30/5
2007

Shreck Tié

Attilio Shreck nuovo presidente della provincia di vincenza. Al 59%, senza neanche il ballottaggio. Vabbé che è una provincia storicamente di destra, vabbé che il centrosinistro aveva un candidato del carisma di un sottobicchiere di birra moretti, ma questo non fa che confermare le mie peggiori supposizioni: se c’è un centro luminoso nell’universo, noi viviamo ancora nel punto più lontano. Alla faccia di tutti quelli che hanno manifestato contro la base ameregana e che hanno sperato in un utopistico risveglio civile della città e del circondario. Macché, questi non si svegliano manco con le cannonate. Puah.
Dalla Dal Lago a Shreck, proseguendo su questa linea di tendenza il prossimo presidente della provincia di vincenza potrebbe essere un gigantesco rospo psicotico di nome Zygxzgrit, che vuole conquistare la Terra.

Attilio Shreck, il nuovo presidente della provincia di vicenzaEd il personaggio del film a lui ispirato















[Ed ora, divertiamoci tutti assieme cantando una bella canzone presa a caso dal mio lettorino. Anzi, prendiamo quattro canzoni a caso, due strofe ciascuna, e le mescoliamo tutte insieme, che lo so che vi piacciono i giochini. Tipo, hai presente?]


For six long years I’ve been in trouble
I’ve tried to be the sweetest candy you’d suck on
No pleasures here on earth I found
You know I’ve done all I can
It takes a man to suffer ignorance and smile
Wonder if he’ll ever know
You see I begged, stole
Then he’s the hero of the day
He’s in the best selling show
I’ve still got none.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




28/5
2007

Piove sul giusto, sull’iniquo e su tutti gli altri

Sono arrivati i monsoni, ed io sto sviluppando una serie di malattie tipicamente tropicali. Per esempio, comincio a provare nostalgia per il Brasile, pur non essendoci mai stato. Che poi secondo me il Brasile deve essere un postaccio, con le liane, le tarantole e tutti quegli stupidi, stupidi turisti insostenibili. Comunque.

Sono arrivati i monsoni, ed il Catechista se ne sta steso da qualche parte in un letto d’ospedale, con la gamba spezzata ed il polso pure perchè un qualche imbecille dotato di SUV ha cercato di passargli attraverso. Solo, la famosa legge dell’impenetrabilità dei copri non consenzienti, sapete. Dev’essere noiosetto guardare i monsoni da una finestra d’ospedale, anche se lui probabilmente ha il conforto della fede e tutto quel genere di cose... Ehi, ma allora perché non è intervenuto SuperJesus a salvarlo, mi chiedo? Comunque.

Sono arrivati i monsoni, e sono arrivate le provinciali. Le provinciali, vi rendete conto? E poi, per quale altra ridicola istituzione vorranno farci votare? Bah. Poi si stupiscono che sia ulteriormente calata l’affluenza alle urne: per forza, l’italia è un paese sempre più metropolitano e di classe, mentre le provinciali sono, beh... provinciali. Comunque.

Sono arrivati i monsoni, ed è arrivato anche il primo spinello assassino che la storia ricordi. Questo, per ovvie ragioni, ha gettato nel panico il governo. Come tutelare i figli dei nostri elettori, si sono chiesti, se non mandando gli sbirri nelle scuole? Così i giovani passeranno alla più rassicurante eroina. Se non che, come qualunque sballone aveva già immaginato, pare che lo spinello assassino fosse in realtà condito con la cocaina. Cocaina crackata, specificano con savoir faire gli inquirenti. E poi? Cosa si andranno ad inventare? L’LSD masterizzato? Comunque.

Sono arrivati i monsoni, ed io ho lasciato di nuovo l’ombrello in auto. Comunque, grazie per avere esaudito le mie preghiere, ma io mi stavo lamentando della "società". Non "siccità", stupido dio Amplifon.




24/5
2007

Un anno di governo Prodi. Sempre meglio del colera.

