2/4
2013

La desolazione di Smaug

Sono più di dieci anni che ho aperto questo bloggo, l’anniversario sarebbe stato la settimana scorsa. L’avevo aperto più che altro per esercitarmi un po’ con l’xml, poi l’ho girato in asp e da allora l’ho usato più che altro per tenere i contatti con gli amici dispersi e per scriverci le cazzate. Ormai l’epoca del bloggo è finita, pare, ed il tempo che avevo a disposizione per scriverci si è ridotto, per cui le mie apparizioni qui sono sempe più sporadiche. Ma resisto, non si sa mai.

Avete presente quella storia dove c’erano gli uomini in grigio che rubavano il tempo? Ecco, quella era una profezia. Ricordo che in una bambina ed una tartaruga in qualche modo alla fine salvavano il mondo, ma non vedo tartarughe in giro (a parte Napolitano, ovviamente)

Dieci anni fa, subito dopo aver aperto il bloggo, mi è esplosa la casa per una fuga di gaz. C’è stata l’estate più calda degli ultimi millemila anni, i vecchi in francia cadevano come mosche. Poi sono stato a Belgrado, ho fatto pace con la musica, è morto mio padre. Ho traslocato, mi sono innamorato, ho bevuto il té a Tangeri, visto gente, fatto cose. Troppe da ricordare. Ieri mi è capitata per caso per le mani una rivista del 2003, nelle pubblicità c’erano le macchine fotografiche da 2 megapixel e pantaloni con i tasconi laterali. Me li ricordo quelli, ne avevo un paio che ho portato fino a consumarli. Come sembrano stupide le cose, viste con un telescopio di dieci anni.

Ma non tutte stupide. Dieci anni fa forse credevamo di più nella nostra capacità di cambiare le cose, di incidere sulla realtà. Manifestavamo in piazza contro l’Iraq, in tutto il mondo, ci hanno ignorato. Ci hanno chiamato pacifinti, ci hanno sfottuto da destra e hanno preso le distanze da sinistra. Facevamo i social forum, credevamo in Lula, Chavez, Prodi. Hanno continuato ad ignorarci. Sono stati altri dieci anni di smantellamento dello stato sociale, di corruzione, di mancanza di risposte, di carenza di idee, di sovraccarico di informazioni, di marketing delle religioni, di svalutazione della politica, di vorticosa crisi del sistema economico, altri dieci anni di atomizzazione e lento scivolare nell’apatia di un nuovo medioevo. Sempre meno lavoro, sempre più precario e sempre più alienante. Abbiamo smesso di credere a Prodi e a Babbo Natale e cosa ci resta? I banchieri al potere, l’antipolitico illuminato, un papa molto furbo, i social network ed un mondo in fiamme mentre i nostri giornali sbattono in prima pagina le opinioni del cancelliere tedesco sul nuovo papa riferite dall’ex cameriere di salcazzo. Ci siamo lasciati alle spalle molte cose, sfoghiamo la nostra legittima rabbia picchiando sui tasti e disprezzando chiunque sia più o meno intelligente di noi, più o meno convinto, più o meno capace. Siamo diventati più cinici, più meschini e incattiviti, come da copione dei nostri cattivi registi. Sicuramente eravamo dieci anni più giovani e questo non si può cambiare. Tutto il resto sì.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.




31/12
2012

Come se fosse nuovo

Pur rimanendo fermo nella mia convinzione che il regolare, banale, ripetitivo ruotare su se stesso e attorno al sole di questo grosso geode fangoso su cui viviamo sia totalmente insignificante ai fini della comprensione del mistero dell’umana esistenza e dell’universo, buon anno nuovo a tutti. E buona fine dell’anno, straordinario momento per riflettere sul tempo trascorso, tracciare i più e i meno, darsi fenomenali e tendenzialmente metaforiche pacche sulle spalle e raccontarsi menzognere promesse per il futuro.

Per quanto mi riguarda: esco poco, vedo poco, leggo poco, scrivo poco. Viviamo in tempi bui, non c’è molto da consumare, poco da salvare e molto da rigovernare, da reinventare o meglio ancora da inventare per la prima volta. Mi sono un po’ ritirato in montagna, lo ammetto, a contemplare il cosmo nella lanugine del mio ombelico. Faccio molto, non mi annoio e sono piuttosto felice, nei limiti dell’umano. Più vi leggo sull’Internet e meno vi sento vicini. Più vi parlo e vi ascolto di persona e più vi amo. Siamo una bella specie, secondo me, a parte tutti gli stronzi che girano e questa bizzarra pulsione di morte che ci distruggerà. Forse il prossimo anno andrà meglio, a me in generale gli anni dispari riescono meglio. Spero anche a voi.

Non fatevi coinvolgere in losche storie della malavita veneziana.




20/11
2012

Caro Nichi ti scrivo

Caro Nichi,

ti scrivo, mi distraggo un po’, tutto quel genere di cose. Poiché banali ragioni di calcolo probabilistico mi inducono a pensare che tu non sia un assiduo lettore di questo bloggo, rompo il ghiaccio presentandomi brevemente: mi chiamo Lu’, sono giovane bianco laureato maschio etero e quindi appartengo a tutte le categorie privilegiate di questo Paese ma non solo, apparentemente sono anche l’unico italiano della mia generazione ad avere un lavoro a tempo indeterminato, non ti dico quale perché altrimenti mi sgamano.

