breve come questo, parto con l’eccitazione del vagabondo e con l’ignobile resistenza di chi deve comunque vincere l’attrito di un divano che odia. Sentimenti contrastanti. Ogni volta che torno, torno con la consapevolezza un po’ naif di essere più ricco in emozioni, conoscenze, salsicce secche in valigia e con il tragico dubbio di aver invece solo accumulato altre nozioni da wikipedia, senza che l’esperienza riesca poi a cambiarmi davvero. Tutto quello che ho visto in questi pochi giorni a zonzo per gli Appennini e la Marsica mi è sembrato meraviglioso e degno di essere vissuto: generose matrone, santuari gelati, arabeschi di marmo e di sentimenti, vecchie storie di famiglia, case restaurate o diroccate, paesini abbarbicati sulle colline come fuori dal tempo, macellai rancorosi, anziani sepolti in famiglia tornare brevemente alla vita. La modernità sembra priva di senso, al confronto, con i suoi telefonini scarichi e serie tv e lavori alienanti.

Se un giorno morirò seppellitemi però piuttosto al cimitero di Torano. E’ pieno di tombe selvagge ed inquiete, cresciute sregolatamente l’una sull’altra, tra cui la mia carcassa confusa potrebbe anche trovarsi a proprio agio.




26/3
2014

Senza passaporto

Alla faccia dei venetisti veri e presunti, domani me ne parto per un breve giro a zonzo per l’Italia centrale, in posti che per la maggior parte non ho mai visto. Sono quattro giorni appena, ma chissà non bastino a resettare l’orologio della melatonina, sicuramente a distrarmi dalla monotonia del bunker e a mangiare cosine buone e sconosciute. Vi penserò mentre sarò al pascolo nelle verdi piane d’Abbruzzo, o più probabilmente incolonnato su qualche autostrada sotto il temporale. Se non torno per lunedì, mandate gli arditi del popolo a cercarmi.




25/3
2014

Mai sottovalutare le conseguenze dell’insonnia

In questo periodo soffro di insonnia. Non mi capita spesso. Resto a letto, gli occhi socchiusi, mi giro e mi rigiro alla ricerca di una posizione comoda, attendo l’alba, mi spazientisco e guardo la sveglia. 3.17.

Ricordo solo un periodo in cui faticavo a dormire, una decina d’anni fa. Ero molto triste, mi trascinavo al lavoro per abitudine e passavo le serate sul divano a fumare sigarette, bere tequila e contemplare il soffitto. Detto così sembra quasi epico, invece faceva schifo. Galleggiavo in una melassa nera, e nulla mi interessava. Questa breve esperienza mi ha fatto scoprire alcune cose su me stesso che ignoravo. Si può sopravvivere per mesi mangiando solo tarallini e pecorino brigante. Si può sopravvivere senza dormire. Si può sopravvivere anche controvoglia, per abitudine. E poi si può uscire, ricominciare a vivere, mangiare, dormire, senza dover rendere grazie a nessuno. Si perde qualcosa nel processo, parti di se stessi e di altri, persone intere, universi. Si guadagna qualcosa. Ci si scava una via d’uscita dentro, con un coltello.

Mai sottovalutare le conseguenze dei propri demoni.

Sono ormai undici anni che ho messo in linea il bloggo. Tutto era più semplice, allora, Internet era una prateria su cui le aziende facevano appena capolino e noi scorrevamo come indiani al galoppo, felici della libertà concessa. Poi sono arrivati i capitalisti. Oggi siamo tutti nelle riserve, ammansiti, a lanciare le nostre feroci urla di guerra contro gli steccati che ci proteggono. Pensavamo di poterci mostrare senza maschere, dietro sgargianti anonimati, pensavamo di essere protetti dalla nostra stessa umanità. Eravamo pionieri, siamo stati i primi a sbagliare. Chi è arrivato dopo l’ha capito prima, che anche qui la realtà andava protetta da filtri, che ci si può far male. Vedo giovani più vecchi di me.

Mai sottovalutare le conseguenze del progresso.

Mi alzo, scendo le scale, bevo camomilla. Pratico Taiji, pratico Qi Gong, bevo melissa e miele, olio essenziale di arancio amaro. Leggo pagine di un libro nojoso. Mi rilasso. Torno a letto. Non dormo, sereno. Conto le pecore. Milioni di pecore. Ogni volta che perdo il conto rimando tutte le pecore fuori dal recinto e le faccio rientrare ad una ad una. Tutte le pecore del mondo non bastano a farmi dormire.

Lascio giocare la mente con vecchie storie, gomitoli lisi, ricordi di ricordi. Sarebbe bello, da persone diverse, sedersi al sole o al tavolino del Cafe Tranquilidad e ragionare serenamente sul passato, gli errori perdonati e le stragi impunite. Non si giungerebbe certo alla verità, ci si scambierebbe soltanto qualche pezzetto di specchio per conoscerci meglio. Gli esseri umani, purtroppo, non funzionano così. Gli amici traditi e i traditori, le persone scomparse o abbandonate per pigrizia o mutuo disinteresse, per troppo amore e follia, per morte o destino. Non basta una vita a cancellare gli sbagli, le emozioni, il rancore, il senso di colpa e l’affetto, le bugie dette a fin di bene o per pararsi il culo, il dolore del gioco, il silenzio che si spande appena ci si volta le spalle. Questo sperimentare per una volta frammenti di verità non cambierebbe nulla, del resto, solo uno sguardo su strade che non potevamo o volevamo percorrere, piene di rovi alle nostre spalle. L’infantile desiderio di voler provare tutto, di poter fare a meno di scegliere per non dover rinunciare a nulla.

Mai sottovalutare le conseguenze dei propri errori.

Oggi è tutto diverso, mi interesso di tutto, mi innamoro di tutto. Corro dietro ai cani. Ho smesso di fumare, questo è l’unico passato che rimpiango un poco, le sigarette mi facevano compagnia. Per il resto, errori vecchi e nuovi arricchiscono la mia vita. Che battaglie stavo combattendo, quali stavi combattendo tu, chi si è bevuto tutta l’acqua sotto i ponti, dietro quale risata ti nascondi. Non mi mancano i capelli perduti e mi sono meritato ogni singolo pelo bianco della barba. Sono più felice, senza essere soddisfatto, ho grandi progetti, enormi paure, mi annoio di rado, questo è l’unico passato che rimpiango un poco. Sono cambiato, magari in peggio. La saggezza è una meta ben lontana, per noi cialtroni di periferia, l’armonia è difficile da raggiungere, per noi nati sotto il segno del punk. Ma come dice sempre il mio agopuntore preferito, rancore e rabbia non pagano. Avrei voluto vendicarmi, talvolta, di chi mi ha fatto male, ma la vita è già fin troppo dolorosa. Avrei voluto ripagare meglio chi mi ha fatto bene, ma la vita a volte è più avara di me. La nostra civiltà sta naufragando, dovremmo ritrovarci tra spiriti affini. Dovremmo scrivere.

Mai sottovalutare le conseguenze dell’insonnia.