Un anno di governo Prodi. Tutti si dedicano ai bilanci ed io chi sono, l’ultimo dei pirla*?
C’è chi è comprensibilmente disgustato da tutte le cose cattive che questo governo ha fatto. Il tfr, la finanziaria, la base ameregana, e via discorrendo. C’è anche chi è comprensibilmente risentito per tutte le cose buone che il governo Prodi non ha ancora fatto e non si sa se mai farà: i pacs, la regolamentazione del conflitto di interessi, l’abolizione della proprietà privata, ecc.
Siamo un paese di lamentoni, in fondo, questo ci riesce bene. Io prendo le distanze da questo modo di pensare e voglio piuttosto cogliere l’occasione per ricordare tutte le cose cattive che il governo Prodi non ha ancora fatto. Non è detto che non le faccia in futuro, ma almeno per il momento non le ha fatte. E queste sono:
non ha dichiarato guerra a qualche paese del terzo mondo, né tanto meno ad uno degli altri due; non ha vietato l’utilizzo di Internet; non ha fatto uccidere tutti i primogeniti maschi; non ha ripristinato lo jus primae noctis a proprio vantaggio; non si è messo a promulgare a tutto spiano leggi per salvare dalla galera se stesso od i propri collaboratori; non ha reso obbligatorio per i figli di intraprendere la medesima professione del padre, reinstaurando così la servitù della gleba; non ha venduto la Sardegna ai giapponesi; non ha fatto erigere gigantesche statue di se stesso nelle principali piazze italiane; non ha reso il cinese lingua obbligatoria nella pubblica amministrazione ed infine non ha vietato l’utilizzo di mutande rosse, obbligando tutti i cittadini ad indossarle sopra i pantaloni per poterne verificare il colore.
Tutte cose che, ricordiamolo, erano invece nel programma della Casa delle Libertà.

Stavo per aggiungere "non ha fatto sparire misteriosamente nel nulla giornalisti scomodi come Vespa e la tizia di Verissimo", ma non sono del tutto sicuro che si tratti di una cosa cattiva, e poi mi è venuta in mente la Fallaci.




* Non è necessario rispondere, in realtà.




4/5
2007

Adotta un leone, salverai un cantante

Questa mattina, al radiogiornale, nessuna notizia di cronaca nera. Si è concluso con successo il primo sciopero degli assassini contro il governo Prodi.

Evito pertanto di parlare della "settimana della Rumena Assassina" e mi concentro su un altro argomento di scottante attualità: il Concerto del Primo Maggio del 1993. In quell’occasione, l’allora noto allora cantante Piero Pelù approfittò del palcoscenico di piazza san giovanni (vedi un po’ che nome) per infilare un preservativo sul microfono e consigliare all’allora papa allora vivo Giovanni Paolo 2 di evitare gli sproloqui contro la contraccezione, apostrofandolo con la popolare espressione "Ah papa, tu de’ sesso nun ne sai ’na sega!"
Ricordo come fossero trascorsi appena 14 anni e 3 giorni, da quel momento. Mia madre, cattolicissima, sollevò sdegnata un sopracciglio. Mia nonna, ancora più cattolica, non lo seppe mai perché non guardava il concerto del primo maggio e non aveva idea di chi fosse Piero Pelù*. Seguirono polemiche sui giornali, che durarono credo quanto la medaglia d’oro di Ben Johnson alle olimpiadi di Seoul**. Piero Pelù si guadagnò un posto nel cuore di noi ggiovani che rimase saldo almeno fino al disco dopo Spirito, così brutto che neanche il nome voglio ricordare, per non parlare di quelli dopo. Spirito, in effetti, gliel’abbiamo perdonato solo perché ci aveva insultato il papa. Gli anni Novanta erano anni in cui se insultavi il papa diventavi un eroe popolare.