Inoltre, sono un tuo sostenitore da tempo immemorabile: per darti un’idea io la prima volta che ho sentito parlare Obama ho pensato "E’ una specie di Vendola nero!" ma "una specie" nel senso che il migliore eri tu. T’avrei voluto presidente del Veneto. T’avrei voluto presidente del consiglio. Ma pure papa, se fossi stato cattolico (io, non tu, tu lo sei ma pazienza). Ti scrivevo le letterine a Natale e le spedivo al Polo Nord, dubito ti siano mai arrivate. Mi sarei buttato nel fuoco per te, avrei fatto lo sciopero della fame, avrei persino votato Veltroni per te. Fortuna che non mi hai chiesto niente di tutto questo. Negli ultimi anni, devo ammettere, questo mio entusiasmo si è un po’ affievolito: una vita di esperienza mi ha lasciato amaro e cinico, mentre tu hai cominciato a frequentare troppi salotti buoni, troppa televisione, a fare troppi discorsi che mi parevano ambigui e non mi emozionavano più.

’sta faccenda delle primarie del centrosinistro, poi. Ma cosa me ne frega a me di queste primarie del centrosinistro. In Italia, perdonerai il mio francese, va tutto a puttane ed i politici del centrosinistro passano le giornate a parlare di alleanze, sciogliere alleanze, ipotizzare alleanze, ragionando come se avessero già vinto le elezioni e l’unico problema fosse spartirsi le poltrone di ministro. E pure tu, Nichi, a questo gioco un po’ ci sei stato, anche se sei l’unico che ha continuato sempre a parlare di questioni politiche. Comunque io a queste primarie del centrosinistro fino all’altro giorno non avevo nessuna intenzione di andare a votare, ho seguito poco il finto dibattito (sulle alleanze!), mi sono perso il faccia a faccia, non ho messo i due euro nel budget spese famigliari, ecc. Francamente mi sembravate una manica di dementi, con rispetto parlando.

Poi per sbaglio ti ho visto l’altro giorno dall’Annunziata, e m’hai riconquistato il cuore, Nichi. Questa cosa di cambiare il vocabolario, di smetterla di inseguire la destra sul suo linguaggio, di rimettere al centro del dibattito politico il lavoro, i diritti civili, spodestando la tirannia della finanza, non è stata una rivelazione, Nichi: era quello che pensavo anch’io. T’accusano di essere contorto e retorico, ma quello che volevi dire Domenica a me è arrivato chiaro e limpido. E mi hai di nuovo emozionato. La rivelazione vera è stata capire che non credo più in te.

Vedi vedi vedi caro Nichi, quel che ti scrivo e ti dico: non faccio un atto di fede nei tuoi confronti, non vedo più in te né il salvatore della patria né il salvatore della sinistra. Non credo in te. Non credo nelle tue idee. Credo nelle mie idee, e a quanto pare coincidono in gran parte con le tue, quindi in questo momento sei il politico più adatto a rappresentarmi. Apro una parentesi: lo so che la democrazia rappresentativa borghese è una farsa per tenere il popolo sottomesso dandogli l’apparenza del cambiamento, ma d’altra parte questo è il sistema politico in cui viviamo, o ci si dedica alla lotta armata ed io francamente non mi sento tanto all’altezza o si rinuncia all’idea astratta dell’eroe politico perfetto e si va a votare per il candidato che si avvicina di più alle proprie idee sperando che un pochino le metta in pratica, stare seduti sul proprio culo a lamentarsi vagheggiando realtà ideali oltre a fare ingrassare non serve un cazzo. Io non credo che se tu vinci poi cambierai l’Italia, credo che se tu vinci l’Italia avrà già dimostrato di essere in grado di cambiare da sola.

In sintesi, caro Nichi Vendola, anche se so che non sei perfetto, che c’hai la deriva populista e le borse sotto gli occhi, che sbaglierai e che in parte mi deluderai e ci resterò male ed un giorno imprecherò pure contro di te guardando il telegiornale, credo che domenica alzerò il culo dal divano, piglierò due euro sottraendoli dal fondo per l’università del mio gatto e bestemmiando gli stramorti del piddì andrò a votare alle primarie del centrosinistro, che Marx ed Engels mi perdonino, e voterò per te. Non c’ho niente contro Bersani, politica a parte mi sembra uno a posto, e non c’ho niente neanche contro Renzi, ma se avessi voluto votare per un giovane lampadato arrivista di centrodestra le occasioni non mi sarebbero mancate negli anni, e non c’ho niente neanche contro gli altri due, ma in questo momento sono solo gli altri due ed io non spendo due euro per fare colore, mica cadono dagli alberi. Voto te perché spero che tu vinca e sia il candidato del centrosinistro, un po’ meno centro e un po’ più sinistra, alle prossime elezioni e che tu vinca pure quelle e diventi presidente del consiglio e metti in pratica qualcuna delle mie idee che per coincidenza c’hai anche tu, realtà permettendo. E come me ti voterà pure Amormio, credo, e pure mia madre che c’ha la quinta elementare ma hai convinto pure lei, alla faccia di chi ti vuole il candidato hipster, spero anche mio zio che è un vecchio compagno (non che sia vecchio) ed ha tutta la mia stima.

Sorprendiamoli, Nichi. Facciamo le cose fatte bene.

Tuo affezionato,

Lu



P.S.: Scusa se mi sono dilungato, come ben sai non tutti hanno il dono della sintesi.

P.P.S.: Quella cosa che hai detto su D’Alema, lo "straordinario ministro degli esteri" e via dicendo, si vedeva ad inizio trasmissione che avevi un tic strano al lato della bocca, dillo che t’aveva rapito il cane e lo torturava, la gente che conosce D’Alema certe cose le capisce.




