SputaIlVeleno
blue pill

27/11/2003 16.23.12

L.

A me piace. Sento che devo vedere questo film, ma siccome è presto per trovarlo in divx se mi assicuri che anche gli altri sono così portentosi comincio dal primo della trilogia.

Secondo me se proprio devo trovare una critica alla tua recensione (perchè in realtà in certe parti m’ha fatto piegare come al solito) è che è scritto più fretta del solito e quindi ci sono ancora + errori di battitura (tipo "melgio", l’ho trovato almeno tre volte) o frasi messe giù alla cazzo con punteggiatura fantasiosa.

Insomma: inventi le parole, stravolgi la punteggiatura, scrivi in maniera quasi incomprensibile. Sei Nello.

white pill

27/11/2003 16.2.24

rambo

ma ne hai letto almeno un pezzo?
stavolta non è un granche vè?

red pill

27/11/2003 15.51.46

L.

Dio che stupido!

Sono io il mostro di Firenze!

Beh, meno male.

blue pill

27/11/2003 15.51.21

L.

Porno, te l’ho pubblicata.

(Devo ancora guardare cosa viene fuori su Google con tutti questi "Porno". Non vorrei che ci trovassimo il mostro di Firenze sul forum.)

white pill

27/11/2003 13.23.44

rambo

a questo punto visto la vena poetica cito una poesia di un mio amico(Seg’Hallà) che mà mandato per sms :
(batte la mia "cade la foglia quando ne ha voglia" )
"ricamo la notte, mangio un kebab, lo mangio nero, del piero"


questa è poesia!!!



p.s. : lusky tò mandato la rece del film

white pill

27/11/2003 11.24.43

L.

Bravo Nello, scommetto che a parte te non se n’era accorto nessuno, ma paz.

7 per l’impegno.

Ed io sto ancora aspettando due recensioni di "C’era una volta in Messico" (di cui una con entalpia incorporata).

Mmm...

Forse è meglio se aspetto seduto.

blue pill

27/11/2003 0.52.7

Errata corrige

c’è ne > ce n’è
ma non si dice > DELETE

manca anche un "che" e ho dimenticato di chiudere il corsivo alla fine.

blue pill

27/11/2003 0.46.17

Antonello (parte 2)

Ecco, ho già detto a Lusky che il film è molto particolare per i canoni dell’animazione nipponica: contenutisticamemte sobrio, formalmente compunto. Si oppone al sensazionalismo dei vari anime (Eva, Lain e Boogiepop inclusi). Ambientato in guerra, di essa si vede molto poco. Eppure è la storia terribile di una famiglia che viene annullata. Prima i grandi, poi i piccoli. Ancora, gli Americani sono visti solo come aerei nel cielo, angeli della morte, scaricatori di morte. Cioè il loro aspetto in guerra per la maggior parte del mondo (Apocalypse now). E il mito della patria cade in frantumi (solo riflettori per le navi imperiali). Poca retorica tipo "Giapponesi brava gente". Ma nemmeno disumanizzazione.
Insomma, questo film è tipicamente umanista, apparentato alla pietà terrena che c’è anche nel successivo "Rapsodia d’agosto", di Kurosawa. Che non a caso amò molto questo film.
Forse per appartenenza, forse per scelte di Takahata, non è esente da difetti. Più che patetismo (racchiuso in sporadici eccessi di elegia), direi vaghezza: non c’è una ricerca delle cause, anche se si accusano giustamente i pilastri dell’amor di patria ma non si dice. E poi c’è un po’ di edulcoratezza: niente prostituzione, niente mercato nero, politica pochissima... Ma non c’è volgarità. Nemmeno un’oncia. C’è ne di più in Miyazaki. Lo sguardo sul regno della morte è calmo ma sdegnoso, l’ultima inquadratura è un’accusa dovuta (ma anche un memento: "ricordate che la scintillante città è nata sulle nostre ceneri"). Non è "Germania anno zero", che fu girato in una Berlino davvero rasa al suolo, negli stessi anni e da Rossellini, con tutto questo che ciò comporta. Però parla del senso di lesione della dignità umana di fronte alla fame, che è molto più importante, soprattutto oggi che parlare della guerra. Perchè la fame non è estetizzabile come la guerra, non galvanizza la malafede dello spettatore, non soddisfa la libido. Solo la commedia, e solo la commedia popolare, ha saputo parlare della fame unendo piacere (le risate con Totò e i suoi mille predecessori) e comprensione del problema. La fame è una chiave di lettura del mondo, forse è la chiave di lettura del mondo.
In fondo "Una tomba per le lucciole" è un film degno (soprattutto in quanto anime) perchè è un film che riguarda la fame. E la morte per fame.