Ed ora?
Io neanche sapevo che Andrea Rivera fosse un cantante***. Fino a quando non mi hanno spiegato che é quello che suona i campanelli per la Dandini, in effetti credevo che Andrea Rivera fosse uno storico calciatore del Milan. Al concerto del Primo Maggio 2007, Andrea Rivera ha detto che la chiesa non si è evoluta, che la chiesa ha concesso i funerali a Pinochet e non a Welby, ha affermato, insomma, fatti incontestabili, ma così incontestabili che, pur non avendo ancora sentito l’opinione di mia madre e mia nonna in merito, credo che nessuno possa dirsi realmente stupito o scandalizzato. Sono seguite polemiche sui giornali che senz’altro saranno dimenticate più rapidamente dei Jalisse. Il Vaticano, tuttavia, ha accusato Andrea Rivera di terrorismo, collegando le opinioni del cantante/campanellista alle minacce scritte sui muri di qualche città italiana contro tale Bagnasco, che a quanto ho capito dev’essere il nuovo capoccia dei vescovi, ai "messaggi che appaiono su Internet", alle Brigate Rosse.

Vi siete persi? Ricapitolando, lo schema è il seguente: ci sono scritte sui muri contro un prelato -> qualcuno critica pubblicamente la chiesa cattolica -> quel qualcuno è un terrorista.

Allora, cos’è cambiato in questi quattordici anni?
C’è stato l’undici settembre, la crisi economica, la cristalizzazione in senso conservatore della società occidentale, la riscoperta delle stramaledette radici cristiane, l’odio subliminale nei confronti delle altre religioni, la morte del papaccio polacco, la vendetta dei sith, diversi anni di berlusconesimo, il grande fratello, il rottweiler sul soglio pontificio, la rabbia e l’orgoglio, le vignette sataniche ed ora per la madonna scatenata siamo arrivati alle accuse di terrorismo per chi offende il papa e la chiesa cattolica?
Ma quando mai una di quelle sanguisughe in gonnella porpora si è preoccupata di offendere non tanto le altre religioni (con le quali ultimamente fingono di andare d’accordo, appartenendo alla stessa mafia dello spirito), quanto noi superstiti atei, laici che pure in mezzo all’insensatezza di questo mondo non disperiamo al punto di vendere l’anima e il culo ad un qualsiasi bramino? Quand’è che si sono scusati per le loro passate e presenti ingerenze in politica, nella vita sociale e personale di chi non è loro fedele? Quando finirà quest’incubo clerical-fascista-jihadista, che va peggiorando di giorno in giorno?

Sorge spontanea dal cuore una profonda bestemmia. L’anticlericalismo viene definito dai vescovi "anacrostico", quando si rivela non solo sempre più attuale, ma anche sempre più necessario per difendersi da questi barbari scatenati che dilagano dal vaticano, scatenando sordidi attacchi a quella libertà di parola e di pensiero che ci siamo riconquistati con fatica, ed ora stiamo svendendo al peggior offerente. Con quella libertà di parola e di pensiero, fermiamoli e ricacciamoli nelle catacombe. E qualcuno vada a vedere se magari è rimasto un leone o due****.

Leoni disoccupati si scazzano nella savana

* Suppongo che non ne abbia tuttora idea, ma non ci giurerei perché si sa, le nonne sono strane.
** No, non c’è nessun collegamento. E’ il modo che usiamo noi anziani per dire "molto poco" senza farci capire.
*** Ma lo è, poi? O si limita a tenere la chitarra in mano per le foto?
**** Naturalmente si tratta di un’iperbole. Ho troppo rispetto per i leoni e per gli animali pericolosi in genere.




2/5
2007

Appunti da passeggio

(Fuimos a la playa)
Jesolo Beach è un posto dove vanno in vacanza i veneti privi di grandi risorse o di fantasia. Molte auto esageratamente pretenziose o disperatamente fighette, vedesi alla voce "Niù Bitol" e "Mini BMW"; molte creature progettate da Vanity Fair e ricreate in laboratorio L’Oreal, che vengono a sfoggiare abbronzature troppo perfette per la stagione e addominali da statua greca, nike argentate e rayban sempreverdi. Oppure, in alternativa, è un posto dove va chi si vuole dedicare a degli allenamenti intensivi di arti marziali sulla spiaggia, sveglia alle sei e mezzo per non perdersi il prezioso Qi Gong e pomeriggio in pineta ad imparare i segreti del bastone. Sole, mare, e Chi Chi Chi.