7/11
2012

Vedrai che ti passa

Le elezioni americane sono un grande spettacolo, non c’è che dire. Un grande, costoso spettacolo, ma che da l’impressione che il pubblico sia enormemente coinvolto, che gli elettori partecipino attivamente e possano dare il proprio attivo contributo non solo con il voto, ma anche con azioni dirette e concrete durante la campagna elettorale. Qui da noi, magari una volta, ma adesso sarebbe proprio impensabile. Faccio due esempi banali.
La raccolta fondi: sia Obama che Romney hanno scelto di rinunciare ai contributi statali per poter finanziare la propria campagna elettorale razzolando senza limiti dai contribuenti privati. Avrebbero potuto riempire l’Africa di ospedali o radere al suolo la Siria con tutti quei soldi, ma pare che prima sia sempre più importante essere eletti. Obama, in particolare, ha (dato l’impressione di aver) raccolto fondi soprattutto attraverso micro-donazioni di comuni cittadini, contributi di 5 dollari o giù di lì versati spontaneamente o sollecitati tramite e-mail. Ve l’immaginate, in Italia, che vi arrivi un’e-mail dal PD (figuriamoci dagli altri) con la richiesta di 5 euro per contribuire alla campagna elettorale? Ne spendereste dieci in benzina per dar fuoco alla cabina elettorale più vicina.
Altro esempio, gli attivisti: gente, spesso giovane, che si sbatte dalla mattina alla sera per promuovere il proprio candidato facendo volantinaggio, telefonate, visite porta a porta... Provate ad immaginarvelo, un ragazzo vestito benino, con la riga da una parte, in buona fede, gli occhi luminosi di speranza ed entusiasmo, che vi suona il campanello e vi dice "Buongiorno, sono del PD." Figuriamoci degli altri. Cosa gli rispondete? Io ci ho pensato e mi è venuta una gran commozione, l’unica risposta che potrei dare sarebbe "Coraggio, entra, bevi qualcosa."




7/9
2012

Non dovrebbe essere difficile formare una coalizione

I neutrini, la fine della storia, le cellule staminali, i microcomputer, le trasformazioni, sarà che invecchio e la parte migliore di me è affogata nell’alcol nel 2004, ma a volte tutto sembra terribilmente complicato. Per fortuna, vivendo gran parte del mio tempo in Italia ed in particolare su Internet, c’è almeno una cosa che si è enormemente semplificata rispetto a quando ero (più) giovane: la politica.

Seh, giuro. Sarà effetto del maggioritario o dei social network o una reazione taoista a tutto il resto che si complica, non so, ma credo che il giusto merito vada riconosciuto alle persone da cui ci siamo lasciati governare tra le quali non posso fare a meno di citare Silvio B. e tutta la sua ghenga incluso Massimo D’A. Fatto sta che grazie a loro oggi esprimere il proprio senso di appartenenza politica è diventata finalmente un’attività alla portata di qualunque utente facebook e assolutamente non impegnativa. Solo a futura memoria ho sentito il bisogno di stilare un rapido schema riassuntivo che non pretende di essere esaustivo e neanche necessariamente vero:



Essere di destra negli anni ’90: Odiare gli immigrati. Odiare i musulmani. Odiare i finocchi. Odiare i comunisti. Sopra il Po, odiare i terroni. Amare la ricchezza, adorare il potere. Pensare solo al proprio interesse e a farsi i cazzi propri.

Essere di sinistra negli anni ’90: Essere antirazzisti. Promuovere i diritti delle donne e degli omosessuali. Essere ambientalisti, possibilmente vegetariani. Rispettare la cultura. Odiare la chiesa cattolica. Essere atei ma difendere il principio del pluralismo religioso. Essere antimilitaristi e contrari alle armi. Cercare di migliorare il mondo. Credere che un governo di sinistra salverà l’Italia e - dando tempo al tempo - il mondo.



<-- Vent’anni dopo -->



Essere di destra negli anni ’10: Odiare gli immigrati. Odiare i musulmani. Odiare i finocchi. Odiare i comunisti. Sopra il Po, odiare i terroni. Amare la ricchezza, adorare il potere. Pensare solo al proprio interesse e a farsi i cazzi propri. Odiare l’euro.

Essere di sinistra negli anni ’10: Essere antirazzisti. Promuovere i diritti delle donne e degli omosessuali. Essere ambientalisti, possibilmente vegetariani. Rispettare la cultura. Odiare la chiesa cattolica. Essere atei ma difendere il principio del pluralismo religioso. Essere antimilitaristi e contrari alle armi. Cercare di migliorare il mondo. Credere che un governo di sinistra salverà l’Italia e - dando tempo al tempo - il mondo. Essere cinici e beffardi. Disprezzare tutti.



In altre parole, abbiamo fatto nostro il valore dell’essere stronzi.


(Ho detto semplificata, non migliorata)




30/8
2012

Ci volevo andare d’Ampezzo

Estate 2012, torrida. Mentre tutti parlano di argomenti sempre avvicenti come il costo della benzina, robe di calciatori, gli intrallazzi della casta (possa morire male chi ha inventato/diffuso questo termine) e amenità assortite, lasciate che vi racconti brevemente (ahahahah) cosa ho fatto invece io in quelle due settimane che per grazia della mancanza di dio e della volontà della nazione il bunker mi ha concesso alla voce ferie.

