![]() 6/1/2004 2.48.16 Antonello |
"A scanner darkly" è un manuale, in un certo senso: unisce i feticci della controcultura (dalla psicotropia alla tecnoligia hi-tech) e le riflessioni ultime nate nello stesso ambito culturale. E’ un romanzo generale e personale, e sta all’epoca odierna come "1984" sta all’epoca delle dittature. Se Orwell rivolge il suo sguardo al totalitarismo con la sua annichilente verticizzazione del potere con adiuvata della burocrazia, Dick parla dell’età delle democrazie: così avviene che Orwell è divenuto importante come memento di quel mondo, mentre Dick ci parla di ora e adesso, ed è infinitamente più attuale. L’oscurità di Orwell preme sul protagonista fabbro (Smith) del suo destino, mentre in Dick il protagonista stesso diviene incapace di guardare se non come nel più cupo riflesso di scodella, un cervello spappolato dalla sostanza che assume per lavoro e dal lavoro che ne sdoppia la vita. La sublime "metafora operativa" dello scollamento dei due emisferi cerebrali, l’oscurarsi della ragione oppressa dai troppi segnali troppo forti, da un potere che ritorna su se stesso fino alla morte dell’individuo come entità autonoma (quella entità simbolo di integralità spirituale tanto cara alla cultura occidentale), il sospetto nei confronti di tutti, la sfiducia non nelle proprie capacità ma nella propria percezione, l’autoreferenzialità ossessiva che porta l’uomo a fare un brodo della propria vita, la possibilità di riciclare in qualsiasi situazione qualsiasi modello; come non spappolarsi il cervello quando si prende la via dell’osservazione materialistica, escatologica, lisergica o professionale? << Quello che più odio è il tanfo della menzogna >> diceva Marlow, il protagonista di "Cuore di tenebra", mentre si spostava da tenebra a tenebra, con la differenza che nella seconda essa si presentava immediatamente senza alcun fetore. Ecco, Bob Arctor - Fred vive fin dal nome nella prima tenebra, dove tutto si fa più chiaro (cioè meno falso) quanto più si sprofonda nell’oscuro scrutare: con il paradosso che la verità del nostro mondo è la realtà dell’oscurità e la piena luce è l’oscurità della pazzia. Così mi piace sconfessare il poco apprezzamento di Valerio Evangelisti per il periodo gnostico di Dick in cui questo straordinario romanzo ha visto la luce e affermo che proprio l’essersi rifatto ad una religione, anzi ad una mentalità religiosa, in cui la ricerca della verità è primo fondamento ha permesso allo strafattissimo Dick di pensare il proprio vedere, come se gli occhi rivolgessero il proprio sguardo a se stessi - il che può succedere solo per uno specchio. "A scanner darkly" è una parafrasi felice di "Trough a glass darkly", massima paolina famosissima nel mondo protestante (ai livelli della nostra cruna dell’ago) che afferma che l’uomo vede il mondo "come in uno specchio, oscuramente". E’ assolutamente encomiabile, allora, come Dick unisca l’inquietudine antichissima relativa alla conoscenza e alla sua ricaduta sulla stabilità dell’uomo e la questione sociale che più ci appartiene. Esattamente come reputo massimamente giusto, la ricognizione dei limiti umani e dei miti che questi hanno generato vengono messi in relazione alla nostra porzione di realtà, deducendo da essa la particolare tinta dei primi: cosicchè non solo ci dice che ora che sappiamo tanto ne sappiamo tanto di meno, che da sola potrebbe essere una considerazione banale, ma ci spiega perchè succede, dimostra implacabilmente che abbiamo stuprato il mondo mitico e onirico, riducendolo a merce e strutture. Il suo stile è partecipatissimo e commosso (anche perchè demistifica la culture della droga a ragion veduta, non per perbenismo ma per lo strumento che essa è diventata, per la morte arrecata a chi ama) ma non rinuncia a dirci, come abbiamo imparato a capire con "oggetti estetici" comunque posteriori, che anche il sogno è monitorato, che è una realtà naturale dello sviluppo di una società blindata in certezze e differenze. La piena fine della libertà avviene quando coloro che dovrebbero esercitarla non sanno più come fare a esercitarla, confusi dai troppi ruoli che sono tenuti ad avere: consumatori e produttori, dominatori e dominati, attivi e passivi, ognuni di noi agisce ora - in spregio al comunitarismo antico depostario del "ruolo" sociale - principalmente contro se stesso. |
![]() 6/1/2004 0.45.52 il rompi-fun :D |
Vado per punti anch’ io ! |
![]() 5/1/2004 21.43.46 Gastòr el Galoise |
Mah, tornando dalla Francia vi posso dire che: |
![]() 5/1/2004 19.52.36 Celarent |
Pragmaticamente: i doppiatori costano molto! I sottotitoli stravincono per quanto riguarda il rapporto qualita’/prezzo! |
![]() 5/1/2004 17.27.24 l’ anime-fun :D |
Poi Nello-ringambone non ha messo in atto la minaccia di mandarmi la mail "amicale" cui alludeva... |
![]() 5/1/2004 17.20.44 l’ uchujin-fan |
Celarent, mi dispiace che non sia andata in porto la tua gag, anche perché avrei ribattuto chiedendoti a che punto eri con la lettura dell’ autobiografia del grande campione di formula uno, quella il cui titolo "Alla ricerca del tempo perduto" rimanda alla difficoltà di ottenere la pole position... solo che si scrive Prost, non Proust. |
![]() 5/1/2004 15.15.14 Lusky |
O come dice sempre lo stesso PornoRambo: |
![]() 5/1/2004 0.17.58 pornorambo |
compriamo tutti il corso accellerato de agostini di tutte le lingue e risolviamo alla radice và... |
![]() 4/1/2004 23.56.58 Celarent |
Comunque tanto per oppormi al discorso fatto da uchuanimeNicolafanjin contro i sottotitoli dico che se e’ vero che un regista pensa le varie scene del film col presupposto che lo spettatore senta e comprenda le parole man mano che l’ attore le pronuncia con il ritmo stabilito (e non vedendole apparire tutte insieme in fondo allo schermo) allora anche il doppiaggio e’ insoddisfacente perche’ non riproduce ne’l’ ordine delle parole ne’ il ritmo dell’ originale, per cui se il regista vuole che ci sia un cambio di inquadratura mentre il personaggio dice "patata", o fa ripetere venti volte la scena perche’ vuole che l’ attore alzi il sopracciglio in maniera rivelatrice esattamente sulla terza sillaba di "barbabietola", tutto questo nel doppiaggio va perduto. |
![]() 4/1/2004 21.9.3 PornoRambo |
animefan ti sottoscrivo tra i miei 10 miti dopo questo tuo post!! |