(Nel frattempo, nel loro covo segreto...)
Mi distraggo un attimo e questi mi fanno il Partito Democratico. Ma ve lo ricordate che eravate comunisti, per Lenin?! Ed ora tutti belli a braccetto con i chierichetti di Rutelli, che spudorati. Da un momento all’altro qualcuno fonderà Rifondazione Diessina e Rifondazione Pratolina, e poi potremo trasferirci tutti al Circo Togni. Berlusconi, dal canto suo, ha affermato di voler procedere quanto prima alla fondazione di un grande partito di destra, che chiamerà Partito Anti Democratico.

(Movimento per la Liberazione dalle Nike Argentate)
Così, ad occhio e croce, direi che bisognerebbe avere la mente un po’ troppo biforcuta per stare dalla parte delle multinazionali che vanno a succhiare il petrolio della Nigeria. Certo, come sempre il nostro squallido imperialismo ha mille fantastiche scuse, ma dopo tutti questi secoli non sarebbe ora di cominciare a vergognarsi? Comunque, questo Mend è tremendamente mediatico e conosce bene i suoi polli occidentali: rapire le persone per poi liberarle sane e pasciute, offendendosi se viene offerto un riscatto, che razza di idee balzane. Anche i rivoluzionari africani sono diventati così carini. A quando la diretta su YouTube?

[Il tempo stringe ed io mica mi voglio far stringere. Possibili aggiornamenti in coda. I’m Beck, come dice il noto cantante.]




18/4
2007

Pericoloso Borgo natio

Tizio inquietante: Posso provare a vedere se ne ho ancora in casa, altrimenti bisognerà aspettare qualche giorno. Ho cambiato fornitore: quello che me li procurava... beh, non passa più. L’ho preso a scarpate nei coglioni. Voleva fregarmi, mi aveva inculato dei soldi. Allora l’ho attirato qui con una scusa, capisci, e poi l’ho... sistemato. Hai capito?


Nel Triste Borgo Natio, anche cercare dei coprisedili nuovi per l’auto può essere più pericoloso che acquistare atomiche coreane.




6/4
2007

Affinità e divergenze tra la compagna Budapest e noi [4]

4. I prezzi
La seconda domanda che tutti pongono al viaggiatore appena tornato da Budapest è:
Come sono i prezzi?

La risposta a questa domanda è: non bassi quanto vi aspettereste. Dimenticatevi quel vostro sogno colonialista in cui la birra costa dieci centesimi al barile e le donnine ungheresi si gettano ai vostri piedi in cambio di una confezione di calze di nylon. Dimenticatevi quel film con Ezio Greggio e Jeyy Calà, anzi, dimenticateli tutti; tenete pur presente che Budapest è una grossa città, ed i prezzi sono forse più alti che nel resto del paese. Ad ogni modo, sono poche le cose che paghereste meno che in Italia: le terme sono un po’ meno care, la benzina è un po’ meno cara, ma niente di spettacolare.
Si può risparmiare un po’ nel bere e nel mangiare, ma solo evitando accuratamente i posti turistici e scegliendo invece di avventurarsi in quelle gradevoli bettole che ancora si trovano in qualche angolo della capitale, i sörözo nascosti tra un fast food cinese ed una pizzeria italiana. Lì può ancora capitarvi di respirare un po’ di quell’atmosfera esotica che caratterizzava,a detta di precedenti viaggiatori, la vecchia Budapest, e può ancora capitarvi di pagare una buona birra sessanta centesimi.

Nel Triste Borgo Natio, ovviamente, posti dove si paga la birra sessanta centesimi non ce ne sono più, ma almeno i prezzi sono esposti in euro così come è nella natura delle cose e non in stupidi fiorini. Inoltre, nel Triste Borgo Natio ci sono molte meno pizzerie e ristoranti italiani che a Budapest, e più o meno lo stesso numero di ristoranti ungheresi.