Perché sì, io sono uno dei due o trecento italiani che ha ancora un posto di lavoro, toccando ferro e tutto quello che si può toccare sull’argomento. Colgo l’occasione per ringraziare il sistema capitalista mondiale per aver posto in questa sgradevole situazione il pianeta, i politici che l’hanno sostenuto ed i cojoni me compreso che li hanno votati. Ora per fortuna qualcosa sta cambiando, si vedono i segni di un cambiamento, stiamo almeno cominciando ad espandere la nostra merda anche su altri pianeti. Ma niente amenità, dicevo.

Inizialmente io quest’estate, in linea con i servizi del tg2 di cui mi nutro, avevo deciso di rimanere a casa e mettere da parte i soldi per comprare baggianate inutili che comprerò comunque. Una sera mi sono seduto sul divano con Amormio ed abbiamo scritto una lista dei lavori da fare in casa, dalla A di "Aggiustare il tetto" alla Z di "Zufolare un motivetto di trionfo per la fine dei lavori", in mezzo c’erano circa mille voci che riempivano circa due pagine scritte con una calligrafia molto sottile. Abbiamo selezionato tra questi i lavori più importanti, li abbiamo messi in ordine di urgenza, abbiamo calcolato quanto tempo avremmo impiegato a portarli a termine ed è risultato circa due settimane, esattamente come le mie ferie. Allora, per comune ispirazione, abbiamo appeso la superlista al frigo e ci abbiamo scritto sopra vaffanculo con le lettere magnetiche.

E siamo andati a Cortina.

Yep, Cortina, pirla delle Dolomiti, la nota località turistica immortalata da tante pellicole del cinema italiano ed internazionale, ma che conosciamo fondamentalmente per il primo Vacanze di Natale che tutti hanno visto e per l’ultimo Vacanze di Natale che se l’hai visto muori. Io essenzialmente ero mosso come sempre da un’intensa curiosità di carattere socio-antropologico ed avevo mille domande a cui rispondere, tra cui: sarà Cortina veramente piena di stronzi riccastri? Sarà quel luogo meraviglioso circondato da dolomiti che tutti magnificano? E sarà possibile viverci una settimana senza dilapidare il mio magro, magro stipendio che vorrei dilapidare in altri modi più idioti?

La risposta a queste domande è: yep. A tutte e tre.

Cortina è indubbiamente un posto stupendo circondato da monti bellissimi e frequentato da grandissimi stronzi, presenti esclusi, il che forse per osmosi ha reso un po’ stronzini anche gli abitanti o almeno il parcheggiatore del supermercato presso cui sono andato a far la spesa e che mi ha trattato male perché ci ho messo troppi secondi a fare la manovra.

E ci si può passare delle vacanze economiche (a Cortina non al supermercato) se ci si attiene ad alcuni precisi principi che mi premurerò di elencare di seguito:

1. dormire in campeggio.
2. cucinarti il cibo.
3. salire e scendere le montagne a piedi.
4. non comprare niente.

Questi sono i principi fondamentali dell’approccio Maloroso alle vacanze, possono sembrarvi eccessivamente costrittivi ma sono il segreto che mi permette di viaggiare quattro-cinque volte l’anno spendendo quanto tua zia per due settimane a Sottomarina.

In questo caso l’unico problema è stato con il cucinare, dato che io stesso ho stoltamente provveduto a distruggere il fornello della roulotte giocando con il gas. Abbiamo dovuto ricorrere per tutta la settimana ad uno di quei fornelletti a bupano che se ci appoggi sopra qualcosa appena ti giri cade a terra, almeno fino a quando sono venuti in nostro soccorso l’Astronomo e la Glaudia che ci hanno portato un fornelletto elettrico, allora l’unico problema è diventato che bisognava tenere il fornelletto elettrico al minimo altrimenti saltava la colonnina del campeggio e quindi ci abbiamo messo tre ore e mezzo per cucinare una pastasciutta che quand’è arrivata sul piatto era praticamente il pastone delle galline col pomodoro sopra.

(l’Astronomo è quello che qui e qui e qui chiamavo Navigator, il suo senso dell’orientamento è rimasto il medesimo ma dato che ora ha un telescopio ha chiesto di essere promosso di soprannome)

Per il resto è stata una vacanza molto tranquilla: abbiamo fatto diverse passeggiate in montagna, nessuna troppo impegnativa, abbiamo mangiato panini e preso un po’ i freschi e ci siamo goduti la vita dei pensionati visto che evidentemente da vecchi ci toccherà lavorare. E’ un periodo che le montagne mi piacciono e vorrei camminarle, chissà perché. L’unico aneddoto degno di nota che mi viene in mente è quando siamo saliti verso il Cristallino, ha iniziato a piovere e tutti volevano scendere con la funivia. Io, dopo aver effettuato un rapido calcolo del rapporto strada/prezzo e del numero di cornetti che avrei potuto mangiare con gli stessi soldi, decido di indossare la giacchetta parapioggia comprata nel lontano 2008 e mai usata e di scendere a piedi, anzi di corsa, perché c’ho gli antenati stambecchi. L’Astronomo, abbagliato dall’idea dei cornetti e non volendo lasciarmi solo perché è mio amico, decide di scendere con me. Solo che io avevo gli scarponi, lui delle scarpette nuove di tela chiara con la suola liscia tipo superga, ma questo non è bastato a dissuaderlo (per via dei cornetti). Io parto quindi di corsa per la discesa attraversando i prati per tagliare tutti i tornanti, lui ovviamente impossibilitato fa un paio di scivoloni sull’erba bagnata e poi decide saggiamente di scendere per la strada. Io l’aspetto in fondo alla prima scarpata. Aspetto. Piove. Aspetto. Piove. Aspetto... Guardo in su. E a metà della discesa. Sta parlando con dei ciclisti che salivano al rifugio spingendo la bicicletta. Cerca di rincuorarli, sotto la pioggia, mentre io son giù come un cucciolo bagnato che lo aspetto. L’Astronomo è fatto così, non riesce a resistere ai cornetti ed alla tentazione di chiacchierare con gli sconosciuti.
Tra l’altro, la giacchetta parapioggia comprata nel 2008 e mai usata prima non parava affatto la fottuta pioggia, per cui mi sono pure inzuppato completamente. L’Astronomo, in compenso, è arrivato con le scarpette di tela sfasciate ed ha dovuto rimanere con gli scarponi da montagna ai piedi per il resto della vacanza.