Da vedere "Aspettando il vento" (più o meno si chiama così), lungometraggio animato giapponese assai vecchio, non in stile manga, sulla placida attesa della morte di due anziani contadini dopo l’esplosione atomica di Hiroshima. Io l’ho visto a otto anni, quando ancora esisteva l’unione sovietica.


P.S. Ammetto di essermi commosso in una scena. Quella in cui Seita (?) viene a sapere dell’arresa del Giappone e della distruzione della flotta imperiale. Quando, insomma, si rende conto anche il padre è morto, lontano, ingoiato dalla Storia, e che lui è solo.

white pill

26/11/2003 23.53.33

Antonello (parte 1)

Anche se ho linkato il post, penso non si sia stata la forza di andarlo a vedere. Uchujin, che ebbi modo di conoscere su Mangaitalia e che insieme a Celarent discusse con me su un thread abbastanza bello, scrive:

"Una tomba per le lucciole, ovunque acclamato come un capolavoro (come in pratica tutto ciò che è uscito dallo Studio Ghibli), credo sia stato un po’ l’ apripista ufficiale di Takahata in Italia, nell’ edizione in vhs. E’ anche l’ unico suo film che ho visto (se escludiamo l’ ancestrale Hols, che credo autorialmente si possa ricondurre a Takahata), visto che non mi è agevole scaricare roba da internet...
In mancanza di ulteriori pareri dunque, ieri ho trovato il tempo e la forza per riguardarlo: di forza ce ne vuole parecchia, dato che quest’ opera di delizioso non ha nulla.
E’ davvero un’ uscita netta dai canoni Ghibli e di Takahata in particolare (ma dovrei vedere Pompoko, comunque), specie considerando che la sua bravura nel rappresentare il minimalismo del quotidiano qui non è volta a creare quadretti idilliaci; o almeno, io non percepisco come tali i momenti felici vissuti dai due fratelli dalla loro ipocrita ospite prima, o nel loro rifugio "fuori dal mondo" poi (sebbene in ultimo Takahata non resista a farcene una carrellata commemorativa).
I fantasmi dei due, che ci accolgono fin dall’ inizio con la scena della morte di Seita, sembrano una presenza innegabilmente accusatoria (è per questo che alla fine li vediamo sullo sfondo del panorama della città moderna ?), ma non un semplice invito a "non dimenticare".
Io in genere non apprezzo la retorica pacifista giapponese (soprattutto per la tendenza di questo paese a rimuovere le proprie colpe), né mando giù molto bene un’ opera facile e diretta come Gen di Hiroshima, per la quale pure lo stesso Art Spiegelman ha speso parole di lode (con ciò non intendo negarne il valore di testimonianza).
Mi sembra che da tutto ciò sia esente questo eccezionale lavoro di Takahata, che pare voler accusare la società adulta intera, e quella giapponese nella sua particolarità: Seita, non lavorando più "per la patria", per gli adulti che combattono, e rifiutando di essere un "civile combattente" nelle operazioni antibombardamento, sceglie per sé e la sorella Setsuko la fuga dalla società, e poi diventa un parassita della stessa, per il quale i furti rimangono l’ unico mezzo di sostentamento.

Questo decadimento sociale e morale di un innocente (fermo restando l’ affetto di Seita per la sorellina), pur con la diversità delle premesse, lo trovo per certi versi analogo a quello del ragazzo di Germania anno zero, e non so dire anzi quale dei due mi risulti più crudo: sebbene Seita alla fine possa ancora dirsi "in pace", relativamente puro, Takahata ci ha mostrato come la realtà può distruggere l’ innocenza e i sogni (basti ricordare la visione della parata navale).
O forse, le immagini dei due fratelli sereni sono solo una chiusa buonista, chissà.

Dimenticavo, anche qui i personaggi recitano in maniera straordinaria.
"

white pill

26/11/2003 17.46.23

rambo

svcd ovviamente...

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