5. Il comunismo
A quanto pare, fino a pochi anni in Ungheria c’era il comunismo. Ora si sono lanciati tutti verso la globalizzazione capitalistica, le strade sono piene di vetrine Benetton e bandiere di Unicredit, le cabine telefoniche sono T-Mobile, ad ogni angolo c’è un Mc Donald o un Burger King o un KFC. Sono membri dell’Unione Europea, tra pochi anni avranno l’euro e tutte le statue dell’era sovietica sono state relegate in un parco a tema in periferia, visitabile a pagamento.

Secondo me stavano meglio prima, ma vaglielo a spiegare.



P.S.: La prima domanda che tutti pongono al viaggiatore appena tornato da Budapest è, naturalmente:
Ma è vero che gli ungheresi sono tutti GROSSI?




5/4
2007

Affinità e divergenze tra la compagna Budapest e noi [3]

3. Il traffico
Tra Zagabria ed il confine ungherese si stende una steppa desolante, attraversata da un’autostrada a tre corsie in perfetto stato di efficienza, come in Italia se ne trovano poche. Ogni quarto d’ora io ed AmorMio superavamo o venivamo superati da un’auto, un camion, una cornacchia, e ci chiedevamo perché mai qualcuno abbia pensato di costruire un’autostrada proprio lì, in mezzo al nulla. Anche l’Ungheria, un pezzetto alla volta, si sta ricoprendo di una fitta rete autostradale, ma noi abbiamo preferito rimanere sulla superstrada che costeggiando il Balaton arriva fino a Budapest, abbastanza scorrevole per i nostri gusti.

Il traffico ungherese è strano. Insieme alle auto più moderne circolano ancora un sacco di vecchie skoda, vecchie lada, persino qualche trabant; abbiamo incrociato persino un paio di carretti tirati da cavalli, per quanto possa essere difficile da credere (e per quanto ogni duecento metri ci fosse un cartello che proibiva il transito ai carretti tirati da cavalli). Per tradizione gli ungheresi tendono a rispettare i limiti di velocità anche quando questi appaiono ridicoli ai nostri scafati occhi occidentali, salvo poi lanciarsi azzardatamente a sorpassare file di camion in curva, uscire dagli incroci senza guardarsi attorno ed altre amenità del genere. Guidare sulle strade ungheresi, per quanto scarso sia il traffico, può mettere a duro rischio il vostro sistema nervoso; io che mi trovo in panico anche ad uscire dal vialetto di casa, non ho notato differenze significative.

Arrivare a Budapest in auto è abbastanza semplice: la lungimirante efficienza asburgica ha infatti posto la capitale al centro del paese, e qualsiasi strada prendiate, in qualsiasi punto la prendiate ed in qualunque senso di marcia, vi porterà comunque a Budapest. La lungimirante efficienza asburgica si ferma qui: una volta arrivati a Budapest, vi troverete incuneati in una lentissima coda di automobili che dalla periferia più remota di Buda Sud lotta per l’ingresso in città, avanzando a passo d’uomo in un tipico ingorgo metropolitano permanente.
A parte questo piccolo ostacolo, comunque, il traffico di Budapest è relativamente ragionevole: ci sono un sacco di mezzi pubblici, la metropolitana più anziana del continente, una fitta rete di sensi unici, la gente guida automobili e non carretti trainati da cavalli, ecc. Tuttavia, sono presenti un paio di minacce che vanno sottolineate. In primo luogo, ogni strada di Budapest è incrociata da diverse linee di binari del tram; generalmente non c’è niente che delimiti lo spazio della carreggiata riservata a questi gloriosi mezzi di trasporto, è piuttosto normale vederseli traballare a mezzo metro dalla fiancata e può persino capitare che qualcuno guidando spensieratamente si ritrovi a correre sulle rotaie. Il secondo pericolo insidiosamente nascosto nel traffico di Budapest è lo stile di guida AmorMio, che riesce a districarsi perfettamente nel traffico della metropoli ma solo a costo di innumerevoli violazione del codice della strada.
Il terzo pericolo è quando il primo ed il secondo pericolo si incrociano nottetempo, inspiegabilmente contromano, costringendoci ad una frettolosa retromarcia mentre il tram giallo avanza verso di noi imperioso ed inarrestabile, orgoglioso del proprio fascino sovietico.