Poi siamo tornati a casa ed abbiamo scoperto che, com’era inevitabile, durante la nostra assenza i gatti dopo aver esaurito la sabbietta a loro disposizione avevano cagato dappertutto ed io vi propongo questo fatto come una metafora della vita: puoi andare in vacanza in posti bellissimi quanto vuoi, ma prima o poi dovrai tornare a spalare la solita merda.




16/7
2012

Vacanze romane [2]

(Riassunto della puntata precedente: il nostro eroe voleva andare in ferie in montagna ma una burocrazia malvagia lo costringe ad andare invece a Roma in un post sconclusionato e sgrammaticato)

Giorno: Lunedì. Ore: 11.45. Luogo: centro di Roma. Temperatura esterna: 40°. Temperatura interna: odio rovente.

Entriamo nella sede dell’anagrafe centrale di Romacapitale, in formazione sparsa prima Amormio poi io (che dovevo parcheggiare). E qui, del tutto inaspettamente, scoppia una botta di culo pazzesca: dietro lo sportello troviamo un’impiegata che non solo sta facendo qualcosa, ma sa quello che sta facendo e soprattutto è originaria del Triste Borgo Natio, per cui neanche lontanamente imparentata con quel sindaco croceceltico che avete votato. In men che non si dica, questa cara signora si prende cura dei nostri problemi, si muove a compassione per il nostro viaggio e ci informa che purtroppo non se ne può fare proprio un cazzo, ma con il cuore in mano. Fieri di aver fatto tutto il possibile senza ottenere assolutamente nessun risultato, io & Amormio decidiamo quindi di arrenderci alla follia della burocrazia e svignarcela in qualche posto meno caldo e afoso, tipo Mercurio. Sempre per rendere meno faticoso il viaggio facciamo però sosta in un grazioso campeggio alle porte della capitale, che prometteva una graziosa mobilhaus per pochi spicci. Promessa non mantenuta, perché a differenza di qualsiasi altro campeggio del globo terracqueo ed annessi satelliti, in questo caso per mobilhaus si intendeva un cubicolo di 2 metri x 2 con dentro due letti, due materassi di puro granito, due milioni di zanze in tenuta antisommossa e zero altro. Se a questo si aggiunge: i bagni fetidi, la piscina a pagamento, dozzine di ragazzini ubriachi scesi con il bus dalla Lettonia ad aumentare il degrado delle nostre metropoli ed il clima subtropicale, capirete perché la mia recensione su booking di questo campeggio sembrerà opera del migliore Stephen King.

Ma fino a quel momento, almeno, la vecchia Volvo continuava ancora a funzionare. E non c’è ancora traccia di isole in questo racconto.

E’ stata solo la mattina dopo, infatti, dopo aver dichiarato chiusi i nostri conti con Romacapitale, che realizzamo che la città stessa non aveva ancora chiuso i suoi conti con noi. Avevamo appena iniziato a fuggire tranquillamente verso Nord lungo una di quelle strade dal nome pomposo tipo Aurelia, Saveria, Pomponia, quando la vecchia Volvo a gpl inizia a dare segni di cedimento. La vecchia Volvo dà segni di cedimento dal lontano 2006, e peggiora quando la guido io. Di solito succede che si sente uno scoppio provenire dal motore, il che in genere spaventa chi non è abituato a sentirlo o prova affezione verso la propria vita, ma vuol dire solo che c’è stato un piccolo ritorno di fiamma del gpl e non so perché questo dovrebbe tranquillizzare qualcuno. Nel 90% dei casi si è staccato qualche tubo del gpl, io apro il cofano ed ungendomi tutte le mani di olio del motore come un pornodivo degli anni Ottanta sistemo il motore e riparto orgoglioso e pieno di testosterone. Nel restante 10% dei casi lo scoppio ha rotto qualcosa sotto il cofano o io non ci capisco un cazzo e bisogna passare a benzina e portarla dal meccanico. Martedì scorso, invece, il problema era più bizzarro perché prima di tutto non guidavo io quand’è successo il danno e poi perché la macchina non funzionava più né a gpl né a benzina. Reggeva fino ai sessanta all’ora, più in su non andava, si sentiva una specie di fischio asmatico in lontananza, e ovviamente non ci restava altra scelta che portare la vecchia dal meccanico più vicino.

Il primo meccanico la guarda, la ascolta, la accarezza lascivo e dice:
"Qua c’è un problema di gpl che si mescola con la benzina. Comunque io di gpl non me ne intendo, deve portarla da uno specializzato, che si trova la e là e poi giri di là. In ogni caso sono pieno di lavoro e non avrei tempo."

