 19/11/2003 18.34.10 Antonello |
Padova. Oggi ho comprato una scatola di Brufen ad una vecchia signora serba che elemosinava qualche spicciolo per strada. Ci siamo fermati a parlare, mi ha raccontato della sua vita travagliata (5 figli in Serbia, 5 in Italia): mi ha chiesto se potevo darle dieci milioni. Naturalmente le ho risposto che non li avevo nè avrei potuto darglieli. Vista l’attenzione che le avevo dato (era scappata dall’ospedale perchè aveva paura dell’operazione al cuore che le stavano per fare, io le ho consigliato di farla comunque, ecc, ecc) altre due donne mi si avvicinano: una donna rumena e una ragazza jugoslava. Entrambe, quasi circondandomi, mi chiedono l’aiuto che non potevo dare. Entrambe mi dicono che mi avrebbero potuto mostrare dove abitavano, in stazione, con i loro figli. Naturalmente mi hanno anche irritato, vessato, estorto in tutto 8 miseri euro. Non sembrava accontentarle. Ed avevano ragione, perchè basta metterci quel poco d’attenzione che deriva dalla propria ideologia d’accatto per accorgersi dell’ingiustizia che le vuole - madri di famiglia, donne sposate magari vedove, immigrate - spogliate di tutta la loro dignità, nel chiedermi soldi, nel dover rompere le palle a cretini come me che non so dove sia scritto debbano essere la parte paternalistica del diverbio, avere comprensione, mostrare nobiltà di spirito. Essendo io moderatamente giovane, ho fatto comprensibilmente più attenzione alla ragazza: era più grande di me di non più di cinque anni, era piuttosto bella come lo sono spesso le ragazze slave, era piuttosto scipita come lo sono la maggioranza delle slave immigrate. Le mancava un dente anteriore, era severa, nessun ombra di prostituzione sul suo volto: faceva richieste assurde (<< Però lo hai preso il Brufen a quella lì! Solo perchè l’hai vista per prima! >> rivelando di conoscere fin troppo bene gli acciacchi della signora serba), mi ha seguito per un po’, mi rimanevano pochi soldi, cercavo di dirle che mi servivano per tornare a casa. << Però tu ce l’hai una casa >> mi risponde schietta. Ho ceduto, e meschinamente le chiedo di non dire nulla alla sua collega rumena perchè a lei alla fine non avevo sganciato tutto lo sganciabile. << Giuro su Dio >> dice di rimando, e certo le si poteva leggere sul viso il disinteresse per la premura con cui venivo a patti con la mia cattiva coscienza. Ci sono delle volte in cui ci si rende conto per intuizione, nel farsi dell’azione, della propria inutilità. Non dico impotenza, che è una situazione nobile: ribadisco inutilità, che deriva dal sapere che quando mi chiedevano dieci milioni (di andare in banca, all’angolo, a prenderli) e io mi scandalizzavo bonariamente, esse attaccavano automaticamente la mia natura di piccolo risparmiatore , di uomo che, materialmente (nonostante i tanti problemi virtuali), sarebbe potuto andare davvero in quella banca a ritirare dieci milioni . E dato che l’avrei potuto fare, allora ha senso che mi abbiano guardato di sbieco, se non altro per accussare me quale benestante e scialacquatore di somme che potrebbero cambiare la loro vita. E a poco serve che abbia detto loro (a ragione comunque) che un aiuto anche copioso di un solo individuo (tra l’altro tramite selezione) non può cambiare la situazione, che era necessaria un aiuto collettivo, diritti per loro, non carità: chè è tipico del piccolo italiano qualunque evocare lo Stato o la Società per risolvere i problemi che non si ha voglia di affrontare nella propria piccola e meschina esistenza privata di coglione. Non so perchè ho scritto di getto queste cose, però, come direbbe De Crescenzo, è sempre un piacere parlare con voi. |