Nel Triste Borgo Natio, naturalmente, non ci sono i tram gialli. Esiste un unico ingorgo permanente che va da casa mia alla zona industriale, e di certo nessuno lotta per entrare in città, se proprio non c’è costretto.




3/4
2007

Affinità e divergenze tra la compagna Budapest e noi [2]

2. Gli indigeni
Contrariamente alla tradizione popolare tramandataci da precedenti viaggiatori, bisogna innanzi tutto sottolineare come gli ungheresi non siano affatto [voce cavernosa ON] GROSSI [voce cavernosa OFF]. Mi spiego: ci sono ungheresi sovrappeso, ungheresi grassi, ungheresi di corporatura considerevole ed ungheresi enormi, ma dopo una superficiale visita della capitale non mi sento assolutamente di poter affermare che gli ungheresi, intesi come popolazione di sesso maschile dell’Ungheria, siano in generale [voce cavernosa ON] GROSSI [voce cavernosa OFF]. Alcuni ungheresi erano persino magrolini, fate voi. Si potrebbe trarre da questa scopertala morale che la [voce cavernosa ON] GROSSEZZA [voce cavernosa OFF] sta negli occhi di chi guarda, ma una simile considerazione potrebbe facilmente costarmi la vita quindi specifico subito che non la condivido*.
Delle donne ungheresi non chiedetemi neppure, questa degrossificazione del maschio ungherese mi ha talmente sconvolto che non manco le ho guardate. Scherzi a parte, non ci sono donne in Ungheria, o almeno io non ricordo di averle viste. L’Ungheria è un paese per soli uomini. O per sole donne, a seconda dei punti di vista.
E questo, c’è da dire, è un punto a vantaggio del Triste Borgo Natio.

Si dice che gli ungheresi non siano un popolo molto cortese. E’ per questo che consigliano di arrivare in Ungheria passando per la Croazia: così uno è preparato al peggio. In realtà, gli ungheresi sono molto gentili e ben disposti nei confronti degli sconosciuti, purché questi non scassino la minchia per più di 30 secondi. Generalmente viene concessa allo straniero una domanda, alla quale verrà risposto con sorridente cortesia e disponibilità; una volta ricevuta la risposta, lo straniero farebbe bene a ringraziare e andarsene senza mai voltare le spalle, perché qualsiasi altra cosa chieda, qualsiasi commento o affermazione aggiunga verrà interpretata come un insulto e produrrà come unico risultato l’ostilità dell’interlocutore.
Un esempio a caso tra i mille che potrei fare. Io et AmorMio entriamo nell’Ufficio Informazioni ben nascosto nei vicoli di Pest centro, e chiediamo una mappa cittadina. Una signorina sorridente ce la porge con gentilezza. Ci pensiamo un attimo, chiediamo anche informazioni specifiche sui giorni di apertura delle terme. Sbuffando, la signorina di poco prima fruga in un cassetto e ci porge sbrigativa una fotocopia con gli orari di apertura. Sbirciamo un secondo, chiediamo spiegazioni su un dettaglio che non ci tornava, la signorina sbuffa così forte che voliamo fuori dalla porta. Una sola domanda consentita, questa è la regola in Ungheria. Dalla seconda in poi, vi daranno la risposta che sembra il più rapido modo per liberarsi di voi.
E sbuffano un sacco.

Al contrario, gli abitanti del Triste Borgo Natio non risponderanno cortesemente neanche alla prima domanda, e il più delle volte non risponderanno proprio a meno che non sia evidente come il rispondervi sia l’unico modo per liberarsi di voi. E parleranno in dialetto, così da farvi capire quanto poco siate amati, qui, voi che venite da fuori. Dove per "fuori", si intende un raggio di cinque chilometri attorno al duomo; del resto, se non foste da fuori non avreste bisogno di chiedere informazioni, no? Ed in ogni caso, non ci sono turisti nel Triste Borgo Natio.
Tranne uno. Riporto di seguito a titolo di esempio una breve testimonianza lasciata da GMGaster, mio compatriota ora emigrato all’Est, tra i commenti al post precedente:

Una volta, scendendo dal treno che mi aveva riportato a casa da Venezia, incontrai una giapponesA piuttosto piacente ch emi chiedeva informazioni, piantina alla mano. Io, guardandola con fare piuttosto compassato, le ho detto, senza capire cosa mi chiedesse: "de ’à" indicando col naso.