Delusi e un po’ preoccupati, la portiamo dal secondo meccanico che il primo ci aveva consigliato. Questi, un omino minuto dall’aria indaffarata, controlla un paio di tubi, fa esattamente cinque metri di prova su strada e poi conclude:
"A parte che il gpl non si può mescolare con la benzina, questa sicuramente ha un problema grave, bisognerebbe smontare mezzo motore ed io oggi sono pieno di lavoro e non hon proprio tempo. Vi consiglio di portarla da uno più specializzato che fa solo impianti a gpl, lo trovate la e là e poi girate di là."

Decisamente rabbuiati ed anche un po’ umbratili, seguiamo il consiglio del secondo meccanico ed alla velocità dei Flintstones portiamo la macchina da un terzo meccanico, il quale a malincuore ci comunica:
"Non capisco proprio cosa possa avere, secondo me il gpl e la benzina hanno due guasti separati ed indipendenti tra loro e comunque dev’essere una faccenda complicata, la dovrei guardre con calma. Oggi però purtroppo sono pieno di lavoro e non faccio proprio in tempo, se me la lasciate ci do un occhio domani."

Trattenendo a stento il nostro desiderio di sgranargli i denti con il cric più vicino, io et Amormio decidiamo di tornare nelle nostre desolate lande artiche con le pive nel portabagagli alla ragguardevole velocità di sessanta chilometri orari con punte di sessantacinque in discesa. Proseguendo lungo la strada, più o meno all’altezza di Viterbo o qualche altra città etrusca, ci imbattiamo in un’altra officina e proviamo a fare un altro tentativo. Il titolare era uscito un attimo per cui, mentre aspettavamo sotto il sole cocente, tra una bestemmia e l’altra io vengo colto da improvvisa e brillante intuizione di chiara origine genetica visto che mio nonnno faceva il meccanico di biciclette, ed utilizzando una chiave di casa come cacciavite smonto un tubo di gomma ed estraggo un fattapposta di metallo che si era incastrato ostruendo il filtro dell’aria proprio com’era successo una volta nel 2008 o giù di lì. Trionfante, lo porto dal vice meccanico e mentre lui scuote la testa scettico lo convinco a prendere a martellate il pezzo fino ad aggiustarlo. Mi chiedo come mai nessun meccanico ci avesse pensato, con il senno di poi era ovvio che fosse il fattapposta, e infatti appena arriva il quarto meccanico e gli dico che abbiamo aggiustato il fattapposta che si era incastrato ci risponde che era ovvio che fosse il fattapposta visti i sintomi della macchina. In ogni caso, la vecchia Volvo riprende a funzionare egregiamente e ciò che più era importante, non solo l’avevo aggiustata io (gratis) ma per una volta non ero stato neanche io a romperla, per cui il testosterone mi usciva dalle orecchie.

E’ stato più o meno a quel punto che abbiamo deciso di fare una piccola deviazione e passare il resto della settimana sull’isola d’Elba a non fare niente, e si fottesse pure la montagna.

(Bella l’Elba.)

(C’ero mai stato, proprio bella.)

(No come Romacapitale**.)




** Nessun romano è stato ferito durante la stesura di questo post, a malincuore. C’è da dire a favore di Romacapitale che durante il nostro soggiorno di dodici ore non abbiamo assistito a nessun pestaggio fascista, ma è pur vero che una notte di sonno ce la siamo fatta.




16/7
2012

Vacanze romane [1]

Capita piuttosto spesso, direi una volta all’anno, che io ed Amormio in Luglio decidiamo di andare al mare. A Tangeri, in Istria, in Sardegna, a Krk... Poi in Agosto ho un altro paio di settimane di ferie ed ingenere si va da qualche altra parte, per esempio al mare oppure al mare. Quest’anno con estrema convinzione e determinazione abbiamo invece deciso di cambiare destinazione e di trascorrere una settimana in montagna, tipo Alto Adige o comunque in Dolomizia, ovunque purché non al mare. Com’è che siamo poi finiti su un’isola è presto detto.

Due settimane fa è uscita ’sta storia di Minosse, perché quest’anno c’è la moda di dare i nomi alle ondate di caldo, ma perché no, poi. Minosse era l’ondata di caldo della settimana scorsa, chiamata così perché da qualche parte c’è un meteorologo che ha fatto il classico e ci tiene a farlo sapere. Minosse doveva colpire con sferzate di caldo africano tutta l’Italia, e così è stato, tranne la Dolomizia. Sgomentati dall’idea di andare nell’unica metaregione d’Italia dove era prevista pioggia, io et Amormio decidemmo di cambiare i nostri piani e andare invece verso la Val D’Aosta, le Alpi Occidentali o qualunque altro posto non piovoso e non marittimo raggiungibile in meno di dieci ore di automobile. Venerdì pomeriggio, però, un incoveniente.

La mia vita è piena di incovenienti.

Per un banale disguido burocratico di cui non vi parlo perché non sono cazzi vostri, mi serviva una carta. Non una carta qualsiasi che mi sarei potuto procurare in qualsiasi cartoleria, e neanche una carta di quelle un po’ più raffinate che mi sarei potuto comunque procurare in una cartoleria più fornita o al limite in un cartificio, ma di una carta del genere di quelle che ti danno in Comune, con su scritta della roba. L’inconveniente era che si trattava del Comune di Romacapitale, e siccome siamo solo nel XXI secolo è impensabile che Romacapitale possa trasferire questa semplice ma preziosa carta tramite una qualsiasi tecnologia moderna, chennessò una telescrivente o un telefax o la fottuta internet della porca puttana e mezzo, bensì bisognava recarsi personalmente a Romacapitale e trovare qualche solerte impiegato comunale disposto a fare il suo cazzo di lavoro per cinque minuti di seguito. Questo ancora non spiega, mi rendo conto, perché io sia finito su un’isola invece che in Nepal o in Tibet o in Val D’Aosta.

Il fatto è che, ovviamente, pur avendo io il massimo disprezzo per i beni materiali e assolutamente nessuna necessità di lavorare, non avevo altri giorni in cui andare a Romacapitale a rompermi le palle ad uno sportello comunale dell’Olgiata, possa la mancanza di dio mandarvi altri dieci alemanni consecutivi come sindaco, se non durante la mia settimana di ferie. Cosicché io et Amormio invece che dirigersi con o senza la nostra roulottinzia verso Nord, Ovest o al limite anche Est (Urali), ci siamo trovati costretti a puntare il muso della vecchia fedele volvo verso Meridione, proprio in faccia al Minosse di cui sopra. Ho citato casualmente la vecchia volvo a gpl per preparare i lettori meno affezionati di questo bloggo e anche gli altri a quanto avverrà tra una decina di righe.

Nel frattempo, interludio brillante: per rendere meno faticoso il viaggio abbiamo fatto tappa in Umbria in un bellissimo albergo trovato su internette a prezzi stracciati. Purtroppo ci siamo rimasti solo il tempo minimo indispensabile a dormire e a rubare lenzuola e asciugamani, come sempre*.

Romacapitale è pur sempre una gran bella città, se sei una rovina romana. Per tutti gli altri esseri viventi o non viventi la capitale del regno di Berlusconia presenta alcune sgradite caratteristiche quali: il traffico, l’inquinamento, l’urbanistica, i prezzi, il clima, il papa e gli altri abitanti. Adesso non verrò qua a fare il solito veneto polentone che parla male di Romacapitale e dei romani, mi limiterò a dire che dopo che se i Vandali o quel che erano l’hanno distrutta non è che ci fosse poi tutto ’sto gran bisogno di ricostruirla, no? Si poteva invece ricostruire Veio, scommetto che Veio sarebbe stata più simpatica e pure i Veiani. Ad ogni modo, in quello stracazzo di fottuto ufficio dell’Olgiata come avrete intuito non sono riusciti a produrre la carta per cui mi ero fatto 650 chilometri dell’appennino maialo, a causa dell’incompetenza della burocrazia italiana in generale e romana in particolare, con lo speciale contributo di un’impiegata che sembrava una delle matrone di Asterix, tale e quale, con l’aggiunta di un probabile grado di parentela con quel sindaco di Romacapitale che l’avete votato e mo’ ve lo tenete, troppo dovete morì. Ma poiché dai diamanti non nasce niente mentre dal letame nascono i fiori, un’altra cugina di Alemanno un po’ più sveglia ci ha suggerito di provare all’ufficio centrale, perché se vi vogliono risolvere le cose in Italia bisogna andare al centro, e se il centro d’Italia è Romacapitale il centro di Romacapitale non può che essere il centro di tutto, per cui io et Amormio armati di fulgido odio e temporaneamente convertiti alla causa celtica ci dirigemmo a bordo della fidata volvo in direzione del centro di Roma.

(a questo punto del racconto la Volvo funziona ancora)

[continua...]




* Scherzo. Abbiamo fatto anche colazione.




13/6
2012

Tanto va la gatta al lago

Sabato. Io & l’amico Navigator siamo in attesa di registrarsi alla cassa di un campeggio nei pressi di un lago che, per rispetto della sua privacy, chiameremo Lago di Gardaland. Mentre chiacchieriamo del più e del meno percepisco vagamente che la cassiera teutonica sta discutendo con delle signore di una certa età in un qualche idioma dimenticato da dio e dagli uomini, una conversazione lunga e faticosa che si conclude con le signore che finalmente si allontanano mestamente lasciandoci il posto.

Cassiera teutonica: E’ inkretibile, kueste fenkono in ferie in Italia e non sanno una parola ti italiano, neanke inklese, niente!
Navigator: Beh, ma lei sembra saperlo bene, il tedesco.
Cassiera teutonica: Ma loro non sono tetesche, sono russe! E parlano solo russo! E sono del Trentatre! Ma kome si fa, diko io!
Navigator: Mio padre e mia madre al posto loro sarebbero nella stessa situazione, parlano solo dialetto veneto.
Cassiera teutonica: E kome se la cavano?
Navigator: In genere evitano di andare in Russia.

Navigator è appena arrivato in compagnia della cara Clodia, io ed Amormio siamo accampati da Giovedì sera con la nostra roulottinzia che, per rispetto della sua privacy, chiameremo Generale Quee. Abbiamo comprato il Generale Quee diversi anni fa, pagandolo molto poco a dei vecchi che se ne volevano liberare per prendersi il camper. Gli italiani non amano le roulotte, perché la roulotte fa molto zingaro e gli italiani non amano essere confusi con gli zingari, preferiscono indebitarsi fino alla fine dei loro giorni e comprarsi un camper che non li ripagherà mai, assolutamente mai della spesa fatta. Io in genere non faccio questo tipo di conti perché non sono molto portato per l’economia domestica, ma uno in gamba che conosco ha calcolato che dato il costo medio di un camper, stiamo parlando di svariate decine di migliaia di euro per un modello appena decente, e il costo medio di bollo, assicurazione e benza, uno potrebbe tranquillamente andare in ferie in alberghi di lusso per tutta la vita e sarebbe comunque conveniente rispetto al camper. A meno che non sia uno zingaro, ovviamente, in quel caso conviene il camper, ma chi compra il camper ci tiene molto a far sapere di non essere uno zingaro anche se ormai persino gli zingari in Italia si sono presi il camper al posto della roulotte. Non so se questi calcoli siano giusti, però per esempio in Germania o in Olanda girano molte più roulotte che camper, e visto l’andamento dello spread mi viene da pensare che siano molto più affidabili degli italiani quanto a capacità di investimento. In ogni caso, dicevamo.