E a lui piacciono le orientali, per questo ha risposto.
E’ per questo che consigliano di arrivare al Triste Borgo Natio passando per l’Ungheria.

* Per farvi capire il paragrafo che avete appena letto, dovrei spiegarvi così tante cose di una persona chiamata Vlad che, se anche ci riuscissi, questa persona verrebbe da me e pasteggerebbe con le mie interiora. Chiunque scriva qualcosa su di lui e sulla sua passione per gli ungheresi nei commenti, lo fa a proprio rischio e pericolo. E comunque non intendevo scrivere "passione".




29/3
2007

Affinità e divergenze tra la compagna Budapest e noi [1]

1. Il Danubio
Com’è ben noto, Budapest è nota anche come "la Perla del Danubio" o "la Regina del Danubio", per distinguerla da Parigi che è famosa come "la Stella della Senna"*. Il Tristo Borgo Natio, al contrario, è noto anche come "il Sasso Comune del Leogra" ma più spesso come "l’Orinal de Dio" a causa delle piogge frequenti.
Il Danubio è un fiume maestoso che tocca tutte le principali capitali dell’Europa centrale: Vienna, Bratislava, Budapest, Belgrado. Quando passa per una città povera, come Belgrado, è noto anche come Duna, mentre nelle città più ricche come Vienna lo chiamano Grande Punto; a Budapest fino a pochi anni fa lo chiamavano Trabant mentre adesso si sono adeguati all’usanza di Belgrado e lo chiamano Duna anche lì, però specificando "Gran Turismo". Il fiume attraversa con aria molto signorile la capitale ungherese, segnando il confine tra le città gemelle di Buda e Pest; Buda, adagiata sulla collina, e Pest, distesa sulla pianura, si specchiano sulle acque del Danubio come due vecchie carampane ancora piacenti, imbellettate e coperte di gioielli, unite da splendidi ponti che non a caso i bastardi nazisti, nemici di tutte le cose belle, avevano provveduto a distruggere durante la guerra. Su entrambe le sponde del Danubio la notte si può correre lungo strade panoramiche, ammirando la bellezza dei palazzi illuminati, sperando che la pula ungherese non ti sgami per eccesso di velocità.
Il Leogra, che nessuno si è mai curato di appurare dove nasca e dove sfoci, che io sappia attraversa solo il Tristo Borgo Natio e pure malvolentieri. Non è solcato da leziosi battelli e non è equipaggiato con ristoranti galleggianti, anche perché per la maggior parte dell’anno è completamente privo d’acqua ed il suo letto sassoso si potrebbe percorrere con la bmx. Il Leogra segna il confine tra le città gemelle di TristoBor e Gonatio, divisione che peraltro interessa solo a quelli di Gonatio e non viene generalmente riportata nelle guide turistiche, che non esistono. Tirando a indovinare, posso ipotizzare che il Leogra abbia permesso negli ultimi secoli il funzionamento di tutte quelle allegre fabbriche tessili che hanno contribuito a rendere il Borgo un posto così ameno, ma francamente a vederlo così povero e asciutto non me la sento di dargli la colpa. Lungo una delle sue sponde, per un duecento metri si può correre su una pista ciclabile, stando attenti alle cacche di cane.
Il Leogra da grande vorrebbe fare il Danubio.


* Peraltro Budapest è famosa anche come "la Parigi dell’Est", il che fa della capitale ungherese "la Stella della Senna dell’Est" e, per estensione, il Danubio diventa "la Senna dell’Est". Il Tulipano Nero viene dato per disperso dalle parti di Linz, alla spasmodica ricerca di un parcheggio.