Venerdì, in quella ridente località balneare in cui ci trovavamo, ha piovuto pressoché tutto il giorno. Sabato, giorno in cui era prevista pioggia, ha soleggiato e ci hanno raggiunto Navigator e la Clodia. Navigator non ama molto andare in ferie perché lui appartiene al Veneto che Produce e quando non lavora in fabbrica deve lavorare a casa e quando ha finito i lavori a casa (mai) deve coltivare l’orto e quando anche l’orto dovesse essere a posto deve andare ad aiutare gli amici (io) a fare i lavori di casa loro e se anche questi dovessero essere finiti va a caccia di bracconieri nei boschi o compie piccoli lavori di manutenzione stradale così tanto per fare. Sabato è venuto a trovarci sul Lago di Gardaland perché in realtà doveva andare a Verona a comprare un telescopio. Navigator ama le stelle, ricambiato. Una volta ha fatto un corso di astronomia e pur avendo passato tutte le lezioni a dormire in ultima fila è diventato in virtù di questo corso il nostro astronomo di riferimento. Da molti anni egli sognava di possedere un telescopio degno di questo nome e finalmente ne aveva trovato uno in vendita per poche centinaia di spicci. Ovviamente il problema fondamentale è che Navigator si chiama Navigator perché riesce a sbagliare strada anche andando dal bagno alla cucina, per cui nel momento in cui è partito alle nove e venti di sera per Verona promettendo di tornare per le undici noi sapevamo che avremmo potuto anche non rivederlo mai più.
Invece è tornato, all’una e mezza di notte, corrompendo il custode notturno del campeggio perché lo facesse rientrare. Ha addotto a propria giustificazione il fatto che il telescopio era molto complicato ed il venditore ha voluto spiegargliene nel dettaglio il funzionamento. Poi hanno dovuto smontarlo e riporre ogni pezzo con cura nella propria custodia. Poi ha ammesso di essersi anche perso una volta. Infine ha accennato sottovoce di essersi perso quattro volte. Però è tornato con un telescopio lungo un metro e mezzo con tutti i motorini e i contrappesi e i controcazzi, e sappiamo che da oggi sarà un uomo felice.

Domenica, dopo una mattinata dedicata esclusivamente a mangiare prelibatezze vegetariane, io & Navigator siamo di nuovo alla cassa del campeggio per pagare.

Cassiera teutonica: Pene, fediamo un po’... a lei che si è fermato tue notti è meglio fare la ricevuta...
Navigator: Eh, ma qui in Italia queste cose non si fanno, signora! Non siamo abituati alle ricevute!
Cassiera teutonica: Ma infatti a lei non la faccio, la faccio solo a lui.

Navigator non ha né la roulotte né il camper, lui e Clodia dormono sul retrò del Doblò della fabbrica per farci sentire dei vecchi imborghesiti.




17/5
2012

Tu mi chiedevi Battisti

Mi piace questa subdola militarizzazione della politica, questa strategia della tensione reloaded, ogni mortaretto che diventa bomba, ogni esasperato che diventa terrorista, ogni scoppiato dipinto come kamikaze, questo linguaggio da giornalista d’assalto, i gruppi di fuoco, i proclami, l’eversione, come da vecchia sceneggiatura, gli obbiettivi sensibili ed i questori insensibili, le manifestazioni di solidarietà sindacale all’amministratore delegato, gli appelli all’intelligence, la cooperazione tra polizie, i parallelismi trasversali, la lapide a Calabresi, la statua di Guido Rossa, i processi alle BR, gli Anarchici Informali che lungi da me dubitare, con un nome così accattivante, possano essere solo il parto della mente ambiziosa di un qualche solerte questurino, gli atti violenti, le facili polemiche, i pubblicani sotto tiro, questa fascistizzazione in corso senza neanche uno straccio di biennio rosso a precederla, i nazi che avanzano nelle urne, il qualunquismo con la baionetta tra i denti, i quotidiani, pluriquotidiani richiami agli anni Settanta e alla lotta armata, il fumo negli occhi, le balle di sapone, mi piace molto questa reazione isterica alla reazione rabbiosa e disperata che la loro crisi, la loro economia hanno generato, mi piace vedere come il palazzo serri i ranghi, come richiami i cani da guardia nelle redazioni e nelle caserme, mi piace il sapore della paura incalzante in ogni loro mossa, in ogni loro richiamo alla salute pubblica, il panico che comincia a farsi strada tra le loro fila, la consapevolezza di dover tentare ogni più bastardo trucco per salvarsi dal baratro in cui stanno inesorabilmente scivolando, senza alcun bisogno di quei mostri che evocano in continuazione, mi piace persino il loro fiducioso, irrazionale pensiero che qualcuno si stufi di imprecare contro il televisore e alzatosi dal divano scenda in armi contro di loro, credo tradisca soprattutto la loro nostalgia per un periodo ormai lontano quando anche loro erano giovani, belli e pieni di idee balzane, per nemici più tangibili di quest’infido spread.